#apply194

Ieri la Corte costituzionale ha dichiarato «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto. Una nuova conferma per la norma che dal 1978 in Italia permette e disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza.

#save194 a Bologna

Bene, ma non è finita. Per ragioni che spiega Loredana Lipperini:

È accaduto ieri. Mentre i giudici della Consulta decidevano sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, erano a Roma, Napoli, Salerno, Bologna, L’Aquila, Mestre, Torino, Milano, Livorno, Reggio Calabria. Erano a Londra. Erano in rete: su Facebook, dove venivano condivise notizie e fotografie dai presidi. Erano su Twitter, dove lo hashtag #save194 veniva rilanciato continuamente fino all’annuncio: la Corte respinge il ricorso giudicando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità sollevata.

Erano le donne e gli uomini che ribadivano diritto di scelta. La sentenza ha dato loro ragione.

Tutto finito? No. Tutto comincia, e comincia adesso.

Accendere i riflettori su una questione significa porla in primo piano, dove è giusto che sia. In queste settimane molte donne e uomini si sono chiesti come mai occorra, ancora, difendere una legge degli anni Settanta.

Occorre difenderla, è la risposta, perché quella legge non solo viene posta sotto attacco da anni, in innumerevoli campagne che da questo momento non vanno più, per motivo alcuno, definite “pro life”, ma solo e unicamente “no choice”.

Occorre difenderla perché è come se non ci fosse. Perché la percentuale di obiezione di coscienza (oltre il 90% nel Lazio, ma con numeri altissimi in tutte le regioni italiane) fa sì che per molte donne sia più semplice andare altrove. Rivolgersi a un privato, o espatriare (come fanno altre donne: quelle cui la legge 40 impedisce, di fatto, di diventare madri).

Occorre difenderla non solo perché verrà attaccata ancora, ma perché, fra pochi anni, non ci saranno più neanche quei pochi ginecologi che la attuano, oggi, fra mille difficoltà.

Occorre difenderla e rilanciare:

  • con una legge che introduca educazione sessuale e al genere nelle scuole, e campagne sulla contraccezione;
  • con il rafforzamento dei consultori;
  • con una presa di posizione netta e pubblica sulla non liceità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti per quanto riguarda la pillola del giorno dopo;
  • con la possibilità reale e diffusa di usufruire della ru486;
  • con misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori e di tutte le altre che sarà possibile mettere a punto in Italia e in Europa, con un coinvolgimento dei rappresentanti dei cittadini che non sia occasionale.

Perché il momento è adesso. I diritti che garantiscono libertà e dignità non sono un ripiego, non sono questione da rimandare a causa di una delle crisi economiche più drammatiche vissute da questo paese. I diritti sono ciò su cui questo paese si regge. Da questo momento, dunque, #apply194.

Postato in contemporanea da Blogger Unite(D): Associazione Pulitzer, Loredana Lipperini, Marina Terragni, Giorgia Vezzoli. Se vuoi, condividi il post anche tu.

33 risposte a “#apply194

  1. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » #APPLY194

  2. La cosa che più mi infastidisce (uso questo verbo per evitarne altri poco eleganti) è sapere che esistono ginecologi che praticavano aborti clandestini (a pagamento) prima della 194 e che poi, per evitare intoppi nella loro carriera, si sono dichiarati obiettori di coscienza per motivi religiosi. I farisei erano nulla al loro confronto.

  3. Pingback: Non è finita: #apply194 « Associazione Pulitzer

  4. Pingback: #APPLY194 | Maschile/Femminile

  5. Perché non iniziare la raccolta di firme per indire un referendum per abrogare l’articolo che prevede l’obiezione di coscienza?

  6. Mettiamo finalmente in chiaro, senza finti o semiconvinti stupori, chi concepisce (sic) e gestisce questo attentato. Grazie alla scienza, la scuola d’obbligo, la divulgazione del sapere, il divorzio, la drastica e diminuzione della mortalità infantile, la Chiesa vede ridursi progressivamente i suoi margini di ricatto. L’ultima arma – la più vile – è la diffamazione dei medici che intendono applicare la legge. Siamo di fronte all’esatto corrispettivo della mafia quando i cittadini che non accettano di subire la violenza dei boss, vengono definiti “traditori”.

