Valentina Nappi: «Oggi è più interessante fare porno che design»

Valentina Nappi è una ragazza di 21 anni, nativa di Pompei, che vuole diventare una pornostar e ha appena finito di girare un film con Rocco Siffredi. È interessante la risposta che ha dato a Luisella Costamagna, durante «Robinson» su Rai3 venerdì scorso.

Valentina Nappi a Robinson

«Perché lei, che studia Design all’università ed è diplomata al liceo artistico, ha deciso di fare la pornostar?», chiede Costamagna.

«Perché in questo momento storico è interessante fare porno, e può essere interessante più di fare design

«E perché è interessante? Mi dica solo una cosa.»

Costamagna a Robinson

«Perché credo che in questo momento c’è una evoluzione morale – anche estetica – e quindi il porno può dare un cambiamento e ha bisogno anche di cambiare, di mescolarsi con le altre materie. Le altre materie hanno bisogno del porno e il porno ha bisogno delle altre materie.»

«Quindi un’avanguardia culturale.», conclude Costamagna che, dopo aver passato la parola a Irene Pivetti, sulla questione dei privilegi dei parlamentari, riprende con Valentina Nappi:

«Come e quando è cominciata la sua passione per il porno?»

«Di pari passo con la conoscenza del sesso. Il sesso lo scopri anche dal punto di vista visivo, quando cerchi cos’è un atto sessuale. I film porno servono anche a questo e la maggior parte degli adolescenti oggi conosce il sesso in questo modo

Scandalo? Stupore? Niente di tutto ciò. Dobbiamo semplicemente riconoscere che Valentina Nappi ha descritto con lucidità due aspetti della società contemporanea:

  1. la crucialità del porno nell’educazione sessuale (ma anche sentimentale) dei ragazzini e delle ragazzine;
  2. il messaggio dominante, da almeno 30 anni, su tutti i media (dalla televisione a internet): se usi il corpo per fare soldi e carriera, arrivi prima, meglio e fai cose più interessanti.

Tutto ciò è stato peraltro confermato dall’aumento di ascolti che la puntata di «Robinson» ha ottenuto, specie durante l’intervista: 1.197.000 telespettatori (QUI i dati), contro 1.060.000 della terza puntata, 930.000 della seconda e 967.000 della prima, quella con l’intervista a Mara Carfagna che abbiamo discusso QUI.

Trovi lo stralcio della puntata sul sito della Rai. Grazie a Francesca per avermela segnalata.

56 risposte a “Valentina Nappi: «Oggi è più interessante fare porno che design»

  1. Pingback: Michele Scarcia » » Valentina Nappi: «Oggi è più interessante fare porno che design»

  2. Con chi farà porno? Perché, che il porno possa essere un territorio di ricerca, non c’è dubbio ma, dipende dal tipo di porno, quello di youporn e pornotube non è certo l’avanguardia della libertà sessuale. Mi sembra solo un’altra de “il prodotto sono io”.

  3. Opinione personale: anche da un punto di vista semiotico sarebbe più interessante studiare la pornografia del design; se non altro perché della prima si è detto meno che del secondo.

  4. non sapevo che esistesse un’ambito di studi e ricerche come la pornologia (o…pornotica?). Un territorio di ricerca è uno spazio culturale in cui si (ri-)cercano risposte a domande o si tenta di allargare i contenuti o di modificare la prospettiva sul mondo. Trovo affascinante il candore con cui si crede a queste bubbole e non si vede la natura mercificante del porno, che sta alla sessualità come i programmi della de filippi alla tristezza di mia zia………

  5. Il porno come nuovo territorio di ricerca per il Design!
    Come dire: roba da intellettuali!
    Eh, beh…

  6. Un territorio di ricerca è uno spazio culturale in cui si (ri-)cercano risposte a domande o si tenta di allargare i contenuti o di modificare la prospettiva sul mondo.

    Visto che il porno fa parte del mondo (volenti o nolenti) se ne deduce che studiare il porno è un ambito di ricerca del tutto legittimo.

  7. Non è nemmeno un discorso isolato: qualche tempo fa su “Internazionale” avevano segnalato un articolo sull’Huffington post sulla pornografia “equa e solidale”. L’autrice, Erika Christakis in sostanza, sosteneva l’importanza di creare, tra i consumatori di materiale pornografico, un certo grado di consapevolezza che li spingesse verso prodotti in cui fossero rispettati certi principi, tipo la protezione dalle malattie sessuali, o l’assenza di ogni tipo di costrizione, anche indiretta (ad es. giovani che accettano di girare film estremi per sfuggire alla povertà estrema). Ma, nell’ambito di questo discorso, è interessante la premessa: si parte dal fatto che la pornografia esiste, e ha un mercato importante. Di fronte a questo dato, Christakis dice che piuttosto che vietarla o demonizzarla è meglio cercare di governarla, il che implica anche riconoscerne la legittimità. Chi già la considera legittima e/o normale, probabilmente ci sono meno freni a considerarla come una via di carriera accettabile.
    (anche perché, in Italia, nella pornografia l’uso del corpo come strumento è di certo più onesto di quello vigente in tv, dove all’esibizione della donna muta si unisce una bella dose di ipocrisia…)
    Ultima considerazione: mi sembra che si parli sempre più di pornografia da un punto di vista più analitico, anche se con sfumature molto diverse. Nel programma della Costamagna, e con questo articolo correlato, ma anche in un recente articolo di Pascale sul “Post”, o di Michela Murgia sul suo blog. Che sia una conseguenza del ritorno del corpo delle donne nel dibattito culturale e politico del paese?

