Appello alla direttrice generale della Rai contro il servizio del Tg1 «La donna dell’Ariston»

Il 25 gennaio 2012 va in onda sul Tg1 un servizio su Sanremo 2012. Titolo: «La donna dell’Ariston». Protagonisti: Gianni Morandi, 68 anni, cantante e presentatore del festival; Rocco Papaleo, 53 anni, comico e attore; Ivana Maratzova, 20 anni, valletta o, come dice Lorella Zanardo, «grechina», ovvero giovane e bella ragazza con funzioni quasi esclusivamente decorative.

Commento il servizio con le parole che Lorella Zanardo ha usato ieri sul suo blog:

«Non credo ci sia bisogno di analizzare: i peggiori stereotipi sono stati applicati come da manuale:

  1. L’anziano presentatore, quasi nonno per Ivana, prima invita la telecamera a riprenderle il corpo, poi le sposta la giacca per mostrare meglio il seno al pubblico a casa.
  2. L’altro presentatore, quasi padre per Ivana, la guarda con occhio da seduttore, direi inquietante; le chiede un bacio come si fa, purtroppo, anche con le bambine. Entrambi la trattano da deficiente, umiliandola, oggettivizzandola.
  3. La ragazza è straniera, non capisce la lingua e viene trattata come se avesse 2 anni.

Ricordiamo che non ci interessa giudicare le persone ma la RAPPRESENTAZIONE e gli effetti di questa sulle/sugli spettatrici.

Vengono infrante le regole che dovrebbero governare i rapporti intergenerazionali, la stessa modalità che adotta «Striscia la Notizia» da anni: la generazione degli adulti maschi italiani viene rappresentata come non volesse crescere, incapace di rapportarsi in maniera adulta con ragazzine di quasi 50 anni piu giovani.

Ricordiamo che la tv in Italia è il più diffuso e potente mezzo di informazione e intrattenimento e che il Festival di Sanremo viene visto da un quinto di italiani e italiane: potrebbe essere una grande occasione per proporre giovani donne realmente rappresentative delle ragazze italiane. Nessun moralismo: che siano pure carine, che circoli pure seduzione! Qui però assistiamo all’ennesima rappresentazione vecchio/arrapato-giovane/oggetto.

In questo modo si contribuisce a disgregare la coesione sociale e il patto tra generazioni: bisogna smettere di pensare che il rapporto tra una ventenne e un settantenne possa essere solo orizzontale. Le ragazze e i ragazzi sentono la mancanza di una figura simbolica adulta portatrice di valori positivi che sia di ispirazione per la loro vita. Nessuno vieta la galanteria e la seduzione: qui però il rapporto è impari e la ragazza viene presentata in una situazione di inferiorità, spogliata, senza conoscere la lingua, molto più giovane; una situazione che la pone in una posizione di sudditanza, da cui è obbiettivamente difficile uscire.»

Sul servizio del Tg1 dice Giorgia Vezzoli:

«Dopo tutto il dibattito sull’immagine della donna in tv che ha interessato l’Italia negli ultimi tre anni, dopo la sensibilizzazione e l’invio massiccio di segnalazioni allo IAP di pubblicità sessiste, dopo l’appello Donne e Media e i suoi sviluppi, dopo le raccomandazioni dell’ONU all’Italia in tema di rappresentazione della donna sui media e stereotipi di genere. Dopo l’incontro e la lettera alla commissione di vigilianza RAI di Lorella Zanardo, dopo l’incontro nella sede RAI di Milano di Donne in quota sulla rappresentazione delle donne nel servizio pubblico televisivo e la conseguente lettera inviata alla RAI, dopo il discorso di Napolitano sull’immagine della donna in occasione dello scorso 8 marzo…
Dopo tutto questo, fa male dover assistere, ancora, a servizi tv di questo tenore trasmessi dal servizio pubblico radiotelevisivo.»

