Sisal: «Lasciatemi sognare con la schedina in mano»

Da quando c’è la crisi, in Italia il gioco d’azzardo cresce in modo netto e continuo: gli ultimi dati pubblicati dai Monopoli di Stato (dicembre 2011) parlano di una crescita del 26,36% nel gennaio-novembre 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Nel 2010 la crescita era stata del 13,17%, nel 2009 del 12,96% e anche nel 2008 c’era stato un balzo notevole rispetto al 2007.

Da una ricerca condotta nel 2008 dal Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo, emerge che i giochi preferiti (primo fra tutti il Gratta e Vinci, secondo il Superenalotto) sono quelli in cui mancano le relazioni; che fra coloro che dichiarano di spendere oltre 600 euro al mese in giocate, il 23,7% ha un lavoro precario o saltuario, il 5,3% sono casalinghe, il 18,4% pensionati; che l’età di gioco è abbastanza uniforme, ma la maggioranza sono giovanissimi (10-19) o hanno più di 70 anni; che il titolo di studio più diffuso fra i giocatori è la licenza superiore (54%), seguita dalla media inferiore (21%) e dalla laurea (19%).

Infine – ipotizza la ricerca – i giocatori che soffrono di problemi di dipendenza dal gioco erano oltre 1 milione nel 2008 e da allora – aggiungo io – possono solo essere aumentati.

È a persone con queste caratteristiche che si rivolge l’ultimo spot Sisal, per stimolarle a giocare se non l’avessero ancora fatto o a farlo in modo ancora più intensivo. Parafrasando la celebre canzone di Toto Cutugno «L’italiano», dice:

«Vorrei una vigna per produrci il vino, io sogno un parco per il mio bambino, di un grande film sarò il produttore, voglio champagne ghiacciato a tutte le ore, darò ai miei figli un futuro splendente, della mia squadra farò il presidente, con un sistema in ricevitoria si sistema la mia compagnia. Un milione a Giulio, un milione a Maria, voglio fondare la mia scuderia, faccio una follia, ti prendo e ti porto via. Lasciatemi sognare, con la schedina in mano. Lasciatemi sognare, sono un italiano».

Contro lo spot molti in rete si sono già ribellati: chi lo definisce «poco educativo», chi sottolinea – giustamente – che gli italiani dovrebbero sognare con strumenti ben diversi dal gioco d’azzardo, chi si dice solo indignato.

Per me lo spot è semplicemente triste. Molto. Perché oltre il 50% degli introiti delle giocate finiscono nelle casse dello Stato e dunque capisco bene la ragione per cui questo e altri spot simili si stiano moltiplicando: non sarà certo una protesta in rete a fermarli. Perché riconosco che è adeguato al suo target: scandalizza chi dal gioco si sente lontanissimo/a, ma rispecchia realtà e sentimenti di chi, non vedendo altre soluzioni, s’illude che solo tentando la sorte la sua vita potrebbe cambiare. E perché mi rendo conto che, per l’ennesima volta, alle donne sono riservati solo sogni che riguardano i figli («sogno un parco per il mio bambino», «darò ai miei figli un futuro splendente») e il corpo, visto che la ragazza che desidera «champagne ghiacciato a tutte le ore» se ne sta nuda e ammiccante nella vasca da bagno. Nessun lavoro, nessuna soddisfazione professionale nei sogni delle donne.

Un’Italia immobile, senza soldi e senza speranze è quella a cui si rivolge lo spot, a dispetto dell’allegria apparente. Un’Italia che ovviamente c’è.

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

63 risposte a “Sisal: «Lasciatemi sognare con la schedina in mano»

  1. Tristissimo, sì…
    Purtroppo sono spot come questi che mi fanno vergognare di essere italiana.
    Apprezzata e condivisa inoltre l’affermazione in chiusa.
    Un saluto,
    Pau

  2. e, come ho già scritto altrove, il disclaimer è “gioca il giusto”. ma qual è il metro di ” giusto” ? due, tre, dieci volte? per me, neanche una…

  3. io non lo trovo nemmeno triste in verità, ma forse perché ho vinto una volta🙂
    Una campagna senza pretese, per un gioco leggero che non comporta alcuna intelligenza. Insomma io la trovo piuttosto centrata.

  4. “Triste” è stata anche la mia prima e unica opinione..mia mamma si è definita “indignata” di vedere una cosa così alla tv. Mi ha chiesto subito a chi avrebbe potuto scrivere per chiedere di sospenderla, fate voi! Niente si muove insomma, se non le nostre opinioni…

  5. Giagina, è centrata rispetto al suo target, l’ho detto.

    La rappresentazione dell’italianità che ne emerge, però, è recessiva, ferma, senza sbocchi per il futuro che non siano la schedina.

  6. Tristissimo davvero, concordo pienamente. Mi chiedo anche se non faccia male vederlo a chi, come mia nonna, è fortemente dipendente da lotto, super enalotto e video poker (anche se qui non compare).

  7. @giovanna, è la rappresentazione di quello che siamo, un ceto medio in recessione. Dubito cmq che anche in periodi meno recessivi il tipo di sogno proposto sarebbe stato diverso. Forse siamo noi a viverlo in maniera diversa.
    Quanto invece alla osservazione di @valeria mi vengono in mente le critiche che venivano mosse alle campagne delle sigarette , finchè era possibile farle, quando si discuteva dell’opportunità di veicolare un messaggio vincente e di successo attraverso l’esaltazione di un vizio. Chi è “malato” di scommessa, così come chi è drogato di nicotina, poco si lascia influenzare da uno spot.

