Archivi del mese: maggio 2012

Aziende corrette e stage positivi: l’Italia è anche questo

Mi scrive Chiara, per raccontarmi la sua esperienza di tirocinio curricolare: tutta positiva. Pubblico volentieri la mail – dopo aver chiesto e ottenuto la sua autorizzazione – perché l’Italia è fatta anche di questo: piccole e piccolissime imprese attive e corrette con gli/le stagisti/e, giovani intelligenti e costruttivi, esperienze di stage positive.

Giovani al lavoro

«Buongiorno prof, sono Chiara, studentessa al terzo anno di Scienze della Comunicazione. Le scrivo in merito al mio periodo di tirocinio curriculare, terminato i primi di maggio, di cui lei è stata mia tutor.

Volevo velocemente informarla e raccontarle la mia esperienza presso l’azienda XYZ, una casa di produzione che si occupa prevalentemente di pubblicità. Il responso è totalmente positivo: ho trovato un ambiente molto stimolante e in pochissimo tempo ho imparato più di quanto immaginassi.

In realtà non avevo aspettative precise (al di là delle classiche, ma non poi così scontate: vado, imparo, conosco nuovi ambienti e torno a casa con un’esperienza in più alle spalle), visto che, ora più che mai, mi rendo conto che non avevo veramente la minima idea di cosa significasse lavorare dietro le quinte di una qualsiasi produzione.

Non parlo solo dell’iter che bisogna seguire per realizzare, ad esempio, uno spot pubblicitario – che comunque non è MAI uguale ed è molto lungo e articolato – ma di tutto quello che sta attorno a questo processo: rapporti con terzi, rapporti con clienti che il più delle volte sono esteri, tecniche e strategie per raggiungere nel modo più efficace e veloce un obiettivo verso il quale si tende in un progetto o, ancora, come gestire le diverse mansioni quando sai di dover ottenere risultati entro tempi prestabiliti, pena la mancata riuscita della produzione.

La cosa che più di tutte mi ha entusiasmata è l’alto grado di considerazione che mi è stato dato fin da subito: dopo una settimana che ero dentro, avevo già partecipato alla produzione di uno spot pubblicitario; due settimane dopo, avevo partecipato al Cosmoprof (in collaborazione con un mensile di lifestyle) per la produzione della documentazione video di un concorso indetto dalla rivista stessa, in qualità di assistente di cameraman e di una delle tre ragazze vincitrici e, per farla breve, l’8 maggio avevo alle spalle la produzione di quattro spot pubblicitari di cui uno destinato al mercato estero, di uno shooting fotografico e di due documentari; inoltre mi sto occupando della totale ristrutturazione dei contenuti del sito internet dell’azienda. Aggiungo che ho avuto l’opportunità di conoscere personalità affermate, registi e produttori molto validi.

Fin da subito sapevo che non erano previsti rimborsi spese e che mi avrebbero rimborsato solamente gli spostamenti che avrei fatto per conto loro. Dopo poche settimane che ero lì, però, mi hanno fatto i complimenti per il contributo e l’impegno, accompagnati da una proposta di lavoro che non ho potuto rifiutare. A oggi, lavoro a tempo pieno, tutti i giorni, retribuita con un contratto che per il momento è a tempo determinato.

Sono veramente contenta di questa esperienza che si è trasformata in qualcosa di più. Verrò il prima possibile a far firmare il libretto di tirocinio e a verbalizzare i 12 cfu. Grazie per l’attenzione. Cordiali saluti, Chiara»

Finanziamento ai partiti. Ma è davvero «dimezzato»?

La settimana scorsa la camera ha approvato il disegno di legge bipartisan Calderisi-Bressa (Pdl-Pd), che dimezza a 91 milioni di euro, per l’anno 2012, i contributi statali ai partiti rispetto al picco di 182 milioni all’anno raggiunto nel 2010. I soldi risparmiatiè stato detto – saranno assegnati ai terremotati emiliani e alle popolazioni che hanno subito danni per eventi naturali negli ultimi tre anni. S’era detto prima dell’ulteriore tragedia di ieri: buono e utile a maggior ragione oggi, siamo indotti a pensare.

