Uomini single e mogliettine alle prime armi

Mi scrive Francesco, segnalandomi i testi che accompagnano le offerte di alcuni siti di coupon:

«Sono iscritto a diversi servizi, con soddisfazione media, e mi colpiscono sempre le descrizioni (che immagino redatte da qualche stagista non pagato o neolaureato sottopagato) dei beni in offerta. Ci sono alcune categorie di beni (legati ai lavori domestici o alla sessualità, come preservativi, sex toys, eccetera) che davvero paiono provenire da un’altra epoca: “il femminile” viene descritto nel 2012 in maniera non troppo diversa dai periodici degli anni ’50.

Pesco a caso da it.groupalia.com, dove un servizio di lavanderia e stireria è accompagnato dal testo: “Vi è mai capitato di lavare un giaccone, sbagliare lavaggio e farlo diventare di un colore improbabile o di 2 taglie in meno? Tutto questo non succederà mai più grazie a Groupalia! Lavaggio ad acqua oppure a secco di 2 giacconi di qualsiasi dimensione/modello.

Per tutti gli uomini single, per tutte le mogliettine alle prime armi… problema lava e stira risolto!”. Per chi è pensato questo annuncio? Per uomini e donne che vivono oggi o nel 1955?

Lavastir

E ce ne sono molti altri, di esempi simili, in cui la donna deve comunque compiacere l’uomo, con una buona minestra o con un vestitino di pizzo in acrilico. La cosa potrebbe essere (ahinoi) interessante per il tuo blog?».

Lo è, caro Francesco, perché mostra come gli stereotipi di genere siano ancora più diffusi, subdoli e ancorati a modelli stravecchi di quanto emerge dagli spot e dalle campagne affissioni di cui spesso ci occupiamo in questo spazio. Com’è possibile che «un/a giovane stagista o neolaureato/a sottopagati» abbiano ancora in testa un immaginario anni ’50? Peggio ancora, poi, se fosse un/a adulto/a ben pagato/a, a scrivere quei testi (cosa che non credo).

E rilancio: chi mi aiuta a collezionare testi come quelli segnalati da Francesco? Grazie.

15 risposte a “Uomini single e mogliettine alle prime armi

  1. Groupon/Groupalia e vari affidano tutto ad agenzie di traduzione online, che pagano una miseria per writing/translation/proofreading.
    Per citarne una: clickworker.com, con questo tariffario:
    1,90€ per scrivere un intero testo di 250 parole
    0,30€ per correggerlo.
    E per qualificarsi come writer o translator o proof reader basta fare un ridicolo test di 5 minuti.
    Il risultato poi si vede.

    L’ho fatto anche io per un po’, ma ho smesso quando mi sono reso conto che per me, con quelle tariffe, era diventata una sfida a consegnare il lavoro peggiore possibile.

  2. Oddio, volendo sdrammatizzare con un pochino di pignoleria, supporrei che l’immaginario descritto sia leggermente più avanti degli anni ’50… perché credo che all’epoca sia gli “uomini single” sia le “mogliettine alle prime armi” fossero mosche bianche: l’idea che ho da film e racconti è che gli uomini ben raramente andavano a vivere da soli, al massimo gli emigranti, ma insomma si sposavano molto presto, e le loro mogli non erano mai “alle prime armi” giacché venivano ben addestrate ai lavori domestici già da ragazzine o al massimo da adolescenti…
    Il problema comunque è reale, ma d’altronde l’immaginario degli anni ’50 è tuttora prevalente nei libri di lettura delle scuole elementari, come testimonia una ricerca che Irene Biemmi ha pubblicato giusto 2 mesi fa… certo non spiega né giustifica che resista dominante nella mente dei giovani stagisti/laureati sottopagati che scrivono quegli annunci…

  3. Giovanna, questo te l’avevo segnalato qualche tempo fa…
    Queste donne, che vogliono pure studiare…
    Arghh!

  4. Ciao Giovanna, a proposito della tua domanda “Com’è possibile che «un/a giovane stagista o neolaureato/a sottopagati» abbiano ancora in testa un immaginario anni ’50?” vorrei spezzare una lancia a favore di questi giovani sottopagati (di cui ahimé faccio parte) non decidono quasi mai quale testo o annuncio uscirà: a scegliere è sempre un direttore creativo (adulto e ben pagato) e ancor di più il cliente (ancora più adulto e meglio pagato!).

