Archivi del mese: ottobre 2012

Un Bersani chiaro e deciso sulla scuola. Continuerà?

Nell’incuria generale che la scuola soffre nel nostro paese, ieri Bersani è stato l’unico a pronunciare parole nette contro la parte della legge di stabilità che la colpisce in modo insensato per l’ennesima volta. (Perché insensato? per questi, questi e questi motivi.)

Così Bersani su Twitter e Facebook: «Voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola». In entrambi i casi poi linka a questo articolo sul sito Bersani2013:

Lavagna e gessi

Legge di stabilità: non potremo votare le norme sulla scuola così come sono. Sarebbe un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa.

In questi giorni continueremo con i dipartimenti del Pd e con i gruppi parlamentari nell’approfondimento della legge di stabilità e discuteremo con altri gruppi di maggioranza cercando il massimo di convergenza.

Nel rispetto dei saldi chiediamo al governo di rendersi disponibile a modifiche significative. Noi metteremo attenzione alla questione fiscale cercando una soluzione più equa e più adatta a incoraggiare la domanda interna. Metteremo attenzione al tema ancora aperto degli esodati.

In particolare, voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola.

Sono norme al di fuori di ogni contesto di riflessione sull’organizzazione scolastica e che finirebbero semplicemente per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa. Voglio credere che ciò sarà ben compreso dal governo.

Diversamente, saremmo di fronte a un problema davvero serio.

Finalmente Bersani ha detto “qualcosa di sinistra”, come diceva Moretti? Pare di sì. Però.

Però ieri i telegiornali hanno ripreso le dichiarazioni di Bersani mescolandole a quelle di Alfano, per esempio.

Però oggi le prime pagina dei giornali che evidenziano le parole del segretario con apposita titolazione sono solo La Stampa, Pubblico, l’Unità, Il Piccolo, mentre il Corriere dice, bipartisan: «Pd e Pdl avvertono Monti: su scuola e fisco si cambi», ma anche Repubblica parla di «partiti» in generale e poi si concentra sul ministro: «Partiti contro la manovra. Scuola, Profumo ci ripensa». E questi sono i due più diffusi, ma anche in altri casi abbiamo per esempio: il Messaggero «Fisco e scuola, si cambia», Il Mattino «Irpef e scuola, i ritocchi del governo», e così via. Come se i cambiamenti si autogenerassero o dipendessero da ripensamenti dello stesso governo.

Infine ancora non si trova, né su YouTube né su YouDem, un video che ritagli ed evidenzi le dichiarazioni di Bersani ai giornalisti: peccato, perché potrebbe essere ripreso da tutti gli insegnanti e studenti che in questi giorni si stanno mobilitando contro ciò che la legge di stabilità prevede per loro.

Le tre prove di Obama: una storia avvincente

«Se il Barack Obama che abbiamo visto nel secondo dei tre dibattiti fosse stato al posto di quell’ectoplasma che vedemmo nel primo, le elezioni presidenziali americane sarebbero già finite da giorni», scriveva ieri Vittorio Zucconi su Repubblica. E come lui sono stati in molti, ieri, a tirare un respiro di sollievo dopo aver visto Obama di nuovo tonico e incalzante. Non «l’ectoplasma» che nel primo round aveva sbagliato tutto, perfino la gestualità e la postura (vedi Col linguaggio del corpo ieri Romney ha vinto Obama).

Eppure…

Obama-Romney

Eppure. È più avvincente una storia in cui l’eroe, che deve battersi col nemico tre volte, stravince subito, o è meglio una storia in cui, contro ogni aspettativa, l’eroe perde clamorosamente la prima volta, recupera un po’ – ma giusto un po’ – nella prova intermedia e finalmente – fiuuu – trionfa nell’ultimo duello?

Quale delle due favole ha più probabilità di convincere i democratici delusi – che meditano di astenersi – a tornare a votare Obama? Una in cui lo vedono subito e come al solito dominante, o una in cui prima lo vedono nella polvere, poi in faticosa risalita?

Insomma, se fossi nello staff di Obama, avrei scandito in questo modo lo storytelling delle tre prove: dura sconfitta, faticosa rimonta, trionfo finale. Lunedì capiremo se hanno ragionato così anche loro.

Cosa c’è dietro a certe offerte di lavoro «sicuro e ben retribuito»

Alcuni giorni fa il post Uno stage (serio) per attività di Social Media Marketing ha aperto su questo blog una discussione sulla validità di certe proposte formative e sulla congruità dei rimborsi spese che le aziende propongono (quando li propongono) agli stagisti. Ci sono però molti casi in cui gli annunci di lavoro nascondono veri e propri inganni.

