Il blitz a Cortina: solo un’operazione d’immagine?

Negli ultimi giorni diversi lettori mi hanno chiesto: perché non parli del blitz dell’Agenzia delle entrate a Cortina?

Cortina d'Ampezzo

Al che ho sempre risposto: perché è chiaramente un’operazione d’immagine, ma se dici una cosa del genere ti tiri addosso polemiche a non finire, come se volessi difendere gli evasori, o dessi ragione ai riccastri di Cortina che si sono sentiti attaccati. O alla Santanchè, che ha dichiarato: «trovo sbagliato colpire la ricchezza» e «non trovo giusto colpire Cortina che è un simbolo del nostro turismo per fare controlli fiscali».

Alla fine mi sono decisa a scriverne e ribadisco: non do ragione agli evasori, né ai riccastri e neppure alla Santanchè, ovviamente. Ma credo ugualmente che sia un’operazione d’immagine. Ben riuscita, dato il clamore che ha suscitato, ma parziale, perché non è sufficiente da sola per recuperare il disagio diffuso nei confronti di Equitalia.

Ciò non vuol dire che sia solo un’operazione d’immagine: dipende da cosa faranno il governo, l’Agenzia delle entrate e Equitalia nei prossimi mesi. Non a caso già si preannunciano altri blitz: vedi La Stampa «Dopo Cortina pronti altri blitz».

Sulla sostanza dell’operazione ho poi ricevuto una mail interessante da Giorgio, che mi pare utile condividere e discutere. Gli ho chiesto perciò l’autorizzazione a pubblicarla ed eccola:

«Nessuno finora ha notato che nel blitz spettacolare di Equitalia non è stato ancora riscontrato alcun illecito (!) tranne un esercente di prodotto di lusso che aveva beni in conto vendita per 1,6 milioni di euro (ovviamente una gioielleria di altissimo livello). Niente, nulla.

Controllare le dichiarazioni dei redditi di possessori di auto di lusso parcheggiate a Cortina è una sciocchezza da ogni punto di vista: primo, perché al limite basterebbe un controllo al PRA selezionando auto sopra un certo costo con la dichiarazione dei redditi del possessore, fatto da un impiegato in ufficio, non a Cortina e pagato per la trasferta. Secondo, e ben più grave, perché non si selezionano le auto in base ai KW, ma in base al costo effettivo di mercato. Io posso avere una Golf molto potente che costa relativamente poco. Un altro può avere un’auto blasonata acquistata anni fa, in tempi di vacche grasse.

Ma il punto più grave è che non c’è alcuna correlazione tra il reddito annuale e l’acquisto di beni di lusso. Io posso dichiarare un Irpef bassisima, ma è la mia società di capitali (Spa o srl) a pagare tutte le tasse per la mia auto di lusso. Inoltre se io compro una Ferrari, di sicuro ho capitale (anche ereditato). I proventi da capitale sono tassati alla fonte col 20% di ritenuta. Quindi io posso dichiarare zero Irpef e avere Ferrari a più non posso e farlo legalmente, perché pago già. Inoltre è importante l’età del contribuente. È chiaro che un pensionato ricco esibisca un Irpef bassa e si mantenga con la rendita da capitale. Quindi?

Inoltre dire che, IN ALCUNI dei 35 negozi esaminati in un giorno x (tra l’altro il 30 di dicembre, non il 4 marzo, per dire), gli incassi hanno superato FINO AL 100% del giorno precedente e FINO AL 400% dell’anno precedente è barare. Non è così che si fanno le statistiche. Di sicuro questi controllori non hanno mai lavorato nel commercio un solo giorno in vita loro, abituati a prendere la stessa cifra ogni mese. Ad esempio bastano pochi dati per dimostrare che il turismo (anche dolomitico) in tempi di crisi si è concentrato quest’anno nei giorno 30-31-1, abbandonando la conseuta settimana. Che il 30 di quest’anno era venerdì, quindi già pre weekend, mentre l’altro anno era giovedì. E così via.

Esiste l’evasione? Certo e va combattuta e mi tocca fare l’avvocato dell’evasore solo perché le procedure sono assurde. Si faccia una statistica del periodo, non del giorno. Si pubblichino i dati medi dei controlli, non quelli più eclatanti come sineddoche, cioè come se bastasse una parte a rappresentare il tutto.»

84 risposte a “Il blitz a Cortina: solo un’operazione d’immagine?

  1. Mboh ma mica mi convince anche solo lontanamente l’articolo di Andrea – e ha qualcosa che trovo – cerco una parola educata e non aggressiva – di non limpido nelle intenzioni, se non devo dire ingenuo nelle delucidazioni.
    Ma che davero si pensa che la finanza i calcoli di periodo non li ha fatti?🙂 o che non sappia la casistica in base a cui è possibile acquistare beni di lusso anche dichiarando certi importi? andiamo – non si possono fare gli interlocutori così poco avveduti. Succede, invece semplicemente che bisogna considerare la casistica diffusa di chi dichiara molto meno di quello che possiede e ha un tenore di vita che non collima affato con quello che dichiara. Poi se i soggetti indagati sono in grado di dimostrare di non evadere, bene per loro – se non sono in grado bene per noi.
    2. Certo che si poteva provvedere per altre vie, meno fluorescenti, e non ho ancora molto chiara la questione dell’illegalità – dovrei appurare con altre fonti, proprio perchè questa mi pare viziata da un’opinione di partenza. Concordo con Giovanna sul fatto che il vantaggio di immagine è stato furbissimo ed enorme, e che se c’è dell’altro dipenderà da quello che vedremo poi. Ma se ci fosse non starò certo a piangere.

  2. Premessa 1. d’accordo con la premessa di Giovanna…è giusto combattere l’evasione e quel che segue non è una difesa degli evasori.
    Premessa 2. Tutti i ragionamenti statistici sono giusti e sicuramente l’operazione Cortina è operazione d’immagine.
    Premessa 3. L’eccesso di garantismo aiuta molto i “cattivi” e poco “i buoni” che sbagliano.
    La mia convinzione è che molto spesso le operazioni d’immagine sono utili per dare un segno, importante che si abbia un seguito.
    Riguardo lo strano fatto di forti differenze tra vendite “libere” e vendite che aumentano a dismisura quando “si sente puzza di bruciato”, occorre notare che nel nostro caso sono andate oltre le possibili considerazioni statistiche.
    Trilussa, estremizzando il concetto, ci ricorda che nella statistica dei polli, la differenza è del 100%: a Cortina le differenze arrivavano a ben oltre.
    Riguardo auto grandi e dichiarazioni fiscali, quanto dice Gianni sul fatto che non serviva la sceneggiata per scoprirle in quanto è sufficiente un “programmino” che incrocia PRA e Agenzia Entrate, ma talvolta anche una “sceneggiata” può indurre a “buoni consigli”.
    Infine riguardo l’acquisto di macchine potenti, è vero che per averle basta ereditare un malloppetto dalla vecchia nonna, ma poi per andare in giro serve fare il pieno e, con i tempi che corrono, non è proprio uno scherzo.
    Che, infine, esistano mille altre evasioni da combattere, è giusto, vorrei fare un’esempio marinaresco. Per ormeggiare una nave in porto servono dei grandi canapi che non è facile maneggiare, allora si lega alla cima del canapo una leggera “cima” che viene lanciata dalla nave a terra e serve per trascinare il pesante canapo. Speriamo che Cortina sia “la cima” che si porta appresso tutta le vera lotta all’evasione.
    Attilio A. Romita
    .

  3. L’articolo di GIORGIO che anche se non siamo d’accordo è brutto vedersi il nome cambiato – chiedo scusa.

  4. Credo che si possa die che Giorgio l’ha fatta fuori dal vasino.
    Concordo con gli altri che mi sembra siano molto attenti e preparati.

  5. Mettiamoci anche che se tra gli scopi del blitz di cortina ci fosse una componente di “immagine”,non è che ci sarebbe qualcosa di particolarmente negativo,eh…..
    Considerando che in Italia certe tecniche di marketing e propaganda sono quasi sempre utilizzate dai “ladri”,dai “cattivi”,per truffare la gente a vari livelli,non ci vedo nulla di male se anche le “guardie”,i “buoni”,si fanno furbi e iniziano ad utilizzarle anche loro per migliorare la propria immagine.
    Poi resta il fatto che non è che non abbiano trovato proprio nulla

  6. anche io concordo col commentario e zauberei: un’operazione di immagine e’ esattamente quello che ci voleva, ben riuscita nel modo, nell’impatto mediatico, e anche nella comunicazione, l’incipit del bollettino “l’agenzia delle entrate fa bene agli affari” e’ un capolavoro, proprio in considerazione che come dice giorgio non e’ stato riscontrato alcun illecito

  7. @Zauberei
    Mi permetta, Zauberei, ma lei parla a ragion veduta oppure sono sue ipotetiche congetture? Se ha letto la dichiarazione di Equitalia non vedo come le sue obiezioni trovino anche la pur minima dignità di esistenza. Se invece si è fidata delle opinioni dei giornalisti, vada a leggersele e poi torni a scrivere sulla materia se ritiene ancora pertinenti le osservazioni che ha posto.
    Ho scritto alla professoressa Cosenza perché ritengo che un ente come Equitalia (Ente di Stato), che ha poteri speciali e coattivi di pignoramento dei beni senza istituzione di provesso legale (NB. che nessun altro possiede come persona giuridica o fisica che non sia la magistratura), non possa permettersi carnevalate del genere basate sull’insinuazione malevola di correlazioni ottuse ma debba essere al di sopra di ogni sospetto. Necessariamente, aggiungo, dopo gli ultimi episodi di esasperazione sociale (leggere minaccia bomba) diretti precisamente ai suoi vertici e alle sue sedi.
    Se vogliamo essere seri, occorrebbe prendersela con la legge che permette di defiscalizzare a livello societario beni conumabili in uso privato, di fatto abbassando l’imponibile tassabile della società di capitale. Oppure impedire che la fiscalità goda del diritto tributario di paradisi fiscali. Occorre al massimo prendersela con la proprietà privata di capitali finanziari che vengono tassati in trattenuta obbligatoria e automatica (e in regime amministrato NON FINISCONO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI). Faccio notare che è possibile scegliere un altro regime di trattamento fiscale che permetta di non pagare l’aliquota fiscale in trattenuta ma scaricandola nell’imponibile IRPEF. Questo porterebbe maggior gettito negli anni fiscali concapital gain positivi, ma in questi chiari di luna affosserebbero addirittura IRPEF da milioni di euro: così ache qui si avrebbe un effetto defiscalizzante tanto per ricordare agli ingenui che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi ma solo semplificazioni.
    Inoltre giudico che l’episodio sia di competenza degli studiosi della comunicazione in quanto Equitalia ha messo in gioco una strategia di marketing non dissimile dalle campagne pubblicitarie che vediamo ogni gionro per le più svariate categorie merceologiche. In questo caso però è lo Stato a fare il furbetto proplando letture inesatte della realtà quando invece avrebbe tutti i mezzi e l’autorevolezza per divulgare dati seri, statistiche sensate e illeciti compiuti, non trova?
    Considero infine preoccupante che un’agenzia di Stato di riscossione tributi si abbassi a questo livello, di fatto aizzando le parti sociali in un conflitto pericolosissimo all’alba di una decadenza che probabilmente sarà lunga e non del tutto pacifica.

  8. Vogliate scusarmi per la prolissità avuta e per la dimenticanza a una precisazione necessaria che vado ora a colmare. Il commentatore Zauberei ha scritto una frase che riporto alla vostra attenzione:

    “Poi se i soggetti indagati sono in grado di dimostrare di non evadere, bene per loro – se non sono in grado bene per noi.”

