Fornero: lo snobismo di chi dice «Non guardo la tv»

È tipico di una certa élite intellettuale e sociale, ricca di beni culturali e/o materiali (accademici, scrittori, supermanager e così via) vantarsi pubblicamente di non guardare mai la televisione (quella generalista, intendono): perché li «annoia», perché «offende il buon gusto», perché ci sono troppi «programmi spazzatura», perché «è meglio leggere un buon libro» e via dicendo. Ognuno ovviamente è libero di scegliere l’intrattenimento che preferisce. Anzi, qualcuno potrebbe dire: se molti/e in Italia seguissero il buon esempio di questi signori, i dati di ascolto televisivo dei programmi più beceri calerebbero e ciò indurrebbe le reti a cambiarli.

Il discorso parrebbe non fare una piega, se non fosse che le cose non vanno così: una gran parte di italiani continua a guardare i programmi che inorridiscono l’élite e la televisione generalista resta com’è. E non importa se le masse guardano la spazzatura perché gli piace o lo fanno per criticare: l’importante è che guardino, perché ciò alza il prezzo degli spazi pubblicitari e la televisione vive di questo.

«Ma 12, 14 o 15 milioni di persone che guardano un programma in prima serata non sono la maggioranza», tipicamente obietta qualcuno. Certo che no, ma sono comunque il maggior numero di italiani che un mezzo di comunicazione riesca a raggiungere in un colpo solo: non ci riescono i giornali e non ci riesce nessuno su internet. A meno che non sia trainato dalla televisione, appunto.

Dunque coloro che nell’élite occupano posti di responsabilità politica, sociale, economica (molti, forse la maggioranza) non possono, da un lato, disprezzare ciò che passa la tv, mostrando di essere ben consapevoli del basso livello, dall’altro volgere lo sguardo altrove e non fare nulla per migliorarla. Non possono perché allo snobismo si aggiunge l’irresponsabilità, purtroppo.

Fornero durante Valore D

Per questo non mi è piaciuto ciò che ieri la ministra Fornero ha detto durante il convegno Valore D a Roma: pur specificando di parlare a titolo personale e non in veste istituzionale, ha detto di sentirsi spesso offesa per come la donna è rappresentata in tv, ma di risolvere la questione spegnendo il televisore o cambiando canale, «che è più salutare».

Detto in altri termini: mentre Fornero spegne, l’immagine della donna in televisione resta identica a se stessa, come stiamo vedendo proprio in questi giorni a Sanremo, fra i tatuaggi inguinali di Belén Rodríguez e l’afasia bamboleggiante di Ivana Mrazova. Peccato che Elsa Fornero abbia anche la delega per le Pari opportunità. E peccato che la televisione italiana svolga un ruolo fondamentale nel perpetuare e diffondere un’immagine femminile che rema contro la parità di genere.

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

43 risposte a “Fornero: lo snobismo di chi dice «Non guardo la tv»

  1. in Puglia oltre all’immagine televisiva abbiamo lavorato sulla costruzione degli stereotipi nella comunicazione ed informazione locale
    se volete abbiamo un grande report che possiamo mettere in rete

  2. Cara Giovanna, pur riconoscendo che con il passaggio al digitale qualche buon programma si può vedere ( su Rai5, Rai Movies, Rai Storia ) , dopo il Tg de la7 io spengo il televisore..e non perchè mi senta o voglia fare lo snob e schernire i milioni che la guardano, semplicemente perchè ..mi annoia . Preferisco leggere un libro, quasi sempre con Radio3 o meglio la filodiffusione in sottofondo.

  3. Per fortuna che c’è Daverio… Anch’io, quando non sono proprio stremato e approfitto della tv per un pisolino, decido spesso di non guardarla perché offende il buon gusto e le donne, e fa tante altre pessime cose.
    Ma io non sono un ministro e non ho alcuna possibilità di intervenire. Mi sarei aspettato dalla ministra Fornero un completamento del suo ragionamento: “La tv così com’è non va bene, come cittadina non mi piace, come ministro mi accingo a proporre ai colleghi di governo un progetto per migliorare la situazione”. Così non è stato, pertanto continueremo con la soubrette (non vista) senza slip (d’altra parte era lì per quello), l’ex cantante e predicatore (non visto, ma sentiti e letti i titoli di molti commenti), la giornalista (questa sì, vista al tg news24) che, per dire che causa neve alcuni treni non viaggiano dice che “i treni oggi viaggiano a scartamento ridotto”. Ve la siete persa? Peccato! Propongo a Giovanna Cosenza di organizzare una raccolta delle perle tv, come atto consolatorio.

  4. Ma perché, come ministro cosa dovrebbe fare? Intervenire sul contenuto dei programmi tv? Non siamo mica in una dittatura. Penso che il tema del rapporto coi mass media sia appannaggio degli educatori a vario titolo (dai genitori agli insegnanti ecc.). La ministra delle pari opportunità potrà patrocinare iniziative educative per es., ma non penso certo debba entrare nel merito dei programmi tv. E purtroppo certa tv la conosciamo anche senza dovercela sorbire direttamente.

