Archivi del mese: dicembre 2011

«L’Italia prima di tutto», dice il Pd

Questo è un volantino del Pd che gira per l’Italia dal 6 dicembre scorso (clic per ingrandire):

L'Italia prima tutto Pd nazionale

Che cos’è? Un ordine? (Uscite dall’emergenza! Preparate la ricostruzione!) L’espressione di un desiderio? (Oh, come sarebbe bello uscire dall’emergenza e preparare la ricostruzione…)

No, un titolo. Che annuncia un testo che sta sul retro (clic per ingrandire):

Testo del volantino del Pd

Dal volantino nazionale (se ben capisco) il Pd Emilia-Romagna ha tratto, per sottrazione, un manifesto che ha distribuito per tutta la  regione:

L'Italia prima di tutto Pd ER

Una passa in auto o a piedi, lo vede e si chiede: embè?

Diciamo che il Pd avrebbe potuto risparmiare i soldi. Nella migliore delle ipotesi, queste affissioni non aggiungono né tolgono senso, è come non ci fossero. Nella peggiore, sembrano un’ammissione di marginalità, di inutilità dell’agire del Pd. O una richiesta di scuse indirizzata agli scontenti della manovra per l’appoggio che il Pd ha dato al governo.

Un contest per la produzione di cortometraggi su «Vivere e studiare a Bologna»

TheBlogTv ha lanciato una open call rivolta a studenti e neolaureati appassionati di (e competenti in) regia e videoproduzione, per la realizzazione di cortometraggi su Bologna.

Il tema è «Vivere e studiare a Bologna».

Univercity Expo Città per gli studenti

L’iniziativa ha lo scopo di selezionare i cortometraggi che faranno da testimonial della città in occasione di Univercity, l’evento organizzato da BolognaFiere.

La gara creativa è partita il 6 dicembre 2011 e terminerà il 31 gennaio 2012.

I cinque video migliori saranno acquistati da Univercity e usati per testimoniare ai visitatori della fiera (che si terrà l’8 e 9 febbraio 2012), le qualità della vita e le bellezze artistiche e culturali di Bologna. A valutare i cortometraggi sarà una commissione composta da personalità bolognesi di rilievo che possano vantare una conoscenza profonda sia del territorio sia del linguaggio filmico.

I videomaker saranno retribuiti con compensi da 3000 euro (primo premio) a 500 euro (quinto classificato).

Ulteriori informazioni su TheBlogTv.

Corrado Passera a «Che tempo che fa»: una buona prova di comunicazione

Ieri Fabio Fazio durante «Che tempo che fa» su Rai 3 ha intervistato per quasi mezz’ora il ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera.

Notevoli, dal mio punto di vista:

  1. La chiarezza con cui Passera ha saputo semplificare e spiegare diversi passaggi intricati della manovra economica.
  2. L’insistenza nel giustificare gli aspetti più contestati della manovra (tasse, pensioni, iniquità) in base (a) alla necessità di «mettere in sicurezza» l’Italia (lo ripete tre o quattro volte), per non farci fare «la fine della Grecia»; (b) alla ristrettezza dei tempi («solo dieci giorni»); (c) alla criticità della situazione («altrimenti non ci sarebbe stato questo governo»).
  3. La sua capacità di catturare l’applauso («I ristoranti non sono tutti pieni») e di presentare come «equo» esattamente ciò che altri dicono «iniquo»: «chi più ha più paga», «sulla prima casa si paga meno che sulla seconda e terza» (ci mancherebbe!) e così via;
  4. La perentorietà di alcune affermazioni, per cui appare come uno che sa cosa vuole, sa che può e sa pure come arrivarci: «Non ci saranno altre manovre» (in risposta a Tremonti che, da Lucia Annunziata qualche ora prima, aveva previsto invece altre manovre); sulle liberalizzazioni non riuscite: «Non finisce qua, ci torniamo»; sull’asta delle frequenze tv «Può essere una cosa un po’ diversa: io mi sono preso l’impegno di approfondire l’argomento e farò una proposta». Sono promesse impegnative (anche se l’ultima è meno netta delle prime), e a questo punto vedremo se e come riuscirà a mantenerle.

Ma è notevole soprattutto la fine, quando Passera simula di essere essere sorpreso e di trovarsi in difficoltà per le domande di Fazio (secondo me concordate) sul suo conflitto di interessi e sulla sua intenzione di impegnarsi in politica oltre l’esperienza del governo Monti.

Sulle azioni di Intesa San Paolo dice: «Le vendo e basta. Fase nuova».

E sulle sue intenzioni di «fondare il grande centro», risponde: «Chi lo sa, certo non mi aspettavo di venire [ma chi ci crede], non so se sono capace [fa il modesto], non so se imparerò in tempo [fa il modesto 2], ma occuparsi del bene comune è il più bello dei lavori [lo fa per l’Italia], vedremo. Al che, Fazio: «Tanto più che ora non ha neanche più un’azione da parte», e lui: «Tra l’altro».

