L’Università di Bologna fra le prime 200 nel mondo

È appena uscita l’edizione 2012-2013 del QS World University Rankings, una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa, dove Bologna appare al 194° posto, unico ateneo italiano fra i primi 200.

QS Top Universities

Come tutte le classifiche, anche questa è relativa e opinabile. In particolare, è  controverso quel 40% di punteggio (la percentuale più alta) che dipende dalla «Academic Reputation»: il QS World University Rankings quest’anno ha chiesto a oltre 46.000 accademici in tutto il mondo (l’anno scorso erano circa 34.000), raccolti fra autocandidature, passaparola e database vari, cosa pensano di questa e quella università (QUI ti spiegano la metodologia). È chiaro che, per quanto 46.000 accademici siano molti, un buon tasso di autoreferenzialità e  anglocentrismo è inevitabile.

Detto questo, facciamo qualche considerazione.

Bicchiere mezzo vuoto: il 194° è un posto basso, specie se si ricorda che l’anno scorso l’Università di Bologna era al 183°, perciò è calata di 11 posti. Se l’ateneo non fa qualcosa per invertire la tendenza, l’anno prossimo avrà ben poco (= ancora meno di oggi) di cui vantarsi. Specie considerando che il Politecnico di Milano (244° posto, ma era al 277°) e la Statale di Milano (256° posto, dal 275° dov’era) stanno salendo.

Bicchiere mezzo pieno: l’università di Bologna è l’unico ateneo italiano fra i primi 200 nel mondo, e sono felice di farne parte (ci tallona solo «La Sapienza» di Roma, al 216° posto, in discesa di 6).

Ma se guardiamo alle facoltà umanistiche, il bicchiere si riempie ancor di più, perché scopriamo che Bologna sta al 54° posto nel settore Arts & Humanities e al 76° in Social Sciences & Management. È di questo risultato che sono particolarmente contenta, visto che insegno e faccio ricerca nel settore umanistico, che sia sotto l’una o l’altra denominazione.

Unibo Humanities

Certo, preferirei (di molto) stare fra le prime dieci, ma suvvia: considerati tutti i guai che abbiamo in Italia, non c’è malaccio.🙂

15 risposte a “L’Università di Bologna fra le prime 200 nel mondo

  1. Se “non c’è malaccio”, come tu dici nel tuo commento, in merito alle facoltà umanistiche, c’è da disperarsi per quanto riguarda le discipline scientifiche. Fisica ad esempio (la facoltà dove ho studiato) è giù al 180 posto. Ci sarà certamente un bias anglocentrico nel sondaggio di QS/WUR, però ciò che era l’Alma Mater ormai appartiene alla storia e non alla cronaca. La domanda immediata è: cosa fare ?

  2. Confermo: ai tempi del mio Erasmus a Santiago di Compostela (2006), quando al corso di Comunicazione audiovisiva dissi che venivo da Semiotica/Bologna mi guardarono come si guarda un informatico che viene dalla Silicon valley, inclusa la prof😉

  3. Per uno che si è laureato in Scienze Politiche, in via Strada Maggiore… Certo che sono contento, siamo i più antichi e… i migliori

  4. Cara Giovanna,

    Continuo a pensare a un concetto che Ugo ha riportato su questo blog: ogni paese , anche il piu` disastrato, ha un 1% di eccellenze in grado di competere a livello internazionale. Piu` ci penso, piu temo sia questa la chiave di lettura del QS ranking e di altri aspetti della scarsa competitivita` Italiana.
    I centri di eccellenza, tipo Normale, Polito e Polimi, Bologna, IIT, in parte la stessa Sapienza, fino a qualche anno fa erano montagne tra le colline, oggi sono montagne in una pianura, visto che le colline (le altre universita`) NON ESISTONO PIU` a livello internazionale.
    Continuando in questa analogia oro-matematica, l` abbassamento delle montagne non si nota molto, ma il cambiamento del rapporto tra le altezze delle montagne e delle colline si nota eccome, visto che quando il denominatore va a zero, il rapporto va a infinito.

    E allora, una rappresentazione del sistema universitario italiano attraverso il ranking deve considerare le altre universita`. E li` siamo messi male.
    Non vorrei pero` suggerire di investire nelle universita` minori, assolutamente. Anzi, se fossi un legislatore, prenderei atto che le universita` minori sono ormai dei comunity college, e le trasformerei nel braccio armato dell`insegnamento postsecondario e della continuing education.

    Ovviamente sono solo opinioni.

