Dopo #torinoburning, una riflessione sul falso stupro

Dopo la vicenda raccapricciante del campo nomadi bruciato a Torino (QUI lo storify di Valigia Blu), è utile fare qualche riflessione sulla notizia che appare secondaria: quella di una ragazzina di sedici anni che si inventa, complice il fratello, di essere stata stuprata da due rom, perché lo ritiene meno grave che confessare ai genitori di aver avuto, consenziente, il primo rapporto sessuale.

Campo nomadi bruciato

Riprendo in proposito uno spunto di Michela Murgia:

Giustissima la critica al razzismo. Giustissimo chiedersi che cosa sta succedendo a Torino.

Ma spero che qualcuno si faccia domande anche su che tipo di società è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa sesso perché lo ha deciso.

Ora, posto che una comprensione decente e rispettosa di «ciò che induce» una ragazzina a inventarsi uno stupro non può prescindere dalla sua storia psicologica individuale e dal complesso intreccio di relazioni psico-affettive del sistema familiare in cui vive, le determinanti sociali di questo comportamento sono indubbie, visto che espisodi del genere sono ormai numerosi.

Lo riferiscono psicologi e psicoterapeuti. E lo riferiscono le cronache. A memoria ricordo un paio di episodi: uno del settembre 2006 ad Anzola Emilia, in provincia di Bologna (la ragazzina aveva solo dodici anni), l’altro del giugno 2009, a Vedelago, in provincia di Treviso, che coinvolse una quindicenne. Ma ce ne sono sicuramente altri che mi sfuggono.

Insomma il fenomeno ha un rilievo anche sociale, tanto che in rete abbondano siti e forum più o meno esplicitamente misogini, che collezionano cronache di finti stupri, per inveire una volta di più contro il genere femminile. E anche riguardo a Torino, i commenti sono passati subito dall’invettiva contro i rom a quella contro la ragazzina, definita «cretina», «troietta», «demente» e via dicendo.

Mi soffermo su tre punti:

  1. Non è prendendosela con la ragazzina che si esprime la propria solidarietà con i rom, perché l’aggressività contro lo straniero e quella contro le donne sono figlie della stessa cultura: non c’è da stupirsi che si passi con facilità dall’una all’altra, e lo si può fare anche senza chiamare la ragazzina «troietta», ma facendo domande in apparenza innocenti come quella che un lettore di Italians sul Corriere rivolge a Beppe Severgnini: «Chi è peggio secondo te? La ragazza o i “manifestanti”?».
  2. Queste adolescenti inventano stupri per i motivi più disparati, che sono legati – ripeto – alla loro psicologia individuale, alle dinamiche del sistema di relazioni affettive in cui vivono, al senso che l’invenzione di uno stupro può avere in quel momento per loro, in relazione alla madre, al padre o alla figura con cui stanno negoziando affettivamente qualcosa. Dunque generalizzare e sputare sentenze che valgano per tutte è pura idiozia.
  3. Detto questo, la determinante sociale sta in questo: la sceneggiatura «stupro», che vede la donna nel ruolo di vittima da compatire, curare e risarcire, da un lato, e i pregiudizi contro «i rom» e «gli zingari» (ma anche contro «i nordafricani», «gli extracomunitari» ecc.), dall’altro, sono due grumi concettuali ed emotivi che la società italiana mette a disposizione di queste ragazzine come di tutti noi. Ognuno poi li rielabora in modo più o meno consapevole, prendendone le distanze o meno, a seconda dei propri strumenti culturali, del contesto sociale in cui vive e della propria individualità.

Con gli stessi due ingredienti in testa, la ragazzina ha inventato uno stupro; la Stampa ha inventato il titolo «Mette in fuga i due rom che violentano la sorella»; i «manifestanti» di Torino hanno dato fuoco al campo nomadi.

Dopo di che, la ragazzina ha confessato e chiesto scusa alla città e «ai bambini del campo»; la Stampa pure ha «confessato» e chiesto scusa («ai nostri lettori e soprattutto a noi stessi», con tipica autoreferenzialità mediatica): «Il razzismo di cui più dobbiamo vergognarci è quello inconsapevole… Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due «torinesi», due «astigiani», due «romani», due «finlandesi» (vedi Linkiesta, Il finto stupro di Torino, la Stampa e il facile mea culpa sui rom).

Ma i «manifestanti» di Torino non hanno chiesto scusa a nessuno, né tanto meno ai rom. E non è prendendosela con «la cretina» che si manifesta la propria superiorità a queste cose, come un po’ ovunque sto leggendo e sentendo.

57 risposte a “Dopo #torinoburning, una riflessione sul falso stupro

  1. È stata la stessa cosa che mi sono chiesta quando ho letto le ‘ scuse’ della Stampa: ma non si stanno dimenticando qualcuno?

  2. ” […] generalizzare e sputare sentenze che valgano per tutte è pura idiozia”

    Oh, finalmente! Grazie! Quante cazzate in meno si vedrebbero sui giornali e sul web se prima di scrivere ci si domandasse se si stanno dando per scontate troppe cose. Sembra che lo scopo di certi articoli sia trovare (a caso, con un po’ di fortuna, e senza considerare eventuali tesi a sfavore) una regola generale che confermi ai preconcetti dell’autore del testo.

  3. “L’odio per le donne e per il diverso sono figli della stessa cultura”: verissimo.
    E’ stato più facile condannare la ragazzina che pensare a qualcosa diverso dall’odio (che tanto unisce, più del rispetto)

    E le scuse non andavano fatte solo ai bambini dei campi rom.
    Tutti i rom sono persone.

    E come dire che Hitler doveva scusarsi solo per i bimbi ebrei sterminati.

