La mutazione di Wired e il corpo delle donne

Martedì sul blog di Massimo Mantellini è apparso questo laconico (com’è spesso lo stile dell’autore) post dal titolo «Progetti editoriali»:

«Con il numero di dicembre in edicola mi pare che la mutazione di Wired da mensile di tecnologia ed innovazione a rivista pop in senso lato sia in buona misura completata».

Wired dicembre

Ora, a me appare chiaro l’ironico (e amaro) implicito: dopo il cambio di direzione (Riccardo Luna ha lasciato Wired in giugno), la rivista cerca di vendere più copie includendo immagini come quelle che tipicamente si trovano sui magazine femminili (e maschili).

Ovvero, usa il corpo delle donne – decapitato, patinato e messo a carponi – per attrarre uomini e donne.

Ma i lettori del blog di Mantellini (fra i più seguiti in Italia) non colgono l’implicito. O meglio, non considerano rilevante, dell’implicito, il riferimento all’uso (inutile se non per le vendite) del corpo femminile. Ovvio, visto che la questione di genere non è fra i temi abituali di Mantellini. Ma sintomatico di una generale indifferenza per il tema, in ambienti che non siano quelli delle «solite vetero e neofemministe».

Il che dovrebbe fare riflettere tutte/i coloro che pensano (s’illudono?) che negli ultimi anni in Italia si sia diffusa una maggiore attenzione per l’immagine femminile sui media: la strada è ancora lunga. Copio e incollo alcuni commenti (gli altri sono simili) arrivati finora su Manteblog. Da notare che sono tutti uomini, o almeno, lo username con cui appaiono i commenti (e che tralascio) è maschile:

hmmm ed io che devo ricevere ancora 17 copie dell’abbonamento.. mah… per anni ho faticato come un matto per trovare posti dove vendevano/mi procuravano wired inglese… mi son illuso.. ma… forse oggi riveste così non han più senso… vero è che non prendo la versione inglese da un po’

Purtroppo anche io faccio parte della schiera di coloro con abbonamento pluriennale che saranno costretti a ricevere ancora diversi numeri di una rivista sempre più snaturata.

Ma non vendeva quella vecchia? Chiedo eh?

Le vendite con Luna erano in caduta libera, mai vista una rivista andare tanto male tanto velocemente, è per questo che lo hanno cambiato. Adesso è una rivista modaiola che non ha più nulla a che fare con Wired e sembra piacere di più.

Mutatis mutandis (e mutandes…)

Per forza le vendite erano in calo, per tutta la campagna promozionale han regalato abbonamenti pluriennali a migliaia di person a prezzi ridicoli. Chi non l’ha fatto semplicemente non è interessato al genere, per cui da li in poi vendere delle copie diventa difficile. In effetti anch’io faccio parte di quelli con le ultime 3-4 copie ancora da scartare.

la cosa che mi fa più incazzare è la pubblicità cammuffata da articoli (wired, roomba..) vale a dire con la stessa grafica, impaginazione etc… avrei rinnovato l’ abbonamento se non ci fosse il 40% delle pagine usato in pubblicità. E gli articoli non li ho ancora letti, questo mese. ciao.

perchè all’italiano puo’ si’ piacere la tecnologia, ma la patata viene prima di tutto. è un po’ come le fiction italiane. non riescono a non infilarci una storia d’amore, sempre mielosa e scontata. sono i modi (diversi ma certamente “overlapping”) in cui pubblico maschile e pubblico femminile viene visto e trattato.

faceva cagare fin dal terzo numero. Mi sono abbonato (a prezzi stracciati) dopo aver letto il primo. Dal quarto in poi neanche piu’ li leggevo veramente. Mi hanno mandato una quantità di spam cartaceo per rinnovare l’abbonamento che neanche le mogli ucraine alla ricerca di un marito fedele… Non leggero’ quella rivista MAI piu’ nella vita. E pensare che pur leggendo spesso riviste inglesi su tecnologia e simili avevo sperato che in Italia ci fosse spazio per qualcosa di decente sulla tecnologia. Me ne faro’ una ragione e risparmiero’ qualche soldo… e smettero’ di fidarmi di chi esalta un progetto editoriale solo perchè sembra cool esaltare qualunque cagata vagamente alla moda e tecnologico.