  5. La cosa interessante è che questo tipo di snobismo è talmente radicato e accettato universalmente senza riserve che è ben rappresentato anche in televisione. E non mi riferisco alle critiche nel merito della qualità che la tv rivolge a se stessa, che sono assolutamente legittime anche se sempre un po’ schizofreniche.
    Ricordo, per esempio, uno spot di qualche anno fa (non ricordo quale) palesemente destinato alla trasmissione esclusivamente televisiva che invitava esplicitamente a spegnere la tv…(poi quanto e a quale titolo gli spot facciano parte del contenuto esplicito del mezzo è una questione di prospettiva semiotica)

  6. son d’accordo, Giovanna. la Fornero è un ministro e Sanremo è un programma offerto dalla TV di stato italiana. se la TV offende l’immagine della donna e lei stessa ritiene che questa venga offesa da una trasmissione come Sanremo, ha il dovere di denunciare questo stato di cose e di cercare soluzioni legislative per cambiarlo. a maggior ragione se ha la delega per le Pari Opportunità.
    se invece le donne italiane che hanno la TV e pagano il canone, si sentono offese da uno spettacolo come Sanremo, la cosa migliore che possono fare per esprimere il loro dissenso è senza dubbio cambiare canale o spegnere la TV. ma la differenza di ruolo e di responsabilità tra un ministro e l’utente di un servizio pubblico è indiscutibile.
    la leggerezza del format sanremese e quindi la tendenza a liquidarlo come un programma non troppo impattante – di cui parlare con ritrosia, a titolo personale – unita al paravento offerto dallo snobismo di non guardare la TV come tendenza di una certa elite aiutano a intorbidare le acque e a non vedere che la posizione della Fornero è più grave di quel che sembra.

  7. A me invece le osservazioni della Fornero sembrano un segnale politicamente forte, una evidente rivendicazione di discontinuità col passato governo. Abbiamo tutti presente, vero, cosa faceva della e con la televisione il precedente presdelcons, no? Ecco, la Fornero dichiara che la sua intenzione sarebbe quella di andare in direzione ostinata e contraria, il che, per un ministro delle pari opportunità mi sembra il minimo, visto che, appunto, parlava dell’immagine della donna veicolata dalla tivù e non si riferiva certo a Superquark o a CSI. O forse era meglio un ministro delle pari opportunità che dalla televisione è stata generata?
    Inoltre, la Fornero, pur parlando a titolo personale, è stata intervistata in quanto ministro, quindi non era in gioco il suo ruolo di docente che, pur essendo universitaria, una valenza educativo-pedagogica ce l’ha e, perciò, proprio per questo, sarebbe tenuta a conoscere meglio e non a snobbare il mondo immaginativo dei suoi studenti.
    E comunque, anche nel ruolo di docente, non insegna discipline afferenti al campo di Scienza delle Comunicazioni o, magari, di Scienza della Formazione o a Lettere. Quindi non è tenuta a seguire semiotica e semantica della tivvù nemmeno in senso professionale e critico. Tanto meno, in quanto svolgente un’attività istituzionale, deve mostrarsi “uguale alla ggente”, quello lo fanno i politici di professione per ottenere il consenso e, a giudicare da come l’hanno fatto negli ultimi vent’anni, non è detto che sia stato un bene.

  8. non sono d’accordo con nessuna delle posizioni espresse nell’articolo; io NON HO la televisione da dieci anni e non sono né radical chic né intellettuale né tanto meno ignoro il modo in cui le donne (ma anche gli uomini!) vengono rappresentati dai media mainstream… liberarsi dalla televisione è l’unico modo per non diventare degli “indifferenti-nessuno” per dilra al modo di Heidegger, e la cosa assurda è che ci si rende conto di questo solo e soltanto quando si elimina la tv, non quando la si spegne. Provate (almeno per 6 mesi) per credere…

  9. il problema serio non è la tv, l’immagine delle donne o lo snobismo intellettuale è che dobbiamo cambiare la testa a NOI DONNE, educare le giovani leve al rispetto innanzitutto per sè stesse, che schifo vedere dei vecchi bavosi che toccano giovani ragazze le quali pensano che sia un bel modo per fare carriera.

  10. Facendo parte dell’élite più sofisticata, mi consento lo snobismo estremo di trovare piacevole Sanremo;:-) almeno a piccole dosi. (Per il resto, guardo solo le partite.) Sono perfino disposto a sorbirmi un minuto o due di Celentano, sperando che poi canti. Scusate la dichiarazione personale, ultra-snob.

    E’ vero che Sanremo è pieno di cose diseducative, peraltro come quelle che si incontrano ogni giorno a ogni angolo di strada e di bar. Ma sapere che lo stanno guardando tanti italiani, che poi ne parleranno, lo rende interessante.

    Sono d’accordo con Ilaria. Il governo non deve intervenire sui programmi, che inevitabilmente riflettono almeno in parte i gusti prevalenti. Guai mai. Potrebbe però riformare la Rai come servizio pubblico, se i partiti rinunciassero alla presa.

    Fornero fa comunque bene a dire di non guardare certe cose. E’ il modo di gran lunga più efficace di estinguerle.

  11. Che sequela di stupidaggini! Ritenere che il livello della televisione dovrebbe essere più alto non significa essere snob, ma rivendicare anche per chi (che per scarsa cultura o per altri motivi) non può o non vuole leggere Micromega o Tols…toj, il diritto di accedere a un’intrattenimento e un’informazione di qualità.
    Non guardare una televisione che trasmette programmi che non mi interessano non è snobismo, ma l’esercizio di un diritto. Con la stessa logica, si potrebbe dire che dovrei per forza seguire il calcio o andare con le prostitute nigeriane: sono più i maschi italiani quarantenni che vanno con le nigeriane e seguono il calcio, rispetto a quelli che leggono Tolstoj.
    E comunque, è una polemica insensata: la Tv ormai è seguita da persone vecchie e\o di bassa cultura: sotto i venticinque anni e sopra la 5° superiore, pochissimi la guardano. I giovani sono tutti su internet, chi a scaricare Justin Bieber, chi a chattare di musica, chi a discutere di ecologia o pacifismo, etc. Le persone con un minimo di cultura e di rispetto per se stesse, perchè dovrebbero guardare Uomini e donne, Amici o l’Isola dei famosi? Ormai è un ghetto per lobotomizzati.
    Anche gli stessi programmi “colti”, tipo Ballarò, ma perchè dovrei vederli? Mettiamo che a Ballarò si parli di spread: perchè devo sorbirmi interventi smozzicati di pseudo-esperti che si interrompono a vicenda, quando in rete posso trovare decine di interventi seri, ben scritti e documentati sull’argomento?
    No snobismo: rispetto per se stessi!

