Hillary e San Suu Kyi in prima pagina: solo vestiti e zuppe?

Abbiamo già discusso qualche giorno fa di un certo provincialismo dei media e della rete italiana. In questo periodo – va detto – è più giustificato che in altri, data la crisi economico-finanziaria e la centralità dell’Italia per la tenuta dell’euro.

Però mi disturba e deprime ugualmente il fatto che soltanto il Corriere, la Stampa e il Messaggero diano rilievo in prima pagina alla notizia dell’incontro storico a Rangoon, in Birmania, fra il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi: era dal 1955 che un segretario di Stato americano non andava in Birmania, la Clinton ha annunciato le condizioni per cancellare le sanzioni economiche occidentali al governo birmano e l’incontro dà il via a un riassestamento importante in area orientale, specie rispetto alla Cina. Mica poco.

E mi disturba e deprime due volte il fatto che l’incipit del pezzo di Marco Del Corona sul Corriere della sera (ciò che appare in prima pagina, appunto), parli dei vestiti e delle acconciature delle due signore: «Entrambe in blusa chiara, entrambe con i capelli raccolti», mentre il titolo della Stampa parli di «zuppa storica». Più adeguato è solo il Messaggero, che parla di «storico colloquio».

Lo so che poi negli articoli interni le cose vengono spiegate per benino, ma la prima pagina mostra le scelte valoriali di fondo, ciò che una testata seleziona «per vendere di più».

Perciò non mi resta che chiedermi: quando la finiranno, i principali quotidiani italiani, di trattare i lettori come mentecatti provinciali e pettegoli, che pensano le donne solo come apparenza estetica e cucina?

Il Corriere 2 dicembre 2011

La stampa 2 dicembre 2011

Il Messaggero 2 dicembre 2011

20 risposte a “Hillary e San Suu Kyi in prima pagina: solo vestiti e zuppe?

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Cara Giovanna, se ti può consolare non sono solo i giornali italiani a soffrire di provincialismo e a parlare della donna secondo la solita storia di apparenza estetica e cucina.
    Proprio ieri cercando del materiale per il prossimo post sul Blog del Corpo delle donne, mi sono imbattuta in una foto di qualche tempo fa che era stata pubblicata, fra l’altro, sulla copertina de El País.
    Si trattava del “didietro” di Carla Bruni e Letizia Ortiz. La cosa anche allora aveva suscitato polemiche, in Spagna, “pro” e “contro” (mi sembra di ricordare, purtroppo, ci si fosse divisi anche su una valutazione estetica oltre che sull’opportunità, o meno, di pubblicare foto del genere)
    Vi lascio il link al sito in cui ho ritrovato la foto, ma sono convinta che è facilmente recuperabile anche attraverso altre ricerche.

    http://humorelverdeelblancoelnegro.blogspot.com/2009/04/el-culo-de-letizia-y-el-de-carla-bruni.html

    Naturalmente qui non si trattava del segretario di stato americano né del premio Nobel per la Pace.
    Ma la cosa è altrettanto grave, a mio giudizio, proprio perché si tratta delle consorti di due uomini pubblici e di potere.
    E dunque, mentre i due uomini vengono valutati per le loro competenze, qualità, preparazione e quant’altro e non vengono certo descritti in base all’abbigliamento o all’avvenenza fisica, alle mogli è riservato il bel ruolo della “decorazione” accanto all’uomo, la donna soprammobile, da “sfoggiare al momento opportuno” e che può servire, all’uomo, per fare carriera (avere un bella moglie fa sempre ben figurare, oltre a dare una certa idea di affidabilità e di avere la testa a posto…)
    Forse ne eri già al corrente o addirittura se ne era già parlato in questo Blog.
    Te lo segnalo, qualora ti fosse, a suo tempo, sfuggito. Mi sembra un esempio che completa quello da te proposto. Ugualmente inaccettabile.

    Un caro saluto

  3. cara prof, le “zuppe storiche” sono indigeste eccomeno🙂
    Ma il problema è ulteriore, riguarda anche i maschi, guardiamo soltanto l’agiografia preconcetta e generalizzata (con l’eccezione del Fatto Quotidiano) di Monti, del Monti Style, della “sobrietà” come categoria del pensiero (e che ci meritavamo un premier alcolista?), del cane di Monti, della moglie di Monti che gli porta la valigia con le camicie pulite.
    Insomma, lo scadimento impera e l’attenzione al superfluo pure. Sarà che i giornali si adattano allo scadimento della Lettura e allo scadimento della capacità di analisi dei lettori?
    saluti

  4. Giovanna, hai talmente ragione che dalla rabbia mi viene quasi da piangere.
    Questo incontro è il suggello storico e ufficiale che, nonostante oppure proprio a causa, dei contrasti commerciali, politici e militari tra USA e Cina, nell’area asiatica la politica estera americana punta fortemente sulla leader birmana.

