Due pensieri sulla telefonata De Falco-Schettino

Incredulità, rabbia, pena, sgomento: sono le emozioni che ieri ho provato mentre ascoltavo la telefonata fra Francesco Schettino e Giorgio De Falco. Un misto intenso e confuso, che in pochi minuti si è tramutato in commozione, tanto che alla fine avevo gli occhi lucidi.

Fra i commenti che ho letto in rete, due meglio di altri esprimono ciò che ho pensato quando mi sono ripresa. Il primo è dello Scorfano, dal blog Sempre un po’ a disagio:

Sia innanzitutto messo agli inutili atti di questo inutile blog che io ritengo indegno e vergognoso il comportamento del comandante Schettino, che abbandona la nave che lui stesso ha portato ad affondare, mentre, viceversa, ritengo perfetto ed esemplare il comportamento del comandante della Capitaneria di porto, Giorgio De Falco, che cerca, dalla sua posizione, di salvare tutti i passeggeri della nave in avaria.

Detto questo, però, le grida di esultanza e di approvazione ammirata che ho sentito ieri (sul web ma anche nel bar vicino a casa) per quegli ordini di De Falco urlati al telefono, per quell’autorità «di cui avremmo bisogno», per il «padre» che si assume le responsabilità di tutti, per la «voce del dovere» (così oggi repubblica.it), per l’uomo «forte», con le palle, che non si tira indietro e mette il suo senso del dovere prima di ogni cosa (però lui era a terra, non dimentichiamolo), per il leader, la guida, il comandante, il dux, Caesar, l’uomo della provvidenza, l’incarnazione dell’autorità (militare, tra l’altro) che sa prendere in mano una situazione senza esitare e, soprattutto, al posto di tutti noi, per il capo che toglie a noi la necessità di valutare («è un ordine!») perché ha tutto deciso e valutato lui…; insomma, tutti questi osanna, reali e virtuali, mi hanno spaventato non poco, ve lo confesso. È meglio De Falco che Schettino, senz’altro; ma essere un popolo che ha bisogno di De Falco, magari no grazie, ecco. (lo Scorfano, Sempre un po’ a disagio, «Agli ordini»)

Il secondo è lo status che ieri Angelo ha scritto su Facebook:

«La telefonata tra De Falco e Schettino è drammaturgia pura: timbri, pause, ritmo ossessivo, eroe e antieroe. Immagino che tra poco non la ascolteremo più per ritrovare il fantasma della tragedia, il peso dei cadaveri, l’annaspare dei vivi, ma solo perché è così eccitante john-wayne-che- frusta-il-codardo. Entrerà nella nostra compilation, col reggae, i link sull’amore infranto e la nutella, Homer Simpson e la fame nel mondo.»

È così, caro Angelo, lo schermo televisivo farà questo. Anzi, l’ha già fatto.

66 risposte a “Due pensieri sulla telefonata De Falco-Schettino

  1. esatto. e quoto anche l’articolo di Gramellini di oggi. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1123&ID_sezione=56
    il paese e la rete hanno offerto un pessimo spettacolo da pecoroni.

  2. Sono d’accordissimo con il commento del blog “sempre un po’ a disagio”. Anch’io ho apprezzato moltissimo il senso di responsabilità che traspare dalle telefonate tra DE Falco e Schettino, ma ho notato subito l’impostazione con cui la si interpretava: l’onore (non la responsabilità) contro il rammollito, il flaccido (oso: la femminuccia impaurita?). Questo mi ha spaventato molto.

    Al tempo stesso aggiungo un fattore: in moltissimi, tra i miei contatti su FB, hanno invece dichiarato “De Falco classico esempio di italianità, troppo comodo fare gli eroi dal divano”. Mi ha fatto riflettere molto. Tralasciando il fatto che un commento del genere denota l’ignoranza assoluta riguardo le mansioni dei due protagonisti della storia, mi ha fatto temere che forse in questo periodo va talmente tanto di moda non prendersi le proprie responsabilità, scaricare sugli altri, che si sente il bisogno di screditare chiunque ce lo faccia notare. Come per dire: “se sei più bravo fallo tu” classica frase di comodo che si suole usare quando si è beccati in flagrante!

  3. grazie dell’articolo Flavia, coglie perfettamente nel segno!

  4. Grazie, Giovanna. Molto d’accordo con le parole dello Scorfano

  5. Condivido i due commenti di “Scorfano” e di “Angelo” e quello della padrona di casa. Era prevedibile la costruzione (mass e social) mediatica dell’eroe e dell’infame. Che continua: Il procuratore di Grosseto, che vuole Schettino in prigione, santo subito e il Gip, che lo mette ai domiciliari, tra i dannati.
    Ma, a margine, rilevo che quel #vadaabordocazzo trascende l’episodio (e il manicheismo interpretativo) e diventa metafora dell’invito a prendersi le responsabilità. L’Italia rischia di naufragare, ciascuno di noi ha un posto da non abbandonare, un ruolo da svolgere, una solidarietà da esprimere concretamente.

  6. Non so come si debba parlare ad un Capitano che abbandona la nave, immagino che le responsabilità di Schettino siano enormi, ma so come non si deve parlare ad una persona nel panico. Semplicemente la telefonata non è funzionale all’obiettivo da raggiungere, ovvero fare in modo che il comandante riprendesse in mano la situazione e si rendesse utile nelle operazioni di soccorso.

    Eroe e antieroe. Non so bene ma spero solo, nel caso nella mia vita mi trovassi nel panico e in una situazione che non so affrontare, di non avere mai un superiore come De Falco. Perchè non è stato una luce da seguire, ma altra nebbia nella teste di uno che già in quel momento non capiva nulla.

    PS: Eroe è il filippino che con la camera allagata una volta uscito ha avuto il coraggio di tornare dentro a prendere la moglie. Lui si è un eroe. Lui si mi ha fatto inumidire gli occhi.