  8. Capisco le critiche, ma il SuperEnalotto (così come le altre lotterie) non c’entra nulla.
    E’ l’Italia di oggi, il vero problema, non il gioco (o lo spot) in sé.

    Ogni tentativo di lettura sociologica (o di demonizzazione a priori) di una campagna del genere è un granchio clamoroso.

    Trovo ingiuste le critiche a uno spot che fa semplicemente il suo lavoro: parlare del gioco e convincere il target a giocare. Punto.
    Il ruolo della pubblicità (che ci piaccia o no) è questo. Far vendere.
    Non educare le masse.

    A quello dovrebbero pensarci i governi.
    E’ a loro che vanno girate le critiche.

    (Trovo semplicemente pretestuosa e senza senso la polemica post-femminista sul “mamma o escort”. Cosa c’entra? Se lo stesso identico spot fosse uscito in Svezia, non avremmo avuto polemiche simili. La colpa non è nel testo, ma nel contesto. Lo ribadisco.)

  9. Ma no, Giò, le donne ci fanno invece una figura comunque migliore degli uomini. Ragionamoci su. Partendo dal presupposto che chiunque spenda denaro in giochi non equi (ovvero in cui alla somma scommessa non corrisponde nemmeno lontanamente un indennizzo vicino al reciproco della probabilità di vittoria) quali sono grattaevinci ed (ena)lotti vari sia un babbeo e chiunque speri di vincere in giochi la cui probabilità corrisponde al comporre un numero a caso sperando che risponda il cellulare del nostro attore preferito sia un analfabeta, ecco, come dire, la salvezza di un qualche barlume di razionalità tra uomini e donne dello spot non potrà che essere cercata se non nei desideri dei due.
    Ora, una persona che perda il suo denaro, guadagnando in cambio la cronicità della frustrazione per la vittoria mancata, e sogni di continuare a lavorare dimostra di sbagliare anche sulla più elementare regola onirica da denaro vinto: l’esagerazione, l’esclusività, la megalomania. Che un soggetto sogni la vincità milionaria con lo scopo di continuare a fare lavori ordinari è dimostrare di essere mediocre anche nei sogni. Non puoi voler essere protagonista di Cenerentola, dimenticare negligentemente la bella scarpetta tra le mani del principe, per poi sognare che ti stacchi un assegno per quella tua piccola attività di scarpaia. E infatti, cinderella per cinderella, alla donna sognatricedello spot va un poco meglio; nello spot infatti mostrano almeno di avere un senso dell’inutile interpretando comunque meglio degli uomini una filosofia dell’ozio che comunque non si otterrà.
    Se i produttori hanno peccato lo hanno fatto per difetto, non per eccesso: un parco per il mio bambino? Champagne ghiacciato a tutte le ore? Un futuro splendente per i figli? Suvvia! Una volta intuito che la ricerca quotidiana del denaro vinto implica necessariamente un’estetica del superfluo hanno avuto timore della potenzialità dell’onirismo femminile e lo hanno sminuito a livello di una casalinga ordinarietà da supermercato rionale. O sono io che non ho compreso la sottile perfidia dei pubblicitari che, visti i tempi, avrebbero fatto equivalere la realizzazione di un sogno al possesso di un lqualche lavoro (di qui il parallelo alla realtà: gli uomini sperano, le donne hanno già rinunciato) denunciando onestamente la funzione del gioco per quel che è: un oppiaceo lenitivo per la desolante realtà.
    Questo tipo di pubblicità dovrebbe essere vietato dalla Legge se non fosse ovviamente che la Legge la fa lo stesso Stato che deve rispondere alla duplice, contraddittoria, funzione di educare i suoi cittadini guadagnando al contempo dalla stupidità di ciascuno.
    Incassare le tasse dall’enalotto per finanziare una pubblica istruzione che mandi nel mondo soggetti matematicamente sprovveduti che finanzieranno nuovamente l’enalotto. Quando si dice che il gioco è un circolo vizioso…
    Arriviamo così all’ipocrita slogan di una filosofia lucignola: giocate sì, ma con moderazione. Che equivale a: fatti le pere ma senza morire altrimenti da chi incasso? Insomma, all’insegna del sacro motto che informa la filosofia di Stato: puoi tosare una pecora molte volte ma puoi scuoiarla una volta sola.

  10. PS: prendo al balzo il punto di Giagina e rilancio.

    Prendersela con uno spot del genere perché “influenza gli italiani” è come prendersela con le pubblicità del McDonald’s perché causano obesità infantile.

    In entrambi i casi, non è il prodotto in sè il problema.
    E’ l’assenza di autocontrollo di chi esagera.

  11. Posso chiedere perché i miei interventi precedenti sono stati moderati?

    Toni eccessivi e/o offensivi?
    Inadeguatezza dell’esposizione?
    calunnia? diffamazione?
    puzza di piedi?

    (oppure mi son macchiato del gravissimo reato di differenza d’opinione?)

  12. Tutto giusto.
    Però sarei più indulgente.
    In Italia, come altrove, alcuni/e stanno piuttosto in basso, sulla scala del benessere, e non hanno proprio nessuna possibilità realistica di salire. Non vale per i giovani, ma vale per altri.
    Per loro, la speranza di vincere alla Sisal o al Lotto può alleviare una vita poco soddisfacente. A differenza che in altri sogni più grandiosi, qualcuno qualche volta vince davvero. Sperarci non è quindi insensato, e può essere dolce.

    Certamente, lo Stato potrebbe piuttosto favorire le condizioni per sogni di ascesa sociale migliori. E proporli a chi può realisticamente inseguirli.
    Il governo attuale, rivolgendosi ai giovani, ha cominciato a provarci, con poca abilità, tanto da meritarsi le nostre critiche: perdita di sobrietà comunicativa.