  12. “Per il resto, guardo solo le partite”
    – – –
    E’ questo che ti frega. E su tutta la linea. Sanremo non è “diseducativo”. Anzi, ha spiegato alle casalinghe di voghera che ci sono perizoma senza laccetti laterali (tra dieci anni qualcuno spiegherà loro che puoi anche stare con la fica all’aria e che è anche più sano). Insomma Sanremo è un puttanaio catto-reazionario che da anni ridicolizza quel poco di musica leggera italiana che è rimasta in giro. Quanto all’indignazione della Fornero, vale meno di un sorriso della Carfagna.

  13. Questa volta non sono minimamente d’accordo con Giovanna.
    Il discorso della Fornero è ineccepibile: primo perché non vedo cosa dovrebbe o potrebbe fare lei, ministro in un Governo che tra un anno lascerà il posto a elezioni, mentre i cambiamneti di costume (anche televisivo) non si risolvono certo nei tempi tecnici di un decreto legge. Secondo perché, come ci ricordi anche tu, è proprio dalla pratica dello spegnimento del televisore che avviene l’unico ricatto possibile verso il sistema pubblicitario aumentando così la pressione a cambiare i programmi che sono comunque concepiti, lo ricordiamo perché molti paiono aver smarrito questa ovvietà, per essere compatibili e sinergici alle esigenze degli inserzionisti che comprano quegli spazi.
    Fornero ha parlato a titolo personale perché a livello istituzionale avrebbe dovuto prendere una posizione considerata condivisa dal suo Governo e, anche quando fosse stata tale, avrebbe porto il fianco alla critica sul perché non “faccia qualcosa” per risolvere il problema dell’immagine della donna in tv e avrebbe dovuto rispondere che non si può nei termini in cui si vorrebbe e di qui e di là e infine tutto si sarebbe davvero risolto in un’ammissione di impotenza – come se la responsabilità fosse delle élite e non dei telespettatori, mannaggia, che il potere lo hanno in mano in ogni istante e si chiama telecomando, rosario moderno che tra l’altro ha tanti bei bottoncini che non siano solo il volume e cambio canale e pure annovera anche quel tastino rosso che, se premuto, ha un effetto dalle conseguenze formidabili: non l’alienazione dal mondo ma il primo elemento di una sommatoria possibile di cancellazione di quel mondo.
    Non guardare quindi la tv diventa tutt’altro che una scelta di snobismo bensì una soluzione di sobrietà individuale oltre che di strategia collettiva. Ho la sensazione che il termine snobismo sia diventato il nuovo epiteto per (s)qualificare come passatista e aristocratico tutto ciò che è presa di distanza dalla merda, qualunque forma assuma.
    Però, se ci riusciamo, possiamo provare tutti insieme a sostituirci alla Fornero proponendo soluzioni legislative per impedire che si perpetuino le modalità di messa in scena della donna intesa come ricerca del buco, non dimenticando però le regole del gioco: ovvero che se ti metti a legiferare contro una decina di milioni di spettatori che quello spettacolo lo hanno desiderato e approvato con il supino assenso della loro visione, magari pensando che la levità della canzonetta fosse filosoficamente dissociabile dalla levità della scosciatura, ebbene, non passi nemmeno per snob ma per tiranno. Invece invitare signorilmente a spegnere la televisione quando l’idiosincratico e soggettivo limite di ciascuno viene superato è il contrario dello snobismo: è educazione.

  14. Non è snobbismo è saggezza. “Ladra di tempo e serva infedele” l’ha definita J. Condry, per non citare “Cattiva Maestra televisione” (Popper). Ho smesso di guardare la TV nel novembre del 2003 e da allora mi ritrovo molto più tempo per studiare, leggere, informarmi ascoltare. In più il guardare la televisione permette a B. di guadagnare di più con la pubblicità ed alla RAI di continuare a NON essere un servizio pubblico. Chi ha detto quelle cose non ha mai letto Condry né ha mai riflettuto sul fatto che la TV vende una merce (l’ascoltatore) non sua. Non sono una merce soprattutto per chi ha usato ed usa la TV per fare di me un suddito.

  15. La Fornero è una persona prestigiosa, non una SNOB. Se lei dice che non la guarda, può essere una buona pubblicità per lo spegnimento. Comunque vorrei puntualizzare che se la TV la spegnamo noi che non siamo famiglie Auditel, non gliene frega un c**** a nessuno, il mondo reale e generalista continua a esistere come se niente fosse. Un po di pazienza (dieci anni?) e, grazie a internet, delle gnocche ornamentali che infestano i programmi non importerà più nulla a nessuno.
    Almeno lo spero.

  16. Lo snobismo non centra proprio nulla. La TV e’ inguardabile, su questo concordano in molti. Ma non solo il trash, il trash lo riconosci e non ti contamina, quello che offende di piu’ l’intelligenza sono i TG e gli approfondimenti, su tutte le reti, veicoli di distorsione subdola e sistematica della realta’ quando non addirittura mezzi di propaganda di bassa lega. Espressioni di un “giornalismo” banale, ripetitivo, stupido e spesso venduto.
    Detto cio’, prendersala con la Fornero e’ patetico e/o pretestuoso. Dovrebbe intervenire per risollevare l’immagine della donna nei programmi televisivi RAI? Forse non e’ problemino un tantino complicato. Forse le priorita’ in questo momento sono altre. Mi chiedo se chi pone questi temi pensa che chi legge sia deficiente.

