Contro le divisioni fra donne: azioni concrete

Diversi blog, nei giorni scorsi, hanno messo il dito sulla piaga: sulle questioni di genere le donne italiane stentano a mettersi d’accordo, tendono a dividersi e litigare, o non si prendono in considerazione reciproca, il che a volte è peggio. Un copione già visto, che non ha fatto bene al femminismo storico italiano e oggi rischia di ripetersi.

Manifestazione donne «Libere»

Ha messo il dito sulla piaga Marina Terragni, con l’appello di sabato a fare rete. L’ha fatto Loredana Lipperini, con il post di ieri. Ma gli appelli a unirsi sono venuti più volte anche da Lorella Zanardo, dal Feminist Blog Camp, dalla Rete delle reti, dallo stesso Se Non Ora Quando, fino ai commenti che Gioia e Ondina hanno scritto ieri in calce al mio post, pregandomi di non fare io la stessa cosa che dico agli altri di non fare: escludere, non prendere in considerazione loro come altre blogger, altri gruppi e associazioni.

Sento allora anch’io il bisogno precisare alcune cose, come ha fatto Loredana Lipperini oggi sul suo blog:

  1. Il numero di blog, siti, forum, gruppi Facebook che trattano dei problemi delle donne italiane è cresciuto in modo impressionante negli ultimi cinque anni. Il che è un buon segno, ovviamente, perché indica una diffusa sensibilità e consapevolezza. Ma ciò implica che non tutti/e possano conoscere tutti/e: a volte non si menziona o non si legge qualcuno o qualcosa semplicemente perché non lo si conosce. O non ci si è pensato, fra le mille cose da fare e ricordare. Prima di sentirsi escluse/i, vale la pena riflettere su questa possibilità.
  2. Attenzione a non confondere la necessità di unirsi e lavorare assieme con l’ossessione per la visibilità, che è la malattia oggi più diffusa e le donne non ne sono certo immuni. Lavorare assieme non implica che tutte/i siano visibili allo stesso modo. Non sarebbe né utile né opportuno. Dal punto di vista dei media tradizionali (stampa e televisione) è invece utile che siano più visibili le personagge e i personaggi che sanno fare meglio questo mestiere, sanno cioè come si parla alla stampa e come si buca lo schermo. Non tutte/i sono in grado di entrare in relazione con i media, non perché non tutti «sono famosi» (non tutti i «famosi» lo fanno bene), ma perché per farlo occorre una professionalità specifica. Detto altrimenti: se vuoi farlo, o sei già preparata/o per farlo, o devi studiare molto per non fare figuracce e farle fare anche a chi rappresenti.
  3. Anche su internet è più opportuno, per la causa comune delle donne, che abbiano più visite i siti, blog, forum, gruppi che riescono sia a trattare sia a comunicare i temi e problemi delle donne al meglio, ognuno nel suo settore: ci saranno luoghi in rete in cui si parla con competenza di donne e lavoro, luoghi in cui si parla al meglio del welfare per le donne, luoghi in cui si parla in modo interessante del ruolo delle donne, bambine e ragazze nella scuola e in università, luoghi in cui si parla dell’immagine femminile in pubblicità, sui media e così via. Non tutti devono (né possono) parlare di tutto, altrimenti si rischia di sparara sciocchezze. E darsi la zappa sui piedi. Perché, invece di tentare imprese titaniche (e impossibili) di raccogliere tutto e tutti in super-mega-portali unici, non si cerca di praticare una sana divisione del lavoro? Che ognuno/a contribuisca nel settore in cui è più competente e specializzato/a: la complementarità favorisce l’aggregazione perché nessuno/a pesta i piedi a nessun altro/a.
  4. Molti inquadrano la tendenza delle donne a dividersi nello stereotipo della «tipica rivalità femminile», secondo il quale le donne sarebbero spesso in competizione fra loro, specie se vogliono ottenere l’attenzione di qualche maschio. Falso: le donne competono fra loro quanto gli uomini, a maggior ragione in ambienti in cui la competitività è un valore: l’individualismo è un tratto della società occidentale su cui gli storici e i sociologi hanno scritto montagne di libri; e il campanilismo è un tratto della società italiana, a sua volta ampiamente discusso. Solo che gli uomini riescono a transitare con più scioltezza delle donne, in nome di obiettivi precisi e concreti, dall’agonismo più duro alla solidarietà più stretta, sono cioè più capaci di allearsi anche col peggiore nemico, se pensano che il gioco valga la candela. Le donne invece sono meno abili in queste trasformazioni, perché sotto sotto pensano sempre che, per costruire un’alleanza, si debba pure essere amiche e un po’ volersi bene. Le donne insomma fanno più fatica degli uomini – per come sono state educate – a lasciar perdere le emozioni personali e vedere la costruzione di alleanze in termini di razionalità mezzo-scopo: una razionalità che sia capace di commisurare i mezzi agli obiettivi da raggiungere, senza troppi coinvolgimenti personali.
  5. Col che arrivo all’ultimo punto. Occorre mettersi assieme non perché quanto-è-bello-siam-tutti-amici-fiori-e-colori-trallalalà. Occorre mettersi assieme per raggiungee obiettivi precisi e concreti, a breve, medio e lungo termine. Negli anni Settanta il movimento femminista italiano – non da solo, assieme ai partiti e a molti uomini – vinse su obiettivi concreti come l’aborto e il divorzio. Poi svaporò. Per non fare la stessa fine ci vuole un’agenda di obiettivi concreti. E ci vuole in fretta, subito. Qualcosa di concreto, nel 2011, è stato ottenuto. Un buon esempio è la legge per le cosiddette «quote rosa» nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, approvata con ampia maggioranza dal Parlamento a fine giugno 2011: i consigli di amministrazione dovranno essere composti per legge da almeno un quinto di donne a partire dal 2012 e da almeno un terzo dal 2015. La legge è stata criticata da molti «perché le donne non sono panda», e per mille altri motivi e limiti che non sto ora a discutere. Ma è un risultato concreto, che in altri paesi ha dato i suoi frutti.

E ora, che si fa? Ci vogliono obiettivi e azioni concrete, ripeto: a breve, media e lunga scadenza. Ci vogliono azioni di lobbying nei confronti della politica, locale e nazionale, delle parti sociali, dell’Europa. Ognuno con la sua professionalità e le sue capacità concrete, non tutte/i su tutto. Loredana Lipperini conclude in modo analogo il suo post di oggi Dettare l’agenda e fa la sua, di proposta. Alcuni commentatori, come Ben, ieri hanno fatto proposte concrete anche su questo blog. Altro?

46 risposte a “Contro le divisioni fra donne: azioni concrete

  1. Giovanna, arrivi sempre al momento giusto con l’argomento giusto. Credoi che le done dovrebbero applicarsi ad avanzare con piccoli passi e non accelerare perchè troverebbero sicuramente ostruzione. Ma a non fermarsi mai. Come invece sta succedendo.😦

  2. Oggi Loredana Lipperini detta questa agenda (o meglio, criteri per un’agenda): “Progetti. Obiettivi. Chiari, a breve termine, condivisi. Ci occorre questo”.
    Qualche riga sopra fa però una scelta di campo, come se fosse ovvia:
    “Non ritengo giusto fare sconti a una ministra solo perché di sesso femminile, nel momento in cui sta perseguendo una linea devastante per le classi più deboli. Non ritengo, purtroppo, che da questa ministra e da questo governo ci si possa aspettare molto: per il semplice motivo che non hanno il mandato (non vogliono averlo? Non lo so, non è rilevante, al momento) per occuparsi di diritti.” ecc.

