Il corpo degli uomini sulle riviste per gay

Davide, studente al primo anno della magistrale in Semiotica, ha svolto per l’esame di Semiotica dei consumi un’analisi della rappresentazione dell’omosessualità maschile in un corpus di riviste italiane destinate a un pubblico LGBT, da cui emerge come l’omologazione e plastificazione dell’immagnario gay segua percorsi simili a quelli che riguardano il corpo femminile.

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Nelle parole di Davide:

«Che si tratti di testi verbali o visivi, pubblicitari e non, e indifferentemente rispetto al tema dei testi specifici, la presenza di corpi – per lo più a torso nudo – è imprescindibile. In questi rintracciamo, traslati in ottica omoerotica, tutti i canoni di ipersessualizzazione, oggettificazione e autonomizzazione delle parti che Lorella Zanardo osservò, relativamente alla rappresentazione mediatica del corpo femminile, nel noto documentario Il corpo delle donne (2009). È quanto meno contraddittorio che questa pertinenza compaia, in modo così ossessivo, all’interno di una cultura che si dà come militante. [...]

Cosa fanno e cosa desiderano i maschi raffigurati? Lavorano come modelli o escort, desiderano “ovviamente sfilare su passerelle importanti, o diventare fotomodello o attore di cinema o tv”  [Luimagazine, n°6, giugno 2012, p.25, estratto dall'articolo "Il ragazzo del mese"]. Anche quando il proprio mestiere non ne prescrive la nudità, l’ostentazione simbolica del corpo è comunque omologata ai valori della realizzazione e del successo. Di più, si è rilevanti solo attraverso un corpo a norma. Che si tratti di cantanti, stilisti, scrittori o ragazzi comuni, i personaggi intervistati e trattati dalle riviste gay sono sempre qualificati attraverso il proprio corpo. [...]

Flexo Padova

Il “culto del bello” degenera in una riduzione oggettuale della sessualità all’immagine. Differentemente dalla necessità di spiritualizzazione dell’attività sessuale che si avvertiva nella mentalità greca e poi, ancora più forte, in quella cristiana, qui la desiderabilità dell’individuo si gioca sulla restrizione fisica che, com’è ovvio, inerisce la conformità del corpo ai canoni normativi capitalizzabili e specifici. Ne consegue, come vedremo, che il corpo è tanto più sessualmente desiderabile quanto più (in una scala prettamente quantitativa) muscolare o quant’altro. In quest’ottica è più chiara la consueta assenza di volti dei corpi sessualizzati, dato che la bellezza del volto è un fattore più identificante e qualitativo. È un bello quanto mai relativo.

È probabile che se un marziano sfogliasse queste pubblicazioni, penserebbe che l’omosessualità sia una strana pratica autoerotica, magari consistente nella contemplazione di sé in posizioni improbabili. Come già accennato, l’enfasi sul consumo tende all’isolamento degli individui. In entrambe le riviste [Pride e Lui magazine]– annunci stampa compresi – la dimensione relazionale è pressoché assente, fatta eccezione per due approfondimenti sul cinema GLBT in Pride

Scarica da qui la tesina: Davide Puca, Omosessualità TM. Analisi semiotica delle riviste LGBT

44 risposte a “Il corpo degli uomini sulle riviste per gay

  1. sarebbe stato parimenti interessante il riferimento estetico queer nelle riviste mainstream.

  2. Bravo Davide! Infatti in queste riviste ci sono spesso approfondimenti sui diritti gay e mi sembra un controsenso, visti i contenuti fotografici e pubblicitari! Come se su Playboy ci fossero articoli di Zanardo.

  3. Articolo interessante e bravo Davide, anche se un rifiuto così categorico del corpo e della corporeità maschile mi sembra troppo riduttivo. Dove si colloca in questo discorso l’estetica gay? Dove “The Beautiful Boy” di Germaine Greer?

  4. Mi colpisce come questa analisi, e tante altre simili, ignorino totalmente una prospettiva biologica, o sociobiologica, o etologica. Come se le vicende della sessualità, maschile e femminile, nelle varianti etero e omo o altro, dipendessero esclusivamente o quasi dalla cultura.
    Difficile sostenere un punto di vista del genere per qualsiasi comportamento umano, tanto più se riguarda il sesso (che è una delle cose in cui siamo più strettamente imparentati cogli altri primati).

    Vi sono pochi dubbi che la sessualità umana, nelle sue varianti di genere, sia influenzata in qualche misura dalla cultura. Ma se, com’è probabile, le strutture di base sono sociobiologiche, sarebbe meglio tenerne conto, anche per capire che cosa influenzi che cosa.

