Corrado Passera a «Che tempo che fa»: una buona prova di comunicazione

Ieri Fabio Fazio durante «Che tempo che fa» su Rai 3 ha intervistato per quasi mezz’ora il ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera.

Notevoli, dal mio punto di vista:

  1. La chiarezza con cui Passera ha saputo semplificare e spiegare diversi passaggi intricati della manovra economica.
  2. L’insistenza nel giustificare gli aspetti più contestati della manovra (tasse, pensioni, iniquità) in base (a) alla necessità di «mettere in sicurezza» l’Italia (lo ripete tre o quattro volte), per non farci fare «la fine della Grecia»; (b) alla ristrettezza dei tempi («solo dieci giorni»); (c) alla criticità della situazione («altrimenti non ci sarebbe stato questo governo»).
  3. La sua capacità di catturare l’applauso («I ristoranti non sono tutti pieni») e di presentare come «equo» esattamente ciò che altri dicono «iniquo»: «chi più ha più paga», «sulla prima casa si paga meno che sulla seconda e terza» (ci mancherebbe!) e così via;
  4. La perentorietà di alcune affermazioni, per cui appare come uno che sa cosa vuole, sa che può e sa pure come arrivarci: «Non ci saranno altre manovre» (in risposta a Tremonti che, da Lucia Annunziata qualche ora prima, aveva previsto invece altre manovre); sulle liberalizzazioni non riuscite: «Non finisce qua, ci torniamo»; sull’asta delle frequenze tv «Può essere una cosa un po’ diversa: io mi sono preso l’impegno di approfondire l’argomento e farò una proposta». Sono promesse impegnative (anche se l’ultima è meno netta delle prime), e a questo punto vedremo se e come riuscirà a mantenerle.

Ma è notevole soprattutto la fine, quando Passera simula di essere essere sorpreso e di trovarsi in difficoltà per le domande di Fazio (secondo me concordate) sul suo conflitto di interessi e sulla sua intenzione di impegnarsi in politica oltre l’esperienza del governo Monti.

Sulle azioni di Intesa San Paolo dice: «Le vendo e basta. Fase nuova».

E sulle sue intenzioni di «fondare il grande centro», risponde: «Chi lo sa, certo non mi aspettavo di venire [ma chi ci crede], non so se sono capace [fa il modesto], non so se imparerò in tempo [fa il modesto 2], ma occuparsi del bene comune è il più bello dei lavori [lo fa per l’Italia], vedremo. Al che, Fazio: «Tanto più che ora non ha neanche più un’azione da parte», e lui: «Tra l’altro».

E così sia: Passera ha tutte le intenzioni di fare politica e ha usato il salotto di Fazio per comunicarlo. Fra l’altro mi sembra pure che abbia qualche chance come comunicatore: la sua capacità di nascondere la polvere sotto il tappeto e di presentare «il meglio di» è stata buona. Certo, ben spalleggiata da Fazio, ma comunque degna di nota.

Intervista a Corrado Passera, prima parte:

Intervista a Corrado Passera, seconda parte:

24 risposte a “Corrado Passera a «Che tempo che fa»: una buona prova di comunicazione

  1. Salve Giovanna,
    grazie per questo interessante articolo.
    Avrei una domanda, probabilmente ingenua: perché afferma che sono “ovviamente concordate” quelle domande delle quali il ministro afferma di non essere a conoscenza? Forse le regole contrattuali in questo genere di programma impediscono al conduttore di formulare domande non precedentemente accettate dall’ospite?

    Grazie,
    Alice

  2. Non c’è nessuna «regola contrattuale», cara Alice: solo prassi nota. D’altra parte, è buon senso: secondo te un ministro del livello di responsabilità di Passera va da Fazio in questo delicatissimo momento, e Fazio gli «tende imboscate»? Ma se non lo fa nemmeno con i cantanti e gli attori…🙂 In particolare il contenitore di Fazio non è «da imboscate», non lo è mai stato. È un contenitore molto tranquillo, di semplici presentazioni di libri, dischi, film e… politici. Presentazioni tutte sempre positive.

