Archivi del giorno: martedì, 22 maggio 2012

Come si spiega il successo di M5S?

È appena uscita un’intervista su SpotPolitik per il sito Nybramedia.it, curato da Armando Adolgiso, che fra l’altro recensisce libri. La riprendo qui perché in parte risponde a quanti da ieri mi chiedono di commentare il successo del Movimento 5 Stelle: se segui il ragionamento che ho fatto con Armando, arrivi anche lì. Ma ci torneremo. Ecco intanto lo stralcio più pertinente dell’intervista. Il resto è QUI.

Movimento 5 Stelle

Rispetto al tempo in cui la comunicazione politica (allora detta “propaganda”) era affidata ai manifesti e ai comizi stradali, che cosa è cambiato con l’avvento della tv?
La risposta a questa domanda si legge in tutti i manuali di comunicazione politica: con la televisione, si dice, la politica si è spettacolarizzata e personalizzata. Il che vuol dire che la politica ha cominciato a seguire le regole che servono a catturare audience in televisione, facendosi rappresentare dai personaggi più capaci di “bucare lo schermo” e mescolandosi all’intrattenimento e al gossip. È la televisione che mette i politici a fianco dei personaggi dello spettacolo e premia – in termini di audience, ma anche di voti – coloro che sono più capaci di fare a loro volta spettacolo, con le performance televisive, ma non solo: anche con la vita privata, che è sempre più spesso sottoposta allo scandaglio del gossip mediatico.
E che cosa è poi successo con la Rete e i nuovi media?
La rete moltiplica i palcoscenici che ogni politico ha a disposizione per comunicare con i cittadini e le cittadine. Se prima c’erano solo i comizi di piazza, le dichiarazioni alla stampa e le ospitate nei vari programmi televisivi, ora il politico e il suo staff devono occuparsi – oltre che dei media tradizionali, che non sono certo scomparsi né a breve spariranno – anche del profilo Facebook, del’account Twitter, del canale YouTube, del forum, del sito web del partito e così via. Inoltre su ciascuno di questi palcoscenici il leader deve parlare coi cittadini ponendosi sempre in relazione uno-a-uno, e non uno-a-molti come nei media tradizionali. Su Internet, e in particolare sui social media, oggi si “conversa”, non si fanno discorsi dal pulpito. Chiaro che l’esplosione di mezzi rende ancora più difficile il lavoro già difficile del comunicare.
È possibile, aldilà del medium usato, identificare il principale errore, quello più comune, in cui incorrono i politici italiani?
Purtroppo in Italia tutti i politici fraintendono il concetto di comunicazione: come se per comunicare bastasse scegliere uno slogan generico, due colori per il logo e qualche foto per le affissioni. Come se fosse solo una questione di estetica superficiale e scelta grafica. O di cerone per andare in Tv. Invece comunicare è la cosa più importante per ogni essere umano, perché significa entrare in relazione con altri esseri umani. E in politica significa entrare in relazione con i cittadini e le cittadine, gli elettori e le elettrici. Questo sarebbe “comunicare” nel senso più alto e pieno della parola. Cosa che i politici italiani sono ben lungi dal capire, e questo vale per tutti, indipendentemente dal partito o schieramento e dai media che usano. È per questo che oggi si parla tanto di “casta”, che è per definizione chiusa e autoreferenziale.
Nel tuo libro SpotPolitik, non risparmi nessuno dei politici notando in tutti loro tanti tic e difetti.
Eppure, molti sostengono, che Berlusconi sia un grande comunicatore (anche se tu ne rilevi alcune cadute, specie in questi ultimi anni).
Ti chiedo: Berlusconi ha conquistato mente e cuori degli italiani con la sua iniziale comunicazione di marca aziendale oppure gli italiani erano già berlusconiani prima ancora dell’apparire di Berlusconi?
Né l’una né l’altra cosa. Nel 1994 Berlusconi non fece nulla di speciale: semplicemente fu il primo a introdurre anche da noi una commistione fra sistema politico, media, marketing e pubblicità, che negli Stati Uniti c’era almeno dalla metà del Novecento. Inoltre oggi la politica spettacolarizzata e personalizzata non è solo prerogativa italiana, ma accomuna tutte le democrazie cosiddette “mature”, pur in diverse dosi e varianti nazionali. Insomma non c’è nulla di eccezionale nella commistione fra marketing, tecniche pubblicitarie, uso dei media e comunicazione politica. Berlusconi ha conquistato gli italiani per tanti anni sia perché sapeva usare bene questa mescolanza di tecniche e mezzi (o almeno in modo sufficiente a conquistare, di volta in volta, la maggioranza), sia perché con queste tecniche e mezzi riusciva a entrare davvero nella testa, nel cuore e nella pancia, come si dice, dei suoi elettori e delle sue elettrici.
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Altra singolarità di SpotPolitik è costituita dal fatto che pur riconoscendo la grande importanza della Rete, non la ritieni – a differenza di tanti altri autori – sufficiente da sola a risolvere i problemi della comunicazione politica. Puoi, in sintesi, dire perché?
La rete è fondamentale nella comunicazione odierna – non solo politica – ma non è una panacea. Inoltre non dobbiamo pensare, come molti tendono a suggerire, che, ora che c’è Internet, alla comunicazione politica basti buttarsi lì per recuperare il contatto coi cittadini: perché “è il futuro”, perché “così si intercettano i giovani”, perché ci si dà un look di “partito moderno e dinamico” e perché per giunta “costa poco”. La comunicazione politica, oggi più di ieri, va distribuita su una molteplicità di media: dalla televisione, che in Italia continua a essere il mezzo in assoluto più diffuso, alla stampa, dai comizi ai social media. Anzi, la comunicazione uno-a-uno tipica dei social media deve stimolare una rinascita della politica sul territorio: nei quartieri, nei centri sociali, nelle case. Come fece Obama nella campagna con cui vinse nel 2008, e come sta facendo anche ora, nella campagna 2012.

Ecco allora come si inquadra, secondo me, il successo del Movimento 5 Stelle in questa fase: il contatto diretto coi cittadini sul territorio, innanzi tutto, e la rete, pur molto meno di quanto molti chiacchierano, sono i loro mezzi di comunicazione fondamentali. E sono pure il “segreto” del loro successo, perché è proprio di questo che gli italiani sentivano più la mancanza, data l’incapacità pluriennale degli altri partiti.

Nello stesso tempo, la crisi dei partiti, il rigetto diffuso contro la “casta” e la crisi economica sono il contesto di cui M5S si alimenta. Sarà duraturo il loro successo? Molto dipende dal contesto, più che da loro: dalla congiuntura economica nazionale e internazionale, e da ciò che faranno gli altri partiti.