    Tenerne conto indurrebbe poi forse a valutazioni più tranquille e realistiche — pur senza nessuna indulgenza verso comportamenti grossolanamente o sottilmente prevaricatori e irrispettosi, anche quando spiegabili in termini sociobiologici.
    Compagne e compagni politically correct di tutto il blog, per favore non linciatemi. ;-)

  5. E purtroppo il fenomeno è esteso anche ai social network relazionali come Facebook… dove ho imparato a riconoscere gli uomini gay, o perlomeno una folta schiera di loro (mi dispiace dirlo, quindi anch’io spero di non venire linciato), dalle foto dei loro profili, che offrono inquadrature oggettivanti, di pettorali e addominali. Il bello è che per quasi 1 anno non li distinguevo (o forse istintivamente sì, ma faticavo a tradurre la distinzione in quadri cognitivi, perché ero ancora inesperto di questi temi) dalle “normali” foto in costume da spiaggia, ossia con la testa o della figura intera; forse anche perché altre schiere optano per foto mezzo busto o suppergiù, con spalle scoperte. Questo in effetti, unitamente al fatto che coloro che postano le foto oggettivanti hanno quasi sempre fisici scolpiti in palestra, mi fa supporre che questi ultimi siano in realtà gli stessi che compaiono sulle riviste, ossia modelli e attori, dunque una categoria che forse andrebbe considerata a parte. Ma d’altronde se considero che invece la grande maggioranza degli uomini che mostrano di preferire le donne non usano foto del loro corpo, temo di aggiungere argomenti a sostegno di Ben…

  6. ” Differentemente dalla necessità di spiritualizzazione dell’attività sessuale che si avvertiva nella mentalità greca e poi, ancora più forte, in quella cristiana, qui la desiderabilità dell’individuo si gioca sulla restrizione fisica che, com’è ovvio,..”

    “spiritualizzazione dell’attività sessuale..?” mi chiedo quando capiremo che l’attività sessuale può essere spirituale, materiale, fisica, mentale, selvaggia, romantica, dolce, tutte queste cose insieme ed altre ancora.
    ho trovato interessanti le osservazioni di Ben

  7. io non voglio linciare nessuno, ma vorrei sapere: il fatto che ad alcuni,magari a molti (certo non a tutti) maschi gay piacciano queste immagini ritenute “oggettivanti” (mah…) che dovrebbe significare? Sarebbero forse sintomo di un immaginario erotico “malato” o “da cambiare” per il loro bene? Io non credo, il fatto che molti uomini gay piazzino su facebook foto di addominali scolpiti perchè mai dovrebbe essere un problema?

  8. cara Alida Vismara ma stà scherzando…. oppure è stata rapita dagli alieni che le hanno rubato il cervello ?

    Uno è libero di pensare come vuole, ma non è libero di dire certe castronerie…..

  9. D’accordo con Paolo1984 (che spero non mi abbia frainteso): “perché mai dovrebbe essere un problema?” Fra l’altro, non vedo grandi differenze fra questi torsi maschili e quelli di Fidia, Michelangelo, Rodin, qualità artistica a parte.

  10. Provo a rispondere alla domanda “perché mai dovrebbe essere un problema” la foto oggettivante su Facebook. Io suggerirei un paio di “perché”. Primo, la foto del profilo non è una foto da collezione in un album che tutti possiamo avere e mostrare privatamente, ma viene usata per indicare l’intera persona e circola in spazi più o meno pubblici, non troppo diversamente da quelli ultra-mediatici di una rivista; quindi se l’accettiamo come innocua, forse dovremmo anche tornare a chiederci di cosa stiamo parlando, cosa c’è di male nel targetizzare un prodotto dando a un pubblico ciò che quest’ultimo desidera e cioè pezzi di carne, dunque quest’analisi di semiotica dei consumi dovrebbe interessare soltanto i pubblicitari? Secondo, il fenomeno indica che in molti abbiamo interiorizzato uno sguardo & metodo mercificante sui corpi per la nostra reale vita di relazione con le persone, ovviamente anche qui si potrebbe obiettare “cosa c’è di deviato o di patologico” e via dicendo ma allora dimentichiamo anche i riferimenti a Lorella Zanardo: la quale poneva come un problema il fatto che le donne abbiano interiorizzato lo sguardo e i canoni del maschile e del commerciale per squadrarsi e valutarsi, anche lì potremmo obiettare “cosa c’è di male o di patologico?”, quantomeno impariamo a esserne consapevoli.

  11. E’ un articolo molto interessante. Da perfetto ignorante in tema di semiotica e significazione dei simboli, non posso che esser contento nel constatare che in ambito universitario emergano discussioni così vicine al mondo omosessuale. Complimenti allo studente – ed anche all’ambiente che frequenta, evidentemente valido substrato per una trattazione culturale capace di guardare oltre le barriere dei pregiudizi.
    _

    Rispondo comunque ad Enzo C, quando dice:

    “..dove ho imparato a riconoscere gli uomini gay, o perlomeno una folta schiera di loro (mi dispiace dirlo, quindi anch’io spero di non venire linciato), dalle foto dei loro profili, che offrono inquadrature oggettivanti, di pettorali e addominali.”

    ..Lungi da me cimentarmi in un improprio botta e risposta :) ma sento di dire che questa tendenza delle fotografie di torsi “decapitati” non è tipica della sola omosessualità, ma piuttosto delle persone che hanno una certa concezione “totalizzante” della fisicità e che attribuiscono un ruolo centrale alla muscolatura. Mi vengono in mente, ad esempio, i culturisti. Mi sembra che anche su molte riviste rivolte ad uomini eterosessuali, almeno in teoria (ce n’è una famosissima che presumo conosciate tutti) ci siano spesso fotografie di bicipiti, pettorali e quadranti addominali in vista.

    Spesso associata ad un parziale desiderio di anonimato (vedasi i network d’incontro, ad esempio), la suddetta tendenza nel presentarsi con fotografie “acefale” può anche essere uno strumento indiretto per “mercificare il proprio corpo ma non la persona tutta” – come a voler abbracciare l’idea che sia il volto soltanto – e lo sguardo in particolare -ad esser sinonimo d’identità.

