Il vero uomo, nemico di se stesso

Un altro tassello nell’immaginario del superuomo tutto d’un pezzo, in lotta perenne contro qualcosa o qualcuno, con un obiettivo unico: vincere. È ciò che Gillette propone con il testimonial Fabio Scozzoli, campione europeo di nuoto: «Ogni giorno una partenza vincente».

Si comincia al mattino presto, guardandosi allo specchio per radersi, cari ragazzi e cari uomini, perché lì dentro scoprite subito la dura realtà: il vostro «vero avversario» siete voi.

E non c’è da dubitarne, specie se avete interiorizzato fin da piccoli il mito pubblicitario del maschio perfetto: muscoli ipertrofici e plastificati, prestazioni fisiche eccezionali, senso di competizione sparato al massimo. In questo quadro il primo nemico sarà sempre il vostro corpo che, per quanto vi sforziate, difficilmente potrà eguagliare i modelli proposti.

Come dico e scrivo da almeno tre anni, i problemi della rappresentazione mediatica del corpo umano, e delle sue possibili ripercussioni sullo sviluppo psico-fisico dei bambini e sulle scelte degli adulti, non riguardano ormai più solo le donne.

Auguri (clic per ingrandire).

Gillette, Il meglio di un uomo

Possiamo aggiungere questa campagna alla riflessione sul corpo maschile cominciata su questo blog tre anni fa. Vedi anche, a ritroso:

Sulla pelle degli uomini (intesi come maschi), 30 novembre 2011

Bello e impossibile (4): l’esplosione Bang e l’apoteosi Pirelli, 2 dicembre 2010

Il corpo degli uomini, 23 novembre 2010

L’uomo che fa ridere 2, 20 settembre 2010

Gran Prix all’ironia sul macho, 29 giugno 2010

Bello e impossibile (3), 12 aprile 2010

Bello e impossibile (2), 19 novembre 2009

L’uomo senza paura (o quasi), 11 novembre 2009

L’uomo che fa ridere, 28 ottobre 2009

L’uomo normale, 26 agosto 2009

L’uomo instancabile, 27 luglio 2009

Bello e impossibile, 12 giugno 2009

L’uomo in ammollo, 8 giugno 2009

15 risposte a “Il vero uomo, nemico di se stesso

  1. Sba(di)gli. Mi ricordi la Zanardo e la sua ostinazione paranoica nel voler identificare la modella magra e filiforme come virus dell’anoressia. Detto questo la pubblicità rimane decisamente fascista, ma non è l’origine del male, semmai l’accettazione/sfruttamento di uno stato di implosione reazionaria collettiva. Questi devo vendere a un popolo di reazionari, mica ai figli dei fiori. Tu pensa che da quando ragiono così non mi cresce manco più la barba :-) Si chiama trasmutazione della sostanza (ok, ora dirai che sto trollando).

  2. Mi sembra si calchi la linea che si usa per le donne: il nostro corpo è il nostro nemico. Rughe, sudore, peli bianchi, troppi peli, pochi peli, calli, eccetera, tutti inestetismi e fastidi con la relativa “cura” proposta dai produttori di cosmetici. Il cosmetico non aiuta ad essere più belli e piacevoli, deve aggredire un “nemico”. Insopportabile.

  3. Secondo me c’è una discreta differenza tra il modello proposto maschile e quello femminile: quello maschile è sano, quello femminile mica tanto. E’ possibile che una ragazza si rovini la salute per assomigliare a una modella quasi anoressica; credo che, invece, per ogni ragazzo che riuscirà a causarsi danni seri a causa di allenamenti eccessivi o prodotti farmaceutici pericolosi ce ne saranno cento, prima sedentari, che inizieranno a fare un po’ di sport. I modelli maschili sono (quasi) tutti sportivi.
    _
    PS: non ho letto gli altri articoli sull’argomento. Mi riprometto di farlo, sembra un tema molto interessante e di cui si parla poco.

  4. ma è giusto che uomini così sconfiggano sé stessi fino all’estinzione della specie

  5. Quoto ilcomizietto: è l’enfasi della pubblicità: il nostro corpo, la polvere, il grasso, sono tutti nemici da combattere. E bastano pochi euro per illudersi di vincere (e rimanere delusi o perenni illusi)

  6. (ops, ho esagerato con i due punti :P)

  7. Calma, plus1gmt :-):
    competere con se stessi, anche per restare in forma, quasi tutti lo fanno, almeno un po’, e non fa poi così male. Non sempre, dipende dal quanto e dal come. Mai fatta un po’ di dieta? Un po’ di jogging? Per certe cose un po’ aiuta, per altre no, anzi.

    Certo, se si dà solo questo messaggio, o quasi, e lo si dà quasi sempre in modo esasperato (come in questo caso), Giovanna ha ragione.
    Ma qualche messaggio di segno opposto — tipo “La mattina mi coccolo. Di cioccolata. In tazza, fondente, al latte…” (inventato, chiedo venia) — mi pare che ci sia pure.

    Forse non possiamo pretendere che una singola pubblicità dia sempre un messaggio equilibrato. Forse è quasi inevitabile che le pubblicità tendano ad accodarsi a ideologie e mode socialmente diffuse, sotto qualche aspetto deteriori.