  7. Quella telefonata sono riuscita ad ascoltarla solo fino a un certo punto, poi mi sono vergognata, mi sembrava voyerismo. Quello che ho sentito mi conferma che la mia ipotesi di due giorni fa (per cui sul mio blog mi hanno data della buonista) ovvero che le incomprensibili prime azioni di Schettino si potessero forse spiegare solo con un attacco di panico, mi sembra sia stata la stessa di De Falco, che all’ inizio parla a Schettino proprio come se fosse incapace di intendere e volere, dandogli passo passo le istruzioni per ricordargli, se il panico gliel’ avesse fatto scordare, cosa ci si aspettava da lui in quel momento. Gli addestramenti ripetitivi, i drill, servono in fondo a questo, inculcarci una serie di azioni che interiorizziamo talmente bene in modo che nelle emergenze non dobbiamo pensare, facciamo le cose giuste e basta. All’ inizio de Falco mi sembrava stesse ripetendo la modalità drill come se volesse far scattare il riflesso. Poi quando si è accorto che il suo tipo forse non era sotto shock ma stava facendo il paraculo (excuse my French), lì si è incazzato, e non solo per la situazione, credo, ma anche per il rimpianto del proprio buonismo-faticasprecata. Questo ho letto io nella struttura di quella telefonata, a un certo punto ho interrotto e non sono in grado di dire se lo svolgimento successivo renda sensata la mia prima impressione.
    Tanto i dettagli li sapremo fra quarant’ anni, quando non faranno più male a nessuno.
    Quel senso dell’ underdog che tira fuori le palle a me fa pensare a quei film di Celentano dove il lui ignorante e incapace per una commedia degli equivoci passa per brillantone ai limiti del geniale. A noi piace in fondo questo, la bella figura senza doverci fare lo sforzo sopra. Da cui forse anche il rimprovero agli eroi in poltrona in un gioco di specchi tra quello che vediamo negli altri e lo specchio che ci pongono dei nostri vizi capitali.

  8. Sicuramente di questa telefonata se ne continuerà a parlare per molto e molti continueranno a sproloquiare sul capitano buono e bravo e sul capitano sciocco pauroso e cattivo.
    Premesso che il fatto successo è gravissimo e che il Comandate Schettino, anche se il magistrato, unico delegato a decidere,,lo assolvesse per causa di forza maggiore, sarebbe moralmente colpevole quanto meno di eccesso di confidenza nelle sue abilità.
    Premesso tutto ciò, mi sembra che la telefonata sia dettata da un perfetto copione: da una parte il militare che da ordini visto che non può fare miracoli, dall’altra un ex-comandante che è, essendo andato in pallone, sembra un bambino colto a rubare la marmellata.
    E su questi due protagonisti che recitano una parte nel dramma, purtroppo vero, tutti si sentono in dovere di discettare, criticare e salire sulla biscaglietta, quasi fosse un pulpito, per condannare senza giudizio.
    “Chi è senza peccato……” disse una volta un giusto….riflettiamoci.

  9. Sono in disaccordo al 90% con lo Scorfano, o almeno con un possibile senso di ciò che (metaforicamente) suggerisce:
    “essere un popolo che ha bisogno di De Falco, magari no grazie, ecco.”

    Ci sono invece molte situazioni, straordinarie e anche ordinarie, in cui è bene che il capo del governo, democraticamente votato (dal Parlamento) , si assuma la responsabilità personale di prendere le decisioni che gli spettano, senza dipendere dal consenso altrui, quando non sia dovuto.
    Poi, se risulteranno sbagliate, dovrà renderne conto.

    Nella situazione del Giglio, le decisioni andavano prese in questo modo, e De Falco, nominato capitano di Porto con una procedura legittima, aveva il diritto e la responsabilità di fare così.
    Allo stesso modo, bene ha fatto e farà Monti a prendere le decisioni che gli spettano, senza dipendere dal consenso preventivo dei milioni di italiani coinvolti dalle sue decisioni. O da sondaggi quotidiani.

    In generale, rifuggire dalle proprie responsabilità individuali, facendosi scudo del consenso o dissenso degli interessati, è una pratica troppo diffusa in Italia, specialmente nell’amministrazione della cosa pubblica.

    Per i rappresentati politici, rispetto ai loro elettori (“constituents”), vale ancora ciò che disse al riguardo Edmund Burke nel 1774: http://press-pubs.uchicago.edu/founders/documents/v1ch13s7.html

  10. Lucasei, non sono d’accrodo. De Falco non stava parlando a un bambino o a un civile spaventato. Stava parlando al comandante di una nave. Di tutti gli errori che Schettino poteva fare, abbandonare la nave è stato uno dei peggiori.

  11. Volevo scrivere “rappresentaNti politici”, non “rappresentati politici”, ovviamente.

  12. Penso invece che l’Italia, come ogni paese del resto, abbia assolutamente bisogno dei “De Falco”, ossia non di eroi ma di persone che sono in grado di ricoprire con responsabilità e prontezza il ruolo che ricoprono, qualunque esso sia. De Falco non ha fatto altro che questo, proprio come i vigili del fuoco, la guardia di finanza, i suoi colleghi della capitaneria, il commissario di bordo Giampetroni ecc. Questi non sono eroi ma persone che non si lasciano prendere dal panico poiché sanno qual è il loro ruolo e lo ricoprono. Un gesto che si può classificare come “eroico” è invece per es. quello del giovane batterista che ha ceduto il posto sulla scialuppa a un bambino e che così facendo è probabilmente morto; lui non era tenuto a compiere quel gesto. Schettino e gli altri ufficiali sulla nave invece sì. E il tono di De Falco al telefono non era affatto inappropriato poiché in quel frangente un comandante di nave non può farsi prendere dal panico o andare in confusione, e se ci va non va certo coccolato (a parte che Schettino non mi sembrava in panico ma solo intento a fuggire).

  13. E’ una cosa vergognosa! Il paragone con il Titanic non è esagerato!
    Quanto alla telefonata, condivido il pensiero di Angelo quando dice che sempre meglio un De Falco di uno Schettino ma essere rappresentati da un De Falco mai! Poi delle notizie date dal TG1 meglio non fidarsi troppo!

  14. Mi sembrava strano che un fatto drammatico, terribile e grave, ma pur sempre “tecnico” non diventasse colpa del Governo e di chi lo guida ho lo ha guidato………..si finisce sempre a “piove governo ladro!”:

  15. Concordo appieno con i post citati da Giovanna e aggiungerei: l’italiano medio è un De Falco nel comandare da una sedia e uno Schettino nell’agire quando si dovrebbe.

  16. Giovanna, come sempre: ottima riflessione. Io sono molto d’accordo con Scorfano.

  17. Segnalo questo acuto intervento di Francesco Merlo su reppubblica.it che, come Giovanna, vuol far riflettere prima di cedere a un’istintiva reazione.

    http://video.repubblica.it/rubriche/la-fotografia/de-falco-troppo-facile-chiamarlo-eroe/86060/84449

  18. Condivido tutto, ma la mia impressione è che, rispetto ad altri casi mediatici del passato, almeno in rete i commenti più riflessivi, che invitano a non cadere nella semplice contrapposizione tra De Falco eroe e Schettino farabutto, siano in aumento (è una impressione di queste ultime ore, ancora ieri pomeriggio pensavo e scrivevo il contrario, ma dopo ho visto sempre più commenti pacati a smentirmi).
    Certo, la valanga di insulti contro Schettino è gigantesca come al solito, ma ci sono anche molte persone che in passato avevano dato mostra di manicheismo e che invece in questo caso sono stati più pronti a considerare la situazione in maniera più razionale.
    Ovviamente io parlo sulla base dei miei contatti e conoscenti online, ma mi piacerebbe sapere se anche altri hanno avuto la stessa sensazione.