    Il tutto avrebbe dunque più chiavi di lettura: aderenza a canoni estetici omologati; mercificazione della sessualità, grande “vetrina” d’esposizione di corpi ben fatti; difficoltà nel conciliare la dimensione emotiva a quella più sfacciatamente istintiva.
    _

    Da omosessuale ben lontano dal volersi identificare in questi canoni di bellezza – e con un’avversione profonda per le foto di corpi decapitati in tema di network, non posso che seguire con interesse le vostre argomentazioni al riguardo. Grazie mille, dunque, per questa stimolante lettura!

  12. non ho letto la tesina, che ho comunque scaricato. La mia domanda è tuttavia molto più diretta e meno raffinata. Posto che abbiamo constatato da tempo che c’è un’ostentazione del corpo assolutamente ingiustificata, ecc.ecc.: E QUINDI?

  13. fossi moderatore dl blog,censurerei la spam di alida vismara, che passa le giornate a pubblicare lo stesso deleterio commento su qualunque post parli di omosessualità.
    http://www.facebook.com/alida.vismara

  14. Noto, nei commenti, che c’è stata come una traslazione del significato da analisi semiotica a problematica etica/estetica e, perchè no, anche morale (moralistica?).
    Credo che Davide volesse analizzare come non “il corpo”, bensì “un certo tipo standard di corpo” sia diventato (nella comunicazione dei media e quindi nell’immaginario collettivo che le è imprescindibilmente legato) la base e la rappresentazione dell’immaginario erotico.
    Sia questo femminile o maschile, le persone si identificano e sognano quei corpi e ne fanno, consciamente o inconsciamente, il loro ideale.
    Corpi che non esistono nella realtà, corpi che per ottenerli (qualora ci si riesca) necessitano di lunghissimi tempi di cura e dedizione. Tempi che vengono sottratti ad altre possibilità di coltivare le proprie capacità ed il proprio talento e dunque di mostrarli.
    Comunicare attraverso queste immagini e questo immaginario è come arrendersi e gettare via altre possibilità di comunicazione, più vive e soprattutto più afferenti alla propria realtà.

  15. @Tutti
    “[...]Posto che abbiamo constatato da tempo che c’è un’ostentazione del corpo assolutamente ingiustificata, ecc.ecc.: E QUINDI?”
    Forse a molti dei commenti è sfuggito un piccolissimo particolare che a mio giudizio autorizza e impone una critica severa all’omologazione e plastificazione del corpo – e non è certo la presunta negazione della libera scelta o della canonizzazione estetica che ogni epoca produce a costituire problema, così come non è un problema gay ma abbraccia tutti i generi in una contaminazione sovente inconscia per chi la opera/subisce.
    Il piccolissimo particolare è che la costruzione di una estetica simile implica infiniti sacrifici di ogni genere (economici, temporali, psicologici, relazionali) e non v’è la benché minima garanzia di ottenere gli stessi risultati estetici dei paradigmi proposti, figuriamoci delle aspettative a essi collegate.
    Mettiamola così: l’investimento ha un rischio elevatissimo in rapporto al possibile rendimento e perciò l’interessante tesina di Davide e il discorso semiotico più generale di Cosenza finiscono per operare a salvaguardia del portafoglio esistenziale di chi incautamente non immagini l’altissima probabilità di dissiparlo.

  16. Credo che non ci sia nulla di male a presentare uomini e donne come oggetti sessuali, anche accentuando le caratteristiche che li/le rendono sessualmente desiderabili. Anche nelle relazioni intime più felici, questo fa parte del gioco sessuale, che naturalmente non si riduce a questo.

    Il problema nasce quando invece l’immagine della donna si riduce a questo soltanto, come se le sue qualità di oggetto sessuale fossero ciò che la definisce completamente o prevalentemente. (Per l’uomo non mi pare che questo succeda, se non molto marginalmente. Forse neanche nel materiale esaminato da Davide.)

    Il documentario della Zanardo vale, secondo me, in quanto denuncia la riduzione dell’immagine della donna a oggetto sessuale e nient’altro.
    Idem in molte pubblicità denunciate in questo blog: è questione di quantità, di misura.

    Insomma, porsi ed essere visti ogni tanto come oggetti sessuali desiderabili, volendo e potendo (ma tutti possiamo in qualche misura se solo ci curiamo un po’ del nostro corpo e del nostro abbigliamento), è cosa buona e bella. Quello che è brutto, e che alle donne regolarmente capita, è di essere considerate (e di considerarsi) quasi esclusivamente e quasi sempre come oggetti sessuali.