    Poi resta il fatto che mezza Italia sogna sogni diversi. Forse più belli. Non so quanto più realistici.

  13. Per “sogni diversi” intendevo diversi sia dalla Sisal sia dall’ascesa sociale meritocratica.

  14. Ugo,
    se la frustrazione fosse più forte della speranza, la gente non giocherebbe.

  15. Uno spot metafora della decadenza di un Paese.
    Spero che qualche canale satirico di youtubers ne faccia una bella parodia con cui farsi beffa di questa pochezza.
    Se non altro per dimostrare che non siamo tutti così.

  16. @Ben scrive: “Per loro, la speranza di vincere alla Sisal o al Lotto può alleviare una vita poco soddisfacente. A differenza che in altri sogni più grandiosi, qualcuno qualche volta vince davvero. Sperarci non è quindi insensato, e può essere dolce.”

    In totale disaccordo, caro Ben. Quando la probabilità di vincere è, come nell’enalotto, quella che è non si chiama speranza e neppure illusione. Si chiama stupidità. Tra l’altro non c’è nessun motivo di essere indulgenti accampando come alibi una condizione di vita disagiata: l’enalotto, è i giochi sisal in generale, sono l’emblema del nostro tipo di società: uno (o pochi) vince un premio spropositato, il resto nulla. La beffa diventa difficilemente sopportabile qualora si realizzasse che il proprio sogno ha un prezzo e proprio attraverso il suo esercizio a pagamento si finanza la vicnita di uno solo, a completa diomostrazioen del masochismo umano. L’inganno diventa insopportabile quando si calcola il tasso di inequità di queste trappole che equivale a dire che giocando il rosso sulla roulette se esce nero perdo tutta la somma e se esce rosso vinco un terzo. Cosa ci sia di dolce in tutto questo aceto è da capire.
    Esiste un modo sicuro per vincere entrando nella ricevitoria: avvicinarsi al bancone, comporre con cura la schedina di fronte all’esercente, sfilare la banconota. E all’ultimo momento rimettersela in tasca uscendo. Si dirà: e il brivido da potenziale vittoria del giocatore in quei pochi secondi in cui guarda ipnotizzato l’estrazione in tv? Ma vuoi mettere l’impagabile godimento da sicura sconfitta dei milioni di altri giocatori che non sei tu?

  17. -pochezza, vergogna, tristezza, indignazione, immoralità…ok. Ora però mi dovete indicare cosa secondo voi dovrebbe “dire” lo spot che pubblicizza un gioco a premi di puro culo.
    Che jingle dovrebbe avere? qualcosa tipo: Scemooooooo scemooooooo scemoooo???
    Andava fatto girare da Scorzese? Fotografato da Dante Spinotti? Interpretato dal Papa? boh a volte bisogna anche rendersi conto di cosa stiamo parlando.

  18. @Ugo e quindi? aboliamo i giochi, mi par di capire?

  19. Concordo con la tua analisi, ma anche con l’ironia di Ugo. Segnalo che esiste una proposta di legge per rendere la pubblicità del gioco d’azzardo illegale. Qui la notizia: http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/08/09/news/la_liguria_contro_il_gioco_d_azzardo_una_legge_per_vietare_la_pubblicit-20219531/
    Qui qualche dettaglio in più – chiaramente sono d’accordo.
    “La presente proposta di legge – ha detto Donzella – vuole innanzitutto affermare un fondamentale principio di prevenzione e deterrenza, basato sull’assunto che l’abuso del gioco nuoce alla salute, mentale e fisica, e può ridurre in povertà il giocatore e la sua famiglia. Il gioco ha infatti costi sociali enormi. Su base nazionale si stima siano 700.000 le persone affette da gioco d’azzardo patologico, vero disturbo mentale identificabile con precisi criteri diagnostici”.

    “L’abuso di gioco – prosegue il consigliere regionale – è causa di rovinosi indebitamenti e di crisi familiari e fattore di incremento del ricorso all’usura, che a sua volta rafforza la criminalità organizzata. Nei casi estremi il gioco diventa motivo di suicidio. Ancor più paradossale è la considerazione che, mentre gli ingenti utili derivanti all’Erario dal comparto giochi sono gestiti e incamerati centralmente (dallo Stato), gli sforzi per arginare le problematiche gioco-correlate sono invece tutti decentrati sui servizi territoriali, oggetto di tagli sempre più consistenti”.

    “La proposta di legge – conclude Massimo Donzella – prevede anche una destinazione obbligatoria di parte dei proventi ricavati dalla raccolta giochi ad azioni collegate alla cura della dipendenza da gioco (attraverso un fondo da istituirsi) e per la lotta contro l’usura (attraverso l’apposito Fondo già esistente presso il Ministero dell’Interno)”.

  20. Ugo,
    puoi ragionevolmente chiamare ‘stupido’ chi gioca. Il mio punto è che per alcuni “stupidi” giocare è più dolce che non giocare (mi includo fra gli “stupidi” avendo giocato la schedina almeno tre volte nella mia vita). Idem per l’oppio, come suggerisci tu stesso. O, direbbe qualcuno, per la religione.😉

  21. Ben scrive: “se la frustrazione fosse più forte della speranza, la gente non giocherebbe.”

    Non è la frustrazione a essere più forte della speranza. È la speranza a essere ignara del concetto di probabilità. Del resto la gente spera in tutto.
    Però fino a prova contraria l’enorme diffusione della pratica dello sperare si deve alla gratuità dell’azione. Quando qualcuno ti fa pagare non la chimaerei sperazna ma corconvenzione di incapace. Come del resto è la prova del nove fdata da tutti quei libri che ti promettono la ricetta di come diventare ricco. Dimenticavo, la ricetta che ha funzionato per l’autore di quel libro che hai appena acquistato.