  19. Ma perché spaventarsi per le reazioni, Giovanna? Un popolo educato (si fa per dire) al cazzeggio della priorirà dei diritti sui doveri, una volta giunto all’insolibile anarchia attuale, sarà fatalmente attratto dall’ordine delle gerarchie rappresentato dalla sintassi militare. Non sono d’accordo con LoScorfano che nel suo commento si fa prendere la mano identificando i commenti entusiastici nei confronti del comportamento del comandante De Falco con tutta la fenomenologia dell’autorità del Deus ex machina. De Falco è un militare che parla a un militare (come ci ricorda Gianni Lombardo) non è un civile. Sono professionisti che hanno scelto una carriera che implica e ordini e obbedienze che non si discutono, si eseguono. In nessun caso si può metaforizzare il comportamento di De Falco fuori dal contesto militare, magari associandolo al capoufficio o al Primo ministro che si vorrebbe.
    Resta la constatazione kantiana che un popolo i cui cittadini nella maggioranza dei casi non riescono a darsi regole e a rispettarle in modo autonomo non potrà che subire regole altrui, preferibilmente eludendole, in modo eteronomo.
    Quindi perché preoccuparsi per l’eventuale richiesta di autorità da parte di un popolo che non ne riconosce alcuna? Paura di derive a destra, tanto per condividere la sorte della Concordia? Letto troppi libri che paventino il ritorno degli uomini della Provvidenza? O letto troppi pochi libri che spieghino a cosa conduce una società in cui i diritti sono numericamente maggiori dei doveri?
    Che ottimisti che siete a preoccuparvi se le pecore cercano un pastore. Il dramma non è la richiesta del pastore, cari miei, che tra l’altro neanche non c’è. Il dramma è che siamo pecore e nel destino delle pecore non c’è l’autodeterminazione.
    Vorrei al fine far notare che tra Schettino, subalterno, e De Falco, superiore, ha vinto il primo, che sulla nave non è mai risalito. Questa è la vera metafora italiana. E non è lo sketch inteso da Angelo quello che passerà nella miscellanea antologica dei nostri preferiti, bensì il secondo tempo dello spettacolo. Quello in cui il Processo penale sancirà l’italianità definitva del metodo Schettino con l’indulgenza di una pena che comunque sarà ridicola rispetto al reato.

  20. A me ha colpito anche il passo in cui De Falco ha precisato che la telefonata era registrata. Voleva forse fornire un’ancora di salvezza a Schettino ( sali sulla nave che è anche nel tuo interesse)? …

  21. Un eroe nato da un antieroe si misura con il “calibro” dell’antieroe.
    Non vorrei mai diventare un eroe solo per aver “vinto” su un simile “antieroe”. Pensate se Ginko, invece di scontrarsi con Diabolik, si confrontasse con Paperoga …

  22. Il modello padre padrone illude sempre; il desiderio dell’uomo forte e del dittatore si fa sentire quando si scopre che il paese è stato messo nelle mani di inetti. Se vogliamo affrontare la questione in maniera razionale lasciamo perdere gli attacchi d’ira e andiamo a vedere le responsabilità a monte. Fosse stata una capitana già ci saremmo chiesti a chi l’avesse data per avere in cambio la plancia di comando.

  23. Concordo in pieno con il commento di Scorfano, mentre la sentivo però la telefonata mi sembrava uscita da un film con Alberto Sordi,fa ridere ma amaramente.

  24. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  25. Angelo, citato da Giovanna, scrive “…è così eccitante john-wayne-che- frusta-il-codardo. Entrerà nella nostra compilation…”
    Certo, ma che male c’è? In questo modo i media contribuiscono a produrre e riprodurre le nostre regole etiche. E allora?
    Ci sarà sempre qualche ‘agenzia’ che lo farà, è una funzione essenziale per qualsiasi società e cultura.
    Il problema è quali regole. In questo caso, esaltare la responsabilità e svilire l’irresponsabilità, non mi sembra così male.

  26. Questo era il mio status di oggi su fb: “Senza pregiudizio sulle responsabilità, e senz’altro non adeguata preparazione e mediocrità…vorrei solo riflettere su quel meccanismo umano – altrettanto mediocre secondo me – che consiste nella semplificazione in bianco e nero e nell’annullamento del fattore umano con lo scopo di identificare un capro espiatorio, non solo per riversarci sopra la responsabilità della vicenda contingente, ma anche per dare una faccia alle frustrazioni di una nazione intera. Ugualmente – anche qui senza pregiudizio su fermezza e sangue freddo della capitaneria di porto – l’identificazione con l’eroe non è meno subdola e “popolare”, e rischia di tralasciare elementi importanti come l’asimmetria del contesto d’azione…”

  27. Non riesco a capacitarmi che si riesca a giustificare, anche solo un po’, Schettino adducendo come motivazione il panico. Nessuno può sapere come reagirà in caso di emergenza? Vero. Ma allora non ti scegli un mestiere che ti dà la responsabilità totale su quattromila persone. Sei stato addestrato ad affrontare le emergenze? Beh, affrontale.
    Schettino, l’anno scorso, in un’intervista ha dichiarato che se lui fosse stato sul Titanic avrebbe saputo cosa fare; ha detto che il comandante deve stare al suo posto in caso di emergenza. Abbiamo visto tutti cos’ha fatto.
    Giustificare la sua fuga, l’aver lasciato quattromila persone, in balia del caos e degli eventi, adducendo il panico come motivazione… Beh, a me fa solo crescere la rabbia. Perché è come pensare che un pompiere abbia paura del fuoco e scappi anziché spegnere un incendio. È folle.

    Leggendo interviste a colleghi di Schettino è emerso che lo giudicavano un pazzo, che a fine dicembre ha fatto salpare una nave da crociera con il vento a 60 nodi o giù di lì, contro il parere dell’equipaggio e con tutte le altre navi che non si azzardavano a uscire. Non so se sia tutto vero, ma se lo è mi spaventa l’idea che ci siano persone così che hanno in mano per giorni, o lunghe ore, o anche solo per un istante, la sicurezza di anche una sola persona.

  28. Hai perfettamente ragione. Quell’uomo non doveva stare a quel posto di comando. Ho seguito poco fa il tg3 di mezzanotte è la critica in tal senso è stata solo abbozzata, nonostante la Berlinguer spingesse i suoi ospiti a dire qualcosa di più concreto in merito. Ma nessuno si espone, sembrano tutti trincerati dietro al fatto che un capitano è un capitano, e a prescindere, se è un capitano, sarà un capitano. Invece era un imbecille. Fateci un pensiero, appunto, quando salirete sul prossimo volo, sul prossimo treno, sul prossimo taxi.

