Come comunicavano i politici della prima Repubblica: somiglianze? differenze?

La settimana scorsa Annamaria Testa ha pubblicato su Nuovo e utile un video del 1991: è il frutto di un lavoro che lei e altri fecero per analizzare la comunicazione dei politici di allora, confrontare i vari stili e spiegare ai non addetti ai lavori (ma anche agli stessi politici) come funzionavano (o non funzionavano) le cose per l’uno e l’altro.

Le ho chiesto di contestualizzare meglio il lavoro: volevo capire come e perché fosse stato realizzato, quali difficoltà avesse incontrato, che riscontri avesse avuto. Al che, dopo avermi raccontato diverse cose, Annamaria mi ha gentilmente mandato una sintesi via mail, affinché potessi condividerla coi lettori di Dis.amb.iguando. Pubblico qui la mail e il video, raccomandando a tutti di prendersi mezz’ora di tempo e guardarlo con grande attenzione: oltre al suo indubbio valore documentario, il video è prezioso perché mette a nudo alcuni meccanismi di allora… che sopravvivono oggi. Ma mostra pure differenze rilevanti.

Scrive Annamaria Testa:

Cara Giovanna, ho pubblicato il video perché credo che, per capire meglio il presente – e anche la dose di novità che c’è nella comunicazione del governo “strano” – convenga allargare le prospettive a un passato meno recente. Ma adesso ti racconto la storia del video.

Dunque: siamo nel ’91 e c’è in giro una sensazione di disagio e catastrofe imminente (vista col senno di poi, non è infondata). Propongo a Stefano Magistretti, amico e bravo semiologo, di provare a spiegare come funziona la comunicazione politica. Non è un tema di cui ai tempi si parla correntemente e bisogna inventare anche un modo sensato, semplice e onesto per farlo.

La Casa della cultura di Milano ci sta, coinvolgo la gente della mia agenzia. E poi Lella Costa, e Giulio Cingoli con la sua casa di produzione. Tutti, ovviamente, lavoriamo gratis. Ci facciamo perfino benedire da Omar Calabrese.

Il risultato è quello che vedi. Oggi è curioso, ma in quel momento là era piuttosto dirompente.

Il video viene presentato una sola volta e… poi sparisce nel nulla: o al PDS non piace che si facciano le pulci anche a Occhetto (e di striscio a D’Alema), o il tema viene ritenuto inutile e irrilevante.

Peccato. Un Occhetto che si fosse sforzato di diventare meno opaco forse se la sarebbe cavata meglio, qualche anno dopo, contro Berlusconi.

E un partito che avesse provato a capire e a divulgare le dinamiche della comunicazione politica avrebbe potuto, forse, essere protagonista di un cambiamento del linguaggio. O anche solo astenersi dal fare alcuni errori.

Un abbraccio, Annamaria

8 risposte a “Come comunicavano i politici della prima Repubblica: somiglianze? differenze?

  1. Rispetto alla comunicazione politica di quel video del 1991, Berlusconi, sceso in campo poco dopo (fra il 1993 e il 1994), ha cambiato molto. Magari ha visto il video e gli è servito.🙂
    Niente messaggi in codice, discorso chiaro e concreto, piacesse o no. Poi però risultato falso, o velleitario.

    Anche la comunicazione di Monti e dei suoi ministri è molto diversa rispetto a quel vecchio video. Parlano di problemi reali, complicati. Forse per questo il loro discorso non è semplice come quello di Berlusconi.
    La differenza principale è che alle parole seguono i fatti.

  2. molto interessante! bel lavoro!
    (tra l’altro ho l’esame di comunicazione politica venerdì..)

  3. “è un sistema in cui chi ha il potere può dire tutto e il contrario di tutto”
    ci si potrebbe scrivere un libro

  4. La cosa drammatica è che i politici che sono usciti di scena lo sono perché morti. (Escluso Forlani, che ormai ha 87 anni) Qualcuno aspira all’immortalità biologica e politica.
    Ottimo lavoro, peccato che sia rimasto lettera morta.

  5. Splendido esempio di semiotica (analisi del discorso, la si chiami come si vuole) davvero applicata, rivolta a non specialisti, chiara.