  17. M. “sento di dire che questa tendenza delle fotografie di torsi “decapitati” non è tipica della sola omosessualità, ma piuttosto delle persone che hanno una certa concezione “totalizzante” della fisicità e che attribuiscono un ruolo centrale alla muscolatura”. Concordo. Io ero completamente ignorante di palestra e culturismo, poi per ragioni personali legate a un infortunio ho cominciato a frequentare una piccola palestra, e mi sono accorta con sorpresa del modo incredibile che hanno alcuni, anche molto giovani, di presentarsi, di instaurare relazioni, di comunicare… anche le loro foto su fb parlano chiaro… parlo di maschi eterosessuali, che sognano di fare i tronisti e vanno in brodo di giuggiole per essere stati chiamati a fare le comparse mezzi nudi in tv o in un film… io non li giudico ed anzi, alcuni di loro sono ora miei amici. Registro semplicemente, con sconcerto, che per il loro (legittimo) sogno di sfondare puntano solo ed esclusivamente sul fisico. Non sanno recitare, hanno una dizione orrenda, e purtroppo il mondo dello spettacolo li accetta comunque, perchè sono muscolosi e sono belli. Se li mangia. Scusate sono andata un po’ off topic ma è da tanto che penso al problema del “corpo degli uomini”… è anche la prima volta che scrivo qui :-)

  18. Sono d’accordo con quanto scrive Davide (vogliamo parlare delle lesbiche ritratte quasi esclusivamente come panterone ammalianti?).

    Non vedo per altro in che modo l’ovvia attrazione su base biologica potrebbe giustificare e rendere buona cosa una consuetudine tutta culturale, e costruita: molto banalmente, si dà il caso che la normalità delle persone non sia quella rappresentata, nè nel caso delle donne nè nel caso degli omosessuali ambosessi.
    E se può esserci eccezione per il culturismo che M. cita perché davvero in esso lo scopo è il corpo fatto in un certo modo e la pratica che consente di ottenerlo, ciò non vale per le rappresentazioni non specifiche di riviste e siti in cui si parla di vita a tutto tondo, di diritti e di necessità relazione, di vivere una normale vita di coppia. Circondati da proposte che non promettono affatto vita di coppia e vita quotidiana normale, mi si consenta il termine, ma piuttosto offrono sesso.

    Non è neppure vero che per vendere occorre tutto questo.
    E’ una scelta, e se ora fatichiamo ad uscirne nondimeno l’abbiamo voluto. L’essere più o meno consapevoli che sulle riviste campeggiano modelle e modelli non risolve il problema di scoprirsi diversi, e che diversi sono gli altri che incontriamo; dai quali involontariamente tendiamo ad aspettarci caratteristiche e capacità (per non dire prestazioni) simili a quelle promesse sulle pagine.
    Potrà non piacere, ma è così che funziona, a forza di essere sottoposti al bombardamento delle immagini e delle allusioni silenziose.

  19. beh mi sembra che questo articolo dica chiaramente che questo problema riguarda anche lo sguardo omosessuale. mi stupisce perché mi sembra che assumere la consapevolezza della propria omosessualità comporti un lavoro di riflessione su di sé, sul desiderio, sul rapporto con l’altro, che in qualche modo dovrebbe liberare da una visione stereotipata dell’oggetto del desiderio. Possibile che solo la tartaruga sulla pancia ecciti? possibile che le pose debbano essere sempre quelle, come appunto le donnine sul calendario dal meccanico, sulle copertine, nelle trasmessioni televisive, nelle pubblicità? Possibile? Spero sempre che ci sia qualcuno in grado di disseminare germi di novità e di libertà dentro la nostra società per sganciarci finalmente da questi stereotipi che ci intrappolano. Ho immaginato che un aiuto in questo senso potesse venire da gay e lesbiche, ma forse no. Forse la massificazione (dei consumi, della cultura…) richiede la semplificazione e la riduzione a stereotipo. Se restassero lì dove sono in televisione, andrebbe bene; se sapessimo comunque distinguere tra il privato e il televisivo… Eppure mi pare che questi modelli siano decisamente pervasivi. non ci sappiamo difendere.

  20. E’ vero, come suggerisce Ugo, che c’è una tendenza a canoni di bellezza rigidi e irraggiungibili (per quasi tutti). C’è in riviste come Playboy e in quelle esaminate da Davide, nella moda, negli spettacoli TV criticati da Lorella Zanardo, ecc.
    Ma la cultura di massa offre anche una grande varietà di modelli di bellezza e successo più abbordabili — specialmente dive e divi della canzone di svariatissima e imperfetta bellezza, ma anche attrici, attori, campionesse e campioni di svariati sport — con cui possono identificarsi ed effettivamente si identificano centinaia di milioni di ammiratrici, ammiratori e fan.

  21. mima, fatto. Grazie, cerco di non censurare mai i commenti, ma in questo caso ci voleva. Non era infatti un commento, ma spamming.

  22. bisognerebbe fare un altro documentario sul corpo degli uomini. anche su questo ce n’è da dire e finalmente potremmo trovarci uniti nel difendere la bellezza dei nostri corpi normali e pieni di significato e vita.

