Le lacrime di Elsa Fornero: significati, reazioni e automatismi di massa

La commozione di Elsa Fornero mentre pronuncia la parola «sacrificio» in conferenza stampa si guadagna, com’era prevedibile, la prima pagina di quasi tutti i quotidiani.

Le decine di commenti sulle lacrime, fra ieri e oggi, si dividono in due:

  1. quelli/e che le valorizzano positivamente, vedendo la commozione di Elsa Fornero come un segno di grande coinvolgimento personale e sottolineando come l’episodio sia servito a scaldare la complessiva freddezza della conferenza stampa (vedi per esempio «Anche i tecnici hanno un’anima» di Filippo Ceccarelli su Repubblica, ma anche le dichiarazioni di Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare, riprese da La ventisettesima ora del Corriere);
  2. quelli/e che al contrario ne sono infastiditi, perché «siamo noi a dover piangere, non lei», perché «basta con questa storia che le donne piangono in pubblico», o addirittura perché «è chiaramente una messinscena per tenerci buoni»: vedi per esempio Libero, che oggi titola «Il governo chiagne e fotte», e il Giornale che titola «Piange il governo, noi di più».

Su entrambi i fronti stanno anche alcuni estremismi: dal lato dei favorevoli, c’era ieri chi salutava le lacrime di Elsa Fornero come (prendo a caso da Twitter e Facebook) un «evento storico», «il momento più alto della politica italiana da decenni»; dal lato dei denigratori, c’era invece chi si scandalizzava perché «ora tutti si concentreranno sulle lacrime e nessuno parlerà dei contenuti della manovra», perché «un ministro non deve piangere», o perché «un ministro non deve piangere, specie se donna, perché altrimenti tutti dicono che le donne sono deboli».

Volendo stare al di qua degli estremismi da ambo le parti, vale la pena precisare alcune cose:

  1. Elsa Fornero non è «scoppiata a piangere», né Monti ha «dovuto consolarla», come ha scritto ad esempio il Corriere (ma fa’ una ricerca su internet e vedi quanti blog – tantissimi – hanno usato espressioni analoghe): è stato un momento di commozione assai contenuto (una lacrima o due), di cui subito la ministra si è scusata con grande compostezza; inoltre Monti ha semplicemente proseguito per pochi secondi in sua vece, mettendoci subito dell’ironia per sdrammatizzare («commuoviti, ma correggimi»).
  2. Tutti i media hanno ripreso – è vero – le lacrime di Elsa Fornero, ma non è accaduto, come alcuni temevano, che le lacrime siano diventate pretesto per non parlare dei contenuti della riforma delle pensioni: di questi contenuti parlano oggi tutti i media, con numerosi approfondimenti (sulla carta, in rete, in televisione). Basta aver voglia (e tempo) di seguirli.
  3. Sarebbe il caso che coloro che si sono scatenati contro l’«ipocrisia» di queste lacrime, supponendo di assumere una posizione «di sinistra», perché «la Fornero è ricca, mentre i poveri pensionati non arrivano a fine mese, eccetera» riflettessero sulla coincidenza della loro posizione con quella di Libero e il Giornale, e si chiedessero se non sono proprio loro, a essersi troppo concentrati sulle lacrime a sfavore dei contenuti.
  4. Inviterei tutti, da ambo le parti, a scollegare le lacrime dalle questioni di genere: il tema non è se Elsa Fornero si sia commossa «in quanto donna», né se «le donne usino il pianto per manipolare», e neppure se «a una donna sia concesso di piangere più che a un uomo». Elsa Fornero si è commossa «in quanto persona», punto. Poteva commuoversi anche un uomo, al posto suo? Certo: nella nostra cultura gli uomini sono educati a non piangere e dunque sono in media più capaci di trattenere le lacrime delle donne, ma può accadere anche ai politici, non solo alle politiche, di piangere in pubblico, in momenti di grande tensione e stanchezza. Penso ad esempio alle lacrime di Fassino, appena eletto sindaco (vedi L’emozione (mostrata e nascosta) di due sindaci neoeletti: Fassino vs. Merola).

Ora, dal punto di vista comunicativo che un personaggio pubblico si commuova non è certo cosa negativa, anzi, perché non solo esprime coinvolgimento personale, ma lo suscita negli altri e lo fa per una sorta di automatismo psico-antropologico: vedere qualcuno piangere ci tocca sempre, sia nel senso della vicinanza empatica, che per alcuni arriva addirittura al contagio, sia nel senso del rifiuto viscerale (per evitare il contagio, appunto). Il che in parte spiega perché le reazioni siano state anche estreme.

Certo, alcuni politici conoscono i vantaggi del pianto in pubblico e lo simulano, se ne sono capaci, al momento opportuno. Ma per simulare il pianto in pubblico in modo credibile, occorre essere attori molto bravi, altrimenti le persone si rendono conto della finzione: ricordo ad esempio quanto sembrò fasulla la commozione di Luca Barbareschi alla convention di Futuro e Libertà nel novembre 2010 (vedi La confezione di Barbareschi e i contenuti di Fini).

Ma Elsa Fornero non è né attrice né politica consumata e la sua commozione era visibilmente autentica. Che la conferenza stampa ne abbia tratto vantaggio dal punto di vista comunicativo è indubbio: senza di lei Monti sarebbe apparso ancora più freddo e Passera ancora più consigliere di amministrazione. Ma chi l’accusa di strategia manipolatoria soffre evidentemente di allucinazioni.

E chi la sbeffeggia «in quanto donna» non vede che la commozione di Elsa Fornero è stata molto più maschile – se di differenze di genere vogliamo parlare – di quanto voglia ammettere, perché subito seguita da scuse, e soprattutto compensata da una chiarezza e lucidità di esposizione – prima e dopo le lacrime – che i suoi colleghi uomini non sono riusciti a eguagliare.

94 risposte a “Le lacrime di Elsa Fornero: significati, reazioni e automatismi di massa

  1. Personalmente l’ho ammirata moltissimo. Il miglior commento che ho letto in giro è quello di una mia amica: le donne a volte sono così: palle e lacrime.

  2. Inoltre i critici delle lacrime femminili, se così si può dire, dimenticano che anche Napolitano si è commosso più volte negli ultimi tempi… Ma di lui potrebbero dire che è dovuto all’età avanzata, insomma un altro stigma di debolezza, ciò che si può trovare in chiunque se lo si cerca in maniera ossessiva o strumentale.

  3. “Elsa Fornero si è commossa «in quanto persona», punto”

    Finalmente qualcuno che lo dice! Giovanna permettimi di dirti grazie per questo articolo equilibrato e sensato e pieno di ragionevolezza, tu sei sempre equilibrata e sensata, ma oggi avevo particolarmente bisogno di leggere un articolo così, Grazie, ancora

  4. la Fornero mi ha emozionato. Da regista e frequentatore di teatro posso dire che dovrebbe essere una brava attrice per risultare credibile fingendo. E per me è stata credibile altrimenti non mi sarei emozionato.

  5. Grazie Giovanna, analisi impeccabile.

  6. Sono d’accordo sul fatto che si è commossa in quanto persona. Del resto abbiamo visto piangere varie volte Napolitano, e perfino Obama… e anche dei militari in molte occasioni. Penso che quelle lacrime non abbiano tolto nulla alla sua professionalità, infatti mi è piaciuto il modo molto chiaro e preciso con cui ha illustrato la parte di manovra che le compete e con cui ha poi risposto ai giornalisti. Sai, il mio pensiero è andato subito al ghigno di Brunetta… quando prendeva in giro i precari, a “Otto e mezza” e anche in altre occasioni; rideva di loro. O la Gelmini, che sembrava non capire mai le violenze che faceva contro la scuola mentre le annunciava. Ecco, almeno qui c’è qualcuno che capisce…

  7. P.S. a dirla tutta, vedendo la ministra piangere mi sono anche spaventata. Io sono tra quelli che forse la Pensione non la vedranno mai :-(

  8. Forse ci scandalizziamo così tanto di fronte alle lacrime di un governante perchè siamo assuefatti ai sorrisi indelebili e alla continua minimizzazione dei problemi?

  9. Condivido ciò che hai scritto, cara Giovanna. E mi fa piacere che i primi quattro commenti che leggo sul tuo post arrivano da uomini (cinque con il mio). E’ un bel messaggio verso chi vuole schierare in modo strumentale i sentimenti partendo dal genere e, facendo questo, alimenta animosità che oggi non credo abbiano più ragione di esistere.

    Un plauso alla Fornero e a quanti come lei – uomini o donne poco importa – ci mettono il cuore in ciò che fanno.

  10. E’ veramente bello vedere che un ministro rimane un’essere umano.

  11. Condivido su tutta la linea.
    Personalmente trovo che le polemiche abbiano tutte un itinerario distorto dal pessimismo preventivo e anche da una certa naivitè in politica. Nell’incapacità di saper dire cosa farebbe uno seduto su una delle più scomode poltrone storiche del globo terraqueo, si preferisce sindacare sulla buona fede, piuttosto che argomentare lucidamente sulle politiche adottate. In alternativa, si decide di sottovalutare la qualità del gesto comunicativo, che indica una buona fede e una partecipazione reale alla situazione del paese, dopo che per tutto l’evo Berlusco hanno fatto due scatole così su quanto la comunicazione dell’EX EX (io sono tra i contenti) Premier dimostrasse quanto poco gli fregasse del paese. Ho trovato Fornero comunque, magari discutibile nelle scelte ma forse più realisticamente coinvolta di tanti scandalisti feisbucchisti, che scrivono Monti bruttone mi piace! di pensionati non hanno mai saputo una sega, e se vanno a fa na biretta).
    Infine – tutto ciò mi fa ricordare molto Obama, perchè la polarità degli atteggiamenti il quantitativo di psiche in ballo, di proprio sul modo di giudicare è lo stesso che si vide in quelle elezioni. In quel caso pareva dovesse arrivare il Messia, poi la contingenza storica ha mostrato il suo volto, il margine di manovra è quello che è e tutti a dire buh bruttone bruttone cattivaccio. E in malafede che te lo dico a fa.