  4. Segnalo questo post:

    http://iceageiscoming.tumblr.com/post/14112781081/pianetatschai-scarligamerluss

    “la famiglia è ossessionata dalla verginità della ragazza”

    Io da una famiglia ossessionata dalla verginità non posso che aspettarmi sentimenti altrettanto conservatori per quanto riguarda la “preservazione della specie” con conseguente pensiero razzista e discriminatorio nei confronti dei Rom. Se poi ragioniamo a livello macroscopico possiamo pure affermare che, forse, in quel quartiere e in quella città la famiglia era ossessionata perché tutti sono ossessionati. E così via.

    Razzismo. Ma d’altronde signore e signori, come ho appena pubblicato su twitter, mi viene da stuzzicare il loro animo bigotto.
    16 anni, ossessionata dalla verginità, si inventa uno stupro e scatena una caccia all’uomo. Non è già successo 2000 anni fa? #torinoburning”

    Dai, diciamocelo. Una volta almeno davano la colpa di stupro a indiziati non veri, tipo, lo spirito santo.

  5. È infantile aspettarsi che i giornali scrivano cose per adulti. Per questo le ragazzine fanno le ragazzate giustificandosi con quello che vi leggono. Invece bruciare un campo Rom è un gioco da ragazzi quando hai minorati travestiti da maggiorenni che difendono minorenni maggiorate. La solita vecchia storia di come le maggiornanze trattino le minoranze.
    Ma se chiedere chi sia peggio tra la ragazza o i “manifestanti” è una domanda malposta, la risposta va comunque data senza infugiare.
    Anche i nani hanno cominciato da piccoli.

  6. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. “Ma spero che qualcuno si faccia domande anche su che tipo di società è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa sesso perché lo ha deciso.”
    – – – –
    Più precisamente ci si chiede a quali pressioni la ragazza sia stata sottoposta. Se una ragazza fa l’amore per volontà sua non si inventa uno stupro se non a margine di una violenza psicologica subita dopo, un sesto grado inquisitorio ad esempio. Ci inventiamo qualcosa di orrendo solo per mascherare qualcosa di più orrendo. Finiamola con l’ipocrisia e diamoci da fare per portare a galla la verità.

  8. Assenza di specifica “educazione” e mancanza di serio dialogo con i genitori.
    Ovviamente esiste una psicosi molto critia verso i non noti e sopratutto verso di quelli i cui comportamenti al riguardo sono particolarmenti delinquenziali.

  9. Mi perdoni Vincenzo Farace, ma qui caso mai manca un serio dialogo con i figli.

  10. Ricordo qui un altro esempio famoso:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Delitto_di_Novi_Ligure

    dove leggiamo:

    “Dopo il delitto e l’arrivo delle forze dell’ordine, Erika De Nardo, allora studentessa al terzo anno presso un istituto tecnico per geometri, narrò, con vistosi errori e contraddizioni, di una rapina ad opera di extracomunitari finita in tragedia, fornendo una descrizione di due malviventi che a suo dire ne sarebbero stati responsabili. Un giovane albanese ritenuto somigliante all’identikit fornito dalla ragazza venne prontamente rintracciato, ma l’alibi fu riscontrato essere valido.”

    Era il 2001.

  11. Grazie Giovanna per il tuo intervento che condivido completamente. Perfettamente d’accordo anche con luziferszorn. Questi episodi sono preoccupanti perchè alimentano l’odio verso le donne e provocano gravi danni psicologici in quelle che sono vittime di un patriarcato violento che considera ancora oggi la verginità un bene di scambio. Qui abbiamo due vittime: la ragazzina e i ROM, ma la prima vittima, quella che nessuno si preoccuperà di difendere e proteggere, è una minorenne che di fronte alla violenza psicologica della famiglia ha cercato di difendersi. Il dominio maschile ha prima di tutto esercitato il suo potere sulla sessualità della ragazza. Misoginia e razzismo sono qui due facce della stessa medaglia. Quello che è ancora più doloroso è che il primo razzismo, quello esercitato sulla ragazzina, torni poi di nuovo contro di lei ma con una forza ancora più violenta nel momento in cui viene considerata colpevole dell’atto razzistico contro i ROM, condanna che proviene da quella stessa società misogina e razzista che è all’origine della sua bugia. Così il cerchio si chiude sulla prima vittima. Gli insulti e l’odio che si riversano su questa ragazza insieme alla vergogna per la perdita della verginità, valore di scambio dei maschi adulti della famiglia potrebbero provocare in lei seri danni psichici. Io oggi penso alla ragazza tradita da tutti: la famiglia, la società, lo Stato, la Chiesa. A lei come sempre sarà fatto pagare il prezzo più alto. E al lavoro lunghissimo che resta da fare contro la violenza simbolica oltre che fisica esercitata tutti i giorni sulle donne nel mondo.

  12. Mi sforzo di mantenere in topic un argomento che sembra vogliate svicolare: accettare collettivamente l’assenza di un movente nel caso di Novi Ligure è la riprova dell’incapacità di identificare il male trasfuso dagli adulti della specie umana sui loro piccoli. E questo è l’unico aggancio possibile con il caso di Erika (imho citato a sproposito).