Che fare dunque? Qualcosa, se si è in molti a protestare, si può ottenere: la rete in queste cose è potente. Firma anche tu QUI l’appello lanciato dall’Associazione Pulitzer alla direttrice generale della Rai Lorenza Lei. E partecipa al mailbombing organizzato da Un altro genere di comunicazione.


34 risposte a “Appello alla direttrice generale della Rai contro il servizio del Tg1 «La donna dell’Ariston»

  1. Non ci sono altri commenti da aggiungere…
    Solo un po’ scettica, su quanto questi appelli possano davvero avere effetto.

    Penso che in questo caso, l’unica possibilità, sia richiamarci all’articolo quinto: chi ha i soldi in tasca ha vinto! E, in questo caso, chi ha i soldi, siamo noi consumatori. Spesso ci dimentichiamo del potere che abbiamo, soprattutto oggi come oggi in un ottica Social.
    Non potendo, ovviamente, esimerci dal pagare il canone che, di fatto è una tassa ed è giusto che sia pagata, l’unica arma che rimane è quella stessa utilizzata per il caso OMSA. Chi si sente ferito, le donne (e gli uomini) che si sentono superiori a certi tipi di comunicazione, dovrebbero avere il coraggio di non guardare più certi programmi; avere il coraggio di non acquistare più i prodotti degli sponsor.
    Cala l’audience, calano le vendite…. beh penso che qualche segnale venga recepito. E, del resto, sembrano essere le sole cose che contano.

    Personalmente, sono anni che non guardo più Saneremo e sono anni che, eccezion fatta per i telegiornali e Report, non guardo nemmeno più RAI e MEDIASET. Ad ogni modo lanciare e firmare l’appello è comunque un gesto significativo, è pur qualcosa.

  2. @consolataplantone: può essere efficace il boicottaggio degli sponsor, meno quello della visione del programma a meno che tu non sia una famiglia auditel e la tua fruizione del mezzo televisivo venga in qualche modo registrata.
    Gli appelli invece se raccolgono tante firme (vedi le petizioni di Avaaz.org) e mobilitano molta opinione pubblica funzionano eccome.

  3. Bisognerebbe capire chi sono gli sponsor principali. Io manderei a loro una mail.

  4. Condivido commento di Consolataplantone… Usiamo il telecomando Tv con senso critico. Se il programma non ci piace non lo sintonizziamo. Non è demagogia: l’esercizio massivo di questa facoltà sarà registrato dall’Auditel. Quelle che ai non addetti ai lavori possono sembrare variazioni marginali dei “percento” Auditel invece sono delle “mazzate” per i dirigenti Rai visto che la pubblicità si paga in ragione della percentuale di share.
    Sul merito della questione… Non mi ritengo bigotto, serenamente penso di poter esprimere una valutazione estetica su una donna anche parlando con mia moglie, però promozionare Sanremo ricorrendo a questi mezzucci non si può non criticre la capacità professionale di chi ha organizzato. Spero ciò sia un incidente di percorso, perché se anche le serate del festival seguiranno questo canovaccio non so veramente cosa pensare degli autori del programma.
    Quest’ultima categoria, forse, è il vero punto dolente della Tv italiana di questo periodo… Su cui interrogarci. Ma con serenità.
    P.S.: Comunque, vedrò Sanremo

  5. valeria cacciapuoti

    VERAMENTE UNA COSA INDECENTE L’ENNESIMA MORTIFICAZIONE DELLE DONNE. PERCHE’ MAI LA GENTE DOVREBBE DIVERTIRSI AD ASSISTERE A ROBA DEL GENERE? CI RITENGONO UNA MASSA DI BEOTI; QUESTO PAESE E’ INCIVILE ANCHE SOTTO QUEST’ASPETTO E IL SUO “SERVIZIO PUBBLICO” FA DI TUTTO PER TENERSI AL LIVELLO DI INCIVILTA’ IMPERANTE .
    ( E BERLUSCONI NON HA INVENTATO NIENTE IN QUESTO CAMPO).