    Che l’accusa di assassinio, esca dalle bocche e dalle tastiere di chi ha scelto di schierarsi con un’ organizzazione che nella sua storia ha ucciso “legalmente” milioni di donne (dai roghi delle “streghe” fino agli aborti clandestini), è una provocazione subdola, ipocrita, cinica. La furia ideologica e mediatica esercitata dal clero, fa sì che i medici che non si schierano con l’affarismo sanfedista e ciellino, rischiano di veder bloccata la loro carriera. Tutta l’operazione mi ricorda la vispa Teresa di Calcutta che pubblicamente esaltava la sofferenza dei poveri ma, quando toccava a lei, si fece ricoverare nella lussuosa Clinica Mayo di Rochester negli USA.
    Piantiamola lì, finalmente, di ciarlare di dialogo tra Società civile e Chiesa. Non bastano alcuni, isolati (e dalla stessa Chiesa, osteggiati) ribelli, come Oscar Romero, Hélder Camara, Don Milani, Leonardo Boff, Hans Küng o Don Gallo, per sconfiggere l’oscurantismo, la misoginia, lo strapotere del Vaticano.
    O vogliamo continuare a dare retta ai vari sermoni piddisti che suffragano sempre più penosamente l’entente cordiale tra Liberal Stato in Chiesa liberticida? “«Credo nel soprannaturale e nella trascendenza. Sono credente, nove anni dai gesuiti a Torino hanno rafforzato la mia convinzione religiosa» (Piero Fassino).

  7. Pingback: #apply 194

  8. @Till Neuburg

    Pensa davvero, caro Till, che l’80% delle ginecologhe e dei ginecologi italiani siano sensibili ai dettami della Chiesa sull’aborto? (prendendo per buoni i dati diffusi dai media, ma anche fossero la metà la sostanza non cambia.)
    Non per difendere la Chiesa, neh, che pure merita le sue rampogne (un po’ meno quella sui roghi delle streghe, vedi ad esempio: http://it.wikipedia.org/wiki/Caccia_alle_streghe).

    Molto probabilmente la spiegazione della grande diffusione, almeno in Italia, dell’obiezione di coscienza all’aborto è un’altra. Si consideri che ginecologhe e ginecologi prescrivono regolarmente la pillola anticoncezionale, nonostante il divieto della Chiesa.
    Meglio scoprirla una spiegazione adeguata, se si vuole porre rimedio.

  9. Scusa Giovanna, oggi sto scrivendo troppo, ma non resisto a chiedere:
    a chi può essere venuta in mente l’idea di sostenere l’applicazione della 194 con “misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori.”
    Anche le cause migliori possono affogare nell’assurdità di proposte di questo genere.😦

  10. Pingback: #APPLY 194 | Frequenze di Genere

  11. Risulta fondamentale adesso concentrarsi sulla giusta applicazione della legge in ogni sua parte su tutto il territorio nazionale. Oggi, infatti, l’alto numero degli obiettori rende quasi impossibile, in alcune zone d’Italia, l’interruzione volontaria della gravidanza nei modi e nei tempi ottimali. Per questo proponiamo di effettuare concorsi riservati a medici non obiettori.
    Inoltre, resta comunque l’urgenza di lavorare sulla prevenzione attraverso il rafforzamento dei consultori e un capillare programma di educazione sessuale nelle scuole perché gli adolescenti restano, purtroppo, la parte della popolazione meno assistita e tutelata per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva.

    AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica http://www.aied.it

  12. Reblogged this on Il Ragno and commented:
    Sono molto sollevata dal fatto che la 194 non sia più in pericolo a livello legislativo, e dal fatto che ci sia stata un’ampia diffusione della notizia di quest’ultima aggressione (in che altro modo definirla?). Tuttavia, il disinteresse di molte ragazze che conosco per questa tematica è un segnale preoccupante. E, naturalmente, la battaglia non è finita, perché la 194 NON PUO’ restare lettera morta, e i diritti che sancisce vanno reclamati, ora più che mai, prima che la notizia passi in secondo piano. Teniamo alzato il sipario, e che la lotta ricominci.

  13. Stupendo post. In questo caso, l’Italia e’ 40 anni più’ avanti degli US.

  14. @AIED (“proponiamo di effettuare concorsi riservati a medici non obiettori.”)