    Questa affermazione rappresenta una inammissibile aberrazione giuridica nel nostro Codice, basato sul principio cardine della presunzione di innocenza fino a prova contraria. Il principio che informa la Legge rimane il latino “In dubio pro reo”.
    Appartiene invece ad altri ordinamenti giruidici l’essere colpevole fino a prova contraria, regimi che non piacciono a chi scrive. Converrà con me che è l’Agenzia delle Entrate a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato e non l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza.
    Equitalia pratica di fatto questa medioevale concezione della Legge.

  9. A parte il blitz dell’Agenzia delle entrate (riuscito senz’altro e speriamo che non resti uno spot, ma faccia parte di una campagna più ampia), leggendo i commenti e le interviste a commercianti vari, quello che lascia di stucco è la completa assenza di senso civico, la difesa a ogni costo (e con argomenti a volte francamente risibili) del ‘povero’ evasore.
    C’è qualcuno che può spiegare loro che la situazione in cui ci troviamo è anche colpa degli evasori? Se il governo taglia la spesa sociale (sanità scuola, beni culturali) o gli stipendi degli statali (per ora si sono limitati agli scatti di anzianità), aumenta la pressione fiscale su chi è costretto a pagare le tasse, alla fine chi ci rimette sono anche i (piccoli) commercianti, i professionisti, gli artigiani che avranno meno clienti (non tutti evadono e non tutti sono in grado di pagare le parcelle con o senza IVA), quando manderanno i figli a scuola o quando avranno bisogno di un ospedale si troveranno un servizio sempre peggiore, quando chiederanno di strade ben tenute o mezzi di trasporto efficienti riceveranno un’unica risposta: non ci sono abbastanza soldi.
    Possono continuare a pensare solo ai propri interessi e chiedere di essere lasciati in pace (rispetto per chi lavora), oppure possono porsi qualche domanda: ci conviene continuare così? non è giusto che anche noi facciamo la nostra parte per fare riprendere a marciare questo paese anziché farlo marcire?

  10. Disarmante vedere che c’è qualcuno che ancora “disquisisce e distingue” parlando di pratiche di evasione ed elusione fiscale. Non servono statistiche credo che chiunque sia in buona fede abbia esperienza quotidiana di come le categorie a cui ciò è consentito evadono il fisco.
    Cortina è certamente stata scelta per il valore simbolico si ostentazione della ricchezza ma sarà sufficiente verificare bar e negozi di ogni città Italiana per riscontrare i medesimi risultati di miracoloso aumento degli incassi.

  11. @Tradingsemplice
    Mi permetta di dirle che la pratica dell’elusione fiscale presuppone esattamente le distinzioni e le disquisizioni che lei sembra liquidare a titolo di sofisma e alibi del reo. Mi scuserà se le rammento che ad esempio l’elusione è una pratica perfettamente lecita da un punto di vista giuridico e solo nella condizione di compresenza di 3 condizioni distinte tra loro diventa reato perseguibile.
    Perciò la prego di considerare in futuro la presa d’atto che le distinzioni e le disquisizioni sono indispensabili in materia fiscale e più in generale nel diritto. E ancor più in generale nella vita.

  12. Giorgio però se Equitalia mi notifica un mancato pagamento di un bollo auto e mi emette una cartella, quando potrebbe più utilmente confrontare i pagamenti ricevuti e se io non sono in grado di dimostrare l’avvenuto versamento (ho perduto la ricevuta) sono affaracci miei. In questo caso non vale la presunzione di innocenza. Idem se non ho lo scontrino a x metri dall’esercizio che magari l’ha tranquillamente emesso (mettiamo un bar con decine di caffè al mattino va a capire qual’è il mio). Insomma la prova è a carico dell’utente solo quando non sta a Cortina?

  13. @Giagina
    Mi complimento con lei perché ha fatto un esempio mirabile che meglio di me fa capire le conseguenze drammatiche di un codice medioevale.
    Lei si chiede perché Equitalia emetta una cartella per il suo bollo non pagato “quando potrebbe più utilmente confrontare i pagamenti ricevuti”.
    Appunto, perché? Nel momento in cui lei ha pagato perché temere Equitalia? Il punto è che lei ha pagato ed Equitalia ha sbagliato. Solo che se lei non ha il documento che lo accerti diventa Kafka (i documenti per i pagamenti sono numerosi nella vita di un individuo e non sempre è possibile conservare ogni ricevuta. Comunque siamo già entrati in un clima paranoico e orwelliano da controllo possibile. Quella sensazione sgradevole che si ha quando ci fermano i carabinieri sapendo di non aver fatto nulla, e solo perché conosciamo la dimensione ambigua della legge e del suo possibile sopruso arbitrario).
    E il caso che cita è esemplare proprio perché Equitalia ha sbagliato puntualmente sul bollo recentemente e in modo catastrofico e cialtrone nel Milanese.
    Proprio per questa ragione, storicamente si è evoluto il concetto della innocenza fino a prova contraria: per difendersi dall’arbitrio di un ente dittatoriale nel metodo e nel ruolo. Altrimenti perché temere un sistema giudiziario che mi ritiene colpevole fino a prova contraria, se non ho commesso illeciti? Forse perché il concetto che in dubio pro reo è fondamentale per la serenità collettiva di una comunità che veda l’errore nella giustizia come un’eventualità e non come una paura?
    Non vale la presunzione d’innocenza? E perché non dovrebbe valere? Lei accetta supinamente un dittatore fiscale che le intima un pagamento arretrato di anni, sbagliando, e inoltre non è tenuto a dimostrare il proprio errore ma costringe lei che è l’indiziata a doverlo fare per lui? Equitalia dovrebbe tassativamente intervenire nell’anno fiscale successivo alla reato contestato altrimenti se non è in grado di compulsare le banche dati (come dimostra fin dalla semplice contabilità del bollo) non può esercitare la delega supplettiva della giustizia ordinaria con un potere che ipoteca le proprietà di un individuo. Individuo che poi potrà eventualmente avviare un processo (costoso e brigoso) contro l’accusatore, quando è l’accusatore a dover fare il contrario.

    L’esempio dello scontrino è banalmente errato perché è la tempistica e la modalità dell’accertamento a essere incontestabili.
    In quel caso vengono puniti separatamente compratore e venditore. Il compratore conosce la regola del dover conservare lo scontrino tot metri, e comunque la sanzione è puntuale (o ce l’hai o non ce l’hai alla richiesta del pubblico ufficiale). Ma si può multare il compratore che non conserva lo scontrino a termine di legge controllando al contempo la liceità dell’esercente che lo ha emesso tramite immediato controllo del registratore di cassa.
    Ma tutto questo non c’entra nulla con l’evasione fiscale. Qui Equitalia ti attribuisce un reddito presunto sulla base di incompatibilità con parametri altamenti variabili e discrezionali. Quindi l’ente presuppone la consumazione di un reato e sta a te trovare le prove a discolpa. Giuridicamente è materia da Gestapo. Si ritorna a Kafka, perché non si creda sia facile assumere la posizione di un reato che non si è commesso. L’alibi diventa sospetto a priori.
    Ci sono altri metodi. E comunque è inaccettabile che l’ipoteca non passi attraverso un processo che garantisca entrambe le parti.

  14. Giorgio”storicamente si è evoluto il concetto della innocenza fino a prova contraria: per difendersi dall’arbitrio di un ente dittatoriale nel metodo e nel ruolo.”…si è evoluto in quale paese?
    Ora torniamo al thread. Cortina è stata una operazione immagine. Il posto giusto con la certezza di trovare pezze d’appoggio. Da tutto il suo argomentare quello che differenzia il metodo Equitalia fra Cortina e Capracotta è il luogo dove concentrare la massima resa col minimo sforzo. Di fatto attribuire un reddito in base a parametri discrezionali è quello che accade ogni anno con gli studi di settore con molto meno clamore su migliaia di utenti.
    Guardi fa notizia perché sono andati a beccare un posto pieno di quella classe politica e l’elettorato di riferimento che , benché abbia approvato quelle regole che adesso Equitalia mette in atto, era rimasta fino a poche settimane fa del tutto immune da quelle stesse regole.
    Si parla sempre che ci sono altri metodi per far pagare le tasse, per far diventare conveniente farlo , per rendere il fisco più equo e non “avversario” del cittadino. Di fatto questo non è mai stato provato. Questo in vigore è’ un metodo barbaro? Beh eppure le regole non le ha fatte la sinistra, se i deputati che sono rimasti sconvolti hanno altri metodi, più giusti, non dovevano far altro che metterli nero su bianco fino a un paio di mesi fa.

  15. @Giagina
    Fa bene a richiamarmi al thread ma non fa altrettanto bene a ripartirne buttandola su una questione di colore politico.
    Probabilmente non sono stato abbastanza chiaro nel collegare tra loro il metodo d’imputazione esercitato da Equitalia e l’operazione Cortinense. Disonesto e arbitrario in entrambi i casi perché è truffalsino utilizzare un operatore logico come “fino a”, in quanto questo operatore funziona retoricamente come insinuazione di una MEDIA mentre logicamente registra UN solo caso. E non si mette in relazione il reddito fisico dell’anno precedente con il possesso di un bene specifico del propietario di cui si implicita che sia indefinitamente costoso solo sulla base di un criterio di potenza e non di prezzo d’acquisto. Ma questo è peccato veniale; non lo si deve fare sopratutto per i motivi fiscali e patrimoniali che ho ampiamente commentato (perfettamente legali).
    Tuttavia le intenzioni del comunicato funzionano come insinuazione perché tutti i lettori (inclusi voi) sono portati a collegare irpef e bene di lusso. Fino a che l’insinuazione è materia di enti privati, è un conto. Quando lo Stato insinua e non dimostra siamo messi male e lo Stato di Diritto è in pericolo.

  16. @Giagina
    Ho dimenticato di rispondere alla sua forse retorica domanda: ovviamente in tutti i Paesi che hanno abbracciato e condividono il metodo democratico. Probabilmente la sua domanda era una provocazione oppuire sono io che non l’ho capita nella sua apparente misconoscenza del diritto Occidentale fin dal Codice Napoleonico.

  17. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  18. Giorgio – scusami eh, o ma sono stati cattivacci, o sono stati cretini, non possono essere stati entrambe le cose. Quello che voglio dire è che, se tutte quello cose carine sull’elusione fiscale che ti arrapano tanto, sulla defiscalizzazione etc, fossero applicate a largo raggio, quando arrivava la finanza a Cortina commercianti e acquirenti ni ci facevano un bel sorriso con gestaccio annesso. Perchè erano stati cretini.
    Par di capire che non è andata così e tutti ora sono li che frignano. Personalmente, ho considerato congruo il concetto di blitz fin dai tempi del compito in classe a sorpresa, per il tramite dell’agente che mi ha chiesto i documenti della macchina. Non è detto che sia presunzione di colpevolezza quando tu, sei preparato come devi essere preparato e hai la patente in ordine come la devi avere. Manco al controllore sul tramvai ho mai sputato in un occhio – non so te. Ma siccome l’anno prossimo aumenterà il costo del trasporto pubblico, quelli che non pagano il biglietto mi stanno vagamente sui maroni. Ahò si vede che abbiamo un concetto di giustizia diverso. Anche un concetto di pratica vessatoria diverso. Mi sa che ce ne faremo una ragione.