    Questo succede quando i bambini chiudono i libri di matematica. Infatti la statistica sui titoli di studio non restituisce la verità del fenomeno che andrebbe invece valutato sulla base di quanti di coloro che giochino possieda un’alfabetizzazione matematica di livello anche sufficiente a capire ciò che sta facendo. Ebbene, qui non c’è alcuna correlazione ma certezza assoluta: un alfabetizzato matematico che voglia giocare andrà al casinò o si darà alle scommesse che implichino un fattore di conoscenza dell’ogetto della scommessa. In tutti i casi eviterà lotti, enalotti e gratta e vinci. Perché? Perché almeno conosce il significato numerico di stupidità.

  22. Nevvero o Elnevvero o come ti chiami, nessuno qui censura un bel nulla. La prima volta che qualcuno commenta, il commento viene moderato dal sistema (così l’ho impostato), perché ciò mi rispiarmia un po’ di spam che a volte sfugge all’antispam.

    Se poi tu cambi nick ogni volta che commenti, è chiaro che il sistema ti mette in moderazione. Poiché non vivo attaccata al blog ogni minuto secondo della mia vita, può succedere che ci voglia un po’ di tempo prima che io mi accorga di aver commenti in moderazione e li sblocchi manualmente. In questo caso, fra l’altro, non hai dovuto aspettare neanche un’ora… e hai subito gridato alla censura.🙂 Calma, eh.

  23. Ugo,
    dietro al nostro disaccordo sta la questione molto complicata di come funzioni la razionalità umana, e dei suoi limiti nei comportamenti quotidiani. Limiti stabiliti dall’evoluzione stessa del nostro cervello.
    Non è un argomento del tutto OT, dato che quello spot fa leva su questo.

    Resta comunque notevole l’osservazione di Giovanna sulla differenza che lo spot fa fra sogni maschili e femminili.

  24. @Giagina
    Aboliamo i giochi? Ma nemmeno per sogno. Però non sia lo Stato a lucrarci sopra direttamente. Inoltre dovremmo vietare questo tipo di pubblicità sulla stesso principio per cui riteniamo che attività autolesioniste come il tabacco o l’alcool non possano essere direttamente ed esplictamente oggetto di pubblicità volte al loro consumo. E infatti sono settori che hanno marketing particolari.
    Mi ero chiesto per quale ragione si debba pubblicizzare un gioco come il lotto o l’enalotto in quanto sono attività che non ne richiedono avendo lo Stato il monopolio esclusivo. Ma ora che rifletto meglio sulla questione ho compreso che questa non è una pubblicità come le altre. Non serve a vendere più schedine. Serve a far accettare socialmente il gioco continuanado omeopaticamente quella risemantizzazione collettiva dell’azzardo che prima era connotato comunque da una pesante sfumatura di negatività, di sconfitta. Sfumatura che oggi è impercettibile se si pensa, a titolo di mero esempio, che un gioco come il poker fino a qualche anno fa era vietato e oggi impera in tutte le salse, telematiche e non. Quindi lo spot è condannabile in assoluto perché non si tratta di marketing bensì di (dis)educazione di Stato.

  25. Pardon! Errore mio, in tal caso.
    🙂

  26. @Giagina: esplicito la mia opinione in merito a questo spot:
    1. Il sessismo di cui è impregnato è nauseante.
    2. Riprendendo ciò che diceva Ugo, il messaggio è diseducativo.
    3. Identificare il carattere d’italianità con l’atto di giocare una schedina attraverso la musica è patetico e svilente per gli Italiani in generale
    4. Dal punto di vista creativo, non è particolarmente originale né divertente.
    5. In un periodo di crisi nera come questo, dove gli Italiani stanno perdendo il lavoro, tu li dipingi (e li incoraggi pure) mentre spendono allegramente i loro soldi per giocare d’azzardo. Un luccicante, patetico teatrino della fabbrica dei sogni che, accostato alla reale disperazione delle famiglie, mi sembra abbastanza fuori luogo.
    Chiaramente è la mia opinione.

  27. Chiarisco. La mia indulgenza, che è anche auto-indulgenza, è rivolta ai giocatori. Sono però d’accordo che lo spot è diseducativo.

  28. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  29. “Bazzicando” per i SERT è opinione diffusa che ormai il gioco sia una piaga pari, se non peggio, di alcool e altre droghe, alla quale spesso si accompagna, e ormai i fondi per contrastare questo fenomeno sono limitatissimi.
    Molto spesso il ragionamento che sta dietro a tutto ciò è: “La pubblicità si fa, anche se diseducativa, perché lo stato ci guadagna”. Chi “bazzica” infatti per l’Agenzia delle Entrate sa che il gioco è tra le entrate più consistenti dello Stato, se non la più consistente.
    Come molti hanno sottolineato nei commenti precedenti, qui serve una riposta politica, perché è lapalissiano che l’avidità del profitto produce le “peggio cose”.
    Alcuni sindaci coraggiosi hanno dato questa risposta, nel limite dei loro poteri, hanno vietato perlomeno i videopoker, ben sapendo di danneggiare attività economiche magari già fragili. Questi sindaci hanno però una visione del futuro: o vinciamo come collettivo o perdiamo come singolo.
    A questo punto mi piacerebbe essere concreto, chiedendo aiuto anche a tutti voi: COSA SI PUO’ FARE nella nostra vita quotidiana per frenare questa “degenerazione”?

