La campagna CNA sui suicidi: a chi giovano quelle immagini?

Mi scrive Carlotta, una lettrice di Reggio Emilia:

«Gentilissima Giovanna, le scrivo per segnalarle la campagna della CNA di Reggio Emilia uscita da qualche settimana, di cui allego qualche foto scattata in strada.

Sicuramente d’impatto, è balzata agli occhi di tutti coloro che passavano sotto i cartelloni, e in ambiente lavorativo (aziende, società e studi professionali) se n’è parlato molto. Ma a parte la reazione iniziale di stupore, cosa resta? Qual è il messaggio che io dovrei evincere da questa immagine? Dovrei sentrimi rassicurata dalla presenza della CNA? Dovrei cercare in loro la soluzione ai miei problemi?

O piuttosto sono scene che semplicemente mi rimandano alla cronaca, mi fanno sentire ancora più impotente e soprattutto abbandonata anche dallo Stato (oltre che dalle banche, ma questo è già un discorso diverso)? È un’accusa pesante, una presa di posizione molto estrema: coraggiosa o solo sciocca? Efficace? E in che modo? Grazie dell’attenzione, spero sia un argomento che può interessarle. Carlotta»

Cara Carlotta, secondo me i suoi dubbi colgono nel segno. Trovo infatti che quelle immagini e le parole che le accompagnano siano non solo inutili, ma addirittura controproducenti:

  1. Penso anzitutto agli amici, parenti e conoscenti delle persone che si sono suicidate: come possono sentirsi di fronte a quelle immagini terribili? Li aiuta a elaborare il dolore vedere qualcosa che un po’ somiglia – banalizzandolo e massificandolo – a ciò che li ha colpiti da vicino? Penso di no, anzi il contrario: il dolore torna più acuto di prima.
  2. Penso agli imprenditori che oggi si trovano in difficoltà tali da sentirsi disperati: se mai stessero pensando al suicidio, quelle immagini potrebbero forse fermarli? Non credo proprio: diversi studi psicologici mostrano al contrario che fattori di emulazione possono, in certi contesti e su certe persone, contribuire anche a scelte così estreme.
  3. Penso a chiunque passi per strada: è giusto che CNA contribuisca a diffondere la banalizzazione che la crisi, i problemi, l’angoscia siano “tutta colpa” dello stato e delle banche? A questo proposito invito a leggere la riflessione che Alessandro Berti, docente di economia all’Università di Urbino, ha fatto sul suo blog, da cui stralcio un passaggio:

«Fare manifesti così non aiuterà nessuno a chiedersi da cosa potrebbe ripartire ed in che modo, eliminerà le domande e lascerà solo il lamento, perché tanto è colpa di qualcun altro. Non servono gli amici, i consulenti, il prete, figuriamoci le associazioni (già, le associazioni: la CNA lo è); non serve confrontarsi, non serve farsi aiutare, non serve nulla, perché tanto la colpa è delle banche.»

Clic per ingrandire:

CNA suicidi 1

CNA suicidi 2

PS: una versione modificata di questo articolo è uscita oggi anche sul Fatto quotidiano.

29 risposte a “La campagna CNA sui suicidi: a chi giovano quelle immagini?

  1. Pingback: A chi giova la campagna pubblicitaria sui suicidi? – Il Fatto Quotidiano

  2. Forse è un commento poco attinente, ma… chi è che si impicca di fronte al mare? Che senso ha quel particolare nell’immagine?

  3. Anche io, di Reggio Emilia, ho notato le stesse affissioni.
    Le frasi sono di effetto, mi hanno colpito.. però per poter capire il vero messaggio ho dovuto fare uno “sforzo” in più, per altro raggiunto grazie al logo di CNA…

    Effettivamente, come dice Berti, in questo modo la soluzione/la domanda scompare perchè tanto è tutta colpa delle banche.
    Si poteva proporre una soluzione a caratteri più grandi, ad esempio!🙂

  4. La vera domanda è: cosa spinge i mass media a trattare in un dato momento la tal cosa piuttosto che la tal altra?

    E a cosa può portare la massiccia e cupa narrazione della crisi da parte dei media se non ad angoscia e pessimismo di molti?
    A chi giova tutto questo?