    Obiezioni:
    – dato lo stato delle finanze pubbliche, potrebbero solo essere concorsi per rimpiazzare ginecologhe/i che vanno in pensione: quindi tempi lunghissimi;
    – al di là di questo, un concorso pubblico non potrebbe discriminare in base a posizioni morali come l’obiezione di coscienza: sarebbe annullato come incostituzionale;
    – bisognerebbe quindi forse indire concorsi per ruoli dedicati esclusivamente ad attività mediche abortive: ma, ammesso che si possa, quale medico concorrerebbe mai ad un posto del genere?
    (Forse un aspetto cruciale del problema è che nessun/a ginecologo/a è disposto/a a fare aborti come sua attività medica principale, per varie ragioni).

    Siccome il problema è serio, merita che si cerchino soluzioni serie, realisticamente praticabili — tenendo conto di situazioni comparabili in altri paesi.
    (Le mie obiezioni potrebbero essere infondate: non chiedono di meglio che essere confutate.)

  15. L’ obiezione di coscienza viene fatta per motivi personali, i quali non sono assolutamente da mettere in discussione. Il processo alle intenzioni è una cosa da evitare come la peste, dato che non si è nella testa dell’ altro individuo e non si sanno le motivazioni che lo spingono a fare una determinata scelta.
    Inoltre, impedire o anche solo ostacolare l’ obiezione di coscienza è un “no choice” esattamente come le campagne che vogliono abolire la legge 194. Ergo, criticare le seconde e sostenere la prima è una notevole contraddizione in termini.

  16. Quasi tutti, e per prime le donne coinvolte, dicono comprensibilmente che abortire è una brutta esperienza.
    Immagino che sia tale anche per il personale sanitario che pratica l’aborto, in parte per ragioni simili.
    Tanto più per chi, a seguito della diffusione dell’obiezione di coscienza, si fa carico di moltissimi aborti.
    Mi sembra possibile che si sia creato così, indipendentemente dalla posizione della Chiesa, un circolo vizioso che abbia moltiplicato le obiezioni di coscienza.

    Credo si debba realisticamente partire da considerazioni realistiche di questo genere.
    Oltre a campagne per prevenire gli aborti a favore di altre e migliori pratiche anti-concezionali, non riesco a immaginare altro che un consistente incentivo economico per il personale sanitario disposto a praticare aborti — incentivo finanziato da una (lieve) riduzione di stipendio per tutto il personale sanitario.

    Queste sono idee da inesperto, seriamente interessato alla soluzione del problema, nella speranza di idee migliori da parte delle esperte e degli esperti interessati.

  17. Vediamo di chiarire un paio di punti fondamentali che paiono non essere ben chiari qui e altrove: l’obiezione di coscienza non è solo il lato facile della medaglia dei propri valori professati bensì implica necessariamente il lato difficile dell’assunzione di responsabilità nei confronti della legge che non si rispetta con la propria obiezione. Senza rischi, la propria obiezione di coscienza è vaquità: troppo facile dirsi obiettori nel momento in cui vi sono solo vantaggi personali e nessuna conseguenza da pagare.
    Perciò parlare di obiezione di coscienza per farmacisti e ginecologi è logicamente un errore semantico che in modo strisciante si è solidificato diffusamente a forza di sentire ciarlare questi medici e paramedici con il coro dei latrati dei preti.
    Tiriamo quindi fuori il nostro spirito luciferino e vediamo di cominciare, scusate l’espressione, a fare il culo a tutta questa serie di obiettori della domenica – espressione appropriata perché il settimo giorno è quello del riposo e dei battiginocchia. Come si fa a fare il culo a questi illegali violatori della libertà altrui? Facilissimo: li si prende davvero sul serio. Vuoi fare l’obiettore, carin*? E allora te ne cocchi le conseguenze e io ti denuncio perché tu contravvieni a un diritto condificato in legge che devi far rispettare.
    Perciò qualora un ospedale rifiutasse di fornmire la prestazione sanitaria adducendo l’indisponibilità di un medico a effettuare l’aborto, si può immediatamente procedere con la denuncia verso quella struttura sanitaria che a quel punto vedrete scattare con solerzia ed eccesso di zelo dovendo a sua volta effettuare l’intervento, pena licenziamento e potenziale radiazione dei medici che di volta in volta si rifiutino e concreto rischio di risarcimento per indennizzo da danno biologico. Ancora più facile la denuncia contro il farmacista, quella figura professionale che oggi vale meno di un commesso e che osi anche pensare di rifiutarsi di corrispondere alla ricetta di una pillola del giorno dopo. Non fatevi spaventare dall’eventualità di un processo che in pratica non sarà necessario. La denuncia è come il famoso lassativo: basta la parola. Ironia della sorta anche quello è venduto in farmacia.
    Fine.

