La rete italiana è provinciale… o sbaglio?

Ho aperto questo blog negli ultimissimi giorni del 2007. E da un paio d’anni ho notato una differenza, a cui all’inizio non facevo tanto caso, perché avevo meno visite e meno commenti. Poi, per mia fortuna, le visite sono gradualmente aumentate e i commenti pure. Tanto, che oggi questa cosa la noto moltissimo. È da un bel po’ che la noto. E allora la devo dire, perché non mi piace per niente.

Accade questo.

I love Italia

Se parlo di comunicazione politica italiana, le visite e i commenti s’impennano. A volte – dipende dal leader di cui parlo – anche in modo esagerato, ben superiore alle aspettative. Se invece parlo di un leader straniero e di un paese europeo (o extra, che è peggio), l’interesse cala drasticamente. Stamattina ho scritto di Mariano Rajoy e della Spagna, che pure è un paese vicino, che di recente ci è stato più volte assimilato, nel bene e nel male. Insomma, le riflessioni su quella situazione dovrebbero essere pertinenti anche da noi. Invece pare che di Mariano Rajoy non freghi niente a nessuno: lo vedo dai commenti (finora uno solo), dalle visite dirette al post, dalle ricerche che in rete si fanno su questo tema.

Può essere colpa di ciò che ho scritto io, qualcuno potrebbe obiettare. Se quel che ho scritto è poco interessante, non posso accusare gli altri di scarso interesse. È la prima cosa a cui ho pensato, naturalmente, perché non sono incline a nessun tipo di blog-narcisismo.

Ma temo che la spiegazione non sia questa: gli accessi a un post calano ogni volta che il titolo del post non si riferisce chiaramente a nulla d’italiota. Insomma, mi è capitato parlando anche di Francia, Inghilterra, nord Africa, Stati Uniti. A meno che non fossi così furba da girare la frittata (già nel titolo, eh) in modo che apparisse italocentrica.

Mi piacerebbe ragionare su questo: è un problema della rete? dell’Italia? della situazione storica particolare perché, data la crisi, siamo tutti impegnati a leccarci le nostre ferite, e degli altri sempre meno c’importa? O è un problema della piccola zona di rete che frequenta questo blog, che si è abituata troppo (e allora sì, che è colpa mia) a prestare attenzione solo a faccende italiane?

41 risposte a “La rete italiana è provinciale… o sbaglio?

  1. “(cit.) è un problema della rete? dell’Italia? della situazione storica particolare perché, data la crisi, siamo tutti impegnati a leccarci le nostre ferite, e degli altri sempre meno c’importa? O è un problema della piccola zona di rete che frequenta questo blog, che si è abituata troppo (e allora sì, che è colpa mia) a prestare attenzione solo a faccende italiane?”
    Credo sia e l’una e l’altra. Ma come le ho scritto in Twitter, vale davvero la pena parlarne e discuterne assieme.

  2. dopo quello che è successo ieri sera, con la chiusura dell’account di @palazzochigi, inizio a pensare che questo che denunci sia normalissimo.

    Come ho scritto sul mio blog oggi, Il popolo della rete non esiste. Se mai esiste il Popolo nella rete. E se denunci che la rete italiana è provinciale vuol dire che il popolo italiano è provinciale.

    A me basta pensare ai miei conoscenti. Tra di loro c’è una percentuale, alta, di persone che dell’estero alzano le orecchie solo quando si parla di calcio o di film. Di politica estera, a meno che il telegiornale non le schiaffi la notizia in faccia, o che il giornale non la pubblichi in prima pagina, non se ne interessano molto.

    E poi diciamocelo, rete o non rete, uno ha l’interesse primario del paese in cui vive.

    Internet accorcia le distanze digitali, è una fonte di memoria preziosa, ma si tratta pur sempre di memoria digitale. La distanza culturale resta. E sì purtroppo come dappertutto la gente si guarda l’ombelico.

    Secondo me.

    Santiago.

  3. Mah, ci sarà anche un fondo di verità, anzi sicuramente c’è. Ma bisognerebbe anche vedere come i blogger per esempio britannici reagiscono ai post su Spagna o Uganda rispetto a quelli sullo scenario interno per poter trarre conclusioni. Hai notizie in proposito? Ciao, W.

  4. Non lo so. Da un lato mi posso immaginare che nell’ultimo anno ne sono successe di cose e il tempo e l’attenzione tocca razionarli (io per esempio ho seguito fino allo sfinimento l’Egitto anche grazie a una blogger che amo molto e ne sa, e quasi nulla Siria, Iran, Marocco e altri paesi, pochino di più la Libia). Sulle cose italiane vuoi o non vuoi un’opinione l’abbiamo tutti, di altri paesi sappiamo troppo poco per contestualizzare, meno che mai commentare, uno tende magari a concentrarsi sui suoi di guai.
    A me p.e. piace quando paragoni pubblicità della stessa azienda in paesi diversi, magari i paragoni aiutano. Poi non so, me mi visitano per saperne sull’Olanda o quando parlo di sfighe, sarà che il mio taglio a quello invita.

