Aziende corrette e stage positivi: l’Italia è anche questo

Mi scrive Chiara, per raccontarmi la sua esperienza di tirocinio curricolare: tutta positiva. Pubblico volentieri la mail – dopo aver chiesto e ottenuto la sua autorizzazione – perché l’Italia è fatta anche di questo: piccole e piccolissime imprese attive e corrette con gli/le stagisti/e, giovani intelligenti e costruttivi, esperienze di stage positive.

Giovani al lavoro

«Buongiorno prof, sono Chiara, studentessa al terzo anno di Scienze della Comunicazione. Le scrivo in merito al mio periodo di tirocinio curriculare, terminato i primi di maggio, di cui lei è stata mia tutor.

Volevo velocemente informarla e raccontarle la mia esperienza presso l’azienda XYZ, una casa di produzione che si occupa prevalentemente di pubblicità. Il responso è totalmente positivo: ho trovato un ambiente molto stimolante e in pochissimo tempo ho imparato più di quanto immaginassi.

In realtà non avevo aspettative precise (al di là delle classiche, ma non poi così scontate: vado, imparo, conosco nuovi ambienti e torno a casa con un’esperienza in più alle spalle), visto che, ora più che mai, mi rendo conto che non avevo veramente la minima idea di cosa significasse lavorare dietro le quinte di una qualsiasi produzione.

Non parlo solo dell’iter che bisogna seguire per realizzare, ad esempio, uno spot pubblicitario – che comunque non è MAI uguale ed è molto lungo e articolato – ma di tutto quello che sta attorno a questo processo: rapporti con terzi, rapporti con clienti che il più delle volte sono esteri, tecniche e strategie per raggiungere nel modo più efficace e veloce un obiettivo verso il quale si tende in un progetto o, ancora, come gestire le diverse mansioni quando sai di dover ottenere risultati entro tempi prestabiliti, pena la mancata riuscita della produzione.

La cosa che più di tutte mi ha entusiasmata è l’alto grado di considerazione che mi è stato dato fin da subito: dopo una settimana che ero dentro, avevo già partecipato alla produzione di uno spot pubblicitario; due settimane dopo, avevo partecipato al Cosmoprof (in collaborazione con un mensile di lifestyle) per la produzione della documentazione video di un concorso indetto dalla rivista stessa, in qualità di assistente di cameraman e di una delle tre ragazze vincitrici e, per farla breve, l’8 maggio avevo alle spalle la produzione di quattro spot pubblicitari di cui uno destinato al mercato estero, di uno shooting fotografico e di due documentari; inoltre mi sto occupando della totale ristrutturazione dei contenuti del sito internet dell’azienda. Aggiungo che ho avuto l’opportunità di conoscere personalità affermate, registi e produttori molto validi.

Fin da subito sapevo che non erano previsti rimborsi spese e che mi avrebbero rimborsato solamente gli spostamenti che avrei fatto per conto loro. Dopo poche settimane che ero lì, però, mi hanno fatto i complimenti per il contributo e l’impegno, accompagnati da una proposta di lavoro che non ho potuto rifiutare. A oggi, lavoro a tempo pieno, tutti i giorni, retribuita con un contratto che per il momento è a tempo determinato.

Sono veramente contenta di questa esperienza che si è trasformata in qualcosa di più. Verrò il prima possibile a far firmare il libretto di tirocinio e a verbalizzare i 12 cfu. Grazie per l’attenzione. Cordiali saluti, Chiara»

8 risposte a “Aziende corrette e stage positivi: l’Italia è anche questo

  1. Giovanna, sono notizie come queste che ti fanno sperare. Che ci siano ragazzi come Chiara e che siano tanti, che ci siano altre aziende come quella descritta e altre ancora. Raccontare storie positive dovrebbe essere il nostro personale impegno, quotidiano, di “disinformazione”. Crea sospetto dirlo in questi giorni di tristezza e cuore pesante, ma la disinformazione può essere anche questo: raccontare dell’altro. Raccontare il lato illuminato delle cose🙂

  2. infatti io penso sempre che il nocciolo della questione sia proprio il tirocinio curriculare, ovvero quello che si fa quando si è ancora studenti, prima della laurea, che va bene che non sia retribuito perché fa parte del percorso di studio: è come se invece che fare un esame, si fa qualche mese di lavoro. Qui infatti il problema: il tirocinio curriculare è considerato poco e male da entrambi le parti, università e studenti. L’università non si fa carico di quella che sarebbe la sua responsabilità, mettere in contatto lo studente con l’azienda e seguire il suo percorso formativo al suo interno. La condeguenza è che gli studenti vivono il tirocinio obbligatorio spesso come una rottura di scatole che toglie tempo allo studio o in generale non ne comprendono la grande utilità, con la conseguenza che fanno tirocini a caso in posti a caso. Così si cova il primo germe dello sfruttamento: persone a caso che fanno cose a caso e che prendono lauree a caso si faranno sfruttare non appena usciti dall’università. Facile lamentarsi dei tirocini non retribuiti, e va bene, sono assoliutamente daccordo. Ma il problema è a monte: il tirocinio deve essere a tutti gli effetti parte del percorso formativo e non l’unico modo per inserirsi nel mondo del lavoro. Se io ex studente continuo ad essere considerato come uno studente, quando diventerò adulto? quando comincierò a prendere le cose sul serio? quando potrò permettermi di fare il lavoro per cui mi sono formato e che si presuppone che sia la cosa che so fare meglio?

  3. Complimenti all’azienda e soprattutto a Chiara perché il suo impegno è stato ripagato. Ma a me sembra una misera goccia in un oceano di stage truffaldini.

  4. laureata disoccupata

    e meno male che ci sono anche queste storie, io per 6 mesi non ho imparato nulla all’interno di una grande azienda italiana( molto grande!) sapendo dopo sole due settimane dall’inizio che “le prospettive di assunzione” di cui avevano parlato in fase di colloquio erano in realtà parole al vento perchè dal 2005 non tengono uno stagista. detto ciò, vi chiederete ma almeno hai imparato qualcosa? la risposta è NO, nulla, per la mia tutor aziendale ero una segretaria più che una risorsa da formare…e meno male che ho studiato tanto, per arrivare a casa la sera e senirsi sottovalutata, demoralizzata.
    salvo poi a fine stage sentire le scuse delle HR che non erano a conoscenza della situazione. magra consolazione dopo aver buttato via i primi 6 mesi dopo la laurea, gli unici in cui si trova ancora qualcosa in italia dopo la bella riformi monti-fornero, ma almeno c’era il rimborso spese, magra consolazione!

  5. Pingback: Entrare nel mondo del lavoro oggi: lo stage | ILSformazione

  6. Che bello! Ecco finalmente un tirocinio serio. Si può anche accettare di fare qualcosa non pagati (anche se purtroppo questo già discrimina in partenza le persone che sono costrette a trasferirsi per trovare i posti di lavoro che desiderano, ma non viviamo in un mondo perfetto purtroppo), se si imparano realmente mansioni pratiche che l’università non ha insegnato e c’è una prospettiva di assunzione -anche a tempo determinato – successiva. Sono molto contenta per la ragazza che evidentemente si è meritata il posto che ha ora. Io farei anche il nome dell’azienda virtuosa… o forse meglio di no, poi si troverebbe sommersa di curriculum😄

  7. Pingback: Entrare nel mondo del lavoro oggi: lo stage | Blog di stampatest

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