  30. @Ugo, in effetti potremmo far entrare il gioco in clandestinità e lasciarlo alla imprenditorialità privata, poi vediamo se le famiglie diventano più educate. Sono cresciuta in sanfrediano in quartiere più popolare di Firenze, ed è sempre stato pieno di bische e di gente che scommetteva. Vietare non è mai buona educazione è solo repressione e in genere alla repressione si risponde con la ribellione

  31. @Giorgia , qui tutti stiamo dando delle nostre opinioni, è questo il bello dei blog aperti, non è una gara a chi ha la verità in tasca. Almeno spero.
    alpunto 1 ti rispondo dopo
    2 – quasi tutta la pubblicità è diseducativa, anche quella che ti fa vedere un litro di sapone buttato per lavare due piatti. La pubblicità “educativa” per eccellenza, cioè quella sociale, è quella al più basso tasso di efficacia. Poi possiamo aprire un dibattito sul perché. ma lo spot che deve far conoscere e vendere schedine di gioco su cosa dovrebbe educare? Sul non giocare? Gioca il giusto è molto di più della frasina detta alla ridolini che ti invita a non ingoiarti cento pastiglie di lassativo.
    3 – il jingle è ormai come volare. Piaccia Cutugno o meno, qualla canzone la sanno anche i sassi. Certo Ennio Morricone sarebbe stato meglio ma ricordati il target
    4- il divertimento è soggettivo, la creatività è meno peggio di tanto altro, in fondo ricordiamoci sempre il target e la finalità
    5 – cosa dovrebbe essere opportuno in questo periodo’ far sparire tutte le pubblicità che hanno un minimo di rappresentazione diurna vita agiata? Le auto dovrebbero sparire? O esserci solo quale che costano meno di 10mila euro? Le banche, che non danno soldi a nessuno e poi chiedono soldi per gli aumenti di capitale , allora sono opportune?
    Ok e veniamo al punto 1, tutta la faccenda del sessismo sta prendendo una piega veramente irritante per me, perché francamente fra un po’ si arriveranno a colpevolizzare le estetiste e con loro chi le frequenta. Io non lo trovo affatto sessista, e non mi sento affatto offesa da questo spot non più di quanto possa sentirsi offeso un maschio dipinto sempre come il macho attaccato a figa e soldi. O si cambia tutti o non cambierà nulla. Io ho deciso di farmelo scivolare addosso. Sempre opinione personale.

  32. Potremmo evitare di pubblicizzarlo. Mica le sigarette sono vietate, ne è vietata la pubblicità.

  33. @Giagina: Ti rispondo dal punto 1 che per me è il più importante:
    1. Mi compiaccio della tua capacità di lasciarti scivolare addosso un tema così importante come gli stereotipi di genere e la rappresentazione delle donne sui media. Talmente importante da essere stato recentemente oggetto di bacchettatura da parte delle Nazioni Unite nei confronti del nostro Paese, da essere citato nelle prox linee programmatiche in tema pari opportunità dal Min. Fornero ed essere affrontato persino nell’ultimo discorso dell’8 marzo del Pres. Napolitano. Eppure, dovresti saperlo più di me, rappresentare in modo incessante attraverso i mass media le donne come oggetti sessuali o persone dedite esclusivamente a figli e famiglia, contribuendo alla creazione ed al perpetrarsi di una mentalità in Italia ancora pesantemente maschilista (ti risparmio i dati sul divario di genere in italia, che credo sicuramente li saprai), costituisce un pesante limite al raggiungimento di una condizione di parità (una cosa irrisoria, evidentemente). Oh, e, ti sarà difficile crederlo, ma oltre alla donne esistono anche uomini che si sentono offesi dall’essere rappresentati come “machi attaccati a figa e soldi”. Per fortuna.
    2. Non tutta la pubblicità è diseducativa. Certo, possiamo discutere sull’eticità o meno del linguaggio persuasivo, tuttavia non tutti i messaggi da esso veicolati sono diseducativi. Alcune pubblicità addirittura, pur nell’evidente, palese, chiaro e non certo subdolo intento al destinatario, di vendere, possono lanciare e sfruttare messaggi educativi.
    3. Sì, beh, il fatto che la canzone la sappiano anche i sassi a maggior ragione contribuisce a infondere l’universalità dell’italianità del messaggio. Secondo me è un’aggravante.
    4. Mi viene spontaneo suggerirti, se già non li conosci, siti come ninjamarketing che pubblicano un sacco di campagne davvero innovative e creative. La differenza si coglie.
    5. Non stiamo parlando del cattivo gusto di una banca o di un’azienda. E’ inopportuno, a mio avviso, un messaggio del genere da parte dello Stato.

  34. @ Elnevvero: quando mai quarant’anni fa (eppure mia nonna giocava al lotto), si faceva pubblicità al gioco?!? Ma dai…
    Trovi ingiuste le critiche a uno spot che fa semplicemente il suo lavoro?!?
    Parlare del gioco e convincere il target a giocare?!? Punto?!?

    P.S. – La mia povera nonna giocava per divertimento, non certo perché rincorreva un sogno del tipo “Lasciatemi sognare, con la schedina in mano. Lasciatemi sognare, sono un italiano”…

  35. @ Giagina: sì, sì! Non osavo scriverlo nel commento…
    Il jingle non necessita.
    Lo spot ci prende tutti per ” Scemooooo, scemoooo, scemoooo!”