E così sia: Passera ha tutte le intenzioni di fare politica e ha usato il salotto di Fazio per comunicarlo. Fra l’altro mi sembra pure che abbia qualche chance come comunicatore: la sua capacità di nascondere la polvere sotto il tappeto e di presentare «il meglio di» è stata buona. Certo, ben spalleggiata da Fazio, ma comunque degna di nota.

Intervista a Corrado Passera, prima parte:

Intervista a Corrado Passera, seconda parte:

Un’allegra zuffa fra i sessi

La prima volta che ho visto lo spot del profumo Prada Candy, mi ha messo allegria.

Perché lei e lui prima si amano, cioè suonano il pianoforte assieme, poi litigano, cioè cominciano ad azzuffarsi, ma nella battaglia lei ha – che bello! – la stessa forza fisica di lui, cioè lo strattona e persino lo sbatte alla parete (come in un cartoon) esattamente come lui fa con lei.

Perché lei non è emaciata e triste, ma conduce il gioco con sicurezza e spirito di iniziativa.

Perché certo lei mostra più corpo di lui (quasi inevitabile in pubblicità), ma quelle gambe per aria, oltre che belle, sono forti, attive e reattive.

Perché alla fine i due tornano ad amarsi, cioè suonano di nuovo il pianoforte assieme: lo spot dunque metaforizza una vita di coppia allegra e dinamica, in cui l’intesa è fatta anche di contrasti, ma la relazione non è mai negata, anzi, è sempre gioiosa.

Peccato che nella versione breve il finale col pianoforte sia tagliato, a vantaggio della presa ferina della ragazza sul profumo. Che è un po’ il solito «Preferisco il prodotto alla relazione» che da anni in pubblicità tutti ripetono. Un messaggio che non mi piace, non solo perché è poco originale, ma perché alimenta – 10, 100, 1000 spot che lo ripetono – una cultura dell’allontanamento invece che della relazione costruttiva fra i generi sessuali.

Prada Candy 2011, versione lunga col pianoforte finale:

Prada Candy 2011, versione corta senza pianoforte finale:

Abbiamo già parlato di guerra (vs. relazione costruttiva) fra i sessi qui:

Educare le bambine e i bambini ai media e alle relazioni fra i generi, 23 settembre 2011

Il cuore di Algida, 1 giugno 2010

La bella solitaria della Schweppes, 18 giugno 2009

La guerra dei sessi 2, 4 giugno 2008

La guerra dei sessi, 3 giugno 2008


Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa)

A cura di Dis.amb.iguando e Valigia Blu.

In Italia la televisione è in assoluto il mezzo di comunicazione più diffuso, e lo è ancora oggi, nonostante la crescita di internet, anche perché questa è più lenta rispetto alla media europea.

Il 45° rapporto annuale Censis, presentato all’inizio di dicembre, parla chiaro: nel 2011 la televisione raggiunge il 97,4% della popolazione e l’80,9% degli italiani considerano i telegiornali la fonte principale per informarsi. Certo, quest’ultimo dato scende fra i più giovani (14-29 anni), ma la maggioranza resta comunque molto alta anche fra loro (69,2%). Insomma, per quanto giornalisti e massmediologi parlino di «informazione fai da te», perché sempre più spesso i cittadini – specie se giovani e istruiti – si informano usando un mix di ricerche su Google, giornali on-line e social network, in realtà la televisione è ancora centrale per tutti. Specie in un paese che ha un’età media molto alta.

Inevitabile, dunque, che i partiti prestino sempre grande attenzione a questo mezzo: non solo per comunicare questa o quella iniziativa (come ha fatto il governo Monti per la manovra), ma più in generale per costruire l’immagine dei leader, per aumentare o consolidare il proprio elettorato, orientarlo o fargli cambiare rotta. A maggior ragione la televisione serve ai partiti per strategie di comunicazione a medio e lungo termine, vale a dire per trasmettere ai cittadini-telespettatori contenuti e valori in modo continuo e indipendente dalle singole scadenze elettorali, sedimentando il consenso in modo tanto più efficace quanto più lento, quotidiano e capillare.

In questo quadro, Arianna Ciccone di Valigia Blu e io abbiamo deciso di avviare OsservatorioTivvù.

OsservatorioTivvù

Un gruppo di giovani giornalisti e blogger, da un lato, e di studenti e neolaureati dell’Università di Bologna, dall’altro, seguiranno sotto il nostro coordinamento alcuni programmi della televisione generalista italiana, diversi per contenuto, canale, fascia oraria e target, da oggi alla fine di febbraio 2012.

