Pubblicità che copiano internet?

L’altro giorno, come dicevo, mi sono guardata tutti i commercial andati in onda durante il Super Bowl, facendo attenzione soprattutto a quelli che hanno ottenuto molti «like» su internet.

Com’è noto, su internet i video che diventano «virali» contengono spesso questi ingredienti, anche combinati: bambini, animali, cuccioli, belle donne, situazioni demenziali o buffe per qualche motivo.

La classifica degli spot Top Rated al Super Bowl rispecchia questa tendenza. Poiché in Italia non vedo girare così tanti spot con animali, bambini, scenette buffe o demenziali, mi chiedo: la pubblicità americana sta inseguendo il web prima e più della nostra? o il mio punto di vista è deformato dal fatto che guardo i loro spot dal web, appunto?

Non conosco le ultime tendenze della pubblicità statunitensi così bene come quelle italiane, chi mi aiuta?

Bambini

Animali:

Belle donne

Situazioni comiche

Quanto agli ingredienti della «viralità», ricordo lo spot «metavirale» dell’anno scorso con Jennifer Aniston per Smartwater. Che non a caso è diventato subito virale.

6 risposte a “Pubblicità che copiano internet?

  1. anche in UK nelle pubblicità c’è pieno di animali, pupazzetti, situazioni divertenti, molta animazione grafica. Pochi culi e tette, come direbbe mia nonna.

  2. Mmmm…e questa è davvero interessante.
    Dunque, due considerazioni…intanto siamo sicuri che i video che sul web viralizzano con maggiore frequenza abbiano ANCORA questa tipologia di soggetto, o una combinazione di questi? Ovvero ” bambini, animali, cuccioli, belle donne, situazioni demenziali o buffe per qualche motivo”?
    Perché mi sembra una tendenza più del passato (sicuramente per bambini, animali, cuccioli, situazioni demenziali) che non del presente. O quantomeno la mia impressione è che a incontrare il favore del pubblico web e (di conseguenza o no) avere maggiori possibilità di viralizzare siano sempre più i soggetti e le soluzioni che hanno a che fare in qualche modo con una macro-categoria che potremmo definire “alto tasso di creatività percepita”, in modo totalmente trasversale rispetto ai soggetti specifici.
    Poi, magari ci sono dati ben precisi di cui non sono a conoscenza e mi taccio subito…comunque anche se eventuali dati dovessero stabilire un’altra realtà, sto parlando di una tendenza. Almeno questa è la mia impressione.
    Per quanto riguarda la pubblicità che copia Internet, credo che un minimo di processo osmotico in questo senso sia inevitabile. In più penso che, così come la tv è ancora un mezzo che tuttora e più di prima vanta un altissimo grado di autonomia e potere di condizionamento dei significati (e significanti) sociali, alcune (solo alcune come potrebbero essere specifici contenuti degli audiovisivi) tendenze che nascono dalla rete non sono più percepite così fortemente in funzione della loro origine internettiana, una volta che sono in fase di rimbalzo all’interno del consesso sociale; sicuramente molto meno che in passato. Hanno così, a loro volta, maggiore autonomia e libertà di essere replicate su altri media con il marchio di semplice “tendenza” anziché “tendenza che viene dal web”.
    Discorso un po’ contorto ma spero di essermi spiegato almeno un po’…

  3. Fun fact sulla pubblicità della m&m: qualche tempo fa aveva iniziato a girare su facebook una immagine comica in cui si accusava di razzismo l’azienda perché c’era un personaggio per ogni colore dei loro confetti, tranne che per il marrone. Non so se questa accusa fosse fondata o meno, e l’immagine non ha avuto nemmeno questo gran successo (se cercate “m&m racist” su Google immagini la trovate tra i primi risultati, ma poi basta), però il fatto che nella pubblicità del SuperBowl ci sia proprio questo personaggio mi fa pensare che qualcuno abbia visto l’immagine e abbia deciso di correre ai ripari per sicurezza. Se fosse andata davvero così, sarebbe un bell’esempio di pubblicitari che si preoccupano di monitorare internet per fare le scelte migliori.
    (per la cronaca, l’immagine di cui parlo è questa: http://27.media.tumblr.com/tumblr_llqiz3m9QK1qj3x7mo1_500.png)

  4. Ciao Giovanna, milioni di americani, guardano gli spot sul web come hai fatto tu oppure li ri-guardano dopo averli intravisti al superbowl. Quindi, i film sono spesso concepiti fin dall’inizio per essere trasversali ai media. Devo dire che gli animali e le gag. ci sono sempre stati. Anche quando Zuckerberg andava ancora all’asilo. Per non dire dei bambini che parlano con voce adulta di cose da adulti: http://www.youtube.com/watch?v=0LnJskwydvM&feature=fvst (anni ’90)
    Un appunto del tutto personale: nell’ultimo decennio la pubblicità Usa è peggiorata dal punto di vista narrativo. La comicità è più cheap e banale e in questo si sente l’influenza del web, che valorizza il gimmick, la trovatina memorabile e un po’ idiota. Ma anche la crisi ha avuto la sua parte: il marketing se la passa male. People just wanna have fun e pensare il meno possibile. Anche dove non si ride, come nel caso dello spot di Eastwood per Chrysler, si gioca sui macro-sentimenti e su una retorica d’altri tempi. Bellici.

  5. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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