L'aula di Montecitorio, Afp

Quel disegno di legge ha però molte ombre che certo non sono chiare a tutti. Innanzi tutto: a quanto ammonta il risparmio di soldi effettivo? E quanto di fatto andrà ai terremotati? Posto che nei prossimi anni la quota di finanziamento pubblico ai partiti era stata già ridotta dalle varie manovre economiche, questo spiega il Sole 24 Ore:

Se è vero che nel 2012 i rimborsi passeranno da 182 milioni circa a 91 milioni circa, nel 2013 la riduzione sarà dai previsti 160 milioni circa ai 91 circa, con un risparmio di poco più di 69 milioni di euro; nel 2014 il risparmio sarà di 58.440.548 euro e nel 2015 e 2016 di 50.193.278. Una parte di questi risparmi però servirà a coprire l’aumento delle detrazioni previsto dalla stessa legge [che prevede infatti un aumento della detrazione fiscale per chi fa donazioni in favore di partiti, tra i 50 e i 10mila euro, e Onlus: dal 19% attuale al 24% nel 2013, al 26% dal 2014]. Dunque, la Ragioneria stima che gli effetti finanziari complessivi, ovvero il risparmio effettivo per le casse dello Stato, sarà di 69 milioni nel 2013 (quando non ‘peseranno’ ancora le detrazioni), ma di poco più di 2 milioni nel 2014 (quando le detrazioni sono stimate in 56 milioni), di 5 milioni nel 2015 (detrazioni per 44 milioni) e 11 milioni a regime, dal 2016 (detrazioni per 39,3 milioni).

Non c’è un bel nulla di “dimezzato”, insomma.

Sul disegno di legge, inoltre, si accumulano molte altre perplessità, che non vengono solo da chi non l’ha votato in aula (Idv, Lega, Radicali, Noi Sud) o vi si oppone fuori dall’aula (Grillo e Vendola). Illuminante è l’articolo di Salvatore Vassallo, deputato Pd che, contro la linea del suo partito, non ha votato il ddl.

Soldi ai partiti? Così no!

[…] Il progetto Calderisi-Bressa (PdL-Pd) sancisce al tempo stesso il passaggio dal sistema dei falsi rimborsi elettorali attualmente in vigore ad un finanziamento pubblico ordinario apertamente dichiarato. Una decisione non ovvia per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che, se fossero chiamati a votare in un referendum simile a quello del 1993, direbbero esattamente la stessa cosa (“no a qualsiasi finanziamento pubblico”) con più forza di allora e con qualche buona ragione. Una scelta che sarebbe stata accettabile, se fosse stata accompagnata da condizioni rigorose, vagamente simili, ad esempio, a quelle poste dalla legge sui partiti tedesca, che si è detto a sproposito di avere imitato. Purtroppo non è andata così.

Innanzitutto, il progetto non dice per quali specifiche finalità vengono finanziati i partiti, esattamente per evitare che possano essere effettuati controlli sulla destinazione dei soldi. Non è una mia congettura, è quanto hanno dichiarato apertamente più volte i relatori, secondo i quali non si può permettere a un giudice di sindacare se una certa spesa è in qualche modo riconducibile all’attività politica oppure se si riferisce a finalità che con la politica non c’entrano niente. I controlli continueranno a riguardare quindi la sola regolarità formale delle scritture contabili.

In secondo luogo, i soldi vengono dati a partiti che devono soddisfare requisiti molto più generici, riguardo alle loro procedure democratiche interne, di quelli richiesti dalla legge 383 del 2000 alle associazioni di promozione sociale. […]

Infine, la proposta Bressa-Calderisi stabilisce che il controllo (formale) sui bilanci dei partiti non venga esercitato dalla Corte dei Conti, l’organo che secondo l’articolo 100 della Costituzione ne avrebbe titolo. Viene istituita invece una commissione ad hoc, con sede presso la Camera dei Deputati. E i funzionari della camera sono bravissimi, ma non sono certo abilitati, per diversi motivi, ad assistere una penetrante attività istruttoria sui bilanci dei partiti, organizzazioni i cui leader governano l’istituzione di cui essi sono dipendenti. Si da così l’idea che i partiti stabiliscano, come al solito, per se stessi, regole speciali, mettendosi al riparo dalle regole che pretendono di imporre ad altri. […]

Per spiegare un tale zig-zag si dice che “il meglio è contrario del bene”, e che il compromesso con il PdL non avrebbe retto se il PD non avesse ceduto su questi principi. Ma […] rimane una legge monca, che reintroduce un finanziamento pubblico senza vincolo di destinazione, a partiti senza regole, sottratti al controllo della Corte dei Conti. Una legge che a me pare indifendibile e che dunque non ho votato.» (leggi tutto l’articolo QUI)

Vassallo parla di «legge monca». Ma a suo sostegno c’è stata una niente affatto monca strategia di mascheramento, da parte dei leader dei maggiori partiti (Alfano-Bersani-Casini) e dei media – stampa, televisione, siti internet – che li affiancano.