Vogliamo registrare e annotare sistematicamente:

  1. quanti e quali politici italiani vengono ospitati nei vari programmi televisivi;
  2. quanti e quali personaggi pubblici vengono invitati perché notoriamente connessi a leader o partiti politici, perché parenti (figli, mogli, ecc.) di politici, o perché legati ai vari leader e partiti per amicizia o ragioni professionali;
  3. cosa i leader politici e i personaggi pubblici dicono e fanno di preciso in trasmissione, anche se non parlano esplicitamente di politica, ma si limitano a giocare, scherzare e interagire con altri ospiti in studio o con il pubblico su temi di intrattenimento e spettacolo;
  4. quante e quali volte, anche in assenza di leader politici o personaggi pubblici a loro connessi, uomini e donne di spettacolo (cantanti, attori, attrici, presentatori, ecc.) parlano di o alludono a personaggi, eventi e contenuti della politica italiana, anche in contesti di intrattenimento che non avrebbero nulla a che fare con la politica;
  5. cosa dicono di preciso uomini e donne dello spettacolo quando parlano di politica o anche soltanto vi alludono.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Ecco i programmi che OsservatorioTivvù terrà sotto controllo*:

Uno Mattina in famiglia (Rai 1), Unomattina (Rai 1), La prova del cuoco (Rai 1), La vita in diretta (Rai 1), Soliti ignoti (Rai 1), Domenica in (Rai 1), Porta a Porta (Rai 1), Ti lascio una canzone (Rai 1), Ballando sotto le stelle (Rai 1), Mezzogiorno in famiglia (Rai 2), Quelli che il calcio (Rai 2), I fatti vostri (Rai 2), L’Italia sul 2 (Rai 2), Agorà (Rai 3), Ballarò (Rai 3), Che tempo che fa (Rai 3), Verissimo (Canale 5), Striscia la notizia (Canale 5), Domenica 5 (Canale 5), Mattino 5 (Canale 5), Uomini e donne (Canale 5), Pomeriggio cinque (Canale 5), Avanti un altro (Canale 5), Matrix (Canale 5), Kalispera (Canale 5), Ricette in famiglia (Rete 4), Studio aperto (Italia 1), Omnibus (La 7), Otto e mezzo (La 7), In onda (La 7), Piazza pulita (La 7), Italialand (La 7), Servizio Pubblico (reti diverse).

*La lista di programmi e il periodo di osservazione potranno subire variazioni in base alla programmazione televisiva e ai primi risultati del monitoraggio.

Come partecipare: se qualche studente/ssa, laureando/a, dottorando/a, assegnista che fa ricerca nel settore della Comunicazione politica e delle Scienze politiche fosse interessato/a a partecipare, può inviare il proprio cv, le proprie motivazioni e la propria disponibilità di tempo, scrivendo a: giovanna.cosenza chiocciola unibo.it.

Rom e senegalesi in Italia: più che razzisti, gli italiani sono ignoranti

L’orrore del campo rom bruciato a Torino e la tragedia di ieri a Firenze hanno riportato al centro dell’attenzione mediatica il problema del razzismo in Italia. Gli italiani sono razzisti? I media riproducono senza volerlo impliciti razzisti sbagliando titoli e fraseggi, come ha fatto la Stampa domenica? O stare attenti in modo esagerato al modo in cui si parla e scrive rischia di portare a forme di ipocrisia linguistica, come a volte accade con il linguaggio politically correct?

Oggi sui social network i commenti che accusano i media nazionali di razzismo involontario si sprecano. Alcuni arrivano a dire che i giornali non avrebbero dovuto usare nemmeno la parola «senegalesi», ma chiamare i due uomini uccisi per nome e cognome: Samb Modou e Diop Mor. È chiaro che questa è un’esagerazione, perché i media dicono «due senegalesi» oggi, come avrebbero detto «turisti tedeschi» o «svedesi», se lo fossero stati.

Ma chi chiede di chiamarli Samb Modou e Diop Mor chiede di considerarli individui, persone. Osserva cioè che troppo poco, oggi, si considerano tali coloro che vivono e lavorano in Italia, ma provengono da «altrove». Non tanto per razzismo – o almeno, non nella maggioranza dei casi – ma per banale ignoranza: se sai poco o nulla di qualcuno, delle sue abitudini quotidiane, della sua vita, della sua storia, fai fatica a considerarlo un individuo, e tendi a trattarlo come esempio di un insieme. Ma questo capita indipendentemente dal colore della pelle e dall’etnia: se non sai nulla di chi hai davanti, lo tratti ingabbiandolo nello stereotipo che la sua apparenza fisica (fisionomia, vestiti, ecc.) e il suo comportamento richiamano. Che lo stereotipo riguardi il genere, l’età, la religione, il paese di provenienza o l’etnia, sempre stereotipo spersonalizzante è.

