Se Grillo indica la luna e i media guardano il dito, la colpa è anche del dito

Lunedì sera ero di nuovo a radiocitta’fujiko, nella trasmissione «Impronte digitali», condotta da Filippo Piredda e Inkiostro. Stavolta abbiamo parlato della comunicazione di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, del suo rapporto paradossale con i media, dei suoi rischi e dei principali motivi per cui la ritengo interessante e ancora troppo trascurata da media, analisti e studiosi.

Ho cercato di spiegare Grillo ai bambini, per così dire, ribaltando la metafora del dito e della luna, e concentrandomi sul dito. Grillo infatti indica la luna, nel senso che i problemi di cui parla sono spesso serissimi, ben documentati e meriterebbero attenzione e studio, se non fosse che molti si fermano solo a guardare il dito. Il problema sta però nel dito, metaforico naturalmente: il dito medio alzato non è uno dei suoi gesti ricorrenti, che sono invece questi:

gestaccio di Grillo1  gestaccio di Grillo2

Insomma, lo capisce anche un bambino che se uno parla di problemi importanti in questo modo (e ai gestacci aggiunge turpiloquio, battute, imitazioni ecc.) il rischio è che molti dimentichino di cosa parla e pensino solo ai gestacci. Ma tutto ciò capita perché Grillo fa satira, prima che politica, eccetera eccetera. Il resto lo ascolti qui: dura un’ora, ma è facile facile e lo puoi tenere in sottofondo mentre fai altro:

Qui c’è anche la puntata del 10 ottobre 2012, dove abbiamo parlato dei politici italiani su internet e delle primarie del centrosinistra.

17 risposte a “Se Grillo indica la luna e i media guardano il dito, la colpa è anche del dito

  1. Condivido la tesi di Giovanna, quello che resta ecc. … con una piccola precisazione. Il modello di comunicazione grillesco fa percepire un concetto primario fatto di: basta, vi odio, fate schifo, mandiamoli via. Questo potremmo definirlo come obiettivo primario. Raggiunto. Il successo elettorale certifica che il “concept” di M5S acchiappa tanti, ovviamente soprattutto quelli che hanno poca voglia di distinguere e poco voglia di pensare, non perché siano cretini, ma perché sono stufi. E sono tanti.

  2. sempre di metafora anale trattasi; o per meglio dire, di “terrore anale”.

  3. Il non andare in tv dei grillinii è spesso stato additato come fuga dal cosiddetto “contradditorio”. Per quanto mi riguarda, l’ho sempre percepita come una accorta strategia perché l’ambiente televisivo non ha niente di democratico e bisogna essere estremamente preparati per gestire (i danni di) un talk show, come dice la prof.

  4. Sto ascoltando (facendo altro, come consigliato): interessante il parallelo con Bossi, che andando in tv, ed essendo parlamentare, era poi costretto a ridimensionare il suo trivio. Non so se Grillo abbia intenzione di fare solo da apripista o di candidarsi personalmente (confesso di non seguirlo affatto), ma se entra in parlamento poi che fa?
    Altro punto interessante, è l’immagine della “cacca sul dito”. Quello che però mi pare non si sottolinei è l’attitudine tipicamente meta-fascista ad aizzare il popolo e le masse.