PS: questo articolo è uscito oggi, con qualche modifica, anche sul Fatto Quotidiano.

Blog sospeso per #terremoto

Oggi l’Emilia ha tremato di nuovo. Forte. Di fatto non aveva mai smesso, anche se le scosse erano minori. Assestamenti, si diceva, ma quello di stamattina cos’è?

Orologio della Torre di Finale Emilia

Le parole su qualunque altro tema suonano vacue. A volte anche offensive. Ma anche parlare di terremoto in parte lo è: bisogna agire. Su Twitter corre la solidarietà, ma corre pure l’idiozia di quelli che ci scherzano. «Ironia», dicono. Alla faccia.

Mentre scrivo (12:40), si contano dieci morti. E alcuni commentano: «Ma non è l’Abruzzo». Certo. Poi ci sono gli «esperti di social media» che ri-commentano (per l’ennesima volta) quanto Twitter e Facebook siano utili e veloci in caso di emergenza. Più veloci dei giornali.

Io nel frattempo ho la nausea. E non solo per le scosse.

Il silenzio sulle Grandi Navi a Venezia

Ci fu un momento, subito dopo la tragedia del Giglio, in cui i media collegarono l’accaduto ai rischi che i veneziani corrono di continuo per il passaggio in laguna delle Grandi Navi da crociera. Queste navi, che possono essere lunghe fino a 300 metri, alte 60 e pesare oltre 90.000 tonnellate, attraversano la laguna centinaia di volte all’anno, a pochi metri dal Palazzo Ducale e dalla Biblioteca Marciana, continuando a erodere rive e fondali e a portare inquinamento atmosferico ed elettromagnetico. Per non parlare dei rischi alle persone e al patrimonio storico-artistico.

Grande nave a Venezia

Eppure dopo il Giglio parevano tutti d’accordo – giornalisti, politici, cittadini: basta con gli “inchini”, basta coi giganti raso costa, sono troppi gravi i rischi e i danni. Specie a Venezia, così unica e fragile. E Monti – ce lo ricordiamo bene – aveva promesso di vietare lo scempio. Vero.

Infatti il 2 marzo il cosiddetto decreto “anti-inchini”, firmato dai ministri dell’ambiente Clini e dello sviluppo economico Passera, stabilisce che le grandi navi «per il trasporto di merci e passeggeri superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda» debbano passare ad almeno due miglia dalle aree marine protette. E su Venezia dice: «è vietato il transito nel canale di San Marco e nel canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda». Fantastico, direte voi. Peccato però che, dopo poche righe, prosegua: «Il divieto […] si applica a partire  dalla disponibilità di vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate, come individuate dall’Autorità marittima con proprio provvedimento» (qui il decreto).

Il divieto insomma è rinviato a data da destinarsi, perché non pone limiti di tempo alla creazione di «vie di navigazione percorribili alternative». Inoltre è proprio su queste «vie alternative» che i veneziani sono preoccupati, perché in gioco ci sono progetti tanto colossali quanto difficilmente realizzabili, e in ogni caso discutibili per l’impatto che potrebbero avere sul già fragile equilibrio idraulico della laguna. Vale la pena di leggere l’interrogazione parlamentare dei senatori Casson e Della Seta (Pd), che mostra i principali dubbi sul tema (qui il testo).