  12. Per un po’ ho preferito non vedere i video della commozione del ministro, forse proprio per evitare quel contagio di cui si parlava nel post.
    Mi è saltato subito all’occhio però il contrasto fra un passato recente segnato da ghigni, più che da sorrisi, e da risate sguaiate, con cui si pensava di liquidare la crisi e tutto ciò che comportava, e queste lacrime (pure molto contenute) che sono entrate proprio sulla parola “sacrifici”.
    Lasciando da parte la quasi totalità dei commenti (che penso in fondo siano motivati soltanto da prese di posizione a priori su questo governo), è un qualcosa che colpisce.

  13. Stupendo post, chiarisce perfettamente come sulle lacrime della Fornero sia stato costruito un gioco esagerato e ridicolo da ambo le parti. E’ davvero un peccato vedere che così tanta gente, gente peraltro molto più rumorosa della media, non sia in grado di analizzare con un minimo di lucidità una questione così semplice che nulla ha tolto ai contenuti della conferenza stampa.

  14. Finalmente! Grazie Giovanna :)

  15. Questa è la definizione di lacrime di coccodrillo:
    “Lacrime di un pentimento vano e tardivo, dopo che il male è fatto e irrimediabile.” Secondo un pregiudizio popolare, il coccodrillo verserebbe lacrime dopo avere ucciso e divorato i propri figli. Si dice anche che questo avvenga perché la grossa preda, che il coccodrillo può ingoiare intera, crea poi dei problemi di digestione.

    C’è chi asserisce siano lacrime di coccodrillo, libero di pensarlo.
    Io personalmente, rielaboro la prima frase nel modo seguente:

    “Lacrime di un non pentimento ma dell’essere consci del sacrificio richiesto e necessario,”
    Nella speranza che i frutti si vedano nel breve.
    Cheers

  16. Il post è analitico, bene.
    Io però direi che la Fornero, donna con le palle, si è commossa in quanto donna, nella sua specificità di donna. Non esiste persona asessuata, una persona è sempre o donna o uomo. E lei è donna e in quella fila di cosiddette persone, cioè 5 uomini e una donna, solo la donna si è commossa.
    Questo evento mi interroga su tante cose, sia su questioni politiche, ma ancor più su questioni prettamente simboliche.
    Sono convinta che il futuro sia nelle mani delle donne… anche la Merkel a modo suo è una donna… in un modo o nell’altro le donne incideranno sempre più.

  17. Giovanna, grazie infinite.
    Rischiavo, come capita sempre in questi casi, di essere travolto dai milioni di commenti e giudizi più strampalati, che ti tirano su, come attaccato a dei palloncini. Alla fine, non ricordi neanche più a cosa stessi pensando.
    Tu mi riporti sempre con i piedi per terra, e mi restituisci una grande serenità e lucidità di pensiero.
    Concordo su tutto.

  18. grazie, un po’ di chiarezza, condivido

  19. “lacrime di cocco” è una definizione molto superficiale che però ha una sua origine più profonda (vade retro l’interpretazione reazionaria che ho appena letto qua sopra).
    Per capire le lacrime della Fornero occorre scomodare la solita psicoanalisi ma qui vedo che la Vostra psicologa ha preferito passare oltre.
    Non condivido l’aggressività delle fikesicule (o chi per loro – cfr. femminismoasud) ma c’è del vero all’origine del loro attacco alla Fornero. Come ho scritto dillà (cfr. Zanardoblog): Quel pianto tradisce qualcosa di non detto: c’è qualcuno che dovrà pagare più di altri e questo per una coscienza emotivamente pulsante e trasparente è inaccettabile. Da qui il pianto. …un pianto a fronte di un cedimento sulla linea di difesa dell’indifeso. La Fornero deve aver accettato qualcosa che la sua coscienza rifiuta. Questo è il vero dramma, suo e nostro. E’ un po’ come quando la madre abbandona i figli nelle mani del padre padrone…. Ora capite perché le fikesicule sono accecate dall’ira?
    E’ un problema Vostro mie care, siete Voi a dovervi ribellare al sistema maschilista e fascista che schiaccia sempre il più debole. Avete paura del maschio e lo venerate. Il maschio è il Vostro papi!
    E scusate, se sono risorto. Torno a fare il morto.

  20. è dell’umanità, semplicemente, e del tutto come quella di ciascuno… farà male?

  21. Ottime riflessioni, la potenza comunicativa dei sentimenti espressi con sincerità merita rispetto.
    Antonio

  22. “E’ un problema Vostro mie care, siete Voi a dovervi ribellare al sistema maschilista e fascista che schiaccia sempre il più debole. Avete paura del maschio e lo venerate. Il maschio è il Vostro papi!”

    Hai perfettamente ragione Luzi… pian piano, tempo al tempo. In quanto donna non posso che sperare nelle donne :-)

  23. @Lady Flo

    Non sono d’accordo.
    Giovanna ha già spiegato. La nostra educazione insegna a noi maschi a trattenere, mascherare, canalizzare le emozioni o perlomeno esprimerle sempre e comunque in modi che non siano percepiti come puro sfogo, ma soltanto come produzione di altro. Le donne, invece, possono – quasi devono – sbrodolarsi se vogliono comunicare. Ma è un fatto culturale. Ti basti pensare al perchè molti maschi omosessuali (permettetemi la ovvia generalizzazione, parlo di simboli collettvii, non di singoli) siano sempre rappresentati o descritti come sensibili, emotivi, dalla lacrime facile, ecc. Caratteristiche femminili in corpi maschili? No, educazione culturale.

  24. @Amedeo: penso che anche questo vecchio retaggio (il fatto che gli uomini non devono piangere in pubblico) stia venendo superato. Accendi la tv ed è pieno di uomini piangenti: quelli del grande fratello, di Amici, i “tronisti” e così via. E anche uscendo dalla tv ne vedi; prima ho citato i militari: sì, negli ultimi anni quanti militari (anche di grado alto e di età solidamente adulta) ho visto piangere e commuoversi per es. durante i funerali dei caduti. E’ così, ormai anche le lacrime maschili sono “ammesse”… per fortuna! :-)

  25. Con tutto il rispetto per la Fornero e per la tua lucida analisi, assolutamente necessaria e impeccabile, io rimango un poco perplesso.

    Il fatto che sia “necessaria” un’analisi o un commento alle lacrime ministeriali è il segno, uno dei mille, di quanto il mondo della politica e dell’informazione giornalistica sia distante da tutti e tutto. Se questa divisione fosse meno profonda si parlerebbe *solo* della manovra finanziaria e le lacrime della Fornero riempirebbe solo i giornali di gossip.

  26. Giovanna, scusa l’OT. Rispondo a questa e mi taccio. Lo trovo importante.

    @ilaria
    Sì, ciò che dici è vero. Tuttavia, non mi sento affatto rincuorato. Appunto: tronisti, Amici, Grande Fratello, … in tutti (o quasi) questi casi le lacrime degli uomini sono funzionali: ad impietosire, a far scattare l’applauso del pubblico, a far pensare agli spettatori “Ammazza, ao’, è senzibbbile questo, piagne pure paaa fidanzata, je vole proprio bbene!”. Io sono sicuro che il modd sia questo.
    Riguardo ai militari, sì, forse il discorso cambia, ma neanche troppo. Non apro bocca sul loro dolore, sulla commozione per i compagni, ben inteso. Ma io nutro una certa repulsione per le forza armate e per le divise. Anche lì, però, io noto un certo cameratismo, mi spiace. Spesso nelle interviste si piange più per il senso patriottico che non per la persona, e questo non lo capisco.
    Ma cmq, era giusto per risponderti.

  27. X amedeo e scusate se continuo l’OT
    perdonami ma io questo sindacare sulle lacrime delle persone non lo capisco, che si tratti di uomini o donne, militari (pure io non vado pazzo per l’esercito come istituzione pur non avendo nulla di personale verso i singoli individui che dell’istituzione fanno parte) tronisti, politici.
    Parlando di lacrime maschili, mi colpirono molto quelle che si vedono in Parla con lei di Almodovar e passando alla realtà quelle trattenute a stento da Flavio Fusi nel dare la notizia della morte della collega Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

  28. Grazie Giovanna per l’analisi corretta e per l’attenzione che sempre presti alle questioni di genere

  29. Sono d’accordo con Paolo1984: non importa ipotizzare sui motivi per cui piangano o meno, né se ci sono più o meno simpatici (figurati che simpatia posso provare per gli ebeti del GF), quel che importa è – a mio parere – che milioni di persone vedono continuamente queste lacrime e a poco a poco non le trovano più strane.

  30. “Agnelli capisce il valore delle forme e dei gesti, l’utilità di sapersi mostrare non aridi, proprio quando l’impresa è fondata sull’aridità e sul commisurare i prezzi di un uomo e della sua vita a i prezzi delle macchine.” Piero Gobetti, Torino, 1923

  31. @Lady Flo: nemmeno io sono d’accordo con te. Dubito che interpretare una reazione emotiva in ottica separatista dia un contributo alla gravità della situazione politico-economica attuale, in cui è ormai chiaro che è necessario un contributo congiunto, anche oltre le appartenenze ideologiche a me care.

    Direi anzi che usare le lacrime della Fornero come occasione di militanza, è in questo momento – ripeto: vista la congiuntura – una forma di strumentalizzazione in ultima analisi controproducente. Apre la strada a opinioni che declinano, ormai dovremmo aver imparato, il separatismo a scapito delle donne (“ecco, il solito teatrino in cui l’unica donna chiamata a una posizione autorevole, reagisce frignando”, corredato dal commento dell’uomo (invece) solido e presente a se stesso accorso in aiuto, che la rimbecca ironicamente di commuoversi pure ma di mantenere un ruolo di attivo contributo, con conseguente risata collettiva). Lasciamo perdere, dal mio punto di vista, stronchiamo l’argomento sul nascere.
    Sono d’accordo, quindi, nel ribadire il riferimento alla Persona (che è anche un ritorno alle origini, sul personalismo si basano i fondamenti del nostro stato di diritto), e -se non fosse un’occasione in più per parlare di lui – sarebbe interessante fare il gioco delle differenze con analoghe reazioni del passato (http://www.youtube.com/watch?v=6XLUxrbf7ss). Perchè delle differenze, anche solo intuitivamente, ci sono.

