Come si spiega il successo di M5S?

È appena uscita un’intervista su SpotPolitik per il sito Nybramedia.it, curato da Armando Adolgiso, che fra l’altro recensisce libri. La riprendo qui perché in parte risponde a quanti da ieri mi chiedono di commentare il successo del Movimento 5 Stelle: se segui il ragionamento che ho fatto con Armando, arrivi anche lì. Ma ci torneremo. Ecco intanto lo stralcio più pertinente dell’intervista. Il resto è QUI.

Movimento 5 Stelle

Rispetto al tempo in cui la comunicazione politica (allora detta “propaganda”) era affidata ai manifesti e ai comizi stradali, che cosa è cambiato con l’avvento della tv?
La risposta a questa domanda si legge in tutti i manuali di comunicazione politica: con la televisione, si dice, la politica si è spettacolarizzata e personalizzata. Il che vuol dire che la politica ha cominciato a seguire le regole che servono a catturare audience in televisione, facendosi rappresentare dai personaggi più capaci di “bucare lo schermo” e mescolandosi all’intrattenimento e al gossip. È la televisione che mette i politici a fianco dei personaggi dello spettacolo e premia – in termini di audience, ma anche di voti – coloro che sono più capaci di fare a loro volta spettacolo, con le performance televisive, ma non solo: anche con la vita privata, che è sempre più spesso sottoposta allo scandaglio del gossip mediatico.
E che cosa è poi successo con la Rete e i nuovi media?
La rete moltiplica i palcoscenici che ogni politico ha a disposizione per comunicare con i cittadini e le cittadine. Se prima c’erano solo i comizi di piazza, le dichiarazioni alla stampa e le ospitate nei vari programmi televisivi, ora il politico e il suo staff devono occuparsi – oltre che dei media tradizionali, che non sono certo scomparsi né a breve spariranno – anche del profilo Facebook, del’account Twitter, del canale YouTube, del forum, del sito web del partito e così via. Inoltre su ciascuno di questi palcoscenici il leader deve parlare coi cittadini ponendosi sempre in relazione uno-a-uno, e non uno-a-molti come nei media tradizionali. Su Internet, e in particolare sui social media, oggi si “conversa”, non si fanno discorsi dal pulpito. Chiaro che l’esplosione di mezzi rende ancora più difficile il lavoro già difficile del comunicare.
È possibile, aldilà del medium usato, identificare il principale errore, quello più comune, in cui incorrono i politici italiani?
Purtroppo in Italia tutti i politici fraintendono il concetto di comunicazione: come se per comunicare bastasse scegliere uno slogan generico, due colori per il logo e qualche foto per le affissioni. Come se fosse solo una questione di estetica superficiale e scelta grafica. O di cerone per andare in Tv. Invece comunicare è la cosa più importante per ogni essere umano, perché significa entrare in relazione con altri esseri umani. E in politica significa entrare in relazione con i cittadini e le cittadine, gli elettori e le elettrici. Questo sarebbe “comunicare” nel senso più alto e pieno della parola. Cosa che i politici italiani sono ben lungi dal capire, e questo vale per tutti, indipendentemente dal partito o schieramento e dai media che usano. È per questo che oggi si parla tanto di “casta”, che è per definizione chiusa e autoreferenziale.
Nel tuo libro SpotPolitik, non risparmi nessuno dei politici notando in tutti loro tanti tic e difetti.
Eppure, molti sostengono, che Berlusconi sia un grande comunicatore (anche se tu ne rilevi alcune cadute, specie in questi ultimi anni).
Ti chiedo: Berlusconi ha conquistato mente e cuori degli italiani con la sua iniziale comunicazione di marca aziendale oppure gli italiani erano già berlusconiani prima ancora dell’apparire di Berlusconi?
Né l’una né l’altra cosa. Nel 1994 Berlusconi non fece nulla di speciale: semplicemente fu il primo a introdurre anche da noi una commistione fra sistema politico, media, marketing e pubblicità, che negli Stati Uniti c’era almeno dalla metà del Novecento. Inoltre oggi la politica spettacolarizzata e personalizzata non è solo prerogativa italiana, ma accomuna tutte le democrazie cosiddette “mature”, pur in diverse dosi e varianti nazionali. Insomma non c’è nulla di eccezionale nella commistione fra marketing, tecniche pubblicitarie, uso dei media e comunicazione politica. Berlusconi ha conquistato gli italiani per tanti anni sia perché sapeva usare bene questa mescolanza di tecniche e mezzi (o almeno in modo sufficiente a conquistare, di volta in volta, la maggioranza), sia perché con queste tecniche e mezzi riusciva a entrare davvero nella testa, nel cuore e nella pancia, come si dice, dei suoi elettori e delle sue elettrici.
[…]
Altra singolarità di SpotPolitik è costituita dal fatto che pur riconoscendo la grande importanza della Rete, non la ritieni – a differenza di tanti altri autori – sufficiente da sola a risolvere i problemi della comunicazione politica. Puoi, in sintesi, dire perché?
La rete è fondamentale nella comunicazione odierna – non solo politica – ma non è una panacea. Inoltre non dobbiamo pensare, come molti tendono a suggerire, che, ora che c’è Internet, alla comunicazione politica basti buttarsi lì per recuperare il contatto coi cittadini: perché “è il futuro”, perché “così si intercettano i giovani”, perché ci si dà un look di “partito moderno e dinamico” e perché per giunta “costa poco”. La comunicazione politica, oggi più di ieri, va distribuita su una molteplicità di media: dalla televisione, che in Italia continua a essere il mezzo in assoluto più diffuso, alla stampa, dai comizi ai social media. Anzi, la comunicazione uno-a-uno tipica dei social media deve stimolare una rinascita della politica sul territorio: nei quartieri, nei centri sociali, nelle case. Come fece Obama nella campagna con cui vinse nel 2008, e come sta facendo anche ora, nella campagna 2012.