    Credo che Lipperini faccia bene a pronunciarsi sulla linea del governo rispetto alle donne, anche se farebbe bene ad argomentare la sua posizione.
    Se invece ci si vuole limitare a “Progetti. Obiettivi. Chiari, a breve termine, condivisi.” (sottolineo condivisi), allora sulle grandi scelte dell’agenda pubblica attuale conviene tacere. Sebbene siano decisive per il futuro dei rapporti di genere in Italia, non credo che la scelta di campo di Loredana Lipparini sia ovviamente giusta.
    Molte donne seriamente interessate ai rapporti di genere, come la stessa Elsa Fornero, considerano giusta per gli interessi delle donne, e dell’intera società, la scelta opposta.

    Meglio, secondo me, manifestare posizioni anche diverse, argomentandole seriamente riguardo ai rapporti di genere.

  3. In tema di azioni concrete, noi di inGenere abbiamo proposto prima un ABC delle donne
    http://www.ingenere.it/articoli/labc-delle-d-proposte-cambiare
    e ora un accordo per un PINK NEW DEAL
    http://www.ingenere.it/sites/default/files/segnalazioni/Invito%2022febbraio2012.pdf

    Aperte al confronto su tutto🙂

  4. ciao giovanna, ciao tutte, non è pubblicità ma condivisione: domani mercoledi 22, alle 18 in via dei prefetti 22, sala incontro, la redazione di ingenere.it che è un luogo di discussione con una sua specifità: le donne, l’economia e le politiche sociali, incontra leggendaria, storica rivista femminista, per discutere di proposte di politica economica. quando si dice obiettivi…

  5. Ben, Lipperini ha argomentato molto bene in passato nel suo blog, forse vale la pena ripetere qualcosa ma non possiamo accusarla di genericità, tutt’altro.
    Giovanna, condivido ma mi sento di porre un interrogativo sull’opportunità di avvalerci di un portale, come la Rete delle reti che non si pone l’obiettivo di cancellare le competenze ma di tesaurizzarle, per ciò che ho capito. Penso che dipenda anche da come si intenderà usarlo, se si intenderà avvalersene. Ma credo valga la pena discuterne a fondo.

  6. Sono tra quelle che stanno lavorando e molto faticando per mettere in piedi quello che chiami “super mega portale unico” e che peraltro ha un nome La Rete delle Reti. Dispiace che siano in primis le donne, e soprattutto quelle che, di donne e alle donne, scrivono, a non capire e a tenere in poco conto ciò che stiamo facendo, e credo non sia un caso infatti che di questo progetto nessuna delle bloggers di un certo peso abbia mai scritto, commentato, partecipato ai lavori o altro. Se qualcuna lo avesse fatto avrebbe forse scoperto che il “super mega portale unico” non ha nessuna pretesa se non quella di accogliere e dare la possibilità a tutte le donne, bloggers, singole, appartenenti a gruppi o associazioni, di avere un luogo virtuale sul quale confrontarsi, discutere, attivare forum, avere informazioni, aggregarsi in gruppi che abbiano voglia di proporre argomenti e su questi lavorare. Quindi ciò che cerchiamo di fare è essere inclusive e non omologare tutte, due cose assai diverse. Lo strumento, anzi, servirà proprio a far sì che donne con posizioni differenti abbiano la possibilità di confrontarsi e rendere chiare posizioni anche assolutamente contrastanti. Un portale è come una piazza, ci si incontra, si discute, ci si lavora se si vuole, altrimenti si lavora altrove per poi riportare, sempre se si vuole, il frutto del proprio lavoro anche all’interno, per dargli visibiltà. Un portale, questo in particolare, non è un bar, dove si chiacchiera e si prende un drink insieme, questo portale nasce con l’idea di rendere più semplice, per l’appunto, proporre e lavorare su obiettivi precisi e concreti e dare la possibilità al più ampio numero di donne possibile di farlo. Purtroppo il 28 gennaio, alla giornata di nascita del Portale, nessuna delle bloggers diciamo di peso è venuta, nessuna ne ha parlato nè prima, nè dopo, nè durante, se non ahimè, per più o meno velatamente polemizzarne. E soprattutto nessuna, e assai mi dispiace, ha capito cosa si stia cercando di fare, come se la cosa fosse davvero poco interessante. Pazienza, noi andiamo avanti perchè è un progetto in cui crediamo. Ciò che vogliamo chiarire è che nessuno ha mai pensato nè di essere competitivo con altri blog, nè di essere competitivi o alternativi ad altre organizzazioni, perchè NON siamo un organizzazione, nè di voler frammentare il pensiero o il lavoro femminile. Ciò che stiamo facendo è esattamente il contrario. Tentare di raccogliere le tante diversità e dare loro la possibilità di confrontarsi. Chi c’era il 28 gennaio l’ha ben capito. E a questo sta lavorando.

  7. Donatella, sì, credo valga la pena di discuterne. Ho assegnato una tesi di laurea, per censire e classificare tutte le realtà che sulla rete italiana parlano di questioni di genere. Ma l'impresa è ardua, e la ragazza ne sta uscendo scornata. Perciò sono molto dubbiosa… se è perfino difficile farci un lavoro scientifico, come si fa a raccogliere tutto ciò che si agita in rete in un portale unico? Con che criteri classifichi, ordini, sistemi? e se non sistemi, come fai a renderlo fruibile? Io sono molto, molto perplessa. Già dalla home. Ma parliamone, certo.