  8. @devicerandom, studiare il porno ha la stessa dignità che studiare qualunque altro fenomeno, siamo d’accordo. Ma non mi pare che serbilla intendesse ciò….
    mi diverte pensare che tutto ciò di cui si parla sia, per ciò stesso, buono!
    Non si tratta di demonizzare il porno: si tratta semmai di “smontarlo”. poi, come disse il poeta, ognuno si fa le pippe come vuole….

  9. Valentina Nappi dice che “il porno può dare un cambiamento e ha bisogno anche di cambiare, di mescolarsi con le altre materie. Le altre materie hanno bisogno del porno e il porno ha bisogno delle altre materie.”
    Proviamoci, facciamo un menage a trois tra Valentina Nappi, la semantica e la combinatoria. Il risultato dell’angramma è di buon auspicio per la sua carriera: Valentina Nappi: “venni in palpata”.
    Scandalizzati? Ritenete l’angramma volgare? Qualcuno ha provato un senso di fastidio? Ebbene, l’esperimento non è peregrino e vuole dimostrare che se col porno si gioca, porno si ottiene.
    Il porno ha una sua degna funzione sociale che va tutelata: funziona come protesi in mancanza di meglio per handicappati momentanei o permanenti e seda una buona parte dei violenti, che così magari si stancano in casa e non importunano sconosciut* e infanti. Per tutte le altre categorie invece il porno è sempre negativo. Primo: abitua a guardare e non fare, alla stessa stregua patetica dello sport visto in tv da soggetti tutt’altro che sportivi. Secondo: inibisce e crea complessi in chi guarda nel momento in cui bellissime donne provano piacere da tutti i pori (e passatemi la delicatezza) al solo essere sfiorate da dotatissimi oggetti d’amore maschili di corpi sovente erculei e capaci di multiple eiaculazioni ed erezioni permanenti.
    Se poi si aggiunge che il porno continua ad avere una grammatica maschile nella stragrande maggioranza delle sue sceneggiature, perché maschile ne è il consumo nella stragrande maggioranza dei casi paganti, si capisce come gli adolescenti di ambo i sessi ne traggano più che un’educazione una mimesi, e quasi mai un’emancipazione. Se il sesso diventa il porno, e il porno si identifica in una performance altrui difficilmente imitabile nei corpi e nei risultati, allora è chiaro che, per usare le parole della Nappi, se cambiamento può portare è solo in peggio ed invece di liberare il letto da complessi e frustrazioni, legherà al lettino di qualche terapeuta.
    Credo tuttavia che la spaccata sofistica dell’aspirante pornostar sia vittima di un crampo ineliminabile che invece di far levitare in alto la fantasia del coreografo continua a far prevalere la scelta di vita del design: il porno è banale. La combinatoria dei corpi e delle situazioni possibili è limitatissima; laddove l’amplesso diventa oggetto di dignità estetica e artistica, il corpo scompare a favore della psciologia dei suoi protagonisti.
    E solo complessati del sesso, magari abbeverati in segreto da occasionali commerci con il porno vissuti col brivido della clandestinità, hanno potuto negli anni ’70 censurare, e ordinarne il falò di tutte le pelliccole in commercio, un film come Ultimo tango a Parigi che è tutto fuorché un film pornografico. A 40 anni di distanza si è passati dal coprire anche le gambe dei tavoli allo scoprire un corso universitario in pornologia. Punti in comune? La stupidità sa trovare nessi che sfuggono all’intelligenza.

  10. Infatti parlavo del post-porno, e non mi sembra che sia questo l’ambito in cui intende agire la “nostra”. La rappresentazione della sessualità ha la stessa dignità di tutte le altre rappresentazioni, così come ci sono pessimi film sulle stragi, ci sono anche pessimi film sul sesso o con il sesso.
    Sottrarre la sessualità dallo spazio di rappresentazione non significa smontare il porno, per smontarlo bisogna rovesciarlo.

  11. C’è da dire però che un certo tipo di porno, e soprattutto un certo punto di vista su di esso, ha spesso intrecciato rapporti stretti con alcuni filoni dell’arte di avanguardia (discorso diverso rispetto al dibattito altrettanto annoso sul porno “commerciale” come forma d’arte in sè). Io non ho visto il programma ma a giudicare da questi stralci sembra che la Nappi si riferisse soprattutto a questi aspetti. Forse anche in questo senso il suo pensiero è onesto e rivelatore.