  17. Ho parlato di snobismo (mio) ironicamente. Anch’io penso che non guardare la TV vada benissimo, non è affatto snob.
    Nel mio ambiente, classe media, la si guarda poco.

    Non capisco davvero, Luziferszorn, perché guardare mezza partita a settimana (e mezzora di Sanremo all’anno), e niente più non avendo la TV, sia quello che “[mi] frega… su tutta la linea.”
    Boh🙂

  18. sono d’accordo quasi con tutto, tranne per la parola “snobismo” usata per definire la scelta di non vedere certi programmi, perchè così facendo l’articolo sembrerebbe quasi (o almeno ad una prima lettura) definire snob tuti quegli italiani (personalmente giudicati da me non snob ma “sani”!) che certa tv spazzatura scelgono di non guardarla

  19. Devi scusarmi Ben, ma nutro un odio profondo per il calcio, per tutto quello spazio che si prende sui giornali e in tv. La Rai fa cagare ma sono più solidale con chi, invece di spegnere stupidamente la tv, ne sfrutta quei pochissimi spazi di valore: fuori orario ad es. Anche Radio3 è diventata per lo più inascoltabile, ma qualcosa si salva ancora. L’avvento del digitale ha sì aumentato i canali (ammesso che riusciate a vederli) ma la proporzione cultura/spazzatura è la stessa (tenendo appunto in considerazione che canali come Rai5 dovrebbero fare solo ed esclusivamente cultura).
    Inoltre penso che le famiglie campione auditel siano una emerita stronzata del sistema televisivo capitalista. la stragrande maggioranza degli italiani si rifiuta di farne parte: questo spiega che il campione statistico è fatto su “deficienti” vittime del sistema capitalista stesso. Di Sanremo si parla perché in Rai non succede altro, non perché interessi al grosso del pubblico televisivo. Inoltre i giornalisti non sanno fare il loro mestiere. Così come i critici musicali. Non si leggono mai stroncature. Quelle belle stroncature che una volta ti schiaffano al cesso con la diarrea per otto giorni.

  20. forse (forse) ti darei ragione se la fornero fosse “in politica” nel senso di partecipasse ad elezioni, fosse in contatto e quindi si facesse carico dei desiderata dei suoi elettori, fra cui non puo’ ignorare quelli che la tv la vedono. Ma per come stanno le cose, mi pare che il commento ci possa stare.

  21. Sono d’accordo che non basta spegnere la TV x risolvere il problema. Ma mi sembra che da questi ministri ci si aspetti un po’ troppo, in pochi mesi si vorrebbe che eliminassero tutti i problemi dell’Italia, che risollevassero l’economia, che eliminassero disoccupazione e precariato, che facessero pagare l’ICI al vaticano ecc. Sarebbe bello ma poco realstico. Io trovo un certo impegno nella giusta direzione, se sono solo chiacchiere lo giudicheremo in futuro. Per adesso certe questioni son state sollevate, l’ex ministra delle pari opportunità era il prodotto di quel tipo di televisione… M sembra già un passo avanti. Non penso che la Fornero abbia poi cosí tanta voce in capitolo sulla RAI, e sicuramente non è l’unica cosa di cui deve occuparsi. Ma chissà magari qualche progresso si cercherà di farlo anche in questo campo, chi vivrà vedrà…

  22. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  23. A Luziferszorn: “invece di spegnere stupidamente la tv…”

    Non capisco cosa ci sia di stupido nello spegnere o non accendere o non avere la tv.
    Né, sia chiaro, nell’averla, tenerla accesa e guardarla, quale che sia il programma.
    Si può guardare un programma per tanti motivi diversi, anche solo per vedere e sentire persone che parlano e fanno cose. E magari commentare quello che dicono e fanno.

    Giusto criticare i programmi, ovviamente. Ma criticare chi li guarda o non li guarda mi sembra invece un po’ avventato.

  24. Avendo riletto bene il post di Giovanna e i molti commenti critici, anche miei, faccio autocritica: ha ragione lei.

    Il punto aperto è: cosa deve fare riguardo alla televisione una élite responsabile?

    Direi, primo, che sulle televisioni private può solo favorire la concorrenza, e lì decideranno i gusti del pubblico.

    Secondo, può riformare la governance della TV pubblica, cambiare le regole che determinano la scelta della dirigenza, la sua qualità e i suoi criteri di programmazione, senza però poi interferire. Cambiando in meglio la testa, anche il corpo potrebbe migliorare.

    Resta da dire come cambiarla la testa, e quale corpo si vorrebbe. Prossimo post?🙂

  25. Ben scrive:”Il punto aperto è: cosa deve fare riguardo alla televisione una élite responsabile? Direi, primo, che sulle televisioni private può solo favorire la concorrenza, e lì decideranno i gusti del pubblico.
    Secondo, può riformare la governance della TV pubblica, cambiare le regole che determinano la scelta della dirigenza, la sua qualità e i suoi criteri di programmazione, senza però poi interferire. Cambiando in meglio la testa, anche il corpo potrebbe migliorare.”