  36. @ Giagina: a proposito! Tu sarai cresciuta nel quartiere di San Frediano, ok.
    Mia nonna in via Palazzuolo.
    La sottoscritta in via Gioberti, ma ha trascorso i migliori anni tra Porta Romana e piazza Cestello.
    Per me è inammissibile fare pubblicità al gioco.
    Tutto qua.
    Tra l’altro un tipo di pubblicità che descrive un’Italia recessiva, immobile, senza speranze.
    Poi, riguardo il gioco, ognuno decide per sè.😉

  37. Bisognerebbe denunciare lo Stato e chiedere un paio di teste.

  38. Molto movimentati i commenti a questo post.
    Un pò mi stupisce.
    Il tema, non trovi anche tu?, se vogliamo, è abbastanza scontato.
    Gioco d’azzardo = livello basso di moralità.
    Crescita del gioco d’azzardo = abbassamento del tasso di moralità.
    Spot = adeguato al target di riferimento del gioco.
    Target = fasce culturalmente deboli o aggredibili della popolazione.

    Eppure c’è un’epidemia di giocatori.
    Forse è un buon indicatore dello stato di salute morale (buona o cattiva, come si vuole) del popolo italiano.
    … come dire: dimmi quanto giochi e ti dirò chi sei.

    Io non gioco, non mi piace scommettere, neanche al gratta e vinci.
    Eppure sono sicuro che mai più sarà proibito il gioco d’azzardo.
    …Quanta nostalgia perquei vecchi cartelli che na volta stavano appesi sui muri dei bar.
    E’ proibito il gico d’azzardo.
    E giù una sfilza di giochi, quasi tutti sconosciuti, almeno per me.
    Era molto protettivo, quasi paterno, quel divieto.
    Sarà che, poi, diventati adulti, dobbiamo fare i conti con le avversità della vita.
    Anche con le tempeste morali.
    Pierperrone

    PS. In tema di tempeste, quelle meteorologiche di questi giorni.
    Cosa ne pensi della tempesta comunicativa del sindaco di Roma ?

  39. Se qualcuno qui desse un occhiata alle pagine di qualche giornale degli anni ’30 (epoca in cui TUTTO era monopolio dello Stato, pure il sale e il chinino, per non parlare dei giochi), per esempio sull’archivio online della Stampa, vedrebbe che dappertutto c’erano pubblicità e “redazionali” (se così si potevano definire allora) della “Lotteria di Tripoli”, “dell’E42”, “di Merano”… Direi che la pubblicità attuale non è niente di nuovo nè di scandaloso, se si pensa ai quattro gatti che leggevano il giornale in quei tempi e ai milioni di spettatori che uno spot può raggiungere adesso (e ricordiamoci quanti stranieri si sentono tuttora attratti dal modello di vita italiano…).
    Poi il gioco fa male, il fumo fa male, l’alcool pure, il sesso anche, il cibo non ne parliamo, viaggiare è pericoloso, stare al pc è dannoso… Esiste una qualsiasi cosa che possa essere pubblicizzata senza che qualcuno si senta, legittimamente, offeso e scandalizzato?

  40. Reblogged this on Fabio Argiolas.

  41. @Giorgia, beh io sono contenta che tu nutra tutta questa fiducia nel potere dei discorsi, delle promesse e delle varie carte. Pensi seriamente che quello spot sarebbe stato migliore se nella vasca ci fosse stato un uomo? Io non credo.
    Ti ringrazio dei consigli.

  42. Mi stupisce sentire ancora persone dire “occorre farci scivolare addosso gli stereotipi di genere”… Credevo fosse abbastanza assodato che se veicoli attraverso il media più potente in Italia alcuni messaggi, questi arrivano ad influenzare la percezione che le persone hanno di sé e degli altri. Ma tant’è… Chissà se ci fosse stata qualche immagine di un immigrati di colore stereotipata, se si sarebbero dette le stesse cose…

    Detto questo, devo dire che qui lo stereotipo balza proprio all’occhio immediatamente! Secondo: che tristezza soprattutto l’ultima frase “lasciatemi sognare, sono un italiano”. Come dire: non c’è nulla da fare in questo paese se non invocare la dea bendata…

    Sono contenta che qualcuno abbia citato il paragone con le sigarette: nessuno pubblicizza sigarette in Italia, perché? Secondo il ragionamento di @Giagina, non ci sarebbe assolutamente nulla di male.. Non so, secondo me dei limiti vanno posti, come per gli alcolici, ad esempio: siamo sicuri che tutte queste pubblicità che rappresentano gente che è super iper cool perché beve la bevanda giusta non abbiano delle conseguenze?

  43. ma se levi lo stereotipo di genere diventa anche peggio

  44. In questo mondo alla rovescia non mi stupisce più niente ormai, mi resta solo la vergogna che provo al posto loro!

  45. NON SOLO SOGNI, ANCHE COSTRUZIONE DI VITA PARALLELA

    Chi non è mai entrato in una sala di gioco d’azzardo alternativo come quello delle corse dei cavallai non può capire un altro aspetto.

    Appena arrivata in Italia sono entrata a lavorare in un posto così, all’inizio vedevo a tutti che si comportavano come dei gran signori (e) , giocandosi tanti soldi, trattando alle cassiere come in servienti, senza rispetto; solo dopo quattro anni mi sono accorta della loro squallida realtà, perchè il 99% di loro erano pensionati, molti lavoratori in cassa integrazione, altri disoccupati che vivevano del assegno familiare. Squallidi e miserabili che si costruivano in torno una vita parallela a quella loro tristissima realtà.
    Dopo di ché ho concluso che il gioco non solo soddisfa il bisogno di sognare, si no che fa vivere in maniera fittizia a persone che per da vero stanno male, come schizofrenici dichiarati.

