Rom e senegalesi in Italia: più che razzisti, gli italiani sono ignoranti

L’orrore del campo rom bruciato a Torino e la tragedia di ieri a Firenze hanno riportato al centro dell’attenzione mediatica il problema del razzismo in Italia. Gli italiani sono razzisti? I media riproducono senza volerlo impliciti razzisti sbagliando titoli e fraseggi, come ha fatto la Stampa domenica? O stare attenti in modo esagerato al modo in cui si parla e scrive rischia di portare a forme di ipocrisia linguistica, come a volte accade con il linguaggio politically correct?

Oggi sui social network i commenti che accusano i media nazionali di razzismo involontario si sprecano. Alcuni arrivano a dire che i giornali non avrebbero dovuto usare nemmeno la parola «senegalesi», ma chiamare i due uomini uccisi per nome e cognome: Samb Modou e Diop Mor. È chiaro che questa è un’esagerazione, perché i media dicono «due senegalesi» oggi, come avrebbero detto «turisti tedeschi» o «svedesi», se lo fossero stati.

Ma chi chiede di chiamarli Samb Modou e Diop Mor chiede di considerarli individui, persone. Osserva cioè che troppo poco, oggi, si considerano tali coloro che vivono e lavorano in Italia, ma provengono da «altrove». Non tanto per razzismo – o almeno, non nella maggioranza dei casi – ma per banale ignoranza: se sai poco o nulla di qualcuno, delle sue abitudini quotidiane, della sua vita, della sua storia, fai fatica a considerarlo un individuo, e tendi a trattarlo come esempio di un insieme. Ma questo capita indipendentemente dal colore della pelle e dall’etnia: se non sai nulla di chi hai davanti, lo tratti ingabbiandolo nello stereotipo che la sua apparenza fisica (fisionomia, vestiti, ecc.) e il suo comportamento richiamano. Che lo stereotipo riguardi il genere, l’età, la religione, il paese di provenienza o l’etnia, sempre stereotipo spersonalizzante è.

Il vero problema italiano, dunque, mi pare più l’ignoranza che il razzismo. La nostra società si fa sempre più mista e noi non ne sappiamo nulla. La nostra società è destinata a vedere accelerare – per fortuna – i fenomeni di immigrazione e noi pensiamo boh? Senza neanche capire quanto per esempio i giovani immigrati contribuirebbero a invertire la tendenza all’invecchiamento della popolazione italiana. E quanto, in prospettiva, ci aiuterebbero a risolvere il problema delle pensioni, un domani non troppo lontano.

Ma tornando ai casi di Torino e Firenze: poco e niente si sa dei rom, poco e niente si sa dei senegalesi che vivono in Italia.

Stamattina sono andata in cerca di storie. Storie che mi facessero vedere, ascoltare, conoscere persone. E ho trovato questi video. Certamente ce ne sono mille altri che mi sono sfuggiti.

Chi mi aiuta a fare una raccolta?

SUI ROM IN ITALIA

Cominciamo da un’inchiesta sulla scarsa conoscenza che i bolognesi hanno dei rom (Crossing tv):

Intervista a Laura Halilovic (Laboratorio Audiovisivi ‘Buster Keaton’ del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Genova, video trovato grazie a Giacinto Scelsi, lettore di questo blog):

Appunti dalla città invisibile. Rom a Bologna (Laboratorio Mela dell’Università di Bologna):

SUI SENEGALESI IN ITALIA

Senegalesi d’Italia 1 (Dì Lucca Citta Digitali):

Senegalesi d’Italia 2 (Dì Lucca Citta Digitali):

Senegalesi d’Italia 3 (Dì Lucca Citta Digitali):

46 risposte a “Rom e senegalesi in Italia: più che razzisti, gli italiani sono ignoranti

  1. Sui Rom, facciamo parlare loro, mi sembra più giusto che far parlare gli altri ‘di loro’ guarda qui in questo video dal titolo “non chiamarmi zingaro”

    e poi ti segnalo questo sull’essere nero in italia, nero italiano, eh già, perchè sono in tanti ad esserlo e nell’immaginario collettivo si deve far passare il concetto che è naturale essere le due cose insieme, altrimenti si continuerà a perpetuare la falsa immagine del nero=straniero!!

  2. Ciao Giovanna,
    è sempre molto interessante leggere i tuoi post. Non credo sia possibile decifrare del tutto questi due terribili eventi e i commenti che leggiamo in questi giorni su web e giornali guardando semplicemente all’ignoranza degli italiani. Credo purtroppo che spesso, ormai troppo spesso, ci sia qualcosa di più inquietante che va chiamato con il suo nome e la parola razzismo la trovo piuttosto appropriata.
    Concordo con te che colmare le lacune della nostra ignoranza aiuterebbe e non poco. Ti segnalo, visto che lo chiedi, le pagine del sito di Amnesty Italia dedicate ai diritti dei Rom nel nostro paese http://www.amnesty.it/diritti-rom-italia e in particolare questo video http://www.youtube.com/watch?v=fInbsfF0Y_M. Grazie per questo spazio, ciao. Michela

  3. L’ignoranza però non autorizza a maltrattare le persone o i gruppi di persone. Io non so nulla dei senegalesi e dei ROM e non ne voglio sapere nulla. Però non vado in giro a sparargli e non mi sognerei mai di dire che “i senegalesi” o “i ROM” struprano, rubano o fanno chissà quale altra nefandezza.

    Anche perché, se devo essere onesto, i danni più gravi li ho ricevuti da italianissime persone benestanti, e, in un caso, questa persona era anche istruita e conosciuta. Spero quindi che i rom e i senegalesi non prendano esempio da certi nostri connazionali.

    Per le info di carta, “E il mensile” pubblica ogni mese storie che di solito rimangono nascoste.

  4. IMO il titolo è fuorviante rispetto al contenuto del pezzo, o meglio, così risulta a me. Mi pare di capire che gli italiani siano ignoranti nel senso che ignorano una realtà che hanno vicino. (Dal titolo parrebbe il solito sfogo retorico e terzomondista che fortunatamente non è). Io credo si debba cominciare a valutare oggettivamente la questione dell’immigrazione senza la demagogia xenofoba di Destra né la retorica post-colonialista e buonista di Sinistra. Ci sono problematiche sociale senza propaganda, come la sicurezza (inutile nasconderci: io ho vissuto a Quarto Oggiaro a Milano e il problema esiste, c’è gente che ha paura nelle periferie e e non è necessariamente leghista con l’elmo e il mito dei celti), il multiculturalismo (la questione della donna è irrisolta, se provi a dire che esiste il problema ti danno subito del leghista), per non parlare del fatto che quasi tutti i senegalesi e pakistani che conosco sono sessisti e omofobi. Non è una questione di etnia, ma di degrado e povertà.

  5. Ignoranza e razzismo. Razzismo è ignoranza. Su questo ci siamo.
    Lavoro con ragazzi immigrati (senegalesi compresi) e trovo almeno un paio di elementi che ci accomunano: opinioni sull’altro razziste – legati ad una basso livello culturale – …e la ricerca del lavoro. Quest’ultimo è qualcosa che si rende indispensabile per una ovvia questione economica e per sentirsi parte di una comunità.
    L’integrazione non è l’obiettivo principale per tutti però. I ragazzi, nonostante la giovane età, hanno la responsabilità economica della famiglia d’origine e ne sentono il peso. Il permesso di soggiorno viene visto come strumento per riuscire a lavorare, mentre la questione della cittadinanza passa in secondo piano.
    Tornando alla questione (trasversale) del razzismo, noto una forte tendenza a differenziare l’uomo nero e quello bianco attraverso luoghi comuni. Un ragazzo senegalese una volta mi disse che i bianchi si lavano poco, pensano troppo e parlano molto. Il giorno prima una donna della zona casertana mi disse che, secondo lei, i neri non si lavano spesso. Entrambi non hanno la licenza media.