  23. Mi piace questa discussione, ma temo che, personalmente, ci sia qualcosa che mi sfugge. Nel senso: veniamo sottoposti quotidianamente ad un canone di bellezza assoluto, siderale, per tendere al quale molti sono disposti a diversi sacrifici di vario tipo che si riveleranno probabilmente inutili. Detto questo, mi pare che la domanda rimanga la medesima: e quindi? Tutti sanno benissimo che per avere la tartaruga (che personalmente mi piace e non poco) ci vogliono sforzi disumani: alimentazione, esercizio aerobico… Ciononostante molti di noi fanno un tentativo. Non ci trovo nulla di strano in questo: se poi facciamo dipendere la nostra autostima esclusivamente da questo, la cosa diventa patologica (e su questo non ci piove). Gli ideali di bellezza, mi sembra, sono quasi sempre un artificio (il vitino da vespa, i piedi microscopici, gli anelli al collo, gli addominali scolpiti…) tuttavia, pur essendo perfettamente consapevole di questo, io – come tanti altri – subisco il fascino di questo canone estetico, per quanto “inventato”. Il perché, non sta a me dirlo, è così e basta. I ragazzi di bell’aspetto mi attraggono eccome (vi ho detto che sono gay?), li desidero intensamente. Magari non sanno mettere quattro parole in croce, ma mi piacciono ugualmente. La questione si sposta poi su che tipo di relazione si possa instaurare su un piano esclusivamente fisico (cioè con poco o punto coinvolgimento intellettuale), ma questo è altro affare. Non trovate?

  24. Velies Thyrrens
    E quindi?
    Riassumerei in uomo avvisato mezzo salvato. Se nasci gazzella è patetico voler assomigliare a una zebra, se nasci ippopotamo poco saggio è voler diventare una lepre. Anche perché ritenere innocuo subire il fascino di un difficilmente raggiungibile canone estetico è pericoloso quando quel canone vale per te come per gli altri. Perché se hai la fortuna genetica di corrispondervi buon per te. Ma se appartieni alla stragrande maggioranza che non è tale son dolori perché gli altri continuando ad anelare a quei modelli ti snobberanno più o meno dichiaratamente con tutta una serie di violenze più o meno sfumate, con tutta una serie di compromessi più o meno dolorosi.
    D’altronde restano sempre gli antidepressivi, gli psicologi, le abbuffate, il sesso a pagamento, lo shopping compulsivo, la droga, la tv, i sogni, i ponti da cui saltare.

  25. Ps
    Ben scrive: “che c’è una tendenza a canoni di bellezza rigidi e irraggiungibili (per quasi tutti). C’è in riviste come Playboy e in quelle esaminate da Davide, nella moda, negli spettacoli TV criticati da Lorella Zanardo, ecc.
    Ma la cultura di massa offre anche una grande varietà di modelli di bellezza e successo più abbordabili — specialmente dive e divi della canzone di svariatissima e imperfetta bellezza, ma anche attrici, attori, campionesse e campioni di svariati sport — con cui possono identificarsi ed effettivamente si identificano centinaia di milioni di ammiratrici, ammiratori e fan”

    Alt, troppa carne al fuoco. Playboy è consumato da uomini che nel fare ciò non patiscono in prima persona un modello irraggiungibile cui tendere e che al massimo, chiusa la rivista, rimangono frustrati non dall’omologazione bensì dalla varietà delle curve che distinguono la propria fiancée dalle conigliette del mio omonimo Hugh Efner. Playboy viene consumato dagli uomini a detrimento delle donne :)
    Quanto alla maggior abbordabilità e identificazione con divi della canzone, attrici e attori, campionesse di sport, con questo argomento si va di male in peggio perché se l’acquisto di diete, servizi da palestra, griffe, look et similia può comunque dare l’illusione formale, momentanea e soggettiva di una qual certa aderenza a un modello di successo non vedo quali speranze di emulazione vengano dalle oggettive caratteristiche (non imitabili per semplice acquisto da carta di credito) delle professioni da te indicate.
    Al dunque: la cultura di massa offre modelli emulativi irrangiungibili per creare un mercato di servizi e beni acquistabili sfruttando la natura vanesia
    di noi poveri disgraziati che andiamo in campo vestiti con l’ultimo completo di Federer pensando che il nostro gioco sia più credibile agli occhi altrui, o ci sbattiamo di addominali per immaginare la stessa sorte (e carriera) di un J.D. Brad Pitt con la sua Thelma Geena Davis.
    Cosa c’è di male in tutto questo? Nulla se hai un buon rapporto con la frustrazione.

  26. ok, a parte l’ovvia considerazione che chi dedica tempo alla cura del proprio aspetto esteriore non è detto che abbia fare il tronista come massima ambizione o non riesca a trovare il tempo pure per leggere qualche libro (può essere che sia un ignorantone felice di esserlo ma non credo che tutti lo siano).
    C’è una cosa però che continua a sfuggirmi: sono di costituzione esile, non ho la tartaruga e non la voglio anche perchè non ho voglia di affrontare le fatiche che comporterebbe ottenerla..però mi chiedo, se decidessi, senza avere ambizioni da “culturista”, di fare sport, andare regolarmente in palestra, tonificare la mia muscolatura e postassi gli avvenuti “cambiamenti” su facebook..ciò vorrebbe dire che mi sto “mercificando”? sarebbe la prova provata che mi sto svalutando come persona, che trascuro il mio sviluppo mentale? Io non credo che sia così semplice.
    Insomma denoto anch’io già nell’analisi ma ancor più in alcuni commenti un corto circuito tra analisi semiotica e considerazioni di carattere etico e morale (comunque rispettabili, per carità)..da questo punto di vista i commenti di Ben mi paiono i più equilibrati

