I rischi della (non) comunicazione di Mario Monti

Da quando Monti è Presidente del consiglio sono in molti a elogiare la sobrietà del suo stile di comunicazione: discorsi asciutti, nessuna concessione ai giornalisti, un tocco di ironia ogni tanto. Proprio quello che ci voleva per abbassare finalmente i toni, dopo anni di dichiarazioni sopra le righe, turpiloquio, gestacci e promesse vacue. Giusto.

Chi in questi anni si è fatto l’idea che la comunicazione politica coincida con le peggiori scene a cui i partiti ci hanno abituati non può che rallegrarsi, concludendo che Monti, per fortuna, non fa comunicazione: lavora duro, non ha tempo da perdere con i media e va dritto al sodo.

Allora ripeto una cosa che ho già detto altre volte: fare comunicazione politica non è quella robaccia, ma vuol dire entrare in relazione con i cittadini. E farlo tramite i media, vecchi o nuovi che siano.

Ora, per quanto il governo Monti si dica «tecnico», è inevitabilmente (e ovviamente) politico, almeno per tutte le ragioni che ha spiegato Ilvo Diamanti su Repubblica. Come tale, non potrà sottrarsi al gioco della comunicazione per più di qualche giorno ancora, a maggior ragione perché non è stato scelto dai cittadini, ma è nato in un momento di emergenza e dovrà prendere provvedimenti anche impopolari.

Per ora i sondaggi dicono che alla maggioranza degli italiani – oltre che ai partiti – questo governo «piace», come ribadiva Nando Pagnoncelli martedì sera a Ballarò:

Le piace il governo Monti?

Ma se Ipsos chiede allo stesso campione di valutare con qualche aggettivo in più i ministri del governo Monti, scopriamo che già adesso, a bocce ferme, solo il 42% si esprime nettamente a favore, dicendo che sono «competenti e affidabili». Un complessivo 43%, invece, esprime qualche perplessità:

I ministri del governo Monti sono...

Insomma, Monti prima o poi dovrà fare i conti con qualche suo problemino di comunicazione. Quale?

Be’, il public speaking non sembra finora il suo forte: sguardo basso, postura rigida, voce monotona e tendenzialmente inespressiva. Un insieme che lo rende freddo: pare non solo privo di emozioni, ma incapace di suscitarle. È ciò che ha colto immediatamente Maurizio Crozza, con il suo «Monti Robot».

Spero che il Presidente del consiglio se ne renda conto in fretta e faccia di tutto per scaldare la sua comunicazione quel tanto che basti. Non si può infatti rendere più sopportabile nessun sacrificio se non si fa leva su nessuna emozione, né propria né altrui. Né ci si può far perdonare eventuali errori. O forse pensiamo che Monti non sbaglierà mai?

Il «Monti Robot» di Maurizio Crozza:

Un brano del discorso di Monti per la fiducia al Senato il 17 novembre:

20 risposte a “I rischi della (non) comunicazione di Mario Monti

  1. s’è messo peluffo come sottosegretario a comunicazione e informazione.
    era il portavoce di ciampi, che resta il presidente più amato dagli italiani dai tempi di pertini. e molta di questa popolarità è figlia dello staff comunicativo.

  2. ottimo spunto, c’è una cosa che non capisco però: ci lamentiamo da anni di governi e opposizioni che usano solo parole, parole parole

    dopo la prima settimana di un nuovo governo, nato è vero con i peggiori pregiudizi e presupposti, ma che ha iniziato con un’attenzione alle persone scelte ed alle competenze personali davvero inattesa, ci ritroviamo con un’ampia fetta dei media che sta contestando dalla mancanza di comunicazione e furbizia alle scelte “inutili” delle scrivanie….

    concordo nella necessità di dialogo, confronto e trasparenza e penso che questo governo si farà contestare su molte cose, ma per ora mi pare che il giornalismo italiano (presenti esclusi claro) soffra di una grossa crisi di identità….senza barzellette che si fa tutto il giorno?🙂

  3. Ma si comunica per avere un rapporto con i cittadini o per avere consenso tra i cittadini?

    Secondo me i politici intendono la comunicazione in questo secondo senso.. dato che Monti (almeno per il momento, anche se il Terzo Polo è tentato) non ha interessi a candidarsi secondo me preferisce stare in silenzio (onde evitare strumentalizzazioni e polemiche politiche e giornalistiche, gli è bastata mezza gaffe con “l’italia che va a fondo”) lasciando la scena ai partiti che lo sostengono (anche se questo sostegno è tutto da dimostrare).