  3. ascoltavo Passera e mi veniva in mente Monti. Mi è successo anche con altri esponenti del governo tecnico mentre venivano intervistati. sembrano tutti usciti dalla stessa scuola di comunicazione. stessa cadenza, stesso gesticolare. Lo stile è sobrio e gradevole ma è sempre la stessa solfa. Con tanta omolagazione il rischio assuefazione è dietro l’angolo. Non fosse per la salutare variazione sul tema della Fornero lo stile Monti sarebbe già indigesto.

  4. Devo ammettere che non avevo pensato che fosse tutto concordato, anche la finta difficoltà. Certo il fatto di vendere le azioni avrebbe dovuto farmi sospettare qualcosa… non sono certo impegni che si prendono sui 2 piedi.
    Ora politicamente le cose sono 2, o Passera sta cercando di mettere in difficoltà Berlusconi specie sull’argomento delle frequenze, oppure, come speso è accaduto in precedenza, si ratta di un falso problema montato ad arte per far digerire qualcos’altro con il meccanismo del “però almeno qualcosa abbiamo ottenuto”.
    Secondo voi?

  5. Mi sorge allora una perplessità.
    In una prova comunicativa come quella qui analizzata, in cui emerge, contestualizzandola, l’importanza di trasmettere “chiarezza” “sicurezza” “fiducia”, inserire un’affermazione “ovviamente” falsa, non è troppo rischioso? Non si rischia di perdere credibilità sull’intero discorso?

    Se l’intento del nuovo Governo è creare discontinuità con il vecchio, è utile (pre)costruire battute di questo tipo, così simili a quelle della vecchia guardia? Sembrerebbe una strategia di comunicazione volta ad accorciare la distanza con il pubblico (“questa è un’imboscata” afferma rivolto verso la platea in sala) molto simile a ciò che tante volte si è visto in passato.
    Può avere senso una mossa simile, senza una verità di fondo?

  6. Alice: è ovviamente falsa per me, non per la media dei telespettatori di Rai 3. E in ogni caso è una questione di retorica del mezzo: nessuno dirà mai esplicitamente che le domande sono note.

    Inoltre domandati: se tu fossi il ministro Passera, e se anche Fazio non ti avesse presentato la lista di domande, non ti aspetteresti esattamente quelle? Io sì.

    Malih: non c’è «la stessa scuola di comunicazione» dietro a tutti. C’è la stessa mancanza di emotività. Per questo sembrano simili, e per questo è spiccata a Fornero.

    Se Passera impara a cambiare su questo punto, passerà da «buono» (dato il contesto, che non permette grandi voli emotivi) a «ottimo». E poi magari «eccellente», chissà.

    Comunque fin qui Passera ha chiaramente espresso un’intenzione. Fra l’intenzione e l’azione c’è tutto il mondo della vecchia politica in mezzo. Ma lui intanto ha gettato un sasso nello stagno, e sicuramente un po’ d’acqua la muove.

  7. Sono perplesso.

    Che Corrado Passera sappia fare a parlare è una sorpresa solo per chi si occupa di comunicazione e non di economia. E’ stato l’AD di Banca Intesa, di Poste durante una delle più grandi trasformazioni del servizio, e un partener in McKinsey. E stato nelle migliori universtià etc. Insomma la carriera l’ha fatta e la capacità di comunicare è parte di quella carriera.

    Quindi, non scherziamo. Il fatto che si sappia esprimere è scontato.

    Il problema non è la capacità di comunicare di Passera, ma semmai quella di Fazio. Andare da Fazio, diciamocelo, è per qualsiasi interlocutore, una passeggiata di salute. Quattro domandine (probabilmente concordate con l’ufficio stampa del Ministro…) così in sordina, due applausi e una pacca sulla spalla. Tanto valeva andare da Arbore a parlare di Peppino Carosone o da Daverio a parlare del Neo Gotico Piemontese. Insomma Fazio, per quanto simpatico e divertente, è un paraculo. Fa uno “talk show” truccato da trasmissione seria.