  18. Vacuità, scusate. Oggi sono a soqquadro.🙂

  19. La mia ipotesi era meno drastica di quella di Ugo, ma andava nella stessa direzione: chi fa l’obiezione di coscienza paghi questa costosa e vantaggiosa libertà, guadagnando meno di chi non obietta.

  20. No no, Ben, è proprio un problema serio di diritto. Se non si vuole svuotare il concetto e il rispetto dell’obiezione di coscienza occorre proteggerla da un uso disinvolto a rischi zero. Un diritto, a maggior ragione della delicatezza e della complessità dell’aborto, si fa rispettare non con la rispettabilità di un incentivo economico ma con la sgradevolezza di una radiazione dall’albo.
    Sappiamo benissimo che oggi moltissimi si dichiarano obiettori per evitare la rottura di un lavoro che non paga in termini economici e che ingrassa le parcelle delle cliniche private.
    Chi fa l’obiettore deve sapere cosa rischia. Se non rischia niente non v’è obiezione. Mi pare chiaro.

  21. Ps
    Attenzione: la mia non è un’ipotesi, drastica o meno. È una realtà giuridica perfettamente tutelata. Solo che il cittadino non lo sa. Si può immaginare quali e quanti pensieri viva una donna che decide di abortire e che di conseguenza a un rifiuto ospedaliero reagirà magari con la delusione rinunciataria di chi è già altrove a bussare a un’altra porta.
    Il medico deve fare il bene del paziente rispettandone la volontà. Il farmacista poi è davvero il massimo.
    Nessuna pietà per tutti coloro perché o sono menefreghisti o sono prevaricatori che impongono la propria etica a persone diverse da loro, negando di fatto la libertà altrui in nome della propria.
    Non riesco proprio a capire come si faccia a insultare l’obiezione di coscienza, pratica che nel passato ha visto in carcere tutti coloro che, consci dell’importanza personale della propria scelta, si rifiutavano di obbedire a una legge. Oggi invece uno si dichiara obiettore e non solo non va in carcere ma invece di lavorare ottiene il giorno libero (pagato per giunta, come ogni dipendente). Incredibile.

  22. Calma, Ugo.🙂
    In termini di diritto positivo, cioè delle leggi attuali, gli obiettori di coscienza sono dalla parte della ragione (e pare siano la maggioranza delle ginecologhe e dei ginecologi, almeno in certe aree, comunque tantissime/i). Non vedo chi e come potrebbe radiarli.
    Certo, si potrebbe cambiare la legge, abolendo l’obiezione di coscienza per il futuro. Poco realistico, oltre che eticamente opinabile. (Nel senso che molti, anche economicamente disinteressati, sarebbero drasticamente contrari. Ma non vorrei entrare nel merito, temo sia pragmaticamente poco rilevante: chi vincerebbe un eventuale referendum sull’abolizione dell’obiezione? Non passerebbe il quorum. Oppure, quale parlamento italiano la voterebbe?).

    Scommetterei invece 1.000 euro che almeno il 30% degli obiettori e delle obiettrici, di fronte all’equazione: obiezione = -20% del proprio stipendio netto da dipendente pubblico rispetto a chi non obietta, rinuncerebbero all’obiezione nel giro di 5 anni.
    Peccato non potere scommettere.😉

    Peccato anche che la mia ipotesi — secondo me più realistica della tua — non sia a portata di mano.
    Però chissà, dipenderà dalla forza ed efficacia della protesta femminile. A proposito, ma perché le nostre compagne di blog non intervengono?

  23. @Ben scrive: “In termini di diritto positivo, cioè delle leggi attuali, gli obiettori di coscienza sono dalla parte della ragione (e pare siano la maggioranza delle ginecologhe e dei ginecologi, almeno in certe aree, comunque tantissime/i). Non vedo chi e come potrebbe radiarli.
    Certo, si potrebbe cambiare la legge, abolendo l’obiezione di coscienza per il futuro. Poco realistico, oltre che eticamente opinabile.”