  8. Obiettivi concreti, stare insieme, unire le forze. Io sto con Loredana Lipperini quando dice che sta con tutte e dovunque sia invitata. E per questo che ho augurato il meglio alla Rete delle Reti, e ho aderito all’appello di Marina Terragni, sono nella mailing list del FemBlog Camp. Vorrei però che ci si fermasse un attimo a riflettere sul perché questo fiorire continuo di iniziative parallele simili e dissimili. Alcuni mesi fa l’iniziativa #2eurox10leggi, non un’associazione, non un comitato, fu solo un modo per dare voce, attraverso un primo esperimento di democrazia partecipata, alle donne fuori dalle associazioni, fuori dal mainstream, lo voglio chiamare così, del movimento femminile. E fu, in parte certo, l’ho già scritto, un modo per bypassare il “problema” della rappresentanza che affigge il movimento femminile, dando parola direttamente alle donne che hanno scelto “dal basso” le 10 richieste di legge che si ritenevano prioritarie per il Paese. L’agenda (che vuole accellerare i tempi della politica), come la chiamano Loredana Lipperini o Giovanna Cosenza. Devo dire che a quell’iniziativa, per cui continuo ancora a ricevere lettere, aderirono 2600 individui, uomini e donne, ma nessuna associazione (o pochissime). Le richieste di leggi sono ancora lì, nel sito blog di #2eurox10leggi, e a disposizione di tutte e di tutti. Per la verità la numero 10, quella sul bilancio di genere, dovrà essere sostituita con una richiesta sulla regolamentazione consultori/obiettori di coscienza/aborto, perché così si sono orientate le richieste, mentre il bilancio di genere è stato quasi ignorato, se non del tutto. E sono lì, nel sito, anche i contributi video di chi (tra queste Lorella Zanardo), a Milano il 17 dicembre, in modo autorevole e competente è venuto a raccontare e far conoscere i progetti di legge sulla paternità obbligatoria, sulla conciliazione dei tempi lavori e famiglie, sulla maternità universale, sulla democrazia paritaria, sugli stereotipi di genere, sul conteggio dei contributi per le pensioni delle donne. Lo fece davanti a una platea vuota mentre on line, esponenti piuttosto in vista del movimento femminile milanese bollavano le partecipanti (Marina Piazza, Alessandra Perrazzelli, Monica D’Ascenzo, Alessia Mosca, Marisa Montegiove, Lorella Zanardo, Iaia Caputo, Marilisa D’Amico) come noiosissime. Ecco la rivalità femminile. L’inimicizia tra donne che non solo è stupida, ma soprattutto è impolitica. Questo non per recriminare, ma per dire che troppi annunci, compreso i famosi Stati Generali delle Donne di Se Non Ora Quando a cui pure sono vicina per lo sforzo che va loro riconosciuto, troppi annunci sono finiti in iniziative autoreferenziali o autoriferite. Oppure sono finite le iniziative (il caso di 2×10) perché erano fumo negli occhi per chi una firma sotto ce la vuol mettere sempre. E perdonatemi se ho mostrato quelle che forse sono solo le mie paure, ma davvero credo che i tempi siano stretti, mentre la questione femminile rischia di diventare solo un belletto per chi vule rendersi più presentabile. Manuela Mimosa Ravasio, ipaziaevviva.com

  9. Cara Giovanna, soltanto un’osservazione sul tuo post molto utile in questo momento: la funzione del portale de La rete delle reti non è quella di essere un megaqualcosa che comprenda tutto, ma uno strumento che favorisca l’interrelazione di tutte e semmai la focalizzazione delle competenze di ciascuna, utile proprio per risolvere il problema di comunicazione che hai esposto all’inizio, e cioè che finora non è stato possibile conoscerci tutte, e quindi l’ una non conosce l’altra che sarebbe interessata a ciò cui lei stessa è interessata, e che magari lo è con maggiore competenza, per es. etc. etc.

  10. Aricara Giovanna, penso ce nessuna di noi/di loro voglia classificare: le adesioni sono libere.

  11. Capire come stiamo cercando di fare il Portale è facile basta visitare i due gruppi di lavoro FB, La rete delle donne 1 e 2, o il nostro blog di lavoro: http://laretedellereti.blogspot.com/ Il processo è inverso a ciò che accade normalmente, il Portale lo fanno direttamente le donne che ne sono interessate, senza alcune preclusione, sono loro a inviare documenti, articoli, link, foto, video, suggerimenti di temi da affrontare ecc. e noi pensiamo solo a catalogarli e a metterli dentro, noi forniamo una griglia molto ampia e che dia all’interno la possibilità di fare tutto ciò che le donne stesse che c’erano il 28 o chiunque altra sia interessata, suggeriscono, e quindi, tra le altre cose, la possibilità di lavorare e formare gruppi, la possibilità di aprire forum, la possibilità di fare sondaggi e di votare, la possibilità di avere un archivio, una mappatura e link a gruppi, blog, associazioni ecc. e molto altro. Ripeto se solo andate a vedere lo scoprirete. Non è certo un mistero.

  12. Paolam, Stefania, capisco il vostro punto. Ma su questo problema del raccogliere in un luogo unico, io continuo a essere perplessa. Lo stesso concetto di portale si rifà al web di quindici anni fa: il web di oggi è molteplice, frammentato, plurivoco. Come fai a far convergere tutto e tutti in un luogo unico? Ripeto: io mi ci sono scornata assieme a una studentessa, per una semplicissima tesi di laurea, a cui però entrambe volevamo dare un senso. Ma ho ancora le ossa rotte…

    E poi, Paola, se non classifichi in qualche modo, come organizzi una struttura di navigazione? Amiche mie, ma avete idea di cosa voglia dire mettere in piedi un Portale che raccolga tutto ciò che in rete si muove sulle questioni di gender? ci vuole una redazione coi controfiocchi per una roba del genere… Io non voglio essere né polemica né distruttiva, ma lavoro sul web da quando è nato,sia nella pratica che nella riflessione analitica, e non sto dicendo una cosa dell’altro mondo.

  13. Nessuna DEVE forzatamente convergerci, ma chi vuole potrà farlo. Esisteranno macrosettori, suggeriti dalle donne stesse che hanno voglia di farlo e all’interno tutte le finestre, con possibilità di aggiungere ciò che si desidera e in qualsiasi momento, suggerite dalle stesse donne. Una redazione ferrata è già al lavoro, e accoglie i suggerimenti di tutte, li classifica e le struttura. Quando lo vedrete e sarà fatto capirete meglio, intanto date un’occhiata al lavoro dei gruppi e del blog e avrete già parecchie informazioni. Nessuno sostiene che sia un lavoro facile o poco ambizioso ma perchè non osare? ci stiamo lavorando tutte insieme e ripeto sono le stesse donne a dirci cosa vogliono, le idee e le proposte davvero non mancano e poi sì c’è un gruppo di donne che, per essere esplicite, si sta facendo un mazzo tanto. Si tratta solo di uno strumento in più che vorremmo offrire e che chiunque vorrà potrà usare. Mi sembra comunque un tentativo degno di attenzione.

  14. Questo problema dei movimenti di genere, la frammentazione da un lato e il tentativo di rimediarvi con accozzaglie di sigle anziché aggregazioni dall’altro, sembra un effetto della più diffusa crisi della cultura d’opposizione, intendendo con ciò la difficoltà di trovare forme di contestazione e progettazione adeguate all’attuale complessità dei rapporti sociali. Citare come esempio i numerosi partitini comunisti extraparlamentari è persino lapalissiano. Eppure questa può essere considerata una fase “costituente”, caratterizzata dal caos di istanze e proposte da cui usciranno poi soggetti meglio definiti e preparati. Credo che le indicazioni di metodo espresse in questo articolo siano molto lucide, coplimenti.

  15. Giovanna e “chi controlla i controllori”? Chi già è professionale ed esperto, chi ha già blog conosciuti, chi sa trattare l’argomento più idoneo nel modo più idoneo? E come mai finora non hanno ottenuto niente? Forse un po’ di scemenze e di banalità servono a far nascere nuove idee e nuovi mezzi per comunicare. In fondo le prime femministe inglese le prendevano tutte per matte….ma alla fine….