  29. Sono un po’ deluso, mi aspettavo un’ analisi meticolosa sul linguaggio sessista… quell’ intollerabile “«bambini, donne o persone che hanno bisogno di assistenza…”
    Mai così chiara (o scura) l’ eclissi della “comunicazione” a opera della “sostanza”.

  30. Non ho il tempo per leggere tutti i commenti perchè mi pagano per lavorare e non per leggere, però dalla lettura dell’articolo mi viene da pensare che, come al solito, i mass media hanno infinocchiato tutti un’altra volta. Sono riusciti a trovare una cosa avvincente in un fatto che di spettacolare non ha nulla e sono riusciti a far in modo di far notizia in modo interessante tralasciando quello che dovrebbe essere il loro ruolo consono. Voglio dire: ho sentinto parecchi telegiornali e letto su internet e ora so quasi a memoria la conversazione tra loro due ma non ho ben chiaro quanti morti ci siano alla fine, quanti dispersi e come tireranno via la nave. La cosa triste è che De Falco venga visto come un eroe quando ha semplicemente fatto il suo dovere, c’è qualcosa di distorto. Adesso gli daranno la medaglia al valore? Mah… io credo che il valore sia ben altro che spronare un vigliacco a fare niente di più di quello che è un suo dovere visto il suo ruolo e il suo stipendio.
    Io Boh!

  31. Si perde troppo spesso di vista quali sono i comportamenti NORMALI/DOVUTI da quelli straordinari. Non mi si venga a dire che il Capitano De Falco è un eroe perché non lo tollero. È un uomo che ha fatto il suo dovere, né più né meno. E aggiungo -vista la situazione -l’ha fatto da un ufficio sulla terraferma. Quindi, tanto di cappello a tutte le persone che ogni giorno fanno il loro dovere, invece, tutto il mio disprezzo a chi si comporta da “figlio di mignotta” ogni giorno…dentro e fuori da una nave.
    Questo è il mio pensiero di ieri, poi ho continuato a riflettere e mi son detta: ma dove stava il Capitano De Falco tutte le volte che le navi Costa hanno violato le rotte? E tutti le altre capitanerie di porto? E la Costa non sapeva nulla?
    Più passano i giorni e più penso che sia il classico disastro all’italiana dovuto all’imperizia, alla faciloneria e al vizio di violare le leggi nel nome del “tanto non succede niente” e dello “spettacolo” da offrire ai turisti (PAGANTI). è un classico che il controllore e il controllato, in Italia, si coprano a vicenda infrangendo entrambi le regole che dovrebbero rispettare. Poi accade la DISGRAZIA (per sfortuna eh…sia mai che si dica per dolo) e spunta fuori Monsieur Malaussene di turno, il capro espiatorio dalle caratterstiche perfette anche perché ha pure abbandonato la nave senza chiedere aiuto e prestare soccorso – a quanto sembra. La telefonata è la messa in scena di questa pantomima che perdura da anni, tant’è che De Falco avvisa pure Schettino che sta registrando la conversazione.
    Tanto per estremizzare: un mio collega ha detto che “se Schettino si candida c’è il caso che le vinca le elezioni!”. Io sarei più propensa a credere che ce lo ritroveremo – lui o un altro capitano di porto consenziente – come ministro dei trasporti.

  32. Ma anche i controllori di volo danno ordini ai piloti quando questi si trovano nelle pesti. A questo serve il personale a terra come quanti lavorano nella capitanerie di porto o nelle torri di controllo. Quindi De Falco ha ben svolto il suo lavoro. Ha dato ordini, che è precisamente ciò che si fa quando una nave, un treno, un aereo si trovano in situazione di emergenza. Spiace che un buon lavoro collettivo – la gran parte dei passeggeri è stata portata in salvo ergo i soccorsi e il resto del personale della nave ha ben agito, senza lasciarsi travolgere dal panico – sia oscurato dal comportamento di una persona non adatta al ruolo ricoperto. Che poi tutti possiamo essere presi dal panico ci sta – ma ci sta anche l’essere richiamati alla responsabilità per cui si è pagati.

  33. Non mi viene bene il dover difendere una persona che, occupando un posto di alta responsabilità, non è capace di comportarsi secondo le regole.
    Ma tanti ” esperti preveggenti del giorno dopo mi fanno sentire quasi in obbligo di farlo.
    Schettino, in questa ultima occasione, si è sicuramente comportato male, ma mi sembra che ci sia un salto logico il derivare che occupava un posto cui non era adeguato, o meglio, cui era prevedibile non fosse adeguato.
    Una Compagnia di navigazione, cioè una entità economica, non affida un suo grande capitale economico a chi non ritiene adeguato a proteggerlo, e questo indipendentemente da considerazioni umane.
    Al comando di una nave tipo Costa Concordia non si arriva in un giorno, è il traguardo di una carriera. Non so quali incarichi, nel corso della sua vita, avesse ricoperto Schettino, ma sicuramente non era passato ad un transatlantico avendo fatto soltanto una esperienza su barchette da diporto.
    Quanto poi all’ultima nota di broncobilly “Sono un po’ deluso, mi aspettavo un’ analisi meticolosa sul linguaggio sessista… quell’ intollerabile “«bambini, donne o persone che hanno bisogno di assistenza” mi vien voglia di dire che, voler spaccare in due il capello comunicativo di una telefonata quantomeno concitata, mi sembra quantomeno un eccesso di zelo e mi ricorda discussioni sul sesso degli angeli di una seicentesca accademia.
    A questo punto mi sembra che la discussione sia andata ben oltre il fatto specifico e sia diventata troppo accademica e chiedo il permesso di ritirarmi in buon ordine.

  34. Concordo, ma probabilmente la riflessione migliore che ho sentito è quella di Francesco Merlo (http://nerosubianco1984.wordpress.com/)

    Un saluto a tutti voi🙂

  35. Tutto quello che pensavo l’ho trovato in vari video sul sito di Repubblica (sito che in realtà non frequento quasi mai): no agli eroi facili, no ai capri espiatori unici, sì all’indagine a tappeto su tutto e tutti per quella che era una consuetudine avallata da tutti e andata purtroppo tragicamente.
    Capitan Cuordileone è e resta uno scellerato nonché il primo (ma non unico!) responsabile di tutto questo. Ma è doveroso approfondire e ridistribuire le responsabilità.

  36. Grazie del “preveggente del giorno dopo”. Ad essere precisi a fine anno avevo salutato con un profetico “in culo alla balena”. In tutta sincerità credo dovreste cominciare ad amare quest’aria di apocalisse. E che il diavolo se li porti via🙂

  37. Concordo con Attilio Romita. Le qualità marinaresche di Schettino probabilmente sono elevate. Quel che però è risultato dall’evento è che ha perso la testa in una situazione di emergenza, minimizzandola prima, e fuggendo dopo. Probabilmente ha cercato di mettere una pezza a una sua colossale leggerezza, e poi se l’è filata pensando che la nave sarebbe affondata.