  5. Quando parliamo di TV occorre distinguere tra le TV e i programmi delle TV pur dentro al solco dei talk show. Analizzando i dati, che ci crediate o meno, i talk show che trattano politica o le trasmissioni come: Ballarò, L’infedele, i vari format di Santoro, Otto e mezzo, Mezz’ora di L.A. Porta a Porta, varie Sky, ecc. ecc. Hanno una audience più o meno simile, simile come profilo anagrafico e per interessi. Questo tipo di audience si pone a questi programmi con una posizione di parte, approvando sempre chi sta dalla sua e disapprovando chi è dall’altra. Può avere simpatie per un conduttore o giornalista del tipo, mi è simpatico Santoro, antipatico Lerner, indifferente la Gruber, e anche insopportabile Vespa, ma le considerazioni sulla persona non distaccano l’individuo spettatore dalla condivisione politica sia che lo ritenga simpatico o antipatico. Non credo che la posizione di Grillo sia “strategica” piuttosto derivata da un’atteggiamento personale e umorale. Puoi fare a meno del target che segue queste trasmissioni? Puoi agganciarlo con altri mezzi? Queste le domande cruciali che si farebbe un comunicatore. Le risposte stanno sul posizionamento. Se non vai in TV non potrai mai, dico mai, intercettare coloro che non sono abituali frequentatori del web, o che leggono solo le locandine sugli autobus e Verissimo. Se vai in TV puoi essere comunque te stesso, affermare le tue idee e contrastare quelle dei tuoi avversari. Certo ci sono dei rischi, ma questi ci sono sempre, e in comunicazione non si può nemmeno immaginare di accontentare tutta l’audience. In TV Grillo c’é? C’é la notizia di Grillo, non il suo pensiero, notizia mediata dal riassunto che ha voluto dare il giornalista del TG, non c’é il tuo pensiero, fare notizia sui media è un’attività di P.R. stampa, ma non basta . Oltre a ciò occorre tenere presente che lo spettatore dei talk show, pur di parte, può condividere affermazioni di Fini o di Bersani, di Alfano o di Vendola. Lo spettatore non è solo uno che ascolta, ma anche uno che commenta, utilizza il passaparola, sostiene tesi, in questo contesto potrebbe essere interessante utilizzare il talk show proprio per attivare il passaparola, per cercare di trasformare un avverso in un “non nemico”, in un neutrale. Fare comunicazione politica senza utilizzare la TV nelle sue trasversali attività mi sembra una sciocchezza. Saperla utilizzare e saper fare comunicazione politica al fine di conquistare elettori è un’altro paio di maniche. Da parte di un “capo politico” impedire ad una donna o uomo che fa politica di esprimersi come meglio crede, con il mezzo che crede, non mi pare accettabile in ogni caso, strategia o non strategia. Non impedisce un capo politico, impedisce un capo bastone.

  6. @Pier Danio Forni “Se non vai in TV non potrai mai, dico mai, intercettare coloro che non sono abituali frequentatori del web, o che leggono solo le locandine sugli autobus e Verissimo”
    Io direi che li intercettano per strada: il M5S ha una rete capillare e un’attivitá sul territorio notevole. I siciliani li hanno intercettati in piazza, forse piú che sul web.

  7. Dipende sempre da cosa vuoi ottenere. Un movimento che abbia ambizioni di massa e comunicazione populista non può fare a meno della TV.
    Se, e dico se, M5S arriverà al 15% Grillo dovrà cambiare idea, per quanto sia bravo a nuotare e stringere mani.

  8. Sul suo blog oggi Grillo invita le forze dell’ordine ad un atto rivoluzionario a seguito degli scontri in piazza per le manifestazioni contro i tagli alla scuola pubblica. Scrive Grillo: “Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E’ un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello. è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario.” cit. dal blog

    Che fa adesso abbassa i toni?
    Lo trovo paradossale per uno che si esprime a gesti.
    Quei gesti, di cui sopra.

    http://www.beppegrillo.it/2012/11/soldato_blu/index.html

  9. Sui consigli al Soldato blu, non si può che dare ragione a Grillo, sono cose già dette e fatte negli anni passati, certo posso incitare alla rivolta, ma anche alla fratellanza. Le cose dette al soldato blu sono tangibili e si possono comunicare sia con i gesti che con le parole, anche pesanti, la sostanza, in questo caso, conta più della forma. Con Scelba c’erano dei soldati blu ancora poco coinvolti nelle problematiche e diseguaglianze sociali e hanno sparato sugli operai di Reggio Emilia. Non credo che Grillo possa essere pericoloso come certi politici vogliono far credere con l’invenzione dell’antipolitica, è il contesto che cambia le cose, in quello in cui viviamo le parole di Grillo non possono essere considerate rivoluzionarie. Non penso che ci siano in giro rivoluzionari, ci sono donne e uomini, vecchi e giovani incazzati. C’é chi sfrutta gli incazzati. Grillo lo fa, o è uno di loro? Riuscirà a trasformare l’incazzatura in voti? Cosa farà Grillo dipenderà dal ruolo che i cittadini gli daranno con il voto ad aprile.

