Sulla pelle degli uomini (intesi come maschi)

Abbiamo discusso più volte, su questo blog, dell’estetica pubblicitaria che sempre più spesso, di recente, sta facendo al corpo degli uomini ciò che da decenni fa a quello delle donne: plastificazione, fotoritocco, omologazione. E ho già detto più volte che la tendenza può solo accentuarsi, se non interviene una spinta contraria da parte dei consumatori e delle consumatrici.

Giorni fa Luca mi segnala una campagna dell’azienda di abbigliamento Nuvolari, che va pure oltre: pelle maschile che fa tutt’uno con l’abito. L’effetto è inquietante e ricorda la patologia del serial killer de Il silenzio degli innocenti, che cuciva abiti con la pelle delle sue vittime.

È interessante accostare l’immagine alle labbra cucite della campagna «Stai zitta, cretina», per chiedersi una volta in più: che bisogno c’è di rappresentare i corpi umani in queste condizioni, per fare campagne commerciali o sociali?

Mal comune, in questo caso, non è affatto mezzo gaudio.

Nuvolari

Possiamo aggiungere questa campagna alla riflessione sul corpo maschile che abbiamo cominciato oltre due anni fa. Vedi anche, a ritroso:

Bello e impossibile (4): l’esplosione Bang e l’apoteosi Pirelli, 2 dicembre 2010

Il corpo degli uomini, 23 novembre 2010

L’uomo che fa ridere 2, 20 settembre 2010

Gran Prix all’ironia sul macho, 29 giugno 2010

Bello e impossibile (3), 12 aprile 2010

Bello e impossibile (2), 19 novembre 2009

L’uomo senza paura (o quasi), 11 novembre 2009

L’uomo che fa ridere, 28 ottobre 2009

L’uomo normale, 26 agosto 2009

L’uomo instancabile, 27 luglio 2009

Bello e impossibile, 12 giugno 2009

L’uomo in ammollo, 8 giugno 2009

14 risposte a “Sulla pelle degli uomini (intesi come maschi)

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. C’è sicuramente la ricerca del mondo dei morti-viventi, tanto in auge in questo periodo…anche se, più che di corpo necrotico, fai bene a porre l’attenzione su una sorta di macabra sevizia del corpo vivo, un frankestein al contrario dove al posto della resurrezione delle carni morte si mortifica la viva pelle.

  3. Inquietante … non l’avevo vista ….

  4. Mi chiedo tra l’altro quanto funzioni una pubblicità così: a me quell’immagine suscita ribrezzo, mi richiama gli obitori e le autopsie a cui siamo abituati grazie a telefilm come CSI e simili, mi sa di cadavere.

  5. non è mal comune.
    queste pubblicità che strumentalizzano l’immagine dell’uomo (anche senza tracce di serialkiller) non sono simmetriche a quelle delle donne. si rivolgono agli omosessuali. anche loro sono un bel target!

  6. L’immagine é tratta dalla serie FAKE TOO FAKE del fotografo e art director Giovanni Bortolani, per lungo tempo residente anche a Bologna. Nel 2009/10 Giovanni dopo anni di esperienza nel mondo della moda e della pubblicitá aveva tentato di rompere la patina di perfezione caratteristica del linguaggio pubblicitario con immagini molto violente che squarciano la pelle normalmente satinata dei soggetti. Il meccanismo era rendere esplicito e visibile l’intervento a posteriori, la falsitá o meglio la non autenticitá dell’immagine pubblicitaria utilizzando gli stessi strumenti di post production. Trovo davvero molto interessante la definitiva assimilazione del gesto provocatorio, il rientro a quel mondo che il fotografo aveva cercato di smascherare.

    Link al sito di Giovanni Bortolani e alla serie FAKE TOO FAKE:

    http://www.giovannibortolani.com/home/gallery/2

  7. Sara, grazie: non lo conoscevo. Più che «tratta», mi pare l’immagine sia «ispirata». O è proprio sua? Io non lo so, tu sì?

    In ogni caso: abbiamo già parlato, discutendo la campagna «Stai zitta, cretina», della differenza fra arte e pubblicità, per quanto riguarda l’esposizione di questo tipo di immagini. È una differenza di frame fondamentale, che implica due target molto diversi: quello pubblicitario è generalista, perché chiunque per strada può vedere un’affissione di Nuvolari; quello artistico è molto più ristretto, spesso una nicchia.

    Se nel frame artistico certe immagini possono avere un senso, nel frame pubblicitario secondo me non si giustificano. Quando un’immagine del genere torna in pubblicità, invece di “denunciare” e “rompere” la “patina di perfezione caratteristica del linguaggio pubblicitario”, come dici tu, l’immagine se ne fa complice, con l’aggravante di esprimere una violenza inquietante. È come se ci dicesse due cose assieme: corpo perfetto che fa tutt’uno con l’abito e in più ferito, squarciato, aggredito. Brrrr. A mio avviso, poi, la complicità con la patina di perfezione che vorrebbe denunciare c’è anche nell’opera artistica, ma questo è solo il mio parere e, soprattutto, è un’altra storia, che qui non è in questione, visto che di una pubblicità stiamo parlando e pochi soltanto riconoscono il frame artistico da cui è tratta: io per esempio non lo conoscevo e dunque non l’ho riconosciuto.

    fiorenza, abbiamo abbondamente discusso la questione del target omosessuale di questo tipo di immagini, negli ultimi due anni. Vedi gli altri post che ho linkato, soprattutto quelli della serie “Bello e impossibile”. Ma distinguere i due target non cambia molto il discorso che vorrei stimolare io: è un corpo maschile ferito e violato, quello che NUvolari ci mostra, e anche i maschi eterosessuali devono farci i conti.