  13. Faccio un po’ fatica Giovanna a sociologizzare la questione nella direzione che indichi tu, e sono più portata a pensare un percorso opposto che va alla fine nella tua stessa direzione. Intanto, per concentrarmi sulla ragazzina, la questione che mi preme non è il razzismo che è incancrenito, culturale e strumentale alla narrazione, usato con avventatezza senza immaginare le conseguenze, ma mi interessa la simulazione dello stupro che è fatta, dato non trascurabile, di concerto con il fratello. Della ragazza non si può semplicemente dir niente, perchè le storie psicodinamiche e anche psichiatriche che portano a certi comportamenti sono molto diverse e non si può dire quale è quella vera nel caso specifico, possiamo però serenamente escludere che l’unico problema della ragazza fosse quello di evitare la sanzione per il rapporto sessuale. Quando ci comportiamo in un modo facciamo sempre un atto positivo, mettiamo sempre un segno sulla carta che ha un significato a se, anche senza correlarlo al segno che va rimpiazzando. E un segno così eclatante evidentemente vuole elicitare un gesto altrettanto eclatante. E non è la stessa cosa che inventare rapine false, o raccontare palle di vario ordine e grado razziste o non razziste, perchè la ragazza un corpo ce l’ha e ha anche un’immaginazione della violazione di quel corpo.
    Di fatto però l’estetizzazione della violenza sessuale è un dato culturale di questi tempi – tutti ricordiamo la raccapricciante pubblicità di dolce e gabbana poi ritirata dal mercato, c’è una specie di riproposizione postmoderna dello stupro, di suo svuotamento che è stato causato dalle plurime rappresentazioni molto edulcorate delle fotografie, della pubblicità, di molte serie televisive. Lo stupratore di tante rappresentazioni ha spesso la connotazione del cattivo che vuole la vittima, non del malato che vuole una cosa imprecisata, ma non ti vede proprio. Gli stupratori della rappresentazione culturale sono erotizzati e in qualche modo soggetti di comportamento erotico, non si rappresenta mai lo stupro come spesso invece è, in cui lo stupratore è una specie di oggetto di se stesso e che ha un volto quanto mai poco attraente. Non cattivo insomma, sfigato per dire le cose come stanno. L’estetizzazione postmoderna allora, confonde il piacere sessuale di un rapporto per esempio sado maso, in cui due soggetti giocano liberamente giochi sessuali diversi, e la relazione è altamente erotizzata, con un rapporto violento che chiamiamo sessuale ma che di sessuale ha ben poco, dove nessuna delle due parti in causa ha un ruolo soggettivo, ma tutti e due sono oggetti di una psicopatologia in atto e che sta agendo.
    Il fatto che ci sia questa confusione è dovuta per me a un problema culturale complesso, che non ha solo a che fare con la misoginia e il sessismo tout court, ma anche su un modo di essere un po’ retrogrado del paese anche quando è femminista. Qui siamo tra adulti e spero di poter parlare liberamente: ma ho letto dibattiti in rete piuttosto imbarazzanti presso portali femministi su per dire i rapporti orali. C’è una confusione collettiva su cosa è abuso e cosa è piacere, su cosa è sottomissione e cosa è giocare alla sottomissione. Allora succede che lo stupro diventa un oggetto estetico desemantizzato ed estetizzato – posto fallacemente in una continuità con l’atto sessuale, in cui immaginare di essere vittima è una specie di piacere aggiunto. Forse potremmo azzardare e dire che, più la confusione postmoderna è presente nella testa della ragazza più il problema del suo comportamento è sociale e culturale, più invece lei è consapevole della differenza e sa di cosa parla, più il problema è psicopatologico e individuale. Ma in caso torno dopo.

  14. Cioè le pressioni che ha subito la ragazza sono di ordine socio-culturale piuttosto che socio-famigliare? Imho solo per la scelta del capro espiatorio (uomo nero, extracomunitario, zingaro, il diavolo, etc….), ma non per la necessità di proiettare altrove un male vissuto affettivamente e che, come dice la Murgia porta a percepire interiormente che “la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa sesso perché lo ha deciso.”

  15. Io scinderei il contenuto delle reazioni misogine e volgarmente degradanti, che certamente disapprovo, dalla sostanza del fatto, ossia l’invenzione dello stupro, che in casi come questo ritengo molto più molto grave e da sanzionare pesantemente, perché carica d’implicazioni sociali e civili, quindi dissento che sia da attribuire e da imputare a fattori essenzialmente individuali e familiari. Lo stupro essendo ormai ritenuto uno dei reati ritenuti più devastanti per l’integrità psicofisica delle vittime, non soltanto scatena – giustamente – una valanga di disapprovazione sociale e di sanzioni civili sugli artefici, ma chiama spesso in causa un sostrato culturale che non viene più – e qui al giustamente aggiungerei finalmente – giudicato con indulgenza; per questo motivo mi pare molto ingiusto spiegare le accuse mendaci con un approccio sociologico di stampo comprensivo, se così si può dire. Tanto più che in casi come questo, la calunnia era carica d’implicazioni xenofobe e razziste, che hanno scatenato una violenza simile a quella che mi pare accada al contrario in paesi come Francia e Stati Uniti. In quei paesi mi risulta che i crimini anche soltanto verbali con implicazioni anche involontarie di natura xenofoba od omofoba sono puniti severamente, per il retaggio storico che lo impone: quindi una calunnia che rischia d’incolpare un’etnia di un crimine grave come lo stupro è molto grave, con pochissime attenuanti di ordine individuale.

  16. Enzo Corsetti, che la simulazione di uno stupro abbia delle cause psicologiche nel 2011 non è cosa che si possa scegliere di dire o meno, è un fatto amplamente dimostrabile e dimostrato nei casi precedenti a questo. Ignorarlo produce solo danno. Ma credere che la psicologia si identifichi di defoult con l’assenza di una sanzione è invece un grave errore, non tuo ma addirittura a carico dell’attuale sistema giuridico italiano che in casi ben più gravi di questo usa la psicopatologia per esentare dalla pena, facendo un gesto che si crede compassionevole ma che fa del male ed è disumano e disumanizzante. Di fatto comunque, credo che quello che qui giustamente si sottolinea, è che quando si dice a una brutta troia – l’obbiettivo non è vendicare il razzismo e la simulazione, ma trovare il luogo adatto per sfogare pensieri normalmente censurati e considerati illegittimi. Se condanni lo stupro, non puoi bypassare l’insulto.
    Devo scappare uffaaaa!:) torno davvero dopo:)

  17. Grazie Zaub, un po’ d’ordine mentale non fa mai male. Avrei solo una domanda: ma perché una ragazza che vive a Torino, in una famiglia di origine italiana, dovrebbe, come ho visto scritto : “inventarsi uno stupro per mascherare un rapporto sessuale consenziente” con chi gli pareva, aggiungo io? Perché mai? Forse che nella di lei famiglia viene praticato, ammesso che ne esista uno plausibile, il test di verginità, tipo la polizia militare egiziana?