33 risposte a “La mutazione di Wired e il corpo delle donne

  1. Anch’io sono rimasto sconvolto di fronte all’immagine che hai fotografato…
    Degli altoparlanti usati praticamente come un vibratore!!
    Poi in copertina c’è Giorgio Napolitano, ma non è valorizzato positivamente come era valorizzata Rita Levi Montalcini sul mitico numero uno! Anzi, la trovo un’immagine davvero cupa.

  2. Capisco il tuo commento e sono in parte d’accordo. Non credo però che la reazione dei lettori vada letta necessariamente come un disinteresse verso la questione di genere (d’accordo, per molti di loro neanche esiste).

    Come donna, comunque la prima cosa che ho notato con la mancanza di Luna è stato un crollo verticale della qualità della rivista e non per quel genere di immagini, ma anche per tutti gli altri articoli.

    Poi, certo, c’è l’annosa questione, contro cui anche io mi batto, della strumentalizzazione del corpo femminile. Forse, dico forse, però stavolta il non aver centrato il punto non è stata una mancanza verso le donne, ma una primaria attenzione verso i contenuti specifici di Wired.

  3. perche’ dici che c’e’ indifferenza per il tema? Il commento dice che “perchè all’italiano puo’ si’ piacere la tecnologia, ma la patata viene prima di tutto. è un po’ come le fiction italiane. non riescono a non infilarci una storia d’amore, sempre mielosa e scontata” – il che mi pare azzeccato e pertinente, specie in considerazione del topic di discussione, mica devono mettere il simboletto di SNOQ per forza!

  4. Wired come la Muller, che solo in Italia la pubblicità che sembrano film porno.
    Ma gli italiani sono davvero così? Vogliono davvero questo?
    Non so perchè, ma mi torna in mente il video “Italiano medio”. Tristemente divertente. Uno stereotipo, sicuramente, ma da cui l’Italia e gli italiani non riescono a uscire, come non riiescono più a uscire da quelli coniati al femminile da Wired o da Muller, o da Dolce e Gabbana o da Fiorucci, o da ecc. ecc.

  5. Non dimentichiamo che il nuovo direttore arriva fresco fresco da Rolling Stone, che sta alla musica come Mediaset sta alla TV. Ricordo inoltre che l’idea di Napolitano come uomo dell’anno in copertina è la stessa usata proprio su RS con Berlusconi rockstar dell’anno (qui trovate il link http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/berlusconi-rockstar-anno-rolling-stone.shtml)

  6. Per quanto possa condividere, in parte, l’articolo e debba riconoscere che i primi numeri di Wired erano davvero notevoli rispetto agli ultimi, si deve considerare anche il panorama delle riviste a tema tecnologico-geek (che ai tecnicismi unisca un po’ di life-style) che abbiamo in Italia: per ora Wired rimane la migliore.

  7. In realtà Giovanna il mio intento -benché mi rendo conto per nulla esplicitato- era più generale e riguardava non solo l’uso della immagine riprodotta ma una evoluzione generale del magazine verso temi non necessariamente beceri (per esempio il nuovo wired ha un occhio attento per scrittori e letteratura in genere). Il fatto è che di riviste pop (con l’utilizzo atteso del corpo femminile) ce ne sono tante e di riviste che trattano innovazione e tecnologia ormai nessuna. Tutto lì.
    Saluti

  8. A me piacciono le foto erotiche sia maschili che femminili e devo dire che le riviste italiane per uomini sono davvero tristi e di qualità abbastanza scarsa per quanto concerne le foto. Poi da Wired, che leggevo in inglese, mi aspetto che tratti di tecnologia e non di “patata”. Aspetto al varco “Empire” (rivista di cinema) in versione italiana (già dal primo numero hanno iniziato male con le recensioni ma quello è un problema anche della versione UK)