  5. Premessa, sono molto infastidita dalla strumentalizzazione di questioni molto gravi inventando un fenomeno che non esiste – come giustamente osserva eugenio. Trovo il suo link molto utile.
    Poi sorvolando su una serie di cose – e parlando di comunicazione sociale in genere, io ho un problema con una serie di pubblicità e operazioni politiche. Io detesto chi fa politica eludendo il mio cervello e passando per il calcio all’addome o il ricatto morale. Mi scatta proprio una leva istintiva atta a proteggere la mia libertà.
    Perdonate il nanetto lungo come esempio.
    Ieri ero davanti a Feltrinelli e un signore di colore mi avvicina per vendermi un libro di ricette africane. Mi chiede come stai? bene grazie rispondo io e lui dice “Si vede”. E comincia a improntare la strategia di vendita facendo leva sul senso di colpa dell’occidentale. Ero uscita da feltrinelli, ho il look della signora bene di sinistra – anche ben pasciuta – tuttavia, non compro non penso non voto e non provvedo per ricatto morale, valuto proposte e progetti non moti di viscere.

    Inoltre, all’attenta disamina, l’estetizzazione della cosa è ancora più rivoltante. Ma che belle cavigline ha l’impiccata, ma che belle scarpette! che gonnellina a modo. Sinceramente sono più irritata che altro, e alla fine raggiungo la conclusione di sempre: come si riempiono la bocca di sentimentalismi quelli che non lavorano davvero con certi gravi malesseri.

  6. I numeri dei suicidi non sono aumentati con la crisi.
    Questo articolo in materia e’ molto interessante. http://www.ilpost.it/2012/05/09/dati-suicidi-crisi-economica/

  7. Spero che possano giovare a qualcuno, ma francamente temo che non giovino a nessuno. Anzi.

  8. La risposta è “a nessuno”.
    Ora, non vorrei risultare offensivo, o poco delicato, ma credo che nel numero elevato di suicidi (sempre che siano davvero aumentati) ci possa essere anche il riflesso del lavoro che fa, nella testa delle persone in seria difficoltà, il gigantesco frame acceso dalla narrazione stessa di questo aspetto drammatico della crisi.
    Dai frame bisogna uscirci, e non alimentarli. Etica della comunicazione?…forse nel mondo ipermediatizzato bisognerebbe iniziare a parlarne seriamente.

  9. se si desse, per un attimo, priorità all’etica dell’informazione (di contro alla “politica” dell’informazione) accadrebbe all’improvviso che tutti i tg e i giornali si riempirebbero dei FATTI, reali e tragici e significativi, della gente reale che si toglie la vita reale! e non si lascerebbe neanche un secondo alle cose che dice Monti (o chi per lui), certi che le dice perchè la programmazione sistematica della burla planetaria lo prevede!

  10. @sandro vero

    Lei sostiene che c’è una “burla planetaria”, sistematicamente programmata, cui partecipa Monti col dire le cose che dice.
    Secondo lei, chi è che organizza e partecipa a questa burla planetaria? Ad esempio, Obama e Hu Jintao (i due governanti più potenti al mondo), ne sono artefici, complici o vittime?
    Draghi, Christine Lagarde e Visco ne fanno parte? Bill Gates e Marchionne? Marcegaglia, Delvecchio e Tronchetti Provera? Napolitano, con Monti, Sarkozy, Hollande, Merkel e Cameron? Ban Ki-moon? ecc. ecc.

    Comunque, se lei è al corrente di questo complotto planetario, ritiene che svelarlo possa con qualche probabilità aiutare a sventarlo?
    Altrimenti, meglio non parlarne, per non creare panico.

