Scienze della comunicazione a Bologna

Per la cronaca: da oggi coordino ufficialmente il corso di laurea in Scienze della Comunicazione a Bologna, non più la laurea magistrale in Semiotica, che ho presieduto per tre anni e ora sarà presa in carico dal professor Paolo Leonardi.

Scienze della comunicazione

Sono felice e onorata di questo ruolo che i colleghi hanno voluto affidarmi. So che sarà un impegno gravoso, data la situazione dell’università italiana e il discredito di cui soffrono in special modo le lauree umanistiche e quelle in Scienze della comunicazione. Ringrazio il professor Costantino Marmo, che con grande impegno, capacità e efficacia ha presieduto il corso di laurea negli ultimi sei anni e spero che, con l’aiuto di tutti, qualcosa di buono possa saltar fuori anche nei prossimi tre.

Buon weekend, intanto.😀

18 risposte a “Scienze della comunicazione a Bologna

  1. Che bello leggere che viene dato spazio a una persona seria e preparata. Grazie anche a nome mio a chi ha scelto di affidarti l’incarico. Il vantaggio sarà per tutti.

    In bocca al lupo.

    Antonio

  2. Congratulazioni, Giovanna, per il riconoscimento del tuo valore che meriti tutto.

  3. Innanzi tutto desidero farti le mie più sincere felicitazioni e i miei complimenti, un traguardo davvero importante.

    Ma, proprio in virtù di questo, colgo l’occasione per fare una piccola riflessione, con la speranza che possa essere lo spunto per nuovi sviluppi futuri.
    Proprio l’altro giorno, stavo discutendo con mio padre circa questo corso di Laurea e lui sosteneva e ribadiva le cose che, ahimè, sente alla televisione (e che per lui sono oro colato): Scienze della Comunicazione non fa altro che sfornare giovani disoccupati. Perchè non è una professione richiesta, perchè è una facoltà che non serve, perchè ce ne sono troppi, ecc…

    Allora, mi si sono rizzati i capelli dritti e sono diventata furibonda, rispondendo a mio padre in questo modo: già, purtroppo è vero!
    E’ vero che ci sono troppi ragazzi laureati in Comunicazione che non trovano lavoro e che, loro malgrado, sono magari costretti ad accettare mansioni a cui non sono preparati o che non piace fare, pur di mettersi sul mercato del lavoro e guadagnare. Ma di chi è la colpa?

    Io mi domando solo una cosa: è mai possibile che i giornalisti che realizzano tali sondaggi, che scrivono certi articoli siano così ottusi e anacronistici? prima di sentenziare certe cose, prima di demoralizzare così tanti ragazzi, perchè invece non vanno gridando la loro ignoranza e, soprattutto l’ignoranza delle aziende (per fortuna non tutte)?
    Già, perchè le aziende se solo le capissero – ora più che mai – il valore e l’importanza di fare comunicazione e fare una BUONA comunicazione, di sicuro le cose andrebbero decisamente meglio per tutti.
    E ne abbiamo sotto il naso la conferma.
    Comunicazione, ahimè, questa sconosciuta!
    Servirebbe, invece, che i giornalisti iniziassero a scrivere articoli per far conoscere questa scienza, per far sì che sempre più aziende, enti, associazioni, organizzazioni investano in validi giovani portando la nostra comunicazione ed il fare comunicazione ai livelli degli altri paesi.
    Bisogna pretendere meno superficialità, meno pressappochismo ed approciarsi seriamente ai problemi relativi alla comunicazione perchè, volenti o dolenti, sappiamo tutti bene che non si può non comunicare.

    Sono certa, cara Giovanna, che con le tue competenze anche in questo saprai farti strada😉 buon lavoro.

  4. Commosso per tanta lungimiranza.
    Abbiamo bisogno di più Cosenza… always

  5. Forza Giovanna, siamo tutti con te!

  6. Congratulazioni, è una notizia confortante! In bocca al lupo e buon lavoro.🙂

  7. Consolata, il primo pregiudizio da sfatare è che i laureati in Scienze della comunicazione non trovino lavoro. Leggi questo articolo che ho scritto in gennaio per Linkiesta:
    http://www.linkiesta.it/scienze-della-comunicazione

    E che ho ripreso sul blog qui:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/10/basta-coi-pregiudizi-contro-scienze-della-comunicazione/

  8. Appunto… lo ricordo molto bene e con piacere andrò di nuovo a leggerli.
    Ed è proprio per questo che credo in te, perchè ci sono da sfatare questi miti ed occorre una persona come te che sa il fatto suo e che continua la battaglia. Se ne sentono ancora troppe. Tutto qui. Avanti così Giovanna, sei bravissima!

