Il Pd, la grafica e la zuffa nel cortile

È disarmante il putiferio che si è scatenato in rete – su questo blog e altrove – dopo il mio post sui manifesti del Pd.

Disarmante constatare che, per difendere sei tavole in formato manifesto (ancora non so se andranno in strada o no), alcuni sedicenti grafici e aspiranti grafici scrivano palesi sciocchezze e lo facciano non solo con arroganza, ma con toni anche offensivi nei miei confronti.

Approfittano del fatto che non userei mai per esibizione personale e umiliazione altrui le inevitabili asimmetrie di competenza che mi separano, almeno nel mio settore, da chi ha letto, studiato e fatto meno di me, se non altro perché ho la fortuna di fare un mestiere che mi permette di studiare (e mettere alla prova ciò che ho studiato) tutti i giorni. Men che meno mi accanirei, per etica professionale, con chi è molto più giovane di me. Dunque non lo farò con loro, e in questo senso mi sono ritrovata «disarmata»: non uso armi contro i più deboli, anche se strillano e scalciano.

Combattimento di galli

Ma è stato ben più disarmante per me capire una volta di più che dalla SpotPolitik il Pd non riesce più a uscire, anche se cambia consulenti. L’ho detto e scritto tante volte ormai: la SpotPolitik è la politica che fraintende sistematicamente la comunicazione come se fosse solo una questione di estetica, di grafica o di cerone per andare in tv. E non fosse invece, come dovrebbe essere, capacità di entrare in relazione con le necessità e i problemi concreti dei cittadini e delle cittadine.

Grafica, invece. È stato questo l’oggetto della zuffa in rete: chi cita Steiner, chi Kandinskij, chi l’insegnamento di maestri italiani che, poveretti loro, non ha mai ben digerito. Chi parla di contaminazione, citazione, sperimentazione. Pastiche e non pasticciaccio, insomma.

Ma la comunicazione di un leader che voglia davvero vincere le primarie (o Bersani non vuole vincerle?), la comunicazione di un partito che voglia vincere le prossime elezioni (o il Pd non vuole vincerle?) deve arrivare alla testa, al cuore e alla pancia (sì, la famigerata «pancia», perché è con quella che si mangia) di un numero di persone sufficiente a vincere. Tante, moltissime persone, masse di persone. Per questo deve essere il più possibile semplice, diretta e chiara. Chiarissima.

Certo, è soprattutto un problema di contenuti, programmi e valori, come si è detto più volte. Perché la grafica e l’estetica nulla possono se quelli sono confusi, vaghi, finanche contraddittori. Ma di contenuti, programmi e valori si è parlato poco e niente nella zuffa da cortile. E men che meno se ne parlerà in futuro se il Pd e i suoi consulenti si ostineranno a girare in tondo con riferimenti più o meno dotti (e più o meno sbagliati) di cui alla maggioranza degli italiani e delle italiane, che pure voterebbero a sinistra, non potrebbe fregare meno. Specie in tempi di crisi.

37 risposte a “Il Pd, la grafica e la zuffa nel cortile

  1. Beh, non credo che sia umiliare nessuno se con pacatezza e lucida puntualita’ fai presente dove gli “strillanti” sbagliano a tuo avviso.

  2. Pingback: Disarmanti e disarmati | [ciwati]

  3. E un sacco, un sacco, di gente continua a guardare il dito.

  4. Al di là della risposta poco signorile di Tartaglia, e della questione “è una campagna del PD o la campagna di Bersani per le primarie?” (che è rilevante, ma a cui forse si è risposto in modo troppo apodittico), ancora una volta ci si chiede perché un’agenzia di comunicazione che aveva saputo fare cose belle (“La poesia è nei fatti” per Vendola era stata veramente un’ottima campagna, secondo me) dia del suo peggio col PD.
    Viene davvero il pensiero che il target sia il popolo degli iscritti e dei militanti, per strappare un voto a Bersani alle primarie, anziché per il PD alle prossime elezioni. Perché l’aria vintage è l’unica cosa che secondo me è effettivamente riuscita.
    Il maligno penserebbe che anche togliere il verde dal logo vada nella stessa direzione, verso il “rosso PCI”.