  18. Zauberei, non ho mai negato il peso dei fattori psicologici e sociologici, ma sostenevo che vanno considerati soltanto dopo aver preso atto della gravità del fatto, cioè della calunnia: non troppo diversamente cioè, da come faremmo per uno stupro vero, dove oggigiorno non potremmo più – giustamente, pena un vero putiferio – chiederci in quale terreno di valori patriarcali e affetti familiari disfunzionali è cresciuto e vissuto lo stupratore prima di concordare che quel terreno di degrado valoriale e affettivo non attenua la gravità dell’azione.

  19. E di nuovo, di persone che hanno rischiato di perdere la vita e che comunque in una notte hanno visto bruciare tutte le loro cose e che sono i capri espiatori ogni due per tre (ricordate Ponticelli? Per certe infamità l’Italia dal nord al sud è unita eccome), non ne stiamo parlando. No, ci dobbiamo concentrare su una persona che ha detto con tanta superficialità una menzogna orribile (tra l’altro, nella descrizione che aveva fatto dei suoi “aggressori” aveva detto, ovviamente, che “puzzavano” (proprio questo termine) solo perché è donna? Non mi commuove neanche un po’, e non ritengo sia un caso rappresentativo di una questione femminile relativamente ai falsi stupri, perché non mi sembra che questi casi siano abbastanza frequenti da poter essere presi a campione di qualcosa (infatti tu per prima, Giovanna, non li sai quantificare). Possiamo anche non dover psicologizzare e generalizzare tutto a questo mondo. O possiamo scegliere di farlo non sempre e solo inseguendo nostre teorie (in questo caso sulle donne). Quella ragazza avrà una sua situazione familiare specifica e mi auguro che qualcuno se ne occupi. Noi invece potremmo occuparci del fatto che in questo paese esistono dei capri espiatori predeterminati, un popolo verso cui non ci si vergogna di mostrarsi razzisti (mentre verso altre categorie lo si è ma ci si vergogna); le donne non se la passeranno benissimo in questo paese ma c’è chi se la passa incommensurabilmente peggio. E anche quando dovrebbe essere al centro dell’attenzione, tipo oggi, perde la scena perché sulla scena ci deve essere lei, la donna. Personalmente non sono d’accordo con questo tipo di comunicazione a senso unico…

  20. Enzo Corsetti ritiene “l’invenzione dello stupro … molto grave e da sanzionare pesantemente”. Ok.
    Poi aggiunge “quindi dissento che sia da attribuire e da imputare a fattori essenzialmente individuali e familiari”.
    Non capisco questo “quindi”: in base a “fattori essenzialmente individuali e familiari” si possono fare le cose peggiori.

    Nel caso in questione, secondo il resoconto de La Stampa, la ragazza avrebbe inventato lo stupro per giustificare i vestiti macchiati di sangue (era la sua prima volta): incontra il fratello per strada prima di potersi cambiare e lì per lì s’inventa uno stupro appena subito.
    E se lo inventa nel modo che può apparire più verosimile alla sua famiglia. In effetti, appare verosimile anche a un quotidiano, La Stampa, non spiccatamente e manifestamente razzista.

    Punirla severamente per la gravità oggettiva della sua azione e delle sue conseguenze, potenziali e in questo caso anche immediatamente reali? Forse sì, ma senza negare che i motivi della sua falsa accusa dipendono molto dal mondo e dalla cultura in cui è cresciuta. Lei, la sua famiglia, la Stampa, e quasi tutti noi.

  21. @luziferszorn
    Il collegamento fra questo caso e quello di Novi Ligure sta nel fatto che un’accusa ad una parte sociale discriminata, poi rivelatasi falsa, è servita per scaldare i più facinorosi.

    E’ ovvio che le prime vittime, in questi casi, sono i minorenni perché assimilano pregiudizi difficili da sradicare. Se parlano con i loro genitori li assimilano in casa, se non ci parlano li assimilano fuori casa.

  22. Molto d’accordo con Zauberei.
    La sanzione dovrebbe essere commisurata alla gravità oggettiva del reato, punto. O quasi.
    Metterci di mezzo la psicologia crea lo spazio per le interpretazioni più arbitrarie, ed è “un gesto che si crede compassionevole ma che fa del male ed è disumano e disumanizzante” (Zauberei).
    E poi perché mai la sanzione deve essere commisurata alla “colpa” soggettiva, invece che al reato oggettivamente commesso? Il giudice non è mica Dio, né deve necessariamente prenderlo a modello.

    Mi rendo conto di stare dicendo qualcosa di incongruente con qualche profondo principio della nostra cultura, radicato nella nostra religione. Ma Zauberei mi ha incoraggiato.🙂

  23. La situazione familiare specifica della ragazza è la situazione di tutte le ragazze e anche nostra che ragazze non siamo e giovani men che meno. Questo è il punto. Un capro, se necessario, lo si trova sempre e comunque. Ergo la spedizione punitiva è un problema secondario.

  24. Zauberei scrive: “[…]Della ragazza non si può semplicemente dir niente, perchè le storie psicodinamiche e anche psichiatriche che portano a certi comportamenti sono molto diverse e non si può dire quale è quella vera nel caso specifico, possiamo però serenamente escludere che l’unico problema della ragazza fosse quello di evitare la sanzione per il rapporto sessuale. ”

    Possiamo però serenamente escludere che l’unico problema della ragazza fosse quello di evitare la sanzione per il rapporto sessuale? Ma stai scherzando spero? La ragazza avrà anche avuto altre mille ragioni da lettino dello psicopompo di turno ma la ragione principale è ovviamente quella. O vogliamo cercarne i traumi nell’amichetto Rom che glielo fece vedere all’asilo?
    Questo è il più classico dei casi in cui la religione (in questo caso cattolica) vissuta da una famiglia in modo integralista si riverbera sulla sanzione cui sarebbe andata incontro la ragazzina per la perdità della verginità.
    Altrimenti per cosa la portavano a fare dal ginecologo tutti i mesi i suoi fanatici genitori? Tra i tanti fattori non escludere il più economico, il più razionale: una famiglia di invasati integralisti di una tra le religioni più anacronistiche del pianeta dove madre, padre e figlio rimasero vergini fino alla morte.