    Mi conforto con il bel posto (47) dell`Universita` dove probabilmente lavorero`….

  5. Un’altra questione su cui riflettere è il contrasto che vedo tra le classifiche internazionali e quelle elaborate a livello nazionale. Queste spesso evidenziano le buone e viortuose performances degli atenei più piccoli nei confronti delle grandi università (Milano, Roma, Bologna, Torino, Genova). Nelle classifiche internazionali, invece, gli atenei “di provincia” sprofondano, soprattutto rispetto ai “grandi”. Ad esempio, mi chiedo come possa l’Università di Modena e Reggio Emilia ottenere ottimi piazzamenti nelle classifiche del Sole24Ore e del Censis (per carità, non sono il QS World University Rankings :-))
    http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/07/universita-classifica-generale.pdf?uuid=127027c2-cf59-11e1-b430-3f396934b146
    http://www.studenti.it/files/pdf/20110720/atenei_censis_2011.pdf
    E poi ritrovarsi dopo la 600 posizione nel QS World University Rankings (http://www.topuniversities.com/institution/universita-degli-studi-di-modena-e-reggio-emilia).

    Non sarà che oltre ad un non troppo celato anglocentrismo, ci sia anche una certa indifferenza verso la realtà provinciale (che in fin dei conti è prevalente in Italia)? Oppure sono le classifiche italiane ad essere mal costruite?

  6. Fab, mi sembra logico. Un` universita` di provincia e` di solito debole e in molti casi si tratta di scuole superiori promosse ad universita`. Vedi Latina, Rieti, Caltanissetta, Tuscia: le prime due sono inutili dependance di Roma, la terza di Palermo, la Tuscia e` una scuola di Agraria. Con le dovute eccezioni, dovute all` aggregazione di un ottimo corpo docente e alla presenza di un buon tessuto industriale (Trento, Trieste). Negli USA, per esempio, le universita` sono in provincia ma per una questione logistica e di costi, non perche` la provincia funzioni meglio.

  7. Dovute eccezioni che evidentemente non sono considerate se comunque sia Modena e Reggio E. sia, come sottolinei, Trento e Trieste sono considerate in Italia ottime concorrenti della grandi università e, invece, nel QS si trovano dopo la 450° posizione (Trento), dopo la 500° (Trieste) e dopo la 600° (Modena e Reggio E.).

  8. Fab, ti faccio notare che 450 e 500 sono posizioni migliori della 600. Quindi ci sono delle eccezioni, come osservavo. Prova a considerare anche il ranking per area geografica, indicato nel QS.

  9. Scusami Enrico, sono consapevole del fatto che le posizioni tra la 450 e la 500 siano della 600. Mi pare di capire che ritieni Trento e Trieste le sole eccezioni del panorama universitario “provinciale”, mentre Modena e Reggio E. (ad esempio, ma si potrebbero citare Ferrara, Urbino, Udine…) sono paragonabili al distaccamento di Latina della Sapienza. Può darsi che la prospettiva dalla quale osservo (quella di studente che ha studiato e conosciuto da vicino la realtà universitaria di Roma e che ha deciso di abbandonarla dopo la triennale per proseguire gli studi a Reggio E.) sia pregiudicata da pregiudizi e scarsa conoscenza, e che tu abbia ragione e sia in effetti così. A quel punto, però, la risposta alla mia domanda iniziale (che ho rivolto a te o comunque a chi ha più esperienza del mondo accademico) sarebbe: sì, le classifiche italiane (Sole24Ore, Censis) – e aggiungiamo anche i dati relativi alle performances dei laureati (Almalaurea) – sono mal costruite e distorsive della realtà.
    Resta il fatto, infatti, che pur ammettendo che Modena e Reggio E. (e le altre) siano non meritevoli, le stesse eccezioni a cui ti riferisci (Trento e Trieste) concorrono o addirittura ottengono risultati migliori delle grandi università (ad esempio Bologna) nelle classifiche italiane. Ma poi il QS dice che Bologna è 194°, Trento e Trieste dopo la 450° posizione (distanza ben maggiore che di quella che separa la 450-500° dalla 600° posizione!). E’ evidente quindi che ci sia una divergenza netta tra il QS e le classifiche italiane: l’importante è sapere qual è quella sbagliata🙂

  10. Ottima l’osservazione in merito alle università cosiddette provinciali ed alla diversita di ranking fra il QS ed il Sole: chi si occupa di valutazione non potrebbe confrontare i metodi e vedere in cosa differiscono?