    Ma mi sembrano malignazioni eccessive. Resta impensabile che un manifesto di quel tipo possa rivolgersi al target di ceto medio produttivo (dipendente o autonomo), istruito, giovane ecc. Il problema sta nell’agenzia, a questo punto, o nel committente e in ciò che è stato commissionato?

  5. @LucaGras
    Mi sembra che la tua osservazione sia corretta. Lo stile non è solo Vintage, ma qualcosa a metà fra il costruttivismo e le sue tarde rielaborazioni a uso tipografia degli anni Cinquanta e Sessanta. Una foto retinata in bianco e nero ci sarebbe stata benissimo. Ma chi ha ormai questi riferimenti? Probabilmente un elettorato ultra-sessantenne che lo ha visto nella sua adolescenza (magari da giovane militante). Due considerazioni:
    1) ammettiamo che questo sia il miglior messaggio per l’elettorato più maturo (in senso anagrafico) e maggioritario delle primarie. Ha senso basare il proprio successo alle primarie solo su questo elettorato? Quale programma, a quel punto, potrà proporre il vincitore? Ha senso vincere le primarie per perdere alle politiche?
    2) io credo che non si possa neanche fare un torto all’elettorato ultra-sessantenne. Credo cioè che lo si faccia più nostalgico e meno sensibile alla realtà di quello che è. Mi spiego: un signore 65enne, pensionato, che vede il figlio laureato precario e insoddisfatto, si fa (com)muovere di più da proposte concrete per far ripartire il Paese o dal volantino vintage che sa di sezione? Secondo me la prima, se c’è ancora un po’ di buonsenso.

  6. Ps: mi chiedo, fra l’altro, quanto questo manifesto possa piacere alla componente popolare del PD…

  7. mi piacerebbe vedere controproposte grafiche.

  8. Ecco Piero
    per rispondere ai tuoi due punti: sì, probabilmente ha senso basare il proprio successo alle primarie solo su quest’elettorato e sì, molti si fanno commuovere dalle facili proposte vintage.
    Bersani ha già vinto delle primarie in quel modo e la mia impressione è che chi voglia davvero un cambiamento dalla politica non voti il PD, fregandosene quindi delle primarie.
    E’ una mia personalissima impressione, ovviamente, e non ne sono nemmeno sicuro, ma oggi penso questo.

  9. Forse dovresti ricordare ai tuoi lettori l’aneddoto che ci hai raccontato alla presentazione del tuo libro a Milano qualche giorno fa: quello dell’attuale speach writer di Obama.

  10. Eco ha raccontato quello della vecchia DC, riportato nel suo Apocalittici?

  11. Da molti anni ormai noi elettori siamo i soliti ignoti. Ignoti a una classe politica vecchia, autoreferenziale, avvolta su se stessa e completamente distaccata dalla realtà. Tutti parlano e “comunicano” solo verso il loro interno, verso i propri adepti.in un disarmante gioco delle parti. X dice bianco e allora Y dice nero, tutto a beneficio di chi non vuole sentire altro.
    La cosa sconvolgente è che se si portano politici di schieramenti diversi a parlare a un convegno (ne ho visti parecchi) destra e sinistra dicono quasi le stesse cose. Requisito fondamentale è che non ci siano telecamere, specie di TV nazionali. Altrimenti la farsa ricomincia, con buona pace dei soliti ignoti.

  12. Stiamo parlando delle tecniche per indorare la supposta?
    Posso esprimere il concetto con le parole di Cetto? Si?
    “Ma ‘vissina a cariri i cughiuna n’terra se vutassi ancora PD”.
    Ho cercato di rabberciare un po di siciliano scritto ma non conosco le tecniche di scrittura del dialetto, spero comunque che il messaggio arrivi anche senza pittarlo: “Mi devono cadere i testicoli a terra se voterò ancora PD”