    Semplicemente, lo sconforto è umano e nulla toglie alla tenacia e alla serietà con cui si persegue un obiettivo. Se c’è un dato interessante, è il franare (e finalmente!) della tattica populista e furbetta con cui fino ad oggi si ostentava e si consigliava il sorriso nella tempesta, con il viziaccio di parlare di ottimismo e pessimismo come se fossero reali premesse all’azione, e non contenuti di stampo religioso, nonchè chiari strumenti di tamponamento, compressione e disciplina degli umori sociali.

    Trovo che al di là delle lacrime, vada indagato e compreso a fondo il clima in cui gli addetti ai lavori sono chiamati ad operare. Che c’è poco da ridere era già abbastanza chiaro, ma chissà che sull’onda emotiva non si scateni un impulso in più alla riflessione. Che dovrebbe riguardare, oltre gli indugi soft-porno sugli umori liquidi in uscita, e possibilmente con propensione al realismo, il come ci siamo ridotti in questo modo e quali sono le conseguenze effettive.

    Questo il motivo per cui ho scelto di non pubblicare sui miei spazi il video in oggetto.

  32. Concordo su tutto, Giovanna, grazie. Aggiungo solo che proprio in virtù dello stereotipo che ci vuole più piagnone degli uomini, quelle lacrime sono per me segno di grande sincerità, e devono esserle costate tanto, nel senso che penso che tanto avrebbe probabilmente voluto saperle trattenere proprio per non cadere nello stereotipo. Ma che siano comunque uscite mi rende ottimista – insieme ad altre cose, come il commento sulla mancata rappresentanza femminile tra i giovani – sul fatto che da questa ministra ci potremo aspettare qualcosa di buono, senza nulla togliere al mio parere non positivo sulle misure prese e annunciate. Ma altro che sceneggiata.

  33. @ Ilaria
    che ha scritto “vedendo la ministra piangere mi sono anche spaventata. Io sono tra quelli che forse la Pensione non la vedranno mai”

    Ilaria, la Fornero si è bloccata nel punto in cui doveva dire che i pensionati per un paio d’anni (2012 e 2013) non avranno gli aumenti corrispondenti all’inflazione. (Ma i pensionati meno fortunati, quelli con meno di 1000 euro al mese, invece gli aumenti li avranno.)
    E’ anche grazie a questi sacrifici, che non sono poi così terribili, che tu potrai avere una pensione migliore :-) di quella che avresti senza di essi.

    La commozione del ministro le fa onore. Forse potrebbe spiegare perché si è commossa, ammesso che lo sappia. (A volte ci si commuove senza capire bene perché.)
    Per quei modesti sacrifici?
    O, come mi sembra più plausibile, per il fatto che siano sacrifici imposti a quei pensionati in modo leggermente scorretto, e tocchi proprio a lei, persona assai corretta, di farlo?

  34. Cara Giovanna, io rientro al punto 3 del tuo post. Anche se non sono scatenata contro la Fornero, non nascondo che le sue lacrime mi abbiano dato fastidio. Molto fastidio. Sicuramente ha dimostrato l’umanità della sua persona e non la giudico negativamente per quello. Da un ministro, però, mi aspetto anche e soprattutto che mi dimostri la sua umanità con i fatti, con le riforme e non con le lacrime semplicemente per il fatto che lei ha il potere di cambiare le cose. Se non può farlo, si deve dimettere e allora lì le posso concedere anche le lacrime.

  35. Bah! Per la prima volta nella mia vita mi trovo d’accordo con Belpietro di Libero: trattasi di caso di ‘chiagne e fotte’. Al di la’ del loro valore comunicativo, le lacrime sono del tutto inefficaci dal punto di vista politico dato che le pensioni sopra i mille euro (e il 48pc delle pensioni sono fra i 1000 e i 2000 http://www.repubblica.it/economia/2011/12/05/news/molte_tasse_poca_crescita-26099701/) perderanno potere di acquisto con inflazione crescente nei prossimi anni. Per amore di sintesi: chissenefrega della lacrime del ministro, molto piu’ importanti la grave iniquita’ delle sue politiche!

  36. Ben, non diciamo sciocchezze, versare contributi per due anni e vedere contemporaneamente la propria pensione diminuire è un sacrificio della madonna. Inoltre, allungare il periodo di lavoro per i lavoratori manuali oltre i 60 anni è criminale. Ogni anno di lavoro in più a quell’età aumenta esponenzialmente il rischi di incidente. Se si pensa che questa roba è “un piccolo sacrificio”, poi non si devono versare lacrime di coccodrilo quando la genta crepa cadendo dai ponteggi

  37. In soldoni, il sacrificio è questo: un/a pensionato/a che a gennaio 2011 abbia una pensione di 1200 euro, a gennaio 2013 avrà ancora una pensione di 1200, invece che 1250, euro più euro meno.

    Non bello certo, ma non così catastrofico.
    In compenso, il futuro sarà migliore, per i suoi figli e nipoti, e per lui/lei stesso/a.

    Ecco perché non credo che la Fornero piangesse per quei 50 euro in meno, ma per il fatto che vengano da lei tolti dopo che erano stati, diciamo così, promessi.

  38. Io sono uno di quelli che ha titolato “… lacrime di coccodrillo”. Ma è un epiteto in realtà rivolto al Governo e non alla Fornero. Permettetemi di dire che secondo me il pianto di Elsa Fornero non è il pianto di una donna, ma la commozione e la rabbia di un Ministro che, all’interno del Consiglio, ha probabilmente battagliato contro una misura che personalmente riteneva iniqua. So per esperienza che queste battaglie personali si combattono all’interno di un consesso ma poi, di fronte ai terzi, deve prevalere il profilo dell’unità di “squadra“. Chi ha seguito tutta la conferenza stampa e non soltanto i video in rete, si sarà accorto che la manovra non era ancora perfettamente “limata“. Il Ministro del Lavoro non era ancora probabilemente a conoscenza che la mancata indicizzazione era stata risparmiata anche alle pensioni tra 480 e 960 euro, come pure altre inesattezze sono state riprese dal Ministro Giarda.
    Ciò non toglie che, francamente, a dover piangere siamo noi….

  39. Condivido su tutta la linea, grazie. Ieri sera ho seguito in diretta e sono rimasta colpita, non soltanto dalle lacrime, ma da tutto il tono della conferenza stampa, e mi sono chiesta: a che punto eravamo arrivati in Italia da doverci meravigliare di vedere delle persone con connotati “umani” al nostro governo?

  40. Pingback: Tu ca nun chiagne « Nonvogliomicalaluna

  41. Cara Giovanna,
    ancora una volta devo dirti grazie. Con calma e lucidità e con gli strumenti che ti vengono dalla tua competenza ed esperienza sei riuscita a fugare tutti i dubbi e i timori che avevo ieri sera quando mi sono trovata davanti alla reazione della Fornero, che era evidentemente sincera. E lo dico pur non condividendo diversi contenuti della manovra. Come diceva ieri una ragazza su FB (e a parte i toni “forti” non riesco a darle torto), «la mia generazione fra lavoro in nero, contratti atipici e pensionamento lungo, anche se non “morirà sul lavoro”, morirà lavorando». E questo non è giusto.

  42. P.S. Chiariamoci, questa manovra colpisce pesantemente anche i pensionati attuali, non so come faranno con la mancata indicizzazione per il 2012-2013 e sono sinceramente in pena per loro. Perché già così è dura, anche per chi non ha le pensioni minime.

  43. E’ incredibile.. Avolte certe cose si possono esprimere soltanto attraverso la forza che SOLO LE DONNE HANNO. Anche se alla fine, l’Itaia è fatta di chiacchere. Molte persone ho visto annunciare cose sbalorditive e poi alla fine, girovaghiamo sempre tra precarietà e lamenteele. Mah…

  44. A me ha colpito il fatto che finalmente si è vista una conferenza stampa e una presentazione di un DL dove i ministri erano “umani”. Ognuno aveva il suo modo di parlare, la sua gestualità, ma tutti erano molto composti e “normali”. Sui contenuti della manovra poi si può discutere, alcuni equi, altri meno, ma la “normalità” era non vedere gente che urlava, che sbritava, che parlava con un linguaggio offensivo.

    Non eravamo abituati .

  45. Concordo. Anzi, issimo. E anche a me piace pensare, piuttosto che alla messinscena, alla sincera difficoltà di una persona che di trova a dover dare, in fin dei conti, brutte notizie.

  46. Ben scrive:
    “Ilaria, la Fornero si è bloccata nel punto in cui doveva dire che i pensionati per un paio d’anni (2012 e 2013) non avranno gli aumenti corrispondenti all’inflazione. (Ma i pensionati meno fortunati, quelli con meno di 1000 euro al mese, invece gli aumenti li avranno.)”

    Qui ci sono degli equivoci. Non è vero che le pensioni sotto i mille avranno l’indicizzazione all’inflazione. Questa vale solo per le minime (486 euro); la fascia fino a 936 l’avrà solo parziale (non conosco ancora i coefficienti). Oltre questa cifra non c’è alcun adeguamento.
    Inoltre è bene ricordare come siano distribuite le pensioni, perché dire che quelli sotto i mille euro sono “meno fortunati” è offensivo, in quanto fa pensare che siano una minoranza (discorso che può essere fatto solo da ex dipendenti pubblici, i veri paraculati del mondo, che stando alle tabelle Fornero hanno succhiato col retributivo un indennizzo medio del 188% rispetto al contributivo versato).
    Prendiamo atto della realtà: in questo modo le lacrime della Fornero acquistano ancor più senso (dati dicembre 2009, pag.8):

    * Il 39,1% delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro e il 31,4% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro.
    *Un ulteriore 13,4% di pensioni vigenti al 31 dicembre 2009 presenta
    importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 16,1% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro (Figura 7).