    Quindi non può fare granché per cambiare l’immagine che della donna viene data.
    La dirigenza non c’entra nulla. I tuoi argomenti hanno più a che fare con il problema di una Rai usata come Monopoli della politica. Rai che non a caso è in viale Mazzini, quartere Della Vittoria – quello che nel gioco paga di più.
    Qualunque soluzione si voglia proporre parte comunque dall’eliminare l’esistenza della pubblicità nei canali del servizio pubblico, che dovrebbe essere finanziato esclusivamente dal gettito del canone. In questo modo non si subirebbero i ricatti del mercato che ti obbliga a inseguire al ribasso le soluzioni più becere in modo da aumentare l’ascolto e massimizzare i numeri a fini pubblicitari. Emanciparsi dalla logica dell’audience e dello share è indispensabile per un servizio pubblico.
    Chi voglia la scosciatura vada nel privato. Punto. Per soprammercato finiremmo di avere anche tutti quegli insopportabili tromboni che in una Rai che anche nel 2010 ha visto un bilancio in perdita per 100 milioni di euro prendono milioni di euro assimilando i propri diritti di tutela al dipendente ma incassando lo stipendio-cachet con una logica di mercato. Botte piena e moglie ubriaca per tutti i parenti di mamma Rai, tanto il conto lo paga il contribuente, e ben tre volte: con il canone, con la quota pubblicitaria che si ritrova splamata sui prodotti che acquista al supermercato e infine con la beffa di farsi il sangue amaro con lo squallore di ciò che nella stragrade maggioranza dei casi la Rai trasmette. Poi uno spegne la tv per dissociarsi e Giovanna scivola (per una volta) su un aggettivo fuori posto.

  26. Ugo,
    secondo me in molti abbiamo frainteso la posizione di Giovanna. Poco importa, si spiegherà meglio.🙂 (Però a rileggerla mi sembra chiara)
    Snobismo d’élite non è non guardare la tv (giustissimo) e dirlo (lecitissimo), come molti di noi hanno capito, ma non fare nient’altro.
    Invece ce n’è da fare.

    Tu stesso proponi di “eliminare l’esistenza della pubblicità nei canali del servizio pubblico, che dovrebbe essere finanziato esclusivamente dal gettito del canone”. Cose così forse cambiano anche i criteri di gestione e forse richiedono una dirigenza un po’ diversa.

  27. concordo la politica non può restare inerme di fronte allo sfascio dei valori, più che snobismo, hai ben sottolineato, irresponsabilità, che è il crimine più grave nella politica.
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2012/02/12/cera-una-volta-la-politica/

    Lordbad

    Un saluto da Vongole & Merluzzi

  28. Allora.

    In molti si sono alterati perché ho usato la parola “snobismo”. Perché si sono alterati? Perché si sono sentiti implicitamente accusati di snobismo: “Spengo la tv perché perché faccio una protesta culturale, perché esprimo il mio dissenso, o perché semplicemente mi piace far altro, e quella super-snob odiosa della Cosenza, mi accusa di essere snob. E no, cara Cosenza, stavolta non ci sto.”

    Però andiamo a vedere bene cosa è successo. Secondo me è successo questo.

    Tutti/e presi/e dal dovervi smarcare dall’accusa di essere snob, per ritorcerla – possibilmente – contro di me, voi che vi siete un po’ arrabbiati vi siete però scordati, in parte, ciò che ho scritto e che pure avevate letto. Non ho mai detto che spegnere la tv sia una scelta illegittima o snob da parte di tutti. Ho detto che ALCUNI intellettuali lo fanno per snobismo. Ma soprattutto ho detto che la frase della ministra sta ottimamente nel solco di quello snobismo, lo ricalca e alimenta ed è per questo che non mi è piaciuta.

    Dopo di che ho detto pure che LEI – cioè la ministra Fornero – questo atteggiamento non può permetterselo. No che non può. Perché nella sua posizione, con la delega alle Pari opportunità, è profondamente sbagliato trascurare la televisione, che è il principale mezzo di comunicazione di massa con cui la disparità di genere viene tutti i giorni confermata, alimentata, propagata in modo capillare in tutta Italia, andando a condizionare le fasce culturalmente ed economicamente più deboli della popolazione italiana.

    Che il governo non possa legiferare per risolvere direttamente in quattro e quattr’otto questo problema è chiaro. E molti di voi l’hanno giustamente precisato e argomentato. Ma alcuni di voi hanno pure giustamente precisato che sono tante altre le strade che una ministra con delega alle Pari opportunità può prendere per avviare, almeno avviare, un lavoro che faccia uscire la tv di stato da questa indecorosa situazione.

    Bene: non è dicendo “Come privata cittadina io spengo la tv, perché così faccio una cosa più salutare” che la ministra dà segni incoraggianti su questo tema. Innanzi tutto, perché non è vero che dà il buon esempio: nessuno di chi normalmente guarda la tv la spegnerà per aver sentito quella frase. In secondo luogo perché la frase serve anche a compiacere quelli che già la tengono spenta, la tv, che a questo punto possono dirsi con più convinzione: “Vedi? Faccio bene a tenere spenta la tv, lo dice anche la Ministra, brava la ministra che tiene la tv spenta come faccio io”.

    Col che, il danno è duplice: non solo la signora se ne lava le mani, ma conferma nella testa di molti professori, giornalisti, intellettuali che magari avrebbero la possibilita di fare un lavoro culturale concreto, capillare e quotidiano contro questo tipo di tv, l’idea snob (snob, sì, lo ripeto, perche di questi snob ne conosco a decine, nel mio ambiente) che sia buono e giusto lavarsene le mani.

    Ed è così che tutto resta come prima: chi ha già strumenti economici e culturali che gli permettono di capire che è buono e giusto dissociarsi, tiene la tv spenta. Chi la guardava prima continua a guardarla senza capire nulla, beccandosi veline e spazzatura a valanghe, senza che nessuno si preoccupi minimamente di trovare una strada per ridurre o eliminare la robaccia. E l’Italia resta immobile. Su questo, come su altri temi.