  25. Che poi il punto è: perché, se lo stupro fosse avvenuto realmente l’incendio del campo sarebbe stato legittimo?

  26. Vedo che il carattere scottante del tema continua a inquinare l’interpretazione del mio dissenso… Certamente la calunnia in merito allo stupro dipende, come ogni azione, da fattori psicologici, familiari, sociologici e culturali, ma allora dovremmo porre un’analoga attenzione anche nei confronti degli stupri veri; questo perché come accennavo parlando di due pesi e due misure, ho la sensazione che se fossimo di fronte al caso di uno stupro vero staremmo riflettendo sui fattori culturali e personali dello stupratore con piglio un po’ meno comprensivo (per non dire indulgente o giustificatore, che è come ora lo interpretano i reazionari maschilisti e patriarcalisti), e questo non è corretto né giusto se pensiamo che quando si parla di stupratori ormai è prassi accettata generalizzare e giudicare senza troppe sottigliezze. Una volta poi chiarito che la riflessione psico-sociologica non deve tendere a deresponsabilizzare l’autrice della calunnia, sono io il primo a condannare gli insulti misogini; è giusto e doveroso cioè “prendersela” con la calunniatrice, anche sui media visto che la “gogna” per tanti altri reati è ormai prassi (nei limiti di legge per una minorenne e quant’altro), il punto è farlo con categorie di significato che siano corrette sul piano civile prima ancora che causale: lei non deve essere ritenuta “troietta” o “demente”, ma responsabile e imputabile di un’azione grave e antisociale, poi ben venga la riflessione sul contesto in cui nascono questi fenomeni.

  27. Scusate – La ragazza non è responsabile delle reazioni dementi degli altri. Stiamo schezando???

  28. @Paolo: infatti… nessuno ha detto questo. La ragazza è colpevole di avere detto una menzogna usando un capro espiatorio, non c’entra niente con la reazione che c’è stata dopo. Certo entrambe le reazioni (scollegate tra loro) sono sintomatiche di quanto il popolo Rom sia stigmatizzato a livello di immaginario collettivo al punto da suscitare una menzogna di quel tipo e una reazione di quell’altro tipo.

  29. Questa storia è allucinante. Oltre all’immagine della distruzione del campo, mi hanno colpito molto le parole della ragazza che dice di aver mentito perché aveva paura ” di essere picchiata per quello che avevo fatto. Che non ero più vergine” e che dare la colpa agli zingari è la prima cosa che le è venuta in mente. E il padre che dice “siamo di Chiesa” , questa poi! Mi sembra che ci sia molto materiale da analizzare e forse bisognerebbe anche accertare se la ragazza è stata mai picchiata dal padre o meno. Perché se una ragazza di sedici anni preferisce “pensarsi- farsi passare per ” stuprata piuttosto che comunicare una sua scelta di amore e di sesso alla famiglia una ragione ci deve essere, sembra terrorizzata! E’ come se avesse spostato la reazione che immaginava-ipotizzava violenta del padre al di fuori della sua famiglia, accusando i rom perché (ahinoi) sarebbe stata una storia credibile per quel carico di pregiudizi che si portano dietro. E’ giusto che la ragazza sia responsabile per quello che ha fatto, ma è doveroso indagare anche il padre per capire quanto è violento con i figli, in nome diddio ovvio.

  30. No non penso che sia corretto considerare la ragazza responsabile dell’input. Non so neanche come si sia verificato l’input, ma l’unico modo per figurarsela responsabile è immaginare che lei si sia messa per prima a dire e a volantinare e a incitare. Senza la storia e le conoscenze sulla sua famiglia e su di lei con loro non si può dire molto, si può ragionare in astratto sulla presunta agilità nel manovrare certe categorie e su cosa questo sta a significare. Ma tutto rimane in astratto.
    Per rispondere a Paola, io non lo so. Ho alcune ipotesi, ma sono astrazioni. Penso però che di ragazze che fanno sesso con un fidanzato in una cornice ultracattolica ce ne è moltissime, ma non pensano allo stupro come scappatoia. Garantisco, e non serve manco una scusa così andiamo, ce ne è tantissime a disposizione. E se facessero l’esame famoso di cui parli – si confermo e so anche di famiglie cattoliche che lo praticano – alla fine ammettono e non parlano di stupro.
    Per capire quanto la cosa è psicodinamicamente rilevante e non può essere sociologia pura, secondo me basta pensare a un proprio figlio che ci dice: ho subito una violenza sessuale, maschio o femmina non cambia. Se ci si concentra su questa cosa (se si ha figli riesce meglio ma anche non avendoli, pensando ai propri genitori) si avverte un dolore, un terrore. E’ il dolore e terrore delle persone più o meno sane, e che i figli conoscono (ben per questo, le donne che subiscono violenza veramente non raccontano ai cari questa cosa molto volentieri, li proteggono) e che provano garantito anche i genitori reazionari e cattolici e i figli di reazionari e cattolici lo sanno e come normalmente non dicono di avere un cancro per finta, non dicono di aver subito una violenza anche per questo. Se una ragazzina lo dice teoricamente per coprire un rapporto sessuale, le cose sono due: o vuole provocare un turbinio di sentimenti per motivi vari suoi psicodinamicamente rilevanti o psichiatricamente rilevanti oppure, lo stile esistenziale di questa famiglia è sempre tarato su una comunicazione di questo tipo, questi genitori alzano le mani, e la ragazza sa tristemente che in un certo senso non cambierà niente, non verrà più amata con questo.
    Cioè a sedici anni, i cattivi e basta non ce li possiamo permettere. Anche quando fanno ben di peggio.