    In ogni caso ciò che noto è un disorientamento da parte dei conduttori televisivi e dei politici stessi, abituati al confronto/scontro, ora non sanno più chi difendere e chi attaccare (eccezion fatta per la lega)

  4. Giovanna dice “Spero che il Presidente del consiglio … faccia di tutto per scaldare la sua comunicazione quel tanto che basti. Non si può infatti rendere più sopportabile nessun sacrificio se non si fa leva su nessuna emozione, né propria né altrui.”

    Non so se la sincerità possa essere considerata un’emozione, ma penso che Monti dovrebbe far leva principalmente su questa. Dire come stanno davvero le cose e spiegare alla gente comune le vere ragioni per cui si fa questo e quest’altro.

    Ci sono tecniche per apparire sinceri, particolarmente efficaci quando lo si è veramente, e Monti dovrebbe usarle. Ad esempio dare una forma narrativa alle sue spiegazioni: “avevo pensato di fare …, ma poi ho capito che…, allora…”.

    La gente si aspetta sincerità e credo che questa sia la carta che Monti può giocare meglio, senza cercare toni carismatici che forse stenterebbe ad assumere. Non è certo un Obama.

    C’è un vecchio modello comunicativo che potrebbe far suo, debitamente aggiornato: i discorsi del caminetto di F. D. Roosevelt: http://www.youtube.com/watch?v=z9CBpbuV3ok

    Concordo con Giovanna sull’importanza per Monti di parlare alla gente.
    Non solo perché è cosa buona e giusta, ma anche perché gli conviene politicamente. Per rafforzarsi rispetto ai partiti e alle corporazioni (le “parti sociali”), che già reclamano di essere “ascoltate”.

  5. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  6. Dato che “non si può non comunicare”, io mi sto chiedendo cosa comunica Monti. Al di là dei contenuti espliciti, naturalmente.

  7. Giovanna, vorrei espriemre qualche dubbio. Perché mai Monti dovrebbe convincere la popolazione cambiando stile comunicativo? Non essendo un politico ma solo un tecnico, che tra l’altro ha dichiarato di non volersi ricandidare, non è nella posizione di trarre vantaggi dal consenso; sarà compito delle forze politiche parlamentari spiegare al proprio elettoraro di riferimento per quale motivo in parlamento si voti quella legge oppure ci si astenga. Monti non deve dare alcuna spiegazione, qui sta la sua forza di deus ex machina.
    Non trovi invece che la latitanza della comunicazione governativa sia un problema solo per chi quotidianamente ha fondato la propria professione e il proprio reddito sul cicaleccio quotidiano del commento per il commento – che poi è puro vaniloquio?
    Facciamo gli strateghi. Se Monti e i suoi ministri parlassero quotidianamente ai media finirebbero, in ogni caso e con ogni registro, triturati dal gioco di quest’ultimi. La comunicazione politica dei media sembra influenzare nei cittadini la percezione del tempo in due modi apparentemente contrapposti. Da un lato la produzione di un commento dietro l’altro da parte di ogni giornalista o intellettuale genera altri commenti che replicano ai primi, il tutto in una catena senza fine. Così facendo la dichiarazione del ministro della mattina ha già prodotto, a sera, nell’elettore che ne ha letto o sentito i commenti, l’effetto invecchiamento da superamento: si pensa già in termini di conseguenza della consenguenza dei quella legge. Da questo punto di vista parlare vuol dire dare spazio alle critiche più varie: poiché tuttavia la realtà è una e le sue deformazioni infinite, ne consegue il seguente *paradosso*: più commenti diversi tra loro si leggono, più aumenta la possibilità di concentrarsi sui commenti e non su ciò che li ha generati.
    Dall’altro, c’è che la comunicazione politica in medias res produce, sempre per “merito” della catena dei commenti, l’invecchiamento da sindrome di matusalemme: una legge che non è ancora nata e che dovrà ancora andare a regime, è già percepita come vecchia e da superare. Così se il governo non parla, il messaggio che passa è di essere ritardatario. E quando si presenta la legge, vince la sensazione dell’obsolescenza.
    Questo da un punto di vista mediatico. Da un punto di vista politico Monti fa benissimo a parlare meno possibile. Spiegamone le ragioni luciferine. Se Monti comunicasse le sue proposte di legge in costruzione, i politici saturerebbero i media in generale e i talk show in particolare scontrandosi l’un l’altro sull’approvazione o meno di quelle singole iniziative, sondando così il proprio elettorato di riferimento e dando inizio alla litania delle contrattazioni e delle negoziazioni nel più classico dello stile del io-ti-do-questo-tu-mi-dai-quest’altro. Inoltre, per le due regole ipotizzate sopra, la costruzione del castello legislativo di Monti sarebbe ostaggio decisionale del duetto politica-media.
    Invece Monti è perfetto nella sua non-comunicazione: sapendo che non vi sono alternative tra il mangiare la minestra o il saltare la finestra, proporrà il pacchetto nell’insieme confidando nella saturazione cognitiva del parlamento in relazione al poco tempo che rimane dall’inizio dell’annus horribilis del rinnovo dei BTP – comunque prima che parta il balletto di cui abbiamo parlato finora e che ingesserebbe il processo legislativo. Non solo: spiegare emotivamente le proprie proposte è una concessione e una debolezza sia nei confronti del parlamento che della popolazione, perché è proprio emotivamente che le persone non riescono ad accettare quelle ristrutturazioni pensionistiche, professionali e corporative che razionalmente non sono più eludibili.
    È naturalmente un’eccezione ma in questo momento Monti può strafregarsene della comunicazione, tirando dritto nel suo programma che, lo sottolineiamo, non implica il consenso: lo presuppone. Comunque lo lascia a coloro che verrano dopo di lui che, con la calma che appartiene soltanto a chi è fuori dalla tempesta, dovranno costruire un consenso a posteriori.