Ecco allora come si inquadra, secondo me, il successo del Movimento 5 Stelle in questa fase: il contatto diretto coi cittadini sul territorio, innanzi tutto, e la rete, pur molto meno di quanto molti chiacchierano, sono i loro mezzi di comunicazione fondamentali. E sono pure il “segreto” del loro successo, perché è proprio di questo che gli italiani sentivano più la mancanza, data l’incapacità pluriennale degli altri partiti.

Nello stesso tempo, la crisi dei partiti, il rigetto diffuso contro la “casta” e la crisi economica sono il contesto di cui M5S si alimenta. Sarà duraturo il loro successo? Molto dipende dal contesto, più che da loro: dalla congiuntura economica nazionale e internazionale, e da ciò che faranno gli altri partiti.

15 risposte a “Come si spiega il successo di M5S?

  1. È tutto molto semplice: prendi una serie di partiti in cui le classi dirigenti annoverano soggetti (anche pregiudicati)che c’erano dai tempi di Breznev, dai tempi della DC e del PCI. Aggiungi la copiosa presa d’atto di rimborsi elettorali miliardari e pubblici incassati per mantenere lo statu quo. Metti l’arroganza di chi pretenda di proporre una visione di futuro quando è responsabile del presente dai tempi del trapassato. Infine condisci il tutto con l’industria della (ds)informazione che continua imperterrita a invitare gli stessi ospiti per legittimare gli stessi conduttori, in una canea autoreferenziale.
    A questo punto arriva un movimento che lavora per sottrazione: no ai contributi pubblici, no a candidati con un passato politico, no a più di due legislature, no a stipendi lunari, no al placoscenico mediatico classico. Un movimento in cui un comico per certi versi discutibile ma per altri denunciatore in anticipo di verità economiche e giudiziarie poi acclarate, fa da portavoce e da garante ma non da capo gerarchico.
    Era ovvio che avrebbero fatto il pieno di consensi, e ancora di più ne faranno. E non hanno incassato alte percentuali tanto in regioni con una tradizione qualunquisita e antistituzionale quanto in regioni modello come l’Emilia-Romagna.
    Ciò che fa più pena è leggere gli editoriali dei Ferruccio de Bortoli o dei Giannini per tacere di tuti gli altri. Quotidiani che hanno sparato a zero gettando merda a palate su questo movimento, senza una critica effettiva della fattibilità delle singole proposte ma solo usando termini oggi semanticamente vuoti alla stregua di clave: qualunquismo, populismo, demagogia, bla bla bla. E ora tutti in retromarche con l’argomento eterno dei paraculo: se tanti hanno votato ciò che fino a ieri era merda allora vanno rispettati e la merda cambia ipso facto statuto. If you cannot beat’em, join them.
    Tuttavia la vera novità non è tanto la crisi del partito tradizionale ma di questi partiti. Il fatto che si possano vincere elezioni con tre lire in croce e senza l’informazione mainstream è un colpo fatale per tutti quei cialtroni che percepiscono stipendi e prebende stellari e che hanno sempre considerato quegli spazi e quella loro esistenza come fondamentale per la democrazia.
    Ciao