  11. @ Ben

    Non so per certo se vi sia una burla/complotto planetaria/o.
    Resta però il fatto che la frase più gettonata oggi è “Non ci sono i soldi”. E dove sono finiti, questi soldi? E perché i debiti pubblici più elevati al mondo li posseggono Paesi ricchi come gli Stati Uniti e il Giappone?

    Le persone, qualche dubbio, cominciano seriamente ad averlo.

  12. Io li segnalerei allo iap; oppure lo iap si interessa solo di tette&culi?

  13. D’altronde d’accordissimo con Ben…basta con le individuazioni forzatissime, del tutto letterarie, di chissà quali tavoli del potere aderenti a complotti, macchinazioni segrete o regie mediatiche organizzate su scala planetaria, è roba da fine anni ’90 dai…
    Si parla di meccanismi di funzionamento dei media, e sarebbe già moltissimo concentrarsi per individuare e tentare di studiare bene questi.

  14. @ serveuntavolo (e sandro vero)

    I governi attuali degli Stati Uniti e del Giappone (nonché dell’Italia, della Francia e della Spagna, per non dire di Portogallo, Irlanda e Grecia) dicono oggi che “non ci sono più soldi” per aumentare o mantenere livelli altissimi di spesa pubblica, rispetto ai loro PIL. Grosso modo, dicono la verità.
    I governi precedenti (di destra e di sinistra) di tutti questi paesi hanno accumulato, a causa degli eccessi di spesa pubblica, debiti pubblici enormi. I cui interessi gravano adesso sui conti pubblici in modo ormai insostenibile. (Non si può più sperare che il nostro debito pubblico, che in Italia supera il PIL di un buon quinto, potranno pagarlo i nostri figli e nipoti.)

    Naturalmente, le prime cose da tagliare sarebbero le spese della “casta” politica (specialmente in Italia), le spese militari (in USA) e le spese di burocrazie ipertrofiche e dannose.
    Ma è inevitabile che, in Italia, a essere molto ottimisti, una ventina di milioni di persone (un terzo della popolazione) ci perdano, nel breve periodo.
    Cominciamo pure dai 300.000 super-ricchi, inclusi grandi dirigenti e politici. Il problema è chi debbano essere gli altri, diciamo, 19.700.000. Gli evasori, ok. Ma purtroppo non basterà.
    L’alternativa sarebbe, e abbastanza probabilmente sarà, un impoverimento delle prossime generazioni, ben maggiore di quello già messo in conto.

    Evitare questa sorte è possibile, ma è un compito molto difficile, che richiede un impegno di 10 o 20 anni, da parte di una classe dirigente competente e lungimirante (ahi!) e dell’intera popolazione.
    Non c’è nessun complotto che giustifichi la nostra eventuale incapacità.

  15. Aggiunta.
    Se si riduce la spesa pubblica ‘cattiva’ (sprechi) di 200, si può aumentare la spesa pubblica produttiva (ricerca, ad esempio) di 50. E’ vitale fare la seconda cosa insieme con la prima. Ma se non si taglia la spesa cattiva, non si può aumentare quella buona, se il debito è tale da comportare il pagamento di interessi enormi.

    Mi scuso per l’OT e per la grossolanità di queste considerazioni.
    Ma non riesco a tacere quando leggo tesi vittimistiche tanto diffuse quanto dannose.

  16. Effettivamente il secondo manifesto non è uscito un granchè bene, anzi..

    Il primo però secondo me vuol sottolineare come spesso e volentieri quando si abbia la possibilità di lavorare come privato per un ente pubblico i pagamenti si vedano col binocolo e come questo strida col rigore morale e fiscale imposto dalle fiamme gialle nel loro quotidiano scorrazzare alla disperata ricerca anche di 5 centesimi.