  31. @Zauberei scrive: “Se una ragazzina lo dice teoricamente per coprire un rapporto sessuale, le cose sono due: o vuole provocare un turbinio di sentimenti per motivi vari suoi psicodinamicamente rilevanti o psichiatricamente rilevanti oppure, lo stile esistenziale di questa famiglia è sempre tarato su una comunicazione di questo tipo, questi genitori alzano le mani, e la ragazza sa tristemente che in un certo senso non cambierà niente, non verrà più amata con questo”

    Che equivale a dire che NON “possiamo però serenamente escludere che l’unico problema della ragazza fosse quello di evitare la sanzione per il rapporto sessuale.”

  32. Questa ragazza non è mai stata amata. Punto

  33. @Luziferszon
    Si può essere d’accordo. Ma non vedo dove ci conduca il congetturare sulla personalità emotiva della sedicenne. Restiamo ai fatti lucidamente riassunti da Giovanna: una minorenne irresponsabile (che poi è una tautologia giuridica) ha propalato una gravissima accusa servendosi di due tra i dispositivi emozionali più potenti: lo stupro, visto come vulnus assoluto che inibisce la ragione ed esalta il linciaggio e l’uomo nero, inteso come minoranza etnica espiatoria.
    I due elementi sono l’anello di congiunzione tra il mondo semiotico della minorenne e quello dei maggiorenni ardenti (in tutti i sensi) di interpetare il ruolo di Ku Klux Klan.

  34. la ragazza, a quanto ne so, è stata l’unica a scusarsi con le vittime del pogrom, quantomeno coi bambini (perchè di pogrom si è trattato) e questo è comunque apprezzabile.
    e la ragazza una violenza in un certo senso l’ha subita: quella del fanatismo dei genitori e delle visite ginecologiche periodiche per accertarne la “purezza” (sempre se è vero ciò che ho letto, a questo punto non lo so più)..e a questo proposito vorrei sapere se è professionale un medico che sottopone una paziente a esami invasivi non per scopi sanitari e di normale profilassi, ma solo per le fissazioni dei familiari.

    ” Non cattivo insomma, sfigato per dire le cose come stanno”zauberei
    si può pure essere entrambe le cose, uno sfigato tende alla frustrazione, può pure “affezionarsi” ad essa, e i frustrati talvolta diventano crudeli anche se non necessariamente stupratori
    ” Lo stupratore di tante rappresentazioni ha spesso la connotazione del cattivo che vuole la vittima, non del malato che vuole una cosa imprecisata, ma non ti vede proprio.”
    questo forse accade perchè, non solo ogni buona storia (o quasi tutte) ha bisogno di figure positive e negative (per quanto i confini fra bene e male possano essere non chiari, sfumati e “problematizzati”) quelle rappresentazioni (penso alle mie amate serie tv che qui vorrei “difendere”) hanno al centro il punto di vista della vittima (che lo stupratore forse non la “vede” o non vuole vederla però c’è) o dei suoi familiari o dei poliziotti che devono prendere lo stupratore e del pubblico ministero che deve farlo condannare e per farlo condannare deve dimostrare che non è “malato” o quantomeno non “giuridicamente” malato quindi capace di intendere e volere al momento del fatto.
    Aggiungo poi che scrivere una avvincente storia di violenza sulle donne assumendo il punto di vista del carnefice senza esporsi ad accuse (più o meno fondate) di “giustificazionismo” è estremamente difficile, bisogna essere autori bravissimi (uno che c’è riuscito, a mio avviso, è Stephen King nella sua novella 1922 contenuta in Notte buia niente stelle, che però parlava di omicidio non di stupro, nella stessa raccolta c’è un’altra novella Maxicamionista che parla di stupro, ma dal punto di vista della vittima che poi si vendicherà, è un bellissimo libro, ve lo consiglio e scusate l’OT)

  35. del resto King di violenza sulle donne ha spesso parlato nei suoi romanzi sia in IT che in Dolores Claiborne ed è anche l’autore di Rose Madder: le parti più impressionanti di questo romanzo sono i capitoli in corsivo dove viene descritto il “punto di vista” di Norman Daniels il marito crudelissimo e violento della protagonista. Ora ho finito, scusate

  36. Paolo 1984, io non dicevo “sfigato” o “cattivo” come giudizio della persona, non credo che userei nessuno dei due per altro, io dicevo come appare nel momento in cui si relaziona a una vittima alla vittima medesima la persona che compie l’abuso. Poi per il resto mi pare che hai un’idea un po’ semplicistica del cinema della televisione che è anche un bel po’ superata, con tutte le serie tv che ci sono supercomplesse in cui figure nette non ci sono più.
    Io comunque più ci penso più qualcosa non mi torna. Leggo da qui: http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/11/Sedicenne_denuncia_finto_stupro_folla_co_8_111211030.shtml, che la polizia trova che il fratello dice la verità quando dichiara di aver trovato la sorella per strada con i pantaloni in mano esanguinante. Un’ipotesi potrebbe essere che magari il rapporto con il fidanzato non era stato affatto conseziente, ma la ragazza non si è sentita di dare la colpa al fidanzato, forse perchè minacciata, non lo so. E’ una congettura, ma mi renderebbe un gesto tanto forte più comprensibile.

  37. lo so benissimo che non ci sono più o quasi figure nette, perciò ho parlato di confini sfumati non chiari e problematizzati basti pensare ad una serie come Dexter che ha come (anti)eroe un serial-killer sia pure dotato di codice morale, e passando ai fumetti e alla letteratura popolare da Diabolik alla saga di Eymerich, non vediamo certo degli eroi “positivi” al 100% come protagonisti (eymerich poi è una figura decisamente complessa. un inquisitore medievale spietato e intollerante quanto intelligente, coraggioso e agitato da tormenti e conflitti interiori,) o anche in polizieschi come law & order dove i confini tra bene e male dovrebbero essere un po’ più chiari i personaggi anche quando stanno “dalla parte giusta” sono agitati da conflitti, contraddizioni, dubbi, commettono errori..ho parlato di figure, non di figurine.
    comunque sia il tema della lotta bene-male resta anche quando avviene all’interno di uno stesso personaggio

  38. @Enzo, il tuo discorso implica la calunnia, cioè nome e cognome o altre indicazioni sufficienti all’identificazione. O mi sono perso qualcosa o il caso in questione è ben diverso.