  13. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  14. Da insider e pseudo giovane del partito (della grafica e del lettering e del rendering e di qualsiasi cosa finisce per ing non me ne frega nulla) vi spiego una cosa molto semplice. E’ in atto un recupero, soprattutto da parte dei famosi 20-30-40enni coptati, del vecchio mondo antico del PCI quasi a scaricare tutte le colpe sui democristiani e, implicitamente, fare una maschera facciale e presentarsi con l’aurea dell’area di sinistra davanti alla faccia dei militonti-militanti. Questa minicampagna richiama molto quello che stanno facendo gli stessi GD in Emilia-Romagna, che negli ultimi mesi hanno sempre di più utilizzato manifesti richiamanti gli stili di quelli degli anni d’oro del Sol dell’avvenire. Grafica, lettering c’entrano poco. E’ sicuramente una campagna rivolta verso l’interno a prendersi l’elettorato fedele nelle regioni strategiche per vincere le primarie senza presentare un minimo di linea.

  15. Non sapevo che Tartaglia avesse lavorato per Vendola. Ecco. Io avrei evitato di far fare una campagna a chiunque abbia lavorato per Vendola (Ricordo siamo ossi di seppia, morti ammuffiti).
    Non credo all’etica nelle agenzie di pubblicità.

    Lavorare per Vendola non è lavorare per il PD. Vendola è un “padrone del vapore”, ricordo eletto per alzata di mano su mozione unica, non deve rendere conto a nessuno non ha competitor interni se non se stesso (capolista sempre ovunque). Non ha responsabilità di governo/opposizione. Bersani è segretario eletto con primarie , forse le prime vere, comprese quelle di fuffaRenzi, deve tenere in piedi un partito plurale, fintroppo, ha responsabilità parlamentare.

    Quanto al target, non fatemi gli Adinolfi della situazione che valgono solo quelli nati dopo il 70, i mesi dispari, con la luna calante. il PD è il primo partito nazionale, certo che dobbiamo curare tutti i target, anche gli 80enni. E non perché votano, ma perché esistono ed hanno bisogni. Come tutti.

    Riuscirà il nostro eroe Tartaglia?

  16. Una precisazione: il design della comunicazione non è pubblicità.

  17. Ciao G,

    il “problema”: tu hai acume, strumenti, merito costruiti da te stessa con altri, misurandoti senza sconti. Questi si pavoneggiano di una “tradizione” intellettuale come i dottori della chiesa cattolica, cercando di far passare delle porcherie per atti divini. Niente di nuovo sotto il sole, direbbe Salomone, hai tutto il mio appoggio nel demolirne le tesi.

    Con stima,
    V

  18. @Gianvito Fanelli scrive: “Una precisazione: il design della comunicazione non è pubblicità.”
    E questa che frase è? Vorrebbe forse suonare come una dissociazione? Dire che il design della comunicazione non fa parte del processo pubblicitario è come dire che il costruttore di cruscotti non ha pertinenza con le automobili. Il desgin della comunicazione è un processo all’interno della produzione persuasiva e quindi la si chiami propaganda, pubblicità o come si vuole, non ne altera la natura sostanziale. O per cosa pensava che venisero pagati i designer della comunicazione? Per creare in libertà o per persuadere in vincolo di contratto?
    Usate piuttosto le vostre competenze per scrivere un’uscita signorile che serenamente ammetta che si è finiti in un cicaleccio che non fa onore a nessuno dei partecipanti.

  19. Dire che il design della comunicazione fa parte del processo pubblicitario significa non sapere cosa sia il design della comunicazione. O saperlo in maniera infinitamente parziale.

  20. @Pier
    E quindi quale tesi vorrebbe arringare, scusi? Non vorrà mica farmi credere che le astratte ragioni per cui magari si è iscritto a questo corso di laurea debbano essere condivise anche dai fruitori del suo lavoro, spero? So perfettamente che il communication design si declina virtualmente in una pletora di ambiti possibili, dall’architettura ai contenuti multimediali, dal copywriting all’illustrazione. Ma voler usare qui un’accezione universale diventa l’alibi per nascondersi dietro un dito e non voler capire che in questi manifesti il designer è chiamato a fini propagandistici, nel senso più nobile del termine, e come tale viene giudicato. Perciò credere di svicolare dalla funzione pubblicitaria del proprio creare attraverso il debolissimo argomento che il communication design si applica anche in altri contesti è prendere le distanze anche da se stessi.