  9. Complimenti e buon lavoro!

  10. Congratulazioni Prof!🙂

  11. Questa è una buona notizia, per me come fan, per i giovani studenti e, diciamolo francamente, per la cultura universitaria italiana, che ha bisogno di persone competenti e che abbiano , fisiologicamente, il sentimento del dovere.

  12. Congratulazioni Giovanna, conta sul nostro appoggio.
    Sono andato a leggere il tuo articolo su l’inkiesta e debbo darti ragione sulle banalità e superficialità di certi commenti. Confermo che i laureati in SdC non hanno maggiori difficoltà degli altri. Anzi debbo aggiungere che l’estate scorsa ho cercato degli stagisti post laurea su Almamater e di laureati in SdC ne ho trovati solo 2, ho poi selezionato e visto 29 ragazzi, molti dei quali occupati ( o meglio semi occupati). Adesso ho 2 ragazze con laurea triennale umanistica (lingue e sociologia) e magistrale in comunicazione. E’ altrettanto vero che nelle imprese in generale e nelle agenzie di comunicazione e P.R. non c’é consapevolezza delle potenzialità della comunicazione, quindi difficilmente comprenderanno un laureato in SdC che ha studiato bene. Sono certo che Giovanna cercherà di accorciare la distanza tra la preparazione universitaria e la realtà professionale, perché questo è il vero problema nel trovare o meno un posto di lavoro. Dopo la bella notizia della nuova nomina di Giovanna, mi piacerebbe che su questo blog s’iniziasse a discutere come dovrebbero essere “preparati” i laureati in SdC. La comunicazione è una disciplina trasversale che attiene all’intero panorama del “fare” ed è indispensabile in tantissime realtà. Proprio per questo il corso di laurea è necessario alla nostra società, ma per la sua vastità spesso allontana o rende poco efficaci le conoscenze acquisite all’interno delle imprese pubbliche o private. Credo che i ragazzi debbano decidere di iscriversi a SdC dopo aver capito cosa vorranno fare da grandi. Presa la decisione possono sia cercare la facoltà più incline alle loro esigenze e soprattutto costruire un programma di studio che li renda più vicini al mondo a cui desiderano appartenere. Chi mi legge potrà ribattere che il problema della discrasia tra università e mondo del lavoro è comune a tutti i corsi di laurea, sono d’accordo, è vero (molto meno in medicina, i neolaureati sanno cos è un’ospedale). Per restringere il campo vorrei solo fare alcuni esempi nel mercato della comunicazione commerciale: pubblicità e P.R. per vendere prodotti, servizi, sociale, progetti educativi e così via. Cosa cerca il mercato delle agenzie e degli uffici comunicazione delle imprese pubbliche o private? Certo per cercare occorre sapere anche che cosa si cerca, ma nonostante la scarsa conoscenza della materia ci sono ancora manager che sanno di chi hanno bisogno. Ovviamente se si cerca un art è più convenente cercarlo tra chi ha fatto il NABA o IID, ma l’immagine viene dopo la strategia ed è comunque solo una parte della comunicazione. Ciò che veramente manca al mondo della comunicazione sono i giovani che sappiano “pensare” la comunicazione. Per pensare come un comunicatore professionista occorre conoscere il mondo della comunicazione, almeno nelle linee generali ed anche sapere quali sono le tante professioni che lo compongono. Non ho mai conosciuto un neo laureato in SdC che: sapesse un po’ di più di quanto sanno tutti su cosa si fa dentro un’agenzia di pubblicità, che avesse letto i libri che leggiamo noi, che conoscesse il mercato della comunicazione come i media, il fatturato del comparto, in quanti siamo, cosa vogliono i clienti da noi in Italia, quali sono e come si lavora in una agenzia multinazionale, cosa succede almeno nel resto della Ue. Fare il comunicatore significa vivere da comunicatore, le ore di lavoro sono solo la metà del tempo necessario da impiegare alla crescita professionale, altre 8 ore vanno dedicate all’osservazione della società in tutti i suoi aspetti. Se vedi la pubblicità in TV o una comunicazione “sociale” fatta da un assessorato o ministero, devi intanto capire, non come persona, ma come un’analista di comunicazione, dove vuole arrivare. Quando entri in un supermercato non vai solo a fare la spesa, ma ti aggiri curioso per capire cosa sta succedendo. Per fare u paragone con la medicina, mi chiedo quale sia la materia insegnata a SdC che si possa paragonare a fisiopatologia. La preparazione di un comunicatore passa anche attraverso l’esperienza sul campo della vita. Per riprendere un “caldo” argomento di questo blog: i nostri ragazzi sono pronti per comprendere quanto influenza veramente le persone la pubblicità? In certe facoltà vanno spesso a fare conferenze i professionisti, gente di successo, crediamo veramente che una bella chiacchierata con un pubblicitario insegni? In UK i pubblicitari portano i brief dei clienti all’università e fanno lavorare i ragazzi sulla realtà, poi confrontano il lavoro fatto nelle loro agenzie con quello fatto dai ragazzi, a volte i ragazzi sono più bravi. Certo la nostra disciplina è parecchio sputtanata, in particolare da alcuni pubblicitari ed imprenditori che hanno la responsabilità di aver creato un clima di sfiducia pieno di tanti luoghi comuni. Un esempio italiano. Una collega di Giovanna ha dato la laurea Honoris Causa a Valentino Rossi che è un fichissimo, il mio pilota preferito, simpatico e ha una certa predisposizione a stare davanti ad una telecamera, ma. Il titolo di dottore HC è conferito ad una persona per straordinari meriti culturali o anche sociali nella materia specifica. A Valentino si addiceva molto di più una laurea in meccanica, lui da una vibrazione di un nanosecondo ti sa dire se la trasmissione funziona o no. Per restare nel pesarese era meglio dare la HC a Walter Scavolini, lui ha saputo creare intorno al suo brand una storia che ha creato una delle più belle imprese di mobili per cucina d’Europa. Ecco, credo che sostenere che Berlusconi è un grande comunicatore e Valentino pure, destabilizzi un giovane e faccia pensare ai più che la comunicazione sia di fatto avere successo. Si sono fatte troppe similitudini tra avere successo mediatico e comunicazione, il successo mediatico è anche, non solo, il fine di un comunicatore, ma non il suo personale, bensì il successo dei prodotti o servizi per cui ha lavorato, il valore che il suo lavoro ha creato per la società. Una mia insegnante di comunicazione umana (in particolare PNL) iniziava sempre i sui corsi dicendo: comunicatori si può anche nascere, ma certamente lo si può diventare studiando e lavorando; tanto. Imparare a pensare, comprendere il significato di strategia, essere inclini all’analisi sapendo che tutto comunica, non dare nulla per scontato, cercare la creatività destabilizzante e non convenzionale, vivere su questo pianeta. Questo vorrei trovare in un laureato in SdC. Sappiano, i detrattori della comunicazione, che questa vituperata disciplina richiede tanto impegno e studio continuo, forse di più che nelle materie scientifiche, la scienza si “modifica” più lentamente della comunicazione. Il mio maestro, Ugo Guglielminetti, mi diceva spesso: se ti alzi la mattina e credi che non sia cambiato nulla, guarda meglio, perché certamente ti è sfuggito qualcosa. Forza ragazzi, avanti tutta.

