Stage non pagati, stage pagati, e infine un lavoro: imparare dall’esperienza altrui

Chiedo spesso a ex studenti e ex studentesse di Scienze della comunicazione di raccontare il loro percorso dopo la laurea: leggere le esperienze altrui può essere utile a chi si deve ancora laureare o l’ha appena fatto, e non sa che pesci pigliare.

Se poi la storia finisce bene, meglio ancora: dato il momento di crisi, vedere qualche lucina in fondo al tunnel non è male.

L’esperienza di Letizia è interessante a due livelli: sia perché oggi lavora al Forum Europeo della Gioventù, che molto sta facendo per regolamentare gli stage in Europa; sia perché pure lei è passata sotto le forche caudine dello stage non pagato… ma è finita bene.

European Youth Forum, For Youth Rights

Scrive Letizia:

«Carissima Giovanna, seguo il tuo blog da lontano, da Bruxelles dove lavoro per il Forum Europeo della Gioventù (European Youth Forum). Il Forum è la piattaforma delle organizzazioni giovanili in Europa e forse l’unica organizzazione che fa lobby per gli interessi dei giovani a livello europeo. Il tema degli stage ci sta molto a cuore, come puoi immaginare. Lo riteniamo chiave nel quadro (sconsolante) della situazione delle politiche per l’impiego giovanile nel nostro continente.

Per questo motivo, il Forum sta promuovendo una Carta Europea per degli Stage di Qualità, in cooperazione con Membri del Parlamento Europeo (Emilie Turunen, MEP danese di 27 anni), La Repubblica degli Stagisti e altre organizzazioni attive a livello europeo, come Génération Précaire in France and Interns Anonymous in the UK. La Carta Europea contiene degli standard di qualità per gli stage e vuole essere un contributo concreto per rendere gli stage uno strumento formativo di qualità per tutti i giovani europei e non un’altra forma di lavoro precario formalizzato.

Il testo integrale della Carta è disponibile su: http://www.qualityinternships.eu. Per sostenere il progetto, abbiamo anche creato una pagina Facebook.

Qui sotto, vorrei condividere con te e con i tuoi lettori anche la mia esperienza per quanto riguarda gli stage.

Mi sono laureata nel 2008 all’Università di Bologna, in Scienze della Comunicazione Pubblica, Politica e Sociale. Ho prima ottenuto la laurea triennale a Siena, nel 2005 in Scienze della Comunicazione. Entrambi i corsi di laurea prevedevano degli stage curriculari come requisito necessario per ottenere il titolo.

Nell’estate 2005, poco prima di laurearmi (in pari, esattamente 36 mesi dopo la mia immatricolazione), ero alla disperata ricerca di questo benedetto stage. Dopo diverse ricerche, ero indecisa se arrendermi a uno stage economico e “sotto casa”, ma vuoto di contenuti o se buttarmi a capofitto in uno stage interessante e formativo ma fuori casa (io di Firenze, residente a Siena per gli anni dell’Università, lo stage a Rovereto, provincia di Trento).

Entrambi, non solo non retribuiti, ma senza neanche l’ombra di un rimborso spese. Ho scelto il secondo, chiesto un prestito alla mia famiglia e sono partita per un’estate a fondovalle nel profondo nord Alpino. Volevo fare la giornalista e mi sono detta: entro nella redazione di Osservatorio Balcani e scriverò la mia tesi sulla guerra in Bosnia e il ruolo dei media nel favorire l’intervento della NATO nel 1992.

Altro giro, altra corsa, altra laurea. You gotta love the Bologna Process. A inizio 2007, ero a Bologna, con un solo esame ancora da dare (ostico, Giglioli: volevo 30…) e nessuna idea di che argomento di tesi volessi studiare. Pendeva su di me una maledizione: i 10 crediti ECTS equivalenti allo stage.

Ancora una volta: dilemma. Ancora una volta una ricerca estenuante dello stage “con rimborso spese”. Ancora una volta, impossibile da trovare. Vorrei fare uno stage in un organismo europeo, per respirare aria nuova, per capire se (come penso) potrò lavorare sulle strategie di comunicazione dell’Europa rivolte ai giovani, con un’ipotesi su come la comunicazione europea sia (possa essere) veicolo di educazione alla cittadinanza attiva. Il mio corso di Laurea si focalizza sulla Comunicazione Pubblica, mando mail alle rappresentanze in Italia della Commissione Europea e del Parlamento Europeo (a Roma e a Milano).

Settimane di attesa, e poi: da Milano mi rispondono che sono molto interessati e mi fissano un colloquio per la settimana successiva. Senza rimborso spese, mi ritrovo sul primo Eurostar della mattina, leggendo Comunicazioni europee e Libri bianchi sulla gioventù.

Il colloquio è cordiale, ma ci dispiace, non possiamo offrirle nessun rimborso. «Ma tutti gli stage europei sono pagati (è sul vostro sito)» e provo timidamente ad avanzare qualche richiesta, seppur parziale di rimborso. «Lo stage per noi è atipico», si giustificano, «prendere o lasciare». Milano, vi assicuro, è carissima. L’Eurostar per tornare a casa a Firenze ogni weekend pure. Ho guadagnato più punti Trenitalia in quei 3 mesi… Ma, it’s the European Union, baby! E tanti stage sono non pagati, almeno questo è “prestigioso”, ho pensato, poteva andarmi peggio!