  12. @Farewell Orwell
    Come come? Il Porno avrebbe intrecciato rapporti stretti con alcuni filoni dell’arte di avanguardia? Il Porno?!? Forse mi è sfuggito qualcosa e mi piacerebbe qualche bibliografia, così mi faccio una cultura che mi manca.
    Banali suggerimenti prima della risposta: il porno non è il nudo, non è la provocazione. Il porno è proprio l’annullamento del pensiero razionale e la sollecitazione di un impulso sessuale. Questo è il porno o non è. Non può quindi esserci psicologia, perché qualora ci fosse avremmo Fassbinder o Pasolini.

  13. non ho niente da dire sulle scelte di Valentina Nappi le trovo legittime. Per conto mio ho sempre trovato le scene d’amore e di sesso dei film “normali” e delle serie-tv esteticamente migliori e anche più eccitanti di qualsiasi porno ma è un’opinione mia.
    so bene di essere ovvio ma si può lavorare e fare cose interessanti col proprio corpo anche senza fare porno: attori/trici e ballerini/e, artisti/e circensi e pure sportivi/e lo fanno da sempre, nello spettacolo, nello sport, nella moda, tre ambienti diversi in cui da sempre è pieno di uomini e donne che lavorano (anche) esibendo i loro corpi oltre che il loro talento (nello spettacolo e nello sport almeno). Comunque auguri a Valentina Nappi per la sua carriera, mi domando solo perchè senta la necessità di giustificare intellettualmente il suo desiderio di fare porno, trovo che la sua collega Fiamma Monti sia stata più diretta in questo filmato: http://www.youtube.com/watch?v=kbN-RZdKw6w

  14. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  15. @Ugo
    Intendevo appunto “intrecciare rapporti stretti”, non identificazione. Quello è il dibattito sull’artisticità o meno del porno di Siffredi o la Nappi e implica il giusto ragionamento che il porno non è il nudo, non è la provocazione e non ha nessun rapporto con la psicologia dello “svelamento” proprio dell’erotismo, e son d’accordo con te.
    Intrecciare rapporti stretti quindi “forte riferimento a…”, magari senza il bisogno dello stesso tipo di rappresentazione esplicita dell’atto.
    In effetti tanta performance art, tanta body art hanno fatto questo uso del porno individuandone ed estrapolandone alcuni concetti, “alti” o “bassi” che siano, come per esempio quello della “bestialità” dell’essere umano o speculazioni intorno al corpo e la carnalità. Penso per esempio a Marina Abramovic…
    Proprio perché il porno è la negazione di concetti più alti che riguardano la sessualità questo è suscettibile, in forma più esplicita o meno, a diversi usi artistici.

  16. @hommequirit: bravo/a!!!!!!

  17. ehm…”suscettibile di”…

  18. Bah…Non sono questi i valori che sto cercando di insegnare alle mie figlie. Poi magari studiare la semiotica di un film porno potrà essere più…eccitante di un oggetto d’arredamento!

  19. Reblogged this on Res publica – Fano and commented:
    Bah…Non sono questi i valori che sto cercando di insegnare alle mie figlie. Poi magari studiare la semiotica di un film porno potrà essere più…eccitante di un oggetto d’arredamento!

  20. Purtroppo non ho il tempo ora né di scrivere, né di leggere tutti i commenti sopra. Vorrei dire un sacco di cose, ma mi limito a due: 1) tutto il framework simil-filosofico con cui lei incornicia tale decisione (si veda l’articolo sul corriere, qui: http://solferino28.corriere.it/2012/03/19/sogno-di-essere-una-pornostar/) lo considero un polpettone da dottor azzecca-garbugli; un fumo per gonfiare e dare una profondità là dove non vi è…in brevis, per restare in tema (me lo si perdoni): “seghe mentali”.
    2) ecco come molto semplicemente ho risposto sotto al sopracitato articolo: “Cara Valentina, da donna con qualche anno più di te, e cosciente di come i sensi gridano alla tua età, mi permetto di affermare che:
    – se solo ti liberassi, fossi davvero libera dai retaggi culturali opprimenti, cattolici, demonizzanti e mortificanti ancora molto forti nel sud Italia, non sentiresti il bisogno del decostruzionismo di questa sfera del senso; vivresti il tuo corpo con naturalezza, piacere e sensualità, senza avere il bisogno di gridare il diritto all’impulso e al piacere in maniera così artificiale come la pornografia – che, di fatto, attutisce la finezza e il potere dei sensi.
    – Pornografia, oltre ad essere spettacolarizzazione, è un approccio al sesso, che puoi sperimentare anche in privato, prima di scegliere quale sia la maniera più bella di fare sesso.
    – Infine, ti invito inoltre a riflettere sulla differenza tra sensualità (la tua riflessione parte dal “senso”) e “sexy”.”