  9. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  10. concordo con onairam, comunque attualmente resta la migliore e, come dice mantellini, l’interesse di Wired per la scrittura è una bella novità

    anche graficamente è diventato più leggibile

    eppure il tono generale sembra calato, chissà che riprendendo quota non riprenda anche il tono (pur diversificando gli argomenti)

  11. supermambanana: ma è un solo commento su tutti! Ed è un commento che si limita a registrare che «per l’italiano la patata viene prima di tutto». Non mi pare ci sia alcuna vena critica, specie se si assimila quell’immagine al tema dell’ammmore nelle fiction televisive. Qui non si tratta di distinguere fra temi «alti» e «bassi», ma fra uso di certe immagini inutilmente affiancate alla tecnologia o no.

    massimo mantellini: seguo il tuo blog, dunque un po’ ti conosco, ho seguito la vicenda Wired e dunque avevo capito cosa tu intendessi. E tuttavia ho forzato un po’ la mano apposta, proprio per sottolineare un implicito del tuo post, che non è ben emerso neppure dai tuoi commentatori. E l’implicito, per quanto sia solo una parte del tema che tu volevi indicare, ovviamente c’è: perché mai avresti scelto proprio quell’immagine, altrimenti? ;-)

  12. Uff, Cosenza……. La fotografia può decapitare e metterr a carponi tanto quanto da secoli lo fa l’arte in genere. Non è questo il punto. Non essere puritana come la massa delle neo-fem.

  13. Uff, luziferszorn: non è puritanesimo, il mio, e lo sai benissimo. È la tua considerazione sulla fotografia e l’arte che non c’entra nulla, l’abbiamo discusso mille volte su questo blog. Una rivista di moda non c’entra nulla con l’arte né con la storia della fotografia. E nemmeno Wired c’entra nulla. Cioè: anche se per caso citano l’arte (quando mai ne sanno e lo fanno) e la storia della fotografia, il contesto è diverso e tutto si appiattisce in cliché. Quell’immagine, come mille altre, è puro cliché visivo.

    Ho pensato tante volte che ci fai e non ci sei. Cioè che fingi di non capire solo per provocare. Comincio a temere che ci sei, e non ci fai. O perlomeno: scrivi all’istante, appena puoi usare l’etichettà “neofem”, che ti piace tanto. Ma lo fai prima di pensare. Puro automatismo, il tuo, come quello di Wired.

  14. Beh non è che siccome si è sempre fatto è cosa buona… io non sono una moralista, ma come donna che legge Wired, se potessimo per una volta guardare alle donne in altri termini non sarebbe male, visto che ci proiettiamo nel futuro

  15. Mia cara Cosenza, innanzitutto non puoi decidere tu cosa sia arte e cosa non lo sia. E neanche puoi piegare il mio intervento a questa distinzione che mi guardo bene di proporre. Tantomeno gradirei si cominciasse con la menata della “provocazione” fine a se stessa. Grazie.
    Esiste un problema (e tu lo sai benissimo) di gusto, estetica, evoluzione della percezione, etica della rappresentazione, decodifica dei messaggi ideologici veicolati dalle immagini, un problema di ricezione estremamente complesso e condizionato da dozzine di varianti che producono interpretazioni, sovrainterpretazioni e quant’altro. I vostri interventi neo-fem su questi temi sono al contrario disarmanti e francamente privi di sostanza.
    Pubblichi una foto, peraltro pessimamente scannerizzata, e poi attacchi con il mantra neo-fem “…. il corpo delle donne – decapitato, patinato e messo a carponi – per attrarre uomini e donne.” individuando quindi caratteristiche peculiari nell’immagine e traendo una conclusione. Avete stancato. Lo volete capire o no che così producete solo astio generalizzato? Ma che diavolo di analisi sono queste? E poi vi stupite se nulla cambia…….
    La foto è quello che è. Non so chi l’ha scattata e non riesco a valutarla nel suo complesso: primo perché non si vede abbastanza bene, secondo perché mancano le informazioni sul contesto in cui è inserita (cos’è, una pubblicità per aspirapolveri?). Tu invece ne fai subito un oggetto su cui abusare ideologicamente per attaccare col mantra neo-fem.
    Non c’è foto o filmato o pseudocreazione artistica che meriti questo trattamento.