  6. Firmato.
    Perché Sanremo è Sanremo!
    Appunto…

  7. Che orrore… sarò io ma la televisione italiana mi sembra ormai tutta pornografia.
    La “grechina” era già pronta ad aprire la zip della giacca, pronta a eseguire il copione alla lettera.
    Che umiliazione per noi donne…

  8. Sono solitamente scettico su proteste e censure, ma qui si sconfina quasi nel reato.
    Non so quale, ci vuole un giurista, ma il gesto del vecchio che mostra al pubblico (trattato come guardone) le tette della ragazza, a me sembra da denuncia penale.
    Io comunque la farei, se minimamente si può imbastire. Anche se poi non venisse accolta, farebbe colpo. Chiedere a Giulia Bongiorno.

    E poi una forte iniziativa di boicottaggio, associata al video: “Sanremo degrada la donna. Chi ama le donne non guarda Sanremo.”
    Se funzionasse, sai che colpo per questi cretini.
    E mettiamoci pure l’indecenza di Celentano pagato 300.000 euro a puntata, adesso!, per dire le sue penose scempiaggini. Ma cosa vogliono, far crescere lo spread?!?🙂 (Scusate le invettive, sono fuori di me.)

    E scriverei una letterina a Napolitano, con video allegato, e richiesta di udienza.
    Può rientrare nei suoi compiti intervenire su indecenze nazionali di questa portata, fatte dal servizio pubblico, di cui credo abbia qualche responsabilità.

  9. @Giorgia, come si suol dire diamo un colpo alla botte e una al cerchio… tutto fa brodo. Da una parte, una massiccia ondata di lettere firmate; dall’altra un passaparola per boicottare audience (per raggiungere appunto famiglie auditel) e sponsor, in un qualche modo raggiungeremo lo scopo😉
    Non metto in dubbio gli appelli e le raccolte di firme, anzi… ma a mio parere serve conoscere il tallone d’Achille e, in questo caso, mi sembra siano più sensibili ai soldini che a quant’altro. Tutto qui.

  10. A proposito di donne oggetto, che ne pensate di questa notizia sulla protesta di alcune hostess per la divisa ritenuta troppo sexy.
    Mi è arrivato ora il link:
    http://www.giornalettismo.com/archives/194933/le-hostess-si-ribellano-alla-nuova-divisa-sexy

  11. Firmato e diffuso sia su Facebook che Twitter

  12. Mamma mia che strazio…

  13. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  14. Sì, è davvero tragicamente scandaloso che giovani donne siano portate su importanti palchi dietro la minaccia di non erogare pagamenti milionari. Mostruoso! Sono disposto volentieri a immolarmi. Prendete me. Davvero. Prendete me e lasciatela andare. Sono carino, sudo poco, e chiedo un cachet molto inferiore.

  15. Proprio ieri sera ho visto il semplice (ma piacevole) Basilicata coast to coast no Papaleo. Vederlo in questa veste mette tristezza. Firmo subito. La firma la concedo di rado, troppe petizioni su internet, ma questo caso e`eccezionale.

