I giovani, una specie da proteggere?

L’ultima campagna 8 per 1000 della Chiesa Valdese è interessante perché mette a nudo ciò che in altri casi è meno smaccatamente chiaro: i problemi dei giovani, la «questione giovani» in Italia sono ormai diventati un passepartout, uno slogan facile-facile, buono per ottenere consensi, applausi e magari… soldi in tutte le occasioni.

Cosa vuol dire «sostenere iniziative che creino opportunità per i giovani»? Concorsi a premi? Distribuzione di paghette al sabato? E poi, quali «giovani»? Adolescenti? Neolaureati? Trentenni al quarto stage? Quarantenni licenziati?

Chiesa Valdese, Potere a chi non ha lavoro

10 risposte a “I giovani, una specie da proteggere?

  1. L’8 per mille lo davo alla chiesa valdese. E adesso a chi lo do?😉

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Generalmente ho l’impressione che tutte queste iniziative che seguono il “filone” del sostegno giovanile agiscano più per propaganda o per interesse che per una sincera volontà di risolvere il “problema” giovani senza lavoro. Ho l’impressione anche che questo problema non possa ancora essere risolto con l’elargizione di una qualche simbolica cifra in denaro senza obiettivo. Ho l’impressione che ci si guardi intorno spauriti alla ricerca di CHI potrà allora risolvere l’empasse e riportare questo Paese alla serenità. E ho l’impressione che la serenità perduta sia quella di chi ha paura di lasciare i piccoli e grandi privilegi consumati senza merito e senza impegno.
    Ma la quastione non é solo tutta qui.
    Io, quasi trentenne al quarto stage all’estero, osservo e spero che si verifichino in Italia le condizioni del cambiamento, che sono una fiducia maggiore di questi “giovani” in sé stessi, e una mossa di onestà intellettuale da parte di OGNUNO.

  4. So antica – e ho molta simpatia per i valdesi. Tuttavia che a me una chiesa mi chieda soldi perchè si occupa dei giovani mi irrita. Non sempre il richiamo ai giovani rinvia all’ipocrisia palese, ma insomma qui è proprio troppo.

  5. Probabilmente il mio intervento è ot, ma, oltre il cosa, mi piacerebbe che qualcuno dicesse il come. Quali potrebbero essere davvero le iniziative che possono creare opportunità per i giovani? Varrebbe la pena stimolare una raccolta di idee? O farebbe la stessa fine di quella recentissima orientata alla riduzione della spesa pubblica? A proposito, che fine ha fatto? E poi, dice il poster: “potere a chi non ha lavoro”, cosa se ne farebbe?
    Qualcuno ricorda quella campagna di Telecom: “come vorreste che fosse il futuro?” Contemporanea a quella di Omnitel: “persone capaci di cambiare il mondo”. Salvati dalla telefonia, dagli sms, totalmente appiattiti sul presente.
    Forse i giovani stanno davvero aspettando Godot. Che non esiste e non verrà mai. Ma se non viene, vuol dire che c’è. Prova ex absentia. E dunque, l’assenza di futuro è assunta a prova della sua esistenza. Ma c’è?
    @ Lucia: le condizioni del cambiamento non cadono dall’alto, occorre crearle, ma per fare questo occorre una capacità di pre-visione in cui collocare speranze e aspettative. Togliere al futuro ogni prospettiva è appiattire il progresso (tecnico) su sviluppo e crescita. Ed è quello che abbiamo fatto per troppo tempo, dimenticando di costruire prospettive di progresso.
    Vado spesso nelle valli del Pellice, le valli Valdesi, e non mi pare chi i giovani valligiani abbiano prospettive più rosee, nonostante l’ottopermille.

  6. Il problema dei giovani è la mancanza di lavoro, dovuta principalmente alla mancanza di crescita economica, mancanza dovuta a sua volta anche alla pressione fiscale eccessiva.
    Quindi, la cosa migliore che l’8 per mille può fare per i giovani è sparire.🙂
    (La sua abolizione abbasserebbe la pressione fiscale di un buon 0,3 %, poco, ma meglio di niente.)

  7. … se non lo 0,3 %, qualcosa di quell’ordine di grandezza, non ho fatto bene i conti, ma il senso non cambia.

  8. Proseguendo l’ot rispondo a guydeboard….
    Cosa possiamo fare NOI se non accumulare esperienze ovunque se ne presenti la possibilità (in Italia o altrove), prendere consapevolezza del reale stato delle cose (credo che molta “paura” del futuro lavorativo sia generata dalla mancanza di informazione e di cultura – la paura è generalmente generata dall’ignoranza), e sostituire alla paura – che immobilizza – il coraggio di credere in un presente e un futuro migliore? Questo getterebbe le basi di una qualche azione univoca, da parte dei giovani e non solo, e forse sarebbe anche motore del cambiamento.
    Mi sono sempre chiesta perché in Italia nessuna indignazione popolare sia poi così importante da valere una VERA presa di posizione. E’ certo che le condizioni del cambiamento non cadano dall’alto, come non cade dall’alto nemmeno l’effetto del cambiamento, il cambiamento in sé. Mutare è quello che è richiesto ad ognuno, per far muovere il passo al Paese. Come? In che direzione? Con quale progetto? Dici bene tu.
    E io mica posso sapere tutto. Ma mi impegno a pratecipare a un dialogo costruttivo, cerco quantomeno di cambiare l’atteggiamento della MIA vita, per contribuire forse a far progredire quella di tutti…questo coincide con scelte non di comodo, soprattutto per i “giovani”. Ma deve spaventare? Deve far pensare che il Paese ripiegherà su sé stesso e tu con esso? E allora cosa fai, aspetti veramente Godot?

  9. @Guydebord scrive:”Forse i giovani stanno davvero aspettando Godot. Che non esiste e non verrà mai. Ma se non viene, vuol dire che c’è. Prova ex absentia. E dunque, l’assenza di futuro è assunta a prova della sua esistenza.”
    Alla faccia del paralogismo🙂
    Ad ogni modo i valdesi il loro God(ot) lo hanno già trovato: tu finanziali con l’8 per mille e loro finanzieranno i giovani.
    Ah, dimenticavo: i loro.

  10. Che li finanzino con i loro soldi, tanto li hanno!

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