    È più chiara, ora, la mia posizione, senza che nessuno/a si senta ingiustamente accusato/a o di snobismo, se davvero (dopo essersi fatto/a un esame di coscienza) non lo è?🙂

    Grazie a tutti/e, come sempre. Vi abbraccio.

  29. Ma è esattamente ciò che hai scritto. Chiaro prima, chiaro adesso.
    Tra l’altro lo snobismo implica che a lamentarsi sia una minoranza infastidita dall’avanzare di una maggioranza che si appropria delle abitudini o dei beni prima riservati a quella minoranza. Ma, stando a tutti i dati dell’audience disponibili, qui abbiamo una minoranza di teledipendenti che guarda idiozie mentre la maggioranza fortunatamente se ne dissocia guardando altro o non guardando niente. Quindi invocare lo snobismo non è corretto in quanto l’atteggiamento di spegnere la tv quando la trasmissione è orrenda e offensiva non è esercitato da una minoranza ma da una maggioranza (e il festival di Sanremo è in fondo visto da 11 milioni di spettatori, ben meno di un quarto della popolazione maggiorenne, e quindi senziente e potenzialmente spettatrice.
    Ma di nuovo ti chiedo: cosa possono mai fare la Fornero o le èlite per cambiare l’immagine della donna in tv? Se milioni di spettatori-cittadini-elettori sono così pensi di cambiarli nella loro vita mortale? Se potessero cambiare non sarebbe certo per forza di legge. Quindi occorre puntare sulle nuove generazioni, educandole a maturare altri gusti, perché sono le uniche che ancora abbiano la flessibilità mentale prima dell’irrigidimento progressivo da fine produzione neuroni. Lavoro quotidiano che riguarda una marea di categorie professionali a cominciare da voi professori. Poi rimane la constatazione che è inutile cavare sangue dalla rape.

  30. ps
    Vorrei farti una critica Giovanna. La tua argomentazione diventa sacrosanta solo se consideri tutte quelle categorie professionali che la televisione la producono o che traggono guadagno dalla sua esistenza (dai giornalisti ai pubblicitari, etc etc). È solo per chi trae un profitto da quella merda che diventa ingiustificabile poi l’alzata di spalle di chi spegne la televisione che contribuisce a mantenere così com’è e che da lei si fa mantenere.

  31. Ugo, ora pero tu mi replichi nel modo che pur avevo previsto nel mio pezzo: 11, 12 o anche 15 milioni sono una minoranza rispetto a tutta la popolazione italiana. Solo che ci aggiungi: poiché gli snob che spengono la tv non sono la minoranza ma la maggioranza, non puoi dirli snob.

    E allora ti invito a riflettere sul fatto che l’influenza della tv non si calcolo solo sui dati Auditel di una sera o due. Si calcola sulla sua capacita di agenda setting, che ha una potenza di fuoco pazzesca: hai presente la quantità di testate giornalistiche che hanno ripreso, in cartaceo e su internet, la farfallina di Belen? Hai presente quanto sta girando in internet? Gli stessi che non guardano la tv e girano come pazzi tutti i giorni su internet sentendosi tanto colti e alternativi per questo quante volte commentano su blog, bacheche facebook, account Twitter le menate sulla farfallina di Belen e le risate da scema di Ivana? È per questo che la tv generalista è potentissima, non per i numeri delle singole serate. Detta ciò di cui tutti parlano per settimane, a volte.

    Inoltre.

    Come chiamiamo il fenomeno di chi tiene spenta la tv e commenta la farfallina su Twitter o Facebook? Para-snobismo? Snobismo d’accatto?🙂

    Dunque due problemi. Primo: chi spegne la tv e si disinteressa del suo indotto su altri media e in strada resta comunque dentro a una minoranza. Un sottoinsieme di questi sono snob. Un ulteriore sottoinsieme di questi, che avrebbero la possibilità di cambiare le cose e se ne disinteressano, sono irresponsabili, oltre che snob.

    Secondo: va studiato il fenomeno dello snobismo d’accatto, o snobismo di massa, o come vogliamo chiamarlo, quello di chi si crede minoranza elitaria e superiore solo perché imita i comportamenti delle minoranze snob, senza capire di far parte invece di una grande maggioranza. 🙂

  32. Che può fare la Fornero come ministro delle pari opportunità? Censurare, oltre che a parole (come ha fatto), anche con qualche provvedimento repressivo programmi offensivi?
    Sarei contrario a reprimere amministrativamente ciò che non è reato.
    Fare una legge che tratti come reato la penosa scenetta di Morandi che mostrava al pubblico il seno della Mrazova?

    Che altro? Stento a vedere altre possibilità, che non sia firmare giuste petizioni come questa: http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-sulle-donne-cambiate-copione/

    Resta vero che il governo, non il ministro Fornero, dovrebbe riformare la Rai, ove possibile.
    Una buona riforma può avere effetti indiretti sulla qualità dei programmi, inclusa la rappresentazione della (dis)parità di genere.

  33. Giovanna, mi pongo queste domande sul che fare, perché condivido la tua tesi che la tv è importante e chi può deve preoccuparsene.
    Ma bisogna dire come operativamente.
    Io, ripeto, non vedo altro che una riforma strutturale della Rai, anche con l’abolizione della pubblicità nei programmi di servizio pubblico (Ugo).
    Tu vedi altro, che non sia mobilitazione pubblica? (Che spetta poco a un ministro.)

  34. Che può fare la Fornero come ministro delle pari opportunità?
    ——————
    Visto il livello di consapevolezza critico-ideologica, direi, tacere.

  35. Giovanna, scusami ma continuo a non capire l’uso che fai della parola snob che a me suono erroneo. Diciamo che ci sono gli ipocriti, che sputano nel piatto in cui mangiano, e i commentatori d’ogni ordine e grado. Ma perché usare il termine snob, che ha una precisa accezione e secondo me non andrebbe usata per qualificare chiunque abbia la puzza sotto il naso motivata dagli argomenti invece che dal classismo sui ceti. O no?