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Scusa Giovanna io trovo che manchi qualcosa.
    Secondo me ha influito molto il modo in cui Grillo (o la Casaleggio associati, non importa) abbia presentato il prodotto.
    Per anni, ancor prima della nascita del M5S Grillo ha avuto un affanno nel dire che lui non era un politico. Ora non lo fa più, e si lamenta se chiamano il suo fenomeno “antipolitica“, ma è stato lui stesso a cercarsi quell’aggettivo.
    Ora, chiaramente Grillo cerca di diffondere il concetto di “democrazia diretta“, quello dell’antica Grecia – inattuabile ormai -, ma stando a questo concetto, lui ha sempre fatto politica. Lui era politico sin da quando è stato cacciato dalla RAI, nonostante si affannasse per dimostrare il contrario, in un modo o nell’altro si è sempre occupato della Res Pubblica.
    Perché l’affanno di dire “non sono politico“? e perché ribadire costantemente oggi cose come “il movimento è un’idea, non l’hanno capito, è una idea siamo una idea“?
    Beh, io trovo che abbia aiutato molto. Intendo dire, il vendere il prodotto, il movimento, come “alternativa”.
    ********************
    E poi, l’enfasi nel far sentire vittima lui e altri, dicendo che subiscono un linciaggio dai media. Quel linciaggio che, come ha detto Ugo, ora fa voltagabbana. Il fatto è che quando lui dice – trascrivo letteralmente dal video che si trova qui -:

    “la mafia non ha mai strangolato il proprio cliente.. la mafia prende il pizzo, il 10%…”

    quando lui dice queste parole, il linciaggio mediatico, se lo cerca.
    Grillo, secondo me non è un improvvisato. È da anni che conosce l’ambiente dei media, ci ha lavorato, ci è uscito, il suo blog è il più visitato dell’Italia. Mi rifiuto a credere che non sappia quanto sono importanti le parole.
    *******************
    Infine io trovo che, e qui vado off topic, Grillo abbia fatto una cosa davvero astuta e machiavellica. È da circa un anno che ho notato una incoerenza nel M5S e l’ho scritta in diversi miei post. Essendo appassionato di Software Libero, mi ha attirato l’attenzione il fatto che Grillo, sempre a favore del open source e del software libero per la pubblica amministrazione, avesse messo una clausura che contrassegna indissolubilmente il logo e il nome del movimento (il marchio) al suo nome e alla sua immagine. (Punto numero 3 del loro non-statuto). Logo che, anziché essere soggetto a una licenza GPL, ha un copyright:

    “Il nome del Movimento 5 Stelle viene abbinato ad un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso”.

    Solo ora, a distanza di un anno, capisco il perché di questa trovata. Basti vedere la faccenda Tavolazzi, ma sopratutto quella dei Cento di Ferrara, un gruppo di grillini che per il solo fatto di chiedere chiarimenti Grillo ha “cacciato” dal movimento. Come? Togliendo loro il diritto di usare il logo e il nome del M5S. Astuto e Machiavellico. Un modo di cacciare via le persone informalmente, una decisione che non è per niente democratica, all’interno di un movimento che vuole portare “democrazia diretta”.

  4. Giovanna, concordo con tutto quello che dici nell’intervista.
    Però secondo me trascuri l’aspetto del programma, ciò che un leader dice che farà.
    Secondo me questo è anche un problema di comunicazione formidabile. Non il come dirlo, proprio il che cosa.