  8. Sono completamente d’accordo con lei sul ruolo giocato dal frame contestuale. Infatti sono rimasta veramente sorpresa che l’immagine sia stata utilizzata per una campagna pubblicitaria.
    L’immagine é proprio sua si… Ovviamente riadattata per Nuvolari. Ho condiviso il post sulla bacheca fb di Giovanni… aspetto sue reazioni!

  9. Cara Giovanna,
    ultimamente intervengo meno sul blog….perché spesso, ahimè, mi ritrovo senza parole…..e -secondariamente- ho cominciato un nuovo lavoro…che non consente l’uso della Rete…😛
    Ho guardato nel dettaglio l’immagine della campagna del marchio Nuvolari, e ti dirò che aldilà dell’impatto iniziale, per il resto non mi impressiona affatto: o meglio, mi lascia quasi indifferente.
    Chissà, probabilmente, chi ha realizzato la campagna, ha centrato pienamente l’obiettivo, cioè sfruttare l’inevitabile associazione del nome del marchio Nuvolari – messo in risalto dai caratteri capitali – con l’immediata reazione psichica che l’immagine raccapricciante del corpo cucito e mutilato imprime nella mente: un mix forte e di sicuro effetto, soprattutto per un marchio che reputo sicuramente assetato di notorietà….lo squarcio chirurgico photoshoppato e le cuciture a pelle possono giustificarsi solo nell’ottica di una campagna che volutamente vuole scioccare…solo per rendere visibilità al marchio…..
    Ne vediamo così tante ormai, che i margini tra ottusità plastificata di certi spot e scivoloni nell’orrido sembrano spariti…evaporati….
    Una buona serata!

  10. Giovanni, grazie per essere intervenuto comunque.

    Ecco, appunto: sei rimasto indifferente, come accade a molti. Abitudine, normalizzazione, anestesia…

    Un’immagine inquietante che non inquieta. Un perturbante che non perturba. È questo che cerco di combattere: non serve al marchio (se resti indifferente, l’intenzione persuasiva ha fallito) ma in compenso contribuisce ad assuefarci (questa immagine come mille altre) all’estetizzazione della violenza.

    Ciao!

  11. C’è una domanda che mi sono posto molte volte, in merito al lavoro dei pubblicitari: ‘perché lo fanno’ ?

    Con quali motivazioni si sceglie di usare o non usare un certo tipo di fotografia, di dare o non dare un certo messaggio? Siamo di fronte a professionisti che hanno accesso a studi, statistiche, notizie aggiornate sulla segmentazione della loro clientela (informazioni forse anche acquistate da chi detiene i dati dei social media), Possibile che, come dice *Giovanna*, queste campagne ‘non servano al marchio?’

    Supponiamo per un attimo che non sia così: se queste immagini sono quelle più adatte allo scopo, allora esse parlano di noi. E le scelte di quei pubblicitari ci fanno capire qualcosa di ciò che essi sanno noi.

  12. a margine – ma non troppo: curioso come Bortolani abbia pensato di rompere la patina di perfezione artificiale non mostrando l’imperfezione “naturale” ma aggiungendo uno sfregio altrettanto patinato. Alla luce di ciò non dovrebbe stupire affatto il cortocircuito che lo ha ri-assorbito nel linguaggio pubblicitario.

  13. Sì… lo scatto è proprio di Giovanni Bortolani, tra l’altro bravissimo fotografo anche di food.
    http://www.behance.net/Gallery/FakeTooFake/420567
    (solo per chi ha uno stomaco forte)

    Bortolani ha intrapreso con “Fake too Fake” un percorso ben preciso e artistico in cui non credo sia giusto denunciare la troppa “perfezione”, sicuramente voluta. E ognuno di noi può apprezzarlo come no. Comprenderlo come no.

    Tutt’altra questione per quanto riguarda la pubblicità.
    Sono stati i comunicatori dell’azienda Nuvolari a scegliere e fare come propria l’immagine in questione utilizzata per la campagna, a parer mio cadendo nel cattivo gusto.

  14. Per non dire della posizione e della figurazione del “maschio”. glabro, molle, passivo e lascivo, e con una sorta di vulva artificiale lasciata aperta nel petto!! a me fa venire in mente i racconti di infibulazione! secondo me questo tipo di immagine non e’ “destinata ai gay”, ma oggettiva l’uomo quindi non puo’ che rappresentare “un gay”, per come loro lo immaginano e lo vogliono divulgare, certo. pessima!

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