Archivi del giorno: mercoledì, 30 Mag 2012

Finanziamento ai partiti. Ma è davvero «dimezzato»?

La settimana scorsa la camera ha approvato il disegno di legge bipartisan Calderisi-Bressa (Pdl-Pd), che dimezza a 91 milioni di euro, per l’anno 2012, i contributi statali ai partiti rispetto al picco di 182 milioni all’anno raggiunto nel 2010. I soldi risparmiatiè stato detto – saranno assegnati ai terremotati emiliani e alle popolazioni che hanno subito danni per eventi naturali negli ultimi tre anni. S’era detto prima dell’ulteriore tragedia di ieri: buono e utile a maggior ragione oggi, siamo indotti a pensare.

L'aula di Montecitorio, Afp

Quel disegno di legge ha però molte ombre che certo non sono chiare a tutti. Innanzi tutto: a quanto ammonta il risparmio di soldi effettivo? E quanto di fatto andrà ai terremotati? Posto che nei prossimi anni la quota di finanziamento pubblico ai partiti era stata già ridotta dalle varie manovre economiche, questo spiega il Sole 24 Ore:

Se è vero che nel 2012 i rimborsi passeranno da 182 milioni circa a 91 milioni circa, nel 2013 la riduzione sarà dai previsti 160 milioni circa ai 91 circa, con un risparmio di poco più di 69 milioni di euro; nel 2014 il risparmio sarà di 58.440.548 euro e nel 2015 e 2016 di 50.193.278. Una parte di questi risparmi però servirà a coprire l’aumento delle detrazioni previsto dalla stessa legge [che prevede infatti un aumento della detrazione fiscale per chi fa donazioni in favore di partiti, tra i 50 e i 10mila euro, e Onlus: dal 19% attuale al 24% nel 2013, al 26% dal 2014]. Dunque, la Ragioneria stima che gli effetti finanziari complessivi, ovvero il risparmio effettivo per le casse dello Stato, sarà di 69 milioni nel 2013 (quando non ‘peseranno’ ancora le detrazioni), ma di poco più di 2 milioni nel 2014 (quando le detrazioni sono stimate in 56 milioni), di 5 milioni nel 2015 (detrazioni per 44 milioni) e 11 milioni a regime, dal 2016 (detrazioni per 39,3 milioni).

Non c’è un bel nulla di “dimezzato”, insomma.

Sul disegno di legge, inoltre, si accumulano molte altre perplessità, che non vengono solo da chi non l’ha votato in aula (Idv, Lega, Radicali, Noi Sud) o vi si oppone fuori dall’aula (Grillo e Vendola). Illuminante è l’articolo di Salvatore Vassallo, deputato Pd che, contro la linea del suo partito, non ha votato il ddl.

Soldi ai partiti? Così no!

[…] Il progetto Calderisi-Bressa (PdL-Pd) sancisce al tempo stesso il passaggio dal sistema dei falsi rimborsi elettorali attualmente in vigore ad un finanziamento pubblico ordinario apertamente dichiarato. Una decisione non ovvia per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che, se fossero chiamati a votare in un referendum simile a quello del 1993, direbbero esattamente la stessa cosa (“no a qualsiasi finanziamento pubblico”) con più forza di allora e con qualche buona ragione. Una scelta che sarebbe stata accettabile, se fosse stata accompagnata da condizioni rigorose, vagamente simili, ad esempio, a quelle poste dalla legge sui partiti tedesca, che si è detto a sproposito di avere imitato. Purtroppo non è andata così.

Innanzitutto, il progetto non dice per quali specifiche finalità vengono finanziati i partiti, esattamente per evitare che possano essere effettuati controlli sulla destinazione dei soldi. Non è una mia congettura, è quanto hanno dichiarato apertamente più volte i relatori, secondo i quali non si può permettere a un giudice di sindacare se una certa spesa è in qualche modo riconducibile all’attività politica oppure se si riferisce a finalità che con la politica non c’entrano niente. I controlli continueranno a riguardare quindi la sola regolarità formale delle scritture contabili.

In secondo luogo, i soldi vengono dati a partiti che devono soddisfare requisiti molto più generici, riguardo alle loro procedure democratiche interne, di quelli richiesti dalla legge 383 del 2000 alle associazioni di promozione sociale. […]

Infine, la proposta Bressa-Calderisi stabilisce che il controllo (formale) sui bilanci dei partiti non venga esercitato dalla Corte dei Conti, l’organo che secondo l’articolo 100 della Costituzione ne avrebbe titolo. Viene istituita invece una commissione ad hoc, con sede presso la Camera dei Deputati. E i funzionari della camera sono bravissimi, ma non sono certo abilitati, per diversi motivi, ad assistere una penetrante attività istruttoria sui bilanci dei partiti, organizzazioni i cui leader governano l’istituzione di cui essi sono dipendenti. Si da così l’idea che i partiti stabiliscano, come al solito, per se stessi, regole speciali, mettendosi al riparo dalle regole che pretendono di imporre ad altri. […]

Per spiegare un tale zig-zag si dice che “il meglio è contrario del bene”, e che il compromesso con il PdL non avrebbe retto se il PD non avesse ceduto su questi principi. Ma […] rimane una legge monca, che reintroduce un finanziamento pubblico senza vincolo di destinazione, a partiti senza regole, sottratti al controllo della Corte dei Conti. Una legge che a me pare indifendibile e che dunque non ho votato.» (leggi tutto l’articolo QUI)

Vassallo parla di «legge monca». Ma a suo sostegno c’è stata una niente affatto monca strategia di mascheramento, da parte dei leader dei maggiori partiti (Alfano-Bersani-Casini) e dei media – stampa, televisione, siti internet – che li affiancano.

PS: questo articolo è uscito oggi, con qualche modifica, anche sul Fatto Quotidiano.