  16. @luziferszorn “peraltro pessimamente scannerizzata” è una frase fantastica

  17. Io sono ben più severo di Mantellini: per me lo “sputtanamento” (sono meno educato di lui e anche più deluso) di Wired è iniziato ampiamente con Riccardo Luna. Mentre l’edizione americana metteva in copertina Zuckerberg, Luna metteva su quella italiana FIORELLO: e con che motivazione? Farsi raccontare il suo rapporto con internet e il digitale, per scoprire che -hahaha che divertente! da ammazzarsi dal ridere!- per sua stessa ammissione non ne capice proprio niente.
    Il senso dell’operazione era ovvio: attirare sulla rivista le attenzioni più che pop delle ragazzine (o delle casalinghe?) che adorano Fiorello. Come dice quell’altro bello: “what else?”
    Mi pare fosse il numero quattro: fu l’ultimo che acquistai. Tanto ho l’abbonamento a quella americana. Che pure lei si è estremamete commercializzata, ma questi sono i tempi. Nel caso di rigetto totale, consiglio invece l’abbonamento a Neural, che mantiene il livello sperimentale e di ricerca delle cose e dei fenomeni veramente nuovi…
    http://www.neural.it/

  18. Ciao Giovanna, la questione – secondo noi – va un po’ contestualizzata. Le pagine che citi appartengono alla rubrica “Fetish” nella quale ogni mese pubblichiamo belle immagini di oggetti hitech. Questo mese abbiamo voluto giocare chiedendo a due artiste (sottolineiamo donne) di interpretare quelle pagine che hanno realizzato liberamente quello che vedi in pagina. Da parte nostra, quindi, nessuna voglia di sminuire l’immagine della donna. Anzi. Ciao.
    La redazione di Wired

  19. Ringrazio la redazione di Wired Italia per aver risposto. Bene, capisco il contesto.

    Il problema per me resta, non perché io voglia decidere cosa è arte e cosa no, come dice in modo astioso luziferszorn, senza peraltro domandarsi se l’astio non sia per caso un problema solo suo, visto che di solito su questo blog di astio non ce n’è (voi chi? io parlo per me, chi sono queste «neofem» che «hanno stancato» a cui alludi? non colgo).

    Ma perché il contesto “belle immagini di oggetti hitech” non fa che sommare cliché a cliché, purtroppo. Né il fatto che le due artiste siano «donne» cambia qualcosa: uomo o donna che sia l’autore, se un’immagine o un testo qualunque propone un cliché, quello c’è e si vede.

    Capisco che ci si caschi per automatismo mentale. E capisco pure che le due «artiste donne» come l’intera redazione potesse avere le «migliori intenzioni», come si dice. Ma questo per me vuol dire che la sensibilità su questi temi non è ancora sufficiente e la strada è molto lunga, come ho già scritto nel post.

    Grazie per essere intervenuti e grazie anche all’«astio» di luziferszorn e di tanti come lui (ti metto anch’io in un bel calderone, così impari). Un astio che comunque è interessante da osservare e, perché no, stimolare, per «vedere l’effetto che fa». :-)

  20. …. come volevasi dimostrare; e chiedo venia per l’espressione “pessimamente scannerizzata” anche perchè trattasi di foto di foto su rivista, comunque pessima, la foto della foto; la rivista non so e non mi interessa.
    argomento mi pare sia la foto originale e la gnocca esposta gratuitamente (si dice). orbene se i due cosi della pagina a sinistra sono due diffusori per hi-fi l’immagine ha un suo perché: tutti sanno quanto la musica sia un catalizzatore erotico. Ergo questa foto non è certo da oscar ma almeno ci dà quel frizzo nel basso ventre che ci fa ancora pensare che non tutto è abuso d’immagine. si tratta solo di usare il cervello e non solo il basso ventre. (vado di fretta e non ho tempo per spiegarmi meglio)

  21. vogliamo per caso parlare della rubrica della “libertina” che ogni mese ci “stuzzica” con le sue perversioni e abitudini sessuali?