  27. Io credo che il “problema” esposto riguardi la presenza di un unico di tipo di “segno” (parlando di semiotica), che veicola sempre il medesimo messaggio, ripetuto ossessivamente senza variazioni, che non rispecchia il caleidoscopio di “significanti” offerto dalla natura umana.
    Non c’è niente di male in un bel corpo, ma se l’essere umano diventa solo corpo, a mio avviso si perde parecchio di quello che è un essere umano nella sua interezza.
    Per come l’ho interpretato io, l’articolo voleva sottolineare il fatto che certe riviste presentano una sola tipologia di immagine, nessuna alternativa, associando a questa unica immagine tutta una serie di concetti: bellezza, successo, eros.
    Non credo che si volesse accusare chi va in palestra di essere “inferiore” in qualche modo a chi non ci va, bensì denunciare il fatto che solo certi corpi trovano uno spazio in certe riviste, che questi corpi hanno caratteristiche fisse, stereotipate, che spesso sono addirittura privi di volto, e che sono sempre associati agli stessi concetti: bellezza, successo, eros.
    Ci sono solo loro. E tutte le altre tipologie di persona? E’ questo il problema: l’omologazione, l’appiattimento…

  28. WHOA! Ugo, quando ho detto che lo ritenevo INNOCUO? Mi sembrava di non averlo fatto e certo non lo intendevo. Quando dicevo “e quindi?”, intendevo dire che il “problema” è chiaro, ma che al momento non si intravedono soluzioni (ammesso che ce ne sia bisogno): mi pare che, al giorno d’oggi, l’influenza di canoni estetici irreali sia un fenomeno pressoché irreversibile. Per esserne immuni si dovrebbe essere sempre vissuti in un’ISOLA DESERTA, senza avere contatti con alcuno (meno che mai con quelli che a questi canoni estetici sono stati sottoposti, sennò si ricomincia). Per questo condivido quello che dice Paolo1984. Poi è chiaro che chi si fa una fissazione patologica sul fisico ha bisogno di uno psicologo. Temo però che gente così se non avesse l’ossessione del corpo, ne svilupperebbe comunque un’altra…

  29. Non ho ancora letto la tesina ma lo farò perché sembra davvero molto interessante. Personalmente, la cosa che mi infastidisce di più, non è tanto quella cascata di corpi nudi maschili che vedo quando sfoglio le riviste con target lgbt(qi*) magari cercando nel mezzo articoli interessanti di cultura, politica, etc, piuttosto mi ha destato sempre stupore il fatto che il “corpo a norma” per i gay di tutto il pianeta ormai sia quello riproducente lo stereotipo iper-macho, sotto la tartaruga, ci vedo un atteggiamento sessista. :) La cultura gay è fatta anche dal sesso tra uomini, dal desiderio dei corpi, dalla pornografia e questo è irrinunciabile e fonte di orgoglio, però rinunciare alle mille sfumature che ci sono tra i colori dell’arcobaleno solo per vendere qualche ingresso in disco e sauna e labirinto in più, questo mi infastidisce. Perché è ovvio che in questo modo non tutti i gay vengono rappresentati – per non parlare delle lesbiche anch’esse target della rivista- Ma la “commodification” di fenomeni che sono stati contro&sotto culture è un processo normale, è accaduto- e sta accadendo tuttora anche per il femminismo e per moltre altre nicchie ( di mercato).
    Il movimento gay lotta ancora per i diritti, e si è fatto sentire anche da poco, il marketing gay, è solo marketing.

  30. Ringrazio Davide per l’interessante lavoro, che mi prenderò l’impegno di leggere, e Giovanna, per avercene messo al corrente.
    A me la questione pare non solo interessante, ma calda e importante.
    Molte volte ho provato frustrazione, perplessità e/o scoraggiamento di fronte ad atteggiamenti, individuali e collettivi, di persone gay – io per primo ne ho avuti e ne ho, quindi l’analisi la faccio su di me per primo – che puntano così tanto e in maniera così ostinata a porre in primo piano l’erotismo, la piacenza, la carica sessuale, anche in contesti del tutto inopportuni. Qualche domanda è doveroso porsela. Non si sta demonizzando niente e nessuno – io resto un amante della ricerca estetica e dell’erotismo e del piacere di picersi – si parla di immaginario collettivo.
    Una coss interessante sarebbe confrontare le riviste italiane e straniere. Molto cambia in base al grado di integrazione e accettazione del paese.
    Mi viene in mente che su vkontakte, un socialnetwork per russofoni simili a fb (dove sono iscritto), la stragrande maggioranza di ragazzi gay posta quasi eslusivamente foto o video porno. Nient’altro. Conoscendo la realtà russa, non mi stupisce: è come un luogo di sfogo, l’ora d’aria dopo la repressione della giornata.
    Mi fa riflettere.