  16. DIS/AMB/IGUIAMO un po’ di più magari… grazie (sincero!) per la risposta (che addirittura cita blog minuscoli come il mio!), ma a me sembra che tutto questo si chiami glissare.
    Cara Giovanna, se me lo permetti, vorrei porti una domanda precisa (anzi due, che forse porrò anche alle altre del quartetto in cui ti stai ritrovando):
    1. tu, NON ti sei sentita INVITATA (o magari addirittura interpellata direttamente!) dalla retedellereti? non so, a capire la proposta, a partecipare, dare un parere, offrire un post… foss’anche critico?
    2. e se SI (e sottolineo se), come mai la tua risposta è stata il silenzio totale?
    Spero non vedrai queste domande come polemiche. E’ una vera, sincera, profonda curiosità.
    Un’esigenza di uscire dalla vischiosa mestizia dell’ambiguità. Grazie

  17. In realtà vorrei capirlo anche io Ondina, così come vorrei ripetere che NON essendo la Rete delle Reti, un gruppo, un movimento, un’associazione, non può neanche essere accusato di desiderare o di far parte di una frammentazione di movimenti, gruppi, sigle che lavorano con e per le donne. La rete delle reti è solo uno strumento, a disposizione di tutte, un tentativo semmai di ricomporre frammentazioni non di incentivarle.

  18. Stefania, non parlare come se io NON avessi visto né preso in considerazione La rete delle reti: l’ho vista, me la sono pure studiata.🙂

    Insomma non parlo per pregiudizio e men che meno per svalutare il lavoro delle persone che vi contribuiscono. Ho il massimo rispetto per questa come per moltissime altre iniziative in rete.

    Sai come la vedo? Sarà un luogo di aggregazione come molti ce ne sono in rete. E ben venga in questo senso. È una ricchezza in più e lo sarà tanto di più quanto più sarà frequentato e propositivo. Vivo. D’altra parte lo dici tu stessa: non vi DEVONO convergere tutti/e quelli/e che si occupano di vender in Italia. Dunque sarà per forza parziale e limitato, come tutto ciò che è a questo mondo.

    Però io ci vedo un error di base, forse proveniente da una ingenuità o forse da un eccesso di entusiasmo iniziale: perché concepirlo come un contenitore globale fin nel nome? Se per vostra stessa intenzione non è chiamato a includere tutto, anche perché – torno a dire – è davvero “mission impossible” pretendere di includere tutto in modo organico e navigabile in un sito, perché proporlo come il “luogo dei luoghi”?

    Credo fra l’altro che questa onnicomprensività sia esattamente ciò che vi ha nuociuto e continuerà a nuocervi: la rete non ama farsi acchiappare, dunque sfugge. Specie se chi propone di acchiappare gli acchiappandi si pone al contempo come una istanza superiore (perdonate la parolaccia) che all’alto tutto vuole raccogliere.🙂

    Non sono le vostre intenzioni, lo capisco. Ma questo sembra di un progetto che si chiama “La rete delle reti”. Dopo di che, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: sarà un luogo come tanti ce ne sono, ma avrà nel suo nome e nei suoi valori di base lo spirito di collaborazione e di relazione reciproca, esplicitando questo valore di base e praticandolo molto più di molti altri luoghi della rete e dunque fungendo in questo da ottimo esempio per altri. Che, per imitazione, diverranno anche loro più collaborativi. Che ne dici? Che ne dite?

  19. Perdonatemi Ondina e altre. Ho risposto solo a Stefania perché abbiamo postato in contemporanea e ho letto solo ora le vostre domande. Credo il mio commento risponda anche ad altre, oltre a Stefania. Ora devo fuggire a lezione… Rientro sul blog dopo le 18.

  20. Cara Giovanna hanno detto le altre meglio di me: prometto che appena potrò mi ritaglierò un’oretta per una risposta ponderata, ora devo dedicarmi al mio lavoro🙂

  21. Cosa devo dire? Il Portale si chiama La rete delle reti perchè amerebbe essere un luogo alla portata di tutte, senza distinzioni, o meglio un luogo usato da tutte. Poi certo che noi non obblighiamo nessuno ad esserci, esiste il libero arbitrio. Però stiamo costruendo un organismo dove sia possibile farlo, poi dipenderà dai gruppi, dalle bloggers, dalle singole, dalle associazioni ecc. Se tu non vorrai usufruirne non ne usufruirai, ma se tu vuoi hai la possibilità di farlo. Le scelte certo sono tue. Chi vorrà ci sarà e avrà la possibilità di esserci al meglio. Chi non vorrà esserci sarà altrove ma per scelta sua non perchè le sia precluso o non ce ne siano le possibilità. Inoltre, se davvero hai capito il progetto, segnalami un altro Portale, al femminile, già esistente, in cui sarà possibile fare tutto ciò che sarà possibile fare nelle rete delle reti, noi saremmo felicissime di convergere lì o di trovare suggerimenti x fare ancora meglio. Chi ha capito davvero il progetto sa che non si tratta di un blog e nemmeno di un sito che in qualche modo renda inutili o obsoleti altri siti o blog, significa solo che per esempio tu, Giovanna, avrai una possibilità in più di evidenziare il tuo lavoro, avrai la posibilità ad esempio di proporre idee, di fare sondaggi, di aprire forum, di votare proposte, avrai la possibilità che chi lavora sul e nel Portale troverà i tuoi link e potrà leggere i tuoi post senza dover saltare da un blog all’altro, o da un giornale all’altro, o da un sito di video ad un altro. Ci saranno i link che permetteranno di agevolare il lavoro di tutti. Questo è solo uno dei vantaggi. E non credo sia difficile capire che ciò non vuol dire acchiappare dall’alto, ma esattamente il contrario, e cioè che sia il basso a proporre e l’alto, se così vuoi chiamarlo ma qui non esiste nulla di tutto ciò, che faccia il lavoro sporco. Quello che io invece davvero non capisco è la resistenza, per di più al femminile, che c’è ad un progetto che sarebbe a servizio di tutte. Mi sconcerta, mi sorprende e fa sì che mi faccia molte domande. Troppe.

  22. Giovanna grazie. ORA PARLA LO STAFF del portale, e NON Stefania Barzini o qualunque altra che, erroneamente, sia stata creduta “leader” di un progetto che leader NON ne ha e non ne vuole. Noi siamo queste: http://www.dols.it/?p=6015
    Anche a te, come a Loredana, riportiamo qui cose già dette su fb, e ti facciamo delle precise domande in merito, che spero vorrai considerare..
    1. scrivi che la retedllereti che proponiamo “Sarà un luogo di aggregazione come molti ce ne sono in rete. E ben venga in questo senso”. Se è così, siamo arrivate TARDI; e noi ti chiediamo: POSTACI UN LINK a UNO SOLO di questi luoghi che già conosci: se sarà quello che abbiamo in mente, chiudiamo i battenti SUBITO, per confluire lì. Ma se non ci sottoponi un’evidenza (e si trova solo quello che già conosciamo noi), e se tu davvero credi a quello che hai scritto, forse NON hai letto così bene il manifesto, che ti sottoponiamo di nuovo. http://portaledelledonne.org/MANIFESTO-retedelledonne.pdf
    INFINE: se il nostro portale sarà quello che tu dici, vorrà dire che avremo FALLITO.
    2. tengo a dire che mi ribello al tuo titolo “Contro le divisioni fra donne”, e al continuo parlare di ipotetiche “donne che NON sanno fare le cose insieme”.. : NO, mi dispiace, la mia esperienza mi restituisce un ALTRO punto di vista: le donne NON sono divise e non amano dividersi. Come in TUTTI I CAMPI, c’è però chi si dà da fare seminando divisione, e contro QUESTO bisogna difendersi. Ma questo è un problema di queste singole persone, uomini o donne che siano, e NON di genere: mi RIFIUTO di avallare questa querelle fuorviante.
    3. E nel caso specifico: NOI -già seppellite di lavoro – siamo ARENATE dal giorno del post della Terragni, a sprecare tempo a DIFENDERCI da una specie di sabotaggio senza senso.