  21. proprio oggi sul Fq è uscita questa notizia, che secondo me fa da pendant alle riflessioni di V. Nappi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/poker-online-divertimento-professione-altro-lavoro-fino-10mila-euro-mese/201671/
    Ecco, mi viene da pensare che oggi avere successo vuol dire diventare una pornostar o un maestro del poker-on-line; guarda caso Valentina ha 21 anni e Marco 18; possibile che questa società non abbia saputo dare a questi due giovani “modelli” migliori? Tra Martina Di Gianfelice, 21 anni, una delle ragazze che organizza ogni anno la manifestazione del 19 luglio a Palermo con Salvatore Borsellino, e che sta studiando Giurisprudenza “per diventare un giudice come Paolo” e Valentina Nappi, che da grande vuole fare la pornostar, ci sono due mondi valoriali opposti; a scuola entrambe avranno sentito parlare di Falcone e Borsellino, ma mentre per la prima essi sono diventati modelli da imitare, per la seconda il modello è Moana Pozzi.

  22. Perché riempirsi la bocca con riferimenti alla poiesi e al decostruzionismo, se poi si producono solo videucci commercialissimi con Siffredi? Che la ragazza dimostri di essere in grado di concretizzare il suo blabla sugli sperimentalismi e le contaminazioni: a quel punto, e non prima, si potrà prenderla sul serio.
    Chiedo scusa a Giovanna per l’incoraggiamento dell’offtopic: si potrebbe riflettere, oltre che sui punti 1 e 2 giustamente evidenziati da lei, anche sulla desolante apparizione dell’ennesimo giovane che, avendo “studiato”, osserva il mondo con un paio di deformantissime lenti rosa, rintracciando dignità artistica e tecnica innovativa in un bestseller romantico o in un porno à la Siffredi. Così nascono gli autori che, sostenendo di ispirarsi a Shakespeare, danno alle stampe opere che ricordano nel migliore dei casi Fabio Volo.

  23. E’ stato un piacere, Giovanna. Mi fa impressione vedere una pornostar di soli 21 anni. In questi tempi di precariato, probabilmente è il mestiere più sicuro e redditizio. Mi chiedo cosa ci azzeccasse invece Veronica Pivetti!

  24. X Elviro
    Su Siffredi non mi pronuncio ma un best seller, romantico o meno, potrebbe tranquillamente avere dignità artistica
    X Margot
    “sulla differenza tra sensualità (la tua riflessione parte dal “senso”) e “sexy”.”
    che poi ho l’impressione che nell’hard non ci sia nè la sensualità nè il sexy

  25. “La più pericolosa è la tentazione che a peccar ci spinge innamorandoci della virtù. La puttana col suo doppio potere, natura ed arte, non riuscì mai a turbare il mio equilibrio: ma questa vergine virtuosa mi soggioga tutto” William Shakespeare (anche detto Rocco)

  26. In qualche modo la Nappi non mi convince, ma non perchè non condivido quello che dice, ma perchè sento che se maneggia categorie che domina poco. Si sente l’attrito tra la giovane età la provenienza culturale italiana e veterocattolica e un’impostazione mentale di tipo nord americano. Non credo che sappia manco lontanamente cosa siano davvero i cultural studies – mezzo idoneo per studiare il porno – personalmente mi ci divertirei da pazzi🙂 – e azzecca solo più che altro il fatto di subodorare cosa dire. Mi sfugge un po’ cosa intende per mescolare il porno ad altre questioni.
    PErò se c’è un grandissimo autogol per il femminismo e un giudizio ingiusto è liquidare il porno come negativo per le donne, etc etc etc, come leggo nel commento sopra che parla della naturalità etc.

  27. @Paolo1984: hai ragione, per come si intende la sessualità nel porno, persino il concetto di “sexy” potrebbe essere fin troppo sofisticato e sottile! In generale, mi spiace molto per questa ragazza che apparentemente, paradossalmente, non ha mai conosciuto il sesso…, quello “normale”, come dici tu poco sopra.

  28. PERCHé PORNO E NON SESSO?
    O ancora…perchè nessuno tira mai fuori un minimo di erotismo e sensualità? Dopotutto il porno è ginnastica che svilisce chi lo fa e chi lo guarda. L’erotismo insegna almeno a esplorare l’altro e sè stessi non come oggetti, ma come soggetti attenti. Non abbiamo maestri, neppure in queste cose…

  29. M’intristisce che l’auditel sia impennato con questa acerba intervista. O ha ragione Lorella Zanardo, che dice che l’auditel va riformata o non ha ragione nel dire che non è vero che i maschi pensano a quello tutto il giorno!

  30. Ora ricordo: la Nappi è intervenuta qualche mese fa in it.arti.musica.classica, chiedendo un giudizio sul video di cui ha parlato anche dalla Costamagna (un ditalino con sottofondo di Ravel, in sostanza). Che dire, fa tenerezza la cultura imparaticcia, abbastanza frequente in chi esce dai licei artistici. Fa meno tenerezza l’arroganza. E’ carina, può darsi sia brava coi filmetti, vedremo. Io però sposterei l’attenzione dalla ragazzetta ai signori dei media e ai signori accademici. Dalla Costamagna che invita l’aspirante pornostar in trasmissione, alla “pornofilosofia” di Simone Regazzoni, il porno è proprio come il porco (eh!) non si butta via niente. E Giovanna Cosenza, che partecipa alla catena pubblicitaria della Nappi, ci rivela qui (aprite bene le orecchie!) che il sesso tira e i belli potenzialmente guadagnano più dei brutti. Quarant’anni di semiotica per scoprire che l’uomo è anche un animale. Bel colpo.