  5. Giovanna il provincialismo è una caratteristica italiana secolare come il cosmopolitismo. Questo risulta molto evidente sulla rete dove la scelta degli individui aderisce al profilo sociologico specifico (noi statistici diciamo che è un campione rappresentativo). Se a questo mettiamo che la cultura di massa di questi ultimi anni è stata la tv e, quindi, dove ciò che è rilevante è urlato e la maggioranza dei programmi era di stretta attualità (al limite del gossip) politica nazionale. Credo, però, che con la crescita della rete e lo sviluppo delle generazioni questo fenomeno tenda a scemare o almeno a controbilanciare la tendenza storica a cui mi riferivo all’inizio del commento. Insomma più giovani = meno provincialismo. Lo credo o forse lo spero.

  6. Secondo me è un fenomeno ben più ampio rispetto alla rete, forse dovuto anche a come ci “influenzano” i media tradizionali.

    Televisioni, radio e giornali quanto tempo dedicano alla politica estera?! Rispetto a quelli stranieri i media italiani dedicano davvero poco spazio a notizie che provengono da altri stati, a meno che, in un modo o in un altro non sia implicata anche l’Italia. E non è un fatto legato solo alla politica, quando avviene un evento disastroso come un terremoto in Messico e muoiono 3 italiani se ne parla per giorni, se lo stesso avvenimento avviene in pakistan con zero morti italiani, ti accorgi della cosa solo perché sotto le due torri vedi un presidio dei pakistani che chiedono fondi per le vittime dell’alluvione.

    La domanda da porsi è se il provincialismo degli italiani sia causa o effetto del provincialismo adottato dai media.

    In ogni caso, sarebbe interessante analizzare per un determinato periodo di tempo gli hasthag che finiscono tra i trend topic di twitter in italia, si capirebbe meglio e con un campione più ampio (tutti gli utenti italiani di twitter) quale sia il nostro livello di provincialismo… (oggi però Zapatero è tra i trend topic italiani)

  7. Secondo me?
    Il problema è dell’ignoranza, vera sovrana.
    Le cose non cambiano se si parla di politici italiani piuttosto che esteri, perché più della quantità, conta COME se ne parla e, onestamente, il livello è quello dello stadio.
    Parlando di crisi: dove nasce il debito pubblico? Cos’era il Gold Standard? Che differenza c’è tra una banca nazionale e una privata?
    Questa è politica, non i Big Bang, le mortadelle e le donnine del premier: su queste cose son tutti bravi a scrivere tonnellate di commenti, tutti si credono fini politologi anche se maneggiano tematiche da bar…
    Non so se a questo punto, il problema è della politica che da destra a sinistra, si occupa di sciocchezze o della popolazione che non riesce a percepire, capire altro.
    E questa sarebbe l’era dell’informazione, dove tutti possono accedere ad ogni risorsa intellettuale mai prodotta, con un click…
    Il click però è riservato alle sciocchezze.

  8. Fossimo solo provinciali, sarebbe il meno. Nel senso che potrebbe essere magari anche sensato interessarsi più del nostro orto che di quel che succede al di là.

    Però sempre meno quel che succede da noi dipende solo da noi.
    Quindi, anche se fossimo interessati solo all’Italia, dovremmo occuparci di quello che succede altrove e si ripercuote su di noi.
    In modo pesante, che noi possiamo controllare solo in parte. La parte che ci spetta, che pure c’è.

    Forse è ancora forte l’illusione che invece le nostre cose dipendano solo da quello che succede qui. O l’abitudine a reagire come se fosse ancora così.

  9. Vorrei anche ricordare la classifica degli articoli più letti del corriere.it, per dirne uno. Quelle sono scelte di lettura volontaria, non di un editore televisivo che ti impone una notizia di gossip al posto di una di economia.
    Sarebbe il caso di rivalutare l’idea che si ha degli utenti “colti” di internet, rispetto al popolino che guarderebbe solo la TV…

  10. Massimo, però la classifica degli articoli più letti si basa anche sul modo con cui sono proposti gli articoli, nella colonna laterale di Corriere.it sono sempre in e idenza tette e culi, gallerie fotografiche e notizie di gossip e curiosità, e queste notizie di solito restano nella colonna laterale anche più di 1 giorno, nella colonna principale le notizie cambiano 2/3 volte al giorno, quindi è forse anche un problema di cosa ci propongono l’homepage dei siti di notizie che spesso relegano le notizie dal “mondo” in sottopagine..

  11. Primi due articoli del corriere, consigliati su FB.

    Arabia Saudita, avere il velo non basta Gli occhi seducenti diventano reato
    8.448 consigliano questo elemento.