  6. Non è un video ma se le può interessare nel sito del Gruppo Abele di Torino è stato pubblicato l’introduzione che Luigi Ciotti ha fatto ad un libro di fumetti sui rom appena uscito e pubblicato dalla Coconino di Bologna. per maggiori informazioni il link è: http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2423

    Sara Donini

  7. In Italia c’è un serio problema di razzismo.
    Declassare queste violenze a mera ignoranza significa, secondo me, svuotare di contenuto le storie che tu stessa hai citato.
    Svuotarle, cioè, di quella violenza discriminatoria che le contraddistingue e che le unisce a tante altre storie italiane di questi giorni.

    Aggiungo poi che criticare il politicamente corretto va bene, ma se si procede nella direzione opposta. Dire, ad esempio, “i rom non vanno discriminati”, diventa una frase “politically correct” solo se pronunciata da un razzista. E non per chi crede fermamente nella non discriminazione.

  8. @Simone
    Ottimo commento.
    Il fatto è che a destra come a sinistra si fa fatica a capire le affermazioni statistiche. Dire che gli “zingari rubano” viene interpretato e criticato a sinistra come “tutti gli zingari rubano” mentre l’affermazione è statistica. E la statistica ci dice che gli zingari rubano parecchio così come ci dice che la delinquenza a carico degli immigrati è N volte quella degli autoctoni. Ovviamente l’effetto non è mai dato da un’etnia ma dalla povertà. Anche a destra si sa benissimo che è così. Solo che si ritiente pragmaticamente che sia più economico diminuire l’immigrazione piuttosto che fare discriminazione tra chi delinque e chi no. Non è un criterio sbagliato in sé: diminuendo in assoluto l’immigrazione si diminuirebbe in assoluto il numero di crimini perpetrati dai suoi appartenenti. La presbiopia di sinistra è il buonismo di considerare solo gli effetti positivi (un mondo colorato, varietà culturale, possibile integrazione economica e civile con ricadute sul bilancio statale); la miopia della destra
    è l’ottusità del credere che si possano isolare e controllare le variabili di un sistema, prosperando nella solitudine etnica delle tradizioni e dei ruoli del passato prossimo.
    Il problema dell’ignoranza sui Rom è che se frequento una CasaPound so già cosa ascolterò. Ma allo stesso modo se leggo l’articolo di Amnesty ho la stessa medaglia, soltanto nel lato opposto.
    Proviamo a farci qualche domandina un po’ sensata, aldilà della querelle irrisolta tra multiculturalismo e integrazione. Partiamo dal presupposto che i ROM non sono necessariamente nomadi ma sono comunque un’etnia. Ora, la componente integrata c’è e magari è invisibile ai più. Lavora e partecipa delle leggi dello Stato in cui risiede. Questa componente non va confusa con il ROM nomade, quello a cui vengono imputati diversi stereotipi. Ricordiamo che uno stereotipo nasce sempre da una verità. Lo stereotipo è un utilissimo criterio orientativo di pre-giudizio. Combattiamo lo stereotipo nel momento in cui si incancrenisce in natura totalizzante e omnicomprensiva di tutti gli individui che ne fanno parte. Esiste lo stereotipo perché non si è risolto filosoficamente il problema degli Universali. Ma torniamo a noi.
    Di cosa vive un nomade oggi, nelle nostre società superorganizzate e tecnologiche? Fa il giostraio? Il circense? Vende cavalli? Poniamoci questa domanda senza timore della risposta. Ebbene, in prevalenza mendica. Ma se può ruba. Altrimenti la sua sarebbe una progressiva emancipazione dal nomadismo alla ricerca di stanzialità. Tralasciamo per umanità di parlare quali regole vigano all’interno della cultura nomade dei Rom sulla donna, il suo ruolo, la sua compravendita. Magari fossero luoghi comuni.
    Allora chiediamoci se dobbamo tutelare l’etnia, il nomadismo, o il diritto alla tradizione dei propri valori e costumi.
    Sono questioni diverse che vanno affrontate senza i paraocchi di destra e di sinistra.

  9. http://www.audiodoc.it/documentario.php?id_doc=69

    In calce c’è anche una bibliografia, anche se non esaustiva. Vorrei ricordare a tutti che molti rom sono cittadini italiani e non immigrati. E’ una delle antiche minoranze presenti nel nostro paese.

  10. Io sono nera, un etiope adottata che vive in italia da 20. famiglia di bianchi con una sorella (anche lei adottata) filippina, quindi tendente al giallo. Città di appartenza: messina, sicilia.
    13 anni di scuola passata da unica nera, all’università pochi esemplari neri, 3 anni di università unica nera alle lezioni e unica nera agli esami.
    mi madre(adottiva) di famiglia benestante e acculturata,professoressa di filosofia teoretica all’università, mio padre architetto da sempre difensore della vita.
    Mai avuto problemi a Messina, mai nessuno mi ha considerata differente per il mio colore di pelle, mai giudicata per le mie origini. in una città in cui la massima lettura è la gazzetta del sud, di cui si leggono la pagina sportiva, la cronaca locale e i necrologi. mai stata giudicata, mai stata etichettata, mai ricevuto insunuazioni rispetto al mio colore di pelle. in una città in cui l’immigrazione tocca sopratutto le filippine. intere comunità che lavorano nelle case delle famiglie messinesi, e che spesso diventano parte della famiglia. in una città in cui i giovani senegalesi, sono voluti bene, a volte amati e sposati e che fanno parte della “tradizione commerciale” da più di 20 anni, di cui molti messinesi conoscono nome e storia.
    4 anni fa tutto cambia, città e rappresentazione. Bologna è diversa.
    a Bologna io sono diversa, devo giusticare il mio nome e il mio colore. devo accettare certi sguardi e certe frasi (tornatene a casa puttana, tornatene in africa, impara le regole ecc ecc)
    a bologna è diverso. ma non per mia madre. di famiglia benestante, professoressa all’università di filosofia teoretica all’università. lei alle mie lamentele per il trattamento che mi riservano e che viene riservato ad altri,come me “diversi”, ha sempre la stessa risposta: non ti avvilire Azeb il mondo è pieno di ignoranti e maleducati.
    che dire, avrete ragione tu giovanna e mia madre.
    Resta nella mia testa e nel mio cuore il fatto che, ormai, non giustifico più nessuno e più niente. Ogni cosa ha il suo prezzo, e quello di molti di noi è la dignità e per altri la vita.