  31. in una bacheca facebook questo post è stato ripreso con la seguente didascalia “Quindi sembrerebbe ancora più evidente che ciò che si deve cambiare è lo sguardo maschile…” ora io sono certamente un po’ paranoico e chiedo in anticipo scusa ma quando leggo frasi come queste mi preoccupo un po’ e mi preoccuperei pure se nel mirino ci fosse lo sguardo femminile, etero o gay, (non capisco chi esattamente deve cambiare cosa e con quali strumenti tenendo conto che siamo su un terreno delicatissimo come la sessualità, l’eccitazione sessuale?)
    detto questo, va bene la consapevolezza, fa bene Amedeo a interrogarsi ed è molto interessante la sua opinione sui gay russi che come reazione ad una società repressiva si rifugerebbero nel porno e sopratutto va bene chiedere che le riviste gay o non gay diano spazio a corpi e a ideali di bellezza quanto più vari possibile

  32. Complimenti a Davide per la tesina che ho letto con immenso piacere, che bel lavoro, ce n’era bisogno! Interessante quando in una nota della tesina viene constatato che in Uk la rivista “gay times” ospita quasi sempre in copertina una coppia maschile… in questo caso, provando a contestualizzare, va notato che in uk le coppie dello stesso sesso possono sposarsi -o robe affini- e che il wedding e adozione bambini è diventata la novità da sfruttare all’interno del “pink pound”, e così, da qualche anno, è tutto un fiorire di pubblicità di anelli e rifugi romantici dove poter spendere il proprio amore ;-) Complimenti ancora per il tuo lavoro!

  33. @Ugo
    il mio giudizio indulgente riguardo ai canoni di bellezza proposti da molta cultura di massa è parziale, dato che nella mia ampia parentela ci consideriamo più belli/e di molte star. :-)
    Forse lo siamo anche. ;-)
    Di sicuro la presunzione, che alimentiamo allegramente fra noi, è un buon antidoto alla frustrazione.

  34. Giusto, Ben. Io ad es sono uno schianto: l’altro giorno mi hanno costretto a mettere delle autoreggenti bianche (in sala operatoria) e ho fatto un figurone della madonna.

  35. E’ buffo pensare su come almeno rispetto a questo punto ci sia la parità di trattamento, anche se non è un trattamento positivo.

  36. Letta finalmente la tesina di Davide, molto istruttiva… Mentre mi sconcertano le reazioni di contrarietà o perplessità di fronte alle sollevate implicazioni “morali” o “moralistiche” della questione, come se si potesse disquisire di semiotica su questi temi in chiave “amorale”, neutra, puramente tecnico-scientifica: è forse quest’ultimo il tono dell’articolo di Giovanna, che io e qualcun altro magari abbiamo frainteso? Forse Lorella Zanardo o chi con lei, quando criticano la mercificazione e omologazione del corpo sui media, non stanno sollevando una questione morale? E Davide stesso, quando parla di “risultato preoccupante” e di “circolo vizioso nel quale non si danno opportunità di ricambio culturale e di pluralizzazione dei modelli”, non esprime forse un giudizio morale e una questione di etica, pur soltanto nell’ambito della comunicazione mediatica?
    @Paolo1984 / M.: I miei paralleli con Facebook erano accessori e si riferivano prettamente alla foto del profilo, che, come accennavo, ha un ruolo comunicativo, semiotico e simbolico differente da quello di altre foto che trovano spazio in un album. Beninteso considero che spesso non è così nella realtà, ossia molti anche non “corpomaniaci” (se mi è concesso chiamarli così) usano la foto del profilo (più spesso che non la foto di copertina del nuovo Diario, che non ha ancora sostituito la vecchia Bacheca in vari profili) come una specie di “vetrina per le loro news” (ad esempio un surfista dopo aver raccontato l’esperienza un po’ sconvolgente dell’avvistamento di uno squalo, per un po’ di giorni sostituisce la sua foto del profilo con una foto da un film d’animazione raffigurante un squalo sogghignante e minaccioso), ma la ricorrenza di torsi nudi decapitati tra le foto del profilo degli uomini gay è un fatto lampante, che li rende riconoscibili anche dalle loro reti di amici (dove si riscontra la stessa incidenza). Una cosa dunque è inserire una propria foto oggettivante negli album, come io potrei inserire quella di un piede con le cicatrici del mio intervento ortopedico, insomma per una sorta di “documentazione”, semplicemente per mostrare cose agli amici; altro è metterla, regolarmente o suppergiù, come foto che fa bella mostra di noi ovunque la nostra presenza compaia sul social network, come i commenti e le liste dei fans, che poi adesso compaiono sempre più spesso anche sul web aperto in blog e siti di giornali… Altri miei conoscenti non gay che praticano il culturismo o il fitness, ben più raramente postano immagini del loro corpo oggettivato e non come foto del profilo, con questo non intendo dire che lo stereotipo è “corretto” e non posso sostenerlo con statistiche scientifiche ma è un fenomeno che riscontro a occhio, diciamo così.

  37. sono d’accordo che la foto del profilo è particolarmente importante in quanto parla di noi, dice chi siamo, quali sono i nostri interessi (io ho messo il J.D. Dorian di Scrubs)..e tuttavia per forza di cose non può essere esaustiva..personalmente se come foto del profilo uno o una mette la foto di un “pezzo” del suo corpo a me viene da pensare che è solo molto contento/a del corpo che ha e vuole mostrarlo, magari è un “esibizionista” ma non necessariamente uno/a stupidone/a che pensa solo alla palestra, all’aspetto esteriore e non sa mettere due parole in fila (forse è davvero stupido/a..ma io che ne so? Lo decido dalla foto del profilo?)…sicuramente non penso che si sta “degradando”
    Quanto alla Zanardo (che poi il suo blog come anche questo non si occupano solo e soltanto di tematiche strettamente “di genere”, è bene ricordarlo), io credevo che volesse principalmente criticare l’immagine femminile dominante in certa tv generalista italiana e chiedesse un maggior pluralismo e tutela verso il pubblico delle ragazzine minorenni..mettersi a fare “questioni morali” sulle scelte di persone adulte riguardo al loro corpo e alla loro vita lo trovo sempre rischioso e ho avuto modo di rimarcarlo sul blog di Lorella Zanardo e su altri