    (nota: ho fatto il militare in Marina, imbarcato, quindi ho un’esperienza diretta, anche se fortunatamente simulata in esercitazione, di quali devono essere i comportamenti di ufficiali ed equipaggio in situazioni di pericolo per la nave: ogni persona dell’equipaggio ha un suo posto di emergenza assegnato, vicino al suo posto di lavoro normale o al suo alloggio e ha un ruolo specifico nell’emergenza, ridondato e duplicato da altri membri dell’equipaggio. idem per gli ufficiali e i sottufficiali. Non c’ è dubbio che il comandante Schettino non potesse abbandonare la nave per nessun motivo prima che fossero scesi i passeggeri. Se l’ha fatto è perche ha perso la testa oppure, erroneamente, ha valutato che la nave stesse per inabissarsi entro pochi minuti, cosa che comunque non lo giustificava ad abbandonare la nave prima di altri).

  38. Per la discussione segnalo anche il blog:”sposati e sii sottomessa”. Mi sembra molto interessante. Un grazie a tutti per l’opportunità della riflessione.
    Stefano

  39. Credo che abbiamo semplicemente – e davvero urgentemente – bisogno di sapere che chi occupa posizioni di vertice, di responsabilità e di potere, sappia esercitare quel potere, che ne abbia le doti morali e le competenze “tecniche”. Abbiamo bisogno di tornare a provare rispetto per chi nel contratto sotto la voce mansioni ha scritte cose come “compiere il proprio dovere fino in fondo”. De Falco ha fatto il proprio dovere e non gliene importa che ci sia qualcuno che lo considera un eroe solo perchè si è rimboccato le maniche e si è messo a fare al meglio il suo lavoro, Schettino il suo lavoro di comandante non ha capito nemmeno qual è. Io non parlerei di eroi ma di uomini e donne che sanno fare il proprio lavoro con competenza e mettendoci del proprio, in termini di energie personali ed intelligenza delle situazioni, che può andare oltre la competenza (che è – o dovrebbe essere – scontata a tutti i livelli).
    Ci sono tante persone che hanno voglia di lavorare così e non saprebbero come altro comportarsi, che non desiderano essere incensae, ma semplicemente rispettate. Nel caso concreto il lavoro del comandante Schettino era quello di affondare con la nave, dopo aver messo o tentato di mettere in salvo il maggior numero di persone possibile, questo è quello che doveva fare.

  40. Mi domando, perchè i De Falco saltano fuori solo quando è successo il dramma? Se esiste un sistema di monitoraggio delle rotte, perchè non si impedisce ai capitani delle navi di fare stronzate? Quali pressioni economiche degli armatori obbligano a fare gli inchini e ad aspettare fino all’ultimo ad abbandonare la nave per non dover rimborsare i turisti? Non bisogna lasciarsi abbindolare dalla demagogia da 4 soldi.

  41. io credo invece che siamo di nuovo alle armi di distrazione di massa… nel senso che quel che emerge chiaramente dalla telefonata in questione, è che schettino sia uomo inadatto al comando e che si sia fatto prendere dal panico… quindi ha certamente delle responsabilità, però le hanno ancor più chi ha dato il comando a schettino… tutto ciò mi ricorda (molto tristemente) Mentana la sera del G8, che grazie alla sua idea di focalizzarsi sulla tragedia della morte di Giuliani, evitò di parlare di chi fosse la responsabilità di fatti molto più “gravi”: in primis armi con proietili veri (e non di gomma) affidate a giovani di leva; così come il fatto che centinaia di “poliziotti” avessero malmenato centinaia di persone pacifiche e indifese, ed altri spiacevolissimi fatti… forse ormai è così che si fa “informazione” ed più efficace (più vero!) se sbatti il mostro in prima pagina, ma secondo me la responsabilità è quasi interamente della Costa Crociere (che non fa alberghi a 5 stelle ma navi…) e di chi ha dato il grado di comandante a schettino…. e finora Beba, non hanno dovuto neanche preoccuparsi di “coprirsi” a vicenda…

  42. Concordo a grandi linee sia con Scorfano sia con Angelo, ma c’è un altro aspetto comunicativo – secondario ma anche no – su cui finora ci si è soffermati poco: lo stile di conversazione.
    De Falco si divora letteralmente Schettino. Lo rade al suolo, anche perdendo la calma (alza la voce, impreca), ma non lo insulta mai. In fondo non gli manca MAI di rispetto, pur mettendo in evidenza in modo molto energico quelle che ritiene siano le gravi mancanze del comandante.
    L’autoproclamato Popolo-della-Rete, al quale è piaciuto molto il tono da “uomo con le palle”, dovrebbe invece riflettere su questa modalità di interazione tra persone. E magari – oso dire – prendere esempio, almeno un po’. Anche perché di Schettini convinti di essere dei De Falco non si sente proprio il bisogno.
    Tutto ciò lo dico – naturalmente – da antimilitarista convinto.

  43. @Attilio Romita/ Gianni Lombardo

    Quindi è chiaro che le capacità marinaresche di Schettino era pessime, sempre che fare i fenomeni bordeggiando lungo costa fuori rotta in mare calmo e vento nullo sia fondamentalmente diverso dall’impennata davanti al bar.

  44. @Ponch scrive: “Non ho il tempo per leggere tutti i commenti perchè mi pagano per lavorare e non per leggere”
    Una risposta à la Schettino la sua. Lei è magnifico, provvidenziale per farci capire Schettino. Se infatti giusitifica la sua pigrizia con il fatto di essere pagato per lavorare e non per leggere, allora perché addirittura scrivere?
    Schettino avrebbe potuto infatti dire che lo pagano per lavorare, non per pilotare una nave🙂
    Complimenti e grazie per la sua sagace parodia, certamente voluta.

  45. Ugo, mi sembra che stai travisando le mie parole.
    Ho detto semplicemente ed esattamente il contrario. Per arrivare al comando di una nave delle dimensioni della Costa Concordia occorre una lunga trafila ed una lunga esperienza perchè un imprenditore privato non affida il suo capitale al primo venuto.
    Che poi arrivi per tutti il “momento del co…..ne” è un fatto difficilmente prevedibile e succede anche ai più esperti.