  23. E allora Stefania, quando mi capita di sentire che le domande sono troppe, provo a smettere di cercare le risposte (non è facile, i sentimenti contano, disse una nota femminista il 13 febbraio a Roma) e rendo nota la mia disposizione all’ascolto. Quando comincio ad avere qualche dato in più mi rendo conto che dire : ti ascolto, a una donna, talvolta è necessario, se detto da un’altra. Perché? perché si tende a non dare fiducia al fatto che una donna ti stia ascoltando sul serio, che abbia bisogno davvero del tuo contributo e non dei soliti, triti, vantaggi che in genere ci si aspetta da chi ha qualcosa in più di te. E’ dura ma è così, almeno nella mia esperienza. Ci vuole il doppio del tempo a parlare tra di noi, ma io ho fiducia che cambierà.
    Cambierà, ne sono certa e sai perché? perché già esiste. Ci sono donne che tra di loro si comprendono in un battibaleno, e vanno veloci come il vento. E costruiscono realtà inimmaginabili, abituate come sono a provarsi con il più difficile. Ogni tanto penso a come sarebbe il mondo se circolasse più fiducia fra di noi. Non posso raccontarlo senza arrossire (di felicità), già perché si tratterebbe di un racconto, non di un sogno, quello di molte cose nella mia vita🙂.

  24. Hai ragione Donatella, e infatti, credimi, sono qui per ascoltare, ma pur con tutta la buona volontà le risposte che arrivano e le parole dette non riesco a capirle. E magari è anche colpa mia. Ma davvero la sola cosa che vorrei è chiarezza. Possono essere mille, e tutti validi, i motivi per cui di fatto non si scrive, non si commenta, anche in negativo, il nostro progetto. Ma vorrei che questi, qualsiasi essi siano, vengano spiegati in maniera diretta. Non c’è bisogno di screditare un progetto sul nascere, e aggiungo forse non appieno compreso, non cè bisogno di affermare che “Credo fra l’altro che questa onnicomprensività sia esattamente ciò che vi ha nuociuto e
    continuerà a nuocervi: la rete non ama farsi acchiappare, dunque sfugge. Specie se chi propone di acchiappare gli acchiappandi si pone al contempo come una istanza superiore (perdonate la parolaccia) che all’alto tutto vuole raccogliere”. Perchè questo, perdonami, vuol dire già non aver capito nulla del progetto. Perchè qui non c’è un voi o un noi, questo è un progetto nato per essere a servizio di tutte noi. E quindi se qualcosa nuoce ahimè nuocerà a tutte. E non per un fatto di megalomania ma perchè questo vuole essere uno strumento di e per tutte noi. Non c’è bisogno di raccontare qualcosa che ancora non si è neanche visto dicendo “sarà un luogo come tanti ce ne sono”, fosse solo perchè chi scrive ancora non sa di che luogo si tratti, non lo ha mai commentato, non è mai intervenuto con consigli o idee, non ci lavora, insomma non c’è proprio, mentre noi saremmo felici del contrario. Mi dispiace, e molto, che a sparare sull’anatroccolo ancora in gestazione siano proprio le donne. Che a non dare fiducia, anzi a minimizzare qualcosa che forse meriterebbe piuttosto di essere aiutato siano donne perchè in questo caso, su questo progetto, le resistenze maggiori che ci troviamo di fronte sono proprio quelle di donne influenti e ben visibili. Questo davvero ci
    turba, e non lo capiamo. Ripeto magari è colpa mia. Ciò non toglie che ci piacerebbe avere incoraggiamenti, consigli, aiuto dalle nostre amiche. Perchè al resto, ne siamo sicure, ci penseranno già i nemici.

  25. Io credo che chi propone la rete delle reti debba sentirsi fortunato a poter leggere i consigli di una professionista della comunicazione come
    Giovanna. E non capisco perché una semplice e lucida analisi venga vista come una resistenza. Ma siamo sicuri che capite bene le risposte? E non sopporto questo leggero e subdolo ricattino che spesso utilizza un certo femminismo che, se sei femmina anche tu, c’è qualcosa di strano se non ti ‘allei’ con noantre femmine persino nei progetti più presuntuosi e probabilmente fallimentari. Questo modo di fare comunicazione mi sembra ridicolo e poco professionale.

  26. @michi: magari avessimo avuto aiuti o consigli da professioniste della comunicazione! Il Portale è ufficialmente nato il 28 gennaio e non abbiamo avuto neanche UN commento o un aiuto dalle “professioniste della comunicazione”. Finora, riassumendo, abbiamo sentito (solo negli ultimi due giorni e solo perchè abbiamo cercato di capire perchè si lancia l’idea di fare una rete delle bloggers che lavorino sulla rappresentanza, questa invece a differenza della nostra assolutamente accettabile, invece di lavorare insieme ad un gruppo già esistente e che sta già lavorando, tra le altre cose, esattamente allo stesso progetto e sullo stesso tema), finora dunque dalle suddette abbiamo avuto commenti che possono essere così riassunti (sintetizzo) “ma cosa state facendo? ma dove volete andare?” . Questo lo chiami consiglio? O aiuto? Si vede che in merito abbiamo idee diverse. Ti ringrazio comunque per la delicatezza con cui affermi che il nostro sia “un progetto presuntuoso e probabilmente fallimentare” . Anche questo rientra nella categoria del consiglio propositivo? Della critica costruttiva che entra nel merito di quello che stiamo cercando di fare? Grazie.

  27. Il “bello” è che i commenti delle donne della “rete delle reti” (staff e Stefania) a parole negano la divisione ma di fatto la riaffermano in pieno, tenendoci tanto (troppo! E’ un atteggiamento che non capisco, sul web poi…) a dire “siamo arrivate prime”, “la rete c’è già”, “e noi chi siamo?!”. E succede sempre così. Per cui personalmente mi son fatta l’idea che, se prese singolarmente e nella vita ordinaria, è un luogo comune quello che vuole le donne non collaboratrici tra loro ed eterne nemiche (sul lavoro o nella quotidianità vivo solo esperienze di grande e serena collaborazione tra donne, ma anche con uomini, basta un po’ di buon senso). Non è un luogo comune ma l’amara verità, invece, quando si cerca di costituirsi come “movimento” perché lì emergono sempre tutte queste spiacevoli competizioni e puntualizzazioni che si stanno verificando qui, dalla Lipperini e altrove (motivo per cui una come me, per es., ma non penso di essere l’unica, non aderirà mai a nulla che voglia caratterizzarsi come “femminista”). Fare rete non vuol dire aprire un portale o fare gregge o avere un pensiero unico o cose simili secondo me, è qualcosa di fluido, qualcosa che pur sentendoti parte di un movimento ti emancipa dal tuo essere “femmina”, anzi non lo calcola proprio (e quindi anche un uomo ci si sente naturalmente bene senza dover dimostrare niente di che). Io la vedo così.