Il vero problema italiano, dunque, mi pare più l’ignoranza che il razzismo. La nostra società si fa sempre più mista e noi non ne sappiamo nulla. La nostra società è destinata a vedere accelerare – per fortuna – i fenomeni di immigrazione e noi pensiamo boh? Senza neanche capire quanto per esempio i giovani immigrati contribuirebbero a invertire la tendenza all’invecchiamento della popolazione italiana. E quanto, in prospettiva, ci aiuterebbero a risolvere il problema delle pensioni, un domani non troppo lontano.

Ma tornando ai casi di Torino e Firenze: poco e niente si sa dei rom, poco e niente si sa dei senegalesi che vivono in Italia.

Stamattina sono andata in cerca di storie. Storie che mi facessero vedere, ascoltare, conoscere persone. E ho trovato questi video. Certamente ce ne sono mille altri che mi sono sfuggiti.

Chi mi aiuta a fare una raccolta?

SUI ROM IN ITALIA

Cominciamo da un’inchiesta sulla scarsa conoscenza che i bolognesi hanno dei rom (Crossing tv):

Intervista a Laura Halilovic (Laboratorio Audiovisivi ‘Buster Keaton’ del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Genova, video trovato grazie a Giacinto Scelsi, lettore di questo blog):

Appunti dalla città invisibile. Rom a Bologna (Laboratorio Mela dell’Università di Bologna):

SUI SENEGALESI IN ITALIA

Senegalesi d’Italia 1 (Dì Lucca Citta Digitali):

Senegalesi d’Italia 2 (Dì Lucca Citta Digitali):

Senegalesi d’Italia 3 (Dì Lucca Citta Digitali):

Quando la crisi e la gente comune entrano in pubblicità

Per la nuova campagna di comunicazione del marchio di abbigliamento Piazza Italia il fotografo Carlo Furgeri Gilbert ha ritratto volti di persone comuni. Sono donne e uomini di tutte le età, presi nei loro luoghi di lavoro o per strada a Milano, sono «l’operaio, la maestra, il papà, il ricercatore, il panettiere, la mamma, l’impiegata, il macellaio e gli stessi dipendenti di Piazza Italia come di tutte le altre aziende», spiega il sito. «Senza utilizzare alcun capo di abbigliamento Piazza Italia», precisa.

Le immagini sono completate dalla headline «I veri miracoli li facciamo noi» e dal payoff «Sponsor della gente comune» (l’agenzia è Diaframma).

Mentre non avevo apprezzato il ribaltamento in «Be intelligent» della campagna «Be stupid» di Diesel, che Piazza Italia aveva fatto l’anno scorso (perché, pur criticando Diesel, ne cavalcava comunque lo slogan), trovo interessante questo modo di adattare la pubblicità al momento che stiamo vivendo.

Per due motivi:

  1. si usano volti normali e non omologati al solito standard pubblicitario per tratti somatici ed età apparente (anche se ovviamente i volti sono abbelliti dalla fotografia professionale);
  2. si allude alla crisi economica, combinando lo slogan «I veri miracoli li facciamo noi» con immagini di quotidianità quasi dimessa, e si esplicita la crisi sul sito, addirittura riferendo i dati della disoccupazione giovanile.

Ora, mentre l’allusione alla crisi è semplicemente coerente col target Piazza Italia, che si rivolge al mercato di massa e cioè a chi (crisi o non crisi) ha meno soldi da spendere in abbigliamento, l’uso di facce normali va incontro al bisogno di uscire dall’estetica pubblicitaria patinata di cui abbiamo più volte parlato. In questo senso è apprezzabile e non a caso Annamaria Testa ha inserito queste immagini fra le proposte positive che ha presentato al «Se non ora quando» di Roma l’11 dicembre.

Però osservo che:

  1. La fotografia meno riuscita è quella che ritrae il papà con le due bambine: pare perplesso, teso, e pure le ragazzine non sembrano così convinte dell’abbraccio; non a caso alcune lettrici mi hanno segnalato l’immagine definendola «strana» e «surreale». Come se la fotografia non fosse riuscita a normalizzare e rendere serena la paternità.
  2. Fare ricorso a volti normali in tempi di crisi implica associarli a significati come disagio, fatica, scarsa felicità. E se avere un volto non patinato né oltremodo photoshoppato implica questi concetti, voi capite.

Quando volti e corpi normali entreranno a pieno diritto anche in contesti di euforia, e ci sembreranno belli, allegri, desiderabili, potremo dire che la pubblicità italiana sarà davvero cambiata. Per ora è solo un inizio. Apprezzabile, ma limitato. (Clic per ingrandire.)

Piazza Italia 1 PIazza Italia 2

Piazza Italia 3 Piazza Italia 4

Piazza Italia 5