  46. @Attilio A. Romita
    Ma proprio per niente. Critico semplicemente la sua visione ingenua che dà per dimostrato ciò che occorre dimostrare: ovvero che la carriera sia un buon indicatore della bravura di un soggetto e non invece spesso la semplice dimostrazione del servaggio che occorra per scalarne le posizioni.
    Le consiglio di cominciare a studiarsi il Principio di Peter, qui perfettamente dimostrato: In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza, generalizzazione del concetto che ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.🙂

  47. Egregio Ugo, conosco perfettamente il Principio di Peter, che purtroppo non si trova più in commercio e che molti dovrebbero leggere e capire sino in fondo.
    C’è un piccolo particolare da tener presente: il principio prescinde sempre da capacità tecniche specifiche ed inoltre, come tutte le teorie al limite, teorizza un fatto sulla base di casi precostituiti, ma non da regole esatte per la sua verifica: è una sorta di dogma che sembra vero che io stesso ho usato spesso con i miei capi cui, tra il serio e lo scherzoso, davo degli incompetenti.
    Nel nostro caso è evidente il limite di applicabilità, perchè esiste un imprenditore (COSTA Crociere) che vuole continuare aguadagnare e che non vuole rischiare il suo capitale presente e futuro affidando il suo bene ad un “presunto” incompetente ed un uomo, sino a quel momento affidabile e capace, che, per mille motivi ingiustificabili ed ingiustificati, fà una fesseria. Ed occorre ricordare che “fare fesserie” è una qualità tipica dell’essere umano che, proprio perchè essere pensante e dotato di libero arbitrio, può andare fuori di testa.

  48. @Attilio A. Romita
    Continua a non comprendere che il principio di Peter, nel suo voluto umorismo, mostra proprio che il vertice non può strutturare in modo razionale le sue gerarchie. Quindi non vale dire, come fa lei, che poiché l’imprenditore (che tra l’altro è una SPA quotata quindi non c’è l’uomo che sceglie ma un’infinità di soggetti in un’attribuzione di competenze e ruoli dati sempre per delega, e quindi nati anch’essi dalla carriera) vuole guadagnare non avrebbe interesse a scegliersi un incompetente. Se ha capito il Principio di Peter allora capirà che il suo insegnamento riguarda proprio i corollari di un assioma: non si può controllare la bravura di ciascuno nel suo ruolo da parte del vertice. Non potendo in ogni carriera retrocedere ma solo avanzare, o essere silurato del tutto, possiamo agilemente pensare che il capitano sia stato promosso in funzione del aftto che prima non aveva causato disastri. Ma per lo stesso principio ciascun marinaio con sufficiente patente nautica in mano avrebbe potuto ricoprire quel ruolo.
    Infatti nel momento i cui i sistemi automatici della nave sono stati bypassati aper un controllo manuale illegale e soggettivo, il capitano ha dimostrato la sua incompetenza tecnica. E nel momento in cui è scappato con migliaia di persone ancora a bordo ha dimostrato che la carriera di un uomo simile sarebbe dovuta essere sanzionabile fin da quando timonava un caravel.

  49. @Attilio A. Romita
    Tra l’altro, leggo ora la nota ufficiale della Costa Crociere che suona a morto per tutti coloro che usino il meccanismo carrierisico come faro per la propria rotta interpretativa:
    “[…] Il Comandante Francesco Schettino, che era al comando di Costa Concordia, è entrato in Costa Crociere come ufficiale responsabile della sicurezza e promosso comandante nel 2006, dopo essere stato comandante in seconda.”
    Allora, vediamo: io promuovo un Responsabile della sicurezza, testuale, a vice e poi a comandante. Quindi direi che dei te gradi carrieristici citati da Costa Crociere (e non sappiamo nulla di quali meriti lo abbiano condotto fin lì) hanno scazzato fin dalla prima promozione dato che è piuttosto evidente che come Responsabile della sicurezza questo Schettino ha dimostrato di essere agli antipodi, e sulla rotta scelta e per la gestione soccorsi.
    Non occorre Ustinov per dedurre la verità su chi sia il colpevole né basterebbe Sellers per farne l’imitazione, perciò lunga vita al Principio di Peter che magari non sarà confermato sempre, ma che questa volta presta addirittura il nome a colui che se n’è volato via, come i bambini.
    Però l’Isola c’era.

  50. Pingback: La Spada di Damocle « The PMJ's Post

  51. Brava Giovanna! Per chi non l’avesse ancora sentito ri-quoto l’acutissimo audio-commento di Francesco Merlo su repubblica.it http://video.repubblica.it/rubriche/la-fotografia/de-falco-troppo-facile-chiamarlo-eroe/86060/84449

  52. … quando la nave affonda i topi scappano

  53. Concludiamo anche noi con un omaggio alle superstizioni navali che, anche per la Concordia, hanno visto riaffermarsi la scaramanzia negativa di un varo asciutto, senza che la bottiglia si sia infranta nel battesimo – che la sfortuna condotta dalle bottiglie rimaste intatte risieda nell’eventualità che finiscano negli stomaci dei capitani?
    Noi ci consoliamo intanto con il Nomen Omen. Uno che si chiama Francesco Schettino ha le iniziale dell’FS e coerentemente ha deragliato scambiando rotte per rotaie e non capendo che bastava guardare a caso ad alcuni suoi anagrammi (come lo psicologico “sonnecchi fra scotte”, o il realista “sconfortanti secche”, per tacere del responso sibillino “scontra coste, finché…”) per capire che la carriera in mare era una sfida masochistica al destino.
    L’altro involontario protagonista si chiama invece Giorgio de Falco e ha le iniziali della Guardia di Finanza: perciò, come la Gdf, ha controllato, con la voce seria di chi ricopra il facile ruolo della sanzione. Ad ogni modo anche i suoi anagrammi ci parlano di chi “fa decoro Giglio” pur standosene seduto a Livorno,”lido geografico”,e quindi nessuno saprà mai se dal dire al fare avrebbe affrontato con la stessa dingità il “fio del coraggio”. Resterà il protagonista serio di un dialogo in cui darà concretezza, per contrasto, alle resposabilità del capitano (“Gag: reifico dolo”)