    Aung San Suu Kyi è una lottatrice particolarmente coraggiosa e lungimirante. A volte è molto più difficile ed estenuante, dover combattere la violenza solo con l’esempio e la parola. Che poi sia, in aggiunta, anche una donna luminosa e affascinante, è una circostanza che si può citare, semmai, in coda a tutti i commenti politici, strategici, umani.

    Mi convinco sempre di più che nei rapporti tra uomini eterosessuali e le donne, questo paese sia un paese malato. Qualche mese fa ho incontrato dopo anni, un amico inglese; appena sbarcato alla Malpensa, la prima cosa che mi ha detto è stata: “Ma come fate a sopportare tutto questo?” Ero convinto che si riferisse al governo. E invece, parlava delle affissioni pubblicitarie in giro per le strade. Da pubblicitario, non avevo molte risposte convincenti.

    Tra i vari canali del dt, prendo anche France 2, che vedo e ascolto volentieri. Non ho mai visto una giornalista, un’intervistatrice, una politica, un’attrice o una sportiva che vestisse in modo esibizionista, pacchiano, scosciato. Le persone sono preferibilmente inquadrate ad altezza busto e nei discreti décolleté delle donne francesi non ho mai visto spuntare un solo crocifisso extralarge, incastonato, griffato.

  5. Giovanna Cosenza: “no Massimo Ferrara non è così: i media così facendo innescano un circolo vizioso. Più gliene dai, di titoli così, più gli italiani e le italiane li vogliono… la storia che i media rispondono al mercato è una vecchia balla. In parte rispondono, ma in parte lo costruiscono…”

    Allora la domanda giusta da fare è: cui prodest?

  6. Massimo, sono automatismi, abitudini, pessime pratiche del giornalismo italiano, dure a scardinarsi… Certo che se citi una mia risposta a un tuo commento su Fb, senza riscrivere il tuo commento, non si capisce quasi nulla!🙂

    Cui prodest? non c’è un grande fratello così intelligente e strategico da mettere in piedi una strategia mediatica complessiva di tipo provinciale e sessista e poi avvantaggiarsene…

  7. Ooops…😀
    Dicevo che la stampa la smetterà: “quando ciò non corrisponderà più al vero, un vero dimostrabile con precisione statistica.”

    Lo credo anche io che non ci sia una Spectre onnipotente. Di certo non c’è alcuna cultura forte in grado di contrastare “l’andazzo generale”. Il discorso è ampio e riguarda tutti gli aspetti dalla nostra società. Per dirla alla maniera modernista, non ci sono più “competitor” del modello sociale vigente, nessuna avanguardia critica con autorevolezza questa decadenza, in modo organico.
    Non è Orwell, siamo nel mondo di Huxley.

  8. Considerazioni sacrosante, cara Giovanna. Su queste tematiche, nei giorni scorsi, la comunità di Capodarco e l’agenzia Redattore Sociale hanno organizzato un interessante convegno:
    http://www.giornalisti.redattoresociale.it/2011/11/28/bilancio-bulimie.aspx

  9. “entrambi in doppiopetto scuro e rasati di fresco”… no, decisamente su un incontro storico tra due leader maschi ci arriva chiunque a capire che la frase non aggiunge niente e nella sua irrilevanza disturba pure.

  10. Per approfondimenti sugli sterotipi nella stampa è disponibile il Manuale ARESTE. Arrestare gli stereotipi, pubblicazione ministeriale in collaborazione con Spagna e Portogallo rimasta nel buio di cassetti polverosi. Molto interessante e ricca di esempi come questo.

    Come dice @Mammamsterdam il trucco per svelare lo stereotipo in questo caso è proprio quello di chiedersi se al maschile il discorso fila o se sembra irrispettoso o fuori luogo. Se è fuori luogo o irrispettoso per un uomo lo è anche per la donna. E’ una questione di pari dignità e di diritto al rispetto.

    http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/Progetti/manuale-areste.zip

    http://nuke.dubbieverita.it/Stereotipi/Stereotipisessisti/Stereotipisessistiestampa/tabid/476/Default.aspx

  11. Quando la finiranno i principali giornali italiani di proporre queste scelte valoriali? Quando i lettori finiranno di comprarle. L’ho già scritto in un altro commento: de te fabula narratur.