  11. Grazie per l’interessante post. Concordo sulla sostanza, ci tengo però, come alcuni altri lettori, a definire questi atti razzisti, per non cadere nel giustificazionismo. Il razzismo è strettamente legato all’ignoranza ma non per questo chi “è ignorante” è da giustificare o compatire. Nella società multiculturale in cui viviamo, chi non vede e non sa non vuole vedere e non vuole sapere. Persone di provenienze diverse vivono in Italia ormai da molti anni e contribuiscono alla vita sociale, economica e culturale del paese: sono nostri vicini di casa, colleghi di lavoro e compagni di studi.
    Il lavoro dei mass media è importante e contribuisce a costruire una rappresentare della società italiana anacronistica e monocolore additando spesso il diverso e lo straniero come colpevole cattivo, capro espiatorio. Importante è anche il razzismo istituzionale che, ad esempio, non concede a giovani nati e cresciuti in Italia di avere la cittadinanza italiana solo perchè figli di immigrati. Sembra una formalità ma è di fondamentale importanza a livello simbolico oltre ad influire profondamente sulle vite di molti “italiani di serie B”.
    Penso anche io che sia importante ascoltare le voci dei diretti interessati per questo guardo con interesse alla stampa multiculturale anche se in Italia ha vita breve e spesso si rivolge a chi questi temi li conosce e li tratta ogni giorno (in italia molti media multiculturali sono riuniti nella rete mier http://www.retemier.it/).

    Segnalo a proposito della tragedia di Firenze il parere del sociologo di origine senegalese Aly Baba Faye
    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-aly_baba_faye_killer_armato_dal_razzismo_quotidiano_14214.html

    Anche a me piacerebbe vedere o leggere storie e racconti di Rom in Italia e sono grata a chi fornirà ulteriori spunti, segnalo poi che il documentario di Laura Halilovic è rintracciabile on line.

    Inoltre, rispondendo alla richiesta di fornire informazioni e racconti, mi fa piacere condividere dei video nati da un lavoro di ricerca-azione nel Nord-Est italiano. Nei video-raconti fotografici sono proprio i giovani italiani, autoctoni e figli di immigrati, a raccontarsi e a costruire una propria narrazione.

    PS
    La convivenza non è sempre facile e in alcuni casi migrazioni e povertà coincidono imponendo la necessità di sviluppare discorsi che vadano aldilà del buonismo, voglio però sottolineare che il commento di Ugo conferma tristemente il post di Giovanna. Sarebbe impossibile, visti gli spazi e i limiti di tempo, rispondere punto per punto ma pongo solo alcune domande. Chi lo dice che gli stranieri commettono più crimini degli italiani? Quale statistica? E comunque le statistiche non rappresentano la verità assoluta.
    Ci sarebbe poi un lungo discorso sull’integrazione intesa molto spesso come mimetismo e adattamento a una società che stabile, ferma e omogenea non è , ad esempio, come ricorda Lory, la tanto temuta “etnia” rom è una minoranza presente in italia e molti Rom sono italiani.

  12. azeb, mi colpiscono molto le tue parole. Forse perché conosco bene sia Messina, mia città natale, sia Bologna, dove vivo dagli anni dell’università.

    Ebbene, forse io e te (non so tua madre) diamo un significato diverso alla parola «ignoranza»: l’ignoranza per me non coincide con la mancanza di scolarizzazione, io in questo contesto intendevo «ignoranza dell’altro, del diverso». È ciò che ho cercato di esemplificare spiegando cosa accade quando non si sa nulla di un/a altro/a e lo/la si incontra categorizzandolo/a secondo stereotipi e punto.

    Bologna è una città molto più ricca e chiusa di Messina, che è una città di mare, ha un porto, è da sempre abituata alle transizioni, ai passaggi, all’essere sul confine fra l’isola (la Sicilia) e il resto dell’Italia (il continente). I bolognesi sono *forse* più scolarizzati dei messinesi (ma non vorrei dire sciocchezze, non ho statistiche al riguardo), mentre sicuramente sono in media più benestanti, hanno più soldi-

    Ma sono più «ignoranti dell’altro» dei messinesi, nel senso ignorano chi sono i rom, gli stranieri, perché ne hanno sempre avuti pochi, sono sempre stati abbastanza chiusi nella loro Emilia, i bolognesi. Mentre a Messina, uh, porto di mare: gente da tutte le parti, mica solo dall’Italia.

    In questo senso, certo, forse i bolognesi possono anche essere più razzisti dei messinesi, non lo so. Facciamo attenzione però a non cadere nell’errore in cui si cade parlando di «zingari» e «rom». Ogni stereotipo ha un nucleo di verità bello solido, come rilevava anche Ugo, ma di qui a farne un pregiudizio ne passa. Che una quantità statisticamentre rilevante di rom rubi o mendichi non vuol dire che, se mi trovo davanti a un rom, devo immediatamente pensare che possa rubarmi il portafoglio.

    La stessa cosa sui bolognesi: ammesso che sia statisticamente vero (non lo so, bisognerebbe in qualche modo verificarlo) che, in quanto più «ignoranti dell’altro» dei messinesi, siano anche più razzisti, be’, di qui a dire che «i bolognesi sono razzisti» ne passa, non trovi?

    Qualcuno potrebbe obiettare che questa differenza dipende strettamente dalla tua esperienza personale: più fortunata a Messina, meno fortunata a Bologna.

    Scusa/scusate se mi sono dilungata nella risposta a Azeb, ma credo che ragionare su questo intrico fra stereotipi, pregiudizi, razzismi, controrazzismi e razzismi al contrario sia utilissimo anche al di là del caso di Azeb, Messina e Bologna.

  13. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  14. @Giovanna scrive: “Ogni stereotipo ha un nucleo di verità bello solido, come rilevava anche Ugo, ma di qui a farne un pregiudizio ne passa”.
    Io parlavo di pre-giudizio non di pregiudizio. La cosa può sembrare da lana caprina e invece non è così.
    Se sono attorniato da ragazzini ROM – mandati in giro a elemosinare in spregio a tutti i diritti che andiamo difendendo ogni giorno – non è frutto di un pregiudizio sbagliato controllare se ci sia ancora il proprio portafoglio. È un criterio regolativo che sarebbe sbagliato applicare se si fosse attorniati da bambini non mendicanti e non ROM.

    Immagino già che l’affermazione abbia fatto storcere il naso a più di un lettore. Ciascuno di noi vuole considerarsi cittadino del mondo che non discrimina mai, che pondera i giudizi, che ripudia ogni razzismo. Tra l’altro ho scelto l’esempio dei bambini perché chi è arrivato a leggere fin qui possa controllare dalla propria reazione se sia o meno patosensibile – e se questa patosensibilità offuschi il giudizio razionale. Il punto è che chiunque sfugga dallle affermazioni statistiche, che sono indifferenti alle parti, si identifica a pieno titolo, e con l’inevitabile carico di cecità emotiva, in una delle seguenti premesse: ogni proletario è buono (sinistra); ogni extracomunitario è cattivo (destra).

    @Gaia scrive:”Chi lo dice che gli stranieri commettono più crimini degli italiani? Quale statistica? ”
    Non vorrei lasciare spazio ad equivoci. Naturalmente parlo degli immigrati irregolari. Per l’immigrazione regolare i tassi di criminalità sono ovviamente in linea con gli indigeni. A conferma ovviamente che non esistono gruppi etnici che delinquono più di altri in quanto etnia. Esistono condizioni di integrazione riuscita, non riuscita, e impossibile (è il caso dei Rom che vogliano restare, coi loro valori, nomadi).