  8. Ps Vorrei far notare a tutti i commentatori che la strategia comunicativa di Monti ha mandato in pasto ai media solo ministri di dicasteri di secondo piano (non tanto in assoluto quanto in relazione ai ministri deputati delle vere manovre draconiane da fare.). Come a dire: i media si becchino le seconde file, per quali è possibile anche parlare emotivamente in quanto non sono loro a fare il lavoro sporco.
    Poi, a cose fatte, ne riparleremo.

  9. Quindi il ministero per l’ambiente sarebbe di secondo piano per Monti? Qualcosa avevo sospettato, dalle dichiarazioni del ministro.

  10. Abbastanza d’accordo con Ugo.
    Monti non ha la necessità di persuadere né i partiti né l’opinione pubblica della bontà delle sue scelte.
    Perché i partiti con tutta probabilità non avranno interesse a farlo cadere, quali che siano le sue scelte.
    E perché probabilmente Monti non intende candidarsi, lui e la sua squadra, come prossimo premier e prossimo governo.

    Però, Ugo, cosa ci perderebbero Monti e il suo governo a comunicare in modo da rendere più accettabili, per quanto possibile, le loro proposte?🙂

  11. Aggiungo che Monti e l’élite che lo sostiene hanno interesse anche a migliorare il sistema politico italiano, se vogliono che la loro azione riformatrice non sia effimera.
    A questo scopo, il loro modo di comunicare sarà importante. Anche se non si candideranno alle prossime elezioni, cosa niente affatto certa, hanno comunque interesse a far prevalere nei partiti i gruppi più affini alla loro linea. Riguardo a questo, i loro messaggi pubblici conteranno molto.

  12. @Donatella
    O vogliamo parlare della comparsata televisiva del ministro della salute Balduzzi, che imbarazzava anche se stesso per l’evidente mancanza di un programma da spiegare? Quanto a Clini, le prime dichiarazioni pubbliche sono state una valutazione positiva del nucleare e degli ogm, che fanno di lui una persona molto razionale e poco patosensibile a mio giudizio, ma che mostrano anche come il governo Monti non abbia messo al centro del suo programma l’ambiente, perché quando un neoministro può fare commenti in libertà, tra l’altro contro il parere piuttosto vincolante di un esito referendario recente, significa che il suo portafoglio è sostanzialmente vuoto.