  28. No Ilaria!!! davvero non ci siamo ed è il non capirlo il vero problema! E’ continuare a pensare che La rete delle reti ci tenga ad essere arrivata prima! Come se l’unica cosa che ci smuove sia una sorta di rivalsa personale! E’ questo il guaio, proprio pensare così. E dunque lo dico chiaramente: a me personalmente, e alla rete delle reti, NON CE NE FREGA ASSOLUTAMENTE NULLA di arrivare prime, ultime o decime. Anzi sinceramente tutto ciò è non solo ridicolo ma triste. La Rete delle reti è solo un progetto a cui crediamo in tante, fatto e pensato da tante donne che amerebbero, pensate un po’, ma capisco che forse è difficile capirlo se la mentalità è quella di pensare che vogliamo il primato, poter lavorare tutte insieme!! E soprattutto La Rete delle reti non pretende proprio nulla perchè non è un gruppo o un’associazione ma un portale!!! Un sito, una grata, un luogo virtuale, chiamatelo come vi pare, dove tutte possano affacciarsi e che in quanto luogo e non gruppo NON fa elaborazione politica o teorica. All’interno di questa struttura si sono liberamente formati gruppi, scelti non da me o da una fantomatica rete delle Reti ma da donne che hanno deciso di voler lavorare su argomenti specifici, ce n’è uno ( e pensate che io non ne faccio neanche parte!) che sta lavorando sulla rappresentanza, quindi quando questo gruppo di bloggers, singole ecc. ha letto l’appello della Terragni si è chiesto: “Ma perchè chiedere di aprire una struttura uguale alla nostra e che lavora sullo stesso tema quando potremmo farlo tutte insieme ed essere più incisive?” Vi sembra che dietro a questo si nascondano fini oscuri? Non vi sembra che sia un’idea più che condivisibile al fine di avere un maggior peso e quindi ottenere più facilmente quello che tutte vogliamo ottenere?? Il famoso detto “L’unione fa la forza” suggerisce nulla? Quindi e mi dispiace dirlo quelle che davvero non vogliono altro che ottenere una maggior rappresentanza femminile stanno lavorandoci sopra ( e non hanno nome, nè di organizzazione nè di altro genere perchè a firmare le proposte non sarà la rete delle reti ma le donne che ci stanno lavorando e quindi di che primogenitura si parla?), chi invece vuole avere per l’appunto una sorta di primogenitura saranno coloro che vogliono firmare il tutto con il loro imprimatur. E il tutto a discapito delle donne e dei loro progetti. Ma se è così che vi piace fate pure, a me non interessa, proprio perchè non ambisco assolutamente a nulla. A me dispiace. Che è diverso. Dispiace constatare che le donne non siano in grado di lavorare tutte insieme, per l’appunto senza mamme, o leader o gruppi di riferimento.

  29. E poi, e magari concludo perchè ahimè non mi pare serva a molto, non esistono le donne della rete delle reti, è come dire le donne di Facebook, che senso ha?? Non esiste un’organizzazione con questo nome, un portale, in quanto tale non ha cervello, si spera che ne abbiano le singole che ci si affacceranno, e anche i singoli perchè ci saranno e saranno benvenuti anche gli uomini che vogliano ragionare e confrontarsi con le nostre tematiche. Fare rete, nel nostro caso non vuol dire “fare gregge”, fare rete vuol solo dire mettere in piedi un luogo virtuale dove tutte le donne che vorranno possano facilmente passeggiarvi dentro, trovare strumenti, confrontarsi, dialogare, anche e perchè no, dissentire o litigare perchè per l’appunto siamo diverse e amiamo esserlo. Per quale motivo un idea così semplice spaventa? Insospettisce? Impaurisce? Infastidisce? Non lo so e sinceramente anche smetto di ragionarci sopra perchè alla chiacchiera preferisco fare. Poi magari una volta che lo strumento sarà nato potrete scatenarvi ( anche magari a ragion veduta). Ma sparare all’anatra (che ancora non avete incontrato e che a giudicare dai commenti non avete nemmeno ben capito quale sia) mi sembra uno sport un po’ inutile. E anche un po’ triste.

  30. @Stefania: ok, ti credo, però guarda che da come scrivete sembra emergere proprio questo, il voler dire “c’ero prima io”. Forse vi siete espresse male, meglio così. Per come la vedo io si può essere in rete anche al di là di uno specifico portale, si cammina insieme ognuna/o (o ogni gruppo) per la sua strada ma collegate/i, compresa ‘sta povera Marina Terragni che vabbe’, avrà fatto un appello superficiale, poteva accorgersi prima che c’è già molta organizzazione in giro (ma a dire la verità neanch’io mi ero mai accorta della vostra esistenza e non mi sembra un peccato mortale, è normale che non si arrivi a tutti) ma adesso fa parte del gruppo, no?😉 Sono ironica, non polemica.

  31. Stefania, ho cercato di spiegartelo prima, perché quest’idea infastidisce e insospettisce: è fuorviante il nome e il modo di presentarla. È fuorviante parlare in termini di Portale e di Rete delle reti e subito dopo dire che ci sta dentro chi vuole: sono due concetti che non stanno assieme, mi spiego?

    Un Portale è roba costruita da una redazione, con una gerarchia, qualcuno che sceglie, organizza, classifica. Se parli di Portale e per giunta presenti una home, un manifesto e tutto il resto, implichi che ci sia una testa dietro, un gruppo che si riunisce e decide. E il resto segue e consegue, inclusi gli spiacevoli impliciti di coloro che vi vedono come coloro che arrivano e vogliono mettere il cappello su ciò che già esiste. Non io, ho capito che siete diverse, ma se i sospetti ci sono, perché non vi fermate a riflettere sul fatto che possiate aver sbagliato qualcosa?

    Ma se insisto a dirti queste cose, tu insisti a dire che non conosco la vostra realtà. E siamo punto e daccapo. Perché non la conosco? perché non c’ero a una riunione? Ma ciò che già sta in rete parla, Stefania. E se parlando dice cose contrarie a quelle che avete progettato, temo dobbiate ripensarlo, raddrizzare il tiro, correggere alcune cose. Tutto qui. E non mi fraintendere ti prego: non sto sminuendo, non sto distruggendo qualcosa prima che nasca, non ho nulla contro questa iniziativa, sto cercando solo di dare un contributo. È una critica costruttiva, insomma.

  32. Stefania,
    provo grande simpatia per il vostro progetto, però rifletti un momento.
    Se avrà successo, affluiranno al portale centinaia di cose, e voi avrete il problema di metterle in ordine. Cioè anche scegliere cosa mettere in primo piano e cosa in secondo piano (altrimenti tanto vale cercare nel web coi propri criteri di ricerca). Se poi ne arriveranno migliaia, dovrete fare una selezione. Non potrà essere una cosa così neutrale come la immaginate.

    Allora, si capisce la perplessità di alcune esperte, come Giovanna.
    Ma voi non rinunciate. Se offrirete un servizio davvero utile, nella percezione altrui e non solo nella vostra, avrete successo.