  15. cara giovanna e cari tutti
    spero che le mie parole non siano fraintese. non ho mai fatto delle generalizzazioni e non vorrò mai farlo. per me il razzismo esiste strettamente collegato con l’ignoranza (la volontà di ignorare). e credo fermamente che non ci siano popolazioni più o meno ignoranti, ma ci sono tempi storici (di storia) che modificano la geografia del sentire. i bolognesi non sono razzisti, ne i messinesi sono santi. ho raccontato la mia storia per far capire, sopratutto a chi vive costantemente delle discriminazioni che ci sono tante vie di risposta e tante vie di resistenza. io combatto l’ignoranza raccontando, così da mettere tutti nella condizione di sapere e poi scegliere. scegliere se il mio colore di pelle è un problema o semplicemente una costatazione estetica di ciò che sono.

    p.s. mia sorella piccola quando le persone gli chiedevano se fosse filippina rispondeva risentita: SONO FILIPPINA DI MESSINA, e li metteva tutti al loro posto…
    ma si sa che gli orientali sono più avanti di noi:)

  16. Ci sono “razzist* consapevol* fino a un certo punto” ( direi studios* ); “razzist* convint* e fier*” ( direi violent*, un po’ nazi un po’ fasc* un po’ quell* che bevono l’acqua del dio Po ); “razzist* che passano alle vie di fatto”; “razzist* incert* ( la gente perbene, non sa se sia in dovere di malgiudicare, nel dubbio ti evita e ti lascia bruciare ); “razzist* igienist*” ( direi la signora del video con gli occhiali scuri e la pelliccia ); e chissà cos’altro.

    C’è appunto ignoranza e ignoranza. Il razzismo prolifera magari più facilmente attraverso la prima ( alla voce scolarizzazione, incapacità di distinguere i fatti dalle voci, poca abitudine al ragionamento ) ma lo sviluppo decisivo lo fa nella seconda ( alla voce “ma chi cazzo siete? Fuori! ). È un insieme di cose che può fare la differenza: molte persone intervistate, come la maggior parte degli italiani, sentono un certo prurito a sentir parlare di “zingari”, non sono del tutto certo di esserne fuori, per cui anche sapendo che no, non tutti sono nomadi, che sì alcuni sono italiani ( a parte l’inutilità di questo concetto, l’essere italiani, oltre che sull’idiozia delle identità nazionali, delle identità in genere; non chi siamo, ma ci siamo ), e tutte le giuste e possibili informazioni, al fondo rimarrebbe che comunque “quelli sono diversi”. Non è una diversità pensata, ma proprio vissuta, non proprio alieni, non proprio animali, ma certo non “sono come noi”. Diversamente umani. Ovvio che dietro a tutto c’è la componente culturale fondata sull’ignoranza, ma la cultura e l’informazione possono aiutare a formare le persone perché poi facciano da sé il proprio salto cognitivo ( come pare usi adesso dire ), e il salto si compie vivendo ( non abitando gli stessi spazi ) assieme, c’è poco da fare. Ma cultura e informazione non valgono niente, sono contenitori, e come dicono gli Offlaga Disco Pax “ci sono cose per cui non serve la licenza media”.

  17. Ugo, per me pre-giudizio e pregiudizio sono la stessa cosa = giudizio su un evento, stato di cose, persona, gruppo sociale, che formulo prima di aver fatto esperienza diretta di quell’evento, stato di cose, persona ecc. Esperienza diretta = verifico di persona che mi rubi il portafoglio. Se so che molti zingari rubano e di notte ne incontro uno, certo vado in ansia per il mio portafoglio. Ma di qui a farne una certezza, come lo sono certi pre-giudizi rigidissimi anche di fronte a mille controverifiche (= mille zingari incontrati che non mi hanno né assaltata né rubato il portafoglio, ma semplicemente sorriso e chiesto una informazione), ne passa, no?

    So che il senso comune usa in modo in parte diverso la parola «pregiudizio», per esempio a volte nel dire comune non si distingue molto il concetto di stereotipo da quello di pregiudizio. Anche alcuni sociologi sovrappongono i due concetti, quello di stereotipo e quello di pregiudizio.

    Ma io no, e con me diversi sociologi e scienziati cognitivi, che pensano come me che lo stereotipo sia, diciamo così, il nucleo cognitivo (con annesso nucleo di verità) di un possibile pregiudizio. Di stereotipi non possiamo fare a meno, di pregiudizi a volte è bene fare a meno. Nel pregiudizio fra l’altro c’è spesso un’implicazione negativa che non è detto ci sia nello stereotipo.

    Ma insomma, era per dire: sono d’accordo.

  18. Non trascurerei la diseducazione di massa operata da vent’anni di leghismo. Il loro è un razzismo freddo senza camere a gas nè violenze mirata, ma di non trascurabile nocività. Il loro populismo ha reso l’ignoranza un parere, la cecità un punto di vista. Su questo tema possono dire parole efficaci il linguista Federico Faloppa, di cui consiglio tutti i libri, e i tre attori di Cacania Uno, uno spettacolo teatrale che tra l’altro andrà in scena a giorni (a Milano), di cui si parla qui: http://onthenord.com/2011/12/13/a-teatro-un-pezzettino-di-on-the-nord/

  19. @Ugo scrive: “”@Gaia scrive:”Chi lo dice che gli stranieri commettono più crimini degli italiani? Quale statistica?”
    Non vorrei lasciare spazio ad equivoci. Naturalmente parlo degli immigrati irregolari. Per l’immigrazione regolare i tassi di criminalità sono ovviamente in linea con gli indigeni. A conferma ovviamente che non esistono gruppi etnici che delinquono più di altri in quanto etnia. Esistono condizioni di integrazione riuscita, non riuscita, e impossibile””

    Premesso che condivido moltissimo di quanto ben esposto da @simone e da @unlettore, in quanto avvocato penalista mi capitano spessissimo giornate in cui ho diverse difese d’ufficio. Difendo tutti, allo stesso modo, paganti e non paganti, italiani o stranieri, poveri o ricchi, perché amo il mio lavoro e credo in quel che faccio.
    Ebbene, non posso non notare che ci sono giornate in cui il “ruolo” d’udienza si compone di soli nomi stranieri, e che generalmente si tratta di immigrati irregolari e ovviamente disagiati. E sono d’accordo su un fatto: è la povertà, quella di chi non ha niente (nemmeno radici, nel posto in cui vive) ad essere criminogena, non l’etnia.