    “Come chiamiamo il fenomeno di chi tiene spenta la tv e commenta la farfallina su Twitter o Facebook? Para-snobismo? Snobismo d’accatto?”

    Io la chiamo critica. Più o meno risucita o vomitata. Ma in ogni caso non contribuisce alla visione, alla raccolta pubblicitaria che ne segue, e quindi non ha responsabilità sulla messa in scena di quello spettacolo offensivo.

  36. Ciao Giovanna. Mi sento di accogliere la tua opinione in merito sulla frase.
    Mi piacerebbe però che su tutto questo non si dibattesse sullo snobismo o meno del Ministro Fornero, che ok, se può discutere ma forse non è così interessante saperlo.

    Provo a spostare il fuoco della discussione se ti va e se vi va, prendila come continuazione del tuo articolo, come un provare a buttare la palla più in là.

    Ora vorrei uscire dal caso Fornero e provare a portare la riflessione più a terra. Quindi perdonami se sembrerà un “uscire dal seminato” ma tento solo di collegarmi alla tua riflessione per farne una dove magari riflettere insieme su qualcosa di tangibile e più vicino.

    Dici che dire di spegnere la TV non è un gesto responsabile per un Ministro ed in realtà neanche per un cittadino. Potremmo dire che il rifiuto è in realtà una fuga. Un gesto snob. E su questo si può essere d’accordo o meno.

    Ma è vero anche che l’abbassamento dell’audience è anche un motivo che potrebbe contribuire a migliorare la programmazione. Il dissenso e l’isolamento alle volte è una possibilità nella protesta. Prendilo come lo sciopero della fame. Ma a parte questo, secondo te quale sarebbe insomma la vera via per “far sentire la propria voce” nella lotta per il “cambio del modo di fare TV” parlando non di Ministri o intellettuali ma di gente comune? Se non sostieni il rifiuto, cosa sostieni in alternativa concreta?

    Conosco l’iniziativa di Travaglio sostenuta da Maccarini, ma stiamo parlando comunque di intellettuali di livello che sostengono “un’altra TV”. E’ ovvio che sia facile aderire alla loro iniziativa e sia facile per loro lanciarla.
    Ma non risolve il problema dell’intrattenimento. Credo si parli di sola TV informativa. Cosa può fare il normale cittadino per avere “un’altra TV di intrattenimento”?

    Credi di potermi dare un punto di vista?

    Perdonatemi se avete già affrontato l’argomento negli scorsi post e non l’ho visto…nel caso attendo un repost per chi ha la gentilezza di farlo.

    grazie mille e un saluto a tutti.
    eugenio

  37. Giovanna, anch’io ero presente al convegno di Valore D e devo dire che ho sentito dire a Elsa Fornero una cosa un po’ differente: non è che lei non guarda la tv, ma ora non guarda più la tv perché torna a casa troppo tardi ed è stanchissima….situazione facilmente immaginabile e comprensibile.

  38. Noi non abbiamo la tv, forse siamo snob, non so. La questione è che non ci va di perdere tempo, tutto qui, e di sottoporre i nostri cervelli a delle informazioni di dubbia utilità. Non capisco cosa dovrebbe fare chi non abbia voglia di essere snob: guardare la tv e rendersi conto del basso livello che propone? E dopo averlo constatato? Il fatto è che fino a quando ci sarà la richiesta, il prodotto rimarrà invariato. La televisione, se vogliamo che cambi, dovrà rispecchiare un nostro cambiamento, non sono quello di chi se ne occupa. Ma si, per il momento noi rimaniamo snob, non importa.

  39. Post e commenti eccezionali. Toccato un punto vivo e dolente del nostro sistema. Non avendo l`esperienza e la cultura di settore necessaria, mi limito ad alcune osservazioni, adeguandomi allo stile invettiva, che ogni tanto e`liberatorio (sbaglio, o ho appena citato il tormentone “e`tanto liberatorio” di avanzi?).
    1)I professionisti della TV e della politica devono sapere il perche`e percome di questo cannone di inoranza. Non credo che la TV cambiera`. Potra`solo estinguersi, anhe se lentamente, troppo lentamente. Nel frattempo, serve conoscerla e studiarla per contrastarla, o almeno contrastarne quel 90% che non va bene. Come insegnante e genitore, lo devo fare anch`io. Figuriamoci un ministro.
    2)Oggi persino il Manifesto ha scritto delle mutande di Belen, e mentre sbirciavo Repubblica, ho anche guardato in fretta le foto. Notevole.
    3)Concordo sul fatto che raggiunta l`eta`della ragione (12-13 anni) la TV diventa un soprammobile, e ritorna ad avere un senso dopo i 55 anni, quando la cultura dominante (forgiata dalla televisione) fa credere che la vita attiva sia finita.
    4)Nei sobborghi poveri di Dublino, capita spesso di passare tra case degne di un film di Ken Loach, ma con uno schermo da 37 o 42 pollici sempre acceso.
    5)Che bello sentirsi chiamare snob! Fa tanto congresso di sezione anni 80…

  40. In questa discussione su Sanremo, degradazione delle donne, “snobismo” e ministro delle pari opportunità Fornero, abbiamo ignorato tutti, me incluso, una cosa non tanto evidente ma enorme:
    l’uso del corpo delle donne nei media dipende moltissimo dalla non parità di genere nell’occupazione: se le donne sono molto meno occupate e meno pagate, vengono considerate molto di meno, nel nostro mondo.
    Perciò l’azione di gran lunga più efficace a sostegno delle donne passa per la riforma radicale del mercato del lavoro proposta dal ministro, che favorisce fortemente giovani e donne, come lei stessa ha dichiarato e spiegato in varie occasioni.
    Fra l’altro, avere riunito lavoro e pari opportunità in uno stesso ministero aveva certamente questo senso.
    Qualsiasi altra cosa faccia Fornero per le pari opportunità, vale UN MILLESIMO di quello che otterrà se riesce a fare passare quella riforma lì. Rispetto alla quale le quote rosa, ad esempio, sono ben poco.