  33. Ecco, Stefania, credo che tu abbia centrato un nodo importantissimo, quello dell’idea di “servizio”, al stessa che malamente che circola nel nostro Paese da almeno …un ventennio:-) ma che ha radici anche più lontane. Premetto che la riflessione che faccio qui è perché qui tu me l’hai ispirata -ringrazio comunque Giovanna che ha voluto fare un post sul tema-, ma potrei farla da Marina, dove sono più spesso, o da Lorella o da Loredana. E questo perché la Rete delle reti in questi giorni proprio, si trova a lavorare, come si dice, “in esterna”🙂. Tutte queste faccine derivano dal fatto che personalmente mi trovo bene, anche se in certi momenti sono colta dalla tua stessa tristezza, ma mi trovo bene a parlare sapendo che siamo in numero più alto del solito a leggerci, a scriverci, esattamente come potrebbe accadere nel Portale e in parte come già accade perché lì si stanno svolgendo altri, interessantissimi dibattiti.
    Il tema del servizio, dunque. Ho lavorato per molti anni “al pubblico”, nel pubblico impiego dove svolgevo un ruolo formativo (tenevo corsi di formazione) e di informazione rivolta specialisticamente alle donne. Molte, troppe volte, alla fine di un colloquio, mi sono sentita chiedere: quanto le devo? Questo per dire della confusione che c’è oramai fra servizio pubblico e servizio privato, ma per non parlare dell’idea di gratuità o, peggio ancora, dell’associare l’idea di potere a quella di servizio. Per inciso: il gratuito servizio che io offrivo al pubblico, quel pubblico, cioè i cittadini, lo avevano già pagato con le tasse, chi di loro pagava le tasse, ma quei cittadini, anzi, quelle cittadine, non ne erano consapevoli. E’ un fatto grave.
    Ma a parte questo equivoco di natura culturale, indotto dalla cattiva politica nel nostro Paese, c’è ancora chi non ha smarrito una esatta ed etica idea di gratuità. Sono certa che molte delle nostre amiche che svolgono, retribuita, l’ attività di blogger, molta di questa attività non la vedano retribuita. Tuttavia penso che si sia proprio persa l’abitudine a considerare normale l’idea di servizio e di gratuito e che sia per questo che resti difficile capacitarsi del fatto che tutto quello che volete fare sia nello spirito, appunto, di servizio. Potrei dire: vogliamo fare, perché è così, anch’io voglio contribuire e gratuitamente a dare questo servizio, ma non ho altre mezzo per ora per segnare la differenza fra ciò voi avete fatto e ciò che io non ho ancora fatto, che farò, spero, ma che per il momento siete state voi a costruire,a mettere a disposizione e a vedere travisato e anche offeso in alcuni casi. C’è una formula che ho visto usare da Anna Del Gaudio e che letteralmente mi ha commossa, confesso: dice che ciò che fa, lo fa per “quel disinteressato e testardo amore…”.
    Hai da più parti illustrato le potenzialità del Portale e fra queste hai parlato della possibilità di effettuare sondaggi. Allora io m’immagino, e fra poco lo proporrò nella sede giusta, un primo irrinunciabile argomento sul quale sarebbe proprio il caso che cominciassimo a riunire le opinioni: il femminismo. Il femminismo da solo, senza tutti gli altri attributi con cui si tende a definire, quasi a volerlo arricchire perché da solo non basterebbe. Mi fermo qui ché il mio commento è già lungo, ma voglio concludere con un ringraziamento, così come l’ho scritto nel mio contributo al blog della Rete delle reti: grazie dell’ingegno e dell’impegno.

  34. Ho postato nello stesso istante di Giovanna, mi sembra che diciamo la stessa cosa.🙂

  35. Da quando abito il web ho seguito molte iniziative interessanti, come la nascita di Snoq che ho sostenuto con un comitato fondatore o quella di cui parlava Manuela Ravasio che qui è intervenuta, ho sentito la fatica e l’entusiasmo, ma soprattutto la difficoltà di lavorare insieme a un progetto evitando spesso colossali quanto inutili perdite di tempo! E qui vengo al punto: sono andata a Roma il 28 gennaio alla giornata costitutiva della Rete delle Reti, e lì ho lanciato a una platea di sconosciute una proposta concreta, la proposta di lavorare su un argomento preciso. Nel giro di qualche giorno grazie alla Rete delle Reti che ha fatto da cassa di risonanza ho avuto una lista di adesioni individuali e collettive, realtà che altrimenti non avrei mai aggregato così velocemente. Nel giro di una settima abbiamo aperto un gruppo di lavoro operativo su FB, lavorato al nostro progetto ognuna/o mettendo a disposizione le proprie competenze ma tutte/i con molta educazione e spirito costruttivo, metodo e rispetto reciproco. Questa è la Rete delle Reti, un laboratorio dove circolano le idee e la capacità di tutte/i, e circolando possono diventare azioni concrete, col l’aiuto di chi ci crede, e di chi lo vuole! E’ una questione di metodo e di organizzazione. Qualcuno dice: già fatto! Può darsi, ma dove? Qualcun altro dice: non funzionerà. Può darsi, ma a me non interessa combattere soltanto le battaglie che sono sicura di vincere!
    Se è per questo anche i punti sui quali impostare un’agenda sono già stati scritti tutti, e non solo una volta! Per ogni punto della vostra agenda vi accorgerete che tra le blogger che si occupano di questioni di genere ci sono già molteplici iniziative in corso, probabilmente tutte più o meno valide, sono già tutte lì, forse bisogna soltanto metterle insieme!

  36. @donatella: grazie di cuore Donatella, grazie per aver capito ciò che da stamente cerco di dire. Grazie, grazie, grazie.

  37. @giovanna: capisco che ci sia gente che abbia questi sospetti, ma credimi i sospetti si hanno proprio perchè non si è abituate a fare ciò che stiamo facendo, con le modalità con cui lo stiamo facendo. Dietro al Portale, in questo caso, non c’è nessun gruppo, ci sono solo donne che hanno deciso di esserci e farlo insieme, molte, anzi la maggior parte non le conosciamo neanche personalmente! Vengono, postano, mettono link, fanno proposte e noi le organizziamo, insieme, perchè le donne, perlopiù sconosciute a chi tecnicamente fa il Portale ci inviano sugerimenti e desideranda, insieme si è deciso quali dovrebbero essere le macrofinestre, insieme si sta decidendo le altre, insieme si è deciso che si voleva un Portale in cui fosse possibile fare forum, insieme si è deciso che volevamo avere la possibilità di votare e fare sondaggi. Insieme si è deciso il nome e di nuovo insieme, dal contributo di tutte quelle che avevano voglia di lavorarci su, è nato il Manifesto. Capisco che è difficile da credere, lo è anche per noi, ma è così. Ed è proprio per il fatto che sia così che sorprende e insospettisce tante donne abituate da sempre a essere dirette e comandate. Il fatto che si stia riuscendo a fare una cosa del genere a noi sembra non solo miracoloso ma quasi rivoluzionario. Chi c’è stato il 28 sa che è stata una giornata faticosissima, casinara, vitale, allegra e soprattutto condivisa da tutte con grande entusiasmo. E allora dico, certo che noi accettiamo aiuti, critiche, consigli, ma dico pure perchè anche le altre donne non fanno uno sforzo per superare le proprie diffidenze? I propri sospetti? Perchè non provare a cambiare anche le nostre di teste? Perchè non provare a credere che invece sia possibile lavorare con modalità altre? Certo è molto faticoso ma se si rinuncia ai propri ego a favore di un ego collettivo credetemi che si può. Io ho vissuto anni in America e forse è lì che ho imparato che anche le cose impossibili se c’è davvero una volontà di farle riuscire, riescono, e che spesso ad impedire che questo accada è proprio perchè la stessa persona rinuncia a metterla in pratica, convinta com’è che tanto non riuscirà mai a farla. Credo sia una delle lezioni maggiori che quel Paese, ricco di tanti difetti, mi ha regalato. E’ una lezione che cerco di mettere in pratica ogni giorno in questo nostro bellissimo Paese dove invece vige la convinzione che nulla può essere fatto e dove, se qualcuno ci prova è di solito visto con sospetto. Una lezione che molto, ma davvero molto spesso funziona. Basta crederci.