  20. Vi segnalo alcune testimonianze raccolte dal programma “In Italia – Fabri Fibra” in onda su Mtv l’anno scorso. “Fuori dal campo” era il titolo della prima puntata:

    Mentre “Presa Diretta” di Riccardo Iacona, Rai Tre, nel corso della stagione televisiva 2009 si è occupato molto di immigrazione, respingimenti e campi rom:

    “Migranti”: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2794f4fb-6a0c-4c0e-997e-6b5db0b13e77.html#p=2

    “Respinti”: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7bc61b1-21d5-4731-8032-2645b9d7d3e1.html#p=2

    “Caccia agli zingari”: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4a7c8533-7b4a-43c1-882e-b430d6cabfe1.html#p=2

  21. Le persone sono così stupide…

  22. Ciao Giovanna, ti segnalo uno dei pochi casi di programma a tema “interculturale” in onda sui media mainstream. Dal 10 giugno su Rai 3 sono state trasmesse, in seconda serata, quattro puntate del programma Radici replicate a Novembre. Si possono vedere qui sul sito della Rai: http://www.rai3.rai.it/dl/RaiTre/programma.html?ContentItem-c3b6bd35-d72b-4daa-885b-032a845f9e94&refresh_ce
    Si tratta di reportage focalizzati ogni volta sulla storia di uomini e donne immigrati in Italia alternando filmati sulla loro vita in italia a scene del paese di origine rivisitato e raccontato per l’occasione. C’è stata anche proprio una puntata su un giovane Senegalese http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7433b42a-e528-46f3-8a61-a5fd95b386e7.html

  23. sia l’ignoranza che la conoscenza possono essere usate come paraocchi per non vedere realtà che per vari motivi ( sbagliati o sacrosanti che siano) sono ritenute scomode. Entrambe, poi, possono essere usate anche per fare del male. qui non siamo al bar sport e quindi è alla “conoscenza” che mi sto riferendo: è evidente che nessun commento qui ha intenzioni malvagie, eppure è ben palese come la lana caprina ( i paraocchi)abbondi in alcuni di questi commenti.
    credo che la questione stia nel “vedere” le persone. alcuni di noi sono più propensi a farlo, altre lo sono di meno.
    Le persono meno propense, in una societa mutietnica e quindi anche visivamente variegata, loro malgrado, si trovano più sollecitate a “vedere” l’altro da sè. E di solito rispondono a queste sollecitazioni aumentando il fattore protettivo dei loro paraocchi. Nei fototipi più disperati, come quello di Firenze, la schermitura è talmente alta che diventa cecità.
    I nostri personali punti di vista possono essere interessanti quanto vogliamo ma per favore, almeno di fronte a simile tragedie, cerchiamo di non usarle ancora una volta per non “vedere”.

  24. Dico due cose quasi scollegate.

    La prima forse è troppo ovvia. Oltre all’ignoranza, conta l’ambiente affettivo in cui uno cresce. Un bambino benvoluto, apprezzato per le sue particolarità, tenderà a benvolere e ad apprezzare le particolarità altrui, le diversità. Forse in Italia siamo messi ancora abbastanza bene al riguardo. Certamente è così nel mio ambiente. In altri paesi occidentali ho visto di molto peggio.

    Seconda idea. Ho l’impressione che un certo antirazzismo molto arrabbiato, almeno in Italia, trovi un facile nemico in razzisti immaginati. Immaginati dai resoconti dei media o da frasi ascoltate di striscio.
    Nel mio ambiente più intimo, un centinaio di persone almeno, nessuno è minimamente razzista. In una cerchia più ampia di miei conoscenti, una piccola minoranza ha venature razziste minime, ma razzisti veri non ne conosco proprio.
    Chiederei, a chi dà per scontato che in Italia il razzismo sia largamente diffuso, di stimare la percentuale di razzisti fra i propri amici e conoscenti. Possibile che i razzisti siano tutti fra quelli che non frequentiamo regolarmente? Non potrebbero essere un comodo nemico per chi non può vivere senza nemici?

    Il razzismo è orribile, ed è brutto anche quando è minimo. Ma si combatte meglio se si individua dove davvero c’è.
    Nei due orrendi episodi di Torino e Firenze c’è tutto. Ma la mia impressione è che ben più del 90% degli italiani, moltissimi leghisti inclusi, siano avversi a questi orrori.

  25. a me è piaciuta questa storia: Marius e la biblioteca

  26. Faccio un commento giusto per aggiungere un po’ di carne al fuoco, visto che condivido la maggior parte delle tesi qui esposte.

    Ricordo un piccolo e interessante saggio, molto provocatorio, di Carlo Cipolla chiamato “Le leggi della stupidità umana”. In sintesi l’autore fa un’arbitraria quanto istruttiva divisione delle persone in quattro gruppi, basandosi su un asse cartesiano: banditi, sprovveduti, intelligenti e stupidi. La premessa fondamentale è che questa divisione non ha niente a che fare con il livello di istruzione.

    I banditi fanno del male agli altri procurando bene a se stessi.
    Gli sprovveduti fanno del bene (o credono di farlo) agli altri procurando male a se stessi.
    Gli intelligenti riescono a fare del bene a se stessi facendo del bene anche agli altri.
    Infine gli stupidi, che con il loro operare fanno del male a se stessi e agli altri.

    È sempre Cipolla a suggerire che i più pericolosi sono gli stupidi che per qualche motivo arrivano a occupare posti di potere, dato che troveranno sempre degli sprovveduti che lavorino per loro. La cosa paurosa è che di solito quando si presenta questa combinazione vuol dire che c’è qualche bandito nascosto da qualche parte, altrimenti lo stupido non sarebbe arrivato a occupare alcun posto di potere.

    Ora, secondo me tutto questo si può incrociare con la sopracitata “ignoranza degli altri” e con il razzismo di alcuni. Queste variabili sono come il grado d’istruzione, cioè indipendenti dal livello di stupidità in tutte le categorie di persone. La differenza sta nelle scelte dell’individuo, tutto qui. Il bandito fomenterà l’ignoranza e il razzismo, lo sprovveduto li subirà e lo stupido non si accorgerà di niente. Soltanto le persone intelligenti saranno in grado di avvertire ciò che accade e di reagire.

    Non so se il killer di Firenze sia stato uno stupido o peggio, uno provveduto che seguiva chissà quali deliranti idee. So però che il danno che ha fatto rimarrà per molto tempo inciso sulla pelle e l’anima di tutti. E non direi che si tratta solo di “ignoranza degli altri”, nel gesto di questo individuo il razzismo c’era e come. Uno che è ignorante degli altri non li vede e se ne frega, li ignora appunto, non va a cercare loro per ucciderli. Questo vuol dire odio, e quando si odia qualcosa o qualcuno vuol sire che gli si attribuisce una certa importanza.

    Per quanto riguarda l’Italia penso che in questo momento storico, come succede anche altrove, non ci sia un numero sufficiente di persone intelligenti per contrastare il razzismo e l’ignoranza che dilagano, grazie a pochi banditi che lottano per i propri obiettivi, molti stupidi che li assecondano e una miriade di sprovveduti che non si rendono conto di quello che succede.

    Ciao

  27. Scusa, ma stavolta non sono d’accordo. Il tuo è un post bello, ma pensato e orientato ad un livello intellettuale alto. Troppo alto. Non sto ad approfondire quanto il razzismo si nutra di ignoranza, ma le risposte che suggerisci tu (gli stranieri che aiutano la nostra bilancia pensionistica) non credo interessino l’italiano medio. In questi giorni la gente “normale” (almeno a Verona dove abito) fa battute sui senegalesi sparati e, riguardo ai rom, dice che se la sono voluta. Certo nessuno di questi FAREBBE mai quei gesti. Ma, sotto sotto, li approva o, almeno, non li disapprova del tutto. Conosco un piccolo imprenditore che tornato dall’Africa per lavoro dice “finalmente via da quei negri di m…”. Solo che lui ci guadagna con i negri. Per non parlare dei post su Face Book. Di esempi così ce ne sono. Basta solo andare oltre la superficie.
    Temo che il razzismo sia una malattia che abbiamo tutti senza saperlo, qualcuno è anzi contento di averla, ma nessuno può guarire.