    Capisco che il nesso fra parità di genere e mercato del lavoro non sia evidente, data anche la nostra generale ignoranza sui fondamenti dell’economia politica.
    Il nesso è spiegato bene qui: http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_15/se-il-posto-non-e-fisso-il-salario-va-alzato-alberto-alesina-andrea-ichino_e023eeac-57b2-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml

  41. Ben, per me il fatto che sia fondamentale lavorare INNANZI TUTTO sulle disuguaglianze economiche per ottenere la parità culturale di genere è chiarissimo da tempo.🙂

    Vedi, tanto per fare un esempio (uno solo, perché non mi piace essere autoreferenziale), cosa scrivevo già nel 2009:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/07/24/corpo-potere-e-disuguaglianze-economiche/

    Ma se sei ministro per le Pari opportunità non puoi trascurare la televisione nemmeno se lavori come una pazza sui problemi del lavoro, perché la tv nutre l’immaginario di masse di persone, donne e uomini, economicamente (e perciò culturalmente) più deboli.

    Insomma: occorre lavorare su più fronti, sempre. Detto questo, è vero che non possiamo aspettarci miracoli dalla sola ministra Fornero. Ed è vero anche che tutto è relativo, che prima di lei c’era la Carfagna eccetera. Ma la critica serve anche a spronare, no?

    Quanto all’uso della parola “snob”, Ugo, ci tornerò, ci torneremo.🙂

    Eugenio, scusa: nel mio articolo e nei commenti sopra ho detto più volte che è legittimo, per i cittadini comuni, spegnere la televisione o non possederla affatto come scelta culturale. Non serve a niente, però, se hai qualche responsabilità e potere decisionale nel mondo dei media e della cultura: serve solo a mettere la testa sotto la sabbia. A meno che tu, donna o uomo di potere, non abbia la visibilità e la forza (economica innanzi tutto) sufficiente per creare un movimento di massa al grido di “spegniamo la televisione!”. Solo se movimenti una massa, puoi – dandoti un po’ di tempo – incidere sull’Auditel, abbassare i costi degli spazi pubblicitari, eccetera.

    FrancescaP: la frase della ministra è stata estrapolata, lo so. Ma l’estrapolazione mediatica fa parte del gioco e un/a politico/a non può non saperlo. Vedi anche cosa abbiamo discusso, alcuni giorni fa, sulle uscite del presidente Monti e della ministra Cancellieri su lavoro, posto fisso vicino a mamma e papà, eccetera. Insomma, se sei a quel livello di potere e visibilità, devi pesare le parole, tenendo conto del fatto che possano essere isolate e piegate in altre direzioni. Fa parte del tuo mestiere di comunicatore politico, non puoi prendertela con chi travisa. In questo caso, poi, la ministra non è stata nemmeno tanto travisata.

    E io ho preso spunto da quella frase di Fornero per discutere di un problema secondo me ben più ampio (di cui comunque la frase mi pareva spia interessante): gli occhi chiusi che la cosiddetta intellighenzia politico-culturale italiana ha tenuto sulla tv di stato italiana per interi lustri. Salvo poi lamentarsi (e sorprendersi) delle operazioni culturali di massa che nel frattempo aveva fatto Mediaset. Eccetera eccetera.

  42. Sarebbe bastato davvero poco cara Ministra Fornero, invece di spegnere il mezzo televisivo nel rivolgere un augurio e un invito da parte della televisione di Stato nel tener fede all’emendamento Women Empowerment che la Rai ha sottorscritto da poco.
    Bastava solo usare quattro parole al posto di altre quattro, e li dietro a queste poche lettere poteva svolgersi l’inizio di un pratico cambiamento.
    Peccato, un’altra possibiltà sprecata, come sempre!

  43. Giovanna (e tutti),
    non metto in dubbio che per te (e per tutti, o quasi, in questo blog) “sia fondamentale lavorare INNANZI TUTTO sulle disuguaglianze economiche per ottenere la parità culturale di genere.”
    Ma in quale direzione?

    Noi tutti siamo oggi divisi fra due linee:
    quella che difende tendenzialmente il posto fisso per tutti (linea Susanna Camusso, alfiere principale Luciano Gallino);
    quella che invece propone una generale flessibilità e mobilità del lavoro, con appropriati ammortizzatori sociali (linea Elsa Fornero, alfiere principale Pietro Ichino).
    E’ un contrasto che divide la sinistra e le donne (o almeno due donne in posizioni opposte e decisive).

    Non c’è una terza via. Le due linee hanno conseguenze molto diverse sulle donne (e sui giovani): la prima avvantaggia chi ha già un lavoro stabile (principalmente maschi), la seconda avvantaggia chi è tagliato fuori (principalmente donne e giovani).

    La scelta è drammatica (il cambiamento, se ci sarà, avrà gravi costi sociali), e urgente: si decide entro marzo.

    Quello che volevo dire è che, di fronte a una scelta del genere — che naturalmente dipende anche da noi, dall’opinione pubblica, non solo dal governo e dai sindacati — e alle sue enormi conseguenze per la parità di genere, ogni altra questione di genere impallidisce.
    Almeno per i prossimi 40 giorni.🙂

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