Parliamo innanzitutto delle offerte che prospettano forme di affiliazione o di franchising, con rischi contenuti e ampi margini di guadagno per chi aderisce: alcuni operatori disonesti promettono assistenza, formazione e servizi che in realtà non danno. Un caso eclatante è quello delle nuove agenzie di viaggio promosse dalla Dodotour – Evolution travel.

Da valutare con cautela estrema sono i messaggi pubblicitari che enfatizzano un “lavoro sicuro”, ma nascondono corsi di formazione o stage a pagamento, mentre le prospettive occupazionali sono quanto mai incerte (vedi la vicenda dei corsi per guardia giurata della Studio GM di Napoli o dei casting organizzati da Mediaone e New line diffusion).

Jobs

Molto diffuse sono purtroppo anche le offerte di lavoro a domicilio (per realizzare bigiotteria, imbustare dépliant, trascrivere indirizzi), in cui ci guadagna solo chi fornisce la merce facendosela pagare, mentre chi accetta fa un lavoro in nero con guadagni irrisori: vedi il caso dell’impresa individuale Estensione Moda.

Da non sottovalutare infine le cosiddette catene di Sant’Antonio, in cui ancora cadono in molti, che si illudono di ottenere velocemente guadagni facili, ma finiscono per rimetterci tempo e denaro: tra i casi più recenti cito i sofisticati sistemi messi in piedi dalla Xango (succhi di frutta) e dalla Agel (integratori e cosmetici).

Assoutenti ha realizzato anche un controspot artigianale per informare di questi pericoli (vedi sotto). Quando vi imbattete in situazioni analoghe a quelle descritte, non esitate a denunciarle: se la pubblicità ingannevole va combattuta con forza, il comportamento di chi specula sul bisogno di lavoro di tante persone (giovani e non) è a maggior ragione ancor più odioso e pericoloso.

PS: a chi volesse saperne di più su pubblicità ingannevole e altre pratiche scorrette segnalo il numero di ottobre di “Leggi, regole, consumatori”. Giulio Marotta, Assoutenti.

Offerte di lavoro: sogni sfumati

Lauree umanistiche e lavoro: una storia e qualche consiglio

A testimoniare che persino in Italia le cose non vanno sempre storte per i/le laureati/e in materie umanistiche, pubblico la storia di Carolina che si è laureata con me alla magistrale di Semiotica nel novembre 2011.

Manca poco e festeggerò un anno dalla laurea. Era novembre, compivo 25 anni e mi laureavo in Semiotica. Una tesi controversa, sia per il tema sia per le teorie trattate: avevo fatto un’analisi semiotica al confine fra strutturalismo e interpretativismo dell’ambiguità di genere nella fotografia di moda. Che farai dopo? Chiedevano tutti. Il lavoro – rispondevo – piano piano si fa, non “si trova”.

Sono quattro anni che scrivo per magazine di moda, seguendo un mio grande interesse, e dal 2010 collaboro con Style.it, un magazine online che mi sta insegnando molto e mi mette alla prova continuamente. Una volta laureata, mi sono resa subito conto che quell’unico lavoro non mi sarebbe bastato economicamente, ma non ho mai pensato di lasciarlo, viste le soddisfazioni che mi dava (e tuttora mi dà).

Style.it

Perciò inizio a mandare curricula per impieghi part-time o a progetto, da affiancare al lavoro redazionale, che svolgo da casa. Nell’immediato non ricevo nessuna risposta, e allora apro un blog, stampo i miei biglietti da visita e investo il mio regalo di laurea in viaggi all’estero per fiere di settore e sfilate, con cui creare una rete di contatti e conoscere meglio l’ambiente moda.

Una volta finite le fashion week, torno a casa, creo un curriculum visuale con su scritte e disegnate le mansioni per le quali ho esperienza, e mi propongo come freelance: Digital PR, Event Planner, Editor per siti e blog aziendali. E poiché ancora nessuno risponde alle mie e-mail, faccio una lista di aziende a cui portare i cv di persona.

Ma la sorte ci mette lo zampino e il giorno prima di iniziare il mio giro di ricognizione, ricevo su Twitter la prima risposta: L’Artigiano di Riccione, azienda calzaturiera romagnola, mi fa un colloquio e decide subito di assumermi part time per occuparmi della loro comunicazione. Una realtà piccola e ben funzionante, con una gestione molto corretta: nel periodo di assunzione svolgo pure un corso formativo in web marketing. In parallelo continuo a scrivere per Style.it e organizzo un altro evento digital per alcuni fashion store di Livigno.