  39. e potrei continuare con i personaggi che cambiano da negativi a positivi (o quasi) o da positivi a negativi (l’esempio più noto è anakin/darth Vader che solo nella morte si riscatterà) oppure quelli che si muovono sul “crinale”, eroi con un lato oscuro o afflitti da mille problemi, eroi tutt’altro che perfetti o, villain con un lato umano o con cui addirittura finisci per simpatizzare se non altro perchè ne ammiri l’acume e chi hanno contro è peggio di loro (mi viene in mente il dottor Lecter)..gli esempi sono infiniti..no la complessità e le sfaccettature dei personaggi delle fiction (anche di quelle comiche tipo Scrubs) non mi è sconosciuta, ma ora la smetto perchè sono OT

  40. Se non vi torna qualcosa fareste meglio a stare zitti.

  41. Non ho seguito i dettagli della vicenda e non riesco a leggere tutti i commenti.
    Ma il razzismo in Italia – e soprattutto al Nord- è potente e radicato, ma subdolo e strisciante: adesso lavoro in un “negozio” cui gli immigrati si rivolgono per comunicare con loro mondo di origine e dietro a sorrisi e vendita di “risparmio percepito” si nascondono migliaia di epiteti che fanno riferimento a puzza, rifiuto e al campo semantico del disgusto, ovviamente dopo che poveretti hanno imboccato l’uscita.
    In questo Paese di cattoliconi per finta, di persone vuote e grette, mosse unicamente dalla fascinazione per gli oggetti, come stupirsi che una sedicenne sia meno impaurita di inscenare una violenza piuttosto che rivelare di aver voluto fare sesso….
    A tutti, buonanotte!

  42. ” villain con un lato umano”
    a scanso di equivoci, ho usato “umano” nel senso di “buono” ma so benissimo che anche la cattiveria e la crudeltà sono umane, ora ho concluso davvero

  43. giacinto scelsi ( fake )

    una riflessione è che i giornalisti della stampa, seguiti da tanti altri, dovrebbero smettere di scrivere e radunarsi in massa per ingoiare i loro articoli uno per uno. che un problema certo di questa società è che ancora troppi cretini non sanno riconoscersi, a parte gli stronzi. non c’è molta differenza tra uno che scrive quello che scrive e non si vergogna e uno che è razzista e pensa di essere a posto. che la ragazzina potrebbe al massimo chiedere scusa, di persona, a chi ha accusato, e morta lì. a meno di non voler pensare che sia una razzista scaltra, è una persona evidentemente in difficoltà. che ci sono molti passi da fare ma si faranno. uno di questi per esempio è smettere di considerare la giustizia come una modalità per rimettere a posto le cose. che l’intervento di uno stato che toglie la libertà ad un individuo deve essere giustificato solo dalla pericolosità di tale individuo e alle sue conseguenze positive circa il crimine commesso. altrimenti non capisco la differenza tra un ergastolo e la pena di morte. e se siamo d’accordo che gli individui vadano puniti, siamo d’accordo con i linciatori, solo che in questo caso noi abbiamo ragione e loro no, ma potrebbe darsi anche il caso che la ragione ce l’abbiano loro. che, per finire, il mio intervento potevo anche non farlo perché è inutile, come anche riflettere su quel che è successo, dal momento che in questo blog tutti più o meno già sappiamo cosa pensare e siamo in grado di farlo. non ci sono ragioni particolari per capire quel che è successo, né di tipo sociologico né psicologico; in questo caso non c’è niente da capire, a parte i fatti per come sono avvenuti realmente. o meglio, tutte le riflessioni che state facendo, sono utili per tutto tranne che per il caso in questione, e si potrebbero fare lo stesso. oppure: a torino per un mese non potranno circolare automobili, per punizione.

  44. Grande Giacinto Scelsi!

  45. Sì, grande fuga dalla responsabilità di cittadino, sostenere che sia inutile riflettere su quanto successo. Più intollerabile della spedizione punitiva è invitare al silenzio dopo.

  46. Questa storia è di un brutto raccapricciante da qualsiasi lato la si prenda: la relazione dei genitori con la ragazza e la sua verginità, l’ambiente socioculturale nel quale deve essere immersa per aver pensato che il ruolo di stuprata fosse migliore di quello di protagonista consenziente di un atto sessuale e la scelta razzista probabilmente per essere facilmente creduta (e qui ci colleghiamo a Novi Ligure), il razzismo implicito de La Stampa (giornale che leggo e stimo e che mi parla di zone d’ombra più quotidiane e vicine a noi di quel che pensiamo), la barbarie della sommossa popolare contro il campo rom, la meschinità di tutti i protagonisti di questa poco edificante vicenda. Chi è peggio? Chi è più colpevole? La misoginia o il razzismo? E’ tutta lo stesso hummus sociologico che figlia mostri ad innumerevoli teste? Tutta questa approfondita, sfaccettata, intelligente vivisezione dei fatti e degli antefatti a cosa può portare? Ad un’analisi di noi stessi, al confronto ed al superamento dei limiti di pensiero di ognuno di noi. Peccato, però, che siamo qui a raccontarcela tra noi, tra persone che non avrebbero mai raccontato quella panzana, nè tantomeno dato fuoco al campo rom. Mi auguro solo che nelle scuole italiane qualche coraggioso professore fuori dalle righe stia facendo discutere anche i propri alunni (e che per questo non perda il posto).