    È molto semplice, Ben. Primo non ha senso parlare di obiezione di coscienza appunto perché, come ho già spiegato fino alla nausea, senza responsabilità personale e assunzione delle conseguneze di fronte allaLegge non si può parlare di obiezione in nessun caso. Quindi non c’entra niente l’etica: vuoi fare l’obiettore? Cazzo tuoi ma la decisione non è indolore. Chiaro? Altriementi se l’obiezione alla legge fosse permessa dalla Legge stessa senza conseguenza di legge, che senso avrebbe la Legge?
    Secondo: siccome per legge la struttura sanitaria deve assicurare il diritto all’aborto, qualora non avesse medici disponbili la si denuncia iposo facto. A questo punto sarà la struttura stessa a obbligare in un modo o nell’altro i medici. È nelle sue facoltà. Tutto l’equivoco sull’obiezione di coscienza nasce dal fatto che la donna che vuole abortire ha a che fare con la struttura e non con un medico – infatti per legge qualunque medico si prenda carico della interruzione volontaria di gravidanza, anche solo a titolo di consiglio, decade per sempre dallo status di obiettore. Il busillis è tutto qui. Ma basta che una donna denunci immediatamente la struttura sanitaria (che invece è obbligata comunque a fornire l’IVG) e il gioco è fatto. Fermo restando che qualunque medico, obiettore o meno, viene radiato qualora si rifiutasse una IVG nel caso di una possibile minaccia alla salute della paziente.
    Coem vedi la legge esenta ipocritamente il singolo medico ma obbliga la struttura. E come vedi la denuncia risolve sempre e alla radice il problema. A me non interessano le posizioni personali dei medici. A me interessa disinnescare la possibilità che il diritto all’aborto sia svuotato sfruttando una legge che inquadra a titolo di obiezione di coscienza ciò che non lo è per niente.

  24. Ps2
    Non sono completamente convinto di aver dato un contributo esaustivo. Provo a rimediare.
    La legge 194 del 22 maggio 1978 parlava all’art. 9 dell’obiezione di coscienza per un motivo contingente e pratico: il personale sanitario e il ginecologo cattolico di allora, o comunque eticamente orientanto a considerare il diritto all’aborto un omicidio, non poteva essere obbligato a praticare l’aborto. Diciamo che il problema poteva essere una sorta di retroattività contrattuale: essendosi il medico laureato, e avendo cominciato la propria professione, sotto l’assunzione di un quadro giuridico privo di aborto, obbligarlo da un giorno a quell’altro sarebbe stato traumatico sopratutto perché si sarebbe potuto dover gestire una situazione di ribellione numericamente rilevante. Ma dal giorno dopo l’introduzione di legge era già chiaro a tutti coloro che avessero voluto intraprendere lo studio e la professione di ginecologo che l’interruzione volontaria di gravidanza fosse legge dello Stato. Poiché nessuno è obbligato a scegliere una professione come il ginecologo, la pretesa eticità dell’obiezione di coscenza decade anche sotto questo profilo nel momento in cui colui è conscio che la professioen che si andrà a fare implicherà anche la pratica dell’IVG – pretesa eticità che naturalmente non può esistere laddove non vi sia un rischio giuridico personale. Bobbianamente parlando, le condizioni perché una scelta possa essere definita etica sono le seguenti: non deve esserci vantaggio personale, anche potenziale, di qualsiasi ordine (economico, carrierisitico, etc.); occorre che non vi siano altre alternative al fine di ottenere lo stesso risultato; occorre che la decisione implichi una perdita e un rischio per chi la compie.
    Come si può quindi parlare di obiezione di coscienza inerentemente al medico che venga meno a un diritto del paziente senza cadere nella contraddittorietà totale e ipocritamente papalina?

  25. @Ugo
    Se quello che sostieni è vero (non lo escludo), qualcuno dei molti avvocati in cerca di clienti potrebbe offrirsi con successo per le azioni legali che proponi.
    E’ un po’ strano che non succeda, a quel che so (ma forse non sono informato), neanche per iniziativa delle associazioni a difesa della 194, come l’AIED.

  26. Da uomo dico a voi uomini:

    Per una sola volta, proviamo a mettere in soffitta il nostro vantaggio storico immeritato, solo ereditato, di prevalere: qui si disquisisce – tra uomini – quali siano i punti G della libertà, della coscienza, del dovere, del significato semantico di una legge che, in primis, riguarda le donne.