  19. @Giorgio, nella vita organizzo convegni, di diritto non so nulla se non quello che ho imparato sulla mia pelle. L’ho buttata sul politico, con una premessa che forse non era abbastanza incisiva. Il caso mediatico di Cortina ha funzionato perché ha coinvolto e stuzzicato la reazione di una certa parte politica o elettorale. Altrettanti blitz alla spiaggia di Ostia sugli scontrini dei bagni, sebbene provochi indignazione, non ha avuto la stessa eco. Vede a Brunico in questi giorni è morto un barbone che tutti conoscevano come tale salvo poi scoprire che lo stesso era milionario. Avrà pagato le tasse su quei terreni e immobili visto che se ne era completamente disinteressato? Nessuno se l’è chiesto, eppure se non lo avesse fatto avrebbe causato lo stesso danno erariale di un finto povero col Suv. Cortina ha funzionato per la frustrazione di una maggioranza di cittadinanza rispetto alla “cinepanettoneria” del luogo, lei si lamenta , i cortinesi si lamentano, i ricchi si lamentano e invocano a gran voce cambi di metodo, quando a lamentarsi erano “gli altri”, i cortinesi, i ricchi, i Cicchitto e la Santanchè allargavano le braccia con un sorrisino di circostanza “mors tua vita mea”. Non sarà giusto, sarà disonesto sarà quel che vuole, ma penso che non troverà sponde, non da questo episodio. I cittadini sono stati troppo illusi e delusi. Vuole chiamarla vendetta? Per chi ha subito il fermo amministrativo su una cinquecento per non aver pagato una multa di un T-rex truffaldino è una goduria.

  20. T-red ovviamente, Jurassic Park è pervasivo

  21. Per un’operazione d’immagine godere stupido è

  22. povero giorgio, è proprio messo male spero almeno che abbia un tornaconto dalla difesa degli indifendibili !

  23. Trading ora non per difendere Giorgio, che non ha bisogno di difesa in quanto ha una posizione legittima, condivisibile e anzi auspicabile di un sistema fiscale con controlli e metodi meno dittatoriali indipendentemente da dove vengono svolti. E su questo spero che si sia tutti d’accordo. Il problema è che l’ “umanità” del fisco va di pari passo con la cultura civile della contribuzione fiscale, solo che in Italia il circolo vizioso è che il cittadino se ne approfitta, in parte anche per difesa da un fisco incombente, e il fisco se ne approfitta in maniera vessatoria per cercare di raggiungere un minimo di obiettivo (finora mai raggiunto) Certo è che operazioni tipo scudo fiscale o condoni, e la disparità di trattamento fra quando sbaglia lo Stato e quando sbaglia il cittadino, che sono state la carta d’identità di tutta la politica degli ultimi anni, non hanno favorito la fiducia del cittadino. Le reazioni ai blitz di Cortina sono il risultato di questa situazione di cui, chi si lamenta, deve anche prendersi parte delle responsabilità.

  24. Si, è solo un’operazione di immagine. Ma credo che sia più sensato definirla nella sua intentio auctoris come operazione di contro-immagine.
    Volete proprio rilanciare per l’ennesima volta la stanca e vuota immagine di Cortina come il luogo dove i vip vanno dove vanno i vip (da cui il vuoto eterno di quel luogo) a reinterpretare se stessi sul set infinito del peggior cinema che il mondo abbia mai visto? (vedi l’operazione rilancio firmata cinepanettone-Belen-Fiorello-media nazionali)
    Bene, male anzi. Bisogna però che torniate anche alla realtà. E noi vi mandiamo il fisco.
    Giusto.
    Sarà semplicistico ma io auspico 10-100-1000 operazioni-immagine in stile Cortina!

  25. @Farewell Orwell
    Probabilmente lei, come molti altri, non ha minimamente compreso che un’operazione di immagine come quella di Cortina (con gli esiti fiscalmente irrilvenati e i paralogismi nei comunicati stampa) non è una manifestazione di forza ma di estrema debolezza. Un sistema che ha i mezzi per perseguire efficientemente i reati, ebbene, li usa in modo sistematico e simbiotico alla legislazione vigente. Purtroppo sono precisamente il Diritto finanziario e tributario a permettere legalmente lo stato delle cose: perciò o si spiega all’elettore che è necessario cambiare alla radice il sistema fiscale o non si può fingere di non sapere che la ricchezza non è il reddito (e il reddito da ricchezza NON È IRPEF!)
    Collegare Irpef a tenore di vita idealizza un anno zero che coinvolga tutti i contribuenti come fossero eguali corridori al nastro di partenza della gara per il reddito. La realtà al contrario presuppone il capitale, quindi il risparmio che è una variabile cronolgica di generazioni che trasmettono patrimiono alle successive.
    Detto ciò, pubblicizzare retate di controllo a Cortina, in via della Spiga, via Condotti o Capri è la scelta più facile possibile (e fiscalmente non ha pagato perché una retata deve dimostrare illeciti non limitarsi a supporre contingenti e vaghi aumenti di fatturato). Una scelta di facciata la si fa sulla base del meccanismo della minaccia proprio perché non si possiede l’efficacia di un ineludibile rigore. Qual’è infatti l’unica tassa che ogni hanno è pubblicizzata? Il Canone Rai e precisamente per la ragione che lo Stato non possiede un sistema efficace e rigoroso per individuare e punire gli illeciti.
    Perciò la preoccupazione deve essere grande sopratutto per chi non possiede un esercizio commerciale (o più in generale una posizione patrimoniale) con le spalle larghissime quali sono al contrario tutti quelli che punteggiano questi luoghi di riconosciuta ricchezza. Deve essere grande perché il messaggio che lo Stato manda è che tutti sono potenziali evasori e come il raid di Cortina insegna rubano denaro agli altri. Perciò quando Equitalia agirà in concreto come l’Inquisizione potrà
    godere dell’astratta delega ignara e populista costruita in sceneggiate teatrali come quella di Cortina.
    La commentatrice Zauberei si è detta sicura che chi non ha nulla da nascondere nulla deve temere. D’accordo, accetto la sua proposta, poniamo la presunzione di colpevolezza come regola, ma a patto che valga per tutti però, anche per i dipendenti. Perciò a fine mese il datore di lavoro darà per scontato che il suo dipendente è un incapace e un lavativo e gli pagherà lo stipendio solo dopo che questi avrà dimostrato che se lo è meritato fino all’ultimo centesimo. Le va bene come banale esempio, tuttavia perfettamente corretto?
    Dovremmo tutti rispettare l’insegnamento dellavStoria: che nel tempo in cui è il singolo a dover giustificarsi di fronte al potere che lo condanna fino a prova contraria si sono consumate le peggiori ingiustizie.

  26. Ritengo il comunicato stampa dell’agenzia delle entrate un proclama molto ben stiduato, divertente nel suo modo nuovo di comunicare, molto irinico, ma un proclama diretto alla pancia degli italiani, non alla testa. Mi ha fatto ridere, ma lo rifiuto. Ho apprezzato il modo diverso di scrivere, non sembrava l’Agenzia delle entrate, ma un pezzo comico, molto diretto, niente paroloni, linguaggio semplice, come le espressioni: l’agenzia “fa bene agli affari”, cittadini che fanno fatica a “sbarcare il lunario” e altre simili.
    Preferirei di gran lunga, però, che l’agenzia delle entrate verificasse con Serpico tutti i redditi dei proprietari di auto di lusso e non solo e che, alla fine di controlli seri e studiati, mi desse i risultati. Su tutta Italia, non su un giorno X a Y.
    E tutti gli altri (365-1) giorni?
    E tutti quelli che stavano a (Italia-Y)?
    http://daily.wired.it/news/tech/2011/12/20/serpico-43765.html

    @Giorgio Grazie per i tuoi commenti, li ho trovati molto interessanti e istruttivi.

  27. Perdonate i refusi. Per errore ho inviato il commento prima di rileggerlo.🙂

  28. Quoto Giorgio su tutta la linea anche se di tasse capisco poco o nulla. Ma lasciamo stare il canone Rai altrimenti bestemmio e non vorrei insozzare un blog che non mi ha mai censurato e non lo farebbe ora, immagino. ‘Sto cazzo di canone cmq mi risulta essere una tassa sul possesso del televisore, paga il disoccupato, come Berlusconi, stessa cifra: un 14 pollici di dieci anni fa contro dieci televisori al plasma (nostro), stessa cifra. Ero orgoglioso di pagare l’ICI per il mio sottotetto: me l’hanno tolta. LOL.

  29. lavorare male, è un concetto diverso da non lavorare, è il non lavorare l’esempio calzante e perfettamente coerente – come sanno tutti quelli che come me lavorano nel privato. Quelli che lavorano nel servizio pubblico spesso no – e gli effetti sono tangibili.

  30. Questo post ne contiene due uno di merito uno di metodo.

    Per il merito:
    Io dico che chi ‘impiega’ 150.000 euro della società (dunque non suoi) in una Ferrari o in una barca (che poi userà lui, i suoi figli e i suoi amici, mica i suoi dipendenti, o i suoi fornitori), ha certo pagato le tasse sulla Ferrari ed è in regola con tutte le regole modernissime che Giorgio difende con ardore contro il medioevo del dente per dente, ma io non posso proprio riconoscerlo come classe dirigente.

    A me pare ci sia molto di sbagliato nel ‘tenere’ tanti soldi ‘fermi’ invece di investirli (in ricerca e sviluppo ad esempio). Salvo poi chiedere l’aiuto di stato quando gli ordinativi sono in calo.

    Quanti sono i capitali ‘scudati’ che, riportati in Italia da imprenditori, sono stati investiti nelle proprie aziende?

    Tutto legale tutto lecito tutto nelle regole. In una società feudale nei fatti, alla cui guida (timone? volante?) ci sono dei figli di, cresciuti all’ombra di.

    A gente così le modernissime regole dovrebbero vietare di decidere su quel tipo di spese (separazione tra proprietà e gestione).

  31. per il metodo

    Per quanto riguarda invece la domanda di @Giovanna, è certo un’operazione di immagine della quale personalmente penso male. Mi chiedo quale ne fosse il bisogno e quale ne sia il fine. Non solo non basta a ‘recuperare’ come dice Giovanna, ma secondo me conferma che non c’è da fidarsi.

    Dov’erano fino a ieri questi di oggi? e dove saranno domani (quando al prossimo giro i figli di si presenteranno con un candidato presentabile) ?

    Era solo il giugno scorso quando l’inchiesta P4

    http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/cos_adinolfi_violava_segreto-18236478/

  32. Va bene. accettiamo che sia un’operazione d’immagine. Cosa vuole comunicare? A me sembra del tutto coerente con la campagna pubblicitaria degli evasori parassiti della società che, mi pare (ma forse sbaglio, a dir la verità non mi ricordo) qui è stata già criticata. In altri termini è un’operazione che vuole incidere non tanto su una pratica istituzionale, sulla legislazione, sul diritto e via così, ma soprattutto su una mentalità, su una cultura, che, purtroppo, sappiamo essere totalmente pervasiva in Italia. Qui non si tratta semplicemente , come scrive Giovanna, di “recuperare il disagio diffuso nei confronti di Equitalia”. E nemmeno, soltanto (e anche questo avverbio richiede le virgolette), di approfittare di un nuovo governo e di un clima politico ben diverso da quello dell’anno scorso. Si tratta di fare un’azione a lungo termine che ha anche un versante, come dire, pedagogico. Si vuole creare il consenso dell’opinione pubblica intorno ad un concetto che in altri paesi occidentali è considerato ovvio: le tasse si pagano. Mentre da noi l’opinion maker che va per la maggiore è Fabrizio Corona che, intervistato dopo il blitz a Cortina bofonchia ai microfoni con arroganza: “Intanto chiediamoci: a che serve pagare le tasse?” Quando il povero Padoa Schioppa se ne uscì con la frase sulla bellezza delle tasse fu isolato e crocifisso. Certo, la frase era di rara infelicità ma, soprattutto, erano altri tempi rispetto ad ora e tutt’altro era il clima sociale, la mentalità, appunto. Adesso, chi non paga le tasse suscita più indignazione, l’opinione pubblica è meno indulgente, per tutti i motivi che conosciamo bene.
    Con buona pace di tutte le disquisizioni di Diritto contributivo. All’Agenzia delle Entrate battono il ferro fin che è caldo, anzi, contribuiscono a scaldarlo. Fanno bene? Per me sì. E non mi starei troppo a preoccupare, come fa Giorgio, che un’agenzia di Stato aizzi il conflitto sociale su questa materia. Vorrei vederlo preoccuparsi quando il conflitto sociale viene alimentato dall’aumento delle imposte sui poveracci.
    Detto questo, concordo con Giorgio che lo Stato si comporti spesso in maniera medievale ma è anche perchè troppi di noi, in Italia, gli fanno da specchio comportandosi come servi che rubano l’argenteria e anche altro, salvo poi pretendere di essere trattati da “cittadini” in quanto il Diritto (giustamente) lo garantisce. Questa è la vera dimostrazione che “lo Stato siamo noi” , nel bene e nel male.