  38. Credo che Lidia abbia detto tutto e lo abbia fatto assai meglio di me. Grazie.

  39. Ciao a tutte, ritorniamo per un’ULTIMA precisazione: chiediamo scusa per i “toni” che a qualcuna saranno sembrati aggressivi. Ribadisco che se quello che noi proponiamo già esiste, “noi” (inteso come il lavoro che stiamo facendo da mettere a disposizione di tutte), scompariamo sull’istante, perché andiamo là. Quello che vogliamo fare noi non è un magazine, ma solo un contenitore: dunque non richiede una redazione, ma (anche se necessita di uno staff che si presti a eseguire in base alle richieste che arrivano, come già sta succedendo sul blog), direi più un “moderatore”. Sono desolata di avere dato a Ilaria l’impressione di cui parla nel suo commento, ma capisco che cercare di spiegarsi in questo modo è tempo perso. Infine: a Giovanna abbiamo fatto precise richieste che, al di là dei “toni”, sono serie. Speriamo vorrà risponderci, accettando le nostre scuse riguardo a modi che non sono nelle nostre intenzioni. Tanta stanchezza e basta, amarezza per dover deviare così preziose energie, senza costrutto. Grazie dell’ascolto.

  40. @Stefania, ho l’impressione che ora serva un po’ di generoso silenzio e continuare a lavorare, ciascuno dove vuole, senza battaglie ideologiche: la rete è potente e libera, nessuno può dire prima come prenderà forma e crescerà un’idea nuova, come nessuno può rifiutarsi di accogliere suggerimenti di donne così brave e seguite nel web. L’obiettivo è quello detto non mettere cappelli, ma realizzare uno strumento utile per le donne, inclusivo e non esclusivo. Il progetto è chiaro,ma non rigido: le sue forme, proprio perché parliamo di web,cambieranno nel lavoro e non dobbiamo spaventarci. Mi sembra che Loredana Lipperini e Giovanna Cosenza abbiano dato suggerimenti utili, espresso dubbi, legittimi. Possiamo ascoltarle senza paure perché come dice bene Stefania La rete delle Reti diventerà Un bellissimo e prezioso strumento per tutte noi. Non Lo Strumento. Non c’è il Partito unico della rete, figuriamoci delle donne. Un portale, ricco, diffuso speriamo, e da questo sarà legittimato, non prima. Poi l’agenda servirà, e anch’essa non sarà Unica, ma la faranno le donne nei movimenti, associazioni,ecc non la farà questo progetto che è strumento.
    La rete delle reti sarà un contenitore accogliente, ma una casa non va al lavoro,al cinema, a mangiare, ad amare: la casa accoglie. E ovviamente questo impone un grande lavoro, speriamo di farcela.

  41. Pingback: E noi uomini?

  42. @ stefania: sono andata nel blog la rete delle reti per capire meglio di cosa si tratta. Dato che, come dite nel blog, ritenete di primaria importanza l’attenzione per il linguaggio tanto che avete sentito il bisogno di coniare il neologismo “womanism”, con il mio precendente intervento volevo semplicemente ricordarvi che il ‘tono’ che si sceglie di avere durante una comunicazione ( soprattutto quando si parla con chi non ti conosce) è di fondamentale importanza, e che molte delle riflessioni sul linguaggio, analisi della rappresentazione della donna, e del simbolico che anche il femminismo ‘cha parte dal basso’ fa, in parte deve quegli strumenti che ha a disposizione alle precedenti riflessioni e studi spesso di origine accademica. Ad ogni modo, la vostra è un’iniziativa interessante, buon lavoro!

  43. @maria: grazie Maria, tutto giusto quello che scrivi, per quanto mi riguarda ritengo chiusa la polemica e so che continueremo a lavorare insieme al progetto e in totale libertà chi vorrà esserci sia prima che dopo che durante ci sarà con i suoi rempi e le sue modalità proprio perchè la base del progetto è l’accoglienza. Mi dispiace se alcuni dei toni sono sembrati eccessivi, il mio desiderio era solo quello di cercare di raccontare quello che tentiamo di fare di modo che non venissero fuori letture sbagliate o fuorvianti. Grazie quindi a tutte per avermi dato la possibilità di farlo.
    P.S. @michi: michi d’accordissimo, partiamo proprio da là, da quello che c’è proprio perchè il portale è un contenitore, ovviamente, di cose, idee e persone già esistenti a cui poi sarà possibile aggiungere altro. Un abbraccio a tutte

  44. Pensate che io òavoro con e per le donne da 13 anni e non ho voglia di fare nessuna associazione. BASTANO TUTTE QUELLE CHE già esistono…e devo dire che fanno una grande confusione. Non riesco a dar voce a tutte.

  45. Nel mondo esistono già molti impulsi nella direzione di creare “crocevia” in rete: densificando il tessuto di reti collettive in relazione a particolari temi. Noi vogliamo fare la nostra parte, riguardo all’attivismo femminile, iniziando a creare uno strumento nuovo che, a partire dalle realtà italiane, tenda poi i suoi fili verso una dimensione più internazionale, in modo di aumentare lo scambio delle esperienze e le opportunità di tutte. E’ un lavoro complicato, che richiede un certo tempo. Il nostro piccolo blog-laboratorio fa parte di questo lavoro preparatorio, e anche questa pagina fb appena nata: https://www.facebook.com/LaReteDelleRetiFemminili
    Entrambi sono già parte del futuro portale in quanto intessute, appunto, dell’attivismo femminile che già esiste.
    Invitiamo dunque tutte a postare qui anche i link ad altri siti, blog, associazioni, propri o altrui. Ci sembra sia in tema rispetto al post di Giovanna, anche se non entra nel merito delle sue riflessioni. Ciao.

  46. PS • e grazie dell’ospitalità. Alla fine, questo post ci sembra oltremodo prezioso: non solo per le osservazioni da cui prende le mosse, ma per il fitto dibattito che si è sviluppato nei commenti. Certo, come in tutti questi tipi di scambi, ci sono vari misunderstanding ma secondo me esce anche il senso dello sforzo sincero profuso da ognuno (spero ci siano anche uomini), nella direzione di cercare di spiegarsi e capirsi. Per questa ragione lo riproporremo di tanto intanto sulla pagina fb della rete delle reti e – se Giovanna non ha niente in contrario – ne rilanceremo i contenuti anche nel (nostro) blog.

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