    Proviamo a tornare sulla terra: a furia di subire umiliazioni, alibi, vigliaccate, autentiche porcherie civiche, politiche e culturali, le donne radicali, comuniste e socialiste (più qualche singola combattente del libero pensiero dell’area liberale), erano riuscite a pensare, definire, proporre in parlamento e poi vincere (e rivincere) una battaglia referendaria e poi parlamentare, per legalizzare una pratica che per secoli, per le donne che non erano ricche (!), era diffamante, altamente rischiosa, illegale.

    Ora, con i soliti giochetti, doppiezze e teoremi, le donne devono subire per l’ennesima volta un ritornello tipicamente italiano: Tremate tremate, la Chiesa è tornata.

    Che per motivi palesemente carrieristici e affaristici, la stragrande maggioranza dei ginecologi e dei farmacisti italiani, siano i cinici e lucidi marines di un ennesimo sbarco clericale nella Vandea, è evidente. Solo la Chiesa dispone di truppe, di diffusione logistica e di potenza di fuoco mediatica necessari, per attuare una strage di questa portata. E quando dico strage, non metto in campo uno stratagemma metaforico – ma solo una semplice e tremenda parola. Una parola che sta per assassinio spesso anche fisico (e non solo etico e relazionale), di milioni di compagne, sorelle, amiche, madri – di tutti quanti i cittadini italiani.

    Da uomo, non mi arrogo il diritto e la capacità immaginativa, di poter valutare e descrivere appieno la sofferenza delle donne che vivono l’esperienza (sia legale che illegale), di un’interruzione di gravidanza. Posso solo ascoltare e riportare i loro pensieri, le loro parole, le loro testimonianze. L’unica cosa per la quale ho invece il diritto (e l’assoluto dovere) di espressione, è stare al cento per cento dalla parte delle donne e, dal 1978, anche del diritto.

    Il resto sono stronzate.

  27. “Il resto sono stronzate.” (tillneuburg)

    Illuminato da questa folgore, richiamo i miei dubbi nella fogna cui appartengono.

  28. @Ben scrive “Se quello che sostieni è vero (non lo escludo), qualcuno dei molti avvocati in cerca di clienti potrebbe offrirsi con successo per le azioni legali che proponi. E’ un po’ strano che non succeda […]”
    Cos’è questa? Un’illazione? O è vero o non è vero: tertium non datur.
    Naturalmente è vero (art. 9 e 10) e le ragioni di una mancata denuncia vanno cercate altrove. Un ripassino di questi due articoli mi pare non possa che giovare.
    Legge 194 del 22 Maggio 1978

    9. Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni. L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.

    10. L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386 . Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all’assistenza mutualistica. Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 5 e dal primo comma dell’articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attività nell’ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sarà istituito il servizio sanitario nazionale.

    Come vedi la legge viene svuotata dall’interno attraverso la pseudo obiezione. Epperò nel momento in cui le denunce pioveranno sulle strutture sanitarie, queste potranno benissimo correre ai ripari istituendo tra i criteri di assunzione la non obiezione di coscienza. Il tutto è perfettamente legale e risponde a criteri di efficienza della struttura ospedaliera in accordo con il rispetto della legge che le obbliga a fornire il servizio di IGV. Vuoi fare l’obiettore, caro il mio ginecologo furbetto? Rispettiamo la tua sofferta decisione però qui non c’è spazio per il tuo lavoro. Puoi sempre andare in un’altra struttura a obiettare, no?

  29. – scusate ma spostate un attimo l’attenzione:
    – questo post è commentato da quante ragazze in età fertile?
    – quanti aborti vengono fatti su immigrate?
    – ricordo sommessamente che viviamo in un paese dove si trova normale non curare un immigrato perché non è regolare.
    Tutti hanno diritto ad avere una coscienza, tutte le donne hanno diritto a scegliere di abortire. Io sarei favorevole ad una quota obbligatoria di medici non-obiettori.

  30. Nei miei commenti su #apply194 ho cercato di spostare il discorso da ciò che sarebbe giusto a ciò che sembra più realisticamente fattibile per risolvere i problemi di applicazione della 194 — con tutti i limiti della mia dichiarata incompetenza, ma con l’intento di sollecitare interventi più esperti.

