Archivi del giorno: martedì, 6 dicembre 2011

La moda di usare lo smartphone e il tablet mentre gli altri parlano è arrivata in politica. Ma è solo maleducazione

Conosciamo tutti la situazione di Tizio che parla mentre Caio butta continuamente l’occhio verso il tavolo, dove giace il suo smartphone. Finché: «Scusa, mando solo un messaggio». Ma non è finita, perché dopo qualche secondo l’occhio è ancora lì. Anche se l’aggeggino è silenziato, anche se Caio non scrive più nulla, l’occhio irrefrenabilmente ci torna.

Ma questo è già un caso fortunato, perché Caio chiede scusa e tutto sommato si trattiene dal ripetere il gesto. Va peggio se, mentre Tizio parla, Caio scrive sullo smartphone o sul tablet senza nemmeno scusarsi. Finché di colpo: «Dicevi, scusa?». E va ancora peggio se, mentre Caio si dedica alla tavoletta, assume pure quel tipico sorriso ebete che implica: «In rete sì, che accadono cose divertenti, mica qui». Inutile farla lunga, per definire questa pratica io conosco una sola parola: maleducazione.

Cambio di scena: dalla vita quotidiana alla politica mediatizzata.

«Ballarò», martedì 29 novembre. Angelino Alfano prende a conversare con i suoi fan di Facebook mentre Rosy Bindi parla. Il gesto è importante, perché indica chiaramente la nuova immagine che Alfano sta costruendo per il Pdl: giovane, dinamico e dedito ai social media. La regia di Ballarò infatti lo acchappa al volo, distogliendo l’attenzione (come ha fatto Alfano) dalla Bindi per tuffarsi sul tablet che lui sta consultando. E per una settimana i media non faranno che parlare del tablet di Alfano.

«In onda», sabato 3 dicembre 2011. Ospiti in studio: Concita De Gregorio (giornalista di Repubblica), Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) e Maurizio Gasparri (Pdl). Appena la trasmissione comincia, è subito chiaro cosa ci aspetta: sul tavolo ci sono ben due tablet – uno di Nicola Porro, l’altro di Gasparri – e uno smartphone, in mano a Favia.

In onda 3 dicembre 2011, panoramica iniziale

Infatti per tutta la trasmissione la camera passa di continuo dal volto di chi sta parlando a quello di Porro, Favia o Gasparri che, invece di ascoltare o, nella migliore delle ipotesi, ascoltando solo con un pezzo di cervello, si dedicano a qualche attività in rete. O passa dal volto di chi parla alle mani di chi scrive sul tablet (Porro e Gasparri) o sullo smartphone (Favia).

In Onda, Porro che consulta il tablet

In onda, Gasparri che scrive sul tablet

A meno di una settimana dal gesto di Alfano, il politico che tocca lo smartphone o il tablet significa: (1) «Io sì, che sono gggiovane e social-mediatico», (2) «Io sì, che dialogo direttamente coi cittadini», (3) «Se vieni a trovarmi su Facebook (o Twitter), trovi me, mica uno del mio staff». Wow.

E il conduttore televisivo che tocca lo smartphone o il tablet significa: «Io sì, che conduco una trasmissione innovativa, perché interagisco coi telespettatori usando i social media». Infatti, alla fine della puntata, Porro rivolge agli ospiti un paio di domande che gli «sono arrivate da Facebook». Evviva.

Ma l’ostentazione dell’attività in rete significa anche, per tutti: «Non mi interessa quello che accade qua dentro, né ciò che dice chi mi sta di fronte: preferisco il rapporto coi miei fan (amici, follower) in rete». E questo implica, se chi parla è un avversario politico o qualcuno/a che in quel momento esprime idee diverse, svalutare il dialogo con lui/lei.

Insomma, se nella vita quotidiana tutto ciò è maleducazione, in politica stiamo assistendo all’ennesima celebrazione televisiva della maleducazione, intesa come mancanza di rispetto per l’altro/a, negazione della sua presenza e rilevanza per noi.

Che non è molto diverso dall’interrompersi, urlare o ricoprirsi d’insulti, anche se appare più «sobrio», come si dice ora, e silenzioso.

—————

PS: mi segnala Dino Amenduni che la settimana scorsa sul Fatto era uscito un pezzo di Federico Mello (che non avevo letto), che parlando di Alfano sosteneva una posizione analoga alla mia: iPad, lo specchio di Alfano.