    Relativamente ai link sui suicidi, se da un lato permettono di prendere con le molle le sparate sensazionalistiche dei media, cosa che peraltro andrebbe fatta costantemente, dall’altro effettivamente nascondono una complessità statistica non trascurabile, innanzitutto per la fonte del dato, che potrebbe anche avere forte interesse a diminuire la portata dei numeri, per non creare allarmismo e poi anche perchè il paragone tra gli anni non regge in quanto il periodo storico nasce nel 2008 con Lehman Brothers e non quest’anno.

    Saluti.

  17. Io mi metto solo nei panni di un responsabile della comunicazione del CNA, ebbene mi batterei fino allo sfinimento per impedire l’uscita di una campagna come questa.
    In certi frangenti non comunicare affatto non è una vergogna, e men che meno vuol dire non saper comunicare. I silenzi, le pause sono sempre stati l’essenza del ritmo, un ottima arma per chi vuol rendere la propria presenza preziosa e dinamica.

  18. Ho letto con interesse tutti i commenti alla vicenda dei suicidi, mi hanno fatto nuovamente pensare a quello che faccio tutti i giorni. Quando il tutto è cominciato (a livello di comunicazione giornalistica) ricordo degli articoli bellissimi di Cristina Giudici sul Foglio, che ho ripreso sul blog: ma ricordo soprattutto che continuavo a chiedermi cosa significasse tutto questo per me. Per le volte che parlavo agli studenti: per tutte le volte che facevo lezione in banca, ai bancari, spiegando loro come si devono analizzare (bene) le imprese; e per tutte le volte che incontravo gli imprenditori, i piccoli, quelli che si ammazzano. Ogni volta ho pensato solo a una cosa: a quanto fossero sole quelle persone per giudicare irrmediabile una situazione che, dopo la loro morte tragica, non poteva che avere conseguenze disastrose per ognuno di coloro che resta.
    Non so perché i giornalisti facciano tutto questo, così, ora. Ma penso che ad ognuno di noi spetti una responsabilità (saper rispondere) personale, che nessuno può assumersi al nostro posto: quella di costruire.

  19. @ben decisamente è meglio pensare che esista solo ciò che vediamo al tg, ciò che ci racconta la stampa e la tv: vale a dire che siamo nella merda perché il debito degli stati è cresciuto a dismisura, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che non vogliamo lavorare, che i paesi virtuosi (vedi la Germania) sono quelli che il rigore del pareggio di bilancio lo praticano senza fiatare, e così via di amenità in amenità. E’ molto meglio pensare così: aiuta a digerire, non fa venire le vertigini tutte le volte che entri in una banca (perché altrimenti potresti credere che il disastro che stiamo patendo è una loro diretta responsabilità….), puoi continuare ad accendere la tv per farti compagnia quando ti viene l’abbiocco serale e – dulcis in fundo – puoi credere che i soldi che hai versato al tuo fondo di investimento o pensione NON partecipino alla costruzione di quell’enorme plus-valore che richiede, contemporaneamente due cose (fra le altre….): leggi ad hoc degli stati “sovrani” e la creazione di una sempre più folta umanità indebitata. I meccanismi di potere sono diversi da quelli conosciuti da Marx e persino da quelli conosciuti da Foucault: oggi si esprimono nel linguaggio del debito e in quello speculare del credito!
    Non esiste alcun complotto: perché non esiste qualcuno contro cui complottare. Tutto è dato, tutto è! Il capitalismo finanziario non ha più bisogno di organi di polizia.

  20. @ben
    figuriamoci se basta dire che c’è un complotto per sventarlo! credo però che se si comincia a parlarne, della burla planetaria, qualcosa possa accadere………(qualcosa, mio caro, sta già accadendo: si veda la Grecia…)

  21. Nella poco edificante conta dei morti Daniela Cipolloni assembla i suicidi per problemi economici in una unica macrocategoria, è assurdo far passare il messaggio che chi si suicida perché vessato dalle banche o da Equitalia sia sullo stesso piano di una vittima degli usurai che decide di farla finita. E’ una contraddizione concettuale, se gli strozzini sono considerati alla stregua di banche e agenzie di riscossioni tributi (o viceversa) l’articolo rinnega il suo obiettivo.