    Quei cuccioli al buio senza mai una carezza
    2.792 consigliano questo elemento.
    ___

    Alessandro, quel che dici è vero ma non prendiamoci in giro, il web è popolato da cialtroni in modo non così diverso da quello quello della TV.
    Il web è possibilità infinita di sapere, manca la motivazione.

  12. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  13. c’è un “quello” di troppo

  14. ci sono argomenti che destano molto interesse anche se di carattere internazionale, proprio oggi notavo che tra le notizie più cliccate sul corriere.it c’è quella delle 50 ragazze israeliane che si sono spogliate in solidarietà con la sorella egiziana Aliia Magda Helmahdy.

  15. Concordo con William Nessuno, per ragionare sarebbe utile avere un termine di paragone con gli altri paesi.
    In realtà ci sarebbero tante variabili da verificare, se il provincialismo in rete è uguale, superiore o inferiore a quello sugli altri media, come varia a seconda delle tipologie di siti, e via dicendo.
    Del resto, le visite dipendono anche dai tag, parte del traffico sui blog è composto da persone che cliccano articoli che non gli interessano ma che hanno trovato collegati alle loro ricerche su Google; ora, se uno spagnolo cerca “Rajoy” difficilmente cliccherà su un risultato che è scritto in italiano, e che quindi verosimilmente non gli interessa (a meno che non sia un giornalista o un ricercatore che vuole studiare le reazioni all’estero – ma in quel caso è più facile che vada direttamente sui siti dei giornali stranieri, e comunque si tratta di categorie minoritarie), mentre se un italiano cerca “Berlusconi” potrebbe cliccare sul tuo blog e portare una visita, salvo poi scoprire che il modo in cui ne parli tu non è quello che gli interessa. Discorso simile per i commenti: una persona che non vuole apparire a tutti i costi commenta se sente di avere qualcosa di importante da dire, è più facile che siano di più per le vicende nazionali che non per quelle estere.

    Se vogliamo fare un discorso più generale sul provincialismo, invece, mi viene da chiedermi: una persona che parte da un certo livello di ignoranza ma è desiderosa di informarsi sulle questioni del mondo, che possibilità ha? La cosa migliore sarebbe leggere i giornali esteri, ma la barriera linguistica può essere un ostacolo per molti. Ma nell’informazione italiana gli argomenti di politica internazionale si alternano e si bruciano con la stessa velocità dei titoli nuovi in libreria, se non maggiore, per qualche giorno o settimana ci sono articoli su articoli di approfondimento, così tanti che diventa difficile distinguere il materiale interessante dal rumore di fondo delle banalità, e subito dopo si passa ad altro e sull’argomento di prima cala il silenzio. Basta vedere come le violenze in Egitto di questi giorni stiano ottenendo una copertura molto peggiore della rivolta iniziale contro Mubarak, nonostante il livello di importanza sia praticamente lo stesso (anzi, forse oggi la situazione è più importante perché è concretamente in gioco il futuro del paese). In una situazione simile, anche per chi ci mette la buona volontà formarsi delle opinioni complete è difficile, e la conseguenza è che gli argomenti internazionali rimangono tema di discussione solo per chi ha già una sua conoscenza in materia.

  16. Leggendo le prime pagine di giornali inglesi o americani ho l’impressione che loro parlino DEL mondo AL mondo. Nel senso che hanno l’idea di essere letti dappertutto. Non così quelli italiani. Per quanto mi riguarda, nemmeno io ho letto delle elezioni in Spagna, completamente disinteressato. Se la politica italiana diventasse meno scandalosa e pornografica, probabilmente sarei io stesso meno interessato ad essa. Non so se è provincialismo, in questo momento cerco di capire le cose che mi sono più vicine…

  17. Ma questo blog è molto conservatore e anche un poco reazionario……
    Quella di Cosenza è una proiezione ideologica (l’accusa di provincialismo) il cui fine propagandistico è lamentare la troppa attenzione su quel che succede in casa propria. Ma caspita! Ma se dall’estero non fanno che pungolarci perché noi si riporti il paese a livelli più normali.

  18. Lontan dagli occhi lontan dal cuore. Questo proverbio spiega in parte la constatazione che hai fatto. Da un lato, peraltro, si tratta di considerare ciò che è vicino ai nostri occhi (per esempio ciò che mostra la Tv); dall’altro ciò che è vicino – o lontano – al ( o dal) nostro cuore. Emerge tutta l’importanza del lavoro educativo e di quello informativo, del ruolo che assumono in termini effettivi e affettivi la vita famigliare, la scuola, i media, la società in generale. Volendo chiamare in causa la parabola evangelica forse più significativa c’è da chiedersi chi sia il nostro prossimo. Ma, senza …buttarla in religione, emerge la carenza di alcuni sentimenti fondamentali per la tenuta di una società che avverta, al di là di ogni retorica, il valore del bene comune.
    Adriano Zanacchi

  19. Sono d’accordo con skeight1985 ma fino ad un certo punto.
    Io non vivo in Spagna e non ho parenti da quelle parti, eppure sono bastati 30 minuti per avere una visione abbastanza dettagliata dei provvedimenti presi da Zapatero, in lingua italiana.
    E’ ovvio che se si frequenta solo repubblica.it e corriere.it, non si conoscerà nulla.
    Ripeto, è questione di motivazione e onestà intellettuale.
    Sono stufo di leggere circa i soliti alibi.
    Prima era la TV, oggi è perché le notizie non le troviamo nella mailbox… domani cosa? Ci lamenteremo del perché non ci installano un chip sottopelle con le informazioni necessarie?