  28. @Ben, io non so quale sia il livello sociale delle tue frequentazioni ma ho l’impressione che sia elitario.
    Sul rapporto fra ignoranza e conoscenza in relazione al razzismo: insegno in un istituto tecnico e in un liceo scientifico-tecnologico di una città tradizionalmente operaia e di sinistra (Genova) ma che sta da anni e sempre più rapidamente vedendo scemare occupazione, reddito, giovinezza, sostituite a stento da una riconversione verso l’hi-tech, mondo lavorativo per il quale dovremmo preparare i nostri allievi, proiettandoli quindi verso una mentalità aperta, dinamica, in connessione globale. Si fa un enorme, enorme, enorme fatica a orientarli in quella direzione: fin che si parla di competenze tecniche tutto più o meno ok, quando la conoscenza deve essere calata, invece, in un contesto critico e tradursi in reale apertura mentale sbatti contro muri e barricate pregiudiziali che è durissimo mettere in discussione. La percentuale di chiusura verso l’altro,di rigidità e diciamo pure di razzismo (ma anche di machismo) nelle classi si alza di anno in anno e più è basso il livello culturale familiare e l’estrazione sociale (non necessariamente la condizione economica) più aumenta il livello del pregiudizio.
    Quello che rende accettabile o addirittura tranquillo e sereno l’incontro con lo straniero è il livello di integrazione scolastica. Nel nostro tipo di scuola cominciano a vedersi del tutto integrati e totalmente accettati senza alcuna sottolineatura etnica i ragazzi di origine albanese e magrebina, in genere nati in Italia, al punto che, nonostante la percentuale di iscritti dai nomi stranieri sia circa del 6-7%, ben tre su quattro dei rappresentanti d’Istituto della componente studentesca sono appunto esponenti di estrazione straniera (il che la dice molto lunga sulla capacità, sulla voglia di partecipazione dei nuovi italiani rispetto al disimpegno e all’indifferenza civica diffusi fra gli indigeni da generazioni) (aggiungi che il quarto nome è quello di una ragazza, e che la componente femminile nella mia scuola sarà circa il 20% e il quadro del declino civico del maschio-bianco-occidentale si completa ulteriormente).
    Ma i ragazzi senegalesi o comunque dell’Africa nera non arrivano a scuola da noi nè alle scuole superiori in generale (tanto meno i ragazzi Rom), in certe zone particolarmente multietniche della città li vedi al massimo alle elementari (una fucina vera e preziosissima di conoscenza e integrazione) e alle medie. La maggioranza dei ragazzi magrebini che studia (e sono pochi) frequentano poi gli istituti professionali, come quasi tutti i sudamericani, e non sempre arrivano al diploma.
    I ragazzi autoctoni che hanno oggi un’età dai 15 ai 20 anni e che provengono da ceti medio-bassi con ambizioni almeno di diploma hanno e hanno avuto quindi pochissima esperienza di contatto con i loro coetanei stranieri che, in genere, frequentano downtown e per motivi illegali di spaccio di droga nelle frequenti serate di discoteca, pubs e sballo. Quindi, per loro, i “negri” sono pusher e buttafuori, e le “negre” prostitute. E a questo proposito, vi risparmio quello che mi è capitato di leggere spiando su fb alcuni dei miei studenti perbene, tutti famiglia, scuola e stadio.

  29. Io detesto i razzisti ignoranti. Quelli che mentre mi spiegano i fondamenti del buon razzista generalizzano. Io ascolto, prendo appunti, voglio diventare un razzista rispettabile, da poter sostenere un dibattito intellettuale in qualche salotto o su qualche blog senza timore di domande trabocchetto.

    Sono razzista, dice uno, odio gli ebrei. Ecco, risponde l’altro, gli ebrei non sono una razza, l’ebraismo è una religione, come fai a distinguerli? Non ti ricordi che gli dipingevano la stella di David sugli abiti e sui negozi? Erano tedeschi, parlavano tedesco, assomigliavano ai tedeschi, ma erano ebrei.

    E va bene, sono razzista, odio i negri! Quelli li riconosco! Ecco, dice l’altro, ma negro quanto? Solo in Africa ci sono mille colori diversi, poi il Sud America, e l’Asia del sud? E alcuni sono più chiari dei nostri meridionali. E i meridionali nati al nord, di dove sono?
    Dico quelli negri scuri. Che cos’è una forma di razzismo soggettiva? Negro scuro. Una moda? Come faccio ad andare con la ronda con il manganello e catalogo Pantone?
    Allora vado al mare, prendo il sole, mi faccio lampade. Oddio, odio uno per il colore della pelle, e sono un fanatico dell’abbronzatura.

    E quindi odio gli zingari perché rubano, perché sono nomadi. E io che vorrei girare il mondo. Un girovago, intellettuale, razzista. Ma loro stanno in baracche. Come a Rosarno stavano in baracche, ma non erano zingari, erano non-voluti-nelle-case degli italiani-datore-di-lavoro.
    Ma quindi, il razzismo si deve basare sul tipo di casa? No, è che loro sono ignoranti.
    Io non sono ignorante. Ho una laurea. Un po’ d’inglese lo parlo, ma mi fa anche rabbia che loro vengano qui e con un po’ di televisione parlino già l’italiano, mi fa anche rabbia che loro siano laureati, come se io mi andassi mai a farmi curare da un dottore negro.
    Certo, vengono qui e si mettono a fare quei lavori umili che io non farei mai. Rubano il mestiere, sanno fare cose che qui poi nessuno sa più fare. Vaffanculo! Il cappuccino con il latte cremoso lo mungono loro, la brioche la fanno loro, la frutta e verdura la colgono loro, se faccio qualche lavoretto in casa vengono loro, la nonna malata la lavano loro, fanno tutto loro, e io non trovo nemmeno lavoro!
    E poi vogliono i diritti, e vengono con le loro religioni che vogliono pure professare. Come quando vado all’estero voglio mangiare la pasta, ma li i ristoranti italiani ci sono!

    Sono confuso, perché se ci ragiono troppo, poi vado in crisi, non trovo le risposte che sembravano così facili, perché essere razzista è semplice, le regole sono chiare, non c’è mica da conoscere molte teorie complicate, non mi devo mica porre il problema della struttura capitalistica e tutte le sua implicazioni, i confini, le migrazioni, gli stati, l’organizzazione sociale, il nucleo familiare, la proprietà. Incolpare qualcun altro è molto più facile.
    La colpa di tutto quello che non va è loro.

    Io voglio essere razzista, io sono già razzista, so il problema qual è, è che non so bene la colpa a chi darla. Ho bisogno di un bersaglio, un bersaglio qualsiasi. Ma non andare a sparare a qualcuno in un mercato e poi spararmi, e nemmeno andare a Utoya! Perché c’è il rischio che non mi prendano sul serio, un momento di pazzia e il suicidio, incapace di intendere e di volere. No, io voglio argomentare, ma continuo a ignorare quali siano gli argomenti. Il problema è che non ci sono razzisti colti e intelligenti che mi possano aiutare, che mi possano formare.
    Aiutatemi.

    Mi sto organizzando per la Soluzione Finale, ma non so a quale problema.