  54. @Ugo
    secondo me si continua a tralasciare il particolare che una società imprenditoriale (visto che la personalizzazione Imprenditore è troppo difficile per essere chiara) non affida responsabilità economiche ” così elavate” ad una persona meno che affidabile. Ammesso e non concesso che di “debba” premiare un figlio dell’oca bianca, esistono on ogni azienda bellissimi posti ben remunerati ed inutili.
    Come è noto e verificato, il saluto all’Isola del Giglio era una consuetudine consolidata e quindi accettata dalla Compagnia.
    A questo punto una casualità scarsamente prevedibile, e, sicuramente, più di un capitano di mare onesto potrà fare ipotesi ammissibili, ha scatenato la tragedia.
    Ma altrettanto sicuramente tutto il disastro è avvenuto per un comportamento corrente, accettato e permesso dalla Compagnia.
    Ed altrettanto sicuramente un Capitano, anche in piena coscienza di se, avrebbe potuto far poco per organizzare gli sbarchi.
    Non ricordo chi, alcuni post prima, ha detto che nella Marina Militare tutti gli imbarcati sanno esattamente cosa fare in caso di disastro. Ma 4000 persone in vacanza non sono certo un battaglione in riga e non basta un uomo per metterli in riga.
    E’ vero che il giorno successivo era previsto il teatrino della “prova di disastro”. Ma pensate cosa succede in aereo quando, alla partenza, la hostess .fa la dimostrazione di sicurezza: nessuno la sente e dono sicuro che al momento del bisogno nessuno ricorda nulla e si crea il caos.
    Ricordiamoci che gli aerei più grandi portano 400 persone, Costa Concordia ne portava 10 volte tanto e, nella sfortuna, menno male che era solo a pochi metri dalla riva.
    Sicuramente Schettino che ha lasciato la nave ha avuto un comportamento scorretto, censurabile,,punibile secondo il Codice della Navigazione, ma avvenuto lo scontro con lo scoglio (questo si imputabile ad un eccesso di confidenza nella strumentazione) Schettino a bordo o Schettino a riva, poco cambiava..

  55. @Attilio A. Romita
    Lei continua a non riuscire a superare questo scoglio. Primo, la consuetudine che lei ricorda è illegale e fuori norma, quindi si potrebbe affossare tutto il discorso dimostrando che una compagnia internazione, che di fatto ha subito danni per centinaia di milioni di euro da parte di un capitano che non ha consuetudinalmente rispettato gli obblighi legali di navigazione, non solo ha affidato la nava a una persona non capace, ma addirittura ha permesso, se non caldeggiato lei stessa, l’illegalità di una pratica pericolosissima per i passeggeri e per sé. Quindi stendiamo un velo pietoso su questa idealizzazione dell’impresa come entità non autolesionista e comunque capace di allocare le proprie risorse a personale competente.
    Secondo, e di una gravità inammissibile, è pensare che Schettino dovesse rimanere a bordo per una semplice formalità, un cavillo della tradizione marinaresca che il pragamatismo della situazione avrebbe potuto mettere in secondo piano, classificandolo come gesto simbolico.
    Lei non ha compreso a fondo che un capitano scende per ultimo non perché il protocollo sia più elegante o scenograficamente nobilitante ma perché il capitano è colui che nel bene o nel male, per incuria o fato, è responsabile della vita di tutto l’equipaggio. Perciò scendere per ultimo vuol dire accettare il proprio ruolo che implica che l’ultimo a salvarsi deve essere chi, per delega e mansione, ha il potere di vita o di morte su tutti i passeggeri. Quindi il capitano si mette in salvo soltanto nel momento in cui l’ultimo dei passeggeri ancora in vita ha abbandonato la nave.
    Ma il fatto che questa elementare regola di dignità (che tra l’altro ha anche una funzione pratica, ovvero coordinare il salvataggio con l’autorità e la conoscenza del natante che solo il capitano può avere) sia barattata anche da lei alla stregua di un dettaglio negoziabile, vuol dire che Schettino non è una rarità.

  56. Pingback: Zero concordia « Seme di salute

  57. @Ugo
    1. per dichiarazione pubblica (mi sembra che sia stata fatta una domanda specifica alla Capitaneria di Porto) non esiste norma che indichi distanze di sicurezza, esiste soltanto una norma generale richiamabile genericamente con il principio del “neminem laedere” e quindi se tutto va bene non esiste colpa, se le cose vanno male la magistratura decide sulla colpa.
    2. Le regola del capitano è ultimo a lasciare la nave è una regola etica e chi la viola è eticamente punibile. Il passaggio logico da elegante e scenografico a ultimo per controllare tutto è abbastanza capzioso, ma realisticamente poco valido.
    3. Infine su una nave militare, e quindi sulla base di un ordine gerarchico e di una abitudine al comando ed alla esecuzione, la catena del comando funziona perfettamente. Su una nave civile dove il rapporto tra passeggeri, per loro natura liberi e disubbidienti, ed un piccolo gruppo di ufficiali, anche se bravissimi ed eroici, è per la natura stessa delle cose abbastanza relativo e sicuramente l’aggiunta di una persona, al momento fuori di testa, al gruppo non aggiunge molto all’organizzazione.
    4. La condanna morale a Schettino c’è già stata, giustamente. La condanna penale è compito del Magistrato e le nostre chiacchere e tesi non servono.
    5. Non esistono dettagli negoziabili o verità assolute, penso che occorra sempre ragionare sulla base della banale, semplice osservazione dei fatti.

  58. @Attilio A. Romita
    Scompaginiamo l’ordine dei punti per salvaguardare l’ordine dei concetti. Partiamo dal punto 2 e dal 4 che ne è un pleonsmo. Lei continua a incaponirsi. Il codice della navigazione (art.1088-1160) stabilisce fino a due anni di carcere se il capitano se ne va prima che l’evacuazione sia ultimata; da due a otto anni se il natante si inabissa. Se infine la nave è adibita a traspoto passeggeri si rischia da 8 a 12 anni. Quindi è solo la sua immaginazione che ritiene che il problema sia etico. Il problema è legale. Le è chiaro?
    Sul punto 5 sono d’accordo con lei e infatti sono io che mi limito alla semplice constatazione dei fatti; e i fatti, non le sue ipotesi di principio, ci dicono che il capitano era un inetto tecnicamente e penalmente perseguibile e che la sua impresa ha affidato il comando a un soggetto che le ha fatto perdere una montagna colossale di soldi. Questi sono i fatti. O ne ha altri da proporre?
    Per quanto concerne il punto 1, non si pongono limiti di manovra nel momento in cui il natante comunica l’SOS, e quindi la capitaneria entra in gioco legalmente derogando alle normative a suo insindacabile giudizio. Ma resta fondamentale e legalmente vicolante (!) la normativa (cito dal sito della lega navale) che concerne “la navigazione negli specchi acquei o sottocosta.
    Con la riforma della nautica, la navigazione costiera con le unità da diporto è disciplinata dal Capo del Compartimento. Le ordinanze stabiliscono i limiti entro i quali la navigazione a motore è vietata, generalmente nella fascia dei 300-500 metri dalla costa (o altre distanze come nelle zone adriatiche) tra le ore 08.30 e le 19.30 in cui, per ragioni di sicurezza dei bagnanti, si può navigare solo a remi.
    Attenzione: nella fascia costiera dei 1.000 metri la velocità delle unità non deve superare i 10 nodi.”

    Quindi non solo è illegale la manovra di Schettino, ma lo è per numerosi motivi. Naturalmente sempre che le ordinanze di (s)carcerazione emesse dal GIP e più in generale il quadro accusatorio confermerà ciò che io e lei siamo portati a constatare e che di fatto stiamo commentando.