Detto questo, mentre i media internazionali si dedicano spesso ai problemi di Venezia (vedi la rassegna stampa sul sito di Italia Nostra), da noi – che Venezia ce l’abbiamo in casa – si continua a non parlarne. Fanno eccezione un articolo di Salvatore Settis su Repubblica il 16 gennaio, uno di Tommaso Montanari sul Fatto Quotidiano il 7 marzo e, sul settimanale Alias del Manifesto, la lettera di Angelo Marzollo, docente universitario e veneziano doc, che si autodenuncia per aver partecipato con la sua barca a remi alla protesta organizzata il 14 aprile in Canal Grande da un centinaio di piccole imbarcazioni lagunari, che sono andate incontro alla Queen Victoria e alla Magnifica che inauguravano la stagione crocieristica 2012. Tanti minuscoli Davide contro due mastodontici Golia.

Nel frattempo, mentre i media tacciono e molti italiani credono che il decreto Clini-Passera abbia allontanato per sempre le grandi navi dalle nostre coste, in realtà Venezia continua a sopportarle: sono oltre mille i transiti previsti nel 2012. Ma a differenza del racconto biblico, stavolta non sappiamo se Davide vincerà. (Ringrazio il professor Angelo Marzollo per avermi chiarito alcuni aspetti della questione.)

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Grande nave Foto Pattaro/Vision

Foto Pattaro/Vision.

Concorso per giovani videomaker

Ricordo che mancano pochi giorni alla scadenza del concorso “Take… action!”. Entro il 31 maggio potrai inviare la tua candidatura e lo spot per partecipare a “Take… Action!”, il concorso di BolognAIL che permette di:

  • SOSTENERE la ricerca scientifica condotta dai giovani Ricercatori dell’Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli” di Bologna
  • VINCERE un’esperienza di lavoro retribuita nel mondo dell’Audiovisivo.

Concorso Take...Action!

In palio:

  1. un’esperienza di lavoro con ITV MOVIE (legata a ITC Movie, la casa di produzione di Beppe Caschetto).
  2. uno stage presso la redazione del portale Flashvideo.

Gli spot in gara saranno valutati da una giuria di esperti del settore, tra i quali registi e giornalisti. I vincitori vedranno anche proiettato il proprio lavoro in Piazza Maggiore a Bologna, in occasione della Rassegna estiva “Sotto le Stelle del Cinema” organizzata dalla Cineteca di Bologna.

La premiazione avverrà il 21 giugno, in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro le leucemie, i linfomi e il mieloma negli spazi dell’Auditorium DMS in Via Azzo Gardino a Bologna.

BANDO e INFO: www.ailbologna.it e www.flashvideo.it.

I giovani, una specie da proteggere?

L’ultima campagna 8 per 1000 della Chiesa Valdese è interessante perché mette a nudo ciò che in altri casi è meno smaccatamente chiaro: i problemi dei giovani, la «questione giovani» in Italia sono ormai diventati un passepartout, uno slogan facile-facile, buono per ottenere consensi, applausi e magari… soldi in tutte le occasioni.

Cosa vuol dire «sostenere iniziative che creino opportunità per i giovani»? Concorsi a premi? Distribuzione di paghette al sabato? E poi, quali «giovani»? Adolescenti? Neolaureati? Trentenni al quarto stage? Quarantenni licenziati?

Chiesa Valdese, Potere a chi non ha lavoro

Come diffondere (davvero) le buone idee. In rete e fuori

Molti (tutti nel campo della comunicazione) conoscono e apprezzano le meraviglie di TED, la nonprofit che due volte all’anno organizza le TED conferences allo scopo di fare circolare le idee più innovative nel campo della Technology, dell’Entertainment e del Design. Idee buone non solo per i contenuti, ma per come vengono comunicate in presentazioni che durano al massimo 18 minuti e si distinguono per equilibrio fra intrattenimento e serietà scientifica.

Pochi però hanno forse riflettuto su quanto lo “spreading ideas” di TED resti in fondo elitario, per quanto assai noto in rete.

Ci hanno invece pensato gli organizzatori di un evento TEDx a Buenos Aires, che in collaborazione con Ogilvy & Mather, Argentina hanno avuto la brillante idea che i video qua sotto illustrano. Interessante, a mio avviso, non solo per la loro TEDx conference, ma come spunto di riflessione più generale sul rapporto fra on-line e off-line, fra élite e pubblico di massa. Che vale in pubblicità come in politica, in comunicazione sociale e via dicendo.

Grazie a Paolo Iabichino per avermi segnalato la prima uscita, quella coi taxisti (io avevo trovato solo quella coi parrucchieri).