  33. Ad ogni modo si sta creando un clima di odio sociale. Oramai se uno ha una Ferrari è uno stronzo a prescindere. Gran bel risultato. Complimentoni.

  34. Quoto caracaterina completamente.
    ma riguardo le posizioni di Giorgio mi rimane la perplessità iniziale: troppe argomentazioni contrastanti intorno a un solo fenomeno. Un po’ come quando da ragazzina non avevo voglia di andare a una festa e allora accampavo dieci scuse diverse: ho la febbre, ho un altro impegno, ho i compiti. Ma nessuna di queste era vera, non mi andava e punto. Giorgio non ama l’idea che si controlli l’evasione fiscale. Dopo di che: o si fa un falso controllo perchè la legge prevede l’elusione delle norme, o si fa un vero controllo e si dice che non è etico farlo, o si dice che è normale che a Cortina dopo il blitz si verifichino picchi di vendite mai registrati – il che però statisticamente imporrebbe qualche riflessione.

    Ma io penso che Giovanna sia stata un po’ cattiva, e Giorgio l’abbia dato in pasto a una serie di reazioni altamente prevedibili:)

  35. “Giorgio non ama l’idea che si controlli l’evasione fiscale. ”
    – – –
    Che carognata……..

  36. zauberei, da cosa arguisci (!) che Giorgio sia venuto qui con questo imponente macropensiero quando in realtà ha affermato tutto il contrario spendendosi non poco per rendere chiara la sua posizione?

  37. Le osservazioni di CaraCaterina e di Zauebrei mi hanno fatto riflettere. Mettetevi calmi e ragioniamo assieme. In fondo tra la frase di Corona (Intanto chiediamoci: a che serve pagare le tasse) e la frase di Monti (Chi evade ruba i soldi dalle tasche dei cittadini onesti), la prima è logica, la seconda è retorica. Chi avrebbe mai pensato che Corona potesse una volta avere ragione su Monti? Non c’è più religione, come si suol dire.
    Quali soldi ruberebbe infatti un autonomo alla collettività se non l’ammontare che la comunità contabilizza a bilancio preventivo per andare avanti così com’è organizzata? Proviamo un attimo a calarci in un autonomo: zero ferie pagate, zero malattia (che rappresenta anzi diminuzione del fatturato), nessun indennizzo di gravidanza, nessuna tredicesima, nessun sussidio di disoccupazione o cassa integrazione, pensioni contabilizzate ormai da decenni in contributivo (a onor del vero però gli autonomi-commercianti hanno beneficiato ad esempio di regali pensionistici. Tuttavia ciò riguarda i tempi di Noè e comunque per importi di pensioni minime, non d’oro). Sorvoliamo sul resto, dal rischio d’impresa in poi.
    Naturalmente anche l’autonomo, come il dipendente, paga il 21% d’iva su ogni transazione d’acquisto, circa un euro di tasse su ogni litro di benzina, l’imposta sugli immobili, la tassa sui rifiuti, le eventuali tasse universitarie, il ticket sanitario per chi non dichiara zero, che vuol dire il costo effettivo della prestazione (che non è da dedurre in funzione del costo di mercato del servizio del privato, altrimenti si pensa erronemanete che sia a sconto, il che è ciò che i medici privati vorrebbero far pensare) e più in generale tutte le tasse indirette.
    Quindi quali servizi rimangono come corrispettivo del versato? Il medico della mutua, la polizia, la finanza, il pronto soccorso, i pompieri, il maestro delle scuole dell’obbligo (ma a cui si paga la marchetta libri per vie traverse a chi nella categoria voglia fare il capitalista nel pubblico) e poco altro. Tutti servizi occasionali e comunque infinitamente meno costosi rispetto alla tassazione versata (anche minima), comuqnue tali da rendere il sistema di welfare americano un sogno per ogni autonomo.
    Il sindaco leghista Tosi, che non è certo un mio punto di riferimento, ha citato dati che ho controllato al ministero delle finanze: una città come Verona versa in tasse dirette circa un miliardo di euro all’anno. Quanto pensate le ritorni indietro sottoforma di servizi, anche considerando una giusta e scarosanta quota di denaro che deve essere spesa per la collettività e le spese nazionali, oltre che per aiutare realtà economiche meno fortunate? Ebbene, di un miliardo di euro versati in un anno ritornano sottoforma di servizi appena 50 milioni.
    Quindi la domanda di Corona non è peregrina e conduce a una conclusione drammatica: la tassazione serve a mantenere dipendenti pubblici d’ogni ordine e grado, a crearne di nuovi, a migliorarne le condizioni.
    Ora, tutto ciò andrebbe benissimo se il dipendente pubblico fosse una variabile dipendente dalla necessità che il sistema richiede e il cui stipendio ed esistenza ovviamente seguisse una variabilità di mercato, non una linea ascendente senza parametri che non siano l’autodeterminazione dello stesso.
    Invece oggi abbiamo soggetti che percepiscono stipendi esosi rispetto alla funzione che svolgono, soggetti che duplicano lavori in eccesso, soggetti che svolgono lavori completamente inutili. In tempi di vacche grasse si sarebbe dovuto riqualificare con bassi traumi qualche milione di lavoratori in un tempo calcolabile e con transizioni indolori. Non lo si è fatto, il mondo è cambiato e noi siamo ancora lì a sovvenzionare una inamovibilità di funzioni professionali irrazionali per tipo, svolgimento o numero.
    Quindi o il sistema riesce perfettamente a giusitificare la propria spesa in servizi oppure l’argomento Berlsusconiano e leghista sull’evasione diventa in parte pertinente e non può essere liquidato con la superiorità snob di chi paghi un congruo prezzo per i benefici del welfare goduti e non veda che la propria condizione – e sopratutto non si capiscono per nulla le ragioni complesse di una maggioranza di elettori che ha dato il voto a queste politiche magari disprezzandone i politici di riferimento.
    Paradossalmente l’autonomo che paga tutte le tasse è corresponsabile della condizione del Sistema perché ingrassa la metastasi invece di curare il cancro con terapie invasive ma radicali. D’altronde tutto ciò può essere l’alibi e la pezza d’appoggio per chi le tasse non le ha mai volute pagare.
    Ma logicamente un autonomo non ruba soldi allo Stato in quanto è lo Stato che in virtù di un patto sociale mette le mani nelle tasche di quell’individuo.Si noti che ogni contributo fiscale di un dipendente pubblico non può essere accampato come argomento perché è un nonsense e un circolo vizioso: la tassazione di un dipendente pubblico è generata dal gettito fiscale degli autonomi. Autonomi il cui reddito e la cui utilità sono decretati da un mercato che ne sancisce la possibilità di esitenza e non decise a priori da chi dica che tot persone devono percepire per diritto a-storico e a-economico tot euro, tot scatti di anzianità, tot ferie pagate, etc.
    Inoltre, sempre per mostrare come ha fatto Giorgio G. che le cose sono complesse, vorrei far notare che tutte le posizioni sostenute sono legittimate e partono da un assioma: l’ammontare enorme dell’evasione fiscale. Tuttavia è l’assioma a dovere essere posto in discussione se vogliamo trarne conseguenze e responsabilità: vogliamo almeno usare un po’ di senso critico e ipotizzare che il dogma dei 150 miliardi di euro di evasione sia posto e non dedotto? Abbiamo una vaga idea che il metodo con cui viene rilevata questa cifra non è dissimile dalla Cabala di predizione del Lotto o ritieniamo che non avere il benché minimo dato sulla metodologia sia indispensabile per continuare a conservare i propri capri espiatori?
    Lo sapete come viene elaborata (nel senso di sofisticare) questa cifra e con che affidabilità? Bene, ridete – o piangete
    http://it.wikipedia.org/wiki/Evasione_fiscale
    Quindi una politica di lotta totale all’evasione fiscale non può essere dissociata dall’eliminazione di milioni di lavori inutili. Il problema è che razionalizzare il sistema e le sue spese inutili comporterebbe nell’immediato milioni di licenziamenti.. La nostra nazione sarebbe quindi un paradiso popolato da disoccupati.

  38. A onor del vero sento che il mio intervento ha dimenticato di fare il culetto a tutta una serie di partite iva (dai geometri, ai progettisti, ai farmacisti, dai commercialisti agli avvocati, dagli assistenti sociali agli autonomi medici, psicologi e altro che ottengono clienti dall’USL prestando occasionali marchette) che magari pagano tutte le tasse, e che però devono gran parte del loro fatturato a uno Stato che legifera per loro creando costi per il cittadino-consumatore che non avrebbero senso in un sistema razionale, e in sostanza rapprentano un costo per la collettività. Per non parlare di tutti coloro che ricevono appalti dallo Stato e quindi lucrano su opere che lo Stato dovrebbe pagare con i propri dipendenti, preferibilmente a tempo determinato creati apposto per una grande Opera e licenziati subito dopo, sebbene garantiti con ogni diritto.
    Quindi gli artigiani e i commercianti, rappresentano davvero la categoria più sfigata, sempre che non si abbia la blasonata gioielleria in centrocittà o l’impresa di famiglia da tre generazioni. Nessun diritto in funzione delle tasse che si pagano, nessun osso da parte dello Stato né incentivi che non ingrassino che la Fiat di turno. A parte la compagnia della guardia di finanza, che infatti si accanisce da sempre su chi è più debole di lei.

  39. @Giagina
    Fa la spiritosa?

  40. Riprendo da qualche commento indietro per chiarire la mia posizione…
    @Giorgio G.
    Sono ben lontano da facili entusiasmi per un singolo blitz, che rischia solo di rappresentare il contentino per il popolo che chiede a gran voce la testa della odiatissima nobiltà; è ovvio che il lavoro dell’esattore dovrebbe essere sempre silenzioso, sistematico, perfettamente trasversale e non andare avanti per operazioni di immagine. Infatti son d’accordo con la maggior parte delle sue affermazioni.
    Non son riuscito ad esprimermi al meglio, mentre le parole di caracaterina spiegano esattamente quel che volevo dire.

  41. No! Affatto, anzi facendo parte di una di quelle categorie che ricevono di meno mi pare piuttosto sconfortante la sua analisi.

  42. Ringrazio tutti per le critiche alla mia lettera alla professoressa Cosenza. Un solo appunto alla commentatrice Zauberei che sembra non voler capire quel che scrivo e che conclude ingiustamente dicendo che io non ami che si controlli l’evasione fiscale.
    Ho scritto molte righe per cercare di spiegare anche a chi come lei parta da posizioni diverse l’importanza del principio di non colpevolezza. Mi duole constatare che lei si ostini a sostenere che Equitalia controlli l’evasione. Equitalia NON è la guardia di finanza. Inoltre io auspico verifiche fiscali, se sa cosa voglia dire, preferibilmente senza spese per l’indagato.
    Al contrario Equitalia attribuisce secondo parametri soggettivi un reddito presunto che diventa vincolo giuridico e obbligo per l’imputato di dimostrare il contrario o transare la cifra richiesta se non vuole vedere pignorati i suoi beni, pur in assenza di un processo in cui accusa e difesa ottengano una sentenza da un Giudice terzo.
    Io voglio che si controlli l’evasione. In tal guisa non voglio operazioni come quelle di Cortina in cui, e lo ripeto anche a lei per la terza volta, dopo il blitz non si “sono verificati picchi di vendite mai registrate” né conclusioni statistiche degne di tale nome. Questo è ciò che erroneamente ha visto lei. Tra l’altro in accordo perfetto con quello che il comunicato di marketing di Equitalia voleva insinuare. Se Equitalia avesse avuto dati significativi sarebbe bastato mostrare appunto quelle medie stagionali, non la rondine che fa primavera o il ricco che in un centro notoriamente di ricchi ci comunica con la propria autovettura che è talmente benestante da non lavorare, avendo quindi con l’Irpef un rapporto simbolico. Un rapporto simbolico che però è legale e personalmente è proprio questo a dispiacermi.