    La massa è stupida, prendiamone atto e adeguiamoci.

  20. Adriano Zanacchi è più vicino alla realtà di molte altre analisi tecnicistiche.

  21. Giovanna – io credo che tu abbia un’idea troppo intellettuale dell’uso della rete, troppo razionale. Io spesso ho registrato questa cosa che noti tu insieme ad altre cose. Che potrei annoverarti. Per esempio che quando nei post politici io mi santorizzo (relativamente raro) – per stanchezza, per pigrizia, per frustrazione e scrivo quindi in modo barricadiero aggressivo e sarcastico – gli ingressi aumentano molto, facile che venga linkata o twitterata e il commentarium tende a fare una lieve virata agiografica. Si elicitano cioè movimenti psichici un po’ regressivi, si facilitano le asimmetrie. In genere più gli argomenti si intellettualizzano, si allontanano dal quotidiano meno si dilatano gli accessi.
    Questo mi fa pensare a due cose. La prima è che la rete non è solo un territorio di ricerca di curiosità intellettuale, ma anche un posto che si vive in maniera più emotiva. Occuparsi del leader spagnolo è un gesto di cultura, ma non è un dovere civile, non ci si può aspettare che eliciti una spontaneità emotiva, non si cercano post sulla sortita di berlusconi e sull’impatto di santoro solo per fascinoso guizzo intellettuale, è una cosa quotidiana immediata.
    La seconda che ti può consolare è che i post più celebrali e tecnici e intellettuali secondo me attraggono certo molti meno commentatori, ma che se sono soddisfatti del post e della qualità del dibattito tornano, commentatori che cercano nella rete un posto dove mangiar bene e cucinare. Te li coltivi – come succede infatti qui, e il blog acquista un valore aggiunto. Non è poco. E’ una selezione naturale qualitativa è il darwinismo sociale del post articolato🙂
    Non mi sento di credere che all’estero sia tanto diverso. Però non ho dati alla mano e mi piacerebbe averne.

    Poi volevo aggiungere: hai provato a chiamare e taggare i post con “CULO” o “TETTONE”?
    PPPP:)

  22. Mea culpa.
    Mi metto dalla parte dei provinciali: dico la verità, le notizie politiche di altri paesi europei non mi toccano quanto le notizie del nostro. Insomma, se devo scegliere per chi o cosa preoccuparmi, tutte le mie energie si concentrano sul mio ombelico perché penso di esserne direttamente toccata. In questi 20anni di attenzione all’intorno (prima ero inconsapevole e leggevo Topolino) ho visto le mutazioni del pensiero comune, i dettami mediatici, le scelte politiche scriteriate, i favoritismi regolarizzati dalla pratica, insomma tutte quelle cose che facevano presagire la nostra caduta disastrosa già un paio di anni fa.

    Di ciò che succede a livello politico in Europa non riesco a farmi un’opinione precisa perché non mi basta leggere gli avvenimenti politici senza conoscere il sostrato culturale alla base o le macchinazioni sovranazionali (finanziarie e commerciali) che stanno sopra.

    Per permettervi una diagnosi più completa, posso rivelarvi che però mi interesso ai disgraziati accordi economici che derubano l’Africa, agli accordi commerciali cinesi, ai mutamenti culturali (spesso violenti) dei popoli non europei.
    Che la mia malattia sia una totale sfiducia nella classe politica italiana che si riflette nella disattenzione verso quella estera?

  23. Ho letto rapidamente i post che precedono e mi sembra che alla base di tutti ci sia un assunto tutto da verificare. Mi sembra di leggere che si voglia assimilare “il popolo della rete” a tutti i cittadini, cioè, come dice lo statistico, che quelli che accedono alla rete sono un campione significativo della polpolazione italiana.
    Se questa mia chiave di lettura è vicina alla realtà, vorrei far notare che solo circa il 25% dei cittadini italiani accede alla rete con una distribuzione per età assai piu importante verso la gioventù e valori quasi nulli oltre la mezza età.
    Su questi dati non si possono estrapolare e teorizzare conclusioni generali.
    Vi invito a leggere un paio di “pensierini” che ho scritto al riguardo:

    http://www.innovatoripa.it/posts/2011/10/2161/europei-ed-europei
    http://www.innovatoripa.it/posts/2011/10/2190/internet-il-castello-incantato

    Secondo me non siamo noi italiani ad essere provinciali, siamo noi europei che ci ammantiamo di vecchie glorie rattoppate!
    Io spero che prima o poi ci sveglieremo.