    TADS

  22. @ sandro vero

    sono d’accordo, lo dico senza ironia, sull’invito “si veda la Grecia”.
    Sarà utile seguire, anno per anno, l’evoluzione economica e politica della Grecia, per capire se e come uscirà dalle difficoltà attuali, oppure se e come peggiorerà.
    Non che analisi di questo genere siano facili. Ma qualche indicazioni si potrà avere, confrontando la sua evoluzione con quella di paesi in situazione simile (Irlanda? Portogallo?) qualora seguano una linea diversa. Confronto spassionato, senza pregiudizi ideologici, liberisti o statalisti che siano.

  23. (http://causticamente.wordpress.com/2012/05/10/del-perche-uccidersi-non-serve-a-una-sega/ ne scrissi qui, e ribadisco il link solo perché non voglio occupare troppo spazio con un commento, ma…)

    La gente si ammazza. Si è sempre ammazzata. Lo ha fatto anche quando uscì “I dolori del giovane Werther”, e all’epoca incolparono (!) il Werther.
    La gente si ammazza. Continua ad ammazzarsi. E smettiamola di credere che le uniche colpevoli siano le banche. Ricordiamoci che la stragrande maggioranza delle persone si toglie la vita 1) per malattia (la minaccia di morire fra gli atroci dolori di un cancro continua, stranamente, a metter più paura della bancarotta); 2) per amore (lascio a voi stigmatizzare certe superficialità). C’è un disagio a monte (o a Monti?), che con le banche e la crisi si può acuire, ma il cui acuirsi non può diventare giustificabile alla luce della tanto bistrattata e fin troppo enfatizzata “perdita di dignità”. La dignità te la togli da solo, togliendoti la vita, non te la tolgono le banche; chi ragiona così sarà sempre soggetto a tentare il suicidio, altrimenti.
    In sostanza, chi può spingere all’emulazione (e pure su questo, aiutatemi a dire, ci vedo una debolezza a monte che con la crisi non a nulla a che fare) sono i mezzi d’informazione che continuano a contare ed aggiornare le morti autoindotte (che NON sono bianche!), come fosse un bollettino di guerra, non due immagini stampate sui manifesti (il che mi ricorda molto le critiche da sempre mosse contro Oliviero Toscani da certi buonpensanti, eppure nessuna ragazza è divenuta anoressica per quelle pubblicità-denuncia, piuttosto per certi simulacri sventolati come modelli nella “buona televisione” e sulle belle riviste patinate).
    Basta co’ ‘ste colpe agli innocenti. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, senza gettarne addosso a chi, solo per comodo, diventa un assassino. Se fossi, e ringrazio Iddio di non esserla, la moglie o la figlia di qualche suicidaperlacrisi, non credo mi sentirei offesa da questi cartelloni; piuttosto, dal gesto di mio marito o di mio padre che mi ha lasciato a navigare nella merda. Senza un euro, coi debiti ma, soprattutto, senza padre (marito).

  24. @ Ben
    Conoscere argomenti come il signoraggio e il debito pubblico è secondo me cruciale per spiegare quello che sta succedendo in molti stati.

    Perché gli USA hanno rischiato la bancarotta?
    Perché il Minnesota è andato in bancarotta?
    Cosa è successo in Argentina e in Islanda?

    Infine, guardiamo in faccia alla realtà: il nostro debito pubblico non lo restituiremo mai (la crescita non può più essere elevata in Italia), e anzi ogni anno saremo costretti a tagliare le spese dello Stato, rinunciando così a servizi essenziali come scuola e sanità.

    Non è possibile continuare a essere schiavi della logica dei mercati e dell’Unione Europea, divenuta nel frattempo una matrigna cattiva.