    Io Passera (e non solo lui), vorrei vederlo davanti a dei giornalisti investigativi degni di questo nome. In Italia si contano sulle dita di una mano. Se in Italia ci fosse questo “quarto potere”, e il Paese fosse ancora in grado di indignarsi di fornte alla corruzione ed alle bugie, forse non avremmo un Governo di emergenza nazionale come ha giustamente fatto notare Passera.

    Dico di più, credo che uno come Fazio alla BBC non potrebbe lavorare allo stesso modo in cui opera in Italia e questo è uno scandalo.
    Questo perchè sarebbe in aperta violazione del codice etico che la BBC si è data e che la RAI si sogna dal darsi.
    Dico che uno come Fazio alla BBC o a Channel 4 in UK, potrebbe fare il suo programma di intrattenimento, ma se invitasse politici, non potrebbe parlare di politica.

    Se, Passera, o chi lo ha preceduto, se la cavasse davanti a giornalisti che vogliono risposte a domande precise e si sono preparati bene, allora “registrerei” l’evento. Altrimenti, meglio non parlarne proprio perchè nè Fazio nè altri che stanno in Rai come la Nunziata, Minzolini (che finalmente cacciano) sono un esempio di come si conduce un’intervista giornalistica seria.

    Cordialità
    Filippo Z.

  8. La frase “Questa è un’imboscata” Passera la dice riguardo all’asta sulle frequenze. E’ molto probabile che anche questa domanda fosse nella scaletta pre-definita, ma Fazio ci insiste molto e a quel punto Passera dice la frase.
    Esagera e manifestamente ci scherza sopra (8’53”, seconda parte), come ci aveva giocato fin dall’inizio (6’32”-6’44”).
    Ma non parlerei di falsità, è solo un po’ di messinscena, come ne facciamo tutti, per di più molto esibita. E non riguarda i contenuti importanti dell’intervista.

    Direi piuttosto il contrario di quello che ha obiettato Alice. La forza comunicativa di Monti, Fornero, Giarda, e Passera, è che sostanzialmente dicono la verità, o almeno dicono sostanzialmente quello che pensano. E hanno più titoli per pensare bene di chiunque li critichi. Tutto questo, secondo me, la gente lo avverte.
    Possono sbagliare, naturalmente. Ma è difficile per chiunque, credo, immaginare qualcuno di più affidabile (chi?) al loro posto.

  9. Filippo Z., eh no, scusami, ma l’evento per me andava registrato. Per diversi motivi.

    (1) un conto è comunicare in azienda o in università e un conto in televisione: l’Italia è piena di docenti universitari e ad che in televisione non reggerebbero neanche tre minuti;
    (2) Passera si muove in Italia, con i giornalisti italiani, ed è lì che lo dobbiamo misurare: se mia nonna avesse le ruote ragionerei su Passera con le ruote;🙂
    (3) è andato molto meglio qui, per esempio, che nella conferenza stampa assieme a Monti, Fornero eccetera: meno noioso e più chiaro;
    (4) l’uso della tv per fare comunicazione politica è sempre rilevante, e che uno come Passera dica che domani vende le azioni e che occuparsi del bene comune è la cosa più bella del mondo è rilevante, eccome.

    Dopo di che, gli obiettivi possono essere diversissimi da quelli dichiarati, certo. E molto più tattici che strategici, per esempio. Potrei infatti aver peccato di sopravvalutazione della strategia di Passera. (Lo vedremo.).

    Ma che la cosa non sia degna di nota nel momento politico attuale, mi dispiace, non sono d’accordo.

  10. Sulla mediocrità di molti intervistatori televisivi italiani, rispetto a quelli anglosassoni, concordo con Filippo Z.
    Nunziata, Santoro, Fazio, Floris, perderebbero subito il posto.
    Molto più bravi quelli di Radio anch’io, alla radio (uno). Anche Enzo Biagi, per chi se lo ricorda, era molto meglio.

  11. Giovanna, effettivamente mettendomi nei panni del Ministro, e avendo presente l’intervista-tipo del programma, mi rendo conto della prevedibilità di tutte le domande ricevute, sebbene per questo non necessariamente accordate.