  24. No, caro Attilio, non è affatto questo l’assunto. Non da parte mia. Sono consapevole dei numeri della rete italiana e dei vari modi in cui si può parlare, in statistica, di rappresentatività. Occhio, comunque, che non è più vero, come lei dice, che la rete ha «una distribuzione per età assai piu importante verso la gioventù e valori quasi nulli oltre la mezza età». Si iscriva al servizio Audiweb, se non è già iscritto.

  25. Ho consultato AUDIWEB e, con mio sommo piacere, ho scoperto che i miei dati erano …datati ed il trend migliora verso l’uso di INTERNET.
    Solo un piccolo commento. Le fasce di età sono articolate 35/54 e 54/74.
    Da altre fonti, forse vecchie, è proprio la fascia 45/80 la più penalizzata.
    Cercherò di studiare meglio la situazione e, tenendo presente che sono un fautore dell’uso e del valore di Intenet, non posso che congratularmi.
    Detto questo su i numeri, resto ancora convinto di una sopravvalutazione di noi italiani, francesi, ttedeschi, spagnoli, catalani, altoatesini, lumbard etc. etc ….prima o dopo dovremo svegliarci.
    Forse questo mio secondo commento è un po fuori tema….ad una certa età si hanno delle fissazioni.

  26. Cara Giovanna, io non sono un grande esperto ma avendo la fortuna di viaggiare non posso che confermare questa sensazione. Il provincialismo che ci domina, mi pare figlio e della nostra storia e, tristemente, della nostra ignoranza. Tanti, forse troppi, anni di pessima televisione, una scarsissima propensione alla lettura e una quasi totale ignoranza delle lingue straniere ci hanno ridotto cosi’. Guardare le risse da cortile, come uno spettacolo delle arene gladiatorie, ci solletica di piu’ che capire i flussi migratori e le loro ragioni, o delle similitudini che un paese del sud-Europa come la Spagna ci puo’ offrire. La vittoria di Rajoy, mi offre uno spunto per riflettere soprattutto sul peso dei partiti localistici che hanno condizionato il settennato di Zapatero. La proliferazione di privilegi a lor assegnati da una coalizione parlamentare debole, non ha fatto altro che creare spreco e dispersione che ha indebolito quel paese. Una frammentazione del consenso, non puo’ certo aiutare il nostro paese. Del resto l’Europa, come istituzione politica, non ha fatto molto per creare condizioni di offrire a tutti i suoi cittadini una piattaforma di vita dove misurare due modi diversi di intepretare la societa’, quella che include e tiene conto della diversita’, o quella piu’ egoistica del fare da se. Personalmente trovo che tu debba continuare ad occuparti di temi non strettamente da cortile, ci e’ utile a tutti per riflettere lungo un perimetro.piu’ ampio che puo’ farci solo crescere !

  27. Ciao Giovanna, ti parlo per esperienza personale: sono sposata con un sudcoreano, e ho vissuto un po’ in Corea del sud (e in Giappone, ma qui non ne parlo). Basta uscire dallitalia per accorgersi di quanto noi siamo italocentrici e sì, provinciali. non è questione di blog o rete. la rete avrà la sua personale distribuzione demografica, ma è pur sempre “abitata” da italiani italocentrici, magari più giovani della media nazionale, ma non tanto diversi. Della rete coreana purtroppo non posso parlare, non conoscendo abbastanza bene la lingua, ma le differenze che coglievo alla tv o nei giornali erano abissali. intanto, le notizie dall’estero che da noi sono: Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti. Altri stati non sembrano esistere. L’anno scorso c’è stato il G20 a Seul. Abbiamo guardato 3 tg delle 20/21 per avere notizie (tg1, Tg La7 e tg2): su tre Tg solo il Tg2 ha fatto un servizio sul G20. Gli altri due hanno intervistato Berlusconi al G20 ma per parlare di qualcosa relativo all’Italia- Mio marito era sconcertato. Io pure. Li sono nazionalisti, ma curiosi e soprattutto consapevoli che guardando fuori dai propri confini si può imparare, e molto. Noi italiani non siamo “nazionalisti” ma ci interessiamo solo di noi stessi. Tutto in Italia è autoreferenziale (dalla tv alla rete) e non esce dai confini.