  21. Giovanna nel suo post dice giustamente che comunicazione politica è ” capacità di entrare in relazione con le necessità e i problemi concreti dei cittadini e delle cittadine”.

    Mi chiedo se l’intervista di Monti oggi a Bologna con Scalfari e Mauro (direttore di Repubblica) dimostri questa capacità, anche tenendo conto che si rivolge a cittadini e cittadine forse più istruiti e politicizzati della media.
    Forse non tanto, tenderei a dire. Monti sembra preoccuparsene piuttosto poco.

    A me però sembra che emerga un aspetto che potrebbe essere complementare e pure importante: Monti sembra dire quello che pensa davvero, anche se si esprime in modo evidentemente e dichiaratamente diplomatico. (Lo dice proprio, in almeno un paio di occasioni: “vice-vice-vice segretario della DC”; “body language”)
    Ad esempio, quando nega che ci sia una fase 2, quando dice che la riforma del lavoro è a metà strada fra cattiva (Boeri) ed epocale (Pietro Ichino), quando parla della Merkel e dei tedeschi, e in vari altri passaggi.
    Insomma, inscena bene la sua sincerità (che in effetti a me pare autentica.)

    ( http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/monti-a-bologna-incontro-con-repubblica/98610/96992; http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/monti-a-bologna-incontro-con-repubblica-2a-parte/98611/96993)

  22. Dopo aver letto le interessanti disquisizioni sul post dell’autrice del blog mi sono chiesta: se vedessi quei manifesti affissi da qualche parte, mi fermerei a leggerli? La risposta è NO! Se non avessi il tempo ( e la voglia) di osservare attentamente da vicino, non capirei di chi si sta parlando (il logo rosso su rosso, …perso), di cosa si sta parlando, in più è pochissimo attraente (grafica brutta, troppo testo, distribuito in modo …)
    Potrebbe essere indifferentemente un manifesto residuo delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, una avviso di un evento patriottico, sindacale, teatrale, comunale…Visto da lantano non mi dice niente, visto da vicino penso a come sono stati spesi male i soldi del finanziamento pubblico. Visto come elettrice del PD ( non so ancora per quanto) penso che questo partito non ha ancora chiaro cosa vuol dire una efficace comunicazione politica. Io sono una casalinga, non un grafico, forse non capisco tante cose, sono però una elettrice.

  23. Mi viene un dubbio molto insistente: che questo essere contro a prescindere nasca dal fatto che il PD abbia utilizzato per questa precampagna elettorale degli “estranei” al partito, dei nuovi , deludendo le aspettative di molti.Beh se fosse cosi’ e nn ne ho la certezza , questo e’ un evento importante, un fortissimo segnale di volonta’ di cambiamento e allora bisogna dire che Bersani e gli altri cominciano ad applicare le regole di non clientelismo e di correttezza.Staremo a vedere.Ma tanta acredine x dei manifesti, me ne da quasi la certezza.Il dibattito costruttivo ha un senso e si avvale di serie argomentazioni, mentre e’ trapelato un malanimo che si e’ spostato come un vento pazzo da Bersani ai manifesti e dai manifesti alle competenze, e qui intendo fermarmi. Abbastanza deludente questo teatrino impazzito e forse pilotato. Dagli esperti di politica e da docenti universitari mi aspettavo toni e modi diversi, presupponendo che se si inizia un discorso anche se a distanza il fine e’ uno solo cercare un confronto dialettico costruttivo per arrivare a qualcosa, non solo a raffiche di parole che a un certo punto diventano solo corrosivi vagheggiamenti.
    Fernando del vecchio

  24. @Ugo
    A quale corso di laurea si riferisce scusi? Ci conosciamo?
    In ogni caso io rispondevo a certi suoi anatemi che non si riferivano specificatamente all’argomento in questione, ma, in modo più generale, al design della comunicazione. E in ogni caso, tornando ai manifesti, il fatto che il loro fine sia un messaggio di propaganda, non significa che il designer debba esimersi da una progettazione intellettuale dell’artefatto comunicativo. Se non si condivide questo punto, che salti pure in aria tutto il sistema formativo-professionale legato al design, e che si chiuda questa discussione.