  5. beh dai, il vestitino di pizzo in acrilico mi sembra molto probabile che sia rivolto a un target femmilie con l’obiettivo di farsi compiacere dal proprio partner!

    Però, per tutto il resto è vero: facendoci caso mi capita molto spesso di vedere annunci e altro che mi fanno pensare che ciò che io sento come 2012, equivale a a tanti al mio 1800! :-S
    E considerando che non sono affatto colui che va a cercare il pelo nell’uovo..

    PS: ultimo esempio, proprio ieri ho visto un titolo de “il giornale” ieri recitava “hanno vinto loro” riferito a tematiche omosessuali. Non credevo fosse possibile per una testata di quel calibro uscire con un titolo così..

  6. Ieri, grazie a un’amica che ha pubblicato il link su facebook, ho scoperto “Il Marito in Affitto”. Un’iniziativa imprenditoriale che vorrei segnalare. Questo è l’indirizzo: http://www.ilmaritoinaffitto.it/index2.htm e questi alcuni dei testi: “‘Il Marito in Affitto'” ha rilevato un bisogno semplice e chiaro, rendere le donne indipendenti da parenti e amici nel risolvere i problemi di casa e della vita quotidiana, diventando un unico punto fermo e affidabile a cui rivolgersi.” “… se tuo marito non può aiutarti, se non vuole distrarsi dal lavoro o dai suoi hobbies preferiti… chiama il Marito in Affitto!”. C’è anche una sezione “interviste” piena di articoli e video. Uno a caso: http://youtu.be/_UvxRfQyqYo . La descrizione del video recita: “Un aiuto ideale per le donne”. I mariti in affitto sono volenterosi e tranquillizzanti maschi italiani che arrivano in soccorso delle donne sole o delle mogli disperate che tengono un consorte che per qualche motivo trascura “i lavoretti” che un uomo in casa deve saper fare. Sono anche maschi europei, visto che l’iniziativa si è allargata in Europa ed è diventata un’attività in franchising. Un po’ ho riso, ma l’uso di quell’aggettivo, “indipendenti” riferito alle donne e inteso in questa maniera, mi fa rabbrividire. E mentre sullo schermo vedo passare: “Vuoi renderti indipendente da parenti e amici?” (http://www.ilmaritoinaffitto.it/index2.htm) mi metterei a piagne.

  7. Ci avrei giurato che quell’iniziativa “marito in affitto” (fin da quando l’ho vista in un servizio di “Ballarò” l’altro ieri, poi avevo dimenticato di segnalarvela, peccato che a quanto vedo risale al 2007, quindi arriviamo un po’ tardino) fosse un serbatoio di stereotipi sessisti, anche oltre l’etichetta pura e semplice… e anche per gli uomini, come spesso accade, perché è implicito ciò che Claudia ha notato, si tratta di lavoretti che si suppone che un uomo e soprattutto un marito debba saper fare (infatti la pagina “cosa fa” dice “tutto ciò che un marito non PUO’ o non HA VOGLIA di fare, guai a dire NON SA fare…)

  8. Sullo stesso sito una volta ho letto (e ho scritto un post) un annuncio che denigrava le femministe con frasi tipo “se volete una depilazione ecco questo servizio…se siete femministe passate ad un’altro annuncio” qualcosa di simile.Come dire che le femministe sono pelose. Stereotipi umilianti classici di un’italietta che nn si vuole evolvere dove il lavoro domestico dovrebbe essere svolto solo da donne e gli uomini se ne deresponsabilizzano e poi lo credo che tutti si vogliono sposare se ancora la donna viene vista come una servetta in casa a gratis che deve fare pure il “servizio notturno” nel letto metrimoniale malgrado la stanchezza e a malavoglia, perchè se hai un marito che ti fa correre tutto il giorno per la cucina, per la casa, per cambiare pannolini, stirare, lavare eccetera (e magari hai pure un lavoro) è una situazione stressante da gestire. Lo sfruttamento delle donne casalinghe è spaventoso, siamo le uniche che lavoriamo molto ma non veniamo retribuite a volte penso: chi ce lo fa fare? il problema è che in italia se molti uomini sanno che non sai accendere nemmeno una lavatrice manco ti sposano ed è una tristezza, sono gli stessi che dopo il divorzio si sentono perduti perchè non hanno più la serva che li accudisce e magari si recano alle agenzie matrimoniali a cercare una donna ancora più sottomessa o fanno violenze alla ex o alla moglie non più invalida e incapace di badarli come da giovani.
    Tutti denunciano lo sfruttamento degli operai, pagari poco e precari a vita ma nessuno sfrutta lo sfruttamento che avviene all’interno delle mura domestiche che è occulto ma che consuma la vita a tante donne che spesso hanno a che fare con infortuni domestici, malattie dovute al “logoramento”, depressione, stress dovuto a rinunce e poco tempo libero.

