Su Twitter, le emozioni e il live-tweeting

Qualche giorno fa Concetta Ferruzzi mi ha fatto un’intervista per SegnalazionIT.org. Eccone uno stralcio:

D. Twitter può essere considerato un modello di comunicazione emozionale?

R. Non necessariamente. Twitter è uno strumento e, come tutti gli strumenti, assume funzioni, valori e connotazioni diverse in base alle modalità con cui i singoli e le comunità lo usano. Gli strumenti non sono in sé né emotivi né razionali, ma possono essere usati in maniera razionale o emozionale: dipende, ovviamente,  da chi, come e per quali scopi si usano.

[…]

D. Il live-tweeting può influenzare i commenti e le opinioni rispetto ai fenomeni raccontati?

R.  Il live tweeting ha certi effetti e significati mentre viene prodotto, anche  per il coinvolgimento emotivo che si ha mentre si vive una certa situazione, ma li perde completamente se si legge la strisciata di commenti a distanza dalla diretta. Ma in certi casi il live tweeting può anche essere usato come esercizio per distanziarsi dalle emozioni. Annotare cosa accade mentre qualcosa accade, infatti, comporta in parte un distacco emotivo dall’evento. In questo senso usare il live tweeting in contesti di ricerca è interessante proprio perché consente al ricercatore di mettere un filtro tra il sé che osserva e narra ciò che osserva, e l’evento osservato e narrato.

D. Perché la semiotica dei nuovi media studia il live tweeting?

R. Dal punto di vista semiotico, la pratica del live tweeting è interessante proprio perché implica lo smontaggio analitico di una situazione (la semiotica è una disciplina analitica): chi fa live tweeting è costretto a selezionare solo alcuni aspetti di una situazione, di un contesto o un evento per raccontarli in 140 caratteri su Twitter, evidenziando aspetti che altrimenti non sarebbero evidenziati, e cancellandone altri che invece sono presenti. Ma questi altri aspetti possono essere selezionati da un altro partecipante all’evento su cui si sta facendo live tweeting, e così via. Mettere assieme tutte queste selezioni, combinarle e confrontarle può essere uno strumento di analisi a posteriori molto potente. Non a caso, con il diffondersi dei social media, i live tweeting sono usati anche dalla polizia scientifica come strumenti d’indagine. Occorre però ricordare sempre, nel trattare i live tweeting come strumento di ricerca, che, proprio perché composti di messaggi brevissimi, in cui il non detto supera sempre di molto il detto, i live tweeting, una volta privati del contesto, sono ad altissimo rischio di fraintendimento, e come tali possono essere piegati a interpretazioni manipolatorie. E possono, in certi casi, dire tutto e il contrario di tutto.

[…]

D.  Ritorniamo a Twitter, sono presenti sempre più  VIP, politici e personaggi con ruoli pubblici. Come comunicano?

R. Anche in questo caso, dipende da chi comunica e dagli obiettivi che ha: ognuno rappresenta sé stesso e il proprio brand. Da questo punto di vista le star dello spettacolo non si distinguono dai leader politici. Ho fatto in occasione del Natale un’analisi degli auguri su Twitter fatti dai politici, che evidenziava notevoli differenze di stile: dagli auguri per così dire più “istituzionali” a quelli “personali”. Lo stesso potrei dire del modo in cui hanno fatto gli auguri le star dello spettacolo, da Fiorello a Federica Panicucci a Gerry Scotti: ognuno col suo stile.

D. Quali rischi sono tipici della comunicazione via Twitter?

R. I rischi sono connessi alle caratteristiche stesse dello strumento: velocità e brevità. La brevità dello spazio disponibile può generare fraintendimenti, perché nei messaggi brevi il non detto supera di molto il detto. La velocità invece può portare a semplificare in modo eccessivo pensieri e stati d’animo, quindi il rischio onnipresente è la superficialità: sia nella scrittura sia nell’interpretazione. Tutto ciò spiega per esempio le polemiche che spesso nascono. C’è poi il rischio di esagerare con atteggiamenti di narcisismo e protagonismo: la comunicazione su Twitter può essere vissuta da alcuni come una sorta di “speakers’ corner” da cui sputare sentenze in 140 caratteri alla propria platea di follower. Ma anche questo dipende dalla persona e dalla comunità di follower in cui è inserita.

Leggi il resto dell’intervista qui: «Tecnologia ed emozioni in 140 caratteri».

6 risposte a “Su Twitter, le emozioni e il live-tweeting

  1. Intervista molto interessante. Appena potrò leggerò la versione completa.

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Sarà perchè la sintesi non è il mio forte, ma non sono un amante di Twitter. Brevità, velocità… sicuri che non vadano a scapito della qualità?
    Qualche giorno fa scrissi qualcosa sull’argomento:
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/2012/01/12/velocita/

  4. Devo dire che ho sperimentato, attraverso il livetweeting, sia una sorta di distacco emozionale, dagli eventi narrati nel video, sia un coinvolgimento emotivo, scaricato anche attraverso tweet di carattere più passionale.

    Secondo me dipende sia da cosa si sta commentando che dal soggetto che commenta. Per esempio, durante la puntata su Cosentino, a Piazza Pulita avevano sottolineato come i partiti non avessero voluto pubblicamente esporsi ricorrendo al voto segreto. Io già lo sapevo ma avevo accumulato tanto sdegno per quel particolare che a sentire nuovamente parlarne mi era venuto spontaneo scrivere il tweet seguente:

    “#PiazzaPulita Voto segreto, eh? Sono più codardi dei mafiosi che dovrebbero affrontare”

    Che non mi pare per niente un esempio di distacco emozionale.

  5. Bell’esempio Cristian. Che conferma che, come accade per ogni strumento di comunicazione, tutto dipende da come si usa, perché, in quale contesto eccetera. Ciao!

  6. Io non mai avuto il coraggio di iscrivermi a tweetter.
    Mi sono fermato sulla soglia un paio di volte.
    Mi spaventa la semplificazione eccessiva.
    Mi sembrerebbe come se per parlare si dovesse usare soltano un’ascia, o una sciabola.
    Un taglio secco e via!
    E invece quante sfumature stanno nelle parole!

    Ma lo capisco, tweetter è uno strumento di comunicazione, trasmette messaggi.
    In quanto tale, però, condiziona anche i fruitori, attivi e passivi, modificando la forma e la sostanza del loro comunicare.
    Insomma, penso che, come ogni mezzo di comunicazione, debba essere preso per quello che è, uno strumento in mezzo a tanti.
    Se fosse il solo, allora sarebbe tutta un’altra cosa, in senso più deteriore, secondo me (ma così non è, quinsi…)

    Però io il coraggio di iscrivermi non l’ho trovato lo stesso.
    Un saluto,
    Piero

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