  25. @Ugo:

    “E questa che frase è? Vorrebbe forse suonare come una dissociazione? Dire che il design della comunicazione non fa parte del processo pubblicitario è come dire che il costruttore di cruscotti non ha pertinenza con le automobili. Il desgin della comunicazione è un processo all’interno della produzione persuasiva e quindi la si chiami propaganda, pubblicità o come si vuole, non ne altera la natura sostanziale.”

    Si sta ragionando sull’impatto percettivo dei manifesti, come se debbano necessariamente attirare l’attenzione di chi va in auto o gira a piedi, al pari di una campagna per svendite o saldi. Quelle campagne, nelle politiche, le fanno Berlusconi e la destra in generale. E sono campagne di merda. “Pubblicitarie” quanto vuoi, ma vuote di contenuti. Questi poster non nascono per una fruizione immediata, perché rifuggono lo slogan (lo dimostra la quantità di testo presente) e cercano una riflessione leggermente più profonda. Sono dei manifesti in senso lato, perché contengono alcune delle linee essenziali del pensiero del Partito Democratico. Per questo motivo, esiste chi fa pubblicità e chi fa design. Chi fa pubblicità ha altre prerogative che, secondo me, non corrispondono con quelle di questi manifesti. Il cui intento non è stuzzicare l’occhiata fugace.
    Per questo non concordo con la citazione della casalinga di Voghera. Perché è offensiva nei confronti dei cittadini, benché ci siano fasce di popolazione sicuramente meno attente a certe tematiche. Perché svilisce il tentativo di fornire contenuti un po’ meno strombazzati, e più ragionati.

    ” O per cosa pensava che venisero pagati i designer della comunicazione? Per creare in libertà o per persuadere in vincolo di contratto?”

    Dall’alto della nostra non conoscenza del brief di progetto, eviterei conclusioni assolutistiche.

    “Usate piuttosto le vostre competenze per scrivere un’uscita signorile che serenamente ammetta che si è finiti in un cicaleccio che non fa onore a nessuno dei partecipanti.”

    Esprimere le proprie opinioni con le argomentazioni è diverso dal cicaleccio di chi usa un lessico inadeguato, critica per partito preso senza addurre motivazioni plausibili, o ricerca impropriamente stralci di iconografia fascista.

  26. “…e’ trapelato un malanimo che si e’ spostato come un vento pazzo da Bersani ai manifesti e dai manifesti alle competenze, e qui intendo fermarmi. Abbastanza deludente questo teatrino impazzito e forse pilotato.”
    Fernando del Vecchio ha colto nel segno: sono fra quelli che hanno criticato i manifesti e devo ammettere, per onestà, che il mio giudizio è stato pilotato. :-)

    “Questi poster non nascono per una fruizione immediata, perché rifuggono lo slogan (lo dimostra la quantità di testo presente)” (Gianvito Fanelli)
    Dimostrazione breve ma ineccepibile. ;-)
    In effetti rifuggono anche la lettura e la comprensione, almeno di un semplice elettore, per quanto interessato ai messaggi del PD e non del tutto sprovveduto.

  27. Il copy è praticamente il discorso di Bersani, quindi il problema è, come io penso, di partito, più che altro. Che forse è la vera motivazione per cui questi manifesti stanno ricevendo critiche feroci (coerenza fra ciò che è scritto e ciò che è il partito).

  28. Prima di insultare un professore come te, Giovanna, qualcuno dovrebbe sciacquarsi la bocca.
    Difficilmente trovo professori che, oltre ad avere una preparazione notevole, riescano anche a trasmettere il loro sapere con una semplicità ed efficacia rare come fai tu. Per questo motivo leggo spesso i tuoi articoli: per interesse, per capire cosa sia la comunicazione, per capire quali sono i miei limiti.