    Perché? Perché un leader deve promettere provvedimenti che
    – piacciano ai più
    – siano realizzabili almeno in parte
    – non abbiano conseguenze troppo negative.
    Se soddisfa solo la prima condizione, il suo successo sarà effimero, come avvenuto negli ultimi 20 anni per i Berlusconi, i Bossi e i Prodi.

    Soddisfarle tutte e tre, specialmente nella situazione italiana attuale, è difficilissimo.
    Se ai più piacerebbe sentirsi promettere provvedimenti in gran parte insensati, trovare il modo di dire qualcosa che piaccia, che si possa fare e che abbia poi conseguenze positive, è una sfida formidabile. Anche come problema di comunicazione.

    Ovviamente il problema non si pone se la gente preferisce provvedimenti sensati a provvedimenti insensati. Ma credo che nella situazione italiana attuale il problema si ponga. Non è insolubile, ma non è affatto facile.

    Ci tengo a dire che volere provvedimenti insensati è del tutto comprensibile, data la complessità dei problemi posti dalla crisi in corso. Io stesso, per esempio, non mi fido tanto della bontà dei provvedimenti che approverei.😉

  5. ps
    Dimenticavo due considerazioni tecniche perché le davo per scontato. Visto che a votare il M5S non sono stati solo nerds informatici anagraficamente post adolescenziali, due fattori hanno permesso tale successo e continueranno a farlo: il primo è il simbolo della comunicazione contemporanea, quel facebook che ha spinto adulti e sopratutto adulte non più dell’era di Maggio ad avvicinarsi al medium informatico tramite quello strumento che si chiama smartphone e che per gli over 35 si identifica e equivale all’iphone. Questo ha permesso di bypassare l’informazione mainstream continuando a decretare Grillo come il blog/sito più letto in Italia dietro solo ai grandi Portali.
    Ma tutto questo non sarebbe servito a nulla senza il secondo fattore comunicativo, quello più vecchio del mondo: il passaparola intrafamiliare, quella cosa per cui mio nonno romagnolo e i suoi fratelli, vecchi comunisti partigiani e dirigenti paesani della prima ora, sono passati dal silurare ilmovimento di Grillo con i registri di Scalfari al valutarlo più criticamente, in alcuni casi anche a votarlo. E senza i miei argomenti.

  6. La gente è delusa dalla politica e si butta su questo movimento perché ispira fiducia.

  7. Il programma del M5S esiste e solo ora che il movimento ha avuto successo i commentatori si accorgono che esiste. Prima si additava solo i V. di Grillo, ora ci si accorge che c’è un programma.

    Il programma non è affatto 5 stelle: basta poco per accorgersene, ma è in molti punti diverso da tutti gli altri e introduce un tema trascurato per troppo tempo dalla politica tradizionale: il futuro. Diversità e futuro, in un contesto in cui questi aspetti sono spariti, hanno un’attrattiva formidabile. Uno sente Grillo e si sente vivo, partecipe di una scelta, anche se sicuramente non la migliore.

    Altro aspetto: non è vero che la campagna elettorale del M5S è costata poco. Grillo è un personaggio famoso e il suo sostegno al movimento è stato fondamentale. Il costo di Grillo è stato coperto dai suoi “clienti” come “comico”. Non saprei quantificarlo, ma certo non sono i 6000 euro di una campagna per il sindaco. Sono molti di più. (Infatti “per il bene comune” ha fatto la stessa cosa di Grillo, con i soldi che Grillo dice di aver speso e non ha avuto nessun successo. Oh-che-sorpresa!)

