Le inchieste de Il Post

Da un paio di settimane sto seguendo un divertente tumblr che si intitola «Le inchieste de Il Post». Parte da una specie di manifesto fondativo, che sta tutto nella citazione di una frase del blogger Giovanni Fontana: «Il Post è l’unico giornale – davvero l’unico, controllate – che ha il coraggio di non mettere quello che non serve».

E prosegue postando, per capovolgimento ironico, tutte e solo le notizie più irrilevanti e scioccherelle che la testata pubblica: da «Gli Obama si divertono», con foto di Obama che fa il piacione, a «Come sarà fatto l’iPad3?», con l’immagine di un tizio orientale che tiene l’iPad in fronte, a «Le foto di Bill Murray che gioca a golf».

Gli Obama si divertono

L’ironia funziona a maggior ragione per il titolo «Le inchieste de Il Post»: è chiaro che quelle riportate dal tumblr non sono inchieste, il che credo sia evidente anche ai giornalisti de Il Post.

È ancor più chiaro, però, che questo tipo di «notizia» (il termine è tanto inadeguato quanto «inchiesta») si trova – dove più, dove meno – in quasi tutte le testate giornalistiche on line: serve ad attrarre lettori, perché il gossip e lo sciocchezzaio sono fonte sicura di clic compulsivi e contagiosi. Inoltre, si sa: l’infotainment (la mescolanza di informazione e intrattenimento) non riguarda solo internet ma anche stampa e televisione, e non riguarda solo l’Italia, ma è diffuso in tutto il mondo.

Il punto, secondo me, sta nel «dove più, dove meno»: sarebbe interessante – oltre che divertente – fare lo stesso lavoro di selezione maliziosa su tutte le testate on line. Con un po’ sistematicità, si potrebbero definire differenze quantitative a cui molti lettori non fanno caso. O che molti hanno in mente solo a spanna.

Un altro punto interessante è capire come fanno a ottenere clic le testate che riducono al minimo lo sciocchezzaio. Ancor più importante, poi, sarebbe capire se le inchieste serie riescano davvero a fare concorrenza, in fatto di clic, al gossip. Ma per capirlo bisognerebbe sapere con certezza i numeri di visite che le varie notizie ottengono, e poterli confrontare anche da una testata all’altra. Il che non è possibile. Non dall’esterno.

Idea per una tesi: i primi due punti possono essere sviluppati in una tesi di laurea triennale. Per concordare impostazione e metodologia, iscriviti a ricevimento.

3 risposte a “Le inchieste de Il Post

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Devo dire che seguo Il Post con grande soddisfazione perchè è (quasi) l’unico giornale (non distinguo tra online e cartaceo) che spiega le cose ben benino. Quanto alle “inchieste”, beh, a Luca Sofri piace fare il piacione ogni tanto e si vede. Ma mi sembra che il tutto sia fatto con ironia. Ben diverso, mi pare, il discorso di Repubblica, il cui colonnino destro meriterebbe un capitolo a parte in una tesi

  3. Il numero di clic e`falsificato (da Repubblica, per esempio) con un refresh in HTML. E ci sono altri trucchi vari. Discorso interessante, se quantitativo, potrebbe portare ad una valutazione piu`seria da parte degli inserzionisti.

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