Archivi del giorno: venerdì, 23 dicembre 2011

Riflessioni prenatalizie su blog, emozioni, accettazione dell’altro. E mille auguri per tutti

Da due giorni ho un blog anche sul Fatto quotidiano. Non toglierò tempo e risorse mentali a questo, che per me resta al primo posto e anzi – preannuncio – fra pochi giorni cambierà veste grafica, perché ho bisogno di riorganizzare l’impaginato per far emergere (e riemergere) temi e sezioni. E far nascere cose nuove.

Userò lo spazio che il Fatto mi offre (anche) per tirare le fila delle discussioni che facciamo qui. Per verificarle con un pubblico più ampio, vedere se resistono alla prova dell’alto tasso di partecipazione emotiva che spesso esprimono i lettori del Fatto.

Mi interessa il rapporto fra emotività e razionalità. In questo spazio tendiamo tutti ad argomentare e documentare quel che diciamo, molto più che in altri blog. E di questo sono sempre grata ai lettori di Dis.amb.iguando. Altrove invece i lettori tendono a entusiasmarsi o insultare, osannare o deridere con più facilità. Il che può creare effetti aberranti: la blogger si può gasare per poco, come può sentirsi ferita per poco. Ma l’emotività propria e altrui può anche essere un buon banco di prova per la tenuta di ciò che si ha da dire. Una prova a cui non voglio sottrarmi.

Ho aperto la mia collaborazione col Fatto con un pezzo dal titolo Gli italiani sono razzisti?, in cui ho ripreso alcuni ragionamenti che abbiamo fatto nelle ultime settimane (e non solo).

Voglio rilanciare qui il modo in cui ho concluso sul Fatto: penso che l’accettazione dell’«altro» – altra pelle, altra razza, altra religione, ma anche altro sesso, altra età, altra abilità fisico-cognitiva, altra idea politica – l’accettazione profonda, autentica, libera da tutte le ipocrisie del politically correct, cominci solo quando ammettiamo, con noi stessi e con gli altri, che dell’altro non tutto ci piace, non tutto è bello, colorato, gioioso. E anche se non ci piace, va bene così.

Per questo la sinistra sbaglia quando parla di integrazione dipingendone solo le meraviglie. Per questo il «volemose bene» fa più danni di quel che si immagina, perché lascia solo agli estremismi intolleranti e razzisti la possibilità di esprimere disagi, ansie, preoccupazioni per tutto ciò che dell’altro non riusciamo a capire o semplicemente a mandar giù, perché non ci piace.

Integrazione, invece, vuol dire anche starsi reciprocamente sulle scatole per mille ragioni e mille torti da ambo le parti, e non raccontarsi che non è vero, ma riuscire lo stesso a negoziare sempre pacificamente i propri e altrui spazi, a mediare e convivere, anche se non vogliamo diventare amici intimi di quel qualcuno con cui mediamo.

Il che vale per il migrante di cui non ti piace l’odore che lascia sul bus del mattino, come per gli adolescenti che fanno casino in strada alle tre di notte. Ma vale anche per il marito (o la moglie) che ti fa saltare i nervi quando lascia l’asciugamano «storto». Ed è cosa reciproca, naturalmente, perché anche al migrante non piace il tuo odore e ai giovani casinari nessuno toglie dalla testa che se vai a letto prima di mezzanotte sei da buttare. Mentre per il marito (o la moglie) l’asciugamano è dritto come lo piega lui (o lei), mica come lo pieghi tu.

Detto questo, propongo un Merry Christmas d’annata con i Ramones. Auguri, eh. 🙂