Archivi del giorno: venerdì, 15 giugno 2012

Il Pd, la grafica e la zuffa nel cortile

È disarmante il putiferio che si è scatenato in rete – su questo blog e altrove – dopo il mio post sui manifesti del Pd.

Disarmante constatare che, per difendere sei tavole in formato manifesto (ancora non so se andranno in strada o no), alcuni sedicenti grafici e aspiranti grafici scrivano palesi sciocchezze e lo facciano non solo con arroganza, ma con toni anche offensivi nei miei confronti.

Approfittano del fatto che non userei mai per esibizione personale e umiliazione altrui le inevitabili asimmetrie di competenza che mi separano, almeno nel mio settore, da chi ha letto, studiato e fatto meno di me, se non altro perché ho la fortuna di fare un mestiere che mi permette di studiare (e mettere alla prova ciò che ho studiato) tutti i giorni. Men che meno mi accanirei, per etica professionale, con chi è molto più giovane di me. Dunque non lo farò con loro, e in questo senso mi sono ritrovata «disarmata»: non uso armi contro i più deboli, anche se strillano e scalciano.

Combattimento di galli

Ma è stato ben più disarmante per me capire una volta di più che dalla SpotPolitik il Pd non riesce più a uscire, anche se cambia consulenti. L’ho detto e scritto tante volte ormai: la SpotPolitik è la politica che fraintende sistematicamente la comunicazione come se fosse solo una questione di estetica, di grafica o di cerone per andare in tv. E non fosse invece, come dovrebbe essere, capacità di entrare in relazione con le necessità e i problemi concreti dei cittadini e delle cittadine.

Grafica, invece. È stato questo l’oggetto della zuffa in rete: chi cita Steiner, chi Kandinskij, chi l’insegnamento di maestri italiani che, poveretti loro, non ha mai ben digerito. Chi parla di contaminazione, citazione, sperimentazione. Pastiche e non pasticciaccio, insomma.

Ma la comunicazione di un leader che voglia davvero vincere le primarie (o Bersani non vuole vincerle?), la comunicazione di un partito che voglia vincere le prossime elezioni (o il Pd non vuole vincerle?) deve arrivare alla testa, al cuore e alla pancia (sì, la famigerata «pancia», perché è con quella che si mangia) di un numero di persone sufficiente a vincere. Tante, moltissime persone, masse di persone. Per questo deve essere il più possibile semplice, diretta e chiara. Chiarissima.

Certo, è soprattutto un problema di contenuti, programmi e valori, come si è detto più volte. Perché la grafica e l’estetica nulla possono se quelli sono confusi, vaghi, finanche contraddittori. Ma di contenuti, programmi e valori si è parlato poco e niente nella zuffa da cortile. E men che meno se ne parlerà in futuro se il Pd e i suoi consulenti si ostineranno a girare in tondo con riferimenti più o meno dotti (e più o meno sbagliati) di cui alla maggioranza degli italiani e delle italiane, che pure voterebbero a sinistra, non potrebbe fregare meno. Specie in tempi di crisi.