  31. Come scrisse un giorno la stessa Nappi: “Vi sgamo subito”.

  32. leggo:
    …”se usi il corpo per fare soldi e carriera, arrivi prima, meglio e fai cose più interessanti”…
    concetto condivisibile ma non nel mondo del porno, almeno non in quello Italiano, a parte le bubbole che raccontano pornostar e pseudo tali, non esistono performer nostrane che si siano arricchite con i video hard, non direttamente
    la trafile è la seguente:
    1) I movie danno fama
    2) più fama più serate
    3) più serate più marchette
    sugli effetti “didattici” della pornografia concordo in linea di massima, rispetto agli anni addietro è cresciuta l’offerta e la qualità della stessa ma nella sostanza non vedo differenze con i vecchi fumetti e riviste, dissento sul fronte degli effetti collaterali devastanti, questo è un rischio che si corre in tutte le cose che ci circondano. Ogni abuso è deleterio, condizionante e crea assuefazione.
    E’ quasi simpatico il tentativo dei nuovi operatori del sesso commerciale di avventurarsi in improbabili excursus filosofici giustificativi, la pornografia unisce e soddisfa due esigenze, il voyerismo maschile e l’esibizionismo femminile
    TADS

  33. Chissà: forse per capire di cosa stiamo parlando dovremmo vedere il film della Nappi. Non è affatto scontato cosa il porno sia. E che rapporti abbia con il mercato del lavoro. Perché magari non semplicemente il porno “tira”, ma trasforma il lavoro, come senz’altro trasfroma il consumo di tempo libero.
    Non credo per esempio che, l’uno e l’altro, sfuggano a un processo di “pornografizzazione” quando la cultura in cui s’inscrivono valorizza in maniera così precisa l’essere performante dei soggetti. Plaudo, quindi, l’accostamento conclusivo di Giovanna.

  34. Federico Gnech dice: «E Giovanna Cosenza, che partecipa alla catena pubblicitaria della Nappi, ci rivela qui (aprite bene le orecchie!) che il sesso tira e i belli potenzialmente guadagnano più dei brutti. Quarant’anni di semiotica per scoprire che l’uomo è anche un animale. Bel colpo.»

    Bellissimo colpo il tuo, invece. A me, alla semiotica e a questo blog, che improvvisamente si scoprono – grazie a te – compartecipi della catena pubblicitaria di una pornostar in erba. E fabbrica di ovvietà. Complimenti per l’acuta e ben argomentata disamina critica. Uno di quei commenti che restano nella storia. Ma evidentemente ne avevi bisogno. Ahhhh. Ti senti meglio, ora?😀

  35. Sono stupita dalla mole di commenti generati da questa notizia! Quanto alla materia del contendere, potrei essere d’accordo con le conclusioni della Cosenza: la Nappi non fa esprimere, farsi portavoce di una realtà ormai attestata. Mi auguro che questo non comporti la sua accettazione…

  36. @ Giovanna Cosenza

    Eh beh, la frecciatina della padrona di casa me la sono proprio cercata. Attenzione, però: non sono affatto convinto che questo tuo blog sia una fabbrica di ovvietà, non l’ho mai scritto. Trovo a volte claustrofobico lo sguardo della tua generazione di massmediologi, se confrontato con quello, per dire, di un Omar Calabrese (RIP), ma in fondo non ho i titoli per giudicare.
    Che però il post sia inutile e contenga ovvietà, lo confermo, mi spiace che te la sia presa. Insomma, ogni tanto il tappabuchi ci sta (e il referente di tutta la faccenda consiste in certi buchi da tappare, in fondo).
    Stammi bene.

  37. Bella la risposta di Valentina Nappi alla sciocca domanda della Costamagna “Ma i tuoi genitori come l’hanno presa?”.
    Intellettualmente, Nappi (studentessa ventenne, niente più che sveglia e tosta) batte Costamagna (nota giornalista) e Pivetti (ex Presidente della Camera) sei a zero.🙂

