La bella normalità della sindrome di Down

Il 21 marzo è stata la giornata mondiale sulla sindrome di Down. In questa occasione il Coordinamento nazionale delle associazioni CoorDown, in collaborazione con altri partner, ha promosso un’iniziativa per cui alcuni marchi hanno realizzato una versione alternativa della loro ultima campagna: un attore dello spot originale o della campagna stampa è stato sostituito da un attore con sindrome di Down.

L’idea è mostrare che una persona con sindrome di Down è a tal punto «normale» e «come tutti», da poter stare in uno spot o un’affissione senza che quasi si noti la differenza. L’obiettivo mi pare raggiunto. Apprezzabile pure il fatto che gli attori siano stati truccati e abbelliti esattamente come accade a qualunque persona (celebrity o comune mortale) che presti volto e corpo alla pubblicità commerciale. Insomma anche loro appaiono più belli di quanto non siano in realtà, esattamente come accadrebbe a chiunque finisse in uno spot.

Mi piacerebbe però, in prospettiva, che questo processo di «normalizzazione» fosse più… normale, appunto, da parte dei marchi commerciali, non confinato cioè solo alla celebrazione di una giornata.

Il che in Italia non vale solo per le persone affette da sindrome di Down, ma per tutti i corpi e volti normali di uomini e donne, ragazzini e ragazzine, anziani e anziane, troppo spesso banditi dalla pubblicità a favore di corpi plastificati.

Grazie a Simona Lancioni, del Coordinamento del Gruppo donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), per avermi segnalato l’iniziativa.

La presentazione della campagna:

Pampers:

Illy:

Cartasì:

Averna:

Altre campagne sul sito di CoorDown.

8 risposte a “La bella normalità della sindrome di Down

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. io, che in uno spot non ci potrei stare, sono “anormale”?

  3. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. E’ stranamente divertente, ma mi lascia anche pensoso, il fatto che una azienda che produce alcolici come Averna (32% di alcool) abbia inserito dei down.
    Tanto di cappello per la buona volontà, meglio questo che niente, ma si tratta di un connubio (alcool – down) che non regge più di tanto…

  5. Sono assolutamente d’accordo sia sull’importanza dell’iniziativa sia, ancor di più, sul fatto che il tutto non dovrebbe restare limitato ad una giornata celebrativa! la pubblicità entra nelle case di tutti e tutti dovrebbero conoscere la “normalità della diversità”

  6. @analyein a me lasciano perplessa tutte le pubblicità degli alcolici (come pure quelle su giochi/scommesse), non il fatto che contemplino nel loro target anche persone con disabilità. Per quale motivo queste ultime dovrebbero esserne escluse?
    Di questa iniziativa a me ha colpito un’altra cosa: che i vari spot non sono stati connotati come pubblicità sociale, e che – pur mantenendo la connotazione di spot commerciali – non strumentalizzano la figura della persona con disabilità facendo leva sul sentimentalismo o sul pietismo.

  7. @ Simona: pure io non amo molto le pubblicità degli alcolici; ma il fatto è che sono entrate talmente nell’immaginario collettivo come “normalità” che spesso non ci facciamo più neanche caso e non ci scandalizziamo più di tanto (utilizzo il “ci” per dire /persone comuni/). La mia critica era rivolta al fatto che in questo modo si “normalizza” anche l’alcool e il down.

  8. Solo per completezza. La campagna è firmata da Saatchi&Saatchi. Ha appena vinto al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes 7 Ori e 1 Bronzo: le categorie premiate sono PR (2 Ori); Promo & Activation (1 Oro); Direct (2 Ori); Media (1 Oro);Film (1 Oro) e infine 1 Bronzo per la categoria Titanium and Integrated.

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