Archivi del giorno: mercoledì, 31 ottobre 2012

Astensionismo in Sicilia: abbiamo capito davvero cosa significa?

In questi giorni i commenti sull’astensione dal voto in Sicilia (la più alta nella storia dell’isola, circa il 53% di astenuti) si sono sprecati. La maggioranza dei commentatori ha inquadrato la cosa in questi termini: un misto di sfiducia nella politica corrotta, che più ampiamente c’è anche nel resto d’Italia, e di alcuni tratti tipici della sicilianitudine: indolenza, rassegnazione, incapacità di prendere in mano attivamente la soluzione dei propri problemi.

Da siciliana di nascita e famiglia, la vedo un po’ diversamente. In una terra in cui il voto di scambio (uno dieci cento mille voti a te, n posti di lavoro a me), in una terra in cui la posta in palio è stata soprattutto il posto pubblico (in comune, provincia, regione, a scuola e così via), in un momento storico in cui, data la situazione delle casse statali e regionali, c’era ben poco da promettere e scambiare, che senso aveva, per tutti quelli che hanno sempre votato per ottenere cose precise e concrete, andare a votare?

Il settore pubblico non può più promettere nulla (né lavoro né appalti né simili), e se qualcuno ancora promette, mente in modo spudorato. Dunque sto a casa, si sono detti il 53% di siciliani. Siamo dunque sicuri che l’astensione implichi solo quel segnale di allontamento dei siciliani “buoni” dalla politica “cattiva” che molti dicono? E la domanda vale – attenzione – non solo per la Sicilia, ma per diverse fette d’Italia.