  10. Negli ultimi vent’anni Grillo ha parlato e scritto di contenuti più di qualunque altro “politico”… cercare di ridurre tutto alla cacca, alle parolacce, ai gesti… è denigrante nei confronti di tutte le persone che leggono, si informano ogni giorno e credono in un cambiamento, per consapevoli dei limiti del M5S. Mentre qui fate gli intellettuali in modo sprezzante e presuntuoso (alcuni scrivono “non lo seguo…”) il modo gira veloce e forse è arrivato il momento di mettere a disposizione degli altri le proprie capacità e smettere di criticare e BASTA. Dal gennaio 2005 Grillo ha pubblicato migliaia di post, approfondimenti, video, interviste, documenti, dando la possibilità a chiunque di commentare, replicare, fin dall’inizio, da quando i visitatori erono pochissimi. Un lavoro lungo, faticoso, che ha conquistato le persone che vogliono informarsi in modo diverso; informatevi anche voi prima di giudicare.

  11. Che Grillo dice cose serissime è vero. Infatti lo ascoltavo con piacere quando parlava ad Annozero e ho letto qualche suo post ma non amo il turpiloquio.

  12. Mi limito a un commento tecnico: Grillo ha detto e ridetto una serie di bufale mostruose, dal signoraggio alle cure per il cancro, dalla biowashball alle nanoparticelle che contaminano i cibi. Dal punto di vista ambientalista, Grillo spara stupidinate (non vorrei offendere la sensibilita` dei Grillini) e diffonde balle. E se la gente ci crede, e` perche` in Italia manca la cultura scientifica e la ggente crede a quello che legge su internet. Finche` i grillini non saranno in grado di parlare di queste faccende in maniera pratica e competente, continuero` a ignorarli.

  13. Grillo dice un sacco di cose approssimative.
    Il politico “tradizionale” mente spudoratamente e riesce a far credere che sia vero ciò che dice. Perché?
    Potere dell’apparenza, a mio parere.
    Un po’ come quando il posteggiatore si rivolge dandoti del “Dottore!” perché guidi una BMW. O perché indossi una giacca ed una cravatta.
    Il tempo della politica gridata, quelli di un’epoca che ho conosciuto solo grazie ai libri di storia, è finito. Ovvero si è evoluto nei tempi delle Minetti e dei Trota. In questo scenario di nichilismo stilistico i “vaffa” di Grillo si inscrivono perfettamente.
    Colpa dei tempi…

  14. Sono d’accordo con Enrico Marsili e aggiungo. Quando Grillo s’inoltra in certi argomenti sfruttando notizie “contro” che solo per essere contro a qualche cosa sembrano vere, lo fa perché ci crede o perché in questo modo aggrega il “credulone”. Molti, da Berlusconi a Romney dicono balle scientemente, altri fanno da eco alle balle perché sono “credibili” e corrispondono al mondo che vorrebbero. Se l’informazione è scientifica o la balla tratta un argomento scientifico, diventa spesso più credibile, non solo in Italia. Negli USA impazza una nuova teoria sull’attività fisica, falsa e non provata da nessuno studio, però impazza. Io incontro tutti i giorni dei “grillo” che sostengono teorie allucinanti da cosa fa ingrassare al pericolo di pandemia diffusa dalle zanzare. Questo modo superficiale, generalizzante, facilone, produce persuasione e aggrega? Io penso di si. Aggrega tutto ciò che produce empatia (io sono sono come te). Nel mondo i “creduloni” e coloro che replicano generalizzazioni sostenendole come verità assolute sono la maggioranza. Poi, ci sono coloro che credono nelle religioni, e un miliardo di cinesi superstiziosi al punto di costruire porte per non fare entrare gli spiriti, non sono faciloni, ma convinti da una fede che non può essere provata dalla scienza. Anche in questi “popoli” c’é un bel mucchio di votanti pronti a seguire il politico che fa leva su ciò che credono. Grillo non è nuovo, è solo meno preoccupato di cosa pensa la gente di lui, per cui ci dà giù con tutto quello che ha. Per inciso, la specie Minetti e Trota ha già subito un’evoluzione genetica, l’embrione sta crescendo vedremo che essere produrrà.

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