    Tra le ragioni per cui non è piaciuta, sicuramente i commenti che ironizzano sui politici. Facendo un’analisi di questo stesso video, la “voce” di chi lo ha fatto dice in continuazione “I politici trattano i cittadini come deficienti”, e questo messaggio era bandito tanto da DC che PSI che PCI (in parte a ragione, dovendo la politica recuperare autorevolezza dopo il fascismo).

  6. Non interessante. Interessantissimo!
    Diciamo che oggi, per forza di cose e nonostante drammatici ritardi particolari e generalizzati, siamo un po’ tutti più “scafati” sulle dinamiche della comunicazione politica. E proprio questo ci permette spesso di scoprire che vent’anni fa c’era già qualcuno che “comunicava meglio” degli altri, anche se nei confronti di questa espressione, se non contestualizzata con precisione, sono e rimarrò sempre molto critico (ahimè che mi prendo botte di scemo).
    Gli errori della sinistra di allora, lo sappiamo, ce li ha spiegati bene Lakoff quali son stati e non si può che essere d’accordo: han pensato troppo all’elefante, anche se c’è un ma…
    Ma allora c’era una stretta concettuale troppo angusta, direi quasi senza via di uscita: tutti, soprattutto le sinistre (e non solo in Italia), dovevano dimostrare con troppa urgenza di rinnegare il blocco comunista appena decaduto con tutti i suoi “orrori” e, mentre dall’altra parte iniziava la fruttuosissima cantilena populista, che dura ancora oggi, del “non vorrete mica dare il Paese in mano ai comunisti”, da parte della sinistra non si poteva rispondere (Lakoff direbbe che uno dei guai sta proprio nel “rispondere”) con una proposta ideale alternativa e altrettanto precisa.
    Insomma allora, in qualche misura, o si “pensava all’elefante” o si veniva accusati di essere comunisti (nostalgici,retrogradi e tutto il resto), con conseguente messa fuori dal politicamente proponibile.
    Con questo non voglio giustificare l’atteggiamento arrendevole della sinistra di allora; il compito del politico sarebbe stato proprio quello di cercarla e trovarla, quella via alternativa.

  7. “da parte della sinistra non si poteva rispondere… con una proposta ideale alternativa e altrettanto precisa. …il compito del politico sarebbe stato proprio quello di cercarla e trovarla, quella via alternativa.” (farewell orwell)

    “Alternativa” è una parola seducente, ma ad alto rischio di auto-inganno. Vieterei😉 di usarla senza precisare “a che cosa”, “dove” e “come”.

    Alternativa al capitalismo? In Italia? Nel sistema globale mondiale? Come? (Chi lo volesse seriamente, dovrebbe parlare mandarino standard, hindi e inglese-americano, tanto per cominciare, per organizzare una “alternativa” di massa mondiale — con quali classi sociali? con quale programma? con quali quadri politici?)

    Alternativa interna al capitalismo, all’economia sociale di mercato europea?
    Il governo Monti, col programma che sta realizzando, con lo stile di comunicazione adottato, coi gruppi sociali cui fa appello — giovani, donne, ceti produttivi non assistiti dallo Stato e non protetti dalle corporazioni — è una netta alternativa al governo precedente, e non solo.

    Finalmente l’Italia cambia come deve, alcuni non se ne accorgono, altri remano contro. Ma tanti ci stanno.🙂🙂🙂

  8. @Ben
    Quando mi chiedi
    “Alternativa al capitalismo? In Italia? Nel sistema globale mondiale? Come? (Chi lo volesse seriamente, dovrebbe parlare mandarino standard, hindi e inglese-americano, tanto per cominciare, per organizzare una “alternativa” di massa mondiale — con quali classi sociali? con quale programma? con quali quadri politici?)” incontri i miei stessi dubbi.
    Intendevo, per allora (inizio anni ’90), una via alternativa di comunicare in politica che avesse la forza simbolica di contrastare l’ideologia neoliberista nascente e già imperante (che avrebbe fatto molti danni, questo si lo credo), la stessa che imponeva il suo linguaggio, il suo vocabolario ad una sinistra che si limitava a farne il verso, finendo così nello stesso “frame” teso a mo’ di trappola.
    Intendevo, quindi, un’alternativa di linguaggio, di comunicazione appunto.
    Ora le cose son cambiate, certo. E son d’accordo col fatto che l’Italia stia cambiando come deve, come doveva fare da tempo.

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