  43. Le osservazioni di Ugo mi interessano alquanto perchè prima di tutto prendono in esame il sistema e, inoltre, lo fanno senza tecnicismi settoriali e particolaristici. E sono contenta che sia partito dalla frase di Corona, che ho citato apposta perchè mi aveva colpito non solo per il suo tono arrogante ma soprattutto perchè mi aveva messo in difficoltà: consapevole, anche se un po’ oscuramente, delle considerazioni svolte da Ugo, una risposta chiara, in un certo qual senso elementare, alla sua elementare e chiara domanda non mi veniva sui due piedi. E, personalmente, ho grande necessità di questo genere di risposte perchè insegno agli adolescenti (spesso figli di artigiani e commercianti) che queste domande dirette e “ingenue” le pongono eccome. La risposta che mi veniva spontanea era più o meno questa: “Certo, a te che tte frega dei servizi dello Stato? Non te ne serve manco uno! Anzi, quelli che ti sono serviti non li avresti certo voluti!”
    Che è, poi, stretto stretto, quello che Ugo spiega parlando degli autonomi.
    Se dovessimo pagare solo quello di cui ciascuno di noi usufruisce, finiremmo per far pagare le tasse solo a chi, materialmente, trae vantaggi economicamente compatibili e comparabili a quanto esborsa. Quindi solo a quelli come me, che nello Stato ci lavorano. E a quelli che delle strutture dello Stato hanno bisogno perchè troppo poveri per pagarsi servizi privati, naturalmente, savasandir, siamo civili e caritatevoli, no? (leghisti a parte) E tutti gli altri, allora, che si guardino bene dal presentarsi a un Pronto Soccorso! O, al massimo, visto che le indirette le pagano tutti, si ponga un tetto: ti è concessa una visita oculistica in una struttura pubblica ogni 6 anni, un pap-test ogni 10 (sei donna, quindi in Italia statisticamente hai meno peso nell’economia e nella finanza, ergo, paghi meno e hai meno diritti, eh già!) E che, però, mi raccomando, si controlli davvero che non si presentino finti poveri che, come succede ad libitum oggi, risultano esentati dal ticket perchè praticamente nullatenenti. Ah, ovviamente, saremo io e quelli come me a pagare le strutture statali di controllo, visto che siamo noi a doverci difendere dagli “intrusi”. Finanziarimante, però, non credo che ce la faremmo a sostenere le spese di tanti controlli per cui saremmo (come siamo) cornuti e mazziati. Ma vabene vabene vabene così!

    Il fatto è che, soprattutto dopo decenni di “pensiero unico” liberista, unito alla realtà che lo Stato italiano è, effettivamente, sperperone e inefficiente, molta parte dell’opinione pubblica non riesce ad accettare che lo Stato, anche il più ideale ed efficiente, comunque non sia un’azienda, e che mantenerne le strutture costa molto di più di quanto queste strutture rendono ai singoli “investitori”.
    Chiamano questo atteggiamento “ideologia liberale” ma, in realtà, è solo liberismo ottuso. Ottuso perchè acuisce le diseguaglianze sociali con conseguente conflitto e riduce la convivenza sociale a rapporti di forza, fino a regredire al “bellum omnium contra omnes”.

    Il ragionamento “tanto pago tanto ricevo” con lo Stato non funziona ma non perchè sia, in sè, una struttura parassitaria, ma perchè i servizi devono essere a disposizione di tutti indistintamente e sempre, che se ne abbia bisogno o meno. E devono essere mantenuti in efficienza. Certo, bisogna comunque ragionare su quali siano (o dovrebbero essere) i bisogni prevalenti nel Paese. Ma anche “ragionare” costa. Bisogna pagare le agenzie di ricerca, e le istituzioni che utilizzano queste ricerche e le traducono in azioni politiche e operative. ecc. ecc.
    Lo Stato ha bisogno di una società ricca per poterla “spremere” e poter funzionare meglio (qui, semmai, sta il problema per il nostro paese). E l’autonomo che si incazza perchè mi deve pagare le mie ferie di statale mentre lui di ferie pagate non ne ha, deve capire che, diversamente, io non potrei fare le vacanze nel suo albergo nè andare a mangiare nella trattoria di suo cugino, pagandogli quindi, io, le loro, di ferie. Anche se, magari, non proprio a Cortina.

  44. … magari caracaterina l’autonomo si incazza non tanto per quello che lei dice, quanto per essere, in quanto autonomo, identificato con l’evasore…

  45. Certo che non tutti gli autonomi sono evasori, giagina, ma, solo gli autonomi ce la fanno a evadere, quindi l’identificazione, mi dispiace, diventa automatica per quanto semplicistica.
    Poi possiamo parlare di tutti i dipendenti e pensionati doppiolavoristi in nero, ovviamente. I lavoratori double-face.
    Comunque, mi rifacevo all’autonomo-tipo di cui parlava Ugo (“zero ferie pagate, zero malattia (che rappresenta anzi diminuzione del
    fatturato), nessun indennizzo di gravidanza, nessuna tredicesima, nessun sussidio di “ecc.)

  46. perché lei dice “poi” possiamo parlare dei doppiolavoristi?…parliamone insieme a tutto il variegato mondo degli evasori, 55milioni di danno erariale scoperto solo con controlli dal 2009 al 2011 non mi pare poco.

  47. Per Giagina (https://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/06/il-blitz-a-cortina-solo-unoperazione-dimmagine/#comment-14066):
    Non capisco l’esempio del Bollo auto.
    Mi è successo personalmente che dopo circa 4 anni mi viene contestato il mancato pagamento del bollo di quell’anno.Beh,non trovando la ricevuta( perchè evidentemente non l’avevo pagato) ho pagato il dovuto più sanzioni.
    Non credo che equitalia mandi avvisi a pioggia ma credo che abbia una banca dati dove vengono monitorati i pagamenti e, solo (come nel mio caso) se uno non paga scatta la segnalazione.
    Quindi sono io che devo provare se ho pagato o meno..non ci vedo nulla di male.

  48. Non so se ho interpretato in modo corretto il ragionamento di Ugo ma, per come l’ho inteso io, stava sostenendo qualcosa di completamente diverso dal ragionamento trattone da caracaterina. Ammesso e non concesso siano loro e solo ad evadere – queste categorie professionali (insieme ai partiti ivisti forzati etc) non hanno alcuna copertura, non perché possano procacciarsela privatamente ma perché proprio non è prevista – tranne nei casi in cui si sia artigiani dipendenti nell’azienda di un altro. Se l’idraulico si ammala sono fatti suoi – lo stato fornisce solo il medico e le medicine. Se il negozio chiude non ha ammortizzatori. Ciò non giustifica in alcun modo l’evasione, tuttavia è abbastanza deprimente vedere dipinte intere categorie di lavoratori come ladri matricolati. A chi lavora nel pubblico impiego non farebbe certo piacere essere dipinto come un possibile corrotto, visto che parte delle bustarelle passa da loro. Abbiamo una macchina farraginosa e costosissima che, nell’anno di grazia 2012, manda “la polizia a cavallo” perché non è in grado di incrociare i dati, visto che i diversi “registri” delle pubbliche amministrazioni non solo non si parlano ma non usano gli stessi sistemi. E’ un brutto momento quando l’onere della prova si inverte – se fosse toccata una riforma di tal fatta al sistema penale ci sarebbe stata una levata di scudi.

  49. @Caracaterina
    Hai dato una buona risposta, il che ti porta a constatare che l’uscita comunicativa di Monti è retoricamente un boomerang in quanto se dai del ladro all’evasore (quindi lavoratore autonomo) sul principio dei servizi e dei diritti goduti e non pagati, ti faranno un culo grande così, non persuaderai nessuno e ti esporrai alla controcritica finale che i servizi e i diritti non vengono goduti dagli autonomi ma solo dai dipendenti.
    È sulla progressività delle tasse che bisogna invece retoricamente puntare: si pagano le tasse in funzione del tenore di vita.
    Ma la progressività implica un giudizio implicito sulla ricchezza che per essere compreso avrebbe bisogno di un’educazione di almeno un paio di nuove generazioni e si sicuro non appartiene a nessuna classe dirigente che oggi sia al timone, ben che meno a Monti e co. Poiché dalla constatazione dei fatti ciascun lavoratore comprende, seppur da prospettive diverse, che nel mercato del lavoro vige la legge della giungla, ciascuno si attrezza come può per sopravvivere in una lotta di tutti contro tutti e a tutti i livelli. Purtroppo quando il denaro gira la dimensione violenta delle sperequazioni sociali, reddittuali e fiscali passa in secondo piano. E quando ci si accorge che un sistema a economia pianificata sarebbe il migliore dei mondi possibili per la media degli individui è già troppo tardi per evitare che la violenza cominci nella sua opera distruttiva di ciò che comunque è buono e andrebbe salvato.

  50. Mi pare che la “controcritica finale” paventata da Ugo si rivolti in realtà nel suo contrario: quello di ‘fare un culo così’ non è un diritto di cui l’evasore gode?

    Gli sprechi nel pubblico sono il contraltare dell’evasione. Sono la stessa medaglia: io ti ho (lungamente) votato per farti gli affari tuoi per poter continuare a fare gli affari miei.

    Che diritto ha l’evasore di criticare visto che a) è parte di quel sistema di sprechi b) non paga lui?

    E, sempre per questa strada, perché devo pagare io la matita copiativa con la quale lui vota? “no representation without taxation”

  51. @Roberto Vanoli
    È pericolosamente controproducente citare i motti degli yankees, sai? “No representation without taxation” è condivisibile in un sistema in cui la possibilità di detrazione fiscale arriva a coprire la merendina comprata la mattina e la partita a tennis giocata la sera. Solo lì l’evasore può essere concepito come un delinquente per la ragione che poiché hai la possibilità di defiscalizzare tutto, non hai scuse. Capito? Per soprammercato ti aggiungo che se negli Usa ti permetti di infilare le tasse indirette che abbiamo noi tirano fuori la pistola. Lì la benzina costa 1/3 di quello che costa da noi. E potrei continuare.
    Inoltre il suo ragionamento non è logico: gli sprechi nel pubblico non sono il contraltare dell’evasione proprio per niente. Questo paralogismo trae la sua legittimità dalla premessa di pagare tutti per pagare meno. Pia illusione che non è mai stata applicata da nessuno nella Storia, in quanto il maggior gettito si trasforma , anche giustamente in molti casi, in aumento dei dipendenti, aumento delle loro condizioni reddittuali.
    Checché se ne dica l’evasore non ha molto ruolo nell’essere parte di quel sistema di sprechi a meno che non si dimostri il carico fiscale di servizi che consuma e non paga. Computo che nessuno farà mai per non tirarsi la zappa sui piedi.
    Conclusione: o il sistema è razionale o l’evasione è necessaria per controbilanciare i diritti e i servizi che l’autonomo non possiede attraverso l’acquisto di un welfare privato che rappresenta comunque un costo aggiunto rispetto al dipendente.
    Se poi si vuole contestare la distribuzione della ricchezza mi associo anch’io alla causa. Ma è un altro gioco.