  11. Fab, per lavoro mi tocca leggere i ranking e pensarci abbastanza spesso. Allora, le prime 10 in Qs sono bologna, sapienza, polimi, unimi, padova, pisa, tor vergata, polito, firenze, pavia, unito. tra le “province”, Padova non conta, e`trainata da medicina, pisa dalla normale, pavia e`la prima vera provinciale. E si notano differenze tra USA, Germania, e Italia, soprattutto a livello delle provinciali. Mentre in altri paesi le universita`piccole, provinciali, e giovani di solito vanno abbastanza bene, se non addirittura molto bene, in Italia stanno molto piu`giu`.
    Le classifiche Italiane neanche le guardo, perche`non contano ASSOLUTAMENTE NULLA dove si gioca la partita, cioe`a livello internazionale.
    Non intendevo affermare che le provinciali vanon meglio delle grandi in Italia, ci mancherebbe. La prossima volta scrivo meno di fretta.

  12. Ivan ed Enrico, non solo. Per curiosità sono andato a vedere altre classifiche internazionali:
    http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/2011-2012/top-400.html
    http://www.shanghairanking.com/ARWU2012.html

    Se le confrontiamo tra loro le difformità di valutazione non mancano. Alcuni esempi:

    Roma La Sapienza – QS: 216 / ARWU: 101-150 / Times: 301-350.
    Trieste – QS: 501-550 / ARWU: fuori 500 / Times: 226-250
    Trento – QS: 451-500 / ARWU: fuori 500 / Times: 276-300.
    Pisa – QS: 314 / ARWU: 101-150 (esclusa la Normale che è 201-300) / Times: 301-350.
    Ferrara – QS: fuori 700 / ARWU: 401-500 / Times: 301-350
    Modena e Reggio Emilia – QS: 600-700 / ARWU: fuori 500 / Times: 301-350.
    Bari – QS: 600-700 / ARWU: 401-500 / Times: 351-400.

    Sarà una questione di metodologia, le cui differenze però incidono e anche di molto. Come dice la prof.ssa Cosenza, “come tutte le classifiche, anche questa è relativa e opinabile”. Secondo me da docente e accademica fa molto bene a sottolinearlo, perché i risultati di queste classifiche contribuiscono alla reputazione di un ateneo specialmente tra chi, come me e come molti altri, può fermarsi a guardare la posizione e il punteggio senza indagare troppo l’adeguatezza della metodologia. Soprattutto se nei giorni successivi alla pubblicazione delle classifiche le homepages dei giornali online e dei siti delle varie università (le fonti che hanno più impatto sui non addetti) si riempioni di dichiarazioni di rettori che si fregiano di quello o quell’altro risultato.

  13. Ringrazio chi mi ha fornito risposte interessanti in merito alle diverse metodologie di ranking che fan sì che la stessa università si trovi quotata in modo assolutamente diverso per ogni graduatoria. Mi chiedo: NON sarebbe il caso di proporre alla Commissione Europea di definire un criterio di ranking per le università, i centri di ricerca, le scuole in modo che almeno le istituzioni scolastiche europee siano valutate tutte con lo stesso metodo?

  14. Ivan e Fab: ARWU raniking, ora Shangai ranking, e` completamente orientata sugli USA, QS e Times Higher education sono sbilanciate su UK.
    Ci sono altri ranking, con altre metodologie.
    Sono d`accordo che il ranking e` estremamente delicato e troppo dipendente dalla metodologia. Pero` il trend fornisce informazioni valide, molto piu` della posizione in classifica. Non ho fatto un`analisi completa, ma solo per per le Universita` in cui ho lavorato. In quel caso, il cambiamento di posizione anno per anno sembra riflettere bene i miglioramenti/peggioramenti, e vale di piu` del ranking assoluto.

  15. Un piccolo contributo (vagamente autopromozionale🙂 quindi mi scuso, ma non lo posto per quello). Un dato non da poco è la capacità di attrazione degli studenti dagli altri Paesi, imbarazzante in Italia. Poi si potrà discutere sul perché questo accada e su cosa significhi, fatto sta che accade. Così quando lessi sul Corriere di uno storico sorpasso, più studenti stranieri in entrata che italiani in uscita, decisi di andare a verificare. La ricerca era pessima. Perciò scrissi questo sulla Stampa. Non è nuovo, ma non credo che i dati siano cambiati più di tanto, e neanche che esistano pezzi simili in giro.
    http://valentinavon.tumblr.com/post/24672722323/viva-la-scuola-e-la-meritocrazia-due

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