    @Ben
    I discorsi del caminetto di Roosevelt rappresentarono un memorabile esempio di comunicazione emotiva: tuttavia il paragone non tiene perché in quel caso si parla di una strategia che coprì 11 anni (1933-1944) nei tre (!) mandati di un presidente eletto.
    Tu puoi comunicare una bastonata nel sedere in tutti i modi possibili: resta però una bastonata nel sedere. Il punto è che comunicare emotivamente ti espone a molti rischi: il primo è quello di essere percepito come pari all’interlocutore, il che vuol dire dare confidenze indesiderate in un momento in cui devi recitare da tecnico e non da politico, e devi essere percepito come al di sopra del giudizio dell’uomo della strada – altrimenti che ti ci hanno messo a fare in quello scranno?
    Inoltre non ci sono buone notizie da comunicare ma solo cattive. Prova tu a spiegare a chi lo subisca che occorre amputare una gamba per sopravvivere. Quella persona percepirà comunque una perdita assoluta quindi a volte è meglio tacere limitandosi a un rispettoso silenzio della perdita altrui. Il medico ti amputa e ti salva la vita ma difficilmente il paziente gli regalerà un sorriso.

  13. Ugo, l’esempio dell’amputazione è perfetto.
    Con una gamba in cancrena ti affidi al medico, se lo ritieni competente: faccia quel che può e deve.
    Se però ti spiega per bene che ha provato questo e quest’altro per salvarti la gamba, ma per queste e queste ragioni l’unica è tagliare, be’ magari per te come paziente è appena un po’ meglio.
    Magari non per te, ma per me sì.🙂

  14. @Ben
    Giuste osservazioni, caro Ben. Purtroppo la mia analogia sull’amputazione non rende sufficientemente l’idea della complessità: dove la perdita della gamba, sebbene costituisca una perdita assoluta e non relativa, è facilmente inquadrabile dal paziente nel suo rapporto causa-effetto. Razionalmente lo comprende mentre emotivamente l’arto fantasma lo accompagnerà tutta la vita.
    Ma in un gioco in cui le correlazioni sono infinite, le conseguenze sistemiche e gli interlocutori numerosi e differenziati, ho paura che comunicare l’amputazione sia ben più complesso.
    Comunque non mi nasconderò dietro un dito: non reputo la maggioranza delle persone minimamente capace di comprendere queste relazioni. In democrazia ciascuno ha il diritto di votare ciò che vuole ma ciò non gli dà la garanzia che capirà ciò che verrà fatto. Sopratutto quando la complessità sembra fare il bene e ottiene il male. Chi l’avrebbe detto trent’anni fa che il proprio diritto pensionistico a essere indennizzati a quelle ottime condizioni economico-anagrafiche avrebbe rappresentato la nemesi dell’oggi e la scomparsa di altri ben meno munifici diritti?

  15. @Ugo.
    Quasi d’accordo.🙂
    Quasi: perché, se è vero che alcuni cittadini non capiranno, altri sì.
    E può succedere che, se Monti si spiega bene, qualcuno in più capisca.

  16. @Ben
    Speriamo che Giovanna e te abbiate ragione. Ci vuole una comunicazione emotivamente eccezionale per far digerire l’idea di rimanere a stomaco vuoto.

  17. @Ugo
    Si tratta di far digerire l’idea che, coi prossimi provvedimenti, staremo un po’ peggio di prima per qualche anno, mentre senza staremmo ancora peggio, e starebbero molto peggio i nostri figli.
    Concordo con te che è una cosa difficile da far digerire: molti non saranno persuasi, quale che sia l’efficacia della comunicazione persuasiva di Monti & c. — ma qualcuno sì.
    Comunque, le corporazioni strilleranno e cercheranno di portare in piazza i loro aderenti.
    Secondo me, la posizione che prenderà il quotidiano la Repubblica nei confronti dei provvedimenti del governo avrà molta influenza: i suoi lettori sono una parte importante di una possibile opposizione che può ritenere se stessa di sinistra.

  18. Lei è una professoressa e senza dubbio sa di quello che parla. Ma io apprezzo il discorso di Monti che ha linkato: è pacato e chiaro. Lo trovo molto umano. Inizia freddo ma poi si scalda. La gente applaude. E’ personale.

    Forse siamo antropologicamente differenti, ma io apprezzo questo tono. Arrivederci.

  19. Cara Giovanna, sono curiosa di leggere cosa pensi della conferenza stampa in corso…a me Monti è piaciuto, anche Passera: pacati ma precisi, e molto umani. E pure le lacrime della Fornero mi hanno colpita (in positivo); ha deciso la sua riforma, ha fatto il suo lavoro, e se anche nell’esporla si è commossa, be’, un po’ di emozione non fa male e non la vedo come una debolezza… L’unico un po’ “strano” mi è sembrato il ministro Giarda…

  20. Mi è piaciuto quest’articolo. Cos’è cambiato da allora?

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