Archivi del giorno: lunedì, 18 giugno 2012

Di politica, grafica e sinistra italiana

Ricevo da Till Neuburg – che molto sa di comunicazione, di grafica, di cultura visiva e di politica, non solo italiane ma internazionali – uno scritto  che prende spunto dalle polemiche degli ultimi giorni sui manifesti del Pd, per interpretarle in un orizzonte più vasto (i grassetti sono miei):

La gragragrafica del Pd

Oggi, tra chi in Italia coltiva ancora l’eredità del sommo Giambattista Bodoni, per catturare lettori, cittadini, habitués visuali, che cosa c’è?

Ci sono (a) le bombe grafiche ‘intelligenti’, (b) una semiclandestina banda di partigiani della cultura visiva, e soprattutto (c) una gabbia similoro, extralarge, dove si trastullano gli uccellacci e gli uccellini che tweetano con emoticon, shopping nelle libraries fotografiche e Photoshop.

I bombardamenti a tappeto innescati dall’ignoranza e dalla volgarità (a), li vediamo esplodere dappertutto, a ogni ora, nei negozi, nei moduli statali, nei giornali, nei biglietti da visite, nei siti, sulle pareti sei per tre, nel packaging, alla tv.

I partigiani rimasti fedeli alla fantasia e alla qualità (b), combattono ancora isolati, in qualche sparuta isola nel mare sempre meno mosso della nostra cultura. Alcuni di loro sono talmente bravi che sono molto più conosciuti fuori Italia che non tra i nostri markettari aziendali, politici o istituzionali.

Infine, nella voliera del trasformismo grafico e del trendismo carpito dalla moda e da Lürzer’s Archive (c), svolazzano i soliti pappagalli, corvi, rapaci, pavoni, avvoltoi, oche da ingrasso, ma anche i galli con la cresta colore Sol dell’Avvenir, dove gli allevatori delle mode intensive e del riciclaggio della cultura geneticamente mai modificata gli sparpagliano di continuo il loro becchime trendy – sotto forma di happy hour, gossip, premi, convegni, nostalgismo vintage, toksciò.

Che i maximi lider del nostro politichese viaggino di preferenza nell’Italo italiano della finta modernità (c), non sorprende. Infatti, osservando la scenografia kitsch in cui il nostro potere appende il suo solito loden bocconiano, non si sa se ridere o arrossire: stucchi, tappezzeria damascata, ninnoli, marmi, peltro, appliques veneziane, poltrone Luigi XV, la solita ortensia d’ordinanza.

Monti stringe la mano

Se invece guardiamo l’ufficio della sua vituperata collega tedesca, alle spalle della Cancelliera c’è solo un ritratto di Adenauer dipinto da Oskar Kokoschka, mentre lei stessa siede su una più che “sobria” poltrona di Charles Eames.

Merkel in studio

Sono due modelli di cultura completamente contrapposti. Di qua la polvere e le auto blu, di là pareti ariose e “Das Auto”.

Questo è “il contesto” che, ovviamente, ha il suo fall out culturale anche nella cosiddetta Sinistra storica. Da quando l’allora PCI si era astenuto nella votazione per buttare giù Andreotti, le cose non sono più sostanzialmente cambiate. Nei vari festival dell’Unità, gli imperterriti compagni “di vertice” continuavano a far montare i soliti striscioni ingialliti che dicevano sempre le stesse cose: Il Sud, Il Posto di Lavoro non si tocca, Le Donne, Per i nostri Giovani, La Cultura è un Valore – non accorgendosi che nel frattempo venivano al mondo strane creature come il divorzio, la Fininvest, l’ecologia, Internet, la telefonia mobile, Schengen, l’Euro, la globalizzazione.

Il badge dell’attuale segretario PD mostra la foto di un buon uomo. Bersani non è né ignorante né cattivo. Ai “suoi” tempi con Prodi era persino un ministro apprezzato ed efficiente. Oggi, il suo ruolo d’ordinanza nel PD sarebbe fare l’allenatore, ma che il reale ispiratore del gioco – e chi decide le sostituzioni in campo – non sia lui, l’hanno capito persino i raccattapalle del giornalismo più servile.

Il noto cospiratore del Copasir è allo stesso tempo portiere, difensore, centrocampista, ala tornante, stopper, capitano, portavoce, presidente e playmaker di una squadra che si rifiuta tenacemente di vincere lo scudetto. L’unico ruolo che D’Alema perentoriamente non intende svolgere è quello di segnare gol. Piuttosto che puntare alla rete avversaria, preferisce segnare autoreti. In realtà, il nostro Maximus è uno skipper sostanzialmente solitario che non solo “Non deve chiedere mai”, ma che semplicemente, ai suoi occhi a spillo, non sbaglia mai. Quando lo intervistano, fa sempre capire con aria impaziente e stizzita, che lui l’aveva previsto, che le cose non stanno come sembrano, che occorre avere pazienza, che le trattative sono difficili, che bisogna sedersi a un tavolo.

Ecco, il tavolo – il suo arredo preferito. Molto meglio se non rotondo, basta che sia quadrato e biposto. Con chi aveva poi discettato per anni in quella torre d’avorio di controllo, lo sanno persino i bambini di Macherio che frequentano le Scuole Steineriane di Milano e Milanello.

Lo Schettino di quella lunghissima crociera politica è palesemente un uomo che non ha mai spinto un carrello in un supermercato, che non sa come sono fatti dentro gli autobus, che non ha mai fatto la fila davanti a uno sportello che non fosse aperto dal suo autista. Pertanto non sa nemmeno cosa siano la grafica, la comunicazione, la pubblicità. Sono tutte cosette che uno come lui delega volentieri ai suoi ufficiostampisti di ruolo, gente palesemente nata e cresciuta con il ciclostile e i floppy disk.

Oggi, per fortuna, il risultato di quest’accultura non è avanti gli occhi di tutti, ma comunque, secondo me, di troppi cittadini. Quei puzzle tipografici sembrano dei sacchi dell’immondizia non ritirati, con sopra l’etichetta NON CONFORME, ma mi ricordano anche gli sportelli delle poste o dell’Inps di qualche anno fa, dove gli avvisi ai cittadini erano incollati, mezzi strappati, ingialliti, cancellati a mano o con lo Scotch.

La grafica di queste frasi strafatte è la citazione di una citazione déjà-vu. Più che fascista, la considero semplicemente sgangherata. Non invita alla lettura. Leggere quei titoli, sottotitoli e sottosottotitoli è come leggere “Boh”.

Tutta quanta l’iniziativa sembra essenzialmente un brief: “Ecco ragassi, queste son le cose che sono venute fuori, vedete un po’ come sistemarle. I ricreativi siete voi. Ma mi raccomando, come diciamo da noi nel Piacentino, l’erba per diventare latte buono non ha bisogno di essere ruminato troppe volte”.

Valli a capire ‘sti politici del piddì. E così, i nostri ragassi della Giovine Grafica si sono detti: “Dai, perché stavolta non proviamo a farlo strano?”