  52. Claudio io vorrei essere così fiduciosa nel fatto che Equitalia non mandi cartelle a pioggia, sta di fatto che se lei cerca in google “cartelle pazze” con magari gli ultimi casi di Genova o Milano vedrà che così non è. Certo chi può dimostrare di aver pagato, al massimo (ma è sempre troppo) perderà una mattinata in coda per dimostrare, ma chi malauguratamente ha perduto la ricevuta deve ripagare.

  53. @Ugo: o si che gli sprechi sono il contraltare eccome!

    La nostra borghesia reagì fin dai tempi del “primo compromesso storico” tirandosene fuori: consentì ai politici di costruire lo stato sociale, purché lo si finanziasse con il debito pubblico e non con i propri soldi; chiuse gli occhi sulle clientele, sugli sprechi e sulle mediocrità, perché proprio per questo poteva continuare portare impunemente all’estero la ricchezza prodotta. http://www.linkiesta.it/debito-pubblico-italiano

    Secondo: guardi che lo slogan dice il contrario (http://en.wikipedia.org/wiki/No_taxation_without_representation).

    lo lo rivolto per dire che il vero diritto che Corona ‘compra’ pagando le tasse è quello di dire la sua, il diritto di essere rappresentato. Altrimenti ne usufruisce a spese mie.

  54. La lettera di Giorgio è illuminante: mi fa capire che il blitz dell’Agenzia delle Entrate è stata veramente un’operazione d’immagine. I cittadini stavano perdendo fiducia in loro e alcuni di loro li “bombardavano” quindi questa spettacolarizzazione stile Berlusconi – PDL ci voleva!

  55. @Roberto Vanoli scrive: “Secondo: guardi che lo slogan dice il contrario (http://en.wikipedia.org/wiki/No_taxation_without_representation). ”

    Ovvero? Il contrario di che? È lei che nel suo primo commento ha indebitamente ribaltato il “no taxation without representation” in “no representation without taxation”. Io ho ripreso lei sviluppando lo slogan originario del pensiero liberista (quindi americano tout court fin dalle origini). Fa il furbo per caso?
    Il concetto moderno è il seguente: “Non mi devi tassare se non rappresenti le mie istanze. Poiché la tassazione garantisce attraverso la spesa i diritti di welfare di alcuni e non di altri, a cui appartengo, io non mi sento rappresentato. Non vale invece dire che poiché una rappresentazione politica difende i miei interessi di autonomo e un’altra difende gli interessi dei dipendenti allora la tassazione diventa ipso facto rappresentata: in sostanza la tassazione favorisce una spesa degli uni a danno di altri. Quindi a parità di imponibile l’aliquota dell’autonomo garantisce il godimento di minor diritti rispetto al dipendente, implica meno spesa, e quindi non è equa.

    Si potrebbe anche obiettare, come ha fatto lei, che storicamente la rappresentazione politica dell’autonomo c’è stata e di fatto ha permesso una quota di evasione. In questo caso l’assunto è che una certa quota di evasione è invocata in funzione della mancata erogazione dei diritti del dipendente alla condizione dell’autonomo. Si badi che se in apparenza questa situazione può apparire una simmetria inversa, e quindi parificare eccesso di evasione a spreco nel pubblico, la responsabilità di giustificare lo spreco rimane in quanto lo spreco non deriva in nessun modo dall’evasione dell’autonomo ma si serve dell’autonomo per rimpinguare l’ingiustificato spreco e il suo mantenimento. È d’accordo?

    Inoltre non faccia due volte il furbo, perché anche una volpe non torna nello stesso pollaio. L’articolo de Linkiesta sul debito italiano non dice nulla della ricostruzione che lei me ne fa sulla borghesia, il primo compromesso storico e il denaro portato all’estero. Si limita a mostrare che la spesa pubblica è aumentata in modo non proporzionale alla diminuzione della derivata seconda del PIL (che vuol dire che il PIL è andato aumentando ma rallentando sempre più). Di conseguenza lo Stato è dovuto ricorrere pesantemente a un maggior indebitamento obbligazionario per far fronte a un sistema comunque insostenibile perché avrebbe comportato aliquote di tassazione elevatissime e incompatibili con i valori del nostro sistema di consumo capitalista.
    Lei parte da un presupposto socialista, che io condivido: lo stato sociale deve avere la priorità sulla ricchezza dell’individuo.
    Tuttvaia il gioco che c’è dato da giocare è un altro e lo sa benissimo.

  56. Sulla questione tasse. Io sono libera professionista in piccolo e l’attuale normativa letteralmente mi strozza – colpa di tante cose ivi compresi gli studi di settore e un cambiamento sociale che c’è stato nelle generazioni che esercitano le libere professioni, un tempo considerate appannaggio dell’elite e ora percorse da tutti quelli che non riescono a essere assorbiti dal servizio pubblico. Ciò non toglie che mi sembra ridicolo minimizzare l’importanza del servizio pubblico, innanzitutto per quel che riguarda scuola e sanità e poi per quel che riguarda il resto che anche c’è (le strade che percorriamo, il sistema penale di cui bene o male usufruiamo, e davvero gli esempi sono tanti). Mi ha molto impressionato, a proposito di sanità, la mia esperienza con il parto. perchè ho avuto la fortuna di fare un cesareo in un ottimo ospedale prefettamente servita e riverita, da chirugo, medici, ostetriche, puericultrici, esperte di allattamento, senza cacciare un euro. Una mia amica, ha deciso di partorire con un cesareo nello stesso ospedale, pochi mesi dopo, ma privatamente: stessa stanza condivisa, stessi giorni di permanenza (4), stesso personale salvo chi l’ha fatta partorire perchè l’ha seguita la sua ginecologa. Bene la mia amica ha speso 9’000 euro.
    Perchè noi non abbiamo la più pallida idea di quanto costa la sanità. Il personale, i macchinari, la strumentazione, e tante tante cose. Perchè paghiamo le tasse Corona, non dovrebbe chiederlo, visto che non partorisce dobbiamo sperare che gli prenda un accidente e scopra che certi servizi e certe strumentazioni e certi tempismi sono possibili solo nel pubblico (perchè provate a partorire in una clinica privata e trovatevi nella sventura di incontrare una complicanza neonatale, una ipossia o che).
    Si può protestare e lottare per un regime fiscale più attento e intelligente, ma evadere è solo una idiozia. Di cui si pagano le spese sempre ma per idiozia le persone riescono a non accorgersene.

  57. @Zauberei
    Sta quindi a lei stabilire quanto spenderebbe un individuo nei servizi che consuma. 9000 euro per un parto non è la spesa della sanità che noi pagheremmo: è la giusta cifra che un coglione deve pagare nel momento in cui è ricco e non vuole la sanità pubblica. Se io compro una borsa di Hermes che mi costa 10000 euro questo non mi autorizza a dire che sono fortunato a comprarne una che mi costa solo 100, e che la differenza sarebbe un regalo che qualcuno mi fa con le mie tasse. Questo è un grande equivoco.
    Quanto agli esempi che fa, devo ricordarle che purtroppo sonio sempre gli stessi. Le strade? Quali strade? Io pago già il bollo dell’auto oltre a una doppia aliquota (che lo Stato incassa) sulla assicurazione RCA. Pago ovviamente l’autostrada, nonostante sia stata costruita con le mie tasse già pagate. Pago all’ENEL il CIP6, che va allo Stato e che finanzia la produzione di energia elettrica (“pulita”, diciamo così) .Quindi a cosa si riferisce quando daprla delle strade che percorriamo, asfalto o illuminazione che sia? Noti che mi si sono limitato a confutarle due esempi. Ne faccia altri, ci divertiremo. Sempre che non voglia infine obiettare che pagare le tasse serve a darmi indietro il servizio della Guardia di Finanza che mi viene a controllare.
    Non è con il costo dei servizi che se ne può uscire argomentativamente, mi duole.

  58. @Zauberei
    Ma sulla questone sanità non è abbastanza. Se io lavoro nella professione privata e opero in regime di tariffe minime, sono già paraculata. Chi dice che 50 euro per una seduta o 100 per un’ecografia siano equi se non un ricatto a monte da parte di un albo che, attraverso la pressione lobbistica sull’attività legislativa di un parlamento, si costituisce per fare cartello ed escludere dal mercato chi voglia fare una corsa al ribasso?
    Io potrei dirle che per togliermi un neo melanocitico la sanità pubblica mi ha fatto pagare comunque 100 euro per l’operazione in sé. Sono rimasto basito, perché abituato a pensare che l’operazione, come il pronto soccorso, sia gratis. Invece basta sostituire al day hospital la classificazione giuridica dell’intervento ambulatoriale et voilà.
    Facciamo un po’ di realistico cinismo di Stato. Chiaro che il parto sia trattato con il massimo riguardo: il nascituro va protetto in quanto futuro cittadino contribuente e consumatore. Provi a entrare in un ospedale passata la soglia dei 75 e poi vedrà che l’utilizzo di risorse e attenzioni non può che calare. Quindi in clinica privata ci va l’anziano ricco mentre il giovane ricco che non si fida della sanità pubblica è semplicemente un ottuso affetto da pregiudizi o un apparente che voglia esibire la sua esclusiva diversità.
    Nel computo delle tasse che contribuiscono alle strade che percorriamo c’è ovviamente la voce multe. Si potrebbe facilmente spiegare a lei che è dalla fine degli anni ’80, io ancora bambino, che vidi mio padre scandalizzarsi perché l’amministrazione comunale di Ravenna (Emilia Romagna, servizi top, non Enna) aveva inserito nel bilancio PREVENTIVO l’ammontare dell’introito da multe. Capito? Si potrebbe spiegare cosa determinare l’ammontare osceno di una sanzione. Perché 200 euro se supero di una decina di km/h il limite? Perché non 10, o non 1000? E sopratutto, perché se quel limite lo passo con una Ferrari deve costare ugualmente alla mia vecchia R4? PErché mettere irrealisitci limiti di velocità di 50 km orari su strade e con auto che in tutta sicurezza potrebbero andare al doppio dell’andatura se non per un motivo di tassazione ricavabile dalla contestazione di un’infrazione? In Germania non ci sono nemmeno i limiti di velocità in autostrada, come sa benissimo. Ah, tra l’altro lì le autobahn non costano un euro.

  59. Il brutto dell’evasione fiscale non è tanto che i dipendenti pagano le tasse e gli autonomi evadono. Questo è in parte giustificato per le ragioni dette da Ugo, anche se rimane poco bello. (Va detto che per certe categorie lo Stato stabilisce un prelievo fiscale, diciamo, al 60%, facendo conto che venga pagato al 30%.)
    Il peggio è che, all’interno delle varie categorie di imprenditori, artigiani, professionisti, commercianti, alcuni evadono di più e altri di meno. Non pagare le tasse diventa così una forma di concorrenza importante, anche se sleale, che riduce l’impegno in una competizione più produttive.
    Per non dire del degrado morale che l’inganno e l’arbitrio dell’evasione comportano.

    E’ poi vero, come dice Ugo, che le tasse servono a finanziare milioni di posti di lavoro poco utili, o inutili, o dannosi. La lotta all’evasione fiscale può procedere seriamente se procede insieme con la graduale bonifica di queste paludi di inefficienza. Riducendo i molti immani sperperi di spesa pubblica, si possono ridurre le tasse agli autonomi, e si può allora pretendere che le paghino davvero.

    Forse è proprio la linea che Monti sta seguendo. Viva questo governo!🙂

  60. @Ugo perché furbizia? Io non sono qui per avere ragione, ma per dire la mia: per cortesia stia al posto suo.

    Il primo punto è una provocazione, come ho scritto, è lei che parla di motto yankee (nella sua prima risposta, si rilegga). Commenti nel merito se crede, oppure lasci la provocazione lì dove sta: non è necessario avere opinioni su tutto. Ripeto la mia provocazione (per tutti eh😉 che diritto ha chi non paga le tasse di condizionare il comportamento politico (al punto che -oggi come oggi- chi parla di tasse perde le elezioni, dice Prodi) e di partecipare al dibattito pubblico, usando ad argomento lo stato pietoso delle nostre istituzioni (che ha ampiamente determinato)?