  28. Noi europei forse per troppi anni ci siamo sentiti, e forse lo siamo stati, il centro del mondo ed ora, come capita a certi nobili decaduti, pensiamo di essere ancora molto importanti.
    Per un certo periodo della mia vita, sino a circa 20 anni fa, ho girato molto per l’Europa e su i giornali locali olte il 90% erano notizie locali e il restante 10%, nelle pagine interne, conteneva qualcosa, ma sempre in riferimento alla nazione del giornale.
    Purtroppo, o per fortuna, il mondo si sta rimpicciolendo e molte nuove realtà, buone o meno buone, venggono alla ribalta e noi, gli antichi famosi, dobbiamo essere in grado di misurarci con loro non solo con le parole.
    Molte antiche civiltà son sparite nel corso dei secoli, ed erano tutte importanti…non voglio ripetere ciò che ho scritto in http://www.innovatoripa.it/posts/2011/10/2161/europei-ed-europei
    Per favore leggetelo e poi datemi torto, ma ragionandoci sopra…..non basta dire “Io sono importante perchè Dante e Leonardo erano Italiani”

  29. D’accordo con te, Attilio.
    Ma come arrivare a sentirsi europei, o addirittura cittadini globali, piuttosto che italiani?
    In parte dipende da scelte dall’alto, da un passaggio di potere sostanziale da governi e istituzioni nazionali a istituzioni europee. Sta già avvenendo e potrebbe continuare in modo accelerato (se non crolla tutto).
    E conseguente affermarsi di movimenti e partiti europei,

    In parte dipende da cose come il diffondersi degli Erasmus e dell’inglese come lingua comune, e dalla tendenza a cercare lavoro in Europa piuttosto che solo in Italia – o a due passi da casa.
    E magari anche dalla formazione di una nazionale di calcio europea, per dire.

    Tutto questo ci aiuterà a essere meno provinciali. Insieme coi post non provinciali di Giovanna.🙂

  30. E’ così Giovanna. Ho aperto sul blog una rubrica interessantissima LETTERA DA…in cui giovani donne che vivono lontano, ci raccontano le loro esperienze. Marina di Lodi a 22 anni è partita per Sydney, ora lavora per la radio e tv australiana ha 25 anni e i suoi post sono veramente coinvolgenti, con dati, notizie per chi si vuole trasferire, pro e contro. Lo stesso vale per brasile, berlino ecc Bene ho notato che se scrivo un post su un programma tv nostrano arrivo talvolta ad avere 200 commenti, LETTERA DA a parte casi particolari, ottiene molti meno riscontri.
    E’ un vero peccato, quel che posso dare io alle ragazze e ai ragazzi è proprio invece un approcio piu internazionale perchè è il mio background, e lo racconto sempre durante i dibattiti.
    COme fare? continuare così, innalzare il livello di consapevolezza. Giorno dopo giorno.Daltronde basta guardare i ns quotidiani: quanto spazio è dedicato alle news internazionali? Leggevo un quotidiano berlinese recentemente e con stupore notavo che veniva deicata un intera pagina ad una intervista con una politica kazaka! da noi a fatica si leggono notizie sulla sveiza o norvegia.

  31. Eh, Lorella, certo, insistiamo. Ma lo sai cosa tocca fare, per far leggere post che riguardino il mondo extra-italiota? scrivere DUE post come ho fatto ieri: uno sulla realtà straniera – che i più trascurano – e uno metacomunicativo e autoreferenziale, per far riflettere sul fatto che la realtà extraitaliana è trascurata.

    Perché noi si può certo insistere, ma occorre ogni volta escogitare stratagemmi per portare attenzione su ciò che spontaneamente non ne otterrebbe manco di striscio…

  32. Secondo me capita perchè è facile avere una propria idea della politica italiana. Anche chi segue poco la politica può dire la sua leggendo poco o più qualche notizia o guardando una trasmissione. Se sali su un tram poi facilemente attacare a parlare con i luoghi comuni del tipo “non ci sono più le mezze stagioni” o “Governo ladro” . Non su

    La politica estera è già di per sè poco trattata. Figurarsi esprimere opinioni sul crisi in Medioriente che ha una storia trentennale.

    Poi ci sono gli argomenti tabù . Come la repressione in Cecenia o quella tibetana, a cui ci si scotta solamente a parlarne

  33. Sprovincializzarsi?
    E’ un lavoro che ognuno di noi deve fare da solo. Finora siamo cresciuti in una Italia puntata su di sé.
    Tutta la comunicazione di massa preferisce scuriosare nel giardino del vicino (i tg e i contenitori di notizie dedicano tempo sconvolgente a descriverci le beghe familiari – anche sanguinose – dei nostri compatrioti), mentre le lotte per i diritti altrettanto sanguinose non vengono neppure accennate.
    A scuola la storia moderna dedica il proprio tempo alla storia di Italia e al massimo dell’occidente, con programmi talmente intensi che ogni argomento viene toccato e tralasciato subito per correre nei secoli.

    L’unico modo per andare al di là del cortile è il web (e anche RaiNews, perché no?)
    Ma oggi ci si sta muovendo: la crisi internazionale ha chiaramente fatto capire che, volenti o nolenti, siamo globalizzati.