  38. Merda vs Nutella (sempre per citare la Nappi)

  39. @Ben
    Concordo, Ben. Facile moralizzare col porno quando , come se non fosse della stessa pasta la ragione che ha portato Luisella Costamagna ad avere un suo spazio: sollecitare implicitamente attraverso la bella presenza un aumento degli ascolti, visto che quanto ad argomenti siamo piuttosto scadenti. Quanto alla Pivetti, non parlerei di carriera iniziata sull’onda pornografica sebbene bestiale e animale fosse il coito che l’ha partorita alla presidenza della Camera.
    Come te, ritengo molto più onesto l’arrampicamento retorico sugli specchi della giovanissima pornostar – che si prende tutti i rischi e subisce sul trespolo tutti gli stereotipi possibili – rispetto alla contemplazione di quegli stessi specchi da parte delle altre due. Inqualificabile poi la scelta del collegamento con il circolo degli anziani, per saggiarne le ovvie opinioni volte a rimestare nel torbido. Qui siamo a Funari con la chioma bionda e il tacco sapientemente manovrato.
    L’unico errore della Nappi è stato quello di subire l’agenda con l’argomento provocatorio del meglio me che voi. Invece avrebbe dovuto dire altro e spiegare che al posto della Costamagna avrebbe saputo fare domande della stessa qualità, e in quanto a provocazione sessuale a fini di ascolto non avrebbe nemmeno dovuto dissimulare come fa lei; e alla Pivetti ricordare che almeno la sottoscritta non aveva dovuto scoprire l’orgasmo a 40 anni, evitando l’inconsistenza del passaggio dalle gonne sotto il ginocchio ai completi in latex.
    Insomma, detta in maniera pornografica, la Nappi avrebbe dovuto dire che non ha avuto il loro culo e con quello che si ritrova almeno si limita a farne un bene pubblico a fini privati e non un bene privato a fini pubblici.

  40. ma perché diamo spazio a queste persone inutili che vogliono solo far parlare di sé? bene, vuoi darla in giro e fare film porno.. divertiti! ma non pensare che sia un momento di AVANGUARDIA ARTISTICA in un momento storico come questo (dato che il porno è in crisi..). io e mie amiche siamo disoccupati ma non usiamo il nostro corpo per arrivare prima, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma ci sono dei limiti, soprattutto per non arrivare allo squallore

  41. Federico Gnech, non capisco a quale «generazione di mass-mediologi» ti riferisci. Io ho una formazione filosofico-linguistica. Cominciai a occuparmi di comunicazione più o meno nel ’92, quando nacquero i corsi di laurea in comunicazione. Sono allieva di Eco. Ma sono soprattutto un individuo, con una storia personale e professionale, che non considero riducibile a nessuna presunta «generazione». O forse ti riferisci a una presunta contrapposizione Eco-Calabrese? Non è mai esistita, e non lo dico solo perché il professor Calabrese è mancato pochi giorni fa. O non ho capito: a cosa ti riferisci?

    Quanto all’ovvietà di ciò che ho scritto: un post è per forza un testo breve, costitutivamente lacunoso. Qualunque testo è lacunoso, ma un post dentro a un blog lo è ancor di più. Alcuni post, poi, lo sono di più, altri meno. Ma un post serve soprattutto a lanciare spunti, stimoli, idee, a provocare discussioni. Al momento, il mio pur breve e lacunoso post ha stimolato 39 commenti (ops, mentre scrivevo soo diventati 42), di cui una buona metà si distingue per intelligenza, profondità e cultura. Ma se i lettori di un testo scrivono cose più intelligenti del testo che è servito loro da stimolo, questo per me significa che il testo non era poi malaccio…😉

    Ecco perché credo che la tua aggressività nei miei confronti, nei confronti di ciò che ho scritto e nei confronti della semiotica venga da altro. E me ne dispiaccio, visto che stavolta ti ha impedito di scrivere un commento che fosse all’altezza del tuo solito.

    Ben, Ugo, è anche perché Nappi batte Costamagna e Pivetti 6 a 0 (concordo con voi) che ho scritto ciò che ho scritto.🙂

  42. @Giovanna Cosenza

    No, non pensavo a nessuna contrapposizione Eco-Calabrese, e non so nemmeno se esistano tifoserie relative ai due. Non mi permetto di raccontare la storia della disciplina (o area discliplinare) che pratichi. Credo che il contributo della semiologia applicata ai mass media e ai prodotti dell’industria culturale sia stato fondamentale. Tanto più in personalità come Eco e Calabrese, che erano dotate di un’erudizione profonda e di un’ampiezza di visione che lasciano ammirati. E che non dubito sarà anche tua, ma non è questo il punto.
    Ammetto invece una forte diffidenza sul ruolo delle odierne “scienze della comunicazione” diventate corsi di laurea (negli ultimi quindici anni, tra l’altro, assolutamente inflazionati) e confinate al ruolo di applicazione tecnica, inevitabilmente funzionali ad una realtà – la realtà dell’infinita accumulazione di segni – che sembra priva di alternative. Un sapere che trovo, come dicevo, claustrofobico, che cioè fa nascere e morire la realtà nel chiuso della disciplina.

    Credo di essere arrivato a Disambiguando l’anno scorso tramite la dashboard di WordPress, e ne sono felice. Quello che mi interessava, e mi interessa ancora, è proprio il tuo tentativo (disperato? è questo che vorrei scoprire) di coniugare l’applicazione tecnica al pensiero critico. Ma qual è l’oggetto prevalente della tua critica? Direi le tracce delle discriminazioni di genere, percepite spesso con un automatismo che mi infastidisce (ma che grazie a Dio non ha niente a che vedere con la polizia linguistica di certe neofemministe). Da maschio colpevole, leggo e commento, credo sempre con rispetto, senza però poter ignorare l’involontaria ipocrisia di chi riduce la totalità (mmm che brutta roba, diciamo il Tutto) ad un puro fatto comunicativo e rileva in essa soltanto contraddizioni di ordine linguistico. E non credo che tentando di trasmettere un qualche codice etico ai “comunicatori” di domani si possano risolvere i problemi di un sistema che non è fatto unicamente di segni.