    Secondo: l’articolo dice che “l’Italia spende più di alcuni altri Paesi, ma non troppo di più. Il punto è che ha incassato di meno per troppo tempo”, illustrando che il processo è iniziato all’incirca nel 75 e dicendo che “Intorno al 1990 il bilancio dello Stato va in pareggio prima del pagamento degli interessi”. La mancata crescita è iniziata dopo, proprio quando il debito per interessi esplodeva. Mi è sembrato che aiutasse a collocare storicamente il fenomeno (a proposito di condizionamento dei comportamenti politici)

  61. @Roberto Vanoli
    Pensavo che lei fosse qui per avere ragione come lo sono io. Visto che è qui solo per dire la sua allora mi scuso perché l’ho confusa per un interlocutore: quindi non meritava una critica feroce🙂

    @Ben scrive: “Il peggio è che, all’interno delle varie categorie di imprenditori, artigiani, professionisti, commercianti, alcuni evadono di più e altri di meno. Non pagare le tasse diventa così una forma di concorrenza importante, anche se sleale, che riduce l’impegno in una competizione più produttive.”
    Mi piacerebbe credere a questa interpretazione che però vale solo per imprese di un certo livello interessate alle gare d’appalto dove, entrando la corruzione come variabile di evitabile spesa per il pubblico, il costo per il sistema aumenta e le imprese fiscalmente oneste muoiono di appalti assegnati a chi si conquisti il merito per altre vie.
    Invece l’evasione fiscale dei commercianti e delle piccole imprese non ha molta pertinenza con la concorrenza: chi evade intasca in nero ( aumentanod il proprio Cconto corrente o il proprio tenore di vita) ma non ha nessun interesse a ingrandire il suo giro d’affari con tali incassi, altrimenti potrebbe limitarsi a dichiarare tutto reinvestendo l’utile e così pagando ben poco beneficiando di tutta la generosisima fiscalità in materia. La concorrenza ci sarebbe solo se il nero fosse reinvestito nell’azienda in modo da ingrossare la sua potenza di fuoco ma non mi pare il caso di piccole aziende laddove le grandi aziende e la criminalità hanno strutture complesse e sovente internazionali capaci di riciclare legalmente il nero in bianco.

  62. @Roberto Vanoli
    Se posso tentare di rispondere alla sua provocazione azzerderi che conduca dalla padella nella brace. I poveri e gli indigenti infatti non pagano le tasse quindi i ricchi e i possidenti, che magari evadono ma che una parte di tasse le pagano comunque, potrebbero legittimamente chiedere di estromettere da una rappresentanza e quindi tutela politica i meno abbienti. Non solo. Dalla sua proposta si deduce che o basta versare un euro di tasse per avere diritto a essere rappresentati nel dibattito pubblico, e quindi tutti finiscono per esserlo, o chi più versa in assoluto più ha diritto a essere rappresentato.
    Se mi consente la sua provocazione ha il colore politico della destra ma sono convinto che lei non se ne sia accorto puntando invece su altri aspetti minori.

  63. L’ uscita di Monti (“chi evade ruba i soldi dalle tasche dei cittadini onesti”) non è solo retorica, è filosoficamente errata. In merito la stoccata arriva puntuale nel monumentale lavoro edito da poco da parte del filosofo Jerry Gaus (che probabilmente non sa nemmeno chi sia Monti:

    If the state is in the business of determining the shape of property, it may seem that everything it does – including taxing as it sees fit – is part of this job of specifying property rights. If so, it might appear that nobody could be in a position to argue that the state is taking away his property since until the state specifies it, there really is no effective right to property. There is, in this way of thinking, no Archimedean point outside of the state’s determinations of your property rights (or any other rights?) from which to criticize the state’s legislation, in particular its revenue legislation, as taking away what is yours, for its decisions determine what is yours.
    This conclusion does not follow from recognizing that effective property rights are conventional and depend on the state. All laws are to be justified. This justification occurs against a background of one’s already justified rights, what I have called the order of justification. Now property rights, if not the most basic rights in the liberal order of justification, are certainly prior to many state laws and policies such as, say, funding museums. Hobbes, Locke, Rousseau, and Kant all recognized that distinguishing “mine” and “thine” is one of the first requisites of an effective social order. In seeking to fund museums, representatives of the state cannot simply say that citizens have no entitlement to their incomes because they, the representatives, determine property rights, and so they may tax for these purposes without justification. “Without us, there would be no property, so you have no property claims against us!” Once property rights have been justified, they form the background for further justifications; they can be justifiably overridden in order to tax, but this must be justified.

    In altri termini, anche chi considera legittimo il livello di tassazione, non puo’ parlare di furto di fronte all’ evasione, bensì di inadempimento di un dovere. In realtà, anche chi considera illegittimo il livello di tassazione, non puo’ parlare di “furto subito” visto che la tassazione illegittima si configura piuttosto come un’ estorsione (anche la mafia fornisce servizi – spesso efficientissimi – in cambio di compensi coercitivi).
     
    Non è il caso poi di fare una guerra santa (moralistica) tra dipendenti e autonomi, soprattutto da quando studi attendibili hanno messo in evidenza un’ attitudine al sommerso più spiccata presso i dipendenti/pensionati (doppio lavoro eccetera).

  64. Quindi si è riformisti, razionali, evoluti e non moralisti se e solo se si giustifica l’evasione. Molto bene.
    (ma l’estensore di questa edificante teoria è lo stesso che all’epoca ripeteva il mantra “il nucleare è scienza”?).

  65. @Scafroglia
    Spero non si riferisca a me e, nel caso in cui, le ripeto che l’energia nucleare non solo è scienza (che mi pare una tautologia su cui anche il dizionario concordi) ma è la forma energetica con meno morti per kwh prodotti, oltre ad essere la più economica dopo gli idrocarburi.
    Che si sia riformisti, razionali, evoluti e non moralisti se e solo se si giustifica l’evasione l’ha detto lei. Io non condivido, ma non rispondo delle deduzioni altrui.🙂

  66. La frase di Monti oltre ad essere retorica istiga all’odio di classe.

  67. Concordo con buona parte delle tesi di Giorgio G., Ugo e Broncobilly. Sull’evasione fiscale però concordo in parte anche con la tesi qui prevalente, secondo cui chi evade danneggia economicamente chi non evade. (Ma sono brutte le insinuazioni che Scafroglia e Zauberei rivolgono ai loro interlocutori, preferendole a meno facili argomentazioni sul merito.)

    Ho tre fratelli. Uno è un affarista, e occasionalmente un imprenditore, che guadagna moltissimo ed evade moltissimo. Il secondo è un imprenditore che ha evaso assai meno, ed è fallito (non dico che sia fallito SOLO perché non ha evaso abbastanza). Il terzo è un dipendente pubblico con un reddito molto inferiore, anche se medio-alto, che di Irpef paga il 35% del suo stipendio, e ovviamente non evade nulla.

    Se il primo e tutti quelli come lui non avessero evaso così tanto (diciamo 200.000 euro l’anno di tasse non pagate), la pressione fiscale sarebbe stata minore, e il secondo forse non sarebbe fallito. O forse sarebbero falliti entrambi, e avrebbero lasciato più spazio di mercato a imprenditori più capaci.🙂

    Non mi sentirei invece di dire che il terzo, il dipendente pubblico, sarebbe stato avvantaggiato dalla ipotetica ‘onestà’ fiscale del primo.
    Lo Stato, infatti, avrebbe fatto benissimo a usare il maggiore introito fiscale non per aumentare il reddito netto del dipendente pubblico (abbassando la sua Irpef), ma per scopi ben più urgenti e utili: ridurre il debito pubblico e la pressione fiscale sulle imprese, in modo da facilitare la crescita economica e l’occupazione.

  68. @Giorgio, “colorare politicamente” nasconde più di quel che fa capire: il suffragio universale fu introdotto in Italia per una (cinica) iniziativa di destra, lucrando sull’analfabetismo delle masse contadine del sud e contro le masse operaie del nord inurbate e ‘indottrinate’ (l’ho messo tra virgolette, eh!).

    Dunque come fa a dire che sarei inconsapevolmente di destra a pretendere che si misuri la qualità civica di chi esprime posizioni pubbliche? Proporrei di andarci piano con le colorazioni politiche, stante il culo di sacco nel quale ci siamo ficcati.

    Ma l’esempio vien buono anche come risposta esplicita: i poveri NON sono rappresentati, indipendentemente dal fatto che paghino o no le tasse. Per favore non tiriamo in ballo il censo e teniamo gli occhi sulla palla: gli evasori sono ‘portatori di interessi’ uguali agli altri? oppure esprimono una posizione parassitaria, che si nutre e si avvantaggia anche delle migliori argomentazioni di metodo? … e noi invece qui a fare la parte dei capponi di Renzo.

  69. @Roberto Vanoli
    Vorrà dire a sproposito. La tesi di questo articolo di Gramellini è una delle peggiori e più vergognose che abbia mai letto sopratutto perché proposta con quell’innocente candore e quel senso della novità che tradisce un’ignoranza ingiustificabile della Storia in quanto considera ipoteticamente come Innovazione (la patente per il voto) la peggiore Reazione (aristo-crazia, comunque la si voglia sviluppare).
    A me può anche andare bene ma a quel punto si sia consapevoli che non si può difendere la democrazia con questo argomento e si è già fuori.
    Quello di Gramellini è il tipico esempio di chi si creda a Sinistra e parli completamente a destra. Del resto perfettamente coerente con la schizofrenia della nostra Sinistra.

  70. @Ugo
    Se ho tirato fuori le sue uscite sul nucleare è perché erano il tipico esempio di posizione ideologica camuffata da argomento razionale. Esattamente come quanto sostiene sull’evasione. Particolarmente divertente la definizione di “forma energetica con meno morti per kilowattora prodotti”: a parte la bizzarra unità di misura scelta per valutare la sicurezza degli impianti (QUALI impianti? di prima, seconda, terza generazione? E QUALI morti? Solo quelli per gli incidenti conclamati o anche quelli determinati direttamente o indirettamente dalla normale attività delle centrali?), vorrei conoscere le statistiche – di cui lei certamente dispone – sui poveri cittadini inceneriti dai pannelli fotovoltaici o fatti a pezzi dalle pale eoliche.
    Il principio è lo stesso: si citano studi di parte (del resto tutti gli studi lo sono) come se fossero la Pravda, e si insiste, si insiste, si insiste, fino a trasformarli nei famigerati “fattoidi” di Norman Mailer. Non mi stupisce che, seguendo questo modello retorico, si possa far apparire l’evasione come una normale strategia di resistenza allo Stato oppressore, mentre “i veri responsabili” dell’attuale situazione del paese sono – ci mancherebbe altro – quei delinquenti dei dipendenti pubblici: troppi, inefficienti, fannulloni (oops). Tutti, ovviamente. Tanto che bloccare loro la carriera e gli scatti di anzianità diventa non solo accettabile, ma doveroso.
    A proposito, @Broncobilly: potresti essere più preciso sugli “studi attendibili” che avrebbero “messo in evidenza un’ attitudine al sommerso più spiccata presso i dipendenti/pensionati (doppio lavoro eccetera)”?.