    Ad esempio, sia Carlo Flamigni, noto ginecologo, sia Stefano Rodotà, noto giurista, hanno proposto di abolire l’obiezione di coscienza, e una propsta praticamente simile è stata fatta qui da Ugo.
    Simili proposte non sembrano però realisticamente fattibili nel mondo così com’è (come ammesso da Rodotà): l’obiezione di coscienza del personale sanitario all’Interruzioni Volontaria di Gravidanza è garantita quasi ovunque (la Svezia è un’eccezione) e nel 2010 l’Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa ha votato una risoluzione a sostegno dell’obiezione di coscienza alla IVG, a sua volta sostenuta in Italia anche dalle recentissime mozioni parlamentari da parte di Radicali-PD, PD e IDV (vedi Notizie radicali) — sebbene fossero mozioni a difesa della 194.

    Idem per l’assunzione di nuovo personale non obiettore da destinare alla IVG, data lo stato della finanza pubblica italiana.
    Le cifre sull’obiezione di coscienza all’IVG del personale sanitario italiano indicano che il fabbisogno sarebbe assai consistente: le obiettrici/ori in Italia sono oltre 18.000 fra ginecologhe/i, anestesiste/i e infermiere/i. Precisamente obiettano il 70,7% delle/dei ginecologhe/i, il 51,7 % delle/degli anestesiste/i e il 44,4 % delle/degli infermiere/i.
    (Vedi tab. 28 in http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1585_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf)

    Accontentarsi di dire cosa è sbagliato e cosa sarebbe giusto fare, senza occuparsi seriamente di che cosa si possa fare davvero nella realtà così com’è e come prevedibilmente sarà nei prossimi anni, a me sembra poco. Le deplorazioni fini a se stesse, anche se di opposto segno, lasciamole al Papa, che in questo è imbattibile.🙂

  31. @Ben
    Ripeto: non occorre eliminare la (pseudo) obiezione di coscienza, che sappiamo benissimo essere impresa ardua oltre a prestare inevitabilmente il fianco a infinite giaculatorie. Questa è chiaramente un’arma spuntata. Basta semplicemente DENUNCIARE le strutture che dichiarano indisponibilità di personale e far esplodere la contraddittorietà della legge 194, che da un lato obbliga all’ìespletazione di un servizio ma disimpegna senza conseguenze proprio quel personale che volesse esimersi.
    È davvero difficile capire che per costringere i ginecologi a non dichiararsi obiettori occorre metterli davanti a un bivio carrieristico per cui se vogliono obiettare non lavorano in pratica nella sanità pubblica o lo fanno nella misura in cui il numero dei non obiettori è sufficiente a garantire l’espletazione di un servizio in accordo con la Legge? Inutile fare spallucce di fronte a questo argomento con la sensazione che siccome non è stato utilizzato allora sia inane. Più realistico è supporre che le basse denunce siano da ascrivere come già detto al clima psicologico che media(tica)mente vive la donna che abortisce. Una denuncia implica la possibilità di un processo e quindi è il modo meno appopriato per buttarsi velocemente una dolorosa esperienza dietro le spalle, qualunque posizione si abbia nei confronti dell’aborto. Per questo le denunce latitano e su questa incertezza psicologica gli obiettori prosperano.
    Altro che Rodotà o Flamigni, che prendono la strada più tortuosa e avendo a scopo, anche giustamente aggiungo, l’affermazione del Diritto con la D maiuscola finiscono per peccare di inefficacia. Allo stato attuale non è un processo risovibile per top down ma per bottom up.

  32. @Ugo
    d’accordissimo sulle denunce, se potranno dare esiti vantaggiosi per le denuncianti. (Non sono abbastanza competente giuridicamente per avere un parere al riguardo.)
    Ne basterebbe una con esito vittorioso, per dare un avvio — nonostante la comprensibile riluttanza delle vittime, che giustamente metti in conto.

  33. Aggiungo, se può essere utile, che Mirella Parachini, ginecologa, membro di Direzione Associazione Luca Coscioni, vicepresidente Fiapac, ha dichiarato:
    “Le donne, che ad oggi a causa di una cattiva applicazione della norma, subiscono illegittimi dinieghi per l’accesso all’IVG poiché non ci sono medici disponibili o non viene somministrata la RU486 denuncino immediatamente l’interruzione impropria di servizio, saranno sostenute dall’Associazione Luca Coscioni.”
    Vediamo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...