    Tornando al post specifico: non mettere le mani avanti, sai fare molto di più e meglio, anche in uno spazio limitato. Il mio commento era aggressivo, è vero, e me ne scuso: alla sproporzionata attenzione che hai riservato al ‘fenomeno’ della Nappi, ho reagito con sproporzionata aggressività. Rimane il fatto che tu e la Costamagna, professioniste e/o studiose dei media, avete partecipato allo schema di una ragazzetta nemmeno tanto sveglia, e ogni vostro intento di conoscenza o di critica è finito come tutto il resto, nel frullato universale della fuffa.

    I

  43. distruggere il porno borghese è un imperativo…la libertà, la pornografia, l’avanguardia sono ben altra cosa da siffredi…

  44. Da tempo il design è pornografia. Se la pornografia è sovraesposizione, è mostrare oltre il lecito dato dal senso comune del limite, il design non è da meno. Ciò che fa agli oggetti, persa ogni pretesa di funzione, è esasperare la finzione, secondo una nota elaborazione del centro studi Alessi. Le merci sono pornografia e i designer (categoria alla quale appartengo) ne sono i registi. Le merci e gli oggetti di design di successo, soprattutto di quello mediatico, hanno tette e culi e supercazzi. Andate a vedere al prossimo Salone del Mobile o entrate in un centro commerciale, vedrete che orgasmi.

  45. Quello che manca nel discorso di Valentina Nappi e di tutti i celebratori del porno è l’aspetto non neutro del porno stesso (intendo quello mainstream, non la pornografia in quanto tale) che non è solo sessista, ma è sessismo allo stato puro. Purtroppo i discorsi sul porno finiscono spesso per camminare sul finto binario moralismo-trasgressione che è quello che è funzionale all’industria stessa del porno che continua a spacciarsi per trasgressione anche se è ormai banalizzata e ha conquistato il mondo (vedi softporno in televisione, pubblicità, moda, canzone, ecc… ). A tema ci sono banalmente profitti miliardari. Quello che spiace di più è proprio che i ragazzi imparino il sesso da una rappresentazione così limitante, sessista e stereotipa in modo imbarazzante. Che i loro gusti e percezioni di sé siano pilotati, normati e mediati da un prodotto di mercato. Che manchi una educazione sessuale non normativa, alla libera scoperta di sé e dell’altro basata sul riconoscimento e il rispetto dell’alterità e non sul “riempimento di un buco” e sulla disumanizzazione della donna. Ma il discorso sul porno è davvero troppo lungo e complesso per poterne parlare in un commento.

  46. @Valentina S.
    Sul porno penso tu sappia già cosa ne penso e sono a favore della tutela dei minori rispetto a ciò che non è adatto a loro (starei comunque attento a parlare di “invasione del softporno”: una scena di sesso, erotica in un film “normale” anche la più esplicita non è corretto definirla “porno”, il contesto fa la differenza).
    M’interessa capire cosa si intende per “educazione sessuale non normativa” perchè se come sento dire da più parti l’educazione sessuale non può limitarsi agli aspetti anatomici, biologici e scientifici e ad informare sulla contraccezione ma deve anche educare all’affettività, alla relazione, alla scoperta di sè e dell’altro ecc..come si fa a far questo senza una norma etica? Senza spiegare ai giovani ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e il perchè è giusto o sbagliato e farlo senza demonizzare niente, senza far scaturire sensi di colpa? E poi Giusto o sbagliato dal punto di vista degli educatori, ovviamente, e qua si apre un altro fronte: perchè sono abbastanza sicuro che un eventuale corso di educazione sessuale tenuto da me sarebbe molto diverso da uno tenuto da un cattolico o da un musulmano fervente

  47. anche un’educazione sessuale basata sul riconoscimento e il rispetto dell’altro stabilisce una norma etica (che condivido, peraltro) ma appunto o l’educazione da’ indicazioni, consigli (usiamo questo termine al posto di “norme”?) anche di carattere etico oppure non è educazione, è informazione tecnico-scientifica (che comunque serve anche quella). Scusate l’OT

