Archivi del giorno: lunedì, 12 marzo 2012

Perché Carfagna batte Costamagna 5 a 0

Il duello fra Luisella Costamagna e Mara Carfagna andato in onda nella prima puntata di «Robinson», il nuovo programma su Rai 3 il venerdì sera, è già rimbalzato qualche centinaio di migliaia di volte su internet. Facile da prevedere: la scena riproduce il cliché «donne che litigano» (meglio se belle, una mora e una bionda), uno dei più cliccati su YouTube e Google.

Costamagna contro Carfagna

Facile anche immaginare perché la redazione di Robinson abbia deciso di inserire la scena: da quando c’è il governo Monti, i talk show stanno patendo un calo di audience che va di pari passo col calo di risse in diretta. Per lanciare il nuovo programma ci voleva qualcosa d’impatto sicuro.

Detto questo, sarebbe stato meglio che la conduttrice, nella prima puntata, portasse a casa la partita, dando prova di professionaltà e abilità di conduzione. Invece Carfagna batte Costamagna 5 a 0 perché:

  1. Carfagna si controlla meglio di Costamagna: ha una gestualità più composta (mentre l’altra si muove a scatti: vedi gli ammiccamenti del volto e i movimenti continui delle mani e della gamba accavallata), parla in modo più lento e regolare (mentre l’altra inserisce spesso la sua voce in sottofondo, la interrompe o le toglie la parola), e nel complesso Carfagna, a parte una défaillance quando dice «tassi bacchi» al posto di «tacchi bassi», riesce a formulare più spesso di Costamagna frasi complete e dotate di senso (mentre l’altra spesso lascia a metà i concetti, giocando di allusioni e presumendo che siano gli spettatori e le spettatrici a completare, complici, il senso di ciò che dice).
  2. Carfagna toglie gran parte di forza all’attacco sul «suo passato», non solo perché corregge, non smentita, alcune informazioni (non era un «calendario sexy» ma un «publiredazionale», Berlusconi non ha detto che «voleva sposarla» ma che era «una donna da sposare, che è diverso»), ma perché dice di non «rinnegare nulla del suo passato» e lo dice dall’inizio, come tante altre volte ha fatto: insistere sul punto non avrebbe più senso, ma Costamagna lo fa lo stesso, a vuoto.
  3. Poiché la conduttrice insiste, Mara Carfagna sferra il contrattacco fondamentale, in cui assimila il suo passato a quello della stessa conduttrice: «Mi ritrovo molto in alcune cose che lei dice, perché probabilmente ci sono dei percorsi comuni». Fino al colpo più duro: «Quando lei dice che Santoro le ha dato una grande possibilità, ha creduto in lei… anche in televisione avvengono cose di questo tipo, cioè carriere rapide che apparentemente vengono giustificate in base all’avvenenza della persona in questione e che poi invece dipendono dal merito, come anche nel suo caso. Anche sul suo conto ci sono stati molti pettegolezzi, ma io ho sempre pensato che lei fosse arrivata dove è arrivata non per la sua avvenenza ma per il suo merito. È una diversa impostazione».
  4. Per tutta l’intervista, Carfagna cerca di spostare la discussione dall’«immagine» (l’uso del corpo, i vestiti, i tacchi alti o bassi, i tailleur castigati o meno, l’età delle ministre) alla «sostanza» di ciò che un/a politico/a e un governo hanno fatto e fanno. Anche se il suo obiettivo è difendersi dalle allusioni sulla sua carriera, ha una ragione di fondo: «un programma di approfondimento» dovrebbe occuparsi (almeno in prevalenza) di contenuti politici e partire da informazioni ben fondate, centrando l’eventuale polemica su dati circostanziati, e non solo – o non troppo – sul gossip. Di gossip, in dosi più o meno alte, sono intrisi tutti i «programmi di approfondimento» – è vero – ma la dose di questa intervista è davvero massiccia. Il che fra l’altro stride con il modo in cui Costamagna aveva presentato il programma. Per esempio su Il Venerdì di Repubblica, a proposito di talk show aveva detto:

«Ce ne sono già tanti e fatti bene. E poi grazie al governo Monti i tempi sono cambiati e sono diverse anche le regole del dibattito in tv. Voglio occuparmi di attualità, smarcandomi dal dibattito-lite tra i soliti politici e i soliti ospiti. Più che sentire il parere di un deputato, mi interessa capire le opinioni di banchieri, pensionati, precari, sindacalisti.»

Nulla di questa buona intenzione appare nell’intervista. Al punto che Carfagna può fare il goal finale, che dal mio punto di vista è il quinto e definitivo:

«Onestamente mi aspettavo di parlare della condizione delle donne in Italia e nel mondo, e dei provvedimenti che abbiamo portato avanti, invece vedo che ancora è come se ritornassimo indietro e non si riuscissero a chiudere delle pagine che ormai fanno parte della vecchia storia del nostro paese, un po’ noiosa perché queste sono cose di cui ho parlato e riparlato in continuazione, fino allo sfinimento, mio e di chi mi ha ascoltato. […] Questo dovrebbe far parte di una trasmissione di gossip: siccome io sono venuta qui pensando che questa fosse una trasmissione di approfondimento politico, mi rifiuto di parlare di gossip, perché fa torto alla sua intelligenza, al suo spessore e alla sua autorevolezza».

Il tutto mentre Costamagna continua a chiederle, imperterrita: «Mi dica qualcosa di negativo di Berlusconi, io sono tutta orecchie e lei fa un salto rispetto alla storia che ha vissuto finora». Chiara l’intenzione di riportare indietro l’orologio del talk show, alla vecchia e cara contrapposizione a Berlusconi che sempre ha garantito l’audience. Ma a quale prezzo?

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