  25. Anche qui, non voglio risultare indelicato…se esiste qualcosa del genere non credo che si tratti tanto di emulazione perché il suicidio è un gesto troppo disperato e troppo grande perché venga innescato da un puro spirito di emulazione. Credo sia qualcosa di più simile alla possibilità di “sentirsi meno soli” in quella decisione definitiva, e forse il vedere quel gesto rappresentato su dei cartelloni per strada potrebbe, con certe condizioni, indurre a questo sentimento di “solidarietà percepita”.
    Ma ora mi zittisco perché sento il commento cedere il passo alla morbosa invasione del dolore, che invece va sempre trattato con grande rispetto.

  26. Ognuno ha il diritto di esprimere il proprio pensiero, ci mancherebbe, ma tra le congetture di pancia e l’annichilimento del rapporto umano posto in essere da enti e strutture legalizzate… ci sguazzano galassie. Non tutti sono avvezzi a lottare, quando dopo 30 anni di sacrifici ci si vede pignorare la casa, il frutto di una vita, da Equitalia per una cartella di 11.000,00 euro e si annebbiano vista e futuro perché quegli 11.000,00 euro di merda non si sa dove cazzo trovarli e l’agenzia nega rateizzazioni… il debole soccombe. Non mi pare difficile da capire. Certo, i suicidi per motivi economici ci sono sempre stati e sempre ci saranno ma questo non significa che non si debba riflettere o intervenire di fronte ad una impennata di morti. Questi lutti alimentano il disagio, il disagio diffuso crea reazioni di massa, le reazioni di massa trasformano le piazze in arene. Se chi comanda è impotente… almeno eviti di sparare minchiate di fronte a telecamere o sui giornali. Siamo in uno Stato di polizia finanziaria, cominciamo a leggere i suicidi da questo punto di vista.
    TADS

  27. @ serveuntavolo

    Non so se alluda alla nota “bufala del signoraggio”, su cui alcuni politici italiani si sono coperti di ridicolo (non solo l’europarlamentare leghista Borghezio, anche Di Pietro e Tremonti).
    Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_del_complotto_sul_signoraggio.

    Quanto al non pagare il debito pubblico, tenga conto che non verrebbero pagati i moltissimi piccoli risparmiatori, italiani e non, che hanno investito i loro risparmi in titoli di stato, e i fondi pensione che vi hanno investito i contributi previdenziali dei lavoratori — con conseguente svalutazione delle loro pensioni.
    L’insolvenza dello Stato non sarebbe invece una catastrofe per i ricchi e super-ricchi, che credo investano poco in titoli di stato italiani. Se mi sbaglio, chi è meglio informato mi corregga.

    Tenga anche conto che gli interessi sul debito (di cui lo “spread” è un indice) crescono al crescere dei timori di insolvenza dello Stato. Conseguenze: più tasse, per pagare gli interessi sul debito, meno crescita economica, più disoccupazione.

    Le idee complottiste non sono una cosa seria, ma la loro diffusione sociale, alimentata da demagoghi e media, lo è.
    E’ un problema grave, perché queste idee, diffondendosi, possono influenzare non poco le scelte di voto, peggiorando ulteriormente la qualità della classe politica.

  28. Una volta ho aspettato il treno sui binari,ero disperato,confuso,soprattutto così confuso che una volta lì nel mezzo,la paura,la volontà di morire,il dolore,tutto divenne caos dentro di me,ed uscii dalle verghe intontito più che timoroso di morire,trascinando i piedi lentamente e guardandomi attorno.Il treno passò quasi subito,ma l’idea di essere sfuggito alla morte per un soffio,mi lasciò in uno stato di apatia di indifferenza.La vita e la morte quel giorno e forse sempre per me sono solo due schifezze.La fede cristiana cmq svolge ottimi lavaggi di cervello pur di tenere le persone in questo inferno e non nell’altro.

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