  16. Concordo con Ben sia nell’analisi che nelle proposte alle quali aggiungo qualche considerazione che posterò anche nei blog di Lorella Zanardo e Loredana Lipperini che si stanno occupando dello stesso tema.
    In questi ultimi tre anni molte amiche e amici anche autorevoli si sono impegnati al fianco di Lorella Zanardo per due obiettivi specifici: innalzare il livello di consapevolezza sul problema e portare avanti azioni di protesta mediante continue segnalazioni agli organismi preposti. La sensazione che ne ho ricavato è sia di successo di tutte queste iniziative, sia del continuo dover ricominciare, come se tutto quanto è stato fatto e si continua a fare, non bastasse mai.
    La visione che è alla base di questo uso del corpo e dell’essere femminile permea stabilmente tutti gli ambienti e si avvale della potenza di strumenti di comunicazione diffusi capillarmente per far passare nelle coscienze in modo incessante ed efficace i contenuti di cui parliamo. Molte donne e uomini ne sono consapevoli ed esausti , diversi lo erano già al comparire del video Il corpo delle donne che ha ratificato una disapprovazione molto diffusa e specializzato la critica che è stata e viene condotta con enorme competenza e professionalità. Sono state coinvolte anche diverse istituzioni che hanno mostrato una sensibilità insufficiente e soprattutto una volontà politica di intervento piuttosto debole, fatta qualche eccezione. Lo stesso Capo dello Stato non ha fatto seguire pressoché nulla alle sue dichiarazioni, che ci sono note.
    La mia sensazione è che se da un lato vanno assecondati processi carsici in grado di destabilizzare profondamente un andazzo deprecabile, dall’altro vanno anche colte le opportunità che si presentano e quella di Sanremo mi sembra formidabile per i nostri obiettivi.
    Mentre si continua a parlare della generosità di Celentano che devolverà il suo spropositato compenso in beneficienza, a me viene in mente che, ferma restando la sua libertà di donare a chi vuole (Emergency, sembra) sarebbe interessante avere il suo parere sull’opportunità di contribuire a modificare il suo ambiente, dove lui esprime la sua competenza e la sua arte e pensare di mettere a disposizione il suo guadagno al Festival per un’opera di educazione alla visione consapevole della tv.
    Oltre l’evento in questione, sarebbe ugualmente interessante chiedere al Governo di utilizzare qualche fondo sottratto all’illegalità o dal recupero dell’evasione fiscale per impostare un’azione significativa nel mondo dell’istruzione e della formazione affinché i giovani che il Governo stesso mostra di avere molto a cuore, possano vivere in futuro in un Paese liberato dal disastro anche morale nel quale versa una parte consistente del Paese.
    Se da un lato, quindi, approfitterei nell’immediato del Festival, dall’altro ogni tanto mi scopro a pensare all’opportunità di lanciare una class action contro i responsabili di questo immenso degrado per ottenere un risarcimento da destinare a quanto sottratto alle donne in termini di servizi e di riconoscimento del lavoro non retribuito.
    Dico cioè che tutto quanto è accaduto in Italia negli ultimi anni è andato soprattutto a svantaggio delle donne, della loro immagine ma anche della possibilità di vivere con minore fatica di quella che fanno senza vederla mai riconosciuta né in termini economici, né in termini morali.

  17. Pingback: La Donna del Festival di Sanremo indigna la rete « Associazione Pulitzer

  18. Reblogged this on Fabio Argiolas.

  19. Come ha detto Giglioli nel suo blog “Tu quoque, Gianni?”
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

  20. Class action: verifichiamo se è un’iniziativa praticabile, e se sì, facciamola.

  21. Allegria di nubifragi, perdonami ma «Tu quoque, Gianni?» è il titolo dell’articolo di Lorella Zanardo che ho citato, non l’ha scritto Alessandro Gilioli.

  22. Elsa Fornero: Linee programmatiche ministero pari opportunità, audizione del 24 gennaio: http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6717&typeb=
    Estraggo dal testo: (…) Esistono infine forme di violenza o di istigazione alla medesima che sono connesse a fenomeni mediatici ed informatici che non possiamo sottovalutare. L’idea di un progetto educativo per contrastare l’immagine mercificata della donna, anche attraverso la televisione, non mi trova affatto indifferente. Non sto parlando di censure, ma di educazione oggettiva e consapevolezza. Penso all’introduzione di gender mainstream nei progetti educativi al fine di monitorare che i messaggi, trasmissioni, pubblicità e testi scolastici siano il più possibile gender correct. Il contrasto all’utilizzo del corpo femminile come strumento pubblicitario, anche attraverso l’uso di siti internet che denuncino di volta in volta l’utilizzo inaccettabile del corpo femminile, è altro profilo da considerare. Restituiamo una dignità al mondo femminile spesso, troppo spesso, rinchiuso dentro un copione che tende al compiacimento del mondo maschile.