    Io non mi meraviglio di atteggiamenti arroganti e saccenti da parte di attivisti o simpatizzanti del PD per difendere l’indifendibile: è lo stesso partito che chiede di essere così; sono gli stessi dirigenti in massima parte a essere così. Il bello è che non comprendono che queste critiche disinteressate che tu fai sono platino per loro: sono spunti per migliorare una capacità comunicativa imbarazzante, dilettantesca e arroccata sulla presunzione dell’ «io l’ho fatto, quindi è perfetto così.»

    D’altronde cosa si può pretendere da un partito che arruola agit prop da «indottrinare» (hanno scritto proprio così!) per intervenire su forum o nei commenti di articoli riguardanti il PD? Magari ti sei imbattuta in alcuni di questi?

  29. Ho visto i manifesti, letto qualche commento al post precedente e a questo e mi viene da dire, essendo stata cresciuta in uno studio di grafica pubblicitaria da un padre che è stato fotografo e grafico per la sua intera esistenza, che i sapienti del mestiere qui hanno dimenticato una cosa fondamentale: se il tuo lavoro non dice nulla (o, peggio, dice l’opposto di quello che intendevi dire) al tuo target, semplicemente hai toppato. Nient’altro. Hai toppato. Se c’è conflitto tra quello che dici e quello che mostri, non è che puoi chiedere al target di credere per fede che quello che volevi dire è in un punto piuttosto che nell’altro. Non puoi fare un manifesto (cioè, mettere le parole nero su bianco, dargli la solidità della carta) e dire: mi sono spiegato male. Non funziona. Si presume che uno in politica conosca il valore delle parole e che sappia usarle di conseguenza. Se dici che vuoi cambiare le cose, che vuoi coinvolgere un sacco di gente nuova e bla bla bla non puoi farmi un manifesto che odora di anni quaranta. Perfino mia nonna (settanta-e-suonati anni) ha creduto che fossero manifesti di un’altra epoca quando glieli ho mostrati. E qui è il problema: la definizione del target. Deduco dal manifesto (a colpo d’occhio, prima ancora che leggendo i testi – che poi mi danno la conferma) che non sono io trentenne il loro interlocutore, ma i miei nonni. Ma che benefici può portargli questa scelta alle politiche, visto che perfino i miei nonni ne hanno le scatole piene di questa comunicazione fatta di richiami ormai vuoti? Perfino loro esigono uno sguardo a domani piuttosto che a ieri (per fortuna almeno ai miei nonni il mio futuro interessa). Non gioverebbe forse provare a conquistare i nipoti? Certo, ma è più faticoso. I nipoti usano internet, controllano quello che i politici dicono e fanno, in qualche modo conoscono pure i sotterfugi del linguaggio dell’immagine, quindi non è che li fai fessi con una foto. Sanno usare pure photoshop, dannazione! No, decisamente è più comodo rivolgersi ai nonni, quell’elettorato rassicurante che ti ascolta nonostante tutto, perché in fondo tra te, male minore, e l’incognita del cambiamento radicale, preferiscono la via tranquilla e rassicurante del male minore.

  30. Come si dice in questi casi: gioco, partita, incontro.

  31. Pingback: La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD | Ottavo Piano

  32. A me sembra che questa sia una controrisposta NON ARGOMENTATA ad una risposta ARGOMENTATA ad una “recensione” NON ARGOMENTATA. Chi non argomenta e si nasconde dietro espressioni come “i più deboli” “palesi sciocchezze” e altre amenità che mascherano con l’ovvio la totale mancanza di contenuto di questo post, di certo non può pensare di uscire a testa alta da una discussione che poteva essere costruttiva ma è diventata banale per colpa dell’assenza di motivazioni riguardo alle cose dette.

  33. Se l’ipocrisia fosse vento ci troveremmo in piena tempesta.

  34. ragazzi, scoperto il dilemma, è solo una questione di punti
    http://pinterest.com/pin/87257311500809808/

  35. Pingback: Onanismi comunicativi e lo scarso rispetto per il fruitore (il caso dei manifesti del PD) | Tiragraffi

  36. Pingback: Ottavopiano.it » The meme's house » La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD

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