  9. noo xD cosa ho scritto volevo dire: che fanno violenze alla moglie ormai invalida

  10. altro refuso O.O : nessuno denuncia lo sfruttamento non sfrutta lo sfruttamento xD

  11. Riguardo all’impresa “Un marito in affitto” (Claudia, Enzo, Mary), distinguerei fra come si presenta e quel che fa.

    E’ vero che si presenta attraverso stereotipi di genere così ingenui da fare sorridere, non volendo piangere. (Come i venditori ambulanti di provincia che passano la mattina fra le case con camioncino e altoparlante: “DONNE! DONNE! …”)

    Però la sostanza è un’altra: offre alla famiglia servizi a pagamento per lavori che, nell’attuale situazione di disparità di genere, altrimenti potrebbero gravare sulle mogli di mariti pigri o inetti: nella situazione molto diffusa in Italia, in cui la moglie è casalinga e il marito lavora, lei pagherebbe il servizio coi soldi dello stipendio di lui.
    E’ poi la situazione cui la pubblicità si rivolge, e non è solo uno stereotipo.

    Cambia poco, ok, ma non in peggio. Anzi, a volerla intendere positivamente, quasi (sottolineo quasi) suggerisce la direzione giusta: lavori domestici a carico di entrambi.

  12. E’ vero che in Italia molte donne non lavorano ma la comunicazione dovrebbe rappresentare anche quelle che lavorano o che vogliono lavorare. Mi spiego, lo stereotipo della pubblicità spesso viene preso come un modello e gli effetti sono devastanti. E poi il mestiere di casalinga rappresentato in pubblicità è uno stereotipo NON perchè le donne in italia lavorano tutte (perchè non è vero) ma perchè in Italia non tutte le donne sono contente di fare le casalinghe (perchè spesso lo fanno perchè hanno perso il lavoro o perchè il marito non le aiuta in casa), non hanno quel sorriso in faccia come dire che pulire casa, stirare eccetera fosse un’attività che non comporta anche fatiche e rotture di palle. E sopratutto perchè rappresentare le casalinghe sempre come donne belle, curate, rifatte come se il lavoro di casalinga lasciasse tempo ad altre attività comelo shopping e landare da parrucchiere ed estetiste perchè è risaputo che le donne casalinghe non hanno tempo libero quando hanno a che fare con casa e bambini e talvolta anche mariti pigri da accudire come fanciulli e se lavorano è anche peggio perchè oltre il lavoro devono occuparsi anche della casa.

  13. Mia madre è casalinga come la maggior parte delle donne che conosco, il ruolo di casalinga non è uno steroetipo perchè ancora è realtà molto diffusa mala pubblicità non rappresenta bene le casalinghe.

  14. Mi intrometto…A proposito di cliché e di stereotipi, forse può interessare la nuova pubblicità IKEA 2012:
    http://www.youtube.com/user/IKEAitalia/featured?v=Tz9dKmp39r4

  15. Mi intrometto anche io, giusto per sdrammatizzare un po’… Dopo che per anni sono stata ossessionata dai giocattoli che mi regalava mia zia ( servizi da tè, pentole, piattini, finanche IL FERRO DA STIRO CON L’ASSE annessa), quando qualche tempo ho visto la pubblicictà di “KEN IL FIDANZATO PERFETTO”, non ho potuto esimermi dal commentarla e dal credere che, forse, almeno ironicamente, le cose stanno cambiando:):

    http://zenzeroetabacco.wordpress.com/2012/01/25/ken-e-il-fidanzato-perfetto-tvb/
    E questa è la pubblicità che si insinua in testa per l’eternità:
    http://it.barbie.com/activities/btv/#/video5/

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