  13. Congratulazioni Prof.sa🙂
    Direi che dovrebbe essere doppiamente feria in quanto Filosofa; sono certa che la sua formazione apporterà cambiamenti significativi ad un corso di laurea direi importantissimo oggi come oggi, ma fin troppo svuotato di senso.

    A proposito di COMUNICAZIONE… che ne pensate degli One Direction?
    L’idolo musicale delle adolescenti, usciti freschi freschi da X factor UK.
    UNA DIREZIONE, il nome del loro gruppo. Qual è questa unica direzione?

    Ognuno di noi ha avuto i suoi idoli da ragazzin* : da Simon Le Bon ai backstrettboys (tanto per semplificare) ma in questo periodo storico e sociale è davvero sempre e solo una questione di Idola?
    Credo che ci sia molto di più.
    Cosa ci stanno dicendo le decine di migliaia di ragazzine italiane (loro coetanee) che si sgolano acclamandoli? E cosa ci comunicano davvero i One Direction?, ragazzini alle prime armi conciati da uomini e pop star vissute, gettati nel mondo dello show business così come in america si fa da almeno due decenni. Quale esempio offre la loro comunicazione?

  14. Desidero aggiungere le mie felicitazioni ed i miei auguri a quelli espressi qui sopra a Giovanna da persone che l’hanno conosciuta nel suo lavoro specifico. Spero che questo meritato coro le porti fortuna!
    Un’osservazione che posso aggiungere riguarda la qualità rara ma posseduta da Giovanna di accoppiare una acuta sensibilità e cultura filosofica, inclusa la logica, con un atteggiamento pragmatico, attivo e sanamente critico nella pratica delle attuale scienze della comunicazione.Difficile immaginare qualcuno che adempia meglio di lei i doveri di un vero insegnante universitario. Grazie, Giovanna, per come sei e cosa fai !
    Angelo

  15. Congratulazioni e buon lavoro.

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