  8. 1 – Coincidenza temporale praticamente perfetta, solo in origine casuale, con l’ondata di “antipolitica” e con la crisi dei partiti, quella vera, di “prima istanza” e quella rilanciata dai media (ben più determinante).
    2 – L’uso della rete come unico luogo di assemblea permanente del movimento, il che porta almeno a due ulteriori ricadute positive sul consenso: 1- La percezione della sua novità in quanto avvezzo all’uso delle tecnologie in generale 2 – Il suo essere avvezzo con l’uso della rete in sé, la sua operatività online, praticata e resa grammatica comune ancor prima del suo essere sbandierata. La dimostrazione quindi che “si può fare”.
    3 – L’assenza dalla TV come esplicita strategia comunicativa. Recentemente mi son trovato a commentare qua dicendo che una giusta attenzione al ritmo della comunicazione, nel mondo ipermediatizzato, può pagare moltissimo. Ecco, il dictat di Grillo ai suoi va certamente in questa direzione. Mentre è certo che la televisione in qualche misura logora e inflaziona l’immagine di chi ne fa un uso pervasivo, è altrettanto certo che la corsa affannosa al presenzialismo televisivo tipico della “vecchia” classe politica rappresenta l’atteggiamento di chi non ha capito che non c’è nessun bisogno di affannarsi, perché nell’epoca dell’ubiquità dei media puoi stare tranquillo che “passi” lo stesso, il più delle volte senza ambiguità e sicuramente se la televisione soffre della sue tipiche schizofrenie: la televisione ama e mette sul piedistallo chi in televisione non ci va.
    L’uso quasi esclusivo della rete quindi sprigiona un’intera catena di significanti che si rilanciano a vicenda e in questo senso la conseguenza più evidente e diretta è che questa strategia assume due funzioni ben precise entrambe “atte a offendere”, nei termini di aggressività comunicativa:
    1- La rete è il giusto mezzo
    2- La rete è il giusto simbolo

  9. Ho dimenticato di aggiungere che il M5S, del lato del programma, fa abbastanza pena, ma è comunque meglio o non peggio degli altri partiti:
    – promette cose che piacciono a molti,
    – alcune perfino realizzabili, anche se non così importanti,
    – con conseguenze prevedibili complessivamente non peggiori rispetto alle vaghe promesse degli altri partiti.

    Quindi, anche questo aspetto (secondo me fondamentale) della comunicazione del M5S contribuisce a spiegare il suo successo

  10. Leggo con interesse i nuumerosi commenti, sopra.
    Aggiungo un elemento di riflessione.
    Nel vuoto che si è creato nella politica a seguito del tracollo del famoso centrodestra s’è aperto uno spazio immenso, una prateria, che consente scorribande alle mandrie più diverse.
    In fondo la parentesi quasi ventennale della seconda repubblica (cosiddetta) è stata tutta intera una prateria di vuoto sconfinato dovuta al tracollo dei partiti della prima (cosiddetta) repuubblica.
    In questi spazi cosmici possono proliferare corpi celesti come le 5Stelle, cosa che sta accadendo oggi, ed hanno potuto trovare pascolo le mandrie berlusconiane e gli stallaggi padani, cosa accaduta nei vent’anni precedenti.
    In comune, quelle esperienze politiche hanno il fatto di cavalcare l’onda populista generata dalle grandi crisi economiche e politiche che stanno alla base dei crolli politici del 1992/93 e del 2012/2013 (o, 2011/2012).

    Fatta qesta considerazione, però, vorrei essere anche più pratico.
    Spero che il popolo italiano, i cittadini, non abbiano l’anello al naso, non voglio crederlo.
    Oggi, tartassati e svergognati, dileggiati dall’ennesima promessa elusa del bluff berlusconiano/padano, gli italiani, spero, misureranno l’offerta politica su basi molto concrete, pratiche, non ideologiche.
    La sbornia delle divisioni surrettizie fra “buoni” e “cattivi”, del “partito dell’amore” contro quello “dell’odio” ha lasciato un gran mal di testa, ma spero anche che abbia insegnato ad assumere un atteggiamento “semplice” nei confronti della proposta politica: cosa sai fare? cosa dici di voler fare? Mi convince? O mi pare una coglionata? Si. Oppure no. Pratico e semplice.