    La recensione del materasso per fare sesso?

  22. Sono un accanito lettore di Wired da due anni a questa parte e stamattina ho letto proprio l’articolo in questione.
    Al di là delle ulteriori critiche espresse dalla Prof. Cosenza nel suo ultimo post, ovvero dopo la precisazione da parte della redazione, devo testimoniare a favore di Wired: le immagini della foto sono inserite in un contesto che le libera totalmente (o quasi, potrebbe dipendere da come il lettore interpreta il contesto stesso, ma ci vorrebbe un’interpretazione molto discutibile) da una possibile accusa di usare il corpo delle donne in modo leggero e spregiudicato. Un po’ tutto il numero di dicembre è intessuto di riferimenti all’imminente “Apocalisse 2012″ e ovviamente l’argomento è trattato con gli elevatissimi tassi di scetticismo, ironia ed autoironia che una rivista come Wired usa di fronte a temi come questo.
    Nello specifico, dopo una lunga carrellata di “previsioni della fine” che potremmo definire d’autore (intervengono Ammaniti, Odifreddi etc.), viene la rubrica Fetish, che in questo numero aderisce all’argomento generale: le due donne, che sono le artiste “Goldi e Chiari” http://www.goldiechiari.com/, suggeriscono gli ultimi regali da fare per l’ultimo Natale che ci resta, quello che sta per arrivare.
    Non c’è dubbio, la rubrica Fetish usa molto spesso toni dalla futilità disarmante e in generale spesso non condivido (e sono infastidito da) molte cose di quel che leggo, ma da lettore vi posso assicurare che la linea editoriale di Wired è (ancora?) ben lontana dallo sbattere il corpo femminile sulle pagine con leggerezza e gratuità (a parte la pubblicità). Se lo facesse, beh perderebbero un lettore.
    Poi, se condivida o meno in toto questa linea editoriale, quanto questa stia virando o sia virata verso una filosofia pop sono altri discorsi.

  23. Gli editoriali di Luna erano uno dei punti di forza di Wired secondo me e mi dispiace non ci siano più, ma mi trovo d’accordo con Farewell (qui sopra) e io personalmente non ho notato questa leggerezza nell’uso del corpo femminile/maschile (ovviamente pubblicità esclusa che è ciò che sostiene la rivista).
    Poi che la rivista abbia mutato parte del lato Geek in lato Pop è innegabile, quindi anche i contenuti e le immagini ne risentono, ma non per forza è un male.

    A me ha scandalizzato Steve Jobs come uomo del mese!! Dopo un numero quasi completamente dedicato a lui, con st’ultima trovata mi han fatto ridere!

  24. Off Topic: la pubblicità mimetizzata secondo mè è un punto di forza della rivista. Si fa leggere, si fa guardare e si fa studiare. A volte diventa anche interessante. E visto l’alto contenuto di pubblicità (tanto, forse troppo?), almeno che sia inserita bene!