    Quindi i “meno fortunati”, caro Ben, sono il 70,5% del totale. Questi, il 31,4% avrà un indennizzo solo parziale. Coloro che percepiscono più di 1000 euro sono invece solo il 29,5%. Chiaro il quadretto?

    http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110621_00/testointegrale20110621.pdf

  47. ps
    Con buona pace dei “numeri” dei vari Giannini (e della Repubblica degli ottusi) che dicono delle cazzate (48% i trattamenti pensionistici compresi tra 1000 e 2000 euro? ahhahahah)

  48. Ben, quei 1200 euro varranno di meno dopo due anni! Mettiamo che l’inflazione sia come quella odierna, attorno al 3% annuo, dopo due anni avrà l’equivalente di 1125 euro!
    Io ho sempre trovato che l’insulto più grande sia quello mascherato da buona educazione. La Fornero ha insultato milioni di persone che hanno lavorato tutta la vita onestamente. Senza fare le sceneggiate.

  49. Condivido tutto quando scritto ma vorrei aggiungere una cosa.
    Nessuno ha rimarcato il “non va bene” detto a denti stretti dal Ministro.
    Non trova che quella frase indichi la sofferenza dovuta a delle scelte che in altri tempi la signora Fornero non avrebbe fatto.
    Mi spiego meglio, il Ministro è una super esperta in materia di pensioni e sa che le scelte prese faranno male a strati sociali non particolarmente ricchi, allora non crede che le lacrime erano di profondo dispiacere e forte imbarazzo per una misura che non doveva essere così aspra e invece inevitabilmente lo è?

    Qualcosa come “è sbagliato, ma non avevo scelta?”

  50. Più che commozione a me è francamente sembrata tensione non trattenuta. Che ci sta. E non è soggetta a giudizi di valore

  51. @Paolo
    La Fornero non ha insultato nessuno. Sempre che non si voglia ragionare come coloro che ritengono che i diritti piovano dal cielo e non debbano mai conoscere la funzione negativa: ovvero tutti coloro che conoscono solo la leggerezza delle parole in libertà, quindi ragionando solo per aggiunta, per addizione, non hanno la minima idea di quali elementi garantiscano la sostenibilità di un diritto e come funzionino. Sono quelli persuasi che i diritti siano come i monumenti o i libri, che stanno in piedi da soli una volta eretti o una volta scritti.
    Che contrappasso ha colpito questi ingenui, ignari che i diritti funzionano aihmé come il gioco che è a loro intitolato: quello dell’oca.

  52. Ugo, da una persone che esprime così tanta sicurezza mi aspetto anche che sappia che, a parità di metodi di conteggio, l’Italia spende in pensioni quanto gli altri paesi europei. Poi, noi mettiamo in conto alla spesa pensionistica i prepensionamenti, che non si capisce perchè debbano essere pensioni qua e politica industriale a Berlino…
    Una volta, si diceva insulto alla miseria…

  53. Il titolo di questo post è: Le lacrime di Elsa Fornero: significati, reazioni e automatismi di massa.
    Quindi, se non capisco male il tema è il significato simbolico di queste lacrime e non le analisi politiche o gli effetti della manovra.
    Si parla della commozione di un ministro donna, un tecnico non un politico, che tra un anno circa tornerà a fare il proprio lavoro ma che per il momento deve fare delle scelte faticose per tutti noi coinvolti.
    Inoltre, la realtà è a strati, ognuno si posiziona su uno strato, così come la realtà parla diversamente ad ognuno di noi e ognuno di noi trae dalla realtà, dagli eventi, da questo evento, l’insegnamento o la semplice riflessione che più è conforme al proprio modo di pensare e alla propria sensibilità.
    A me le lacrime della ministra Fornero fanno molto riflettere, come mi fa riflettere l’eleganza con la quale Monti ha preso in mano quel momento, come mi fa riflettere la differenza abissale tra questo governo di tecnici e i nostri politici… e così via.
    Le questioni economiche si discuteranno in altri post, questo mi sembra dedicato a qualcosa di diverso.

  54. @ Ugo
    Le informazioni che dai, se sono corrette come immagino siano, sono importanti, grazie.
    E’ vero che non immaginavo che le pensioni sotto i 936 euro fossero così tante — nello scriverlo mi sento un po’ come la regina Maria Antonietta nella frase sulle brioches. :-(

    @Paolo
    So bene che i 1200 euro a fine 2013 varranno meno dei 1200 euro a inizio 2012!
    Ma resta vero che i pensionati, con pensione superiore a 936 euro, perderanno un aumento, dovuto all’inflazione, che a fine 2013 sarebbe presumibilmente intorno ai 50-60 euro mensili.

  55. @Ben
    Non volevo fare il piagnone ma il furbetto. È interessante infatti notare che quella pecentuale non contraddisitingue la composizione dei pensionati bensì delle pensioni. Infatti le medie pro-pensionato sono molto più alte perché la maggioranza riceve una sommatoria di più pensioni.

  56. Lady Flo ha ragione, il tema principale non è il merito economico dei provvedimenti, però per valutare le lacrime della Fornero bisogna sapere bene a che cosa si riferiscono. Su materie così serie bisogna essere precisi.
    L’ultima precisazione di Ugo, ad esempio, è importante.
    Come è importante capire se le pensioni sotto i 936 euro avranno tutte la “piena perequazione”, come riferiscono oggi sia la Repubblica sia il Corriere, oppure solo parziale, come dice Ugo. (Io immagino che si debba intendere che avranno la stessa indicizzazione all’inflazione che avevano finora. Resta vero che solo le pensioni sopra i 936 euro resteranno ferme per il 2012, come dice Repubblica, o per il 2012-2013, come dice il Coriere.)

  57. Concordo totalmente con Giovanna. Voglio anche sottolineare che la Fornero ha fatto un discorso che non avevo mai sentito fare nelle trasmissioni di “approfondimento politico”: ha spiegato che il governo tecnico ha dovuto riequilibrare le storture sulla previdenza che erano nate nelle legislature degli anni Settanta ed Ottanta dove i partiti non consideravano gli effetti delle loro azioni su chi ancora non era nato o non contava (i bambini di allora). Pensioni baby e di anzianità sono storture che hanno minato la convivenza fra le generazioni. La conferenza stampa andava mandata in onda a “reti unificate” oltre che a “rete unificata” perchè è stata una bella lezione di storia contemporanea ed economia (straziante che RAI1 a differenza di LA7 abbia preferito la cronaca nera e i soliti ignoti!)
    La Fornero e la sua umanità mi hanno fatto senitre in mani sicure, la sensazione che forse solo un governo tecnico poteva darmi.

  58. mia mamma,55enne, fa parte degli estremisti perkè ha detto che elsa fornero piangendo fa vedere tutte le debolezze femminili e si è sentita derisa come donna dal pianto della forneto. probabilmente a mia mamma è stato inculcato che bisogna essere come gli uomini, non far vedere le debolezze, per contare.
    io, 32enne, non mi sono assolutamente sentita derisa. e poi come ricordava qualcun altro anche napolitano si è commosso + volte, anche quando è venuto a vicenza, la mia città, in occasione dell’alluvione, quando si è rivolto ai giovani, gli angeli del fango.
    forse mia mamma era incavolata per le pensioni….

  59. Pingback: La donna delle lacrime « Milocca – Milena Libera

  60. Quanto “buonismo”, e che commozione leggere tutti i commenti.
    Sembrano scritti da marziani che non sanno come vanno le cose nel mondo ed in particolare in Italia!
    Se tutti quelli che hanno espresso commenti positivi sulle lacrime di coccodrillo della Fornero fossero veramente informati a quale banda di farabutti ella appartiene in questo momento, e se fossero consci della tragedia che incombe sulla stragande maggioranza degli italiani, sarebbero meno commossi e più spaventati!
    Pure Napolitano piange, ma quanto è umano lui…peccato che non lo sia stato quando ha fatto massacrare vecchi, donne e bambini Libici dai nostri bombardieri per ….proteggerli.
    Per i meno informati: la sceneggiata della “equità dei provvedimenti fiscali” era già stata ben recitata in Grecia, lacrime comprese come da copione, prima di farla precipitare molto più in basso di quanto stava prima.
    E tutta stà “congrega” di professoroni, banchieri e finanzieri della Bocconi, che ci trascinerà nella rovina più totale, sono le marionette di un vero e proprio colpo di stato imposto dall’alta finanza multinazionale, il vero potere occulto che comanda sulla politica!
    Quando vi sveglierete, cocchi di mamma, vedrete i vostri genitori piangere lacrime vere. Fatevi spiegare da loro del perchè.

  61. Ben, se inaspettatamente siamo colti da commozione e pianto significa che qualcosa spezza la continuità di una esteriorità che come tale non corrisponde al nostro sentire più profondo. Quel pianto è come un lapsus, mostra una verità nascosta. Infatti il pianto è considerato una debolezza in un sistema fascista, ovvero un sistema basato sulla forza come arma di seduzione di massa e sull’annichilimento progressivo della coscienza. Annientare il nostro sentire più profondo è ciò che ci viene imposto, appunto, a forza, fin dall’infanzia. La Fornero ci ha lanciato un messaggio. Una richiesta di aiuto. Oddio, più che Lei ce l’ha lanciato la sua coscienza. La satira di Crozza sul Monti-robot forse risulterà più illuminante, ora che l’abbiamo visto correre in aiuto della Ministro in difficoltà: “commuoviti ma correggimi”. Che uomo tutto d’un pezzo!
    Non mi interessa parlare di numeri. Io so solo che dopo un pianto inascoltato segue sempre qualcosa di più drammatico; spesso qualcosa di irreparabile.