Nonostante tutto, probabilmente grazie a uno stiramento al legamento al ginocchio che mi tiene bloccata a casa ad inizio 2008, mi laureo.

Per fortuna, dopo queste esperienze “gratuite” mi sono detta, BASTA. Dopo la laurea, mai più stage non pagati.

Non è facile, le aziende non ti offrono niente, neanche i buoni pasto. Le istituzioni neanche, sono tutti stage atipici, se non sei tra i pochi fortunati che riescono a spuntarla e sono selezionati per i programmi di stage alla Commissione Europea o al Parlamento tra migliaia di colleghi stranieri che hanno molta più esperienza di te. Le ONG? Non hanno i soldi, e poi: è per una buona causa.

Alla fine mi viene incontro l’UE. Il Fondo Sociale Europeo, prima, grazie al mio Comune, Firenze, vengo sovvenzionata per uno stage sul territorio con 900 EUR per 3 mesi di stage. È poco, ma alla fine, sono “sotto casa” e mi copre le spese vive senza dover chiedere ancora soldi alla mia famiglia. Durante lo stage partecipo a progetti europei, entro in contatto con organizzazioni con cui lavoro ancora oggi, viaggio in tutta Europa.

Il programma Leonardo, poi, grazie all’Università di Bologna. Avevo fatto, in tempi non sospetti (cioè ottobre 2007), domanda per una borsa per uno stage di 5 mesi all’estero. Opzione 1: Valencia, Spagna – in una web tv per giovani europei. Opzione 2: Bruxelles, Belgio – in un’organizzazione giovanile che organizza un evento in cooperazione col Parlamento Europeo. Vinco la Borsa per il Belgio, per un valore totale di 4000 EUR, 800 EUR al mese, calibrata sulle spese del paese ospitante. European Youth Press, l’organizzazione che mi ha offerto lo stage, mi offre l’alloggio come benefit del contratto, un risparmio non indifferente.

Grazie a quest’esperienza entro in contatto con lo European Youth Forum, e pochi mesi dopo, faccio domanda per la posizione di Media and External Relations Coordinator. Vengo selezionata, sostengo un colloquio e una prova pratica e inizio a lavorare allo Youth Forum 2 giorni dopo la fine del mio stage Leonardo.

Here I am.

Tutto questo per dire che… Stage senza rimborso e stage rimborsati (o meglio retribuiti) sono stati equalmente importanti per arrivare alla mia posizione lavorativa attuale (stabile – ho un contratto di 5 anni e ben retribuita). Con due note a margine:

1. Sono stata abbastanza fortunata nell’aver incontrato, nella maggioranza dei casi, degli stage formativi di qualità. In cui sono stata effettivamente in grado di imparare qualcosa e di sperimentare in modo pratico le mie conoscenze accademiche.

Qualità prima di tutto, con obiettivi formativi concordati con l’azienda/istituzione, con un tutor di stage competente che sia in grado di seguire lo stagista nel percorso formativo, con una valutazione finale che permetta allo stagista di individuare le competenze acquisite.

2. Per me, il punto di non ritorno, è stata la laurea magistrale. Ed è una differenza non da poco. C’è un baratro di differenza tra l’essere studenti e l’essere laureati e tra effettuare stage prima o dopo la laurea.

Gli stage formativi curriculari sono inseriti in un periodo di studi ed è nell’interesse dello studente che essi siano facilmente individuabili e perseguibili. Essi dovrebbero essere sostenuti dall’università e da altre istituzioni pubbliche per quanto riguarda borse di studio. In questa direzione vanno il programma Leonardo e Erasmus Placement dell’UE e altre borse a livello regionale, voucher formativi e quant’altro.

Gli stage extra curriculari, svolti dai giovani laureati, sono assolutamente differenti. Dovrebbero essere trattati come contratti di lavoro veri e propri, con l’unica caratteristica che è la formatività degli stessi a determinarne lo specifico carattere di apprendimento rispetto ad un contratto d’impiego temporaneo.

La mia esperienza non è certamente universalmente valida, ma credo che rispecchi (con qualche fortuna!) l’esperienza di molti giovani come me, non solo in Italia, ma in Europa. Per gli stagisti d’Europa, è il momento di rendersi conto dei loro diritti e di rivendicarli nel momento in cui accettano uno stage. Rimborso, formazione, valutazione, contratto. Sono diritti.»

4 risposte a “Stage non pagati, stage pagati, e infine un lavoro: imparare dall’esperienza altrui

  1. Ho iniziato un commento sulla mia esperienza di piccola agenzia con gli stagisti, mi ha preso la mano e ho deciso di farne un post da me.

  2. La mia impressione è che le aziende, a causa della cosiddetta crisi, cerchino soprattutto persone che lavorino e tanto, stage o non stage, a causa della penuria di risorse umane.

    Il passaggio, insomma, dalla qualità alla quantità di lavoro svolto: fare tanto, farlo bene, ma soprattutto in fretta.

    E i cacciatori di teste? Probabilmente sono finiti ai centri per l’impiego…

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