  25. @wired – quanto mi ricordo, uno degli scopi di analisi semiotica e’ anche quello di trovare quello non detto cioe’ quel “odore del tempo” che permea senza essere stato mai esplicitato. dunque, quelle due artiste forse volevano fare qualcosa di artistico, ma il risultato e’ la solita pubblicita’ che si trova ovunque. del corpo femminile non c’e’ manco una traccia, quel che rimane e’ la forma androgina ritoccata cosi tanto che non si vede se il punto di partenza fosse corpo femminile o maschile; e se parliamo del feticismo, questo e’ molto lontano dai lavori di Mapplethorpe e di Terry Richardson – non c’e’ ne provocazione ne ironia e nemmeno la realta’. Il risultato e’ alla fine quello che se vede nelle tutte le riviste commerciali che si “vantano” della direzione artistica di alta fascia – tutto gia’ visto, solo un po’ piu’ photoshoppato, sempre piu’ Cosmopolitan e sempre meno Wired.

  26. Ma perché ogni volta che leggo questo post invece di “mutazione” leggo “mutilazione”?… mumble mumble… :-)

  27. Forse perché sei paranoica………

  28. Un po’ OT ma è un invito a parlarne; specie dopo che GioCosenza mi ha gentilmente individuato come “provocatore strafatto” :-)
    Su D di Donna c’è un articolo sui cosiddetti troll che Vi disturbano. Innanzitutto non credo che l’articolo identifichi correttamente il concetto di troll. Secondo non si capisce perché il troll dovrebbe essere un “aggressore di femmine” o “annientatore di tematiche femminili”. Cmq un tema interessante. Peccato, come al solito, sia esposto male.
    Confido in te Giovanna, DISAMBIGUA appena puoi.

  29. pardon, volevo dire D di Repubblica
    http://periodici.repubblica.it/d/

  30. cara Giovanna, essendomi occupata di pubblicità per molti anni, la spiegazione è sempre quella nel nostro Paese:con tette e culi si spera di vendere di più. Sui magazine, in tv ovunque.
    E’ ormai provato che qs trovata colma una strutturale mancanza di idee, e temo sia così.
    E’ anche provato che anche i maschi più allupati, se in presenza di rivista interessante e ricca di spunti, riescono a dimenticare, almeno temporaneamente, i suddetti attributi femminili :-)

  31. Certamente, ci sono riviste interessanti che non hanno interesse nell’offrire materiale erotico, più o meno mascherato, più o meno elegante e/o becero, a corredo degli articoli e/o interventi pubblicati o come riempitivo di infinite pagine pubblicitarie. Insomma c’è rivista e rivista, settimanale e settimanale, quotidiano e quotidiano.
    Ad esempio D di Repubblica, che ho citato qua sopra, offre una quantità enorme di immagini soft-erotiche alle sue lettrici, più o meno occasionali, più o meno fedeli. Per arrivare al discutibilissimo articolo sui troll devo farmi passare sotto il naso una carrellata di gnocche da pubblicità che farebbero arrapare anche un morto. Allora come la mettiamo, chi è il troll, chi muove critiche impestate di zolfo a destra e a manca, cioè senza guardare in faccia a nessuno, o chi scrive sulla rivistina impestata da gnocche patinate? Brutta faccenda la coerenza.

  32. Pingback: And so this is christmas (Wired is over?) « joe

  33. Ciao,
    scusate se commento questo dibattito fuori tempo massimo ma ci sono capitata per caso arrivando da un altro post. Le foto di goldiechiari possono anche non piacere, ovvio, però tutto gli si può dire tranne che siano corpi ritoccati e androgini come scrive Sasà più in alto. No, conosco le due artiste da lungo tempo e ne abbiamo parlato di quelle foto. Non c’è nessun intervento di photoshop, zero, per loro esplicita scelta. Hanno giusto corretto i toni caldi credo, ma non c’è nessun intervento sui corpi, assolutamente. Per il resto a me pare evidente che si tratta di foto che ironizzano proprio su quegli stereotipi di cui qui si (dovrebbe) discute(re), che la scelta di non mostrare i volti non è un caso, che una borsa piena di vibratori è chiaramente una provocazione così come lo è mettersi carponi di fronte a un aspirapolvere… Non è che siamo talmente abituat* a certi messaggi che anche quando ci arrivano messaggi diversi gridiamo in automatico al lupo in faccia al cacciatore?

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