    Ogni tanto mi capita di vedere a qualcuno a fare la spessa o per la strada, quando incrociano il mio sguardo diventano piccoli e abbassano la testa. Ma’ lo stesso regalo a loro un sorriso, perchè ricordo che a quei tempi loro mi hanno regalato tante mance.

  46. Ringrazio per le riflessioni, e aggiungo un’altra osservazione sugli stereotipi di genere. Anche se una buona parte degli utenti Sisal è formata da anziani e pensionati, in tutto il video compare una sola persona più anziana delle altre, e questa pensa ai figli (o ai nipoti…). Per il resto, sono solo giovani.
    Sarà che sono concentrata sull’immagine dell’anziano in pubblicità (come Giovanna ben sa…:-)), ma penso che questo ponga alcune domande::
    1. il pubblicitario non ha pensato troppo al target, dimenticandosi dei pensionati?
    2. l’anziano non è telegenico, e quindi è da rimuovere?
    3. l’anziano non sa, non può, non vuole, non deve sognare, perlomeno, non sogni che lo riguardino direttamente, e, se sogna, sogna solo un futuro per gli altri?
    4. l’anziano non rappresenta l’Italia che sogna, perché ormai all’Italia giovane non resta che sognare?

    ciao

  47. Molto interessanti i post di L’Adealida e lalab.
    Fanno pensare che l’aspetto più diseducativo dello spot è che rappresenta soprattutto giovani adulti, che potrebbero puntare su qualcosa di diverso dalla Sisal per migliorare il loro stato.

  48. @Emanuela se metti fra virgolette le cose, per cortesia, almeno che siano citazioni esatte , io non ho detto che “occorre farsi scivolare addosso gli stereotipi”, ho detto che a me scivolano addosso. E’ diverso. Immagino che nemmeno su di voi facciano effetto e che riusciate a guardarli per quello che sono.

    Comunque in generale il post era “questo spot fa bene o male il suo lavoro?” Non “è opportuno questo spot?”.

  49. a parte le considerazioni tecniche (lo spot mi sembra bello e credo che funzioni) è vero che è triste. Speranze nel senso di illusioni. Lavoro saltuariamente in una tabaccheria e ne vedo di gente che spende poco o tanto. Pochissimi solo per il gusto di giocare, quasi tutti con la speranza di smettere di lavorare e… Triste, perchè trasmette l’idea (giusta) che non ci siano altre possibilità per migliorare la propria vita…

  50. Questo spot finora lo avevo sentito solo alla radio, ora vedo che esiste anche la versione visiva e il senso di tristezza che mi aveva trasmesso lo spot radiofonico (a partire dalla scelta della canzone, quella di Toto Cutugno, che trovo rimandi già di per sé a un’Italia antica, da cartolina sciupata, e stereotipata; voi non trovate?) si raddoppia in me nel vedere queste facce giovani e in cui lo sguardo e il sorriso si illumina al nominare la schedina. Anch’io in queste agenzie di gioco e scommesse – per non parlare di chi si gioca la pensione al videopoker dei bar, tra cui tante donne anziane – collego questa azione del giocare la schedina quasi solo agli anziani. Mi pongo quindi gli stessi interrogativi di lalab su questa scelta. E’ un modo per invitare a giocare i giovani? Non lo so ma lo trovo una rappresentazione squallida della nostra Italia, e in questo caso sinceramente non trovo che il problema sia lo stereotipo di genere, perché i desideri espressi dagli uomini dello spot sono tristi e terra terra anch’essi.

  51. “lasciatemi sognare, sono un italiano”
    Questa frase è sufficiente.
    Sono 20 anni che anziché creare, muoversi e crescere, gli italiani si accontentano di sognare. Ma non sogni che poi concretizzano, progetti che poi realizzano, sono mondi paralleli fatti di finto benessere mentre tutto va a picco. Soprattutto negli ultimi anni.
    Ed è peculiare che proprio nel momento in cui si grida “E’ ora di svegliarsi” “Italia sveglia” o patriotticamente “L’Italia s’è desta”, lo Stato promuova e legittimi un soporifero “lasciatemi sognare” (stop, senza un dopo che preveda un’attività).
    Dopotutto “sono un italiano”, che posso fare di più?

    @Giagina, non credo che il punto del post fosse “questo spot fa bene o male il suo lavoro?”, ma piuttosto una spinta a svegliarsi, perché il gioco è un problema e non dovremmo accettare che sia proprio lo Stato a promuovere un problema (tra l’altro senza nemmeno il rispetto della giusta rappresentazione di genere, che però a te non interessa).

  52. Beh ma che stupida se il problema si risolve così facilmente proibiamo il gioco, l’alcol, le sigarette, togliamo le licenze ai mcdonald, vietiamo i bomboloni alla crema e per carità non facciamo più la pubblicità. Vietiamola su tutto il territorio nazionale. Che popolo felice e sano che saremmo.