  30. @ Guido Mencari
    Hai fatto una notevole rappresentazione di un possibile razzista. C’è qualcuno/a, fra le molte persone che frequenti e conosci, che vi rientri?
    Il mio dubbio, ripeto, è che i “razzisti” di cui si parla corrispondano a uno stereotipo poco fondato sulla realtà. Molti stereotipi, come ricordano Ugo e Giovanna, hanno un nucleo di verità, ma questo nucleo può essere maggiore o minore, e talvolta può essere minimo.
    @ caracaterina
    Il mio ambiente è borghese, da medio-alto a piccolo, e fra i miei amici e conoscenti vi sono diversi artigiani. Siccome frequento il nord-est, fra di loro ci sono non pochi/e leghisti/e. Ripeto, nessun razzista, a mio giudizio, che non è affatto indulgente — detesto il razzismo.
    Non pretendo affatto che i miei amici e conoscenti siano un campione rappresentativo della società italiana. La mia domanda – fra i vostri amici e conoscenti quanti sono i razzisti? – è genuina.
    Naturalmente è possibile, anche se mi sembra improbabile, che chi frequenta questo blog appartenga a cerchie sociali poco rappresentative della realtà italiana.

  31. A proposito di ignoranza, la realtà è sempre più complessa di come immaginiamo.
    Alcune info sul rapporto italiani/stranieri e criminalità:

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1716
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Criminalit%C3%A0_e_diversit%C3%A0%3A_di_chi_o_cosa_dovremmo_aver_paura%3F

  32. @ Ben

    senza polemica, ma la lega è un partito razzista e xenofobo, perciò o i suoi elettori sono distratti o sono razzisti e xenofobi. Il razzismo non è orribile come dici, per cui immagini che siano orribili anche i razzisti, e dato che tu non frequenti persone orribili, chi frequenti non è razzista. il razzismo è un abito mentale che tutti abbiamo nell’armadio. è quell’abito per cui ognuno considera l’altro in quanto altro ( nero, rom o francese ) e come se le persone siano la propria caratteristica attribuita, per cui uno che si droga diventa “un tossico”, uno che ha problemi mentali diventa “un malato di mente”, uno che non conosciamo “un extracomunitario”, “straniero”, “negro”, “zingaro”, “albanese” ( anche “un razzista” ovvio ) etc. è chiaro che oggi grazie al buon tenore di vita e ad una educazione più ricca facciamo riferimento al razzismo di una volta e non lo riconosciamo nei nostri gesti o pensieri. non dobbiamo pensarlo come un male da sconfiggere, noi che ne ( crediamo di esserlo ) siamo immuni, ma appunto come una cosa che ci appartiene e che ci fa vivere male, che non ha senso indossare. senza accusare nessuno, a parte i violenti, i politici e i giornalisti/scrittori.

  33. @ un lettore

    capisco benissimo il tuo punto, sono d’accordo in buona parte, ma non del tutto.
    Come hanno spiegato anche Giovanna e Ugo, gli stereotipi sono generalmente utili, non possiamo praticamente farne a meno nella vita quotidiana. Usare stereotipi non è razzismo, neanche latente.

    I razzisti usano certi stereotipi, etnici ecc., in modo rigido E NEGATIVO: ad es. i rom sono tutti ladri. Rigidità = tutti. Negatività = ladri.
    Trovo poco intelligente la rigidità, ma quella che trovo orribile è la combinazione di rigidità e negatività — dove l’aspetto dell’atteggiamento negativo, di disprezzo o svalutazione, è essenziale.

    Nel mio ambiente trovo persone che usano molti stereotipi in modo abbastanza rigido, ma raramente davvero inflessibile. Insomma non frequento persone stupidissime.🙂
    Comunque — e questa è la cosa principale — non sono pregiudizialmente sprezzanti o squalificanti nei confronti di nessuna categoria etnica o ‘razziale’. Può sfuggirgli una battuta, in assenza degli interessati, perché gli stereotipi sono facili da usare e si prestano allo scherzo. Mai scherzato sui “professori”? O, fra donne, sui “maschi”? O, fra mogli, sui “mariti”?
    Ma, ripeto, non frequento razzisti, cioè persone che abbiano davvero un rigido pregiudizio negativo nei confronti di persone diverse per etnia o per caratteristiche somatiche imputabili alla “razza”.

  34. la nostra divergenza è su chi includere nell’insieme dei razzisti, oltre che su cosa intendiamo per razzismo. cerco di farne un discorso che includa tutti, perché non è che usiamo gli stereotipi come una scelta, ne siamo usati piuttosto; e la differenza tra lo stereotipo e il razzismo è culturale, la facciamo oggi che abbiamo la possibilità linguistica di farlo, ma mentalmente dov’è la differenza? cioè non è solo “gli x sono tutti ladri”, ma anche “gli x sono”. diamo peso al disprezzo, ma dovremmo darne anche all’idea di sostantivizzazione ( credo così si dica ). per questo non penso di essere diverso da chi chiamo razzista, aldilà della condanna morale verso certi razzisti, o da chi vota lega. tra avere un “rigido pregiudizio negativo” e un “elastico pregiudizio neutro” la differenza non la vedo in sostanza, cioè non ce l’abbiamo questa sostanza. non vedo il punto limite, non credo che esista, per questo preferisco parlare di razzismo diffuso nel paese, aldilà delle persone. non riesco a pensare che gli italiani del ventennio fossero diversi da noi, solo perché non abbiamo i lager ufficiali e non gasiamo la gente.

  35. @Simone
    “(la questione della donna è irrisolta, se provi a dire che esiste il problema ti danno subito del leghista), per non parlare del fatto che quasi tutti i senegalesi e pakistani che conosco sono sessisti e omofobi”
    Certo, non è affatto razzista la tua affermazione, te lo dice uno che da anni combatte attraverso svariate forme contro il razzismo. Non è buonismo di sinistra negare questo, è ignoranza. Si può dire quello che hai detto aggiungendo che la nostra cultura non riconosce la dignità e la complessità della maggior parte dei migranti, che la stessa lingua che parliamo è colma di semi di pregiudizio e talora di violenza. Cito ancora Faloppa, o meglio un articolo che parla di lui:
    “Non che immigrato sia di per sé una parola razzista, beninteso. Ma usata pigramente dalla stampa o nel parlare comune, come quando chiamiamo alunni immigrati dei bambini nati in Italia, si porta dietro un sottinteso sgradevole, che non è di forma ma di sostanza: l’idea che una condizione per definizione transitoria — la migrazione, lo spostarsi da un luogo all’altro — diventi un marchio indelebile che si trasmette tra le generazioni. Lo stesso vale per clandestino, un aggettivo lentamente trasformato in sostantivo, quasi a designare una seconda natura, che nel linguaggio giornalistico si associa a tutto un lessico da invasioni barbariche: orde, eserciti, sbarchi, ondate. Ogni parola è come un fazzoletto sporgente dal cilindro di un mago: tirane un lembo e ne uscirà fuori un mondo. Etnico, per esempio. Parola dalla lunga storia che s’intreccia con il colonialismo e lo studio dei popoli extraeuropei, e che finisce per designare vezzosamente, nell’uso comune, ristoranti e mode vestiarie; oppure, al contrario, scontri e pulizie”.

  36. @Ugo
    “La delinquenza a carico degli immigrati è N volte quella degli autoctoni”.
    Le statistiche, decisive come tu dici, dicono negli ultimi vent’anni il numero dei reati è rimasto sostanzialmente immutato, mentre gli immigrati sono aumentati del 420%. Dicono anche il tasso dei reati degli stranieri è analogo (cfr le ricerche di Barbagli)a quello degli Italiani.