  62. Cara Giovanna, penso che potremmo conservare una visione sessuata nel fare, come hai fatto molto bene, ordine nella lettura di questo episodio. Cerco di spiegarmi.
    Un pianto così, ad opera di una donna, mi rinvia alla considerazione che la donna in questione ha di se stessa e delle sue simili. L’incapacità di pronunciare ciò che ci infligge (sacrifici) non dice di per sé della sufficiente distanza da ciò che ci ritroviamo, noi, non loro, a pagare. Non dice nemmeno una perplessità se viene dopo l’illustrazione convinta e ferrea della sua visione delle pensioni, dice piuttosto dell’adesione assoluta a una logica maschile di condurre il governo di un Paese. Dico maschile perché questa è la realtà, non ho niente contro gli uomini, ho molto contro una modalità patriarcale e capitalistica di concepire e gestire una società. Quando le donne assumono la logica maschile, talvolta debbono forzare se stesse e quindi sono più autoritarie e inflessibili. Anche se piangono, ma si tratta di un pianto senza valore essendo un pianto del tutto impotente, prima di tutto nei confornti di quella parte di se stesse che agirebbe in modo diverso. Ma non agiscono in modo diverso e questo le rende durissime.
    Io, Giovanna, sono una femminsta ma non ho mai perso lucidità di giudizio verso questi comportamenti femminili. Dico che c’è qualcosa di più a carico di queste donne che agiscono contro il proprio genere (nessuna considerazione delle condizioni effettive delle donne nella riforma pensionistica di Fornero) ma questo fatto non le priva della loro sessuazione, direi che ci fa comprendere meglio la loro determinazione. Anche gli uomini dello stesso governo sono terribilmente determinati a infliggere a noi ciò che non coinvolge loro stessi, ma io colgo quella forzatura che un uomo non ha bisogno di agire su stesso essendo perfettamente coincidente con il privilegio di essere un maschio. Una donna che va a coincidere con una modalità maschile, lo fa così come siamo stati costretti a vedere, uno spettacolo tristissimo, oltretutto. Quasi peggiore della dichiarazione di volontariato del presidente del consiglio dei ministri. Un’offesa che non digerirò, ma questo esula dal tema, lo dico perché quella conferenza stampa mi piacerebbe vederla tutta commentata dalla tua competenza, della quale, sempre ti ringrazio per come la rendi disponibile.

  63. @donatella
    Il problema del femminismo è non aver mai capito che non è un sesso o l’altro a essere violento, non è il patriarcato o l’uomo. È il potere. E chiunque vi acceda lo esercita secondo la logica che il potere impone. L’uomo è fisicamente più forte, quindi la Storia l’ha visto prendere il potere spesso e volentieri, comunque più facilmente delle donne. Attraverso la tecnologia il mondo è cambiato e molti bisogni primari sono soddisfatti con le macchine, quindi la forza lavoro ha avuto la possibilità di dedicarsi ad altro.
    Si sono creati spazi professionali per gli uomini e di conseguenza per le donne: così oggi entrambi i sessi possono svolgere gli stessi lavori con pari prestazioni e risultati. Non c’è nessun complotto nella Storia degli esseri umani che abbia vessato la donna. Queste sono letture contemporanee di epoche passate che concepiamo solo dall’alto delle nostre odierne possibilità.
    Purtroppo l’evoluzione del lavoro e del diritto ha un effetto volano che crea lentezza nella parità delle opportunità: si inventa la pompa idraulica e di lì la scavatrice. Ma poiché quel lavoro era svolto da secoli da uomini, pensare che possa essere svolto anche da una donna richiede un tempo di adattamento cognitivo. E vale per tutte le professioni.
    Al contrario il potere non ha sesso. Il potere azzera il sesso di chi lo ottiene. Per questo ci si stupisce spesso che le donne, una volta al potere, agiscano come gli uomini, e non capiamo che inquadrare il potere da un punto di vista sessuale esclude la comprensione e della forza che occorre per ottenerlo e della forza che serve per mantenerlo.
    La Fornero, nel momento in cui diviene personaggio pubblico di potere, perde il parametro della sessualità come criterio regolativo di giudizio.

  64. D’accordo Ugo, in linea di massima.
    Però chi va al potere si porta dietro la sua identità e può farla valere, nei limiti consentiti dalla logica del potere, che non è né maschile né femminile: è quella di dovere tenere conto di tutte le conseguenze di ogni scelta, in primo luogo delle conseguenze che possono di fatto vanificare la scelta.

    Mi chiedo cosa farebbe Donatella come ministro del lavoro. O, se non se la sentisse, chi vorrebbe al posto della Fornero.

  65. Aggiungo, in linea con Ugo riguardo alla logica del potere, che qualsiasi scelta del ministro del lavoro, uomo o donna, femminista o maschilista, una volta divenuta legge, non vale nulla senza la forza di cui lo Stato ha il monopolio legittimo.
    E’ la forza che consente allo Stato di farti pagare una multa di sosta vietata, anche se non vuoi. :-)
    La Fornero, accettando di fare il ministro del lavoro, accetta di usare questa forza.

  66. Ugo e Ben, anche io sono piuttosto d’accordo con ciò che dite sul potere e sulla sua caratteristica di coinvolgere le identità in modo che i due sessi si ritrovino in una condizione apparentemente neutra. Il problema è che non esistono soggettività neutre, né esseri viventi neutri, cosicché è accaduto che al potere ci sono stati per lo più uomini che hanno informato di sé il potere, più delle donne. Per questo parlo di società maschile. Ma che poi il potere, così come concepito , coinvolga nelle sue modalità donne e uomini, sono d’accordo. Non sono d’accordo sul fatto che si perda la propria sessuazione quando si è al potere, si può negare, questo sì, ma una donna non diventa un uomo e viceversa. Questo io credo. Non credo ai luoghi comuni e per questo non credo al talento maschile o al talento femminile. Per intenderci: sono certa che le maggiori facoltà relazionali attribuite alle donne derivino da null’altro che dai compiti che hanno tradizionalmente svolto, per cui una donna che comunica con neonati e morenti è più incline ad interpretare il non verbale, ma non credo che questo disitingua in modo “naturale” una donna da un uomo.
    Per esempio le città ma la società intera sono state costruite senza tenere conto di tutto il lavoro necessario per vivere, ovvero quello che chiamiamo Cura e che sembra destinato a restare invisibile nei suoi legami con l’universo che produce e con gli effetti sull’economia.
    E, ancora per esempio, io non credo nemmeno un po’ al concetto di “conciliazione” dei tempi di vita e di lavoro che secondo me devono restare distinti. Io non credo che la propria realizzazione debba dipendere tutta dal lavoro, questa è una concezione maschile, di uomini, cioè, che non hanno tenuto abbastanza in conto che la vita non si svolge tutta lavorando ma che su quello hanno puntato.
    Ben, posso dirti che ho risposto sempre di no alle proposte di candidatura in ruoli istituzionali e/o di potere e che continuerò a farlo. Questo non vuol dire che io non abbia una mia visione e una mia responsabilità: ce l’ho come cittadina e lavoratrice. Quello che non ho è un’idea su chi potrebbe andare a ricoprire questo compito ma di sicuro vorrei qualcuno/a in grado di comprendere che investire, ad esempio e ove si può, sul telelavoro sarebbe un scelta molto sensata e vantaggiosa sotto una molteplicità di aspetti. Qualcuno/a che abbia il coraggio di abbassare di molto il divario fra gli stipendi dei dirigenti e dei dipendenti, qualcuno che abbia a cuore un’equità non soltanto nominale che si raggiungerebbe equiparando tutti al peggio; qualcuno/a che non pretenda di pagare una crisi indotta da logiche capitalistiche massacrando i deboli ma facendo pagare chi quella crisi l’ha generata. Qualcuno che abbia il coraggio di investire su ciò che non distrugge (energie rinnovabili, agricoltura, artigianato), che abbia la forza di ridimensionare l’industria bellica e che sostituisca alla parola crescita quella di sviluppo e che sia in grado di instaurare una cultura in base alla quale il mio lavoro ha valore anche se per un periodo della mia vita svolgo attività che non sono immediatamente legate al mio titolo di studio. Qualcuno in grado di far valere principi che niente hanno a che vedere con l’arrivismo e con il guadagno indiscriminato ma che sappia ripristinare il giusto senso al rapporto lavoro/retribuzione. E che sappia infondere ai giovani il coraggio di investire sulle proprie capacità e competenze sostenendo davvero la creazione di imprese, invece di fingere di farlo com’è stato negli ultimi trent’anni. Qualcuno che abbia a cuore il sud del Paese e non lo ritenga più un bacino di assistenzialismo e di corruzione ma sia capace di prendere atto che la corruzione va sgominata ovunque.
    Qualcuno capace di rivedere l’organizzazione del lavoro in funzione degli esseri viventi e che li abbia cuore tutti; qualcuno che non ha nemmeno bisogno di parlare di merito perché ha il cuore di darlo per scontato.
    Voglio dire che il problema non è secondo me nella persona che fa o farà il ministro del lavoro ma nella contrattualità che come cittadini non abbiamo nei confronti di chi governa. Basta che abbia competenze in materia e che non sia asservito/a ai potenti e che all’asservimento sostituisca la capacità di lasciarsi interpellare dai bisogni e dai desideri dei cittadini, per ottenere la mia fiducia, ma non ho al momento un nome da proporre.
    Il mio è anche meno di un brain storming, scusate il disordine nella mia esposizione, ma per ora mi sento costretta a partire più da ciò che non va, che da ciò che vorrei, tanto è assurdo ciò che sta accadendo. Mi sento un po’ epicurea, adesso :-)
    Ah, dimenticavo: le pari opportunità non sono il mio valore dato che non credo al valore delle posizioni privilegiate. Credo che il valore sia il rispetto fra umani e fra umani e mondo circostante, rispetto da cui tutto discende. E che manca in modo impressionante.

  67. Aggiungo anch’io una cosa. Dalla domanda di Ben sembra che io abbia detto di non gradire la Fornero al governo, non è così, spero il mio ultimo commento lo abbia chiarito. A me non piace la manovra di questo governo, compreso quel che di personale hanno potuto aggiungere i ministri, come il pianto, la rinuncia al compenso. Mi sembrano modi per dire di una presa di distanza da ciò che hanno fatto, non corrispondente alla realtà: sono loro ad aver composto la manovra e non è rinnegandola con la propria emotività che potrà cambiare. Si modifichi sapendo cosa chiedono i cittadini e le cittadine di questo Paese e non accontentandosi di sentire coloro che, invece, sono stati ascoltati.