  53. @Ben: resta inteso che il mio giudizio sul gioco in sé sia negativo. L’avevo già scritto nel mio primo commento. Solo, estendevo la riflessione sulla tipologia del target, perché mi sembrava che un ramo della discussione riguardasse proprio la forma del messaggio, e non il messaggio in sé. Se non sono stata chiara, spero di esserlo stata ora…:-)

  54. Continuo a non riuscire a prendere in considerazione lo spot per com’è fatto senza pensare al fatto che l’unica definizione che ne darei darei è: oltre al danno la beffa. Altrove (in UK) la pubblicità del gioco deve essere socialmente responsabile, qualunque cosa un concetto così ipocrita quando si tratta di gioco d’azzardo possa significare. Ora, una pubblicità che invita i giovani a sognare sperperando i soldi che non hanno, e promuove un sistema per tassare i giocatori in un paese che non fa nulla per tassare i grandi evasori, e in questo modo perpetua la situazione di povertà generale che continua a danneggiare il paese e a impedire ogni via d’uscita, per me è socialmente irresponsabile. E, invitando a sognare quel che in qualunque paese civile è un semplice diritto (un parco per i bambini, un futuro per i giovani – e magari una bella vacanza al mare, un lusso ogni tanto, un lavoro) si fa beffe dei cittadini. In altri paesi immagino che susciterebbe una vera rivolta.
    Qui nessuno vuole togliere la libertà di giocare, direi basta giocare a fraintendere. In alcuni stati, negli USA, quando si gioca, insieme al biglietto si ricevono informazioni su servizi di counselling per le dipendenze da gioco. Sarà ipocrita, ma è come la scritta “nuoce gravemente alla salute” sulle sigarette. Se ci scrivessero “fuma, che ti passa” penso che ci arrabbieremmo parecchio. Per me questo spot è l’equivalente di una scritta del genere, ed è, ripeto, socialmente irresponsabile. Irresponsabilità sociale di stato, faccio fatica a pensare a qualcosa di più stupido e cieco.

  55. Bel post e commenti ancora piu`interessanti (al solito). Sul gioco ormai si sa moltissimo, anche a livello di attivita`cerebrale, mi interessa di piu` l`ignoranza matematica dei giovani adulti (per esempio quelle rape alle quali insegno), che giocano tutto il giocabile, ignorando ogni principio statistico.
    Lo spot e`ben fatto, centra il target e anzi lo estende, inglobando potenziali giovani adulti quasi depressi, che trasferiranno per i prossimi 30 anni una parte del loro reddito allo stato con la pirla-tax. Mia nonna giocava tutte le settimane, ma non ha mai speso piu`di 20 Euro al mese. Penso che fosse una valvola di sfogo irrazionale piu`che un vizio vero e proprio.

  56. @Giagina, perdonami, non volevo fare una citazione testuale nel post precedente, ma solo riassumere un concetto che mi pareva uscisse dalla discussione (e infatti non avevo citato il tuo nome davanti al virgolettato, ma solo in seguito, argomentando un altro pensiero).
    Io non credo che il tema fosse solo “questo spot fa bene o male il suo lavoro”: come sempre qui si parla anche dei valori veivolati, o riflessi dagli spot. La società sarebbe migliore se nella vasca ci fosse un uomo, o se le donne dello spot parlassero di realizzazioni professionali? NO, ma il fatto che questo spot utilizzi queste immagini, significa che la società le produce! Mi sembra quanto mai opportuno decostruire i messaggi che ci vengono propinati!

  57. Non ho mai capito e, quindi, mai cliccato su “mi sento fortunato” facendo una ricerca su Google. Figuriamoci giocare, acquistare gratta e vinci, ecc. Forse non sono italiano? Devo iniziare a preoccuparmi sul serio? Mi ritireranno i documenti?

  58. Questo spot è un ossimoro perfetto🙂

  59. è squallido come si spronano gli italiani a giocare, sfruttando il forte momento di bisogno e forte crisi economica. Quasi come a dire questo vi è rimasto come speranza. Io sogno un lavoro dignitoso, non di buttare soldi per una vincita che è praticamente impossibile.

  60. Quindi:
    1. chi non gioca è un eversore anti – patriottico;
    2. per fare un lavoro bisogna prima diventare ricchi.
    Che sia una ragionevole previsione sul futuro o, peggio ancora, una descrizione precisa del presente?

  61. Oltretutto è anche ridicolo!

  62. Questo spot va bene in Francia, come in Inghilterra, Grecia, Lussemburgo o San Marino. In Inghilterra avevano fatto una cosa analoga per il bingo, e anche in Spagna. Basta con questi virtuosismi accademici nel trovare immagini e significati celati e mimetizzati che liquidano la pubblicita’ come triste o non triste, buon esempio, cattivo esempio. Se fosse stato realizzato in Germania, non saremmo qui a parlare di cattivo esempio o di Germania immobile e statica. E’ gia’ difficile fare una pubblicita’ sul concetto di gioco d’azzardo, immaginiamoci farsi passare per buoni. Questo spot ci riesce e non e’ per nulla triste. Si nasconde bene sotto il concetto di ‘italianita” e cosi’ riesce a trovare la complicita’ del lettore. E’ piu’ importante la musica della canzone assieme al testo, che le immagini di per se’. E che la ragazza in vasca sia ammiccante e voglia dello champagne a tutte le ore (una volta incassata la sua schedina vincente) mi sembra del tutto plausibile e per nulla volgare rispetto alle donne. Io non forzerei piu’ di tanto la cosa.
    La semiotica, come la sociologia e gran parte delle scienze umane si base su modelli semplici di analisi del reale, spesso ‘scientificamente’ inficiati dal buon senso e da considerazioni personali di chi analizza. Non solo non si considerano tutte le variabili che intervengono a spiegare il fenomeno, ma molto spesso lo scienziato stesso non ha alcuna idea su quali sono le variabili e quali no. E li’ ecco che entra in gioco il buon senso o le variabili che il semiologo ritiene opportune. E li’ allora non si fa scienza, si fa salotto.
    E non bastano certe due cifre in croce, sulle statistiche del gioco d’azzardo, per dare un inquadramento quantitativo al problema, che sia chiaro! Avessi io un blog in primapagina sul fattoquotidiano.it…..

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