  47. giacinto scelsi ( fake )

    ci tengo però a dire che la cretineria non è da condannare, nel senso che molte volte mi sento cretino, è una componente umana se si può dire. sono un cretino consapevole ecco.

  48. Mi pare, detto tra le righe, che in giro, fuori da qui intendo, non ci sia quella gran discussione. Su Femminismoasud, tanto per citare un sito di riferimento, mi pare che abbiano totalizzato un paio di interventi di risposta ad altrettanti post pubblicati sul caso, mentre per le lacrime della Fornero si era arrivati a quasi una settantina. Evidentemente la faccenda crea disagio nel tessuto sociale catto-reazionario di questo paese. Alla faccia dell’anarchia e della rivoluzione sbandierate per ogni dove, qui la reazione ancora dominante è l’omertà.

  49. giacinto scelsi ( fake )

    un documentario di laura halilovic, qualcuno lo conosce o la ha già visto?

  50. Come sempre commento con una mia riflessione, in realtà leggermente fuori tema, ma comunque legata all’accaduto.
    Tu scrivi:
    “[…]l’aggressività contro lo straniero e quella contro le donne sono figlie della stessa cultura […]”.
    Posso puntualizzare che quella cultura di cui parli è la stessa che ci fa percepire i Rom come stranieri? Nonostante alcuni di loro (molti) siano nati in Italia da genitori a loro volta nati in Italia, la nostra percezione di “Italianità” non li include, come non include (o include in parte) gli italiani di madrelingua tedesca o francese nati in alcune zone bilingui, o gli italiani di discendenza ebraica (con famiglie che, ironicamente, a volte possono provare di vivere in Penisola da prima della venuta di Cristo). Il fatto che i media continuino a dare degli italiani una descrizione uniforme e conforme a certi luoghi comuni (cattolici, bianchi, sedentari…) ci influenza più di quanto crediamo (il famoso razzismo inconsapevole) e a volte trae in inganno anche coloro i quali tentano di battersi contro quello stesso razzismo.

    Solo una riflessione estemporanea e, oso sottolineare, senza alcuna nota polemica.

  51. serenainthesky, se ti può consolare, giro spesso anche per le scuole, e incontro insegnanti che fanno un lavoro analogo – contro stereotipi e pregiudizi di tutte le risme – a quello che faccio io all’università.

    Mauro, non sei affatto fuori tema, anzi grazie per la precisazione.

    giacinto scelsi, grazie per aver segnalato il documentario, non lo conoscevo.

  52. giacinto scelsi ( fake )

    prego. c’è anche una puntata di pif-il testimone:
    http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s01/il-testimone-s01e11-1

  53. E i genitori di questa ragazza sono ancora a piede libero e lei abita con loro in quella casa.

    Se questa ragazza si chiamasse Amina o Afaf o Fadwa, tutte le persone perbene e i giornali autorevoli e le trasmissioni di approfondimento giornalistico ne parlerebbero ancora oggi.

  54. Ugo (19:55:26) :
    “[…] non vedo dove ci conduca il congetturare sulla personalità emotiva della sedicenne. Restiamo ai fatti lucidamente riassunti da Giovanna: una minorenne irresponsabile […]”
    – – –
    Questa tua frase mi fa abbastanza orrore. Primo perché, come ho già detto in un altro intervento, i problemi della ragazza sono problemi di una collettività di ragazze. Secondo perché dare della irresponsabile ad una ragazza che ha vissuto questo dramma significa dar man forte alla stessa cultura reazionaria e patriarcale che l’ha costretta nel suo stato. Questa ragazza è e rimane una vittima della famiglia e della cultura misogino-reazionaria di un paese in cui le vittime vengono costantemente gravate di un ulteriore peso: far pagare a chi ha subito un danno culturale e formativo, già di per sé devastante, anche la responsabilità del proprio stato di panico emotivo che ne deriva.

  55. @Gabriele Lenzi: c’è stata eccome una calunnia almeno in senso sociale, che è tra gli aspetti di cui stiamo dibattendo, perché c’è stata una identificazione etnica nel contenuto della denuncia mendace, una identificazione non necessaria per lo scopo: nel suo presunto intento di autodifesa, la ragazza oltre a servirsi impropriamente di uno strumento legale prezioso per quante subiscono davvero uno stupro, ha usato uno stereotipo che ha finito per coinvolgere un’intera comunità (anche se lei certamente non è responsabile di questo coinvolgimento degenerato in tragedia).
    @Luziferszorn: e i familiari presunti aguzzini della ragazza, diamo allora per scontato che non siano vittime anche loro in qualche modo di quella cultura misogino-reazionaria e patriarcale? Magari se andassimo ad indagare dal di dentro, scopriremmo che la madre e le altri parenti femmine sono meno colpevoli nel loro essersi fatte aguzzine perché subiscono le stesse pressioni, mentre i parenti maschi no perché hanno tutti i vantaggi? Per me una persona è “una vittima” finché le sue reazioni non diventano antisociali e nocive, dopodiché la responsabilità da attribuirle per le sue azioni viene prima della considerazione che ciò non cancella il fatto che è vittima; essere vittima di qualcosa non deresponsabilizza l’individuo, se non in casi di difesa diretta dal pericolo e talvolta nemmeno in quelli ma non è questo un caso di legittima difesa.

  56. Non mi sembra tanto difficile capire l’orribile vicenda in base agli elementi che abbiamo a disposizione: la ragazza è vittima dei genitori che sono vittime a loro volta di un sistema culturale talebano e socialmente sanzionatorio che certo non si rimuove se si continua a credere che la psicologia possa fornire LA risposta e la spegazione. Forse la psicanalisi potrà aiutare la ragazza (sui genitori non spero)ad emanciparsi interiormente da una trappola mortale, ma gli piscologismi confondono e basta, facciamone a meno please.

  57. La psicoanalisi non potrà aiutare nessuno fino a che la cultura dominante sarà orientata nella direzione opposta a quella di una presa di coscienza psicologica collettiva.

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