  68. Donatella, tu hai fatto un elenco di obiettivi che un ministro del lavoro dovrebbe perseguire. Sono obiettivi che credo Fornero, Monti e tanti altri, fra cui anch’io, potremmo condividere largamente.
    Ho però l’impressione che tu creda che un governo possa realizzarli, se solo vuole. Non è così.
    Il governo può solo prendere decisioni che avviino processi che possano prevedibilmente avere qualche effetto nella direzione desiderabile. I provvedimenti del governo agiscono sulla società come le medicine sul corpo: gli effetti non dipendono dalle intenzioni del medico, ma dai meccanismi d’interazione fra farmaci e organi, fra la molecola curativa e la cellula su cui agisce, con una catena complicatissima di azioni e reazioni. Che bisogna conoscere e saper prevedere, in economia e in politica come in medicina. E per molti malanni, fisici o sociali, non ci sono rimedi risolutivi.

    Credo che Monti e Fornero dovrebbero impegnarsi molto a spiegare queste cose.
    Ad esempio, spiegare perché congelare le pensioni per due anni (sopra i 936 euro) serva (se serve) a migliorare la situazione di tutti. Perché non convenga (se non conviene) tassare i ricchi più di tanto, nell’interesse stesso dei poveri. E così via.

  69. Ok. Allora aggiungo pure io una cosa. Questi ultimi commenti sono intrisi di una retorica reazionaria che rifugge volutamente le dinamiche psichiche del comportamento umano. Evidentemente le lacrime non vi bastano. Volete proprio il sangue.

  70. Ben, dipende dalle scelte e dalle norme, e la manovra l è entrambe le cose.
    Non sono per niente convinta del fatto che non tassare troppo i ricchi sia nell’interesse dei poveri, per niente. Solo un esempio su tutti: l’Imu da fa pagare al Vaticano.

  71. Donatella, ogni norma ha molte conseguenze, alcune delle quali possono essere contrarie alle intenzioni di chi l’ha proposto, e quel che conta sono le conseguenze, tutte le conseguenze, alcune talvolta controintuitive, e non le intenzioni.
    Che effetti abbia, nel breve e nel lungo periodo, un supplemento d’imposta del 3% invece che del 1,5% sui capitali scudati non è ovvio, richiede complesse valutazioni.
    A me piacerebbe molto fare pagare l’Imu al Vaticano, ma se fossi al posto di Monti, prima di farlo, farei il conto di tutte le conseguenze, economiche, politiche, sociali, giuridiche, ecc., immediate e a lungo termine, di una simile decisione. Credi che Monti non l’abbia fatto? Credi che non la pensi come te e me al riguardo?

    Oggi la priorità è salvare l’Italia da un fallimento imminente, che sarebbe catastrofico, non per i ricchi ma per tutti gli altri. Qualsiasi provvedimento che metta a repentaglio questo obiettivo è da evitare o posporre.

    Personalmente ho idee molto limitate su che cosa si debba fare operativamente, mi manca la competenza, e quel che conta sono i dettagli delle scelte operative.
    Che, ripeto, il governo dovrebbe cercare di spiegare ai cittadini, per quanto possibile, cercando di spiegare le ragioni, spesso molto complicate e con aspetti tecnici (economici, amministrativi, giuridici), per cui si fa così e non cosà.
    Incluso il sì o il no per l’Imu al Vaticano.

  72. Non tassare troppo i ricchi nell’interesse dei poveri a me pare una traduzione di quella “trickle down economy” che tante volte ho sentito celebrare dai repubblicani nelle campagne elettorali americane, e che ha caratterizzato decenni di politica in cui si è accompagnata a una mancanza di regole politiche sulla finanza che ci hanno condotti dove siamo ora, tutti, Usa ed Europa. Quanto alle ragioni per cui si sia optato, nella manovra, per questa e non per un sostegno alle fasce più deboli, temo che ci sia stato un compromesso inevitabile con chi oggi ride e dice che avrebbe fatto la stessa riforma. E i voti del suo partito sono purtroppo necessari per evitare di cadere in una brace peggiore della padella in cui siamo, almeno questo è quel che a me sembra.
    Detto questo, tanto per chiarire quanto a me la manovra non piaccia affatto, vedo le lacrime della Fornero in modo diverso da Donatella. Fatico a spiegarmi, ma ci provo. Dire che sono di una persona che è andata contro i suoi principi non significa dire che sono neutre. Io, in quei principi, vedo anche la sofferenza di una responsabilità di genere alla quale Fornero sa di non essere riuscita ad assolvere. E vedo anche la sofferenza per la complicità con e la responsabilità di ingiustizie gravissime. Per me che un/a pensionato/a veda diminuire il valore della pensione con la quale magari paga l’affitto di un appartamento (affitto che aumenta) a qualcuno che magari l’appartamento l’ha comprato con soldi non dichiarati, dichiarando una cifra fittizia, e che magari ha anche un patrimonio mobiliare e immobiliare che verrà toccato pochissimo e certamente non indagato nella sua provenienza in relazione al reddito dichiarato (senza dimenticare che probabilmente in più di un caso ci saranno anche un po’ di soldi rientrati sotto la protezione di qualche scudo), ecco, tutto questo fa piangere me quando vedo gente che fa fatica a pagare la spesa al supermercato.
    (a parte il riferimento alle lacrime, temo di essere andata un po’ OT e chiedo scusa). Il programma ideale di Donatella lo condivido. Non sarà possibile prima di nuove elezioni ed è a come vogliamo quelle elezioni – incluso il ruolo contrattuale degli elettori e delle elettrici – che credo dovremo pensare nei prossimi mesi di lacrime, e mi auguro davvero non di sangue.

  73. “Non tassare troppo i ricchi nell’interesse dei poveri a me pare una traduzione di ………………”

    Iannacci+Fo?

    E sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam,
    e sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam!

  74. Vorrei chiarire riguardo a “non tassare troppo i ricchi nell’interesse dei poveri”, che ha suscitato comprensibili reazioni. (Mi è sfuggita. In effetti può evocare la “trickle down economics”, cui sono però contrarissimo.)

    Ci sono ricchi che hanno un reddito di un milione di euro, o anche molto di più. Tassare questi redditi al 70% sembrerebbe ragionevole, in fondo per campare gli resterebbero da 300.000 euro l’anno in su.
    Perché nessun governo lo fa?
    Perché i governi sono controllati dai super-ricchi? E’ per questo che Monti ha deciso di non alzare l’Irpef dal 41 al 43 e dal 43 al 45% per i redditi più alti, come in un primo momento si credeva che facesse?
    O invece principalmente perché superare certi livelli di tassazione, tenuto conto dei livelli vigenti negli altri paesi in un mondo ormai globalizzato, avrebbe effetti dannosi per l’economia nazionale nel suo complesso, e quindi anche e soprattutto per gli strati sociali meno ricchi?

    Personalmente sono per tassare i ricchi il più possibile, compatibilmente con il buon funzionamento del sistema economico (secondo criteri tutti da precisare, e in parte opinabili), tenuto conto della sua attuale fortissima interdipendenza col resto del mondo.

    Quant’è “il più possibile” vantaggioso per tutti? (Mi riferisco all’aliquota IRPEF massima).
    Il 35% degli USA, con scarsa evasione? Il 40-45% prevalente oggi in Europa? Il nostro 43% con evasione mastodontica? O molto di più?

    Volevo solo dire che, sebbene questa sia certamente un’importante questione di equità, è anche una questione di convenienza, con ricadute economiche niente affatto ovvie su tutte le classi sociali.

    Scusate il fuori tema.

  75. Ben, capisco benissimo. Non avere toccato l’evasione in alcun modo, e non prevedere di farlo, è non solo una fonte enorme dei mali di oggi ma anche in buona parte di quelli che ci hanno portati qui. Io conosco, purtroppo, persone che non stanno affatto piangendo, ne incontro tutti i giorni tra i genitori delle scuole del centro di Milano. Gente che dichiara di dover andare in un albergo un po’ meno caro – a Celerina o a Saint Moritz, si badi bene – perché il fisco gli ha fatto qualche controllo. Che ha venduto la casa in centro e ora è in affitto perché non se la poteva in teoria permettere, ma poi ha comprato la seconda (anzi quarta) casa in Svizzera, intestandola alla mamma (e immagino che la vendita della casa sia avvenuta in parte (gran parte?) in nero. gente che ti invita a cena e se parli male di chi evade ti dice, con un sorrisetto complice: ma come, tu neanche un pochino? Io non tutto, chiaramente, ma un po’ sì….
    Io non riesco più nemmeno a salutarli, tanti. Si ha paura di un prelievo forte sui capitali scudati rientrati perché c’è un accordo, ma non si ha paura di quel che succederà con tanta gente che non riesce nemmeno più a fare la spesa? Il post di oggi di Loredana Lipperini è davvero da lacrime. Alternative a questo sistema vanno cercate in fretta, ma non si farà senza liberarsi dal ricatto della sfiducia. Non mi faccio illusioni, da qui si doveva passare, è la via relativamente incruenta – anche se dipende dai punti di vista, dai panni in cui ci si trova, quanto davvero incruenta.
    Dunque, d’accordo con te, Ben, ma qui c’è chi non dà niente e niente ha mai dato, pur prendendo a piene mani e sottraendo servizi e risorse ad altri/e. Senza correggere questo, non si riparte. Che poi, dopo, sarà più facile tassare di più i ricchi, più equo, e più accettabile e accettato.