  59. Dall’inizio della discussione era chiaro che il comportamento di Schettino appariva illegale e che il Giudice naturale avrebbe dovuto giudicare sulla base delle norme vigenti..
    E su questo credo non ci sia discussione.
    La discussione è nata quando dall’accaduto si è voluto estrapolare tutta una serie di giudizi generali e si è voluto assumere il comportamento di due persone come metro di giudizio di tutta una nazione: tanti poveri di spirito in attesa dell’uomo forte che ordina un comportamento forte.
    Qualcuno ha voluto esaminare le parole di due persone in una telefonata di servizio, quasi fossero le frasi di due importanti personaggi in un momento topico della nazione.
    Il salto dal particolare che vorrei dire banale, se non fosse connesso ad una grande tragedia, al generale ed assoluto è stata la spinta che mi ha fatto insorgere contro questa sfrenata corsa al “dagli all’untore”.

  60. torna comodo Brecht: “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”… che noi dobbiamo ora tanto celebrare De Falco, uomo degnissimo che -però- ha fatto “solamente” ed egregiamente il suo dovere, la dice lunga sullo stato del nostro paese.
    …soprattutto considerando che, come detto, è un rappresentante dell’autorità militare (vecchio modello argentino)

  61. Sono un ex pilota di linea, so cosa vuol dire essere il comandante di un aeromobile e responsabile della vita di altre persona. Pur volendo difendere la categoria non riesco, per ora, a trovare valide giustificazioni al comportamento del Comandante Schettino (per fortuna noi piloti non possiamo “abbandonare l’aereo”). Ma sono anche un uomo di una certa età ed esperienza e, perdonate l’immodestia, so leggere tra le righe. La famosa telefonata tra Schettino e De Falco l’ho ascoltata tutta e bene. È evidente che De Falco già sapesse dell’abbandono della nave da parte di Schettino, ed io ritengo che la telefonata fosse in gran parte preparata, se non nelle parole almeno nei toni, aggressivi e, lasciatemi dire, plateali. Forse sbaglio (sono sicuro di no ma per educazione lascio aperta questa possibilità) ma quella telefonata puzza di protagonismo lontano un miglio. Sapendo di essere davanti al mondo De Falco come un carnefice vestito da eroe e con frasi e tono ad effetto massacra quello che resta della dignità di un uomo. Era facile con un interlocutore incapace ormai di mettere insieme due parole sensate. Ripeto, non voglio giustificare Schettino, ne difenderlo “a prescindere”, ma se lui merita la peggiore delle gogne l’altro, il De Falco, non mi sembra da idolatrare. E spiego perché.
    Il medico del pronto soccorso al cospetto del ragazzo con la testa rotta a causa di un incidente col motorino non gli fa la ramanzina, non comincia con le solite frasi: voi giovani siete tutti degli spericolati, correte come dei pazzi, ma dove credete di andare, non indossate mai il casco, non ascoltate mai noi adulti. Il medico, quello serio, visto che il guaio è ormai fatto, gli aggiusta la testa e basta, per le ramanzine c’è tempo, ci penserà chi di dovere.
    Al momento di quella telefonata il guaio era fatto, Schettino ormai era fuori scena, con lui se la sarebbe vista la Magistratura, c’erano quattromila persona da trarre in salvo, c’erano decine di mezzi di soccorso e centinaia di uomini da coordinare, e De Falco anziché pensare a questo perde tempo a giocare al gatto col topo con Schettino lanciandogli degli ordini assurdi che anche uno studente del nautico gli avrebbe fatto ingoiare. Un comandante, un comandante vero, da ordini precisi e soprattutto sensati, invece cosa fa il De Falco? Ordina a Schettino di risalire a bordo attraverso una biscaggina, che per chi non lo sapesse è una strettissima e scomodissima scala di corda. Ed è la prima assurdità, come si può pretendere di interrompere un flusso di persone che sta scendendo, come de Falco sa ed ammette, e che vivaddio sta raggiungendo la salvezza, per consentire ad un uomo di salire? Se in teoria sarebbe una cosa giusta in pratica è impossibile ed un comandante, come il De Falco dice di essere, non può e non deve dare ordini impossibili da realizzare. Punto due. Ben sapendo che Schettino è su una scialuppa gli chiede di ritornare a bordo e di contare quante persone ci sono ancora sulla nave, quante donne, quanti bambini, e quanti morti. È vero che questo avrebbe dovuto essere il compito del comandante ma quel comandante, in quelle condizioni, mai e poi mai avrebbe potuto dare quelle risposte. Ecco perché ritengo, da ex comandante, che il De Falco, anziché recitare quella sceneggiata sicuramente d’effetto sulla stampa, avrebbe fatto meglio a coordinare i soccorsi, con ordini possibilmente sensati, alfine di salvare quanta più gente possibile.
    So di essere del tutto controcorrente, ma io ho imparato a valutare la realtà senza farmi condizionare dall’emotività del momento. E che Iddio accolga con se le povere vittime.

  62. Scusate se intervengo spesso off-topic…
    Volevo sottoporre all’attenzione del vivace pubblico di DISAMBIGUANDO una iniziativa che lega vecchio e nuovo in modo originale e che forse a qualcuno farà venir la voglia di riscoprire una passione di infanzia mai veramente sopita: il caro vecchio gioco del SUBBUTEO!
    Il sito di riferimento…http://www.subbuteopia.com/?lang=it

  63. @gianni mascolo
    Grazie. Illustrandomi la scena nei dettagli, mi hai chiarito i pochi dubbi che ancora mi restavano su quella telefonata.

  64. mi associo a Monica, il commento di Gianni Mascolo ha chiarito alcune cose che non tornavano nemmeno a me.

  65. @gianni mascolo
    Sento di essere pienamente d’accordo con lei, su tutto. Anche io la prima volta che ho ascoltato quella telefonata ho pensato che De Falco stesse perdendo tempo o che stesse al limite impartendo ordini per azioni del tutto inutili in quel momento, se non deleterie (vedi percorrere in senso contrario la biscaggina da cui si stanno salvando decine passeggeri o tornare a bordo per contare i superstiti! Non salvarli! Contarli e riferire! E vabbè…).
    Ma si sa, una volta che eventi come questi sono già ampiamente in pasto al Media Generalista c’è poco spazio per le analisi razionali. Largo alla costruzione dell’eroe e ai processi sommari.
    Vede, il fatto grave è che, contrariamente a quanto ci viene costantemente ripetuto dal Media Autoreferenziale e Autocitante (la retorica e testarda narrazione che i media fanno sui media è la vera piaga della comunicazione) noi dell’eroe NON NE AVREMMO ASSOLUTAMENTE BISOGNO!

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