Archivi del giorno: venerdì, 23 marzo 2012

L’interculturalità può ridare credibilità alla comunicazione?

Mi lamento spesso, in questo spazio, di quanto sia bistrattata la comunicazione in Italia. Da tutti: politici, aziende, istituzioni. Persino molti studenti in Scienze della comunicazione la bistrattano: quando studiano poco e tirano a campare. Col risultato che, una volta laureati con esito risicato, non faranno che abbassare anche loro – ulteriormente – il già basso livello della comunicazione italiana.

Ma io tiro avanti imperterrita, sapendo che comunicare vuol dire entrare in relazione con gli altri e che da ciò nessuno può prescindere: è questo il senso di comunicazione più profondo e autentico. Per cui vale la pena tenere alta la bandiera.

Detto questo, è bello scoprire chi la pensa come me, specie se viene da lontano e tocca un tema oggi fondamentale e delicato: la comunicazione interculturale. Ecco cosa scrive sul blog Stracomunitari Mohamed, che è nato a Casablanca ma vive a Senigallia:

Interculturalità

Sarà per via della pubblicità, ma è diffusa la sensazione, quando si parla di comunicazione, che sia anche un argomento frivolo, roba cioè per imbonitori e venditori vari. Questa sensazione di frivolezza forse è dovuta anche ad alcuni professionisti della comunicazione, non per niente detti anche “guru”. Sarà per quel loro fare sempre un po’ sopra le righe, il loro gesticolare spiritato e l’afrore di santità che emanano nelle loro convention. Fatto sta che ho sempre nutrito sospetti sull’eccessiva vitalità delle loro performance, e non mi capacito del perché i blitz antidoping debbano riguardare solo i ciclisti e non anche qualche oltremodo testosteronico professionista della comunicazione.

Poi c’è anche l’impressione che quando si parla di comuncazione si stia parlando di ultime novità. Probabilmente questo è dovuto al ritmo incalzante che caratterizza le novità tecnologiche in questo ambito; e perchè comunicazione oggi vuol dire internet con tutti i social media. Più novità di così!

Ma, come dovrebbero ricordarci più spesso quelli che sanno, comunicare, oltre a essere probabilmente il mestiere più vecchio del mondo, come lo è in effetti sapersi vendere, è anche un’arte antica. La Retorica, molto prima degli attuali corsi di comunicazione, è materia di studio e insegnamento ben più antica . Così come l’Oratoria. Insomma, l’arte di comunicare non è prerogativa dei soli venditori di saponette.

Credo perciò che occuparsi di interculturalità in termini di comunicazione possa essere un buon banco di prova per i professionisti della comunicazione, per misurarsi con un aspetto nuovo sì anche questo, ma strategico e non ancora degradato dalla mericificazione degli spot martellanti. Una buona occasione insomma per riguadagnarsi l’antica nobiltà o, come direbbero i comunicatori di oggi, recuperare in termini di credibilità (Mohamed Malih, «A voi comunicare»).