Archivi del giorno: martedì, 21 febbraio 2012

Contro le divisioni fra donne: azioni concrete

Diversi blog, nei giorni scorsi, hanno messo il dito sulla piaga: sulle questioni di genere le donne italiane stentano a mettersi d’accordo, tendono a dividersi e litigare, o non si prendono in considerazione reciproca, il che a volte è peggio. Un copione già visto, che non ha fatto bene al femminismo storico italiano e oggi rischia di ripetersi.

Manifestazione donne «Libere»

Ha messo il dito sulla piaga Marina Terragni, con l’appello di sabato a fare rete. L’ha fatto Loredana Lipperini, con il post di ieri. Ma gli appelli a unirsi sono venuti più volte anche da Lorella Zanardo, dal Feminist Blog Camp, dalla Rete delle reti, dallo stesso Se Non Ora Quando, fino ai commenti che Gioia e Ondina hanno scritto ieri in calce al mio post, pregandomi di non fare io la stessa cosa che dico agli altri di non fare: escludere, non prendere in considerazione loro come altre blogger, altri gruppi e associazioni.

Sento allora anch’io il bisogno precisare alcune cose, come ha fatto Loredana Lipperini oggi sul suo blog:

  1. Il numero di blog, siti, forum, gruppi Facebook che trattano dei problemi delle donne italiane è cresciuto in modo impressionante negli ultimi cinque anni. Il che è un buon segno, ovviamente, perché indica una diffusa sensibilità e consapevolezza. Ma ciò implica che non tutti/e possano conoscere tutti/e: a volte non si menziona o non si legge qualcuno o qualcosa semplicemente perché non lo si conosce. O non ci si è pensato, fra le mille cose da fare e ricordare. Prima di sentirsi escluse/i, vale la pena riflettere su questa possibilità.
  2. Attenzione a non confondere la necessità di unirsi e lavorare assieme con l’ossessione per la visibilità, che è la malattia oggi più diffusa e le donne non ne sono certo immuni. Lavorare assieme non implica che tutte/i siano visibili allo stesso modo. Non sarebbe né utile né opportuno. Dal punto di vista dei media tradizionali (stampa e televisione) è invece utile che siano più visibili le personagge e i personaggi che sanno fare meglio questo mestiere, sanno cioè come si parla alla stampa e come si buca lo schermo. Non tutte/i sono in grado di entrare in relazione con i media, non perché non tutti «sono famosi» (non tutti i «famosi» lo fanno bene), ma perché per farlo occorre una professionalità specifica. Detto altrimenti: se vuoi farlo, o sei già preparata/o per farlo, o devi studiare molto per non fare figuracce e farle fare anche a chi rappresenti.
  3. Anche su internet è più opportuno, per la causa comune delle donne, che abbiano più visite i siti, blog, forum, gruppi che riescono sia a trattare sia a comunicare i temi e problemi delle donne al meglio, ognuno nel suo settore: ci saranno luoghi in rete in cui si parla con competenza di donne e lavoro, luoghi in cui si parla al meglio del welfare per le donne, luoghi in cui si parla in modo interessante del ruolo delle donne, bambine e ragazze nella scuola e in università, luoghi in cui si parla dell’immagine femminile in pubblicità, sui media e così via. Non tutti devono (né possono) parlare di tutto, altrimenti si rischia di sparara sciocchezze. E darsi la zappa sui piedi. Perché, invece di tentare imprese titaniche (e impossibili) di raccogliere tutto e tutti in super-mega-portali unici, non si cerca di praticare una sana divisione del lavoro? Che ognuno/a contribuisca nel settore in cui è più competente e specializzato/a: la complementarità favorisce l’aggregazione perché nessuno/a pesta i piedi a nessun altro/a.
  4. Molti inquadrano la tendenza delle donne a dividersi nello stereotipo della «tipica rivalità femminile», secondo il quale le donne sarebbero spesso in competizione fra loro, specie se vogliono ottenere l’attenzione di qualche maschio. Falso: le donne competono fra loro quanto gli uomini, a maggior ragione in ambienti in cui la competitività è un valore: l’individualismo è un tratto della società occidentale su cui gli storici e i sociologi hanno scritto montagne di libri; e il campanilismo è un tratto della società italiana, a sua volta ampiamente discusso. Solo che gli uomini riescono a transitare con più scioltezza delle donne, in nome di obiettivi precisi e concreti, dall’agonismo più duro alla solidarietà più stretta, sono cioè più capaci di allearsi anche col peggiore nemico, se pensano che il gioco valga la candela. Le donne invece sono meno abili in queste trasformazioni, perché sotto sotto pensano sempre che, per costruire un’alleanza, si debba pure essere amiche e un po’ volersi bene. Le donne insomma fanno più fatica degli uomini – per come sono state educate – a lasciar perdere le emozioni personali e vedere la costruzione di alleanze in termini di razionalità mezzo-scopo: una razionalità che sia capace di commisurare i mezzi agli obiettivi da raggiungere, senza troppi coinvolgimenti personali.
  5. Col che arrivo all’ultimo punto. Occorre mettersi assieme non perché quanto-è-bello-siam-tutti-amici-fiori-e-colori-trallalalà. Occorre mettersi assieme per raggiungee obiettivi precisi e concreti, a breve, medio e lungo termine. Negli anni Settanta il movimento femminista italiano – non da solo, assieme ai partiti e a molti uomini – vinse su obiettivi concreti come l’aborto e il divorzio. Poi svaporò. Per non fare la stessa fine ci vuole un’agenda di obiettivi concreti. E ci vuole in fretta, subito. Qualcosa di concreto, nel 2011, è stato ottenuto. Un buon esempio è la legge per le cosiddette «quote rosa» nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, approvata con ampia maggioranza dal Parlamento a fine giugno 2011: i consigli di amministrazione dovranno essere composti per legge da almeno un quinto di donne a partire dal 2012 e da almeno un terzo dal 2015. La legge è stata criticata da molti «perché le donne non sono panda», e per mille altri motivi e limiti che non sto ora a discutere. Ma è un risultato concreto, che in altri paesi ha dato i suoi frutti.

E ora, che si fa? Ci vogliono obiettivi e azioni concrete, ripeto: a breve, media e lunga scadenza. Ci vogliono azioni di lobbying nei confronti della politica, locale e nazionale, delle parti sociali, dell’Europa. Ognuno con la sua professionalità e le sue capacità concrete, non tutte/i su tutto. Loredana Lipperini conclude in modo analogo il suo post di oggi Dettare l’agenda e fa la sua, di proposta. Alcuni commentatori, come Ben, ieri hanno fatto proposte concrete anche su questo blog. Altro?