    A parte l’apparente ingenuità della mia formulazione, vorrei fare notare che oggi la politica tradizionale, il PD, il famigerato Terzo Polo, gli altri politici di fregata (IDV, SEL, et similia) sembrano obsoleti perchè hanno schemi mentali obsoleti.
    Il ragazzo di Parma, il nuovo sindaco, parla la lingua di tutti i giorni, di tutti noi.
    Per questo è molto interessante il suo esperimento. Ed è per questo che lui ed i suoi compagni di Movimento sono molto seguiti dai cittadini e dai mass media.
    Ma ora anche per lui, per il giovanotto, e per i suoi compagni grillini, viene il lavoro vero, quello duro, che mette alla prova le chiacchiere.
    Dai suoi primi interventi pubblici, ho avuto l’impressione che c’è un rischio fortissimo di pressapochismo, dilettantismo, improvvisazione che potrebbe portare Parma di nuovo alle urne entro pochissimi mesi: il comune è sull’orlo del dissesto e del conseguente (eventuale) scioglimento. Se ha, il giovanotto, una ricetta vera, la deve mettere in campo subito. Il primo ingrediente di cui ha parlato è il supporto dei concittadini e quello che ha già cominciato ad adoperare è un linguaggio ed un metodo politico del tutto nuovi.
    Se riuscirà nell’immane tentativo, ragazzi, quello di Parma sarà un esperimento di successo che aprirà strade molto interessanti alla politica ed ai cittadini.
    Se fallirà… beh, un Trota in più o uno in meno, sia esso un Bossi o un Grillo, che differenza farà per gli italiani?

  11. Ciao Giovanna e ciao tutti, secondo me va proprio rivisto il concetto di leader (uno che ha la responsabilità di un gruppo di molti) e sostituito con quello di gruppo/organizzazione/aggregazione (ognuno ha una parte della responsabilità all’interno di una comunità). Forse il successo di M5S e liste civiche va anche cercato nel tentativo delle comunità di autogestirsi, perché i leader di cui sopra hanno in parte dimenticato il senso di responsabilità che li lega alle stesse comunità;)

  12. Post scriptum.
    Visto che hanno già cominciato a litigare con Pizzarotti, vedo il popolo dei grillini meno positivamente di ieri. Comunque vediamo come va a finire Parma.

  13. Le liti interne al Movimento in Emilia Romagna sono un punto interessante e da considerare.
    Partiamo dal presupposto che la stampa che si è buttata a pesce sui contrasti interni secondo me non ha capito molto, come sempre da parecchi anni a questa parte. I commentatori politici dei nostri quotidiani troppo spesso hanno la vista corta, nel 2008 di fronte ai successi della Lega parlavano di una nuova generazione di sindaci competenti e cresciuti sul territorio, ma allora non si spiega come mai le ultime elezioni abbiano risparmiato il solo Tosi, e nessun altro di questi “bravi amministratori”; all’inizio del governo Monti si è parlato di un ritorno della sobrietà nella politica, culminata nel successo del partito del vaffanculo day. E andiamo avanti!
    Dicevo, secondo me parlare delle liti interne al M5s nella speranza di incrinare il consenso nei loro confronti è una pia illusione, funzionerà al massimo con alcuni degli elettori consapevoli, ovvero della minoranza degli elettori di qualsiasi partito sopra il 2%. Del resto, polemiche e abbandoni c’erano già stati nei mesi scorsi, ma questo non ha impedito ai pentastella di fare il boom.
    La mia impressione è che anche stavolta queste polemiche non freneranno l’ascesa elettorale del Movimento, ma avranno invece l’effetto di allontanare dalla partecipazione attiva – e, quindi, dalle liste dei candidati – le persone più indipendenti e critiche nei confronti di Grillo e Casaleggio. Se la mia opinione si rivelasse giusta, vorrebbe dire che i media anti-Grillo gli stanno dando un supporto decisivo per consolidare il suo controllo del partito. Ma, cosa più importante, questa eventuale “scrematura” sarà fondamentale nella stesura del programma nazionale del M5s. Il programma attuale è fatto su misura per elezioni comunali, moltissime proposte su piccola scala e temi importanti (immigrazione, Europa, ecc) del tutto assenti. Se su ambiente e energia è difficile non essere d’accordo sulle loro idee – nemmeno originali, a dirla tutta – sui temi nazionali gli stessi pentastella avranno i loro problemi a trovare un accordo, e allora si vedrà l’utilità dell’allontanamento dei meno allineati.

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