«Che fatica essere stagisti di se stessi»

Pubblico qui la testimonianza di alcuni ex studenti della magistrale in Semiotica. L’ennesima testimonianza positiva e incoraggiante (altre ne trovi selezionando la categoria Stage e lavoro), che dedico a tutti gli studenti di discipline umanistiche che ogni giorno si sentono dire che tanto “non troveranno lavoro”, che la loro laurea “è inutile”, e perché non hanno scelto di “studiare ingegneria” o, meglio ancora, di “mollare gli studi dopo il diploma”.

«A maggio inoltrato, dopo lezione, eravamo soliti perdere tempo a chiacchierare seduti in un bar. Era un modo per conoscerci meglio, visto che la magistrale in Discipline Semiotiche (allora si chiamava così) raggruppava persone provenienti da un po’ tutte le triennali d’Italia. C’era chi voleva fare il giornalista, chi l’ufficio stampa o il copywriter, chi giocava con il cinema, con il web o la pubblicità. Tutti, però, avevamo una gran voglia di frequentare le nostre passioni.

Il primo passo fu il “pe_Rizoma”, un giornale semiotico satirico fatto di articoli veri, oroscopi verosimili, pubblicità finte e tormentoni autoprodotti. Un piccolo divertissement per addetti ai lavori, ma che palestra! Passavamo nottate a scrivere, fotomontare, impaginare e fare brainstorming per inventarci un titolo, uno slogan, un payoff.

Di lì al “lavoro vero” il passo era (relativamente) breve: bastava togliere il “pe” dal Rizoma e trasferire il nostro know-how su cose più concrete.

Rizoma

Che fatica essere stagisti di se stessi. Oggi però Rizoma è uno studio giornalistico associato e un’agenzia di comunicazione (www.rizomacomunicazione.it): facciamo i giornalisti, i comunicatori, l’ufficio stampa. I nostri clienti sono testate nazionali, aziende private, enti pubblici e musicisti. Abbiamo anche un giornale online di informazione culturale, BolognaCult.it, perché le passioni sono dure a morire.

Non navighiamo nell’oro, ma continuiamo a divertirci quando scriviamo, facciamo brainstorming, progettiamo campagne. Forse una delle cose più importanti che abbiamo imparato è che restando uniti, condividendo rischi e opportunità, si può crescere davvero tanto: creare insieme e poi saperlo comunicare è la chiave del nostro mestiere.»

4 risposte a “«Che fatica essere stagisti di se stessi»

  1. Che bello leggere testimonianze simili. Non che la motivazione mi manchi, ma a volte le conversazioni con studenti di altre facoltà, o persino con docenti e addetti ai lavori mi lasciano atterrita: questa è la prova che il lavoro intellettuale e le discipline umanistiche hanno molto da dimostrare a chi è convinto che la nostra sia la “facoltà delle merendine”.
    Grazie prof!

  2. Gentile Prof.ssa Cosenza,
    a fronte di molti esempi positivi che Lei ci propone, cosa ne pensa di questo articolo http://www.libertiamo.it/2012/06/09/analisi-generazionale-di-un-paese-messo-male/ secundo cui “La situazione nelle università è disperata e disperante non solo a causa dell’arretratezza endemica e colpevole del sistema Italia e della ricerca in Italia, ma anche per il pessimo materiale umano che passa per le mani dei docenti”? Io temo che sia vero…ma il solo pensiero è terribile. Uff.

  3. L’articolo citato da AndreasLou contiene solo raffiche di oscure e vaghe generalizzazioni senza il conforto di un dato minimamente rilevante.
    (Ma quali dati potrebbero mai verificare sparate come le seguenti?: ” I quarantenni sgomitano. Hanno i loro circoli, fanno tv, aperitivi con pose, fondano nuovi giornali dei quali si sente bisogno come si sentirebbe bisogno di un temporale afoso durante un ingorgo. Parlano di cambiamento, di policy, ma vogliono solo e semplicemente il potere. Hanno fame di visibilità – sentono l’odore del sangue e si eccitano. Forse è arrivato il loro turno, forse potranno acchiapparsi il paese, ma speriamo di no.”)
    La cosa più preoccupante che emerge dall’articolo è che l’autore, a suo dire, insegna all’università.😦

  4. Buongiorno, sí quella parte é sconclusionata a dir poco, io peró mi riferivo alla descrizione degli studenti, soprattutto in aula. Poi, se confutate il pezzo mi fa piacere😀 nel senso che spero la situazione non sia cosí tetra…io dal mio periodo universitario (concluso l’anno scorso) non ho avuto un’impressione cosí negativa, ma amici da altre facoltá mi han raccontato di situazioni del genere – studenti di filosofia e letteratura che a malapena leggono i testi obbligatori, etc.

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