Archivi del giorno: lunedì, 19 marzo 2012

Le buone maniere sono forma o sostanza?

Comincio la settimana con un interrogativo che pare cosa d’altri tempi ma non lo è, stimolata dall’ultimo spot di BBQ Rancher, la catena inglese di fast food basati su carne di pollo (grazie a Guido per avermelo segnalato). Lo spot mette in scena atti di maleducazione reiterati nei confronti di una «Lady»:

Ma la maleducazione è indipendente dalle differenze di genere, perché oggi – è esperienza quotidiana di tutti – questi comportamenti provengono in modo indifferenziato da donne e uomini di tutte le età: ragazze e ragazzi, adulte e adulti, anziane e anziani. E non si tratta di rispettare o meno qualche galateo o di cedere o meno a formalismi, ma di rispettare o meno gli altri. Di smetterla cioè di pensare solo e ossessivamente a se stessi.

È utile per la riflessione il libro di Gabriella Turnaturi Signore e signori d’Italia. Una storia delle buone maniere, Feltrinelli, 2011, da cui riprendo un brano:

«”Non ti avevo visto”, dice il giovanotto che travolge una signora all’imbarco dell’aliscafo per Capri. “Non ti avevo visto”, afferma la bella ed elegante signora che ti sorpassa nella fila per i taxi. Caduta l’ipotesi poco credibile di un’epidemia che ha colpito gli occhi degli italiani, forse si può spiegare quella stupefacente dichiarazione di cecità temporanea con il fatto che si è affermato, nella coscienza e nella mente, nella percezione e nella convinzione, quel nuovo credo che si mette subito in pratica e che recita: “Tu non esisti”; “ti ho eliminato dalle mie percezioni e dai miei interessi”; “esisto solo io e tu non sei nessuno”. Una moderna versione dello spagnolesco “fate luogo” di manzoniana memoria. O forse una nuova prossemica che fa dello spazio non un luogo fisico e socialmente definito, ma una propria creazione e proprietà in cui ci si muove a piacimento e liberamente. Al liberismo del mercato sembra seguire anche un liberismo spaziale che fa sì che con protervia e arroganza s’ignori l’idea che quella strada, quella piazza, quel marciapiede possa essere “comune” e non terra di conquista del più forte o di chi si autodefinisce più meritevole. […] In questo contesto ci si trova a sussultare, sorpresi e quasi spaventati, quando qualcuno chiede scusa, ringrazia o si rivolge con il lei, come se ci si trovasse all’improvviso accanto a un alieno.» (Gabriella Turnaturi Signore e signori d’Italia. Una storia delle buone maniere, Feltrinelli, 2011, pp. 240-241)