    Il principale antidoto dovrebbe forse essere la capacità innovativa dei pubblicitari, magari con un pizzico di saggezza.
    Scusate la banalità, ormai l’ho scritta e la invio. :-)

  8. Ogni sera mi guardo attorno, lancio uno sguardo, e se viene raccolto non ho piu`nemici (ne`interni, ne`esterni) per almeno 24 ore. :)
    Si puo`dire che questa pubblicita`e veramente triste? Preferisco il sorriso di Federer, che tra l`altro ha molti meno muscoli ed e`piu`umano da quando perde 1 partita su 2. Pero`adesso chiedo la Pellegrini in costume aderente per par condicio!

  9. Luziferszorn, no, non stai trollando. Quando lo fai te lo dico (evidentemente il concetto di troll non ti è ancora del tutto chiaro, essendo a te troppo vicino :-) )

    Allora. La risposta che dai tu è esattamente quella con cui alcuni pubblicitari di solito difendono il loro lavoro: noi non siamo avanguardia di niente, dicono, noi rispecchiamo la società, diamo alla società e al mercato ciò che la società e il mercato chiedono. Così facendo, però, contribuiscono a fare (e confermare) sia la società sia il mercato. E i circoli viziosi si moltiplicano.

    Il nesso fra immagini come queste e alcuni problemi di rappresentazione e accettazione del proprio corpo c’è, caro Luziferszorn (ma anche caro Ben). Non sto sostenendo nessun determinismo banalizzante, per carità: gli esseri umani sono complessi, le società pure, per cui non sto dicendo affatto che se uno vede quell’immagine, o dieci e cento come quelle, automaticamente gli nascono i problemi di accettazione del suo corpo. Come non c’è un nesso di causazione lineare fra il vedere dieci cento mille immagini di modelle magrissime e il diventare anoressiche. Certo che no: gli esseri umani non sono catene idiote di cause ed effetti e né io né Lorella Zanardo (citata da Luziferszorn) siamo così sciocche da aver mai detto o implicato una cosa del genere. D’altra parte, è chiaro: sottoposte alle stesse cento immagini di modelle magrissime, una ragazza diviene anoressica e un’altra no, perché entrano in gioco numerosissimi fattori individuali e familiari nella costruzione di una personalità, non bastano certo quelli mediatico-sociali a portare a un esito o all’altro.

    Ma negare il rilievo che queste pubblicità hanno nella società contemporanea è banalizzante tanto quanto la posizione presuntamente deterministica da cui Luziferszorn si dice così annoioato da sba(di)gliare.

    Nei disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia e la vigoressia (che è il corrispettivo maschile dell’anoressia) il ruolo delle immagini mediatiche è ormai riconosciuto (e dimostrato) dagli stessi psicologi, medici e operatori sanitari che hanno in cura le pazienti e i pazienti. Non a caso da alcuni anni si inseriscono in terapia anche percorsi di riflessione ed elaborazione individuale e collettiva sulle immagini pubblicitarie. Come lo so? Sono in contatto diretto con almeno tre centri (pubblici, serissimi e riconosciuti) di cura dei disturbi alimentari.

    Insomma negare il ruolo della componente mediatico-sociale nelle psicopatologie individuali mi pare sciocco, oltre che fuorviante (e deresponsabilizzante per gli operatori dei media e della comunicazione). Poi è certamente problematico, caso per caso, capire quale sia esattamente il ruolo delle immagini mediatiche e quanto giochi in relazione ai fattori individuali e familiari che hanno portato una certa persona a soffrire di un certo problema.

    Spero di essermi spiegata: non è facile in poche righe. Ma non c’è niente di semplicistico né ideologico né tanto meno pregiudiziale nella mia posizione; al contrario, viene da anni di osservazione e di lavoro interdisciplinare svolto assieme a operatori sanitari e psicologi. Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.

  10. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  11. @ Giovanna
    “Il nesso fra immagini come queste e alcuni problemi di rappresentazione e accettazione del proprio corpo c’è, caro Luziferszorn (ma anche caro Ben)”
    Sono d’accordo, e ho apprezzato il tuo post, senza nessuna obiezione, o almeno non mi sono accorto di averne.

  12. Senza negare il ruolo delle immagine pubblicitarie nella nostra cultura, da quel poco che ho letto so che l’anoressia è certamente qualcosa di più complesso del “semplice” desiderio di essere magri/e. Ma non sono un esperto di disturbi alimentari per cui mi taccio

  13. Giovanna, scusa se insisto come uno scolaretto noioso, ma questa pubblicita` e` brutta e anche un po` strana anche per la mancanza di sorriso. Siamo tutti abituati al sorriso forzato a 32 denti, vabbe`, ma qui c`e` un militare con la mascella contratta che dice al proprio corpo \”ti spiezzo in due\”. Manca ogni emozione positiva, c`e` una rabbia ed una violenza repressa di stampo fascista (concordo con Luziferszorn). Banalizzando, e rispondendo a violenza con violenza, il copy che ha scritto questa schifezza ha avuto un\’infanzia infelice e non ci sta a che qualcuno possa essere felice e accettarsi. Roba da denuncia ai serivizi sociali (per il copy, of course).
    (Viva la barbetta incolta e a quel paese i rasoi ossessivi quadrilame).

  14. giovannacosenza wrote | martedì, 3 luglio 2012 alle 7:48 pm |
    Luziferszorn [...] La risposta che dai tu è esattamente quella con cui alcuni pubblicitari di solito difendono il loro lavoro
    ——————————
    Mah, io direi proprio di no. Ho parlato di “accettazione” e “sfruttamento” di un clima reazionario e non credo nessun pubblicitario dica di sé cose simili. Magari sotto ipnosi…

  15. dio che sonno. banalità accatastate

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...