  71. @Scafroglia
    Potrei tacere, sapendo che qualunque argomento le porti sotto il naso probabilmente sarà destinato a non essere valutabile. Del resto chiunque sostenga come fa lei, credendoci, che ogni studio sia di parte, intendendo con questo la soggettività del tutto, è destinato a un dipendenza da onfalocentrismo da cui non si emanciperà mai.
    Ciononostante voglio essere ottimista e illudermi che anche un religioso possa diventare ateo.
    Perciò, confidando sul fatto che lei capisca qualcosa di radioprotezione, comincerei con la lettura di “The Lancet”, Vol. 370, 9/2007, pag.979-990. Titolo: “Electricity generation and health”
    (morti/casi per TWh)
    Fonte Morti Malattie_gravi Malattie_minori
    Lignite 32.6 298 17676
    Carbone 24.5 225 13288
    Gas 2.8 30 703
    Petrolio 18.4 161 9551
    Biomassa 4.6 43 2276
    Nucleare 0.05 0.22 0.00

    Non convinto, potrebbe continuare con le stesse conclusioni dal rapporto dell’OECD sintetizzato in un documento ufficiale dell’ENEA
    http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=127

    Potrei continuare all’infinito sempre sulla stessa qualità delle Fonti che ho citato, sempre che lei sappia riconoscere la sorgente a cui decide di applicare il suo cervello.
    NB Visto che oggi sono buono le voglio rivelare un mio piccolo segreto: GREENPEACE non è una fonte.
    Ma non lo dica a nessuno, d’accordo?😉

  72. Ben, la distorsione della concorrenza dovuta all’ evasione non implica a rigore inefficienza di sistema. C’ è infatti da considerare che le risorse trattenute dall’ evasore sono spese nel sistema in modo solitamente efficiente (a meno che non sia autolesionista) mentre quelle eventualmente recuperate dall’ amministrazione sono spese in modo inefficiente.
    Non solo, lo spostamento di profitti verso le imprese “oneste” sarebbe in buona parte incamerato da tassazione, e quindi dirottato verso impieghi inefficienti.
    Questo perché la spesa pubblica efficiente si colloca intorno al… Mah, qui ci si divide, c’ chi dice 5, chi 8, chi dieci e chi si spinge al 25% sul PIL ma poichè ci collochiamo intorno al 50% il problema non si pone: la spesa pubblica aggiuntiva è sicuramente inefficiente (qui un piccolo esercizio in tema, per approfondire vedi i lavori di Tanzi e Schuknecht).
    Del resto, ipotizza che a parità di servizi pubblici goduti, un’ impresa olandese sia sottoposta nel suo paese pressione fiscale inferiore: nessuno parlerebbe di concorrenza sleale qualora esportasse in Italia, né tantomeno che una situazione del genere generi inefficienze nel sistema Europa.
    Potresti pensare a un recupero da destinare alla riduzione delle aliquote. Se non è mai successo nella storia un motivo ci sarà.
    Non resta che l’ argomento dell’ equità, ma lì ci si divide a seconda che si consideri legittimo il livello di tassazione.
    Penso allora che l’ evasione vada combattuta, ma non perché intacchi in modo diretto efficienza o equità, quanto perché violando la legalità svaluta la legge dello Stato, tutte le leggi, non solo quelle fiscali. Che Stato è quello che non riesce a far rispettare le sue leggi? Uno Stato da barzelletta avviato su una brutta china.
    ***
    In tema di autonomi, dipendenti e propensione al sommerso. Ai nostri fini ristretti non occorrono studi particolarmente sofisticati, basta andare sul sito dell’ istat e constatare quanti sono i lavoratori del sommerso: sono (circa) tre milioni: 500 mila autonomi e 2 milioni e mezzo pensionati o dipendenti col doppio lavoro. Ormai da anni, puntuale come la mezzanotte, arriva il rapportino della CGIA di Mestre a ricordarlo gongolando.

  73. broncobilly, concordo con te quando dici che la ragione principale per combattere l’evasione fiscale è mantenere la legalità.

    Continuo a pensare che un’altra ragione sia quella che dicevo, riguardo alla distorsione della concorrenza. Se un’impresa riesce a pagare molte meno tasse di una sua concorrente, ha meno bisogno di competere riguardo all’efficienza e all’innovazione. E’ un’argomentazione astratta, non sono un esperto e nemmeno conosco la letteratura pertinente, quindi posso certamente sbagliarmi.
    Però la tua contro-argomentazioni non mi convince. Scrivi: “Potresti pensare a un recupero da destinare alla riduzione delle aliquote [certo, penso proprio a questo! (Ben)]. Se non è mai successo nella storia un motivo ci sarà.” Mi sembra un’obiezione debole: sicuro che non sia mai successo? Non credo.

    Comunque in altri paesi (USA ad esempio) l’evasione fiscale è molto minore, le tasse sono molto più basse, e in molti settori la concorrenza è meno distorta dal grado di evasione fiscale.
    Perché mai non si potrebbe avvicinarsi gradualmente a questo? Io prevedo che succederà, grazie allo straordinario ‘stato di necessità’ in cui l’Italia si trova e alla presenza di un governo capace di farne tesoro.
    Vedremo.

  74. Io non ho tutte queste speranze verso l’attuale governo.
    E nemmeno condivido un’opinione che sento serpeggiare neppure tanto velatamente circa il fatto che le operazioni di contrasto all’evasione portino con sé il fare giustizia nei confronti dei pubblici dipendenti considerati alla stregua di ladri o di approfittatori. La mentalità del signor Brunetta dunque ha sdoganato definitivamente un modo disgustoso di considerare il problema che qui viene trattato nel modo peggiore fino ad imputare a loro ciò che va imputato all’incapacità della classe politica e dirigente non in grado di dotare di efficienza la pubblica amministrazione e di garantire una lotta seria ed efficace all’evasione fiscale. Mi dispiace ma in questo spazio si va affermando un modo inqualificabile di considerare questi problemi.
    Inoltre. Un sottosegretario si è dovuto già dimettere e si tratta di una persona della quale era già noto il comportamento mediante le inchieste di Libero. Ciò si aggiunge all’iniquità della misure prese fino a questo momento e alla nessuna volontà di perseguire i ricchissimi. Quale fiducia si dovrebbe avere in questo governo?

  75. Brava Giovanna. La quantità di post di risposta che hai ricevuto fa capire il clima di tensione che é stato creato. L’evasione fiscale esiste sicuramente, ma le notizie vanno FILTRATE altrimenti ci beviamo tutto e rischiamo di rimanere capre. Che gli incassi fatturati a Cortina nei giorni dei controlli siano un pò aumentati ci posso credere, dal 300% al 400% molto di meno, mi pare un dato fuori scala. Tutto ciò che é inverosimile va filtrato perché quanto riportato sui giornali é quasi sempre approssimativo, o parziale, o di parte, o deformato. Chi fa il dipendente non deve demonizzare i commercianti, e chi fa il commerciante non deve demonizzare i dipendenti sopratutto pubblici, altrimenti inauguriamo una stagione di caccia alle streghe che serve sopratutto alla malapolitica per scaricarsi dalle proprie responsabilità. Come quando leggiamo che nessun musulmano é morto nel crollo delle torri gemelle, o che nessun cinese muore per l’anagrafe (non é vero), o che gli zingari rapiscono i bambini, etc. Adesso, dài addosso al libero professionista, é tutta colpa sua che non fa la fattura e gira in Porsce. Insomma, Alessandro Manzoni non ci ha insegnato nulla, quando descrive la caccia all’untore durante la peste a milano. E’ inutile essere nati in una patria con cotanta cultura, quando poi non la si recepisce.

  76. viviana,
    non è questione di “fare giustizia nei confronti dei pubblici dipendenti considerati alla stregua di ladri o di approfittatori.”
    Ci sono molti dipendenti pubblici bravissimi e non pochi dipendenti pubblici inefficienti, specialmente fra i dirigenti, colpevolmente tollerati dalle amministrazioni pubbliche. Potrei farti vari esempi, tanto scandalosi quanto documentati, riguardanti il più prestigioso liceo di Bologna. Anche nelle imprese private ci sono problemi simili, ma molto più contenuti: altrimenti falliscono.

    Poi c’è il problema che i dipendenti pubblici sono troppi, non per colpa loro ovviamente, ma per scelte irresponsabili di Governi e Parlamenti degli ultimi 40 anni. Questo comporta tasse altissime (che favoriscono un grado maggiore o minore di evasione fiscale da parte di tanti autonomi che rischierebbero di fallire se pagassero le tasse fino all’ultimo centesimo), scarsa crescita economica (anzi ora decrescita) e quindi disoccupazione. Specialmente per i giovani e per le donne. Aumentare l’efficienza e ridurre il peso di molte amministrazioni pubbliche aumenterebbe l’occupazione nel giro di pochi anni, cosa di cui abbiamo disperato bisogno. Questo non è immediatamente evidente, ma non è neanche così difficile da capire, se si ama la realtà.

    Invece di mettere in questione la diagnosi, che è abbastanza ovvia, quello che serve sono terapie efficaci e ragionevoli. Di questo bisognerebbe discutere. Anche nell’interesse di quei dipendenti pubblici che fanno seriamente un lavoro utile.

  77. Allora si dica che le retribuzioni dei dirigenti pubblici sono spropositate, come quelle dei manager privati e dei politici, non si spari nel mucchio perché è uno sport trisitissimo e ingiusto. Soprattutto verso chi ha affrontato e superato concorsi pubblici e interni per ritrovarsi, al massimo della carriera, se non scodinzola, a percepire 1400 euro al mese e avrà una pensione sociale dopo aver lavorato 42 anni. Spesso anche alvorato con vero spirito di servizio e affrontandone le conseguenze in termini di bullismo e mobbing, fenomeni legati alle retribuzioni spropositate e agli atteggiamenti che le accompagnano.

  78. viviana,

    abbi pazienza, ma le retribuzioni dei super-dirigenti pubblici con stipendi molto elevati sono un aspetto molto secondario dal punto di vista economico. Economicamente incidono poco, perché sono pochissimi.
    Quello che conta di più, e che farebbe risparmiare montagne di soldi allo Stato e ai contribuenti, è che facciano funzionare bene l’organizzazione di cui sono responsabili.
    Naturalmente ci saranno pure stipendi spropositati e immeritati, non metto in dubbio. Ridurli, quando sia il caso, può essere opportuno principalmente per ragioni morali, di equità. (Un po’ diverso è il caso dei costi della politica, che hanno un peso economico meno irrilevante.)

    Per dire, il problema della Preside del liceo cui mi riferivo, è che fa male il suo lavoro, con grave danno di migliaia di studenti, non che ha uno stipendio troppo alto.

  79. Economicamente incidono più del dovuto e non sono affatto pochissimi, considerate le articolazioni dello Stato e delle amministrazioni locali. Ad ogni modo sono solo le retribuzioni dei dirigenti a subire incrementi (nella mia è notizia di ieri, del 10%), mentre quelle del resto dei dipendenti sono bloccate, come noto, da anni e per ancora anni. Il danno provocato dall’inefficienza si aggiunge a ciò, non lo esclude ed io non minimizzerei né lo ridurrei ad un fatto etico, comunque molto grave.

  80. viviana,
    hai ragione. Se i dirigenti pubblici hanno immeritatamente stipendi spropositati e non sono pochissimi, sono anche un peso economico non trascurabile. A questo punto, sarebbe utile avere qualche dato.

    E’ anche vero, come dici, che il problema dell’efficienza si aggiunge a quello economico.

  81. Mi proverò ad averne, Ben ma basti pensare ad una organizzazione dotata di Direttori, Coordinatori, Dirigenti e Responsabili per farsi un’idea di come si possa in realtà mantenere una famiglia con uno stipendio da pubblico impiegato e da dove origini il doppio lavoro. Il Doppio lavoro dei dirigenti sono in realtà i cosiddetti incarichi extraufficio, con un tetto annuo ma profumatamente pagati; quello degli impiegati cosa mai sarà? Piccole riparazioni a domicilio, o giu di lì. Ma, ripeto, il contratto è stato bloccato a chi non supera la soglia dei 1500 euro al mese, non a chi davvero guadagna e spesso senza meritarlo, com’ sotto gli occhi di tutti. Sapessi cosa vuol dire, però, avere occhi costretti a guardare così da vicino… Se questo governo dovesse affrontare il problema per ciò veramente è, allora potrei essere anch’io di nuovo fiduciosa.

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