    Sarebbe interessante confrontare questa intervista con quella sostenuta da Vespa una decina di giorni fa, anche se in quel caso il ministro Passera non era da solo ad essere intervistato. Di certo in quel contesto l’intervistatore/conduttore fu meno accomodante e presumibilmente meno complice di quanto lo sia stato Fazio in questo caso.

  12. Io noto qualcosa di comune con Monti anche rispetto ai contenuti: il presidente rinuncia al compenso e Passera alle azioni in Intesa San Paolo. Stanno probabilmente dicendo che i sacifici imposti dal nuovo governo ai cittadini hanno lo stesso significato e valore. Io non sono d’accordo, ovviamente, ma questo mi pare di dover intendere da ciò che stanno comunicando.

  13. Corrado Passera

    Correrà passo da
    racer. Paradosso
    corsaro: spera da
    ora sacro spread
    perda corso…Sarà
    caos. Preso radar:
    sa odorar, pescar,
    scarpa-sera d’oro.
    Esporrà casa d’or
    sarda; ora scopre
    casa; dopo? Serrar!

    Arrossa, procede
    a scorporar da sé
    caparre (rosso da
    SPA: scorderà ora
    sapor da Corsera?)

    Assapora record,
    Corrado. Passerà?

  14. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  15. @ donatella

    i due comportamenti sono diversi e hanno un significato diverso.
    Monti rinuncia al compenso, da buon cattolico, per solidarietà con coloro cui impone sacrifici maggiori del suo.
    Passera vende le sue azioni (non ‘rinuncia’ ad esse!) per togliere ogni fondamento all’accusa di conflitto d’interesse che ha gravato su Berlusconi.
    Entrambi gesti non dovuti, anche quello di Passera. Quasi tutti quelli che hanno una posizione sociale, andando al governo, entrano in un potenziale conflitto di interesse: la prof.ssa Fornero, ad esempio, potrebbe favorire le pensioni dei professori, a suo futuro vantaggio. E’ questione di grado. Il conflitto d’interesse di Berlusconi era mastodontico e intollerabile, quello della Fornero è così piccolo da essere irrilevante, quello di Passera è meno piccolo, ma forse tollerabile. Comunque, ha fatto bene a toglierlo di mezzo, a costo di perderci molti soldi. Un bel modo di distinguersi da un Berlusconi qualsiasi.🙂

  16. Ben: aspettiamo che le venda davvero, queste azioni, prima di cantare la differenza.😉

  17. @Ben e Giovanna

    Ma state scherzando vero? La demagogia dei giornali non avrà mica contagiato anche voi, spero?
    Corrado Passera possiede un numero di azioni ordinarie di ISP poco superiore ai 6 milioni, che al prezzo odierno di mercato sono poco meno di 7,3 milioni di euro.
    Settevirgolatremilionidieuro. Il niente. Stando solo al flottante delle Ordinarie e delle Risparmio, quindi alle azioni negoziabili, si parla di un comune cittadino che possiede lo 0,04% dell’impresa. Ripeto: del solo flottante, quindi è escluso l’azionariato di controllo.
    Non vedo quale conflitto di interessi ci sia dal possesso di azioni di Banca Intesa più di quanto non vi sia per il possesso di qualunque titolo quotato che possa essere interessato dalle azioni che intraprenderà il Governo.
    Questa richiesta collettiva è preoccupante perché vuol dire che (dopo Berlusconi, quindi, ahimè, anche prima del suo avvento) non si possiede più la capacità di distinguere cosa sia un vero conflitto di interessi e a quali condizioni vada sanzionato. Ho paura che si passerà da uno Stato di lassismo a uno Stato di polizia perché la stupidità è attratta dagli eccessi.

  18. Ugo, per quel che mi riguarda… be’, le faccine esistono per questo, no? Ho fatto😉 a Ben e mo’ faccio🙂 a te. Sono azioni simboliche.