    La domanda è: chi è ai vertici credo abbia sempre saputo dell’importanza dell’estero sulle singole nazioni. Da decenni. Multinazionali, finanza, organizzazioni intergovernative, immigrazione, ecco solo alcuni degli esempi (neppure così recenti) di una coesione mondiale.
    Perché allora in Italia non vengono proposte notizie internazionali?
    Siamo noi italiani a essere disinteressati o ci vogliono così?

  34. Secondo me il problema non è avere notizie internazionali, ma avere notizie sovranazionali.
    E’ poco importante conoscere il gossip francese o tedesco o il numero di scarpe del presidente turco.
    Sino a quando non riusciremo a differenziare il tabloid da un giornale, forse continueremo a piangerci addosso.
    Sino a che non riusciremo a differnziare una satira, anche dura, da una sbrodolata di gossip, forse resteremo provinciali.
    E’ giusto che esista il gossip becero, ma non è giusto che venga fatto passare per notizia.
    Ma per vendere un giornale o una trasmissione si fa questo ed altro…dovunque nel mondo!
    Forse le persone dovrebbero cominciare a pensare a sole…..ma quanto è pesante.

  35. Io leggo d’Italia, Inghilterra e US principalmente (ed ogni tanto Francia ed ammetto adesso anche un po’ di Germania specialmente da quando hanno deciso di mollare il nucleare). Sono iscritta a 3 giornali online italiani , due inglesi e uno americano. Piu’ vari blog femminili. Detto questo io ho cercato di commentare su Rajoy ma veramente non ne sapevo niente di questo signore. E piu’ che dire ha l’aspetto innocuo e per bene di un impiegato di altri tempi non mi veniva ed ho lasciato perdere. Non mi sembra neanche troppo eloquente, e credo che in Spagna abbia vinto la crisi ed il desiderio di vendicarsi ma non parlo Spagnolo e non posso affermarlo con certezza. Queste sono tutte impressioni.

  36. PS vivo all’estero e molti expat come me leggono quotidiani di piu’ di un paese. Uno dei problemi maggiori e’ chiaramente la lingua, per esempio io leggerei Le Monde e Der Spiegel e se posso fare uno sforzo col Francese scritto decisamente non parlo Tedesco e devo sempre usare google per tradurre. E’ faticoso ad un certo punto ho messo un limite solo giornali di lingue che parlo.

  37. Questo post e la discussione che ne è seguita mi ha fatto venire in mente un talk di Ethan Zuckerman (Global Voices) del luglio 2010.

    E’ possibile accedere a tutte le notizie del mondo con un solo click, ma non significa che ciò avvenga. Personalmente non ci leggo un problema italiano, ma una reazione a una inadeguatezza strutturale, un bisogno di governare la complessità, di escludere il rumore generato dalla troppa informazione.

    Anche per formazione tendo a non sottovalutare l’aspetto tecnologico: di fronte a tutto questo rumore, ad oggi siamo ancora pressoché soli: quale misero aiuto ci sta dando il web 2.0 mentre naufraghiamo in questo mare? Motori di ricerca e poi che altro? Guardo il set di features rilasciate negli ultimi sei mesi da Facebook e mi rendo conto che sono tutte volte a filtrare la troppa informazione generata da amicizie facili. Nulla che aiuti a scegliere (prima) e catalogare (poi). Forse è anche una scelta legata al business (le architetture inducono comportamenti) ma certo è prima di tutto una inadeguatezza tecnologica. E anche questa piattaforma, che pure è tra le migliori: siete soddisfatti degli strumenti che vi mettono in condizione di scegliere e catalogare, o piuttosto per cercare qualcosa andate ancora ‘alla vecchia’?

    R.

    Di seguito trascrivo alcuni stralci che si sembrano pertinenti. L’intervento è qui (dura venti minuti) http://www.ted.com/talks/ethan_zuckerman.html (ps: sulla destra della pagina c’è un ‘interactive transcript’ mediante cui localizzare nel video le parti citate qui).

    “Ecco ora una visualizzazione creata da Fernando Viegas e Martin Wattenberg, esperti che si occupano di effetti visivi i quali hanno analizzato il traffico di Twitter durante un intero weekend, per scoprire in pratica che parecchi tra questi temi di tendenza erano sostanzialmente delle conversazioni segregate — e secondo modalità che non ci si aspetterebbe. Si è scoperto che “oil spill” (marea nera) è soprattutto un tema di conversazione tra bianchi mentre il termine “cookout” (cucinare all’aperto) è soprattutto argomento di discussione tra neri. E la cosa assurda è che per mischiarsi con diversi gruppi di persone su Twitter, basta letteralmente un clic del mouse. Cliccando sul tag “cookout” ci si ritrova in una conversazione completamente diversa a cui partecipano persone diverse a quelle che si trovano in altre conversazioni. Ma in generale, la maggior parte di noi non ci prova neppure. Restiamo all’interno di queste “bolle filtro”, come le chiama il mio amico Eli Pariser, dove frequentiamo solo persone che già conosciamo, e altre persone simili a quelli che conosciamo di già. E tendiamo a non ampliare l’orizzonte. Personalmente ciò mi sorprende, perchè non era certo così che doveva svilupparsi internet.”