    “N volte” ?

  37. @Lino
    Io non so dove andate a prendere i dati e da qui formate la vostre opinioni.
    Delle due l’una: o non sapete leggere i numeri o non li volete leggere per motivi attinenti più alla psicologia che al QI.
    Faccia una cosa, invece di leggere i Barbagli. Cominci a leggere per bene i seguenti dati, a cominciare dal Capito 5.1 (pag. 354).

    http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf

  38. @ugo
    I numeri non è facile leggerli. Infatti i link che ho segnalato da noiseofamerika ne sottolineano la difficoltà.

  39. Il razzismo è brutto e combatterlo va benissimo.
    Il mio dubbio è che attualmente in Italia e in Occidente sia un problema minore, e che ingigantirlo sia un modo per eludere problemi molto più pesanti per la vita di tutti, immigrati inclusi.

    Questo dubbio non si applica a chi, pur preoccupandosi del razzismo, si preoccupa molto di più delle drammatiche questioni con cui sono alle prese molti governi europei e occidentali, dagli USA alla Grecia, dalla Spagna alla Germania, dall’Islanda all’Italia, dalla Francia all’Irlanda.

    Ma per alcuni i razzisti sembrano quasi essere un comodo capro espiatorio su cui riversare la propria rabbia, motivata da un peggioramento delle prospettive di vita che col razzismo non c’entra niente.
    Altro facile bersaglio, che c’entra un po’ di più, ma non tanto, è “la finanza internazionale”.

    La verità, forse, è che sviluppo e benessere si stanno spostando dai nostri paesi ai grandi paesi emergenti dell’Asia, del Sud-America, forse prossimamente perfino dell’Africa, per solidissime ragioni economiche e sociali.
    E noi non siamo disposti a reggere la competizione con loro.
    Questa tesi, sostenuta da grandi studiosi del capitalismo, in particolare da Giovanni Arrighi, e da altri esponenti della World-System Theory, va almeno tenuta presente come possibile spiegazione di tante cose che stanno succedendo.

  40. Aldilà del razzismo e dell’ignoranza, argomenti sui quali si può filosofeggiare all’infinito, credo che ci sia anche un filone di indignati, come me: qualcuno mi spieghi perchè il campo ROM vicino a casa mia è un parcheggio di MERCEDES e BMW.
    Perchè “nomadi”, se sono stabili da 20 anni?
    Perchè i comuni d’Italia spendono soldi per mantenere i campi dove i ROM vivono?

  41. Quindi, Ben (semplifico), secondo tali tesi, dal momento che non vogliamo affrontare la competizione, combattiamo il razzismo? Interessante, anche se mi sfugge il legame diretto. Se hai tempo e voglia… grazie🙂

  42. La tesi che ho attribuito, con grandi semplificazioni, ad alcuni esponenti della World-System Theory, e in particolare a Giovanni Arrighi, è che l’attuale crisi economica occidentale (Italia purtroppo in prima fila) derivi dal progressivo spostamento, negli ultimi 30 anni, del centro dello sviluppo economico da Stati Uniti ed Europa a Cina e altre grandi economie emergenti.
    Ciò comporterebbe un nostro declino economico, e la situazione attuale sarebbe parte di questo processo, che durerà per molti anni.
    Questo processo naturalmente può essere gestito da molto male a molto bene.🙂 Gestirlo bene significa trovare il modo di competere efficacemente, almeno in qualche settore, con Cina & c., oltre che con le altre economie in declino. ‘Ricette’ come quelle di Draghi e Monti mirerebbero a questo.

    Razzismo e anti-razzismo, rispetto a questo, sono fenomeni molto marginali, almeno per ora.
    E’ solo mia la supposizione che un’attenzione esagerata ai fenomeni di razzismo in Italia sia, per alcuni, anche un modo per distrarsi dai giganteschi problemi accennati sopra, problemi che peraltro riguardano moltissimo anche gli immigrati. Che in effetti del razzismo ai loro danni sembrano preoccuparsi il giusto. Giustamente.

  43. @il comizietto
    No no. I numeri sono facilissimi da leggere. Prendiamo il tuo primo link, solo per fare un esempio. Nell’articolo si arriva a dire che l’analisi di Boeri giungerebbe a conclusioni opposte alle loro a partire dai medesimi dati.
    Non ci siamo: tonto uno ,tonti gli altri. Oppure, se preferisci, furbi entrambi.
    È inutile voler istituire una correlazione tra permessi di soggiorno e crimini denunciati, perché anche un bambino si renderebbe conto all’istante che è stupida. Inoltre è l’ora di finirla di correlare e fare articoli su ogni correlazione che passa per la testa. Basta.
    La correlazione non è la causalità (e l’articolo fortunatamente lo sottolinea). Ma sopratutto se si vuole ragionare occorre sempre tornare ai dati nudi, non ai lavorati. E i dati nudi sono la percentuale di immigrazione illegale sul totale dei reati. Se invece si leggono dati lavorati, ebbene, dubitare sempre. Non solo dei nemici ma sopratutto degli amici. Chiaro?

  44. Ben, io credo che tu abbia ben focalizzato l’incapacità, diffusa, di considerare i problemi e di affrontarli nella loro complessità. La relazione con gli altri Paesi, infatti, andrebbe condotta con più equilibrio tenendo conto della molteplicità di aspetti che essa ci pone. Vista così mi viene in mente che combattere il razzismo sarebbe più facile se considerassimo che gli altri sono generatori e portatori di economie. Direi che il razzismo perderebbe la sua ragion d’essere se si riuscisse a ragionare così. Ti ringrazio molto.

  45. Chiedo scusa, completo il pensiero.
    A proposito dell’apporto di tutti i Paesi del mondo all’economia globale. Per economia intendo molto di più di ciò che normalmente si considera e che non ha a che vedere con la sola produzione e commercio di beni materiali. Se di integrazione è giusto parlare ( è un concetto che a me non piace), direi che siamo tutti da integrare, non soltanto gli immigrati che vengono da noi e forse così potremmo anche vincere lo spauracchio di essere, prima o poi, al loro posto, come ogni tanto loro stessi ci ricordano. L’obiettivo non deve essere quello di scambiarci i ruoli, nel benessere, ma un altro modo di intenderlo che abbia come idea guida quella di una maggiore equità, globale, appunto.

  46. Ci siamo già al loro posto ( vivo all’estero da diversi anni ed è ormai cosi’ per il 70 % dei miei amici d’infanzia ) se è per quello. E l’intelligenza del migrante sta nell’impegnarsi a conoscere a fondo la cultura del paese dove ha intenzione di andare a vivere e, possibilmente, impregnarsi col tempo di tale cultura. La cosa migliore in tutta onestà risiederebbe nella formazione di coppie miste affinché un giorno i frutti di queste unioni siano il risultato di un ‘ educazione culturale più completa. Sarebbe l’esempio ideale per l’integrazione naturale: una generazione capace di esser fiera delle sue origini altre e dell’ apporto che queste possono dare alla cultura del loro paese attuale – senza pero’ bisogno di fare di queste radici un motivo di costante rivendicazione sociale e culturale di diversità (cosa che spesso purtroppo avviene, non neghiamolo) – proprio perché cosciente di essere ancorata dall’ altra parte ad una cultura autoctona presistente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...