  76. Segnalo un articolo da Lavoce.info, dove ho trovato anche articoli della Fornero (lo dico per sembrare un po’ meno OT, anche se forse c’entra anche il tradimento allo spirito di un sito che, quando trovo il tempo, leggo con interesse): http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002715.html

  77. Non lo so,Ben…capisco il tuo ragionamento e al contempo ho altri pensieri che mi frullano, cose sentite, lette, viste. Capisco che siamo in una trappola mortale ma non riesco a sopportare che la risposta a questo maledetto stato di cose produca più sofferenza di quanta ce ne sia già. Io non mi rassegno, Ben, non ce la posso fare per quello che vedo intorno a me e sì, anche per le testimonianze che si possono leggere da Lipperini, Ilaria, ma qui dove vivo io non devo guardare lontano per vedere una discrepanza insopportabile fra le condizioni di vita delle persone.
    Io so che un’economia che non ha rispetto per la vita delle persone, o meglio che ne ha troppo per la vita di alcuni, non è da sostenere in alcun modo. Personalmente ho cominciato da tempo a controllare l’impulso ai consumi, non solo per ragioni di risparmio (che devo a me stessa e alle persone delle quali sono responsabile) ma per un fatto etico importantissimo, ovvero il sapere che ai miei sprechi corrisponde tanta sofferenza.
    Tu dici, Ben, che Monti vorrebbe ma non può. Noi non ci conosciamo ma sento la tua buonafede, e sento che hai ragione nel dire che Monti dovrebbe spiegare. Il fatto è che non solo non ha spiegato ma ha definito equa la manovra. Equa è, mi sembra, la stessa parola usata da Fornero intendendo il contributivo per tutti. Non è equo il contributivo per tutti, non è equa la manovra, perché riempirci di parole che significano il contrario di quello che si fa?

  78. Grazie Ilaria, stavo per linkare lo stesso articolo ma approfitto per aggiungere una considerazione che lega un po’ meglio le cose che ho appena detto, spero.
    Noi siamo in un sistema e ne siamo regolati, per cui se in Italia perseguiamo gli evasori compromettiamo il funzionamento del sistema medesimo. Ma questo vale anche per la sofferenza che generiamo ostinandoci a mantenere in vita ciò che corrisponde alla povertà di chi è nelle maglie più lontane del sistema, penso al sud del mondo ma non solo, penso anche a chi è già povero. La stessa cosa vale per gli armamenti: sevono a mantenere un equilibrio, si dice. Ma come si fa, ribadisco, a definire equilibrio uno squilibrio terribile come la paura di farsi la guerra e di non riuscire a difendersi? Non sarà che anche le parole che usiamo contribuiscono a fare il male che ci ritroviamo a fare anche non volendo? non volendo? cosa vuol dire, però, non volere tutto questo eppure farlo, quotidianamente? Dice Ina Praetorius che tutto ciò che è stato costruito si può cambiare ed io ci credo, è l’unica cosa nella quale posso credere, ormai. Mi dispiace di averlo capito solo da adulta, mi dispiace di aver creduto che le cose stessero diversamente, che noi non c’entrassimo niente con la povertà di altri, ma da quando lo so la mia prospettiva è completamente cambiata. So anche che siamo in molti e che aumentiamo. Le lacrime di Fornero, per esempio, sono state importanti anche per risvegliare la nostra percezione della situazione, hanno detto di una discrepanza incompiuta ma l’hanno messa sulla scena pubblica, in questo senso le sono grata.

  79. Donatella, tu dici, anche se a malincuore:
    “Noi siamo in un sistema e ne siamo regolati, per cui se in Italia perseguiamo gli evasori compromettiamo il funzionamento del sistema medesimo.”

    Non vorrei che attribuissi questa tesi a me, che pure ho parlato di funzionamento del sistema.
    Perseguire gli evasori nel modo più energico ed efficace, senza nessuna indulgenza e nessun condono, NON compromette affatto il funzionamento del sistema economico, anzi lo aiuta a funzionare molto meglio. L’evasione fiscale inquina la concorrenza e danneggia il funzionamento dei mercati.

    Monti, che è stato un mastino nella difesa della concorrenza a livello internazionale, ha preso ora provvedimenti notevoli contro l’evasione fiscale: in particolare, il divieto del contante nelle transazioni superiori ai 1000 euro.
    Una lotta efficace all’evasione non si fa con proclami, ma con un complesso sistematico di azioni che richiedono metodo, tenacia e tempo.

  80. Lettera Aperta al ministro Fornero ..
    e per conoscenza al popolo di Facebook….

    al 31 dicembre di quest’ anno compio 57 anni ho 39 anni e 7 mesi di contributi , ho iniziato a lavorare in gelateria in Germania il 2 febbraio del 1970 ..ave…vo 15 anni ( nato il 31-12-1954 ) fa’ fede il libretto dei versamenti fatti dal proprietario della gelateria un Cadorino di Venas di Cadore che mi faceva lavorare 7 giorni su 7 dalle ore 8 del mattino alle ore 01.00 del mattino dopo come puo’ ben immaginare
    il 10 agosto del 1970 … li ho salutati e me ne sono tornato a casa tra le mie amate montagne della Carnia ..perche’ le racconto tutto questo?…vorrei capire se si commuovera’….e se piangera’…pensando ad un adolescente lontano da casa in un paese straniero ..solo…e sfruttato ….le assicuro che ogni notte ricordo che piangevo dalla disperazione e dalla stanchezza….

    Ma veniamo al nocciolo…Entro il 30 settembre 2011 ho consegnato all’ I.N.P.S. di Padova la documentazione che certifica i requisiti per Lavoro Usurante ,..lascio volentieri un posto ad un ragazzo giovane , io sono ormai considerato un ” rottame ” …il giorno 14 novembre mi sono recato all’ I.N.P.S. di Padova per conoscere a che punto e’ arrivata la mia pratica , sentendomi rispondere che avrei dovuto ” prendere un’ appuntamento ” in un non meglio specificato martedi’…..bene ( quando potro’ parlarle a 4 occhi…perche’ so’ che Lei cosi’ sensibile,.. mi ricevera’ nel suo ufficio di Roma….le raccontero’ come ho fatto ad ottenere nel volgere di 30 secondi il PASS per parlare con la persona che si occupava dei Lavori Usuranti al II° Piano del Palazzo ) la persona mi ha riferito che ” DIPENDE TUTTO DA ROMA CHE I CONTEGGI LI FATE VOI , CHE E’ MATERIA NUOVA ETC.ETC.ETC. ” .

    Caro Signora Ministro la informo che a partire da oggi 05-12-2011 io cerchero’ in tutti i modi di essere ricevuto da Lei…mi fido solo di Lei e della Sua comprovata Sensibilita’ ed Onesta’ Intelettuale ..non voglio piu’ parlare con impiegati o altri soggetti ..ma solo con Lei,…sono sicuro che sapra’ farmi i conti nel volgere di un paio d’ ore in modo che io possa terminare il resto dei miei giorni o di quello che mi rimarra’ con la mia sudata PENSIONE ma GUADAGNATA ONESTAMENTE ..senza dovermi VERGOGNARE di essere stato un LAVORATOE PRECOCE …che a 15 anni per 7 mesi certificati ha DURAMENTE LAVORATO IN GERMANIA E PAGATO I PROPRI CONTRIBUTI.

    La prego di NON FARMI VERGOGNARE DI ESSERE STATO UN EMIGRANTE UN LAVORATORE PRECOCE CHE HA VERSATO I PROPRI CONTRIBUTI FIN DALLA TENERA ETA’ DI 15 ANNI, SOPRATUTTO NON MI FACCIA VERGOGNARE DI ESSERE UN ITALIANO.

    A presto Signora Ministro

    cordiali saluti

  81. Per quanto autentica possa essere stata la commozione, purtroppo il mio commento su questa esternazione è negativo. La commozione provata, pur sincera, ha determinato empatia, certamente. Ma la signora Fornero non patirà certo i sacrifici degli italiani “normali”. A dire il vero, non so se sul serio sia in grado di immaginarli: chi guadagna bene, chi fa una bella vita, priva di stenti e privazioni, difficilmente è in grado di comprendere, di immaginare, di immedesimarsi nelle difficoltà reali degli altri, nelle lotte per la sopravvivenza quotidiana, economica, sociale, morale.
    Coloro che decidono per noi dovrebbero assumere un codice di comportamento propedeutico al far le leggi: vivere in modo “comune”, essere parte del popolo, osservare le reali necessità del paese, non le fredde statistiche, le quali non fanno altro che riportare numeri ed osservazioni sterili, lontane dalle necessità umane che possono osservarsi e farsi vere solo con il contatto umano, col sentirsi appartenenti ad una terra, prima che ai suoi scranni.
    Ogni cosa cambia, ed anche questa crisi cambierà. Ciò che temo non possa mai cambiare, è l’atteggiamento di chi assume una funzione politica: per quanto buone possano essere le intenzioni iniziali, questi è inevitabilmente destinato a cambiare e rendere conto alle logiche di potere, a lasciarsi coinvolgere dalle priorità di casta, o in mancanza, ad essere travolto.
    Non so se un giorno avremo dei BUONI governanti: coloro che possano assumere il compito, su mandato di chi viene da essi rappresentato, di dare onore al Paese che rappresentano, attraverso comportamenti e valori in forza dei quali potranno e dovranno derivare le migliori direttive per tutti noi.

  82. No, Ben, non attribuisco a te quella visione. Però non mi sembra che il governo stia mettendo in campo misure suffficienti per combattere l’evasione fiscale. Ad ogni modo qui altri modi di vedere la crisi:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/conviene-lausterita/175693/#.Tt8VxpDnGMY.facebook
    http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/3396-stato-del-debito-etica-della-colpa

  83. Non credo che le lacrime della ministra fossero “finte” e capisco la sua commozione. Ma penso anche che ci sia un disagio ad essere in quel posto. E’ mossa dal desiderio di esserci? O ha accettato la nomina “per dovere”, nel senso più “alto” del termine, non tanto di schieramento di partito. Senso del dovere nel momento del bisogno, verso lo stato italiano. Che a me sembrano tutte cose molto astratte e disincarnate. In un luogo, anche a quel livello, io ci sto se ho il desiderio di starci e di condividere con altri/altre un progetto, assumendomi ovviamente tutte le responsabilità. Questa è una delle grandi lezioni del femminismo. Quando non stiamo con agio nei luoghi (agio non significa “allegri” e ridenti” ovviamente, ma in modo condiviso, a partire da me, dal mio desiderio di esserci e dall’accettazione dei miei limiti), ecco che la corporeità del mio essere reagisce, anche con delle lacrime.
    Detto questo è bene che i giornali ei TG parlino della manovra Monti e non delle lacrime della ministra. Il primo commento dei giornali all’insediamento del governo Monti era: bene, queste donne sono nonne e vestite seriamente, della serie, quelle giovani e vestite di rosso sono tutte stupide e zoccole?