  12. Commento controcorrente.

    Se i nostri giornali smettessero di trattare i lettori come “mentecatti provinciali e pettegoli” “per vendere di più”, cosa succederebbe?
    Forse davvero venderebbero di meno, e si creerebbe anche in Italia lo spazio per i pessimi tabloid che vendono milioni di copie in Gran Bretagna, 5 o 6 volte di più dei giornali di qualità.
    Sarebbe meglio? Non lo so, immagino ci siano pro e contro.

    Si potrebbe obiettare che trattare i lettori a quel modo NON aiuta a vendere di più. Può darsi. Su questo non mi fido del mio intuito. Non so se ci siano dati da ricerche pertinenti.

    Personalmente confesso di essere attratto da una moderata dose di pettegolezzi e di altre mediocri amenità.😦😉
    Per questo per un lungo periodo ho preferito Repubblica al Corriere. Per le stesse ragioni preferisco ora il Corriere — con la sua modesta dose di specchietti per lettori eticamente deboli come me — al Sole 24 ore, che pure mi sembra il giornale italiano più informativo.

  13. 74esimo posto nella classifica mondiale del gender gap stanno alla base di questa miseria culturale. Qui sotto lo storico incontro tra le due politiche così come lo hanno letto in Germania, in Francia e a New York. Uguali toni sulla stampa nordeuropea e cinese. Restiamo noi, talvolta la Spagna e qualche Paese sudamericano ma pochi ormai ad essere ancorati a sterotipi superati ovunque. COn le conseguenze che sappiamo

    http://www.sueddeutsche.de/politik/clinton-trifft-aung-sann-suu-kyi-in-birma-zwei-frauen-eine-mission-1.1224544

    http://www.nytimes.com/2011/12/03/world/asia/aung-san-suu-kyi-endorses-us-overtures-to-myanmar.html

    http://www.lemonde.fr/asie-pacifique/article/2011/12/02/clinton-et-suu-kyi-ont-scelle-le-rapprochement-americano-birman_1612156_3216.html

  14. Graazie Giovanna!!!!!!

  15. @ Ben

    Se i pettegolezzi fossero equamente distribuiti la cosa potrebbe anche essere affrontata con il distacco che leggo in te. Ma poiché se si incontrano, che so, Obama e Abu Maazen per parlare della pace in Medio Oriente nessuno si sognerebbe mai di titolare o dedicare l’apertura alle loro cravatte, ai capelli o all’hummus che stanno mangiando“ (mentre se a incontrarsi sono due donne è la prima cosa che viene in mente) direi che il problema richiede una presa di posizione netta.

  16. @ Renata

    hai ragione, le ‘debolezze’ maschili sono probabilmente oggetto di maggiore attenzione.
    Ma anche qualche ‘debolezza’ femminile è assecondata, e i pettegolezzi non attraggono solo i maschi. Lo si capisce bene, ad esempio, leggendo i commenti di lettori e lettrici in un Forum rivelatore come quello delle Rodotà (Avantipop, sul Corriere on line). E in metropolitana a Londra vedrai molte donne assorbite dalla lettura del Sun.

    Il punto non è la disparità di genere, che probabilmente c’è anche qui. Il punto è se sia meglio una stampa sdoppiata fra ‘scandalistica’ e ‘seria’, come in Gran Bretagna, oppure una stampa un po’ ‘mista’, come da noi.

  17. O almeno, oltre alla disparità di genere, c’è anche quest’altro aspetto, che a me sembrava pure centrale nel post di Giovanna.

  18. Ripensandoci, propongo una tesi meno confusa: assecondare i più bassi istinti maschili o femminili per vendere di più, passi.
    Nel senso che si può criticare e si può cercare di indurre gli altri — media e lettori — a limitarsi e reprimersi, ma non tanto di più. Se è vero, com’è molto probabile, che gli istinti ci sono proprio, grande o piccola che sia la loro parte nel comportamento umano. E che non si possono eliminare, solo controllare e canalizzare, con inevitabili effetti collaterali.

    Invece il maschilismo, giustamente deprecato nel post di Giovanna su quei titoli di giornale, è un fenomeno prevalentemente culturale, e come tale può essere utilmente ed efficacemente castigato, e infine eliminato.

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