    Pura comunicazione, che significa esattamente ciò che Fazio ha detto prima e dopo che Passera dicesse «Vendo».

  19. @Giovanna
    Ho usato un tono eccessivo perché ritenevo la tua risposta a Ben troppa concessiva in questo momento. Scusami ma quelle che commentiamo oggi sono azioni comunicative che a mio avviso vanno sanzionate perentoriamente e subito spiegate per quel che sono altrimenti la maggior parte delle persone confonde qualche milione di euro di innocua proprietà con un conflitto di interessi. È solo per questa ignoranza collettiva che le azioni simboliche di cui parli possono avere luogo e platea. Ed è la stessa ragione, credo, per cui i veri conflitti di interessi (come Berlusconi) trovano fredde le platee perché il boss passa come colui che ufficialmente azioni non ha e non prende dividendo – sebbene governi e agevoli una proprietà che rimane ufficiosamente sua.

  20. @ Ugo
    ho detto chiaramente che chiunque vada al governo può avere qualche conflitto d’interesse e che quello di Passera è trascurabile. Ho aggiunto “forse” perché qualche “forse” in più non fa mai male.😉
    Se Passera ci tiene al consenso mediatico e popolare, come pare, e vende le azioni per tacitare accuse pure poco fondate, magari senza perderci troppi soldi, male non fa.
    Io farei lo stesso, magari prendendomi un po’ tempo (lo dico a Giovanna), se prevedessi che le azioni salgano.🙂
    E’ evidente che Passera fa il ministro per passione o ambizione, non per soldi. Quanto ai soldi, ci perde, e non poco. (Monti ha alluso a questo nel suo primo discorso in Parlamento: http://www.youtube.com/watch?v=eCFxvT-0NTw&feature=relmfu, 10’10”-10’35”)

  21. Credevo di averlo detto chiaramente, ma non vorrei essere frainteso. Berlusconi aveva e ha un conflitto d’interesse intollerabile in un paese civile. Passera invece non ce l’ha, che venda o non venda le sue azioni di Banca Intesa.

  22. Ben, io notavo che mandavano a noi cittadini lo stesso messaggio: vedete che diamo il buon esempio, quanto a sacrifici. Esattamente il contrario del precedente governo. Il quale comunque si è posto come esempio …del contrario, appunto.

  23. Sono d’accordo con te sul modo di comunicare del ministro Passera. Ma tanto sono tutti uguali: pensano solo ai loro interessi e a lasciarci in mutande!

  24. alessandro cacchione

    primo: perchè quando si parla di liberalizzazioni si parla sempre di avvocati che sono una professione iper liberalizzata (230.000 persone sono iscritte all’albo avvocati) e mai dei notai che sono una iper casta ultrachiusa ed inespugnabile?
    secondo: il problema della “giustizia -lentizia” è legata alla carenza di personale giudicante, ovvero i giudici; ebbene, come al solito nel paese delle caste si dice tutto tranne quello che si dovrebbe fare per operare riforme a costo zero, solo per difendere posizioni di potere consolidate. Ebbene, basta fare una veloce verifica dei numeri della cd. giusitizia amministrativa per accorgersi che i ricorsi al tar sono diminuiti di due terzi rispetto a dieci anni fa e ciò in ragione dell’aumento dei costi per proporre un ricorso, dell’aumento del personale dedicato a questo settore e di posizione giurisprudenziali sempre più arroccate a difesa dei bilanci delle pubbliche amministrazioni; inoltre l’arretrato pendente è stato in larga parte smaltito da norme ad hoc previste nel nuovo codice di procedura che ha previsto ipotesi diffuse di perenzione automatica dei ricorsi pendenti. Alla luce di ciò perchè non eliminare la giurisidzione separata del diritto amministrativo, creando una sezione distaccata presso il tribunale ordinario e recuperare centinaia di giudici e risorse da destinare, a costo zero (anzi con notevole risprmio di personale amministrativo e strutture), alla soluzione della cd. lentizia?quali caste si vogliono proteggere tenendo insieme il sistema della doppia giurisdizione oramai desueto in tutte Europa?

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