    “Ecco allora la questione a cui mi sono interessato più o meno negli ultimi dieci anni. In effetti il mondo sta diventando più globale. Si sta facendo sempre più interconnesso. Un maggior numero di problemi sono di entità globale. La nostra economia è sempre più di scala mondiale. Eppure giorno dopo giorno l’informazione si fa sempre meno globale. Per chi seguiva un programma TV negli Stati Uniti degli anni 70, il 35-40 per cento delle notizie di un telegiornale serale riguardava la scena internazionale. Oggi siamo scesi a qualcosa tra il 12 e 15 per cento. E ciò tende a darci una visione alquanto distorta del mondo. Ecco una diapositiva usata da Alisa Miller in un precedente TED Talk. Alisa è la presidente di Public Radio International, in USA. Ha creato un cartogramma, che in sostanza è una mappa distorta basata su quanto hanno riportato i telegiornali americani nell’arco di un mese. Ed ecco cosa succede quando si distorce una mappa basata sull’attenzione, il mondo all’interno dei notiziari televisivi americani si riduce fondamentalmente a questa gigantesca mappa degli Stati Uniti e di un paio di altri Paesi che abbiamo invaso. E le notizie riguardano soltanto queste zone. E prima che si dica che ciò riguardi solo i notiziari TV americani, situazione terribile, proprio terribile — Ho creato una mappa di testate elitarie come il New York Times ottenendo un risultato analogo. Perchè il New York Times direi sia proprio una testata elitaria, che in genere dà spazio alle nazioni più ricche e a quelle che abbiamo invaso.”

    “E succede che neppure i new media riescono ad aiutarci granché in tal senso. Ecco una mappa creata da Mark Graham, che lavora qui a due passi, all’Oxford Internet Institute. E questa è una mappa sugli articoli su Wikipedia organizzati per località geografiche. Noterete che c’è una pesante preferenza per il Nord America e l’Europa occidentale. Anche per le enciclopedie, quando vengono realizzate online, ci sono forti preferenze verso i luoghi di residenza degli stessi autori di Wikipedia, rispetto invece al resto del mondo. Qui in Inghilterra, possiamo alzarci… Finito quest’intervento, possiamo andarcene con il computer sottobraccio. E poi leggere un quotidiano indiano o australiano, o magari canadese, o, non sia mai, anche americano. È probabile che non ci proveremo neppure. Comunque, considerando le testate più seguite online — in questo caso, i primi 10 siti di internet — oltre il 95 per cento dei lettori segue siti di notizie nazionali.”

  38. con ‘questa piattaforma’ intendevo wordpress

  39. Personalmente i post li leggo tutti, ma devo dire che in generale non amo molto commentare: lo faccio solo se mi sento particolarmente partecipe del contenuto, o vicino ad esso, o se riguarda la mia sfera di studi o di interesse, in cui posso avere potenzialmente più contezza di fatti generalmente poco noti.
    Ed ecco perciò che credo sia abbastanza naturale che l’intervento sorga spontaneo quando ciò che leggiamo ci riguarda da vicino.
    Non so se questo sia provincialismo, io lo leggo però come una forma di maturità. Tento di spiegarmi: a mio avviso i blog, ma anche facebook e in generale la possibilità che internet offre di commentare qualsiasi cosa hanno dato – di certo in parallelo ad una edificante possibilità di confrontarsi – la sgradevole convinzione di essere sempre sufficientemente preparati per dire la propria. Cioè la possibilità materiale di esprimere la propria opinione si è tramutata – a mio avviso e generalizzando, sia chiaro – nella convinzione di essere qualificati per farlo. Non dico certo che una persona non abbia diritto di esprimersi, ma leggendo i commenti in internet ho purtroppo l’impressione che, pur senza nulla sapere, si scriva ciò che si pensa solo perché si può; abbassando spesso notevolmente il livello della conversazione.
    Se perciò quello che tu scrivi è vero, lo trovo personalmente un segnale della presenza di un pubblico maturo, che commenta quando la situazione lo riguarda, e si astiene dal farlo quando riguarda – nell’esempio che hai fatto tu – l’estero. Non tanto per mancanza di interesse, quanto per mancanza di informazioni o esperienze su cui basare la propria opinione o il proprio giudizio.
    O magari sono solo ottimista.

  40. Quando ho sostenuto l’esame di giornalismo televisivo ho imparato che le persone sono più interessate alle notizie che sono più vicine a loro (proprio chilometricamente parlando). Non è un trovata fantasmagorica, però è la semplice verità. Ovviamente incidono anche altri fattori sull’interesse destato da una notizia/argomento, ma c’è da tenere in onsiderazione anche questo

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