  48. Ogniuno fa le sue scelta ma non mi sembra che il porno sia come l’educazione sessuale semmai è anche dannoso perchè produce insucurezze e tende a vedere le donne come oggetti e poi nei porno non si usa il preservativo.
    Valentina poi da quello che mi è sembrato sembra diversa dalle pornoattrici tradizionali, almeno in studio, non pareva eccessivamente patinata, volgarizzata, insomma bella si ma una ragazza normale come quelle che si incontrano in giro (poi non so nel set come è).
    Penso che metterci la faccia come fa lei in un paese bigotto, ipocrita, chiuso e spesso abbastanza oppressivo per quanto riguarda i costumi sessuali delle donne sia un atto di coraggio, poi a me non piace il porno mainstream perchè troppo “mascolinizzato” e sembra che neghi che anche le donne guardano porno, ma ripeto, in un paese che non vede di buon occhio le consumatrici di porno, metterci la faccia con il proprio nome (e non d’arte) e dichiararsi pornostar sia un atto di coraggio, poi per come la vedo io, infatti chi si dichaira escort con orgoglio a mio parere ha la mia più grande stima indipendentemente se le dichiarazioni sono pò diciamo maschiliste, perchè io la vedo dal punto di vista di quanto è ancora difficile essere donne e dischiarare apertamente i propri costumi sessuali. Almeno lo è nel mio paese dove un intero palazzo mi guarda male solo per qualche bacio scambiato sulla tromba delle scale a 24 anni!

  49. Jeppetto l'artista

    Elviro (martedì 3 aprile ore 8.33 p.m.) dice “perché riempirsi la bocca…”. La domanda, metaforicamente appropriata, meriterebbe una risposta, ma a pratica terminata. Mi si perdoni la rima baciata – giuro! – non cercata. Ad ogni buon conto, a prescindere dallo scetticismo metodologico in materia coeundi (COITO ergo sum), non vi è chi non veda il parallelismo tra il sesso ed un’opera d’arte pittorica. E’ di meridiana evidenza che l’uso del pennello, prima ancora che una comparazione funzionalista passante per il comune denominatore, è concrezione di materia signata. Ebbene, “gli apostoli di turno” che predicano la pornografia, la predicano per novant’anni almeno, ma non copulano, ovvero copulano male. Noi tutti, però, siamo uomini e donne di polso. Pittori e non. Quando creiamo, agiamo, reagiamo, ma in special modo quando davanti ad un opera video pornografica (sic!) ci masturbiamo dis. amb.iguando. Ogni tanto.

  50. @Paolo1984. Softporno intendo veline et similia, allusioni nelle pubblicità, ecc.. non certo le scene erotiche dei film, cosa c’entra! Consiglio “Bambole viventi” di Natasha Walter per approfondire questo aspetto. Un gran bel libro. @Mary Attenzione però: Valentina Nappi girerà con Rocco Siffredi, quindi porno mainstream. Non ci vedo alcun “coraggio nell’esporsi”, è perfettamente funzionale al sistema, trasgressivo quanto lo può essere la norma.

  51. Un commento terra-terra dopo tante argute ed intlligenti risposte.
    Ognuno è libero di scegliere un quualsiasi mestiere disonorato per vivere onoratamente e come postilla può cercare di spiegarre la sua scelta con acrobatici ragionamenti intellettuali.
    Anche se le mie idee valgono poco, non condanno chi fa libere scelte, condanno chi vuole cambiare le carte in tavola con tecniche erudite di comunicazione.
    Ma io forse sono annegato in false ed antiquate idee!

  52. @ Valentina Nappi
    ho letto con interesse la tua risposta..e devo dire che personalmente non ho nulla contro il romanticismo e l’idea di combatterlo a colpi di porno con Siffredi mi fa sorridere,. Mi colpisce comunque che tu non sappia vivere la tua legittima e rispettabile scelta lavorativa se non come “crociata anti-romantica”, ma la vita è tua. Le tue riflessioni sul corpo sono interessanti, la strada che hai scelto per portarle avanti non era l’unica ma ripeto, la scelta è tua e la rispetto.

  53. Credo che abbiano ragione sia Giovanna sia forse Valentina. Giovanna si riferisce a una pornografia intrisa di aggressività, Valentina forse a una pornografia gioiosa. Entrambe possibili, credo.
    Per quel che ho visto, da profano, la pornografia più aggressiva che gioiosa, poco educativa sentimentalmente (anche per chi non apprezzi la deriva neoromantica e la monogamia sentimentale criticate da Valentina), non manca.

  54. belle parole.
    poi per curiosità ho visto il trailer del film con rocco siffredi.
    ebbene un tripudio di ca**i presi in tutti gli orifizi.
    la sagra del pene, direbbe qualcuno.
    siamo molto distanti da quanto teorizzato da valentina nappi.
    d’accordissimo che oggi il design è banale (sono io stesso un designer, trentenne) intrappolato nelle logiche di mercato che impongono la progettazione di un qualcosa destinato a durare 6 mesi, ma di questa sua ricerca io non ne vedo traccia.
    vedo, piuttosto, una ventunenne infoiata affamata di piselli che cerca una giustificazione al suo operato, quasi per timore di esser giudicata o di vedersi affibbiato un epiteto a lei poco gradito.
    facesse quello che vuole, qua nessuno la condanna.
    ma non venisse a parlarmi di ricerca e creatività in quello che fa.
    la smettesse di vendere frigoriferi in groenlandia focalizzando l’attenzione sul risparmio energetico ottenuto utilizzandoli anche da spenti!

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