Archivi del giorno: venerdì, 11 maggio 2012

La lezione di Maurizio Cevenini alla politica italiana

In una breve intervista (pochi minuti) a radio Città del Capo, ieri ho cercato di riassumere in che senso credo che lo stile comunicativo di Maurizio Cevenini abbia molto da insegnare alla politica italiana, locale e nazionale.

Specie oggi, in tempi di crisi e antipolitica.

Radio Città del Capo, Come comunicava Cevenini? come faceva politica?

Maurizio Cevenini

(foto tratta dal profilo Facebook Maurizio Cevenini 1, © Federico Borella)

La campagna CNA sui suicidi: a chi giovano quelle immagini?

Mi scrive Carlotta, una lettrice di Reggio Emilia:

«Gentilissima Giovanna, le scrivo per segnalarle la campagna della CNA di Reggio Emilia uscita da qualche settimana, di cui allego qualche foto scattata in strada.

Sicuramente d’impatto, è balzata agli occhi di tutti coloro che passavano sotto i cartelloni, e in ambiente lavorativo (aziende, società e studi professionali) se n’è parlato molto. Ma a parte la reazione iniziale di stupore, cosa resta? Qual è il messaggio che io dovrei evincere da questa immagine? Dovrei sentrimi rassicurata dalla presenza della CNA? Dovrei cercare in loro la soluzione ai miei problemi?

O piuttosto sono scene che semplicemente mi rimandano alla cronaca, mi fanno sentire ancora più impotente e soprattutto abbandonata anche dallo Stato (oltre che dalle banche, ma questo è già un discorso diverso)? È un’accusa pesante, una presa di posizione molto estrema: coraggiosa o solo sciocca? Efficace? E in che modo? Grazie dell’attenzione, spero sia un argomento che può interessarle. Carlotta»

Cara Carlotta, secondo me i suoi dubbi colgono nel segno. Trovo infatti che quelle immagini e le parole che le accompagnano siano non solo inutili, ma addirittura controproducenti:

  1. Penso anzitutto agli amici, parenti e conoscenti delle persone che si sono suicidate: come possono sentirsi di fronte a quelle immagini terribili? Li aiuta a elaborare il dolore vedere qualcosa che un po’ somiglia – banalizzandolo e massificandolo – a ciò che li ha colpiti da vicino? Penso di no, anzi il contrario: il dolore torna più acuto di prima.
  2. Penso agli imprenditori che oggi si trovano in difficoltà tali da sentirsi disperati: se mai stessero pensando al suicidio, quelle immagini potrebbero forse fermarli? Non credo proprio: diversi studi psicologici mostrano al contrario che fattori di emulazione possono, in certi contesti e su certe persone, contribuire anche a scelte così estreme.
  3. Penso a chiunque passi per strada: è giusto che CNA contribuisca a diffondere la banalizzazione che la crisi, i problemi, l’angoscia siano “tutta colpa” dello stato e delle banche? A questo proposito invito a leggere la riflessione che Alessandro Berti, docente di economia all’Università di Urbino, ha fatto sul suo blog, da cui stralcio un passaggio:

«Fare manifesti così non aiuterà nessuno a chiedersi da cosa potrebbe ripartire ed in che modo, eliminerà le domande e lascerà solo il lamento, perché tanto è colpa di qualcun altro. Non servono gli amici, i consulenti, il prete, figuriamoci le associazioni (già, le associazioni: la CNA lo è); non serve confrontarsi, non serve farsi aiutare, non serve nulla, perché tanto la colpa è delle banche.»

Clic per ingrandire:

CNA suicidi 1

CNA suicidi 2

PS: una versione modificata di questo articolo è uscita oggi anche sul Fatto quotidiano.