  38. Riguardo alle foto del profilo su Facebook io non ho mai dato giudizi di “stupidità”, perché anzi nella scelta di omologarsi e di oggettivarsi vedo molta intelligenza e astuzia; ma già sul fatto che molti di noi scelgano di non giudicare una persona dalla foto sui social network, avrei da insinuare che è una mentalità squisitamente italiana, perché nei paesi più evoluti la reputazione si basa anche su queste cose, infatti uno dei consigli più ricorrenti degli esperti per gli italiani che cercano lavoro all’estero è quello di non mettere come foto del profilo una propria immagine a torso nudo, nemmeno se “normale” (cioè tipo in spiaggia col costume e quindi non oggettivante) e nemmeno su Facebook, perché i recruiters giudicano la serietà e correttezza di una persona anche da come si pone nella vita relazionale privata. E arrivando alla degradazione di sé, è una realtà effettiva in caso di mercificazione del corpo, anche se noi possiamo scegliere di non giudicarla nella vita pubblica come anch’io faccio perché condivido grossomodo le posizioni della Zanardo. E quest’ultima nei suoi scritti pone anche riflessioni critiche sul fatto che le donne abbiano iniziato a guardarsi & valutarsi coi canoni dell’occhio maschile e mediatico: questa è una questione che deborda dall’ambito della TV, e tocca la vita privata fino a lambire la questione delle scelte, certamente non è scevra da giudizi che implicano questioni morali, proprio per questo motivo viene difficilmente compresa e/o accettata da chi ha interiorizzato la legittimità del sistema mercificatore, che tende a soffocare ogni istanza valoriale in favore dei bisogni (il mercato si perita per l’appunto di essere il sistema migliore per rispondere ai bisogni reali della gente, così ad esempio il bisogno di prostitute sarebbe reale e notevole mentre le istanze anti-mercificazione del corpo sarebbero ipocrite e false). Quando torneremo a renderci conto che non esistono dimensioni scevre da giudizi e dalle implicazioni di quei giudizi?

  39. va bene Enzo, diciamo pure che ho interiorizzato il sistema mercificatore, ma questa storia dello sguardo maschile mediatico interiorizzato mi è sempre parsa ostica: in base a quale criterio dico che la tal donna ha fatto proprio uno “sguardo maschile-mediatico”? Perchè gira in minigonna? Perchè si è fatta una plastica al seno? Perchè vuole dimagrire? Perchè si depila? Perchè ama atteggiarsi in un certo modo?Ed è sufficiente per giudicarla “meno libera” (perchè è lì che si va a parare) di un’altra? Chi adotta uno stile di vita “anticonformista” è generalmente considerato una persona “libera” e mi sta bene, ma chi sente che quello stile di vita non fa per lui/lei o comunque non vuole adottarlo fino in fondo è per forza uno schiavo che ha interiorizzato la schiavitù? Faccio domande
    Quanto al colloquio di lavoro, è chiaro che l’immagine conta (ogni uomo si fa la barba e si “mette in tiro”prima di un colloquio di lavoro o anche un incontro galante o qualunque “appuntamento importante” come fa anche una donna del resto) e conta pure la foto del profilo, ma rimango della mia idea.
    Lo so benissimo che non si sfugge ai giudizi altrui e alle implicazioni che comportano…ma se lasciassimo le persone fare le proprie scelte riguardo al proprio corpo e alla propria immagine, conformiste o anti che siano, in pace, se le lasciassimo anche sbagliare e eventualmente pentirsi non sarebbe meglio? Faccio solo domande

  40. se poi certe scelte sono dettate non tanto o non solo da piacere personale, ma da precisi calcoli “economici” o comunque in vista di vantaggi economici e/o sociali che si vuole ottenere, a maggior ragione ci troviamo davanti ad una persona “furba” come hai detto, che possiamo disapprovare e anche giudicare se vogliamo, ma non possiamo certo stabilire se è libera o no.

  41. L’uomanità, presenta un modello unico e quello che chiamate intierezza è un mondo costruito nella direzione unica di un universale maschile, con l’aiuto di dio. Mi spiace che tanti intelligentoni/e non capiscano che siamo entrambi i generi (o quanti siamo) nella cacca ..e quindi? speriamo che ce la caviamo..

  42. Pier Luigi Longombardi Peretti

    Spesso le foto dei profili (facebook o di altri siti ancora più “specializzati”) sono acefale per salvare l’anonimato dei molti gay che, se riconosciuti, avrebbero problemi a casa, sul lavoro, in strada, coi matti omofobi, o con gli stessi gay.
    Del resto, nei siti in cui si cerca sesso occasionale a me pare ovvio che si inseriscano foto di sole parti del corpo: non stai cercando l’amore della tua vita, ma solo un paio d’ore di intrattenimento eminentemente fisico.
    Comunque qui manca tutta la parte più importante, cioè l’analisi psicologico-psicodinamica che si può celare (ogni caso è a sé) dietro questa fiammata di narcisismo dilagante.

  43. Pingback: Su Guido Barilla e la comunicazione Gay Friendly, appunti natalizi | SemioBo

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