  23. Sì, ok, indignarsi preventivamente son capaci tutti quanti, ma quando c’è da esporsi tutto tace. Mi citate un articolo apparso oggi su qualche quotidiano che faccia il culo quadro a quel servizio del tg1?

  24. Mi sembra insensato scandalizzarsi. La tv è spazzatura ed è ovvio che proponga cose stupide e scostumate. Si rifà agli istinti più bassi delle persone e perciò avrà sempre un largo seguito. Chi si sente superiore a quel tipo di finzione (non è la realtà, è solo tv) non dovrebbe nemmeno dare peso a certe cose.

  25. @Davinel
    Purtroppo la mia esperienza personale (parlando e confrontandomi con amici, vivendo relazioni ecc) è che in realtà questo tipo di rappresentazioni contribuisce sempre più a forgiare l’immagine che l’uomo ha della donna, e quindi la modalità relazionale con cui approcciarsi a lei (e viceversa, penso). Per non parlare delle conseguenze che ha sulle aspettative, ad esempio di natura sessuale, che entrano in gioco fra i sessi. Il servizio è girato esattamente come un porno: inquadrature ravvicinate, figura femminile in mezzo esposta in bella vista, completamente passiva, e due uomini ai lati che tentano di circuirla, si muovono girando intorno a lei, la toccano, le tolgono i vestiti.
    E il messaggio che emerge è: beh, è così che ci si relaziona a una 20enne di bell’aspetto, no?
    Che schifo. Da denuncia, sul serio.

  26. Condivido il pensiero di Davinel. E aggiungo, così facendo facciamo il loro gioco, continuiamo a perdere il nostro tempo parlandone. La soluzione potrebbe essere quella di ignorare tutto il meccanismo del festival.

  27. Raccolgo l’appello e mi riprometto di farne un post. A prestissimo, se ci riesco entro oggi

    Lordbad

    Vongole & Merluzzi

  28. Non può funzionare, “ignorare il festival” è una cosa che molti fanno da una vita o quasi. Ma questi molti son pochi rispetto a chi sostiene il baraccone. L’unico modo per ottenere un reale cambiamento è colpire nella maniera giusta con le armi critiche a nostra disposizione. Ma qui è difficile, perché il più delle volte i movimenti critici neo-fem si trasformano in un coretto di “indignate lamentose” (talvolta pure reazionarie), per lo più incapaci di formulare un vero pensiero critico, complesso, elaborato, innovativo, dunque micidiale se lanciato anche solo sul web libero.

  29. Sono d’accordo: è un triste spettacolo. Però è anche triste il fatto che una giovane di 20 anni usi il proprio corpo (e la propria disponibilità a farsi reificare) per passare avanti ad altre donne con più talento e più dignità (e non disponibili alla reificazione). Bisogna saper vedere anche il rovescio della medaglia.

  30. infatti in molti aspettano di sentire la versione dell’altra, l’esclusa per capricci da superstar a sentir loro…

  31. Basta anche con lo sterotipo di una donna che non esiste…la maggior parte delle donne in tv è passata da almeno tre interventi di chirurgia plastica..ma che messaggio è per i nostri figli??? vogliamo donne vere ed intelligenti non prese per le loro misure peraltro non reali…perchè non c’è una donna a presentare per una volta.???..la donna che non ha talento è fuori luogo…uno stereotipo diseducativo…non guardiamo più sanremo…è una vergogna!!!!

  32. Firmato, peccato solo che sia tutta pubblicità gratis a Sanremo!😉

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