Ma arriviamo a oggi: in meno di un anno ricevo diverse proposte da aziende di moda, l’ultima delle quali rappresenta la mia nuova avventura lavorativa: Max Mara Fashion Group. Dal mese prossimo sarò una lavoratrice autonoma con Partita Iva, offrirò servizi e consulenze in ambito di comunicazione web, e ho già i miei clienti.

Per L’Artigiano di Riccione, con cui il contratto da dipendente sta per scadere, ho scelto di lavorare da freelance occupandomi esclusivamente dei progetti di Digital PR ed eventi. Anche per Max Mara Fashion Group mi occuperò di Digital PR e ideazione di contenuti per i siti web dei brand del gruppo. Continuerò a lavorare anche a progetti più piccoli come quelli che seguo per le boutique di Livigno, per le quali ho già diverse richieste.

Quando mi sveglio la mattina, non ho nulla di certo di fronte, se non la gioia con cui accendo il computer, leggo le mail e mi metto a lavorare. Questo lavoro, creato con le mie stesse mani, mi dà ogni giorno grande carica e ottimismo. L’ambiente moda poi, nonostante quello che si dice in giro, nonostante i pregiudizi, in questi ultimi anni si è riempito di ragazze/i miei coetanei, che con grande passione si sono inventati nuove professioni. È bellissimo conoscere persone diverse e lavorare insieme: tra noi facciamo rete, ci scambiamo competenze e opportunità.

Insomma, il messaggio che vorrei passare a chi mi legge è che, per quanto oggi sia difficile trovare un lavoro, si può provare a crearlo da zero, ed è sempre possibile sfruttare al meglio i propri studi, in barba a chi sminuisce le lauree in Scienze della comunicazione e gli studi di Semiotica. Credo sia sempre importante cercare di valorizzare il proprio percorso di studi, spiegando e mettendo su carta (meglio ancora: sul web) le proprie idee e competenze, mettendosi nei panni dei datori di lavoro, interpretando le loro esigenze, creando empatia. Con le nostre lauree abbiamo tantissimo da offrire, e le opportunità ci sono. Anche in Italia.

Bersani #pb2013: la svolta personalizzante

«Se ti candidi per governare l’Italia, devi raccontare anche qualcosa di te. Appuntamento alle 11 a #Bettola», ha scritto ieri mattina Bersani su Twitter.

E infatti: dopo aver ripetuto per tre anni di essere contrario a ogni personalismo in politica, dopo aver detto che «la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia» (cattive le prime due, buone le seconde), dopo aver ripetuto cose come «Bersani non conta, contano il Pd e l’Italia», d’improvviso ha ceduto alla leva centrale della comunicazione politica contemporanea: la personalizzazione. Perciò ieri:

  1. ha aperto la campagna per le primarie nel suo paesello natio (Bettola, provincia di Piacenza), mostrando la pompa di benzina che era del padre e l’officina gestita dal cugino;
  2. ha pubblicato su Twitter e Facebook alcune foto di sé bambino: con i genitori e il fratello, in mezzo ai compagni di scuola, davanti a una cartina dell’Italia, e così via;
  3. si è fatto riprendere più volte sorridente (finalmente qualche sorriso!), mentre abbracciava diversi compaesani e il cugino;
  4. ha lasciato che il fratello Mauro rilasciasse, con quella voce che pare la sua, un’intervista a Repubblica Tv, in cui ha espresso opinioni sulle primarie («un esperimento ancora non codificato perfettamente, ma sarà una carta importante per il centrosinistra»), su chi le vincerà («dovrebbe vincerle Pier Luigi, mi sembrerebbe strano il contrario, però è una gara vera»), su Renzi («credo non sia ancora pronto per diventare il capo del governo. E poi è un po’ ambiguo»).

Bersani bambino in famiglia

Bersani e la cartina geografica

Sto dicendo che Bersani è caduto in contraddizione? che si è fatto irretire da qualche spin doctor? che vuole prenderci in giro? Niente di tutto questo: Bersani cerca di fare l’unica cosa possibile per mettersi al passo con Renzi, che nel frattempo sta usando tutte le tecniche del marketing, della pubblicità e dello storytelling che può.