  84. mah secondo me il concetto è questo : Se si ha presente di come è oggi la televisione è abbastanza lecito pensare che quelle lacrime possano essere uscite ad arte, come sarebbe capace di fare un qualsiasi attore anche di basso livello uomo o donna che sia. Se poi non è così, buon per lei significa che erano sentite…tutto il resto (compreso il discorso lacrime-donna o lacrime-uomo) , magari si può fare così , per vendere più copie di giornali o cose del genere perchè, come diceva il buon Giorgio Gaber , a noi italiani piace la polemica anche così, solo pour parler , ma ,a parte questo, che senso ha?

  85. Le viene il groppo e si commuove. Ma non le fa onore. E’, con ogni evidenza, sincera. Per un attimo di consapevole umanità vede gli effetti dannosi che le sue decisioni avranno sulla pelle dei più deboli e si ricorda di condividere con loro lo stesso destino della vita. Ma subito si ricompone e l’umanità scompare per far posto alla lucida ragioniera che deve far prevalere la ragion di banca o di stato dei banchieri che si preferisca dire. Se avesse voluto far prevalere le ragioni dello stato democratico, allora non avrebbe mai fatto scelte così sbagliate e avrebbe potuto commuoversi con onore per essere riuscita ad affrontare la situazione con equità. Parola tanto ripetuta e tanto tradita.

  86. Eh già, povera Fornero è lei la vera vittima mica noi.
    E’ una donna quindi è sicuramente brava e buona, mica come gli uomini (se avessero fatto il piantarello loro allora sì che si poteva parlare di presa per il c…o)

  87. A voi che la difendete, nonostante quello che ci ha propinato (cercando di prenderci per i fondelli coi pianti finti) speriamo che vi levino pure il sangue, così forse vi svegliate!

  88. Lino propone un’interpretazione delle lacrime della Fornero empatica (“un attimo di consapevole umanità”) ma intelligentemente negativa, nel senso che propone una spiegazione verosimile di una scelta deprecabile: “far prevalere la ragion di banca o di stato dei banchieri” su quelle “dello stato democratico”.

    Ma la distinzione fra le due ragioni regge poco. E’ vero che i duri provvedimenti della Fornero, in linea con la politica di Monti, Draghi e altri tecnocrati, sono diretti anche a non fare fallire le banche italiane ed europee, che sono effettivamente molto a rischio.
    Ma questo, oltre che nell’interesse dei banchieri, che comunque se la sfangherebbero felicemente, è nell’interesse di decine di milioni di piccoli risparmiatori italiani ed europei che rischiano di perdere i loro risparmi — spesso modesti risparmi accumulati in una vita di lavoro. Non dico che siano interessi sacrosanti e intoccabili, dico che sono un po’ diversi da quelli dei banchieri e dei capitalisti.

    Quando si propone di risolvere la crisi non pagando il debito pubblico, ci si dimentica che i creditori non pagati sarebbero anche e principalmente loro. E ne andrebbero di mezzo anche i pensionati attuali e soprattutto futuri, i cui contributi previdenziali siano gestiti da fondi che investono in titoli di stato.

    Si può benissimo sostenere che Fornero, Monti e Draghi sbaglino in questo o quest’altro, conti alla mano, e non siano abbastanza sensibili alle ragioni di gente assai meno benestante di loro, senza credere a un complotto dei banchieri, o a una fumosa “ragion di banca o di stato dei banchieri” a cui non si capisce perché persone come Fornero, Monti o Draghi dovrebbero sottostare. Che interesse ne avrebbero personalmente?

    Se sbagliano, sbagliano perché non fanno bene i conti dei nostri interessi, non perché vogliono fregarci per oscure ragioni. L’atteggiamento giusto, secondo me, è aiutarli a fare i conti meglio. Cosa che purtroppo richiede molta competenza tecnica. Esempi di critiche in questo senso, citate anche da altri post, in http://www.lavoce.info/.

  89. Il ministro Fornero ha mostrato consapevole umanità incrinando lo stile distaccato, molto inglese – come lo humor – del premier Monti e della compagine di governo? Forse sì, ma in questo culmine di emozione con cui ha rotto il protocollo si legge anche un contrasto di emozioni e il tracollo di una persona di fronte a responsabilità e scelte difficili, nel momento in cui si trova alla guida del Paese e dovrebbe offrire certezze, spiegazioni e non lacrime.
    Dettate dal ruolo a cui è stata chiamata e frutto del senso d’inadeguatezza tipico di chi è intransigente con se stesso e con il proprio lavoro contribuiscono a rafforzare l’immagine di rigore della compagine governativa, ma interpretate in relazione a quella parola “sacrifici” generano una certa comprensibile stizza, e non tanto perchè non colpiscono il ministro in prima persona, ma perchè fanno somigliare i provvedimenti presi totalmente obbligati quando invece, come ogni decisione, sono il frutto di scelte, valori e priorità. La veste di governo tecnico, per la salvezza nazionale, stretto fra le direttive dell’Unione Europea e dei mercati, pone già solidi paletti contro ogni critica alle misure adottate, se poi questi proveddimenti vengono enunciati con la voce da martire di chi è stata costretta ad infliggere al popolo queste scelte dolorose, provocando un malessere anche più invalidante a se stessa, allora ogni azione di contestazione sembra del tutto bloccata. E’ da qui, credo, nascano i titoli ingiuriosi di Libero e il Giornale, sottoscritti da una parte della sinistra.
    Se Berlusconi, o un qualsiasi altro governo ‘politico’ avesse promulgato una legge per la deindicizzazione delle pensioni due volte il minimo, avremmo avuto un’alzata di scudi di cui al momento non si vede nemmeno l’ombra. Ogni scelta è una scelta e il Ministro o Monti non si possono trincerare dietro le lacrime o il rigore dei tecnici. Se ritengono che le misure adottate siano giuste le espongano con lucidità, ne accetino la responsabilità e tutte le critiche formulate dalle parti sociali, dai media e dalla società civile.
    Vorrei anche fare un’ultima considerazione su un’espressione usata nel post: cosa significa che il pianto della Fornero è stato “molto più maschile – se di differenze di genere vogliamo parlare – di quanto voglia ammettere, perché subito seguita da scuse, e soprattutto compensata da una chiarezza e lucidità di esposizione”. Forse sarebbe stato meglio dire ‘se di stereotipi di genere vogliamo parlare?’ Passi per la ritrosia e l’imbarazzo con cui il Ministro ha fatto scivolare le lacrime in una società in cui il pianto è ancora appiccicato all’identità femminile, ma la chiarezza e la lucidità di esposizione dobbiamo veramente ancora considerarle caratteristiche spiccatamente maschili? Forse sono eccessivamente positiva ma mi auguro che competenza e lucidità siano riconosciute anche in Italia ad entrambi i sessi, e se ancora resistono posizioni reazionarie e sessiste non citiamole continuamente come scontate. Non normalizziamole.

  90. Credo che alla base di queste lacrime ci siano problemi grandi relativi all’autonomia di azione del Governo Monti. Vi suggerisco questo articolo in merito:
    http://potatopiebadbusiness.com/2011/12/09/repubblica-tecnico-parlamentare-italiana/

    Ciao! Grazie.

  91. Non mi metto a discutere sulle reali motivazioni del pianto della Fornero perché non la conosco personalmente e non leggo nel pensiero però quando l’ho vista ho subito pensato: “Se piange lei noi poveracci cosa dobbiamo fare, suicidarci?” Ci fa capire la reale situazione dell’Italia e il peso che ci darà la manovra. Speriamo che lei, con la sua sensibilità, ci alleggerisca il peso dove può. Comunque, sono contraria ad ogni forma di pensiero estremistico che tu hai descritto.

  92. IL BUONISMO DI FRANCESCA ED ALTRI è FUORI LUOGO — SPERO CHE LA DETTA NON POSSA PIù LACRIMARE — E SPERO ANCHE ,CHE I BUONISTI POSSANO AVER CAMBIATO IDEA E CONDIVIDANO LA MIA ASPETTATIVA, CHE NON è SOLO PER L’INNOMINABILE MA PER TUTTA LA COMPAGINE POLITICA AMMINISTRATIVA. RIDURRE LA GENTE ALLA FAME CON CONSAPEVOLEZZA E LE LACRIME AGLI OCCHI, ALTRO NON è CHE UN SARCASMO LURIDO E VILE.

  93. A dicembre 2011 mi sentivo in buone mani con la Fornero e con il governo tecnico Monti, forse perchè sembravamo scampati dallo sfacelo del governo-burletta di Berlusconi.

    A distanza di più di un anno devo però dire che mi sbagliavo sulle lacrime della Fornero e non solo su quelle, visto che Berlusconi, che davo definitivamente neutralizzato, è riuscito a tornare in gioco come uno zombie in un mediocre film dell’orrore.

    Le lacrime della Fornero non le avevo capite e non le potevo capire: erano lo sfogo umano di una persona che sapeva che cosa sarebbe stata costretta a fare.

    Le riforme della professoressa Fornero oggi finalmente appaiono per quello che sono: macelleria sociale sulla pelle di chi non è riuscito ad avere i diritti (privilegi) che hanno avuto in tanti fino a poco tempo fa. Quei diritti-privilegi sono stati cristallizzati in “diritti acquisiti” mentre agli altri sono rimasti i doveri, i DURC, le partite IVA più o meno virtuali, l’inutile speranza di avere un lavoro o di avere un lavoro con delle garanzie serie (e sostenibili).

    Stiamo pagando i debiti, o meglio alcuni stanno pagando i debiti fatti con i soldi e la fatica degli altri. Non la invidio professoressa Fornero, sono in tanti ormai a metterle sulla coscienza i tanti suicidi conseguenze più o meno dirette delle riforme che portano il suo nome… quelle lacrime oggi si spiegano benissimo, purtoppo.

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