Certo, il risultato è meno smagliante di quello di Renzi, perché forse Bersani è meno abile nel comunicare, forse meno diligente nell’allenarsi, o forse sono i suoi coach a essere meno agguerriti. Potrebbe ad esempio migliorare la postura e la gestualità, potrebbe disimpastare la parlata e alleggerire i testi. Ma tutto ciò che a un tecnico sembra un difetto può essere preso dagli elettori di centrosinistra – che da sempre demonizzano la comunicazione – come manifestazione di autenticità e immediatezza. Il che non esclude, fra l’altro, che i difetti siano conservati ad arte. Staremo a vedere.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Prospettive per laureati in comunicazione: Italia vs. Germania

Matthias si è laureato a luglio in Scienze della comunicazione a Bologna e ora è iscritto alla magistrale Media e Comunicazione Politica alla Freie Universität di Berlino. Pubblico qui la sua mail, perché fa capire alcune differenze fra Italia e Germania, quanto a prospettive per laureati in Scienze della comunicazione.

Non per deprimerci nell’ennesimo confronto per noi umiliante, ma per guardare in faccia la realtà: sono situazioni come queste che i giovani devono cercare, ognuno/a nel suo settore. E se in Italia non si trovano, meglio andarsene. Va detto che Matthias è bilingue (italiano-tedesco), ma non occorre esserlo per andare all’estero: basta conoscere bene l’inglese. E Matthias è pure un giovane preparato e impegnato. Uno che studia, eh. Il che è sempre fondamentale, in Italia come in Germania e altrove.

Freie Universitaet Berlin

Buonasera. Mi sono laureato a luglio all’Università di Bologna e avevo frequentato il corso di Semiotica 2 e Semiotica dei nuovi media con lei. Avevo promesso di tenerla aggiornata sul mio percorso di studi. Sono stato ammesso e ormai anche immatricolato alla Freie Universität di Berlino per frequentare il corso di laurea magistrale in Media e Comunicazione Politica. La prima lezione probabilmente sarà il 15 o il 16 ottobre e sono molto curioso di vedere come sarà. Per adesso devo vedere se sarò ammesso ai corsi che ho scelto visto che anche lì c’è di nuovo la selezione, questa volta però in base a fattori come età o semestre d’iscrizione degli studenti.

In più, anche grazie alla lettera di raccomandazione che mi ha firmato, sono stato assunto dall’università tecnica di Berlino che è istituto portavoce del Collaborative Research Center “Sustainable Manufacturing – Shaping global Value Creation” – è un progetto interdisciplinare tra economisti, matematici, ingegneri, ma anche sociologi e umanisti che sviluppano scenari sul futuro dal punto di vista ecologico per trovare soluzioni più sostenibili per la produzione industriale.

Il mio reparto si chiama “Public Awareness” e oltre a compiti di marketing scientifico proprio del progetto in sé dobbiamo portare nella società anche i contenuti: stiamo lavorando alla creazione di materiale didattico per le scuole medie e superiori e cerchiamo soluzioni per la trasmissione dei concetti senza parole, ad esempio facendo una collaborazione con l’università di Gaza che cominceremo fra poco.

Il lavoro è ben pagato e il mio impiego è pianificato per i prossimi due anni, fino alla laurea. Mi piacerebbe anche continuare a lavorare in quel posto perché pur essendo assistente studentesco non sono considerato un lavoratore a prezzo basso che fa i lavori che nessun altro vuole fare ma mi viene data una certa responsabilità, grande autonomia e soprattutto nessuno mi frena, esperienza che invece ho fatto in altri tirocini in Italia con spiegazioni come “non lo puoi fare perché non l’abbiamo mai fatto e se i responsabili vedono che è stato fatto dovremo farlo noi e non c’abbiamo voglia” – qui invece l’iniziativa è apprezzata e benvenuta. Ringrazio ancora per la buona istruzione nei suoi corsi e la lettera di raccomandazione. Cordiali saluti, Matthias.

I politici italiani su internet: le primarie del Pd

Lunedì dalle 19 alle 20 sono stata ospite di radiocitta’fujiko, nella trasmissione «Impronte digitali», condotta da Filippo Piredda e Inkiostro. (D’ora in poi ci andrò con regolarità almeno una volta al mese, se non di più.)

radiocitta'fujiko

Abbiamo parlato di come i politici italiani usano la rete e i social media, con particolare attenzione alle primarie del Pd e dando anche un’occhiata a ciò che stanno facendo Obama e Romney oltreoceano.

Il podcast dura un’oretta, ma ci sono diversi stacchi musicali e la conversazione fila via leggera. Non è una lezione insomma, né un’analisi sistematica, perché siamo in radio. Ma non è nemmeno chiacchiera pura e semplice, perché ciò che dico si basa comunque sul mio lavoro di ricerca, e potrei ulteriormente argomentarlo. Puoi tenere il podcast in sottofondo mentre fai altro, se ti va. E se ti vengono domande o dubbi, puoi usare lo spazio del blog per esprimerli.